Clash of generations

Da più parti sembra che stia montando una sorta di odio generazionale tra i nati nel dopoguerra e i loro figli. Prima mi sono imbattuto in un articolo sul Corriere a firma di Paracchini che si rifà ad un pezzo del Guardian. Poi ho letto questo blog che se la prende con i cinquantenni e che posta storie di scontri tra generazioni (non so se siano fake o storie vere). Tutto parte dalla frustrazione di una generazione che sta entrando nel mondo del lavoro, o meglio ci sta provando ad entrare, ma trova spesso un figlio del dopoguerra parcheggiato su qualche poltrona che sfrutta le nuove leve con contrattini a termine, co.co.co e con aggiunta di umiliazione finale.

In effetti la differenza tra le due generazioni è netta ed evidente: da una parte una generazione che ha usufruito del boom economico del dopoguerra, con il posto fisso, spesso lavoro pubblico e con un accumulo di contributi che gli permetterà di avere una pensione. Dall’altra una generazione che ritarda l’entrata nel lavoro con lauree, master, dottorati, corsi ecc. per poi ottenere un contrattino part time con cui è impossibile sopravvivere oggigiorno e che non avrà pensione.

Molti trentenni si lamentano del fatto che la generazione precedente abbia sfruttato al massimo il sistema del welfare e del lavoro non preoccupandosi delle generazioni future. In realtà è grazie ai nostri padri se abbiamo avuto un’infanzia felice e piena di opportunità, proprio grazie a quello sfruttamento. Ma prima o poi qualcuno dovrà pagare quel magna magna. I nodi arrivano sempre al pettine e ora tocca ai trentenni pagare lo scotto. Ci vorrebbe un altro Piano Marshall, la popolazione falcidiata da una guerra mondiale e il gioco è fatto. Il benessere, purtroppo, arriva solo dopo la distruzione di beni e persone da cui prendere ricchezze e nicchie sociali e lavorative. In effetti non abbiamo una guerra di grosse proporzioni da più di 70 anni, un record per l’Europa.

Un altro punto a sfavore delle nuove generazioni è l’aumento dell’aspettativa di vita e la diminuita mortalità che ritarda il ricambio generazionale. Ma questo è un problema che fintanto che la scienza e la medicina progrediranno ci porteremo per tutte le generazioni future. Senza la morte della vecchia generazione la nuova non può mai prendere il potere se non quando è vecchia e così via.

In effetti quella del dopoguerra è una generazione che ora ha il potere economico, politico e culturale in questo momento. Sembra assurdo che persone nate 50 anni fa, con una mentalità di 50 anni fa possano comandare uno stato del 2010. E si vede che sono al potere: completa incomprensione delle nuove tecnologie, digital divide, leggi repressive e conservative. I peggiori moralisti e conservatori sono quelli che hanno fatto il ’68. Si sono divertiti, hanno esagerato e si sono goduti la vita e ora sembrano preti che manco i loro padri dell’inizio del novecento.

In chiusura comunque possiamo affermare che la colpa dell’arretratezza italiana è sì imputabile alla generazione del dopoguerra ma c’è da dire che loro sono i figli di un’altra generazione, quella idiota che ci ha portato a due guerre mondiali. E la nuova generazione, cullata negli agi della ricchezza data loro dai padri, è piena di ragazzini viziati, senza ideali né idee per il futuro se non quello di diventare famoso o di avere una bella macchian da sfoggiare il sabato sera. Ma dare la colpa a loro è futile visto che sono figli dei loro padri. Insomma bisogna stare attenti a chi imputare le colpe della crisi.

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43 commenti

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43 risposte a “Clash of generations

  1. Il titolo di questo post si rifà al post precedente. Nella foto due cinquantenni di oggi 35 anni fa.

  2. Essendo nato solo 7 anni dopo il fortunato 1948, ho avuto anche i privilegi del lavoro a tempo determinato. Però ho due figlie nate nella seconda metà degli anni ’80, e il loro futuro è davvero incerto.

