
I giorni seguenti l’avvistamento dell’ “uccello di ferro” la tribu’ degli uomini rossi rimase sconvolta. Lo sciamano del villaggio, in accordo con gli intestini di scimmia esaminati proprio quella notte decise che l’uccello di ferro non era altro che un messaggero della dea del cielo Gurguntu: il piu’ potente e sanguinario dio della Terra. Era evidentemente un simbolo, un avvertimento per tutta la tribu’: qualcosa stava per accadere. Il villaggio era in pericolo. Qualcuno aveva offeso il cielo, qualcuno del villaggio si era macchiato di qualche peccato. Valuto’ l’opportunita’ di organizzare un sacrificio umano: aveva il sospetto di chi fosse stata la peccatrice, ma cambio’ idea: era pur sempre sua cognata.
Negli anni seguenti la tribu’ si mise a celebrare l’epifania dell’uccello di ferro ogni anno, lo stesso giorno di luna calante in cui apparve la prima volta. Fu costruito un piccolo tempietto e su un altare fu posta una riproduzione raffazzonata dell’uccello di ferro. Le donne incominciarono da quell’anno in poi, all’inizio di ogni luna calante, a costruire piccoli uccelli di osso da appendere al collo. Presto lo sciamano del villaggio insegno’ ai giovani i riti del nuovo culto.
Inutile dire che la dea non si presento’ piu’ alla tribu’. Pessimo segno: la distruzione era vicina.
La scena si sposta al resto del mondo. Una guerra atomica ha decimato la popolazione mondiale riducendo l’umanita’ a poche migliaia di unita’ sparse per la Terra.
Dopo alcune generazioni il villaggio degli uomini rossi si ingrandisce, complice un favorevole cambio del clima e la misteriosa scomparsa delle popolazioni rivali. Il capo della tribu’ decide di scoprire il segreto dell’uccello di ferro e della sua maledizione. Si organizza una spedizione dei migliori cacciatori verso Est. Dopo alcuni mesi raggiungono la costa di quello che un tempo si chiamava Brasile. Nessuna traccia di altri umani, ma innumerevoli manufatti di grandezza e forme straordinarie. Villaggi costruiti con la roccia e col ferro piu’ alti dei piu’ alti alberi della foresta.
Arrivano ad una distesa enorme, una pianura delimitata da reti di metallo e da una grande scritta a loro incomprensibile: Aeroporto de São Paulo. Che Gurguntu sia benedetta! Hanno trovato il cimitero degli dei! Qui vengono a morire gli dei…
[da continuare]


7 Commenti
Giugno 3, 2008 alle 2:22 pm
bellissimo! non ti resta che scriverlo
Giugno 3, 2008 alle 2:55 pm
Il significato di dare uno spunto e’ di dare un’idea algi altri per scriverlo..
Giugno 4, 2008 alle 8:56 am
mi pare di aver letto che si sia stata veramente una tribù che adorava gli uccelli di ferro, erano gli aerei che paracadutavano alimenti, praticamente invece di lavorare questi stavano tutto il giorno a pregare l’uccello di ferro di lanciargli il cibo.
Giugno 4, 2008 alle 4:32 pm
bella fabristol
Giugno 4, 2008 alle 4:50 pm
ah giusto, ecco un po di materiale interessante:
http://en.wikipedia.org/wiki/Cargo_cult
ma il libro di fantascienza l’han gia scritto pare:
Several novels and short stories by J. G. Ballard deal with or include as themes cargo cults, in particular the short story A Question Of Re-Entry in which a space capsule crashing in the jungle becomes the centre of a cargo cult.
Giugno 4, 2008 alle 6:22 pm
C.D. mi ha anticipato: infatti esistono casi di popolazioni di isole del pacifico che hanno sviluppato culti simili.
Giugno 22, 2008 alle 1:47 am
Ciao,
complimenti per lo spunto!
mi sono permesso di citarlo:
http://galileiani.blogspot.com/2008/06/religioni-e-come-appaiono-chi-ne-sa-di.html