Guerre di distrazione di massa

images(3)891727882Ricapitolando abbiamo:

1) un califfato sunnita jihadista tra Siria e Iraq del nord che ha mire espansionistiche in tutto il Medio Oriente.

2) un Kurdistan de facto indipendente e unico baluardo contro l’espansione di ISIS verso oriente. A breve verrà indetto un referendum sull’indipendenza. Chissà se la comunità internazionale dirà le stesse cose che ha detto per la Crimea anche questa volta.

3) un Kurdistan che grazie alla preparazione e al coraggio dei Peshmerga e all’addestramento militare americano trentennale è l’unica zona del medio oriente insieme a Israele e Giordania dove un cristiano possa rifugiarsi. E non solo: i curdi proteggono sciiti, turkmeni, zoroastriani.

4) gli USA che non muovono neanche un dito nonostante siano i diretti responsabili di quello che sta accadendo per due motivi: il primo è che andrebbero contro i piani di Arabia Saudita e Qatar e secondo perché si sono resi conto che il Jihadistan dell’ISIS va bene un po’ a tutti. Va bene ai curdi, va bene agli stati del Golfo, va bene agli iraniani che si prenderanno la, ormai, enclave sciita che un tempo si chiamava Iraq del sud e va bene agli europei perché ora i jihadisti europei hanno un posto dove andare e forse morire e non tornare mai più in Europa. Nessuno stato europeo infatti si sta preoccupando di controllare all’uscita gli jihadisti, al contrario hanno rilassato i controlli proprio per farne andare via il più possibile.

5) chi ci rimette da questa nuova situazione è la Turchia (Kurdistan indipendente rischia di creare un effetto a catena dei territori curdi in Turchia; il confine con l’ISIS è permeabile ai terroristi rischia di destabilizzare la Turchia meridionale), la Giordania (la finora isola di pace chiamata Giordania rischia di entrare nel baratro dell’ISIS: ci sono già manifestazioni di beduini di sostegno all’ISIS al confine con l’Arabia Saudita e la Giordania contiene una delle più grandi popolazioni di ceceni in esilio al mondo, ceceni che sono tra le fila dell’ISIS; tant’è che nei giorni scorsi il re di Giordania è volato in Cecenia per un accordo bilaterale per scambiarsi informazioni di intelligence) e Israele. E ora veniamo a Israele.

6) nonostante i media e i politici vi facciano credere che la guerra Israele-Hamas sia una replica di quello che abbiamo visto negli ultimi venti anni (e lì tutti i pappagalli a ripetere sempre le solite storie pro e contro Israele che sentivo già alle scuole medie bla bla bla) in realtà si tratta di qualcosa di ben più complesso. Israele ha capito benissimo più di chiunque altro cosa sta succedendo e sta facendo una difesa preventiva. La questione siriana è ad un empasse tra Russia e USA stile guerra fredda. Ovvero non si risolve. L’ISIS controlla buona parte di Iraq e Siria e ora si vuole spostare in Giordania. La Giordania è l’unico confine sicuro che Israele ha da almeno 30 anni. La guerra civile in Giordania è INEVITABILE e l’ISIS si troverebbe al confine con Israele nel giro di qualche mese o anno. Ora Israele si troverebbe in una morsa a tanaglia tra Hamas, Isis e Hezbollah che premono su tutti i fronti, compreso un Egitto continuamente in ebollizione nonostante i capi dei Fratelli Musulmani siano stati decapitati. Colpire Hamas ora è il momento perfetto perché eliminerebbe il doppio attacco a tenaglia Hamas-ISIS che arriverà per forza (almeno fin quando la situazione in Ucraina non si risolve: sembra incredibile che due guerra così lontante siano così interconnesse). Inoltre Hezbollah non è più presente al confine israelo-libanese perché sta combattendo sul fronte al fianco di Assad in Siria e Al Maliki-Iran in Iraq.

Tutte le classiche motivazioni che sentite su Israele e il suo diritto all’autodifesa, oppure sui razzi khassam palestinesi, tutte quelle noiosissime e cretine discussioni al bar e sul web sul conflitto israelo-palestinese sono solo una “guerra di distrazione di massa”. La gente non riesce a vedere la big picture, la situazione globale, quello che solo i governanti riescono a vedere. A questo aggiungetevi l’ignoranza congenita di un giornalismo da copia-incolla da terzo mondo in Italia (ancora leggo titoli che parlano di ISIS come Al Qaeda quando Al Zawahiri ha dichiarato guerra ideologica all’ISIS) e un filtro che ci permette di seguire un conflitto solo per una settimana, dopo la quale ci dimentichiamo di tutto e abbiamo bisogno di un altro conflitto che ci faccia indignare.

