Sulla conquista jihadista di Roma

1413225435171_wps_12_dabiq_jpg(2)-1107252528Nell’ultimo periodo si è sentito spesso nei giornali che il Califfo Al Baghdadi e i suoi adepti jihadisti dell’ISIS abbiano indicato in Roma il loro obiettivo finale di conquista. In realtà pare che ci sia molta confusione, non tanto da parte dei media (per una volta hanno riportato senza errori!) quanto da parte dei jihadisti stessi. In questo post vi spiegherò perché e magari riuscirò a far cambiare idea anche a qualche jihadista di passaggio.
La conquista di Roma da parte dell’Islam può creare grande confusione per il seguente motivo: gli arabi e poi più avanti i turchi consideravano l’Impero Bizantino come Roma. Torniamo un po’ indietro nel tempo, esattamente prima del 1453, ovvero prima della conquista di Costantinopoli da parte di Mehmed II (della famiglia degli Osman, da cui la dinastia Ottomana). Il termine bizantino è un termine che nasce recentemente nella storiografia moderna occidentale. L’Impero Romano d’Oriente veniva chiamato dagli europei occidentali semplicemente come Impero Greco. Ma la storia, si sa, la scrivono i vincitori e il punto di vista dei poveri bizantini non viene mai fatto sentire. I bizantini non chiamavano se stessi bizantini (come abbiamo visto è un termine moderno), ma Ῥωμαῖοι (Romaioi) ovvero Romani. Potrà stupire molti studenti modello occidentali ma l’Impero Romano non svani nel nulla nel 476 d.C. ma continuò fino al 1453 a Costantinopoli appunto. La pura e semplice verità è che la storiografia moderna è occidentale e considerato che nel Medioevo gli occidentali pensassero di Bisanzio essenzialmente come di un impero di depravati non aiutò di certo alla causa di una rappresentazione obiettiva. Quindi i bizantini si consideravano romani, ovviamente, e gli unici eredi dell’Impero Romano, ovviamente visto che il resto dell’Impero era stato invaso dai barbari. Ora, quando le truppe arabe si trovarono di fronte ai confini dell’Impero Bizantino anche loro chiamavano i loro nemici romani e il territorio da occupare Rum. In uno degli hadith, la sura ar-Rum (Corano 30:2), la conquista di Rum viene predetta come imminente intorno al 620. Né Maometto né i suoi adepti avevano conosciuto l’Impero Romano nella sua interezza e probabilmente non avevano neppure alcuna conoscenza di una città chiamata Roma in una lontana penisola chiamata Italia. Tutto quello che sapevano era: c’è un impero vastissimo a Nord che controlla la Siria, Gerusalemme, Armenia e Egitto e si chiama Impero Romano.
Quando i turchi conquistarono Costantinopoli e la fecero la loro capitale si vantarono di aver conquistato ar-Rum, ovvero Roma. Il problema sorge però col fatto che i moderni jihadisti della Domenica non hanno fatto altro che seguire la moderna storiografia occidentale alla lettera e pensano che nel Corano sia esplicitamente predetta la caduta e la conquista di Roma come città. Ma in realtà si trattava di Costantinopoli e la profezia è già stata realizzata nel 1453.
E qui finisce la nostra lezione di storia per Mr Mujahedin.

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Astarte, Diana, Selene, Isis, Maria

images(3)-1815184364Vagavo rapito tra le sale dei Musei Vaticani e sono rimasto colpito da una scultura di Selene rappresentata da una mezza luna che adorna la sua testa. Le punte sono rivolte verso l’alto ché da lontano paiono due piccole corna. Vado avanti e trovo una rappresentazione di Diana sempre con lo stesso simbolo. Anni addietro avevo visto la dea fenicia Astarte rappresentata con lo stesso simbolo. A fine giro mi trovo un bellissimo quadro che raffigura la Madonna sopra una mezza luna nella stessa posizione. E allora mi ricordo dela statua della Madonna del Carmine che si trova a CagliariStatue_Ishtar-Astarte378491013 nell’omonima piazza (prima che il prefetto fascista eliminasse Piazza XX Settembre dalla memoria dopo i Patti Lateranensi). Fin da piccolo mi chiedevo cosa rappresentassero quelle “corna” sotto i immacolata1-1348241486suoi piedi. E la luna sotto i piedi della Madonna si trova rappresentata migliaia di volte nel cristianesimo cattolico (mai ortodosso o protestante).

In quel momento allora mi sono reso conto che un simbolo di purezza come la mezza luna era passato di statua in statua, da scalpellino a scalpellino senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri. Astarte, Diana, Selene, Maria sono la stessa persona: fanciulle, vergini e pure, protettrici degli uomini rappresentate dalla luna crescente.