    Devo dire che la mia generazione ha fatto politica e complessivamente (includendo i furbi e i cretini) ha saputo conquistarsi diritti e privilegi. Vedo i ragazzi di oggi che lottano contro la Gelmini e mi sembrano due volte sfruttati. Perchè stanno difendendo i privilegi dei professori e dei loro figli (i professori di domani), mentre dovrebbero spingere il ministro ad essere ancora di più meritocratico.
    Auguri

  3. Per V

    Quello è un clash intracerebrale. :D

  4. Kirbmarc

    “Da più parti sembra che stia montando una sorta di odio generazionale tra i nati nel dopoguerra e i loro figli. ”

    L’odio generazionale è una costante umana.

    “Il benessere, purtroppo, arriva solo dopo la distruzione di beni e persone da cui prendere ricchezze e nicchie sociali e lavorative”

    Fabri, sinceramente, questa è una bufala. Sembra che siano gli aiuti statali (il Piano Marshall) a portare ricchezza, quando invece, da bravo libertario, sai bene che non è così.

    Ci sono stati boom negli anni 80 e 2000 senza guerre mondiali e senza piani Marshall. La recessione attuale è figlia di quei boom, come la recessone degli anni 70 era figlia del boom degli anni 50 e 60.

    (Sarebbe interssante indagare sul perchè ci siano boom e recessioni…)

  5. L’odio generazionale è una costante umana.

    Già, Kirbmarc; ne parlava il buon Lorenz proprio a cavallo tra anni ’60 e ’70. (Del resto i cinquantenni di oggi si sono distinti allora proprio per il gap che crearono.)

  6. (Per il resto però concordo in tutto e per tutto coi contenuti del post. I nostri genitori sono riusciti a comprare case; noi non abbiamo manco i soldi per il pane. I nostri figli? Non ne avremo, per fortuna.)

  7. Figlio di un padre ante e post guerra, mi limito a dire una frase fatta, ma che secondo me è pertinente: le colpe dei padri non possono ricadere sui figli. Personalmente ci aggiungerei pure un viceversa. Non conosco la soluzione a nessuna crisi, ma che il “protezionismo” di quei genitori nei confronti dei loro pargoli, qualche danno l’abbiano causato, a mio modesto parere è innegabile. Un saluto.

  8. Ou, Fabri … “I peggiori moralisti e conservatori sono quelli che hanno fatto il ‘68.. Mettiamo i puntini sulle i: quelli che hanno fatto il ’68 sono i sessantenni, non i cinquantenni. Noi cinquantenni abbiamo fatto il ’78, ossia gli anni di piombo. :-D

    P.S. Ti dirò che il “digital divide” separa noi cinquantenni dai sessantenni: dieci anni cruciali.

  9. Per Kirbmarc

    Beh non mi verrai a dire che i soldi del piano marshall non abbiano avviato il boom degli anni 50? E’ ovvio che quella generazione usufruì di quel denaro ma ormai è stato tutto mangiato. Per quanto riguarda il mio discorso sulle guerre forse non è molto scientifico ma generalizzando in modo cinico si può dire che se cento persone muoiono in guerra ci sono cento posti di lavoro in più. :D

    Per Lector

    Come dice il giornalista nell’articolo linkato in realtà il 68 in italia fu dal 72 al 75 perché da noi arrivò cinque anni più tardi l’onda dei figli dei fiori. Quindi ci stiamo con l’età. Magari fine cinquantenni ecco. :D

  10. cachorroquente

    La precisazione di Lector è giusta. I miei genitori, cinquantenni, hanno fatto il ’77 e non il ’68; in fatto di sesso, droga e rock’n roll a loro è andata di lusso (grandi anni, tra Pazienza, Frigidaire, il peyote e gli Skiantos), però i posti universitari quando si sono laureati erano già tutti belli che blindati.
    Di quella generazione là non c’è praticamente nessun professore associato, i più fortunati ricercatori confermati, mentre della generazione dei sessantenni diventavano ordinari anche i ciuchi (come si può facilmente vedere negli organici di tutti gli atenei italiani).