 

 

 

 

 

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Trieste la bella

Se potessi scegliere una città in Italia dove andare a vivere – dopo la natia Cagliari – sceglierei di sicuro Trieste. Ogni volta che ci vado è un tuffo al cuore. Trieste non è una città turistica e si trova fuori dai percorsi turistici internazionali e si potrebbe girare in una giornata ma… è la sua atmosfera che mi affascina. Un turista casuale e distratto non potrebbe mai capire cosa sta dietro Trieste. La sua storia è scritta sui suoi muri, nelle sue piazze, perfino sui volti delle persone. Un mosaico di storie intrecciate incredibili e che ben sfoggerebbero in un racconto di fantascienza ucronica. Come può un turista che non ha mai letto della sua storia vedere la Trieste porto d’ingresso dell’Impero Austroungarico, con il suo melting pot di austriaci, italiani, slavi, ungheresi, ebrei? Come può sentire l’irredentismo di cui fu una delle principali protagoniste, e poi la Trieste fascista testa di ponte per le truppe mussoliniane verso i balcani, l’occupazione tedesca, i carroarmati di Tito a pochi metri dalle sue mura, il Territorio Libero di Trieste, il protettorato americano e ora porta verso l’Europa unita orientale? E tutto questo i triestini è come se se lo fossero fatti passare addosso come un fiume in piena quasi in modo passivo. Invasori, eserciti, governi uno dietro l’altro. E puoi vedere tutto questo nella città, nei suoi monumenti, nelle sue strade, nelle sue chiese come strati geologici. Ma Trieste nonostante tutto quello che ha passato è sempre lì a guardare il mare, a custodire il passaggio tra tre mondi, quello italico, quello tedesco e quello slavo. Trieste la Porta. Ma una porta sempre aperta. Ogni volta che ci vado non mi sento mai uno straniero, non mi sento mai escluso come spesso mi capita in altre città italiane. Trieste ti accetta per quello che sei, ti include. Ti dice: passa pure attraverso di me, fermati e guarda il sole che tramonta sul mio mare. Non importa che sia italiano, sloveno, austriaco, croato o un sardo emigrato in Inghilterra in cerca di apolidia. Adoro le montagne a strapiombo e le sue strade ripide con il vecchio tram che fatica. Il panorama mozzafiato dall’obelisco vicino a Opicina, Venezia e la sua laguna ad Est, le banchine e le darsene sempre in movimento giù in basso, le navi colme di merci dall’Est vero porti sconosciuti e quel sole che tramonta sul mare come una palla di fuoco che mi ricorda i tramonti della mia Cagliari, l’Istria e le coste della Dalmazia scure dal tramonto così vicine geograifcamente ma così lontane storicamente, e tutto quel crogiuolo di chiese dalle varie denominazioni vicino al porto che come gli strati geologici di cui parlavo prima ci dicono così tanto delle genti che sono passate di qui. Trieste l’irredenta, Trieste la liberty, Trieste industriale, tutto si amalgama così perfettamente in una striscia di terra schiacciata tra monti e mare, tra nazioni e ideologie. Trieste la bella, una lacrima e un sorriso ogni volta che ti vedo.

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Proxy war, again and again

Vale oggi più di ieri quello che scrissi mesi fa sulla vendetta dei Sauditi e la presa di Falluja.

Nel contesto di cui abbiamo parlato prima, ovvero nella guerra fredda tra Iran e Arabia Saudita, una volta eliminato il terzo incomodo, gli Stati Uniti, ormai è proxy war. Come possono quattro straccioni sunniti prendere un’intera città, avere armi anticarro e antiaeree se non grazie all’aiuto di uno stato compiacente? Come non si può vedere la presa di Falluja come una vendetta dei sauditi contro gli USA dopo che Obama gli ha girato le spalle? D’altronde re Abdullah nei cabli segreti rilasciati recentemente non ha fatto altro che dire che Maliki altro non è che un agente degli iraniani di cui non fidarsi . Si tratta di una guerra tra re Abdullah e Maliki. Tutti questi giochi nello scacchiere mediorientale altro non sono che mosse di una più grande partita tra sette religiose per il controllo sociale, culturale, religioso e soprattutto economico dell’area. Ma quale Islam contro l’Occidente! Questo è quello che ci vogliono far credere i sauditi, in realtà è Islam contro Islam e ora che l’Iran non è più all’angolo e sarà libero di muoversi e ne vedremo delle belle. http://fabristol.wordpress.com/2014/01/07/la-neanche-tanto-sottile-vendetta-dei-sauditi/

