Vecchio blog

In questa sezione ci sono alcuni dei post che “salverei da un eventuale rogo” del vecchio blog.

Io e Rick. Sabato 29 Marzo 2008

Io e Rick abbiamo qualcosa in comune: le nostre vite sono sdoppiate e viviamo in due universi paralleli distinti.
Rick è il protagonista de “L’uomo che credeva di essere se stesso” di David Ambrose. Un giorno scopre dopo un incidente di essere stato catapultato in un universo parallelo in cui fa un altro lavoro, sua moglie non è in cinta e il suo primo figlio non è mai nato. In quest’altro universo tutti lo chiamano Richard.
Lo ripeto sempre, e forse sono pure noioso, ma la sensazione che ho quando torno in Italia dopo mesi e mesi qui in UK è così estraniante e shockante da avermi fatto pensare alla teoria degli universi paralleli. E non riesco ad abituarmici mai. E’ sempre la stessa storia: torno in Italia, mi dimentico completamente della mia vita a Bristol, tutto si congela e ha i contorni di un sogno fatto in dormiveglia, e ricomincio la vita a Cagliari come se non fossi mai partito. Esattamente dal punto in cui l’avevo lasciata.
Il fatto è che la vita a Bristol quando sono in Italia potrebbe essere stata solo un sogno ad occhi aperti, una fantasia di un ragazzo in cerca di nuove esperienze stufo di vivere in una città mediocre e di provincia. Allo stesso modo la vita in Italia quando sono in UK potrebbe essere frutto della fantasia di un emigrato per cercare di inventarsi un passato che in realtà non è mai esistito e che sfrutta per giustificare la sua emigrazione.
Chi mi assicura che quando supero il check-in ogni volta, il mio doppio Fabrizio non torni a casa e continui la mia vita da studente universitario in cerca di lavoro, occupando la mia camera e uscendo con il corrispettivo della mia ragazza lì?
E chi mi assicura che quando supero il check in a Bristol, il mio doppio Fabristol non torni nella sua casa a Redland continuando ad andare in laboratorio?
Il fatto è che le due vite sono così distinte, tagliate con la lama affilata, così vere e sfumate allo stesso tempo, che il mio cervello ha due scomparti separati e dedicati.
L’ultima volta in Italia ho avuto seriamente il dubbio di avere personalità multiple. Davvero Fabrizio si comporterebbe come Fabristol nell’ambiente dell’altro o viceversa?
E se è così qual’è il mio vero IO? O per ogni capitolo della mia vita c’è un personaggio principale diverso?
Forse come scrissi tempo fa: “E ormai sono giunto alla conclusione che il mondo che esiste (la realtà) è quella che mi porto dietro io nel mio presente, cioè dentro la mia mente.”
Se è così quando passo da un universo all’altro (attraverso il wormholes del viaggio), il mio vero ed insostituibile IO esiste solo in quel corridoio dell’aereo. Lì non c’è alcuna casa, nessun parente o amico che mi possa ricordare dell’uno o dell’altro universo, ma esisto solo IO in transizione*. Un Dr Jekill in procinto di bere la pozione per diventare Mr Hyde o viceversa.

*
Mi accorgo ora che un io in transizione è un ossimoro, perché l’Io in quanto tale è qualcosa di fisso e definito, non dinamico. Quindi alla fine coem potete vedere non sono ancora riuscito a trovare il mio vero Io se pure nel wormholes tra un universo all’altro non è mai fermo ma si trasforma.

Fedeli alla linea. Lunedì 10 Marzo 2008

Io credo che la parabola discendente (o ascendente a seconda dei punti di vista) di Giovanni Lindo Ferretti fulminato nella via di Damasco e poi caduto nelle braccia di Ferrara, possa insegnarci tante cose:

1) il comunismo e’ una religione atea, come il buddismo, e come tale e’ fatta di dogmi.

2) l’ateismo del comunismo e’ un ateismo non ragionato, ne’ razionale o scientifico, ma dogmatico. Come lo e’ il dogma della verginita’ di Maria nel cattolicesimo.

3) una volta caduta la struttura religiosa portante, i dogmi non hanno piu’ senso e decadono. Estinta la religione comunista il dogma dell’ateismo non ha ragione di esistere, cosi’ come caduto il cattolicesimo il dogma della verginita’ della Madonna non ha ragione di esistere.

4) l’adepto che si ritrova orfano della propria religione, non per sua scelta, tenta in tutti i modi di trovare un sistema di credenze sostitutive.

5) il neofita o neoconvertito si pone sempre in una posizione oltranzista e fondamentalista.

Gli ex comunisti sono i candidati migliori alla conversione al cattolicesimo.