Non è straordinario che quest’iconografia sia passata di popolo in popolo, di religione in religione per migliaia di anni? images(5)1336789942L’Ishtar ass5092797071_7bc92336a5_z1307775938ira, dea della fertilità che poi nella Fenicia diventa Astarte. Astarte che porta le corna di un toro sulla testa e che poi si tramutano nelle punte di una luna crescente. I fenici esportano la sua iconografia in tutto il Mediterraneo: In Grecia diventa Artemide, a Roma Diana, in Egitto diventa Isis. E quella luna crescente incisa, scolpita, dipinta dappertutto. Pensate che gli scalpellini e gli artisti cristiani siano nati dal nulla? Pensate che imposta la nuova religione i laboratori artistici dell’Impero Romano abbiano buttato al vento centinaia di anni di simbologia religiosa? No, hanno riutilizzato gli stessi simboli che per generazioni avevano utilizzato per rappresentare le divinità che avevano caratteristiche simili. Ovviamente mettere un diadema a forma di mezza luna sulla testa di Maria sarebbe stato un simbolo di continuità col paganesimo troppo evidente. Forse all’inizio Maria veniva veramente01-selene-statue-roman-bath-1599895775 rappresentata così poi l’intervento di un’autorità religiosa ha spostato la luna dalla testa ai piedi in un forse non troppo velato tentativo di simboleggiare la vittoria del cristianesimo sul paganesimo. Maria infatti è sempre rappresentata con la mezza luna schiacciata sotto i suoi piedi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAPossibile che nessuno se ne sia accorto? O forse sono l’ultimo ad averlo fatto?

Ma, tornando alla mia natia Cagliari, forse la cosa più meravigliosa è che Astarte, che per secoli aveva salvaguardato l’antica Kar dal tempio sopra il monte che ora è chiamato S. Elia, si sia spostata 3000 anni più tardi più a valle incarnata in un’altra figura di origine semitica passata attraverso Diana/Afrodite. Come ieri Kar, così l’odierna Caralis è protetta da una pura fanciulla e da una luna crescente. Chi sarà la prossima reincarnazione dell’eterna dea della luna crescente?

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Sul referendum scozzese e sul perché (forse) voterei no

scottish-independe_2737680b1276527709“My heart votes Yes but my head votes No.”

Queste sono le parole del mio collega scozzese di oggi e credo che riassumano il mio orientamento di questi giorni. Perché se fino a qualche mese fa avrei votato (se fossi stato in Scozia) Yes all’indipendenza della Scozia oggi non ne sono più convinto. E il motivo non è che sono diventanto di botto unionista. Al contrario il motivo è più semplice e pragmatico: il referednum che si terrà domani in Scozia non è o voti per l’indipendenza o voti per lo status quo. No, il voto di domani è o voti per la nascita di un nuovo stato brutta copia del Regno Unito o su modello scandinavo oppure voti per una federazione di paesi britannici. Infatti se al referendum dovesse vincere il no il Regno devolverà quasi tutti i poteri, a parte la difesa, alla Scozia rendendo di fatto il Regno una federazione. E a mio parere il paragone con USA o Germania non calza perché sarebbe la nascita di un nuovo tipo di federazione, formato da popoli diversi con lingue diverse sotto la stessa corona. Una sorta di Impero Britannico in versione ridotta. Molti commentatori pro-No si sono perfino spinti a proporre una devoluzione a livello perfino di contee, villaggi e città, insomma una sorta di cantonizzazione britannica. Ora questa soluzione sarebbe preferibile a mio parere alla nascita di una Scozia indipendente per due motivi: il primo è che sono favorevole a federazioni, confederazioni, atomizzazioni e le prefersico rispetto alla riproposizione del solito  Stato Nazione ottocentesco. Secondo motivo è che una Scozia indipendente penderebbe pericolossamente a sinistra e pro-UE mentre un Regno senza Scozia penderebbe pericolosamente a destra e si avvicinerebbe sempre più agli USA. Ora, io non voglio che il Regno stia né troppo con l’Unione Europea né troppo con gli USA. Voglio che sia il più indipendente possibile e aperto a tutti e due i mondi ma non sottomesso ad uno solo dei due mondi.

Il voto per il No sarebbe il “best of the two worlds” e renderebbe la monarchia più forte di prima con un pound superstrong e una razionalizzazione dell’economia più liberale. Inoltre spingerebbe Galles, Nord Irlanda, Cornovaglia, e le dipendenze della Corona a cercare sempre più autonomia e indipendenza ma sempre all’interno di una cornice britannica. Esiste poi il pericolo vendetta tra ex amici: dogane, negazione di moneta comune, protezionismo, piccole vendette infantili che in genere i governi si fanno tra di loro.

C’è anche un altro fattore da considerare: la visione romantica che nel resto del mondo si ha dell’indipendentismo scozzese. La gente pensa che il caso della Scozia sia simile a quello del Kurdistan, Kosovo o più vicino a noi Catalogna, Fiandre o Veneto. In realtà non si tratta di una nazione oppressa, tutt’altro. Magari lo è stata in passato ma ora gode di privilegi enormi, primo fra tutti quello di far parte di uno dei paesi più avanzati economicamente e per le libertà civili del mondo. Lo sviluppo della Scozia è passato anche e soprattutto grazie all’Unione. In Catalogna e in Veneto invece succede il contrario: ovvero quasi tutta la ricchezza prodotta va ai governi centrali. In questo caso si parla di parassitismo del governo centrale che giustifica le spinte indipendentiste. Inoltre in Veneto e in Catalogna abbiamo bilinguismo e biculturalismo mentre in Scozia si parla inglese e la cultura locale è stata diluita nei secoli. E più semplicemente in un caso abbiamo il rispetto dovuto dal governo centrale e dalla Regina ad un popolo, mentre negli altri casi esistono solo disprezzo, arroganza, e pretesa di sottomissione da parte dei governi centrali.