Noto con estremo dispiacere che i commentatori, perfino quelli più attenti internazionali, parlano ancora di terroristi, Al Qaeda, settarismo, Al Baghdadi nuovo Bin Laden ecc. Avevo poca considerazione dell’intelligenza media di giornalisti e politici all’epoca, oggi mi pare una certezza. Il vero problema in Medio Oriente non è Al Qaeda, non è Assad, non è l’Iran, non è neppure il terrorismo islamico e in un certo senso neppure l’Islam di per sé (anche se ce la mettono tutta per farci pensare il contrario) ma una famiglia superpotente che ha in mano le redini del mondo (altro che illuminati, Bilderberg e cospirazioni varie) da più di 60 anni: la famiglia Saudi. L’ISIS, ribattezzata stupidamente la nuova Al Qaeda da giornalisti ignoranti è semplicemente guerriglia sunnita finanziata dai sauditi. Sauditi contro Iran per il predominio geopolitico, economico, culturale e religioso della regione. Sempre a guardare all’Iran come al nemico, sempre ad equiparare il suo regime al nazismo, sempre contro gli sciiti ma l’Occidente non si è mai accorto di avere una serpe di alleato sempre dietro che muove i fili del terrorismo internazionalee dal 9/11 in poi. O meglio l’Occidente fa finta di non vedere chi è il vero cattivo della situazione perché di mezzo ci sono i petrodollari sauditi. E la colpa è sempre degli USA, qualsiasi mossa facciano la fanno sempre sbagliata. Prima finanziando e proteggendo i sauditi per 60 anni in cambio di petrolio, poi appoggiando Saddam, poi creando l’Iran con il colpo di stato organizzato dela CIA, poi demonizzando l’Iran (la creatura più mostruosa nata dalla politica estera statunitense; Khomeini in una ipotetica ucronia senza USA non sarebbe mai nato), poi con le due guerre in Iraq, poi con l’imposizione di Maliki, il più corrotto e settario governatore irakeno che potessero mettere al potere. E ora se ne lavano le mani dicendo che vogliono rimanere neutrali. Dopo 70 anni di proxy war, complotti, colpi di stato, invasioni adesso fanno finta che non sia un loro problema. Bombardare l’ISIS con droni dicono, bombardassero Riad piuttosto e tutto si risolverebbe. Se devo scegliere tra i due mali, sunnismo e sciismo, preferisco di gran lunga lo sciismo. Tra Riad e Teheran io sto con Teheran.

 

 

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E voi dove andreste?

20140407_090631Guardate bene questa pagina pubblicitaria trovata sul magazine che si può trovare nei voli Easyjet a Maggio. Ho preso una pagina a caso delle tante che pubblicizzano destinazioni per le vacanze. Questa pubblicizza una catena di club/ristoranti delle isole Baleari. Con tanto di foto invitanti, informazioni utili su come raggiungere il luogo e contattare per prenotazioni. Un turista inglese quando apre il magazine viene attratto dalle foto accattivanti e che invitano al relax e allo svago. Non ha bisogno di un testo che gli descriva dove è il posto e che cosa si possa fare. E’ tutto lì in quelle foto. Dopo mesi e mesi di lavoro e pioggia e grigiore ha bisogno di un posto come questo per rilassarsi. L’unico motivo per cui una pubblicità esiste è per attrarre un cliente. Questo messaggio dovrebbe essere invitante, semplice e accessibile a tutti. Ora guardate bene la pubblicità che il comune di Cagliari invece ha deciso di pagare nel magazine di Easyjet.

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Ora immaginatevi un turista inglese medio che non conosce Cagliari, men che meno la Sardegna (solo il 15-20% degli inglesi sanno che esistem a d’altronde quanti italiani sanno dov’è l’Isola di Man o le Shetland?) e si ritrova questa pagina qui. Cagliari? Cosa è? Un vino? Un gelato? Un club? Ah no dev’essere una processione religiosa di qualche paese mediorientale. Un mosaico a pois, un albero in primo piano di notte e un acquario sotto. E poi un lungo e noiosissimo testo tradotto papale papale dall’italiano all’inglese. Incomprensibile per un italiano, figuriamoci per uno straniero che non sa nulla di questo posto. Migliaia di euro di tasse comunali spese per 4 quadrati messi uno sopra l’altro. Uno spreco di spazio, di risorse per una pagina incomprensibile nel messaggio che vuole dare e nel design.