  11. @ Fabri:
    Il Piano Marshall e le considerazioni su posti di lavoro e guerra ti fanno entrare nella categoria dei welfaristi-warfaristi Keynesiani. :(
    Spero che la tua sia onestamente solo una battura!.
    Ciao da LucaF.

  12. Kirbmarc:
    > (Sarebbe interssante indagare sul perchè ci siano boom e recessioni…)

    Ma come, dei libertari come voi non conoscono la scuola austriaca?!? Correte a informarvi!

  13. emax

    La soluzione per il ricambio generazionale l’ha già proposta Asimov in Paria dei cieli :)

  14. Nova

    Fabristol, secondo me tu ti fissi troppo sul cattivo esempio italiano. Non è che tutti i paesi si trovano nella stessa situazione: è un problema di gestione.

    E sono d’accordo con Kirbmarc: la guerra come motore economico è fallimentare. La prosperità viene dai tempi di pace.

  15. vincenzol

    Penso che una delle idee migliori che dobbiamo ai nostri padri e’ la costituzione dell’Europa unita. In fondo e’ una componente importante per lo sviluppo professionale e umano della nostra generazione. Io, tu e molti altri ragazzi che possono muoversi senza problemi all’interno della comunita’ europea devono questo a chi ha avuto questa idea che sul lungo periodo potra’ sortire solo effetti positivi sul sistema Italia e sistema Europa. Forse e’ di quelle eredita’ positive che noi giovani dovremmo cercare di sfruttare al massimo.

    Tra i mali che peggiori che i nostri padri hanno foementato ci sono il clientelismo, la corruzione e un sistema antimeritocratico basato sul favoritismo. Questi valori in Italia piu’ che in altri paesi e’ estremamente radicato e costa 25.000 Euro a persona. Ci vorra’ tanto prima che riusciremo a toglieci di dosso questa rogna!

  16. Per LucaF

    Il mio discorso è un ragionamento squisistamente biologico. Abbiate pazienza ma mi sembra logico che se nella savana muore il leone dominante il leone giovane si prende l’harem, il territorio di caccia e vive bene. O sbaglio? L’occupazione delle nicchie e la loro spartizione tra specie ed indiviui è alla base dell’ecologia. Poi non so dal punto di vista economico cosa succeda, non sono uno specialista. E non so neppure della diatriba tra welfaristi e warfaristi di cui parli. Se mi illumini ne sarei felice. :D

    Per Emax

    O come fanno gli eschimesi. :D

    Per Nova

    Ok il mio non voleva essere un augurio all’avvento della guerra purificatrice, però se leggi il commento che ho fatto a LucaF su lo intendevo da un punto di vista di nicchie ecologiche. Per quanto riguarda l’italia, il mio post era sull’italia! Mi lamentavo del fatto che in altri paesi il ricambio generazionale è più veloce.

    Per vincenzo

    Hai ragione sui mali del clientelismo e della corruzione ma siamo sicuri che non siano stati anche quelli a darci una bella infanzia. Ovviamente prima o poi si pagano le conseguenze di quei comportamenti scellerati.

  17. Nova

    @fabristol: l’esempio sulla nicchia ecologia è a mio avviso mal calzante. Differenti animali hanno durate di vita differenti. Vorresti forse che quella media umana tornasse a 25 anni?

    Tra l’altro quelli che stiamo osservando adesso sono solo problemucci in confronto a quelli che i nostri nipoti (o forse anche noi stessi) si ritroveranno tra le mani quando la medicina sarà progredita a sufficienza da poter rimandare la morte indefinitamente.

  18. Nova non hai capito il senso del mio ragioanmento. Io non mi auguro che muoiano i vecchi! (anche perché poi verràanche il mio turno prima o poi o sbaglio?) La mia è solo una constatazione della realtà dei tempi moderni come hai fatto anche tu alla fine del tuo commento. Nella storia dell’umanità non si è mai vista una generazione che campa fino a 80 anni e che lavora fino a 65 anni. Mai, mai mai. Questa è l’anomalia rispetto alle generazioni precedenti. Ecco perché il sistema pensionistico collassa ed ecco perché non ci sono posti di lavoro stabili.