Io e Glashow grandi amici. Giovedì 6 Marzo 2008

Qualcuno mi ha chiesto come ci si sente ad aver ricevuto una e-mail dal Premio Nobel per la Fisica Glashow.
Be’, quando ho acceso il PC in ufficio e ho visto l’email che cominciava con Dear… e poi il mio nome, devo dire che ero molto vicino a svenire per la felicita’. Credo di averla riletta per dieci volte consecutive perche’ non ci volevo credere. Nel frattempo stavo analizzando i miei dati e preparando il materiale per i miei esperimenti, col mio professore che mi ronzava sempre attorno. Ho fatto tutto a tempo di record: traduzione, post, coordinazione col gruppo di PG, analizzato i miei dati e fatto esperimenti.
Sono tornato a casa distrutto.
Ma ne e’ valsa la pena. Credo di essere l’unico blogger in Italia che possa vantarsi di essersi scambiato delle e-mail con un premio Nobel per la Fisica!!
Ai miei nipotini potro’ dire (con voce stentorea e catarrosa): “Quand’ero un giovane blogger - non come i blogger di adesso tutti drogati e pieni di soldi e donne. All’epoca noi eravamo i pionieri della blogosfera, usavamo ancora le tastiere e i mouse, ora e’ tutto piu’ semplice! - dicevo quand’ero un giovane blogger, Glashow mi scrisse una e-mail! Bei tempi quelli.”

Da Okinawa a Ovodda. Giovedì 21 Febbraio 2008

L’altro giorno su BBC 2 ho visto un documentario che aveva per oggetto la longevita’ umana. Venivano presentati due luoghi nel pianeta dove la longevita’ umana e’ piu’ alta della media e dove il numero di centenari e’ incredibilmente alto rispetto alle regioni limitrofe. Questi due luoghi erano l’isola giapponese di Okinawa e la Sardegna.
Nel primo caso veniva fatto notare come la longevita’ degli abitanti di Okinawa e’ incredibilmente alta, anche rispetto alla media giapponese che di per se e’ al top mondiale. Alcuni ricercatori stanno cercando di capire se sia possibile imparare dagli abitanti di Okinawa l’elisir di lunga vita.
Quello su cui stanno puntando e’ l’alimentazione dell’isola. Sana, varia, con molti vegetali e frutta ma soprattutto con un apporto calorico del 20% piu’ basso rispetto alla media. Cioe’ la restrizione calorica potrebbe veramente influire sul benessere generale dell’organismo. Tant’e’ che dai giapponesi come regola viene usata quella di non mangiare fino a farsi scoppiare la pancia, ma di mangiare fino a che si e’ pieni all’80% circa.
E cio’ e’ particolarmente interessante quando si guarda agli immigrati di Okinawa trasferiti negli Stati Uniti, specialmente Hawaai. I figli dei giapponesi nati e cresciuti in USA hanno un’aspettativa di vita piu’ bassa addirittura della media americana ma vanno incontro a malattie cardiovascolari, obesita’, diabete ecc.
C’e’ una lunga diatriba tra i ricercatori: e’ l’ambiente circostante dove viviamo o la genetica a determinare una lunga longevita’?
L’evoluzione ha forgiato questa popolazione isolata nel pacifico per un tipo di alimentazione sana, ma appena vengono esposti ad un’alimentazione ipercalorica e ricca di proteine la loro salute tende ad essere compromessa. In questo senso quindi per quanto riguarda la longevita’ di Okinawa non e’ solo una questione alimentare ma anche genetica. Diciamo un rapporto di 60 a 40 per alimentazione e genetica rispettivamente.
Ma se si va a vedere il secondo caso, cioe’ quello della Sardegna la situazione si capovolge. Diciamo che i sardi non sono proprio famosi per la riduzione calorica nei pasti. Anzi la regola e’ “piu’ si mangia meglio e’”. La pancia deve essere piena, scoppiare, per poi riposarsi sazi.
E in genere nessuno si preoccupa neppure della quantita’ di proteine o di alcool ai pasti, tant’e’ che la maggior parte delle pietanze tipiche sarde sono costituite da carne arrosto (e questo alla faccia di chi dice che la cottura sulla brace e’ cancerogena! ).
Ebbene nel caso specifico di Ovodda, un piccolo paese del centro Sardegna, la quantita’ di centenari e’ incredibilmente alta e si posiziona tra le prime al mondo. Non solo ma la differenza tra uomini e donne centenari e’ praticamente inesistente; in genere infatti sono le donne a raggiungere i cento anni piu’ degli uomini.
Ma gli immigrati sardi all’estero, anche dopo generazioni tendono ancora ad essere piu’ longevi della media della nazione dove sono emigrati.
In questo caso quindi e’ piu’ grande l’apporto genetico su quello dell’alimentazione. Nei sardi quindi la genetica e’ 60% mentre l’alimentazione e lo stile di vita 40% circa (le cifre sono mie).
Non solo ma la popolazione sarda ha il problema di tutte le popolazioni derivate da un ristretto numero di fondatori. Si parla di collo di bottiglia genetico e di “effetto del fondatore”. Questo garantisce una certa omogeneita’ genetica tra i sardi ma anche malattie genetiche endemiche, come talassemia, favismo, diabete. Non solo, ma a complicare le cose si aggiunge pure il matrimonio tra consanguinei, pratica comunissima fino a 50 anni fa in tutta l’isola. Per evitare dispersione dell’eredita’ ci si sposava tra cugini di primo grado.
Quindi i sardi mangiano in modo ipercalorico, in eccesso, con alcool, sono portatori di una sfilza di malattie genetiche, sono frutto di matrimoni tra consanguinei con poco afflusso genetico esterno eppure continuano a vivere fino a cento anni.
C’e’ qualcosa che non va. O meglio c’e’ qualcosa nei geni dei sardi che aiuta a raggiungere i cento e a superarli?
Il professore Luca Deiana pensa che sia coinvolto l’enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), la cui produzione in molti sardi e’ deficitaria, a causa di una mutazione genetica. Il favismo, comunissimo nell’isola e’ causato proprio da questa deficienza.
E’ anche vero pero’ che l’epidemiologia della deficienza da G6PD e’ molto vasta e comprende praticamente tutta la fascia subsahariana e subtropicale dove la malaria e’ presente. Perche’ come effetto collaterale della deficienza da G6PD c’e’ la protezione dal plasmodium falciforme causa della malaria.
Quindi io non sarei tanto propenso ad individuare nel singolo gene per quell’enzima dei sardi il segreto della vita. Forse sono una serie di geni che fanno il cocktail dell’elisir di lunga vita, legati poi ad una vita sana e calma, in cui si mangia molto certo ma in modo semplice.
Insomma come ha commentato il giornalista sulla BBC: “Se non avete i geni dei sardi avete comunque qualche speranza.”