Sorvolando sulla scelta del font, l’assenza di giustificazione del testo e altre questioni estetiche, trattasi di un lavoro così provinciale che mi sorge il dubbio che al comune sia andata così: “Abbiamo bisogno di fare pubblicità per la città. Tu conosci qualcuno Ignazio?”. “Sì c’è il cugino di Chicchitta che smanetta con il computer. E’ bravissimo guarda.”

E voi dove andreste se foste un turista inglese che ha bisogno di sole e relax e non conosceste né un posto né l’altro? Al Nikki Beach o nella terra delle palme viste di notte, i mosaici a pois, gli acquari e le statue di Gesù?

Ecco perché nessuno conosce la Sardegna, ecco perché non esiste turismo, ecco perché gli amministratori locali sono così provinciali.

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Taxi, Uber e il fascismo in corsia preferenziale

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E’ raro che utilizzi questa parola, fascismo, per descrivere una situazione sociale e politica ma quando lo faccio è con cognizione di causa. Non posso infatti trovare altro termine per descrivere la situazione che si è creata tra i tassisti milanesi e gli autisti che si appoggiano a Uber, l’app che sta facendo imbestialire i tassisti per l’appunto. C’è infatti tutto quello che costituisce l’essenza stessa del fascismo. Abbiamo il corporativismo, il sistema di categorie protette che stava alla base della società fascista. Il governo che dà le licenze a pochi per poterli controllare e legarli al potere politico, la negazione totale del libero mercato. Abbiamo quindi il protezionismo che priviliegia i pochi privilegiati e mette ostacoli a chi vorrebbe entrare nel mercato. Abbiamo l’utilizzo delle tariffe fissate per legge che distruggono la libera concorrenza, mutilano il progresso e alzano i prezzi a discapito di servizi e clienti. Abbiamo lo squadrismo più becero di chi si sente protetto dal governo e può insultare, minacciare e investire chi vorrebbe portare un servizio migliore e più economico ai cittadini. Abbiamo l’appoggio dei partiti di destra come Fratelli d’Italia. De Corato, vice presidente del consiglio comunale ha infatti intrapreso una battaglia contro l’ “illegalità”. Ovviamente è “legalizzato” solo chi lavora in connubio con lo stato, come durante il fascismo. O come Guido Viale della lista Tsipras – socialisti internazionali ma sempre fascisti – che parla di “privatizzazione selvaggia del servizio pubblico”. Le parole sono sempre le stesse e quando le sento so già da che parte stare: farwest, liberismo selvaggio, illegalità, sicurezza. Tutti paroloni sulla bocca del politico di turno che sottintendono sempre la solita solfa: più Stato e meno libero mercato.

Uber permette di avere un servizio più efficiente e a basso costo con il semplice click in una app del proprio smartphone. Il pagamento avviene tramite la app ed è in base ai chilometri percorsi. Un autista di Uber per dire non potrebbe mai fare il furbo come fanno i tassisti di Roma e Milano con i turisti giapponesi o orientali perché non vi è denaro contante in gioco e i prezzi sono gestiti centralmente dalla app. O trovarsi extra addebitate non concordate alla partenza. Finiti i tempi per fare i furbetti del quartierino quindi. E finita è pure la mancanza di innovazione tecnologica che nel settore è ferma a logiche di 80 anni fa. Dice bene infatti il CEO di Uber Travis Kalanick: “They don’t have to innovate because those cabs are always full. And they’re full because they’ve gotten City Council to protect them, to basically outlaw competition.”.

Purtroppo c’è poco che possiamo fare per appoggiare Uber contro la lobby dei tassisti – la loro lobby, i partiti, i media e lo stesso Stato sono contro Uber – ma sicuramente possiamo fare una cosa molto semplice che sta al cuore del libero mercato. Ovvero scegliere. Quando dovrete prendere un taxi scegliete Uber e lasciate i taxi con licenza a scioperare mentre aspettano l’intervento dello Stato per proteggerli.

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Che fine ha fatto l’anticlericalismo?