Perché di una cosa sola sono sicuro: che il Regno Unito è forse stato l’unico paese della storia moderna ad aver concesso in maniera così civile e democratica ad una parte della propria popolazione di secedere. E di questo bisogna dar atto al governo britannico di Cameron e alla Regina. Altri paesi dell’Unione Europea (non nomino extraUE come Russia o Cina) come Spagna e Italia hanno sempre minacciato l’uso di carri armati contro la secessione di un pezzo di loro territorio o hanno usato e usano tuttora pratiche da terrorismo di stato per evitare referendum. Basti vedere come il Re di Spagna o il Re d’Italia, Napolitano, si comportino rispetto a Elisabetta II. Una lezione di civiltà da un paese che da secoli è alla guida del pensiero occidentale.

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Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese: (gli altri) 10 errori più comuni degli italiani

false-friendsVisto il grande successo del precedente post sui 10 errori più comuni degli italiani con l’inglese ho pensato di compilare una lista di altri 10 errori abbastanza comuni. Enjoy!

1) To miss/to lose (accezione 1): questo errore è così comune che faccio veramente fatica a capire perché non venga corretto dagli insegnanti d’inglese. Questo lo fate tutti fino a quando qualche madrelingua ve lo fa notare. Quante volte avete perso il treno, il bus o l’aereo e avete esclamato: “Oh no, I lost my train/flight/bus!”. E gli inglesi che vi guardano e vi chiedono con stupore: “You lost a… train? Was it yours? And where is it now?”. Mentre in italiano il verbo perdere ha il doppio significato di “perdere un oggetto” e “perdere un mezzo di locomozione” in inglese esistono due verbi ben distinti per indicare le due azioni. Il primo è to lose (I lost something) mentre il secondo è to miss (I missed the train). Ora questa cosa è così difficile da fare entrare in testa che perfino io che vivo qui in UK da dieci anni devo pensare qualche millisecondo prima di dire “I missed the train” (o forse è perché non perdo mai treni?). Mentre per altri errori ho inventato trucchi linguistici e associazioni di suoni che mi permettono di evitare gli errori più comuni per questo ho sempre serie difficoltà. Non sbaglio mai ma quando dico quella frase mi devo fermare per qualche millisecondo perché l’ho messa nel cassetto mentale delle frasi intraducibili con il bollino rosso. Da un po’ di tempo a questa parte cerco di pensarla così: mentre gli italiani perdono oggetti d’ogni tipo inclusi aerei e treni gli inglesi “mancano all’appuntamento con la partenza del mezzo”.

2) to miss/to lose (accezione 2): simile ma forse più insidioso l’utilizzo di to lose per indicare la perdita di una occasione. Proprio l’altro giorno leggevo una recensione su Amazon di una italiana che faceva più o meno così: “A book not to be lose”. Ora a parte che sarebbe dovuto essere “lost” ma quello che avrebbe dovuto scrivere sarebbe stato “a book not to be missed”. Il commento più sotto era “hilarious”: “How can you lose such a big book?”

3) Terrific/dramatic/tremendous: quando qualcuno vi descrive la propria vacanza come “terrific” e i paesaggi che ha visto come “dramatic” non pensate che sia state così terrificante né drammatica. Vi sta semplicemente dicendo che è stata magnifica, eccezionale e che i paesaggi erano sensazionali. “A tremendous experience” è stata un’esperienza positiva, anzi straordinaria. Devo dire che però qui è la lingua inglese che ha “messed up tremendously” con le radici romanze di queste parole.

4) foreigner/stranger: altra incredibile figuraccia del sottoscritto che per mesi nella mia prima esperienza all’estero in Svezia parlava di tutti gli immigrati come strangers quando invece erano foreigners. Devono avere pensato che fossi un po’ razzista o semplicemente pazzo. Come infatti potevo chiamare me stesso o i miei amici stranieri come “estranei”. “We strangers.”. Se solo al corso di inglese per prepararmi all’Erasmus qualcuno si fosse degnato di dirmi che io sarei stato un “foreigner in Sweden” e non un “estraneo in Svezia” forse mi sarei risparmiato un bel po’ di figuracce. Ma non avrei scritto il punto 4 e voi non l’avreste letto, quindi forse è meglio così.

5) sensitive/sensible: capisco che siate delle persone sensibili e che siate rimasti shockati nel sapere che gli inglesi parlino con i morti (sensitive). Infatti sensibile si dice sensitive. Mentre sensitivo si dice medium. Siate ragionevoli invece, usate emotional. Infatti sensible vuol dire “ragionevole”. Questa differenza mi è entrata così tanto in testa che ormai in italiano sbaglio sempre e dico “fammi un’offerta sensibile” e dico “è una persona sensitiva”.

6) factory/fabric/farm: è vero, esistono fattorie che sembrano delle fabbriche (poveri animali in batteria!) ma ciò non significa che in inglese factory abbia lo stesso significato che in italiano. Factory significa industria/fabbrica mentre fattoria è farm. Questi me li ricordo perché uno dei miei gruppi preferiti è Fear Factory (la fabbrica di paura) e Animal Farm è un libro distopico di Orwell che parla di una fattoria di animali “politicamente schierati”. Fabric d’altro canto vuol dire tessuto e questo me lo ricordo grazie a Doc di Ritorno al futuro: “the encounter could create a time paradox, the result of which could cause a chain reaction that would unravel the very fabric of the space-time continuum and destroy the entire universe!”. Ricordatevi quindi che quando andate dietro nel tempo e baciate vostra madre potreste “disfare il tessuto dello spazio tempo!”. (beside you are morally disgusting!)