“Mia madre (solo una, l’altra no) è un mitocondrio.” MArtedì 5 Febbraio 2008

Immaginatevi una molecola che si lega ad un’altra in un ambiente liquido. Chesso’ l’acido acetico che si lega alla colina per formare l’acetilcolina nella cellula.
Per i profani della biologia o della biochimica pensate ad un mattoncino LEGO A che si attacca ad un altro B.
Ecco, ora che avete in mente questa semplice immagine fatevi questa domanda: e’ moralmente accettabile che il mattoncino LEGO A si leghi al mattoncino B?
Il legame chimico che si instaura e’ raccapricciante, immorale e/o shockante?
E’ socialmente accettabile che qualcuno deliberatamente prenda la colina e l’attacchi all’acido acetico?
A meno che non abbiate qualche turba mentale e/o rivestiate un gruppo di molecole organiche composte da carboni, idrogeni e quant’altro di una valenza morale, ovviamente le risposte alle domande di cui sopra sono tutte negative.
Fin qui d’accordo, giusto?
Ma aspettate seguitemi in questo esperimento:
all’interno delle nostre cellule ci sono degli organismi simbionti (simili ai batteri) che sono stati inglobati nelle nostre cellule centinaia di milioni di anni fa, che chiamiamo mitocondri. Questi mitocondri sono molto utili: in cambio di un ambiente protetto e di molecole essenziali alla loro sopravvivenza loro producono energia per noi. Sono delle piccole fabbriche di energia. A causa del loro passato indipendente i mitocondri continuano ad avere un loro DNA, diverso dal nostro perche’ circolare. All’interno ci sono solo geni responsabili del processo di respirazione cellulare.
Ora in alcune persone questi mitocondri non funzionano bene: ne deriva una marea di sindromi che portano a grossi problemi muscolari, del cuore, dell’occhio ecc.
Se una donna portatrice di questi problemi “malattie mitocondriali ereditarie” fa un figlio, questo ha una altissima possibilita’ di avere la malattia. Perche’?
Perche’ i mitocondri vengono ereditati solo dalla madre. Sono all’interno dell’ovulo e la trasmissione e’ tipicamente femminile.
Ora per aiutare queste persone ad avere una prole sana e senza problemi si feconda in provetta l’ovulo della donna malata con lo spermatozoo del partner. Poi si aspira il nucleo e lo si mette nell’ovulo di una donna sana a cui e’ stato aspirato il nucleo a sua volta. Cosa succede: l’embrione crescera’ all’interno di una cellula uovo sana privata del DNA nucleare della donatrice ma con ancora questi organelli simbionti. Una sorta di trapianto mitocondriale.

Ora ditemi: e’ moralmente accettabile che l’acido desossiribonucleico circolare di un mitocrondrio sano venga utilizzato per far crescere un figlio sano?
L’acido desossiribonucleico circolare ha una connotazione intrinsecamente malvagia?
E’ esso fonte di disordine morale ed e’ socialmente accettabile?

Per alcuni giornalisti (e per i commentatori clericali domani) la risposta e’ probabilmente positiva.
Guardate i titoli dei giornali di oggi:
Creato in laboratorio embrione da tre genitori.
Embrione da tre genitori.
Creati embrioni umani con tre genitori diversi.