  19. Visto che siamo in tema, vi segnalo questo. In base al ragionamento del post, direi che il futuro si prospetta ancor più preoccupante.

  20. Eh eh. :D
    In effetti è preoccupante! Sorpattutto nel momento in cui la popolazione è così tanta e i posti di lavoro così pochi. E vedrete cosa succederà quando molte, se non tutte, le attività umane verranno sostituite da lavoratori automi-robot. La questione è risolvibile con una minore fecondità, cosa avversata dalle religioni maggiori della Terra. Risolverebbe anche la fame nel mondo, le guerre, la disoccupazione ecc.

  21. Io speravo nell’influenza A per lo sfoltimento della popolazione. Ci saremmo risparmiati pure tutti i risvolti moralmente negativi di una guerra. Purtroppo pare sia una bufala.

  22. Ciao Fabristol, mi piacerebbe un tuo commento al mio ultimo post, davvero.

  23. @ Vincenzo
    La UE mi pare più il Big Problem del prossimo futuro, altro che prospettiva e opportunità!.
    Sempre che tu non sia uno dei suoi strapagati funzionari!. :)
    Per muoversi liberamente basterebbe semplicemente eliminare gli Stati e favorire la libertà di movimento in termini libertari (ovviamente senza arrivare alle forme di hoppeismo).

    @ Fabri:
    Ciao Fabri, onestamente l’uomo contemporaneo non vive più all’età della pietra, nè nella savana per considerarsi animale alfa o beta….. :)
    Il punto del warfarismo-welfarista keynesiano si basa sulla teoria buro-tecnocratica delle elité dirigenti politiche ed economiche stataliste che praticamente vedono l’economia e le guerre come motori di cicli economici. (di per sè una follia, ma d’altronde stiamo parlando dei cultori dello Stato)
    Bolle speculative da immettere nel sistema per aumentare i guadagni e l’occupazione.
    Le due cose non si escludono a vicenda (vedi Obama) ma sebbene in molti sinistrati credano che le due cose restino separate o solo di “destra” (si fa per dire! http://it.wikipedia.org/wiki/Neoconservatorismo#Origini_di_sinistra_per_il_movimento_Neocon ).
    Se si ricerca come pensava Keynes la piena occupazione delle persone per dar loro una occupazione e un lavoro (teoria della piena occupazione, entro teoria generale di Keynes) in pratica il posto fisso, bisogna creare situazioni atte a favorire tale sistema di inclusione e integrazione collettiva.
    Un sistema sul piano interno è lo Stato e il suo sistema statale-pubblico di servizi di assunzione clientelare, l’altro è ovviamente la guerra.
    Con la guerra prodotta dagli stati, come tu dici avviene un naturale ricambio naturale, inoltre si aumenta doppiamente il livello di occupazione in quanto il sistema industrial-militare viene potenziato, dando lavoro sia a chi lavora nelle industrie in Patria, sia a chi va nei fronti dei Paesi più remoti del mondo (Vietnam ieri, oggi Iraq, Afghanistan …) per combattere e spendere soldi pubblici dei contribuenti creando di fatto domanda interna.
    Ovviamente la macabra domanda si sviluppa di fatto sulla pelle degli uomini, ma a questo ai FDR, Johnsonn o Bush-Obama non gliene frega.
    Anzi ritengono che così facendo si migliori addirittura l’economia!!!.
    Tral’altro ciò vuol dire più tasse sui contribuenti e quindi un maggior impoverimento.
    Il contribuente ovviamente paga nell’illusione di liberarsi dai vietcon, paga per liberarsi credendo di farlo per eliminare i cattivi terroristi fanatici, paga per debellare con le armi il male del mondo (una contraddizione di per sè), e ovviamente il pensiero giacobin-rivoluzionario dei troztkysti-neocon proseguirebbe all’infinito con la latente tentazione all’espansione e alla creazione di sempre nuovi fronti bellici e nemici (Iran, Nord Korea?) al di là delle loro eventuali effettive emergenze internazionali sul piano reale, semplicemente per ridare fittizio e miope impulso all’economia.
    Ma questo si basa su un presupposto: la creazione di debito pubblico e di debito attraverso inflazione e quindi secondo la teoria austriaca attraverso la stampa di denaro da immettere sul mercato.
    Ecco spiegato il motivo della crisi attuale (oltre ai soldi pubblici immessi dallo Stato americano per dare case a tutti).
    Sino al crack di sistema (iperinflazione).
    Praticamente ciò che vediamo nell’ultimo decennio.
    Per maggiori informazioni ti segnalo i seguenti link:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Nazi_Germany