7) pretendo/to pretend: come con miss/lose questo false friend è nel mio cassetto mentale con il bollino rosso e ho ancora difficoltà a trovare un’associazione mentale che mi permetta di evitarla. Ti pretendo cantava Raf negli anni 80 ma forse non intendeva dire che “faceva finta” di volere la sua amata. To pretend infatti significa “far finta di”, non pretendere. Non ho alcun problema ad usare to pretend in inglese per questo significato, il problema è quando cerco di dire “pretendere” in inglese. Per il quale si dovrebbe utilizzare “to expect” or “to demand”.

8) vacancy/estate: può capitare che qualcuno cerchi lavoro come giardiniere o custode (vacancy) per una proprietà/residenza (estate) ma è sicuramente più comune di chi invece pensa di aver prenotato una vacanza estiva in una agenzia immobiliare! Vacancy vuol dire letteralmente posto vacante e significa sia che c’è un posto di lavoro disponibile o una camera disponibile in un albergo. Estate, pronunciato “esteit” invece indica una proprietà, non l’estate!

9) fresh: “She is fresh, fresh, exciting” cantava il ritornello di una canzone anni 80 che ad un orecchio italiano fa sorridere. Una ragazza fresca? Magari si è appena buttata in piscina è la sua pelle bagnata ha una temperatura fresca? Mmm. Quando qualcosa è fresh significa il più delle volte “nuovo”. Per esempio una casa appena dipinta può essere fresh, un nuovo look di capelli può essere fresh (fresh look). Se invece volete andare a mangiare fuori al fresco, attenzione perché un inglese potrebbe capire che volete mangiare nella Cappella Sistina. Fresco significa affresco. Per l’acqua fresca o il vino fresco, non chiedete fresh water/fresh wine. Il cameriere potrebbe offendersi: è ovvio che non vi porterà acqua/vino andati a male! Utilizzate invece cool. Bonus: si dice still water non sweet water!

10) to watch/to see: tempo fa lessi un articolo molto divertente della BBC sui false friends degli immigrati (non solo italiani) a Londra. In uno dei tanti episodi una ragazza italiana era appena entrata in un negozio di abbigliamento (to browse o to have a look at) e quando la commessa le ha chiesto se avesse bisogno d’aiuto lei ha semplicemente detto “no, I’m just watching”. Al che la commessa ha chiamato la guardia di sicurezza del centro commerciale e la poveretta è stata arrestata per poche ore, giusto il tempo di spiegare l’equivoco. L’inglese distingue tra to watch che in questo caso avrebbe pouto significare “osservare”, nel senso di spiare qualcuno per controllare cosa fa, e to see o to have a look at. che significa appunto vedere, guardare. Big brother is watching you!! è la famosa frase dell’orwelliano 1984. Ecco, quando usate to watch ricordatevi di Orwell, a parte quando guardate la TV ovviamente: to watch the TV. Io distinguo tra i due semplicemente pensando ad un vedere attivo e un vedere passivo. You can see something in front of you or you can watch something in front of you. Un po’ come to listen e to hear. I can hear someone listening to the music. To hear è passivo, nel senso che si usa per sentire dei suoni senza essere molto attenti mentre “if you listen carefully” se ascolti bene… Il passaggio da to hear a to listen richiede attenzione da parte della persona.

P.S.

Kudos if you get the joke in the cartoon. ;)

 

 

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Off the radar

Da giorni leggo sui giornali de “la guerra in Medio-Oriente”, de “la più grande crisi umanitaria”, degli appelli di pacifisti vari per l’una o l’altra parte, dei potenti della terra che cercano di trovare una soluzione, di migliaia di commenti pro o contro Israele o pro o contro Hamas copia-incolla delle guerre precedenti tra Israele-Palestina (sinceramente mi sentirei un po’ stupido nel 2014 a dover scrivere ancora di argomenti triti e ritriti sulla situazione israelo-palestinese. Seriously? Get over it. A cominciare dal fatto che oggi sì dovrebbe chiamare conflitto israelo/egiziano/saudita contro Hamas). L’attenzione è stata “rapita” volontariamente da media e politici e dai pappagalli che ripetono sul web tutto quello che gli danno in pasto i primi due su una guerra così sopravalutata che mi vengono i conati appena ne sento parlare.

Mentre in Palestina morivano terroristi di Hamas e civili nel numero di 1850 persone circa, nel raggio di appena 2000 chilometri venivano trucidate, impalate e decapitate decine di migliaia di persone, mezzo milione cercavano rifugio nei paesi vicini, decine di moschee e templi venivano rasi al suolo, la sharia veniva imposta su 6 milioni di abitanti e due stati venivano cancellati dalle mappe geografiche.

Quello che vi siete persi nelle puntate precedenti (perché eravate troppo intenti a dare dei puzzoni ai palestinesi o dei nazisionisti agli israeliani):

1) L’ISIS (o come ha imposto ai suoi sudditi d’ora in poi IS, pena frustate e multa) si è espanso verso il nord. Ha catturato la più grande diga del nord del paese, quella di Mosul e per la prima volta sta combattendo contro i peshmerga curdi. Peshmerga che per la prima volta hanno chiesto l’intervento dell’aviazione irakena.

2) nel frattempo l’ISIS ha già trovato il prossimo target, il Libano, dove ha conquistato una città al confine tra Libano e Siria. Simpatizzanti dell’ISIS hanno dimostrato nelle strade di Tripoli e il Libano si appresta a diventare il prossimo stato mediorientale a cadere nell’inferno della guerra civile sciiti-sunniti.