Tutti sparano titoloni che evocano chimere e frankestein.
Parlano tutti di DNA di due donne con quello di un uomo fusi assieme. Quando invece e’ semplicemente falso. Deve essere che un uomo con un trapianto al cuore per queste persone e’ frutto di tre genitori. O che le trasfusioni di sangue per chi ne bisogna rendono i riceventi creature chimeriche con decine o centinaia di genitori. Chissa’ se anche il trapianto di capelli da un terzo e’ considerato un apporto genitoriale.
E poi chi glielo dice al bambino che nasce che e’ figlio di uno spermatozoo, un ovulo e un mitocondrio? Sicuramente sara’ un mostro.
Qualcuno usa anche parole come shock (alcuni scrivono choc perche’ non sanno l’inglese). L’articolo piu’ devastante, e veramente questo si’ shockante, e’ quello de Il Giornale:

Newcastel - Sono già 10 gli embrioni umani con tre “genitori” creati nei laboratori dell’Università britannica di Newcastle. Ognuno, infatti, contiene il Dna di un uomo e due donne. L’obiettivo, spiegano i ricercatori dell’ateneo autori della ricerca shock, è quello di arrivare, grazie agli embrioni con due mamme e un papà, a un bebè “disease-free”, cioè a prova di malattie ereditarie. Un piccolo geneticamente modificato che, secondo l’annuncio degli scienziati, potrebbe nascere in Gran Bretagna entro tre anni.

A parte il Newcastel scritto come si legge, quel sono “gia’ 10 gli embrioni umani” e’ gia’ un brutto inizio. Presuppone che qualcuno abbia prodotto in qualche laboratorio 10 mostri e stia pensando di produrne altre centinaia, chissa’ magari per conquistare la terra. Al contrario di altri giornali qui non viene spiegato cosa e’ il DNA mitocondriale e che non c’entra assolutamente nulla col codice genetico umano.
La ricerca e’ shock ovviamente e il mitocondrio appunto diventa magicamente “mamma”. Ricordatevi quando disinfettate con l’alcool il tavolo potreste uccidere miliardi di potenziali “mamme”.
Il piccolo che ne esce e’ sicuramente “geneticamente modificato”, ma nessuno qui ha parlato di inserzione o di eliminazione di geni. Al Giornale sono gia’ al capitolo mostro modificato. Badate bene (rifugiatevi in cantina) che se no arriva l’invasione di questi bebe’ trimurti “entro tre anni”.
Nella foto in alto una delle madri vista di profilo.

Sto diventando secessionista? O è solo voglia di Europa? Domenica 3 Febbraio 2008

Idee che mi frullano in testa.
Un tempo ero per l’Italia unita, odiavo il federalismo e solo l’idea che un pezzo di Italia chiedesse la secessione dal resto mi dava fastidio. Non che sia stato un nazionalista (meno che mai ora): la mia era una reazione razionale non di stomaco. Mi dicevo: se passa il federalismo o l’indipendentismo le singole regioni del sud ci perdono da tutti i punti di vista. Una obiezione economica soprattutto, beh certo anche culturale visto che si sarebbe perso anche il concetto di Italia.
Sarà che da quando vivo nel resto d’Europa, vivendo d’Europa, la mia nazionalità è andata diluita, ma ormai la parola secessione non mi fa più paura o ribrezzo.
Il paese è nella merda: fino a qualche anno fa era al bivio e c’era forse qualche possibilità di ripresa.
Si è scelta la strada sbagliata e ora se ne pagano le conseguenze.
Quindi mi chiedevo: nel caso di una crisi economica, e sociale profonda e drammatica i secessionisti avranno in futuro sempre più argomenti per le loro posizioni. Pensatela come volete sul secessionismo ma non potete non ammettere che ormai gli argomenti a favore stanno diventando veramente importanti e non di poco conto. Nel resto d’Europa poi, c’è un fermento indipendentista che va dal Belgio al Kosovo, dai paesi Baschi alla Corsica, dalla Scozia all’Italia. Nei prossimi anni Kosovo, Fiandre, Scozia, Galles faranno secessione. Altri seguiranno a ruota.
L’Unione Europea come ho detto più volte sta diventando paradossalmente una delle concause di questa frammentazione. Perché le regioni secessioniste si appoggiano alle istituzioni europee per separarsi. La Scozia per esempio con una economia galoppante si attaccherà al treno dell’Euro. Il Kosovo entrerà ben prima della Serbia in UE per avere protezione e sicurezza economica.
Gli stati nazionali a mio parere non avranno più senso da qui a dieci anni. A metà 2008 verrà creata una nuova forma di Presidenza europea (Blair si sta già candidando) con più poteri e l’asse della politica estera ed economica si sposterà mano a mano verso Bruxelles. Le elezioni europee fra qualche anno saranno importanti tanto quanto quelle nazionali.
La vecchia generazione di “parrucconi” che non ha mai viaggiato e non conosce l’inglese entro i prossimi venti anni sarà già morta e sepolta e le nuove generazioni di europei prenderanno le redini del potere.
E’ solo una questione di tempo.
Le regioni europee che oggi chiamiamo nazioni sono destinate a diventare solo dei macroaggregati di rilevanza economica.
Insomma se il Veneto chiede l’indipendenza dal resto d’Italia comunque sarà parte dell’Unione Europea, con euro e stessi trattati europei stipulati dal resto dei paesi membri, senza confini o dogane.
Praticamente la differenza sarebbe che i veneti non dovranno più perdere il proprio governo a causa di un Mastella votato solo in Campania, o perdere la faccia a causa di una Napoli ormai persa nella monnezza, o di un Cuffaro colluso con la mafia ma innocente, o di un Parlamento e Senato romani che parassitano nel vero senso della parola i cittadini.
Le scelte poi di politica estera, militare e macroeconomica tanto verranno fatte da Bruxelles, la quale è composta dai rappresentanti di tutti gli stati.
Insomma una nazione che perde il potere di legiferare sulla politica estera, economica, e di difesa che senso ha di esistere ancora?
Non sono diventato leghista, non preoccupatevi. Sono solo pensieri sparsi che mi stanno frullando in questo periodo. Magari fra qualche mese cambio di nuovo idea. L’idea di Europa Unita mi sta intrigando molto e forse mi sta facendo perdere la prospettiva nazionale. Boh magari se ritorno in Italia la prospettiva cambia di nuovo.
Vorrei inputs da chi mi legge per sapere come la pensate.

