Su un Nature di Agosto è stato pubblicato uno studio sulla genetica di una varietà di riso asiatica, Kasalath, che ha la capacità di crescere in suoli poveri in fosforo. In particolare è stato identificato il gene responsabile di questa caratteristica. Fatto questo hanno isolato il gene e lo hanno poi inserito in varietà commerciali, indica e japonica, ottenendo un 60% in più di raccolto in suoli poveri in fosforo. Una ricerca rivoluzionaria e dei risultati strepitosi che potrebbero cambiare le sorti di miliardi di persone visto che uno dei più grandi problemi dell’agricoltura moderna è la carenza di fosforo nei terreni.
Un gene selezionato in millenni dagli agricoltori potrebbe essere trasferito su altre varietà o altre specie nel giro di pochi mesi o anni. Un gene perfettamente “naturale” secondo la mentalità ambientalista ma che si sarebbe potuto scoprire in un laboratorio come è successo per migliaia di altri geni isolati per creare gli OGM. Ma per l’ambientalista anti-OGM non è così: i geni buoni sono creati dalla natura o dalla selezione umana nei secoli o millenni, mentre quelli cattivi – anche se contengono le stesse basi nella stessa sequenza- sono quelli isolati in laboratorio.
La scoperta è comunque eccezionale e apre la strada all’ingegnerizzazione di tutte quelle piante che hanno difficoltà a crescere nei suoli poveri di fosforo, con conseguente aumetno della produzione e diminuzione di “semina” di fosforo sui terreni, con buona pace degli ignoranti anti-OGM.



Spiegare queste cose ai teo-bio è fiato sprecato, ormai sono imbibiti di organic-ortolan-chilometrizerismi che non ti stanno neanche a sentire