Bergoglio-Ratzinger-2107929075L’opinione pubblica e il web italiani (e non) per anni sembravano in preda ad una guerra senza esclusione di colpi tra clericali e anticlericali. Ogni giorno notizie di nuovi interventi papali scatenavano le ire di laici, anticlericali e liberali. Anche tra queste pagine le critiche al clericalismo erano quasi quotidiane. Poi come d’incanto tutto è svanito. Questo post cercherà di analizzare per quanto possibile le ragioni di questo collasso nella discussione pubblica su temi che per anni furono così caldi, anzi scottanti. Perché non si parla più di ruolo della religione nella società come un tempo? Perché laicismo e anticlericalismo sono svaniti quasi nel nulla?
Una risposta semplice potrebbe essere quella dell’elezione al trono di Bergoglio e l’abdicazione di Ratzinger. Troppo semplicistica, credo. Infatti il trend verso il basso delle discussioni sulla laicità era già in discesa ben prima che Bergoglio salisse al soglio pontificio. Non nego che Bergoglio abbia contribuito a rendere il clima più sereno ma esistono a mio parere più ragioni da considerare.
Partiamo da Bergoglio e dalla straordinaria abdicazione di Ratzinger. Bergoglio, per quanto i cattolici ci vogliano far credere del contrario, non è stato eletto per voleri imperscrutabili divini ma per una semplice ragione: la chiesa cattolica apostolica romana stava attraversando divisioni interne e nel frattempo stava combattendo una guerra contro la modernità che non poteva vincere. Sappiamo tutti delle lacerazioni interne tra conservatori e progressisti, tra la curia romana piena di vizi, scandali, nepotismi e la periferia in cerca di una nuova strada spesso per niente schifata dall’incontro con protestantesimi o metodi che un tempo sarebbero stati definiti eretici. E sappiamo tutti da che parte si trovava Ratzinger. Per quanto riguarda la guerra contro il mondo sono bastati pochi anni a Ratzinger per capire che lo scontro frontale contro la modernità stava portando la Chiesa a perdere il 90% dei propri fedeli, ovvero i cosiddetti “casual christians”, cristiani per tradizione culturale, anche definiti cristiani secolari che non hanno mai letto o capito un testo cristiano, che ignorano le dottrine di base e che inorridirebbero a conoscerle e/o comprenderle. La massa su cui tanto si basa la forza del cattolicesimo è infatti una marea inorganica di individui che battezzano i propri figli per lo stesso motivo per cui si toccherebbero i coglioni al passaggio di un gatto nero, che seppelliscono i propri morti sotto una croce perché si “fa così nel mio paese” per lo stesso motivo per cui non assocerebbero una cravatta bianca con una camicia bianca.
Ecco, Ratzinger stava perdendo questo tipo di cristiani. Ed ecco il calcolo freddo e geniale: dopo il lupo eleggere una (finta) pecora, farla santa ancor prima di eleggerla, far credere che la Chiesa è cambiata. Che basta eleggere un gesuita argentino dallo sguardo docile per far credere a miliardi di persone che le centinaia di migliaia di clericali che fino al giorno prima leccavano i piedi a quello “cattivo” ora sono tutte buone come lui. Milioni di persone avrebbero intrapreso una crociata religiosa per Ratzinger e il giorno dopo quegli stessi milioni dichiaravano che Bergoglio era quello buono. La logica è dalla mia parte se quindi affermo che quelle stesse persone stavano seguendo un papa “non buono” ovvero un papa cattivo. Che considerazione dovrei avere di un gregge tanto cretino, così ovinamente criminale? Che differenza avrebbe fatto alla loro coscienza papa A, papa B e papa C? Tanto che in questi giorni 4 papi, mai stati così diversi e rappresentanti di differenti cattolicesimi vengono celebrati come se fossero intercambiabili?
Campagna mediatica intensiva fin dal primo giorno, telefonate alla gente comune, il papa dei poveri e titoli commoventi, campagne strappalacrime degne degli autori di Domenica In, tutti gli ex-comunisti un tempo mangiapreti come falene volano intorno al papa marxista. A fare lo splendido con i soldi altrui ci riescono tutti. Bergoglio fa quello che qualsiasi essere umano nelle sue condizioni – un anziano che non ha un cazzo da fare dalla mattina alla sera con in mano miliardi di euro e microfoni pronti a seguirlo dappertutto – farebbe. Ci si meraviglia della sua umanità. Piuttosto ci dovremmo meravigliare della bestialità dei suoi predecessori.
Tutto a posto quindi? Mi volete dire che gli affari della Curia romana ora non vengono fatti sotto banco, che la pedofilia nel clero non è più un problema, che la Chiesa non prende più miliardi dallo stato italiano? No, queste cose esistono ancora ma Bergoglio è il papa buono, quindi faccenda chiusa. Eppure non credo che sia solo questo che abbia creato questa caduta nei trend sulla laicità. Il mio parere è che in fin dei conti, nonostante questo revival pauperista, questa cecità massmediatica, questa ipocrisia collettiva la chiesa sia più debole che mai, oggi più di ieri quando c’era Ratzinger. Il passo indietro di Bergoglio è il sintomo di una battaglia persa contro il mondo. Di una rinuncia alla imposizione frontale della dottrina cattolica sulla società. Del convincimento che il cattolicesimo possa sopravvivere nel mondo moderno senza la forza bruta. Ratzinger lo sapeva bene che il suo gregge si sarebbe estinto a breve e il suo fu il colpo di coda di un Leviatano destinato a morte certa. Il cattolicesimo nasce e vive grazie al suo rapporto privilegiato con i potenti di stato. Il cattolicesimo è violenza per lo stesso motivo per cui qualsiasi governo è violenza contro gli individui. Imposizione dall’alto, imprinting statale, scolastico e familiare. Si è cattolici non per convincimento ma per tradizione, decisa dalla società. Senza l’imposizione il cattolicesimo diventa un protestantesimo qualunque destinato ad estinguersi come infatti sta succedendo in tutti i paesi ex-protestanti (e ora secolarizzati). Bergoglio potrà far piacere alla coscienza degli ex-comunisti che faranno pace sulla tomba con la religione della loro infanzia, ma la sua politica finta buonista non fa altro che ricordarci che il secolarismo ha vinto nel lungo termine, che la scelta di appartenenza religiosa è un valore ora radicato delle moderne culture occidentali e che senza una politica forte e dai toni violenti la chiesa cattolica romana è destinata ad estinguersi in un paio di generazioni.
In un certo senso gli anticlericali se ne sono accorti inconsciamente di tutto questo. L’anticlericalismo non tira più perché il clericalismo è moribondo, perché perfino i clericali sono stanchi di combattere contro l’omosessualità, aborto, ricerca scientifica, libertà di religione ecc. Perché ci siamo un po’ tutti stancati di parlare di tutte queste cose, di cambiamenti assodati e irreversibili nella società. L’anticlericalismo esiste solo quando c’è il clericalismo, e allora che senso ha combattere una forza che ha rinunciato alla propria rabbiosa missione contro il mondo?