Sperma femminile ed ovulo maschile. Sabato 2 Febbraio 2008

Allora, poiché mi è stato chiesto da più persone di parlare della questione “sperma-midollo osseo”, pur non essendo un esperto di cellule staminali e di tubuli seminiferi cercherò di scriverci un post.
Ho avuto grosse difficoltà a trovare le fonti perché non ho accesso all’intervista su The New Scientist ma ho trovato però vari reports su siti stranieri.
Si fa riferimento ad esperimenti di Karim Nayernia non ancora pubblicati. Ho trovato però uno dei più recenti sull’argomento (2006) e ho cercato di leggerne altri.
In poche parole, dal midollo osseo è possibile derivare cellule staminali multipotenti (multipotential adult stem cells) che possono differenziarsi in altri tipi di cellule, da quelle del fegato a quelle del cuore, da quelle muscolari alle ossa, dai neuroni a quelle del sangue.
Praticamente il midollo osseo è una fonte di cellule indifferenziate “baby” che diventeranno adulte e differenziate se opportunamente stimolate.
Fin qui niente di nuovo. Si sa, si studia da tempo perché promettente, molte ricerche partono da questo punto per produrre cellule somatiche. Nayernia è riuscito a produrre cellule progenitrici di spermatozoi chiamate spermatogoni. Cioé dopo successivi stadi nei tubuli seminiferi del maschio dagli spermatogoni (diploidi) si arriva agli spermatozoi (aploidi).
Quello che ha fatto è stato quello di prendere cellule staminali del midollo osseo di topi maschi ed inserirle nei tubuli seminiferi di altri topi maschio e et voilà, sono diventate spermatogoni!
Poi dice, perché non ancora pubblicato, di aver fatto in vitro la stessa cosa con midollo osseo umano e aver ottenuto gli stessi risultati.
Ma tutti nel campo sapevano (e sapevamo) che era possibile. Era solo da mettere in pratica. Esperimento simile fu fatto nelgi anni 90 con le galline e fu “successful”.
Ora quello che Nayernia vorrebbe fare è la sperimentazione nell’uomo.
L’articolo sui topi del 2006 parla però di individuazione dei spermatogoni tramite marker molecolari, quindi per via indiretta, anche se poi in altre parti si parla anche di prole sana prodotta con quello sperma.
Nei maschi il procedimento (se confermato) è utilissimo nei casi di infertilità dovuta al cancro testicolare o altre forme di disfunzione della fertilità.
Il caso è scoppiato perché si è ipotizzato l’uso anche per le stesse donne: cioé creare “sperma femminile” (viene chiamato così; esiste pure l’ovulo maschile), uno sperma che invece di avere la possibilità di avere un cromosoma X o uno Y può avere solo X.
Dall’unione quindi di un uovo X e uno spermatozoo X può nascere solo una femmina (tutte le femmine nascono da questo gioco). Quindi se una donna è infertile può creare uno spermatozoo con X, chiedere in prestito un ovulo da un’altra donna e avere una bambina (XX). Oppure se l’uomo è infertile creare uno spermatozoo o con X o con Y (perché nel maschio c’è la scelta) e fecondare in vitro l’ovulo della propria donna, oppure farsi impiantare gli spermatogoni nel proprio tubulo seminifero e produrre il proprio spermatozoo.
La cosa è stata enfatizzata per la possibilità che può dare alle coppie lesbo di riprodursi, ma la verità è che può essere utilizzata anche da coppie normali in cui la donna non ha ovuli o il maschio è infertile.
Detto questo, non vedo assolutamente niente di stravagante, shockante e eticamente problematico.
E dopo? E quindi?
Primo: la ricerca di per se stessa è interessante anche senza alcuna prospettiva di utilizzazione per la fertilizzazione.
Praticamente ci dice che possiamo avere cellule germinali dal midollo osseo. Ma comprendo che per un non-ricercatore questa notizia non fa né caldo né freddo. Per me è di per se stessa fonte di eccitazione.
Secondo: se usata nella fertilizzazione umana può essere una strada per alcuni problemi di infertilità, ma non per tutti, e di certo non per la riproduzione di soggetti sani e (terzo) anche se lo fosse, ma che ve frega.
Se io da questa parte della tastiera fossi frutto di uno spermatozoo preso dalla pelle di un uomo e di un ovulo preso dai capelli di una donna, farebbe qualche differenza a voi dall’altra parte dello schermo?
No ma dico, sinceramente: che acciderbolina ve ne importa?
STOP.
Poi i giornalisti possono spaventarvi con tutti i paroloni che vogliono. I preti possono tormentarvi con visioni dantesche del futuro. I politici vietare quello che non capiscono. Ma il resto è solo ignoranza scientifica e mancanza di buon senso.
Credo il problema principale sia che l’opinione pubblica non comprenda le basi fondamentali della biologia. Non comprende la chimica, la biologia molecolare, la genetica, la riproduzione. Se si studiassero di più queste materie magari potremmo essere un po’ tutti più “vaccinati” di fronte a certo terrorismo psicologico dei media.