3) mentre i media di tutto il mondo si stanno scandalizzando per i cristiani a cui viene imposta la jizya, la tassa sui seguaci delle religioni del Libro, o l’esilio centinaia di migliaia di Yazidi scappavano sulle colline del Kurdistan da morte certa dopo che l’ISIS ha bombardato con colpi di mortaio il loro principale villaggio al Nord dell’Iraq. I poveri Yazidi, appena 500000, non hanno nessuno in Europa che simpatizzi per loro. La Francia si è offerta di accogliere i cristiani irakeni ma nessuno si è offerto di accogliere gli Yazidi, una religione di serie B evidentemente. La solidarietà è selettiva si sa. Questo è il 73esimo massacro della millenaria storia degli Yazidi, seguaci di una religione antichissima e vicina allo Zoroastrismo. I mujaidin dell’ISIS hanno ucciso a sangue freddo centinaia di uomini Yazidi e rapito migliaia tra donne e bambini di cui non si sa più nulla. Uccisi perché infedeli adoratori del diavolo, secondo l’Islam, non perché resistenti o armati. Neppure la scelta della jizya per loro. Tra l’altro la jizya nei califfati del passato c’è sempre stata. I califfati che i radical-chic in Europa considerano tolleranti. Parlano perfino di epoca d’oro dell’Islam. Un posto dove devi pagare una tassa perché sei un cittadino di serie B. Chissà se gli stessi radical chic si scandalizzano per l’imposizione della jizya ai cristiani irakeni oggi. Ma come 500 anni fa era tolleranza, ora invece fondamentalismo?

4) con questa nota vorrei ringraziare quel simpaticone di Sarkozy che ha ucciso Gheddafi lasciando la Libia nel caos più o meno allo stesso livello della Somalia. Mentre postavate su Facebook le immagini dei bambini palestinesi che piangono con il pupazzo in mano la Libia è scomparsa, non esiste più. Infatti l’aeroporto di Tripoli è distrutto, Bengasi è stata proclamata un califfato affiliato all’ISIS e Ansar Al Sharia, il più grande gruppo jihadista del maghreb ha giurato fedeltà a Al Baghdadi, il parlamento è scappato a Tobruk. Ah, 13000 filippini sono stati salvati da navi greche (nei giorni scorsi un filippino è stato decapitato in pubblico e una filippina stuprata da una gang di jihadisti) e decine di migliaia di stranieri stanno scappando in queste ore su navi militari britanniche, greche e maltesi per sfuggire al massacro. Algeria e Egitto stano pensando ad un attacco militare in territorio libico e decine di militari tunisini e egiziani sonos tati uccisi in scontri a fuoco al confine con la Libia. Per quanto mi riguarda la Libia non esiste più e si limita alla città stato di Tobruk. Poi fate voi eh. Fate finta che a poche miglia dalle coste siciliane ci sia ancora un paese che si chiama Libia.

5) potrei continuare a parlarvi di Boko Haram in Nigeria, di Al shabab in Somalia e Kenia, dei simpatizzanti pro-ISIS in India, Pakistan, Kashmir o degli occidentali che stanno partendo in migliaia per il fronte tra cui centinaia di britannici. Carina la storia delle gemelle britanniche che studiavano medicina a Machester che candidamente hanno detto che “Non voglio studiare per curare questi pagani. Ora farò il medico per i combattenti dell’ISIS.”

Quello che sta succedendo ha dell’incredibile: l’avanzata dell’ISIS ha la stessa importanza storica di una Rivoluzione Francese, di una guerra civile spagnola o della salita al potere de bolshevichi. La gente non si rende conto di quello che sta succedendo. La Rivoluzione jihadista non si può fermare più e arriverà a lambire l’Europa in pochi anni. tutti i rapporti di forza verranno riscritti, l’intera mappa del vecchio continente, dell’africa e dell’asia verrà riscritta. E anche se l’ISIS verrà fermato come fu fermata la Rivoluzione francese, arriverà sempre un Napoleone su cavallo che sguaina una scimitarra che cambierà il mondo o un Gengis Khan che lo raderà al suolo. E tutto questo mentre i giornali italiani danno consigli sulla prova bikini o sulle file chilometriche augostane. Buona apocalisse a tutti.

 

 

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Lo scandaloso stato di abbandono del Museo Archeologico di Cagliari