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Perché Facebook ha cambiato (in peggio) l’umanità

Facebook è uno strumento ormai diventato universale e massificato. Così comune e utilizzato che possiamo ora tranquillamente associarlo ad esempi storici come la radio o il telefono. Come tale ha avuto un peso enorme sulla società moderna. Il mio compito con questo post è cercare di individuare quegli aspetti negativi che FB ha introdotto sulla vita di tutti i giorni della società umana.

Forse è troppo presto per scrivere uno studio sociologico esaustivo su come Facebook abbia cambiato le nostre abitudini. Non lo so, ma sono sicuro che se Facebook dovesse un giorno scomparire gli effetti che ha prodotto sulla società umana rimarranno per molti decenni a venire.

Al netto delle cose positive che FB ha creato (poche a mio parere) sarebbe interessante elencare quelle che ha cambiato in peggio nella società umana:

1) Non avrai altro dio che me. FB è uno strumento totalizzante, nel senso che fin da subito si è imposto come una piattaforma attraverso la quale si può fare tutto su internet, dalla comunicazione alla pubblicità, dal commercio alle notizie. A tal punto che le nuove generazioni usano FB pensando che sia internet stesso. Più volte sono rimasto sconvolto dalla chiusura mentale, o meglio dire internettiana, che FB ha prodotto sulle nuove generazioni. Ci sono ragazzi che accendono PC o aprono browser su cellulare solo per controllare FB. Non esiste un mondo oltre FB. Se una notizia non passa attraverso FB non esiste.