Shame on us. 26 Gennaio 2008

Vi racconto la caduta del governo da qui.
La comunità italiana a Bristol è enorme forse terza solo dopo quella polacca e greca. Negli ultimi giorni l’argomento “caduta del governo” è saltato fuori più volte, ma non nei termini e modi che potete immaginare.
Spuntava fuori sempre in forma di battutina, sorrisi amari, occhi un po’ distanti come quando si ricorda di un lutto lontano; un morto di cui si è stati tutti parenti o amici. E parlavamo infatti di un morto i giorni scorsi, qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle, qualcosa che ormai abbiamo rinunciato a comprendere. Non si trova logica in alcune morti, né consolazione. Si parla di fatalità, destino, qualcuno tira fuori il sopranaturale ma neppure biblioteche intere di teologia troverebbero spiegazione di certe tragedie.
E allora la tragedia si trasforma in qualcosa di tragicomico, agrodolce, dovrebbero scendere le lacrime ma in realtà spunta un sorriso e si cerca di dimenticare “quelli”.
“Quelli che stanno ancora lì”, che ancora si agitano come marionette tra la ‘monnezza per non affogare, “quelli che calcio, pizza, mafia e mandolino”, “quelli che voto lui così mi raccomanda”, “quelli che mò frego questo tizio davanti a me e gli rubo la fila”, “quelli che meglio un uovo oggi che una gallina domani”, “quelli che voto il meno peggio”, “quelli che bacio le mani al commendatore, cavaliere ed ingegnere così trova un lavoro a mio figlio”, “quelli che bisognerebbe fare una rivoluzione qui ma non ho tempo per farla”.
Insomma tutto quello che abbiamo deciso di lasciarci dietro.
Tutto quello di cui abbiamo vergogna. Tutto quello per cui gli stranieri ci prendono in giro qui e noi imbarazzati ammettiamo: “sì apparteniamo a quel popolo lì”.
Come si fa a descrivere la situazione italiana all’estero? Che parole usi per giustificare sputi, insulti, risse, mortadella e spumante?
Può davvero la lingua inglese o qualsiasi linguaggio umano avere la capacità di descrivere la vergogna, la perdita di dignità, la rabbia che proviamo qui per voi?
Noi che ci mettiamo la faccia di fronte agli stranieri. Noi che dobbiamo cecare di giustificare quello che fate in quella discarica di rifiuti umani, coscienze, dignità che chiamiamo Italia. Noi qui siamo in prima fila, siamo quelli per cui quello spumante e quegli sputi più hanno fatto male. La mortadella mangiata con volgarità da quel sozzo residuo umano di cui non conosco il nome e non voglio saperlo, quella foto lì che sta girando per il mondo, sì, proprio quella, rimarrà un marchio infamante per tutti noi e per tutte le generazioni future.
E allora tanto vale far finta di essere spagnoli o greci o libanesi che tanto qui nessuno capisce la differenza e vivere con una falsa identità nazionale ma almeno poter camminare a testa alta, senza vergogna.