0081887975567Quando uno dei relatori di una recente conferenza sui giganti di Mont’e Prama a Cagliari (sui giganti ne parlerò più estensivamente nei prossimi giorni) ha raccontato di un episodio in cui un non sardo si meravigliava dell’esistenza della cultura nuragica la platea ha mugugnato in segno di indignazione. Quante volte ho visto l’indignazione sul viso del sardo che con quella smorfia bacchetta il resto del mondo per l’ignoranza sul periodo nuragico. Come può la gente non sapere dell’isola delle 7000 torri di pietra? Come può la storiografia far finta che qui in questa terra in mezzo al Mediterraneo un popolo “fiero e combattivo” viveva e costruiva una civiltà ben 700 anni prima della fondazione di Roma? Un complotto ordito dal continente, evidentemente. Forse io in quella platea sono stato l’unico a non essermi sorpreso. Al contrario tra me e me mi chiedevo come una persona che viene fuori dalla Sardegna (e non sa neppure che esista nelle cartine geografiche) possa sapere della civiltà nuragica. Come si può infatti pretendere che un “continentale” sappia cose che neppure il sardo conosce? Nessuno in quella sala (a parte l’archeologo, ma avrei i miei dubbi anche su questo) avrebbe saputo rispondere correttamente a domande basilari che riguardano il periodo storico in cui la civiltà nuragica si sviluppò, il rapporto con gli altri popoli del Meditarraneo o le divinità che veneravano (giusto per menzionare quelle più facili). In un’isola di opposti estremismi come la Sardegna l’ignoranza del proprio posto nella storia è la norma. Il sardo non sa nulla di se stesso, della sua lingua, della sua cultura. Li adotta e ne va fiero per motivi nazionalistici ma non ne capisce appieno l’importanza e il perché. Il sardo avrebbe potuto ereditare tratti somatici balcanici, parlare una lingua turkmena, adorare divinità indù ma questo non avrebbe fatto alcuna differenza. Li avrebbe adottati comunque senza capire il perché di quel mix così inusuale in mezzo al Mediterraneo. Come ci si può stupire allora dello straniero che non conosce la storia della Sardegna?

Mi dovete scusare per il lungo preambolo “antropologico”, se mi passate il termine, ma mi serviva per introdurre emotivamente (e per caricare il sottoscritto emotivamente) un tema, ahimè, serissimo: il vergognoso stato dell’archeologia isolana, dei suoi musei e delle esibizioni museali. Lo scandalo in particolare riguarda il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Scandaloso perché? Perché dovrebbe essere un gioiello museale da far invidia al mondo per le sue ricchezze e i suoi manufatti ma si trova in condizioni disastrate complice l’indifferenza del mondo accademico isolano e nazionale, la stampa e la politica. Non mi aspetto che un politico o un giornalista riescano a cogliere i problemi della sfera prettamente archeologica ma almeno si rendano conto delle mancanze organizzative. I problemi infatti sono due: il primo riguarda la struttura stessa e i (non) servizi erogati; il secondo le scelte espositive, le imprecisioni e l’anacronismo delle esposizioni soprattutto dopo alcune recenti scoperte. Le due problematiche non sono poi così slegate tra loro visto che sono sintomo di una generale ignoranza di chi prende le decisioni dall’alto in enti pubblici. Un’ignoranza collegata al preambolo di prima, ovvero il sardo non ha alcuna idea di cosa ha a che fare quando si trova in mano la sua storia anche sotto forma di manufatti archeologici.

montiPrama-307019261Primo, struttura e servizi: dopo anni di onorato servizio in uno dei palazzi storici più belli di Castello (ora in rovina e abbandonato) il museo archeologico fu spostato all’interno dell’ex-Regio Arsenale per costituire insieme al MAS e alla Pinacoteca [*] un polo museale unico. Una bella idea non c’è dubbio, ma progettata malissimo. Il Museo archeologico infatti è incastonato tra le mura del bastione nord e si dipana tra scale, scalette tra mille piani, sottopiani e mezzanine che rendono il percorso… impercorribile. Infatti non esiste un inizio e una fine obbligatori ma un labirinto senza senso che forza il visitatore a continui giri su stesso, retromarce e dubbi. I visitatori non sanno dove andare, si chiedono “siamo già passati qui?”, “Ah, questo non l’avevo ancora visto!”. Perfino il sottoscritto che l’ha visitato più volte ha dovuto scervellarsi per trovare le sale e i manufatti che gli interessavano.

Sfortunatamente da questo punto di vista si può fare ben poco anche se una riorganizzazione interna delle sale e degli accessi più logica potrebbe aiutare. Vediamo i (non) servizi. Arriviamo alla biglietteria e un anziano custode che parlava solo italiano ci informa che non esiste una guida (questa infatti deve essere prenotata per gruppi grandi). Questo nonostante sia stata appena allestita una delle mostre archeologiche più attese del decennio a Cagliari e di importanza internazionale: i giganti di Mont’e Prama. Al piccolo ma efficiente museo di Cabras, che ospita metà dei 38 giganti, la guida c’era e il percorso era ottimo e ben organizzato. Vabbé, farò io da guida ai miei ospiti visto che mi appassiona la storia fenicia e quella nuragica. Da qui in poi non abbiamo visto un solo addetto del museo. Nessuno, neppure i soliti guardiani annoiati che si leggono il giornale agli angoli delle sale. Chiunque avrebbe potuto rubare, pasticciare, vandalizzare i manufatti senza che alcuno se ne fosse accorto. Io di telecamere e di sistemi di sicurezza non ne ho visto (ma mi potrei sbagliare).