2) Survival of the fittest. In un’inarrestabile competizione evolutiva tra tecnologie di comunicazione FB sta piano piano soppiantando quasi tutti i metodi tradizionali di comunicazione: telefono, SMS, email stanno diventando sempre più rari e/o vengono relegati a nicchie ecologiche specializzate. SMS ormai vengono utilizzati quasi esclusivamente in campo commerciale da compagnie per mandarti conferme di acquisto, codici di attivazione ecc. Chi ancora nel 2014 scrive un messaggio di amore su SMS? Le email sono ormai relegate all’ambito lavorativo e ho conosciuto persone che hanno abbandonato l’email del tutto. Tra 5 anni l”email diventerà un po’ come il fax? Di nuovo una tecnologia totalizzante che non ammette rivali.

3) Se non ti evolvi ti estingui. In questo ecosistema dove solo il più forte sopravvive gli altri provider di strumenti di comunicazione hanno dovuto evolversi e lo hanno fatto diventando simili a FB. Prendete Google per esempio. Google Plus non sarebbe mai esistito senza FB. E Youtube non sarebbe mai stato comprato da Google, né a quest’ora saremmo costretti ad iscriverci ai commenti di Youtube via Google +. Guardate i siti di notizie, diventati delle arene di post, like e commenti (con i commenti di FB embedded a fine articolo) stile FB. Come sarebbe stato internet senza FB?

4) Vivere l ‘attimo (che sfugge). E’ finita l’era di internet come un immenso database entro cui fare ricerche, ritrovare dialoghi passati, trovarne di nuovi. FB non permette la tracciabilità sui motori di ricerca di vecchi scambi di commenti, di post interessanti ecc. In pratica FB ti permette di vivere solo nell’attimo in cui la pubblicazione del materiale sulla sua piattaforma avviene o al massimo vecchia di qualche giorno. Trovare vecchi scambi “epistolari” è un’impresa. Questo si riflette sulla effemerità della comunicazione odierna. Se non si legge al momento è difficile poterla leggere più avanti.

5) La morte dei blog. Sicuramente esistono milioni di cause che hanno decretato la morte dei blog ma FB ha sicuramente contribuito alla pugnalata mortale. Molti blogger sono emigrati su FB abbandonando i propri blog per un semplice motivo: scrivere post sui blog è faticoso, complesso, prende tempo (tempo che non esiste più perché dobbiamo sorbirci le milioni di cazzate che i nostri “amici” ci propinano sui loro status. Scrivere una breve invettiva a commento di una notizia su FB è più veloce, efficace e la ricompensa è decine di volte più grande. Ci possono essere centinaia di persone che leggono il tuo blog (lurkers) e lo sai perché vedi le statistiche del tuo blog ma FB ti permette di ricompensarti immediatamente con decine di “Mi piace” e brevi commenti che non devono essere autorizzati da Kaptcha engines (un’altra delle cause della morte dei blog a mio parere; quante volte ho mandato affanculo il sistema dei commenti di un blog perché non riuscivo a leggere un kaptcha!). Il problema però è che un blogger emigrato su FB perde l’anonimato e può essere letto da parenti e amici che non necessariamente saranno felici di leggere quello che verrà scritto. Infatti uno dei vantaggi del blog è che ci si può creare un audience di lettori con gusti simili. I parenti e (molti) amici e conoscenti non si scelgono. Ecco il motivo di tante discussioni infuocate o di amicizie finite perché ci si è improvvisamente resi conto che l’amico dell’infanzia ora è un grillino o un berlusconiano o un comunista ecc. ecc.

6) Gli effetti sulla vita reale. Fino ad ora abbiamo visto gli effetti di FB all’interno dell’ecosistema internet. Ora vediamo cosa ha cambiato nella vita reale di milioni di persone. FB ha permesso di mettere in comunicazione chiunque abbiate conosciuto fin da quando siete nati. Molti potrebbero vedere questo punto come una cosa positivia ma ne siamo veramente sicuri? Il bello di cambiare posti, scuole, università, lavori e giri di amici è che tutte le persone che non avremmo mai voluto avere più affianco scompaiono nel passato. I cambiamenti che si hanno nella vita di tutti i giorni ti permettono di filtrare le conoscenze, di selezionare chi veramente vuoi che conti nella tua vita e chi no. FB invece ha costretto milioni di persone ad accettare vecchi compagni di classe che non si sopportavano, di vedere ex o amici di ex che non si vorrebbero più vedere, conoscenti che nella vita preFB sarebbero rimasti tali mache oggi si devono accettare su FB. Questo provoca frustrazione, astio, gelosie ecc.