Forse che la persona non ci deve interessare? Lunedì 21 Gennaio 2008

Di tutte le cose dette oggi, e che conoscevamo gia’, dal Signor Bagnasco la piu’ illiberale, totalitaria e intrinsecamente fascista e’ questa:
“Facile obiettare che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in queste questioni: diciamo anche noi, con Benedetto XVI, forse che la persona non ci deve interessare? Come facciamo a non curarci del destino e della felicità di coloro al cui servizio siamo mandati?”.
Ecco, in un’apparente nota a margine di un discorso ai vescovi dato oggi, l’Idea di fondo, la base del Cattolicesimo. Ecco lo scopo ultimo totalitario del Cattolicesimo Romano.
Le persone non sono proprietarie del proprio corpo ne’ della propria coscienza. Un gruppo di eletti, una casta religiosa immune da leggi terrene, si definisce “mandata” da una divinita’ superiore per curarsi degli altri.
Carita’, solidarieta’, altruismo, filantropia sono parole vuote, gusci quando colui che li esercita lo fa senza richiesta e con la forza.
La carita’ diventa violenza, stupro del corpo altrui.
Come non comprendere che questa cura del destino altrui e’ una prevaricazione, una violenza, uno stupro collettivo perpetrato nei millenni? Stessa cura del destino degli altri la ebbero fascismi, nazismo e comunismi. Dove il partito unico decideva cosa era bene per tutto il popolo, come comportarsi, cosa fare. Mussolini si preoccupava del destino dei propri cittadini. Khomeini si preoccupava della severa ed etica condotta dei propri cittadini. Stalin si preoccupava del destino di milioni di uomini.
Come non capire che democrazie e liberalismi nascono proprio per evitare che qualcuno decida del destino altrui? Che abbiamo creato delle societa’ in cui ogni individuo e’ “su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente sovrano”?
Possibile che la gente venda la propria liberta’, la propria coscienza, il proprio corpo ad altri senza che questo desti alcun motto di sdegno o critica?
Possibile che non si capisca che ci sono persone che vogliono essere padrone del proprio corpo? possibile che non si capisca che ci sono persone che vogliono avere cura del proprio destino senza che nessun altro vi ingerisca?
Possibile che non sentiate le nostre urla? Possibile che non vediate che siamo liberi, vogliamo esserlo e che cercheramo in tutti modi di tenerci questa liberta’?
Io non voglio che il mio destino sia curato da voi.
Io non voglio la vostra carita’.
Non ve l’ho chiesta, non ve la chiedero’ mai e non me la imporrete mai.
Non voglio la vostra pieta’, ne’ la vostra compassione. Non voglio essere nelle vostre preghiere e neppure nei vostri pensieri.
Io non voglio che vi curiate della mia felicita’.
Io sono l’unico fautore del mio destino. Io solo, soltanto io, mi curo della mia felicita’.

Sublimato all’un per mille. Domenica 20 Gennaio 2008

Qualcuno ha snocciolato percentuali per la questione della mancata visita papalina alla Sapienza.
Giornali e commentatori hanno parlato di una sparuta minoranza di professori e di studenti che hanno protestato alla Sapienza al di sotto dello 0,1%.
E proponevano quello delle percentuali come un argomento a favore della loro teoria: cioé che quei professori e studenti erano e sono voci di minoranza, estremiste e fuori dal coro. Voci che devono essere zittite, derise, messe alla gogna pubblica a reti (di regime) unificate.

Nel 1931 Mussolini impose il giuramento di tutti gli accademici delle università del Regno. Tutti giurarono fedeltà eccetto dodici. Qui i nomi.
I giornali di regime titolarono “Sublimato all’un per mille”, per far intendere che l’obbedienza al Duce era inconsistente e rappresentava una piccola percentuale.*
All’epoca si usarono quei numeri per affermare con certezza che il popolo italiano era profondamente e volontariamente fascista. Ora li si usano per affermare che l’intero popolo italiano sia col papa.
All’epoca si diceva che gli assembramenti sotto al balcone di Piazza Venezia erano chiaro segno del supporto popolare al Duce. Ora i centinaia di migliaia sotto al balcone di Piazza San Pietro sono chiaro segno del supporto al papa-re. Strani tempi, strane coincidenze, gli stessi brividi.
Ora col senno di poi guardiamo a quei professori come eroi che si ribellarono alla “massificazione delle coscienze”, con uno slancio epico si opposero al volere dei potenti, dei giornali e del Duce.
E sarebbe giusto scolpire quei dodici nomi su tutte le università italiane.
Chissà se fra 20 anni i 67 che non si genuflessero alla massificazione delle coscienze della Sapienza saranno ricordati con altrettanta emozione.

*
Qualcosa di simile accadde al referendum farsa in Iraq del 2002 dove alla voce “Sì” per Saddam Hussein si arrivò alla percentuale bulgara del 100%.