L’inglese, questa lingua sconosciuta, è inesistente. Non una singola targa è stata tradotta e non esistono descrizioni in lingue diversa da quella italiana. Tutta roba scritta negli anni 80 e inizio anni 90 (lo capisci dal font e dal colorito giallastro) in linguaggio supertecnico spesso incomprensibile a un non addetto ai lavori. Questo fantasma che aleggia nelle sale, l’inglese, è così evanescente che nel libro dei commenti/firme all’uscita i poveri turisti internazionali si chiedevano come fosse possibile che nel 2014 un museo di fama internazionale non avesse la traduzione in inglese. Un commento descriveva alla perfezione la situazione: “I didn’t understand a single thing.”. E lo capisci anche dallo sguardo perso nel vuoto dei visitatori stranieri che passavano da una sala all’altra senza alcun input: vasi, cocci, bronzi, statue. Che significato possono avere senza un contesto, senza una storia dietro? Queste persone dopo essere uscite dal museo non avranno capito nulla e non si porteranno nulla dietro. Chi erano i nuragici? Chi erano i fenici?ThumbServlet-797021170

Bagni? Se non avessi visto una porticina aperta fuori nel cortile (!) da cui si intravedeva un WC non avrei mai visto i bagni, e come me le centinaia di turisti che lo visitano. Pubblicazioni? Cartoline? Idee regalo? Monografie? I musei cadono a pezzi, non abbiamo soldi per i dipendenti ma a nessuno viene in mente di fare uno shop come in tutti i musei del pianeta. Chi volesse avere più informazioni riguardo ai giganti rimarrà deluso. Le cose le potrete sapere dai blog di pochi appassionati su internet senza alcun timbro di ufficialità (poi ci si lamenta degli pseudoarcheologi che tirano fuori Atlantide). Brochure? Per carità! Secondo il sovrintendente in diretta TV alla RAI ci sono stati problemi tecnici nella stampa. Eh già, il toner da cambiare è un problema così difficile da affrontare.

Il secondo problema, più grave, riguarda i curatori del museo. Il museo non è diviso in periodi storici ma in suddivisioni territoriali della Sardegna. E così ti ritrovi nella stessa vetrina manufatti prenuragici, nuragici, fenici, romani e via dicendo senza alcun nesso logico. Questa scellerata scelta organizzativa rende la mostra confusionaria e completamente inutile. Che senso ha associare una freccia prenuragica di bronzo con la dea Tanit e una moneta romana solo perché si trovavano tutti e tre nel territorio del Sarrabus? Il museo è anche, e soprattutto, un luogo di didattica e non si può prescindere da una esposizione che rispetti la logica temporale. Fai un piano con i manufatti nuragici, una con quelli fenici, una con quelli romani. La maggior parte delle persone non ha gli strumenti per capire la differenza tra le tre, soprattutto un turista che non sa nulla della storia del Mediterraneo e dell’isola. I turisti passavano davanti alle vetrine – alcune semivuote! – senza comprendere davanti a cosa stavano camminando. In aclune vetrine al posto di un manufatto facevano bella mostra fogliettini scritti a mano (vedi foto) con su scritto frasi del tipo “Da Pani Loriga sono stati prelevati per foto, 13.0.11.”. Li stanno fotografando da 3 anni. Sicuramente quello era l’unico documento “ufficiale” che attestava il prestito, semmai ritornerà al suo posto. Incredibile.IMG_20140729_171130-588866901

Per fare un elenco dei manufatti più importanti al museo relegati a vetrine di secondo piano, perfino in angoli seminascosti non basterebbero le pagine di questo post ma vi basti sapere che al Museo di Cagliari esiste la Stele di Nora, il documento scritto più antico del Mediterraneo occidentale e uno dei pochi fenici rinvenuti a ovest di Tiro. Non solo ma il più antico documento dove la parola Sardegna in fenicio SRDN, sia mai stata scritta. Ebbene questa stele si trova in un angolo tra due vetrine senza illuminazione, e con un piccolo poster che ne descrive un sunto della sua storia seminascosto dalla stele stessa. Non esiste neppure una traduzione della stele a disposizione nonostante negli ultimi 30 anni siano state avanzate più interpretazioni.

Vogliamo parlare della maschera ghignante (prima foto in alto), simbolo della Sardegna fenicia? Un pezzo, forse, di iconografia assiro-babilonese acquisita dai fenici e che alcuni studiosi pensano sia all’origine del detto “sorriso sardonico”? Questa meravigliosa maschera, uno dei simboli del museo è relegata all’interno di una vetrina semivuota e con una illuminazione penosa e con uno sfondo fatto di compensato. La grande collezione di tophet, seconda solo a quella di Sant’Antioco, sculture di Tanit, due enormi statue di Bes, la collana fenicia in vetro colorato che vedete nella foto del post, gli ori e le pietre preziose egizie di importazione sempre fenicia: tutto questo senza alcun risalto, senza una corretta esposizione (e forse neppure un allarme). Tralasciando i giganti di cui parlerò un altro giorno, ci sono reperti nuragici di una importanza eccezionale (tutti trafugati ai musei locali ma forse era meglio lasciarli ai piccoli musei dei paesi se questo è lo stato in cui devono essere esposti). I bronzetti nuragici, la più grande collezione di bronzetti al mondo, sono ammucchiati alla bell’e meglio su un paio di vetrine ma poiché sono disposti in gruppi, non in file, alcuni nascondono altri e il fatto che siano esposti a livello più basso non aiuta di certo l’osservazione dei particolari. Tra questi l’eroe dai quattro occhi e quattro braccia (qui in foto) è sicuramente il più importante ma di nuovo, invece di essere esposto da solo in primo piano è ammucchiato insieme a tutti gli altri.IMG_20140729_171529417159348

Potrei continuare all’infinito (che dire delle meravigliose statue votive in terracotta con serpente avvolto al corpo del tempio di Esculapio, o le decine di mani in terracotta votive?) ma vorrei che la gente ci andasse al museo di Cagliari per essere coscienti dello scandalo frutto di decisioni mediocri di persone mediocri (e scrivetelo sul libro dei commenti!). E visto che siete lì date uno sguardo verso l’alto tra le varie scalinate e vedrete decine di casse e sculture in pietra ammassate in un piano rialzato. Forse è uno di quei magazzini dove i giganti di Mont’e Prama sono stati buttati per 40 anni senza che nessuno sapesse di questo tesoro.