    http://original.antiwar.com/justin/2008/06/20/the-welfare-warfare-state/

    http://en.wikipedia.org/wiki/Military_Keynesianism

    http://en.wikipedia.org/wiki/Military-industrial_complex

    Ovviamente la sinistra non ha alcuna intenzione di eliminare ciò che fa la destra statalista (sua discendente) e questo vale in ogni parte del mondo (Italia compresa da più di 80 anni! ;) ), come andiamo dicendo noi libertari (e Ron Paul) da anni!.
    Ciao da LucaF.

  24. Sì ok non conoscevo i termini tecnici ma è un concetto a cui sono familiar. I governi degli stati usano le guerre per dare un fittizio microslancio all’economia (con l’industria bellica) e per distogliere l’opinione pubblica. Ovviamente poi i costi della guerra sono più dei suoi benefici in temrini di tasse per i cittadini.
    Ma il fatto è che: 1) non parlavo di economia ma di posti di lavoro o nicchie ecologiche diciamo. 2) non auspicavo un uso della guerra per fare piazza pulita di persone per dare più lavoro ma semplicemente facevo capire che fintanto che ci sono quattro generazioni nello stesso tempo nello stesso luogo, le ultime verranno penalizzate in temrini di lavoro e ricchezza.

  25. le guerre distruggono capitale non portano ricchezza, anche se ci sono cento posti di lavoro in più per cento morti in guerra, quei posti di lavoro sono a bassa intensità di capitale e poco specializzati (infatti meno gente uguale meno divisione del lavoro, se vincesse l’ideologia del rientro dolce e si dimezzasse la popolazione mondialedovremmo rinunciare a molte delle tecnologie odierne).

    il che significa che i sopravvissuti lavorano come schiavi per sopravvivere e qualche piccolo capirccio, mentre i giovani d’oggi co tutti i problemi che c’hanno di sviluppo personale e in cui mi ci metto anche io, non muoiono di fame.

  26. “La questione è risolvibile con una minore fecondità, cosa avversata dalle religioni maggiori della Terra. Risolverebbe anche la fame nel mondo, le guerre, la disoccupazione ecc.”
    Questa è una battaglia che mi sentirei di combattere a spada tratta. Minor popolazione a parità di know-how, significherebbe veramente la scomparsa totale della fame, della povertà, delle epidemie, salvaguardia della natura, mantenimento degli habitat e degli ecosistemi naturali, garanzia della bio-diversità.
    Basta questa motivazione a giustificare la mia radicale avversione per le religioni, madri di tutte le ignoranze.

  27. sam

    Dunque, nel tuo post, c’è una cosa che non mi torna tanto: quando parli di 50 enni e dici figli della guerra. In realtà sono semmai i 60 enni. E sono abbastanza dell’idea che abbiano grosse responsabilità nei confronti dei figli. Molti di questi 60enni sono i baby pensionati degli anni ’80, dell’Italia da bere. Uomini e donne mandati fuori dal lavoro a poco più di 40 anni, nel pieno delle forze. Gente che poi ha continuato a lavorare, spesso in nero, e – aggiungo – spesso continua ancora oggi a lavorare (parlo con cognizione di causa, ne ho attorno nel mio posto di lavoro).
    Il paese è in mano a questi 60enni, anche in politica, anche nei sindacati, protettivi nei confronti della propria posizione e dei propri privilegi. Basta vedere le chiacchiere che si fanno sulle pensioni, rispetto al tema del lavoro dei giovani. Oggi un giovane ha le stesse tutele di un lavoratore di fine Ottocento. Ha un “padrone” che può fare di lui ciò che vuole, o quasi: tanto quasi non ci sono regole e si fa ciò che si vuole con i nuovi contratti.
    Ora: questi padri dove sono, oltre a curare il proprio orticello?