7) Il tempo che fugge via. Gli effetti sul tempo sono incredibili: ogni giorno centinaia di milioni di persone scorrono un elenco di status personali, invettive, cazzate, catene di sant’antonio, gattini, petizioni da firmare, foto di cibo, selfie ecc. In una parola il nulla più totale per ore e ore. Questo toglie tempo e attenzione da altre attività. Su internet per esempio è possibile accedere a tutto lo scibile umano con il movimento di un mouse ma siamo troppo impegnati a guardare foto di gattini o dell’omelette che la nostra amica ha appena postato. Questo si riflette su tante cose, prima fra tutte l’attenzione che si dà alle notizie. I giornalisti devono catturare l’attenzione di una persona in poche parole, ultrasensazionalistiche, perché l’utente medio di internet ha solo pochi minuti di attenzione. Spesso solo un titolo viene letto opportunamente postato su FB. Il rumore di fondo è così forte che è veramente difficile concentrare l’attenzione su ciò che è veramente importante.

8 ) Era pre-FB e era post-blog. Quando internet era dominato dalla blogosfera solo un piccolo gruppo di persone comunicava efficacemente su internet. All’inizio un po’ tutti si erano cimentati sulla blogosfera ma alla fine dopo anni la selezione naturale aveva creato una comunità di scrittori che scriveva assiduamente e con passione di vari temi. C’era chi era specializzato in qualcosa in particolare, chi era un generalista, chi un comico, chi un critico, chi un fumettista, chi un novellista ecc. La blogosfera era un sistema emergente che permetteva solo ai più dotati, appassionati e volenterosi di esprimere un giudizio in pubblico. Grazie al feedback di contatti e commenti e link solo chi veramente sapeva scrivere o aveva idee interessanti poteva andare avanti. Non era il mondo perfetto ovviamente, tanti cazzari come è fisiologico che sia, ma come con la TV si poteva cambiare canale. Enter FB. FB invece ha dato la voce alle masse, dalla casalinga frustrata alla teenager annoiata, dall’operaio che vota Lega al professore universitario che vota Grillo. Ha dato la voce a queste masse e quello che hanno fatto è stato semplicemente traslare in una arena di discussione pubblica tutte le discussioni che venivano fatte dalla parrucchiera, al bar, allo stadio, per strada. Una discussione pubblica a cui non si può sfuggire perché è lì sulla bacheca di FB. Un tempo si poteva cambiare canale anche nella blogosfera e scegliere chi e cosa seguire. Ora tutte le frustrazioni umane, tutte le più bieche emozioni dell’uomo medio, l’astio, le gelosie per non parlare del kitsch, dell’orrido sottoforma di gusti musicali, artistici o politici si riversano quotidianamente sul vostro PC o cellulare. Che effetti può avere una tale massa di bassezze umane sulla nostra psiche, costretta senza la possibilità di filtrare a sorbirsi tutto questo? Che opinione si può avere dell’umanità dopo aver passato 10 minuti su FB?

9) sappiamo tutto di te. Spesso si dice che questa è l’era in cui la privacy non ha più alcun significato. E’ vero certo, ma solo per chi usa social network come FB appunto. Chi non è su FB, come il sottoscritto, ha maggiori possibilità di mantenere la propria privacy protetta. Protetta da chiunque, primo fra tutti il governo che utilizza i social network per immagazzinare più informazioni possibili su di noi. Arriverà un giorno in cui saremo costretti dai governi ad iscriverci ad un social network per fare la domanda di un passaporto o per prenotare dal medico. E con la compiacenza di FB e similia i governi avranno accesso a tutte le informazioni di tutti.

In conclusione, penso che se FB fosse rimasto uno strumento come tanti e non avesse preteso la totale attenzione dei propri fruitori come attivamente fa non sarei stato qui a parlarne come se fosse il demonio. Ed è anche un modo per dire a chi mi legge (ormai pochi) che si può vivere una vita normale senza FB. Io la vivo tutti i giorni senza problemi. Ho molto più tempo da dedicare alle mie passioni (tra le quali scrivere su questo e altri blog) e posso scegliere il “canale” da guardare. Certo a volte è problematico vivere in un mondo social quando non si ha FB, specialmente quando la gente ti chiede l’amicizia su FB o perché non vuole mandarti una email, ma sono ancora qui vivo e vegeto. E la cosa più ironica è che forse sarà tramite FB che leggerete questo post. Su cui non potrò leggere commenti (positivi o negativi che siano) o vedere i Mi piace. In pratica la morte della comunicazione tra il creatore di contenuti e i suoi lettori. Un altro motivo in più per non amarlo.

 

 

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