[*] A dicembre durante la Notte dei Musei entrai a vedere la Pinacoteca. Nonostante fuori ci fossero 15 gradi (l’inverno sardo è notoriamente rigido e miete vittime nelle migliaia) quando vi entrai una vampata di calore e di umidità mi investì. Quando commentai con il bigliettaio che non mi sembrava opportuno tenere temperature e umidità così elevati con tavole e trittici del ‘400 questi fece spallucce dicendo che lui aveva freddo.

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Guerre di distrazione di massa

images(3)891727882Ricapitolando abbiamo:

1) un califfato sunnita jihadista tra Siria e Iraq del nord che ha mire espansionistiche in tutto il Medio Oriente.

2) un Kurdistan de facto indipendente e unico baluardo contro l’espansione di ISIS verso oriente. A breve verrà indetto un referendum sull’indipendenza. Chissà se la comunità internazionale dirà le stesse cose che ha detto per la Crimea anche questa volta.

3) un Kurdistan che grazie alla preparazione e al coraggio dei Peshmerga e all’addestramento militare americano trentennale è l’unica zona del medio oriente insieme a Israele e Giordania dove un cristiano possa rifugiarsi. E non solo: i curdi proteggono sciiti, turkmeni, zoroastriani.

4) gli USA che non muovono neanche un dito nonostante siano i diretti responsabili di quello che sta accadendo per due motivi: il primo è che andrebbero contro i piani di Arabia Saudita e Qatar e secondo perché si sono resi conto che il Jihadistan dell’ISIS va bene un po’ a tutti. Va bene ai curdi, va bene agli stati del Golfo, va bene agli iraniani che si prenderanno la, ormai, enclave sciita che un tempo si chiamava Iraq del sud e va bene agli europei perché ora i jihadisti europei hanno un posto dove andare e forse morire e non tornare mai più in Europa. Nessuno stato europeo infatti si sta preoccupando di controllare all’uscita gli jihadisti, al contrario hanno rilassato i controlli proprio per farne andare via il più possibile.

5) chi ci rimette da questa nuova situazione è la Turchia (Kurdistan indipendente rischia di creare un effetto a catena dei territori curdi in Turchia; il confine con l’ISIS è permeabile ai terroristi rischia di destabilizzare la Turchia meridionale), la Giordania (la finora isola di pace chiamata Giordania rischia di entrare nel baratro dell’ISIS: ci sono già manifestazioni di beduini di sostegno all’ISIS al confine con l’Arabia Saudita e la Giordania contiene una delle più grandi popolazioni di ceceni in esilio al mondo, ceceni che sono tra le fila dell’ISIS; tant’è che nei giorni scorsi il re di Giordania è volato in Cecenia per un accordo bilaterale per scambiarsi informazioni di intelligence) e Israele. E ora veniamo a Israele.

6) nonostante i media e i politici vi facciano credere che la guerra Israele-Hamas sia una replica di quello che abbiamo visto negli ultimi venti anni (e lì tutti i pappagalli a ripetere sempre le solite storie pro e contro Israele che sentivo già alle scuole medie bla bla bla) in realtà si tratta di qualcosa di ben più complesso. Israele ha capito benissimo più di chiunque altro cosa sta succedendo e sta facendo una difesa preventiva. La questione siriana è ad un empasse tra Russia e USA stile guerra fredda. Ovvero non si risolve. L’ISIS controlla buona parte di Iraq e Siria e ora si vuole spostare in Giordania. La Giordania è l’unico confine sicuro che Israele ha da almeno 30 anni. La guerra civile in Giordania è INEVITABILE e l’ISIS si troverebbe al confine con Israele nel giro di qualche mese o anno. Ora Israele si troverebbe in una morsa a tanaglia tra Hamas, Isis e Hezbollah che premono su tutti i fronti, compreso un Egitto continuamente in ebollizione nonostante i capi dei Fratelli Musulmani siano stati decapitati. Colpire Hamas ora è il momento perfetto perché eliminerebbe il doppio attacco a tenaglia Hamas-ISIS che arriverà per forza (almeno fin quando la situazione in Ucraina non si risolve: sembra incredibile che due guerra così lontante siano così interconnesse). Inoltre Hezbollah non è più presente al confine israelo-libanese perché sta combattendo sul fronte al fianco di Assad in Siria e Al Maliki-Iran in Iraq.

Tutte le classiche motivazioni che sentite su Israele e il suo diritto all’autodifesa, oppure sui razzi khassam palestinesi, tutte quelle noiosissime e cretine discussioni al bar e sul web sul conflitto israelo-palestinese sono solo una “guerra di distrazione di massa”. La gente non riesce a vedere la big picture, la situazione globale, quello che solo i governanti riescono a vedere. A questo aggiungetevi l’ignoranza congenita di un giornalismo da copia-incolla da terzo mondo in Italia (ancora leggo titoli che parlano di ISIS come Al Qaeda quando Al Zawahiri ha dichiarato guerra ideologica all’ISIS) e un filtro che ci permette di seguire un conflitto solo per una settimana, dopo la quale ci dimentichiamo di tutto e abbiamo bisogno di un altro conflitto che ci faccia indignare.

 

 

 

 

 

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