  28. Rispetto agli anni della Milano da bere c’è un dato che mi preme ricordare: in Italia e nel mondo i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri. Si possono fare tutti i discorsi generazionali che si vogliono (ed è vero che nessuno oggi canterebbe “Time is by my side”), ma la questione fondamentale è la sempre più diseguale distribuzione del reddito. E alla FAO si raccontano barzellette e si mangiano aragoste.

  29. ale

    una domanda ai tanti libertari che commentano su questo sito: ma senza Stato, poi come fate? Andate a vivere in piccole comunità autosufficienti sperando che ai vostri vicini non venga l’uzzolo di ammazzarvi tutti per prendere i vostri averi? Tanto per sapere…

  30. Non essendo io un anarcocapitalista ma semplicemente un minarchico con simpatie anarchiche e agoriste non mi permetto di risponderti. Se vogliono saranno gli altri interpellati a risponderti. :D

  31. Kirbmarc

    “ma senza Stato, poi come fate?”

    Come i pesci senza biciclette.

    “Andate a vivere in piccole comunità autosufficienti sperando che ai vostri vicini non venga l’uzzolo di ammazzarvi tutti per prendere i vostri averi?”

    Per quale ragione senza Stato dovrebbero esistere solo “piccole comunità autosufficienti”?

  32. @ Fabri
    Ovviamente ho compreso il tuo paragone sulle nicchie ecologiche anche se non userei questo termini (fa molto positivismo tardo ottocentesco, molto tardo! ;) ).
    Ovviamente penso che le varie generazioni possano e debbano specializzarsi per attività lavorative adeguate alle offerte di mercato, ai parametri dell’età e alle proprie capacità.

    @ Ale
    Guarda innanzitutto hai un concetto libertario un pò vecchiotto, senza offesa.
    Io mi riferisco all’anarcocapitalismo a roba nuova, mica centri sociali o cose del genere.
    Non è detto che bisogni crearsi piccoli spazi o comunità ridotte stile hippie o hamish, come hanno già scritto, ci possono essere spazi ampi come le attuali città.
    Basta privatizzarle nei servizi e accesso.
    Negli Usa esistono forme di privatopie esattamente come delle minicittà autosufficienti senza per questo veder ridurre il proprio standard di vita e spazio abitativo.
    Anzi!.
    Poi ovviamente in un sistema enclave le varie tipologie di vicinato dovrebbero comunque rispettare il principio di proprietà e di non aggressione fisica, pur sviluppandosi come reputano loro.
    In caso contrario di mancato rispetto da parte di queste, poca pace e amore, e legittima difesa, anche armata, o tramite agenzie apposite di sicurezza.
    L’idea di enclave (comunità è roba da anarchici e da anarco-comunisti).
    Noi guardiamo anche oltre al homesteading al seasteading come già Fabri ha illustrato in un post avanguardistico sull’Isolo de Rosoi quest’estate.
    Ciao da LucaF.

  33. Nel caso delle enclave o delle isole libertarie la convivenza tra persone non è garantita da uno stato ma dalla libera accettazione di regole degli individui. I servizi vengono dati da privati o da associaizoni di privati (cioè un gruppo di persone decide di autofornirsi un servizio pagando una quota) e volendo ci possono anche eleggere nel caso delle isole dei rappresentanti per i rapporti con le altre isole o con le altre enclave.
    L’anarchismo e/o il libertarismo (sono concetti simili ma non identici) non significa assenza di regole o pià comunemente il caos, ma assenza di uno stato. Sono esistite (ed in un certo senso internet è una comunità di individui senza governo dove i servizi vengono dati dai privati) nazioni senza stato. Unico problema a mio parere è la grandezza delle comunità. L’anarcocapitalismo funziona solo con microcomunità.

  34. ale

    Boh, sarà che sono rimasto a Hobbes, ma continuo a non capire come garantireste la sicurezza senza Stato (per non parlare del resto). La soluzione di “privatizzare” mi sembra un ritorno al medioevo, quando si dovevano pagare mille balzelli per il solo fatto di percorrere una strada o di attraversare un ponte (se sono costruiti o mantenuti da un privato vorrà essere pagato, giusto?). E lo stesso vale per tutti gli altri servizi. Ma come si paga senza una valuta garantita dallo Stato? Si torna all’oro o direttamente al baratto? Ma la questione più forte, ripeto, è quella della sicurezza: come vi proteggete da chi la proprietà altrui non la vuole rispettare? Agenzie di sicurezza? E se il vostro nemico li paga meglio e vi si rivoltano contro? O se vi si rivoltano contro direttamente? In fondo se rompono il contratto per cui vi dovrebbero difendervi da chi andate a lamentarvi, visto che lo Stato non esiste più?
    Le minienclave citate sono parassitarie, perché inserite in uno Stato esistente che comunque garantisce loro la difesa da attacchi esterni (o pensate che se il Canada o il Messico o la Cina le invadessero il governo americano starebbe a guardare?). Quanto alla presunta autosufficienza: hanno una centrale elettrica propria? Estraggono e raffinano il loro petrolio? Si fabbricano da soli il materiale con cui costruiscono le proprie case e le armi con cui le difendono? O importano tutto? E come pagano? In dollari o con la propria valuta? Se pagano in dollari hanno bisogno dello Stato americano, così come hanno bisogno di lui per garantire i contratti con le imprese di cui si servono, per mantenere le strade su cui sono trasportate le merci che importano ecc. Facile giocare all’enclave indipendente quando c’è qualcuno che comunque veglia su di te…

  35. Fammi capire, Fabri, perché la tua definizione ben si attaglia anche alle comunità dell’ovest americano che odiano le tasse, istruiscono i figli con la sola bibbia e sparano sui federali.

  36. Ma infatti uno dei motivi perché sono minarchico è proprio per ovviare a questi problemi. Il minarchismo assicura sicurezza contro attacchi esterni e contro quelli interni, lasciando i servizi ai privati. A mio parere l’anarcocapitalismo funzionerebbe solo sulle isole libertarie o su nuove colonie spaziali o su altri pianeti. Questo perché il mondo in cui viviamo è fatto di stati che farebbero di tutto per invadere le enclavi.

  37. Per Popinga

    No, no, no. Non confondiamo minarchismo con anarcocapitalismo. Il minarchismo è uno stato minimo in cui la sicurezza e la giustizia vengono gestite dai rappresentanti eletti dai cittadini lasciando i servizi ai privati. Anche se ad essere sincero la mia posizione è ben più complessa. Ne parlerò più avanti in un post. :D

  38. ale

    “il minarchismo assicura sicurezza contro attacchi esterni e contro quelli interni”. Come? Autodifesa? Quindi è un ritorno allo stato di natura hobbesiano, in cui vince il più forte. Se il tuo vicino (l’enclave vicina) è più forte, ti annienta e si prende tutto.

  39. “L’anarcocapitalismo funziona solo con microcomunità.”

    Non è detto, leggi Friedman.

  40. Beh fino a quando l’anarcocapitalismo non viene messo in pratica non possiamo dire niente ad essere sinceri. Né io né friedman.

  41. Sulle dinamiche intergenerazionali consiglio il libro di HOwe e Strauss, The Fourth Turning – http://tinyurl.com/y9yuz89. L’ho trovato illuminante e lo schema è utile anche per l’Italia, anche se basato soprattutto su dati e storia USA

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