Battaglia tra atei. Lunedì 17 Dicembre 2007

Invito tutti a guardare questo bellissimo ed interessantissimo servizio trasmesso dalla rete canadese CBC.
Parla dell’Italia, di Luigi Tosti, del crocifisso nei luoghi pubblici e in questo caso nei tribunali.
Direte: e che palle!! Un’altra tiritera anticlericale su questo blog.
Invece no. Rimarrete sorpresi da ciò che viene detto in questo servizio (che ovviamente sarebbe impensabile trasmettere in Italia: quanti di voi conoscono il giudice Tosti? In America, in Francia e in UK un bel po’ di gente).
Si parla di simboli religiosi ma non di religione. Si parla di simboli religiosi ma senza religiosi. Si parla di leggi che riguardano i simboli religiosi ma non della natura dei simboli religiosi.
Questo è un pezzo di televisione, a mio parere, da registrare ed “incorniciare nel proprio studiolo” a futura memoria, quando da grandi ci ricorderemo di questo strano periodo di transizione politica, culturale e sociale.

Atto I. L’ateo Luigi Tosti

Innanzitutto chi è Luigi Tosti.
Tosti è un giudice non credente (ma questo è un particolare irrilevante ai fini della discussione), che mano alla Costituzione dice che i crocifissi nelle aule di tribunale sono incostituzionali. Incomincia una protesta simbolica dicendo che presiederà alle sentenze o in assenza del crocifisso appeso dietro di lui o con la presenza di tutti i simboli religiosi delle maggiori religioni moderne e/o antiche (menorah, mezza luna, buddha, statua di Pallade Atena, divinità nordiche ed egizie comprese ecc).
Un atto bizzarro di un uomo pazzo? Può darsi, anche se la Costituzione parla chiaro quando parla di Chiesa e Stato separati, di non discriminazione religiosa e/o razzista.
Sta di fatto che Tosti viene condannato a sette mesi di reclusione per omissione d’atti d’ufficio per essersi rifiutato di celebrare le udienze davanti al crocifisso. Entra in gioco anche il ministro della Giustizia Mastella che chiede provvedimenti disciplinari per il giudice. Giudice ancora sotto processo, che decide di appellarsi alla Corte Europea.
Questo è il background su cui si muove il servizio della CBC.
Ma ora viene il bello perché vengono intervistati Marcello Pera, Giuliano Ferrara ed Emma Bonino.
La cosa buffa ed interessante è che l’argomento “religione” non viene toccato nè alla fine, ci si accorge, è così importante come si possa immaginare. Tant’è che non vengono intervistati religiosi o chierici al riguardo.
Ci sono quattro atei che parlano e che hanno diverse posizioni al riguardo: Tosti e Bonino da una parte, Pera e Ferrara (anche se con sfumature diverse) dall’altra.

Atto II. L’ateo Marcello Pera

Pera difende il simbolo religioso nei luoghi pubblici dicendo che pur riconoscendo che il “Cristo rappresenta solo un mito” (testuali parole) esso va comunque mantenuto perché dietro quel simbolo mitico ci sono dei valori da difendere che stanno alla base dell’Europa: le famose radici cristiane.
Valori positivi, continua Pera, che hanno forgiato il pensiero europeo, come democrazia, libertà ecc. che l’Islam vorrebbe “sradicare” dalla nostra cultura.
Il giornalista gli fa presente che la Chiesa si è macchiata di crimini come Crociate, Inquisizione, antisemitismo, roghi contro le streghe, scienziati eretici ecc.
Pera a questo punto risponde che la Chiesa moderna è caratterizzata dal perdono per quello che ha fatto nel passato e definisce tutti quelli descritti prima come “veri fatti storici” e dice che “comunque questa non è l’attuale interpretazione della nostra religione”.
Pera cioè dice che è vero che la Chiesa ha trucidato milioni di persone, ma quella era una interpretazione del passato, non quella attuale. Cioé sta dicendo che le famose radici cristiane europee di quel passato interpretavano la religione in quel modo. Una bella contraddizione in termini per il nostro filosofo che addirittura definisce nostra religione quella che per lui è solo un mito. Geniale!

Atto III. L’atea Emma Bonino

Questa tradizione dei crocifissi nei luoghi pubblici s’è da mantenere!
Ma quale tradizione?
Entra in gioco Emma Bonino che ci spiega che l’obbligo di avere il crocifisso nei luoghi pubblici è una tradizione molto recente. Esattamente da 70 anni quando Mussolini firmando i Patti Lateranensi obbligò per legge di piazzare crocifisso, bandiera e ritratto del Re in tutti gli uffici pubblici (deve essere che la bandiera e la foto del Re, presenti da anni prima del crocifisso, sono “meno tradizione” del crocifisso).
Quindi parliamo di una legge di un governo fascista, legge anticostituzionale, che si riferisce ad un simbolo di un mito basato su una religione colpevole di efferati delitti nei duemila anni precedenti ma che costituisce le radici culturali dell’Europa moderna.

Atto IV. L’ateo Giuliano Ferrara

Entra in scena Ferrara che dice che il tribunale di Tosti è un tribunale italiano e quindi è caratterizzato dal crocifisso (solo da 70 anni prego). Dice che se si va in altri paesi, esempio islamici, lì si trovano altri simboli religiosi e non sarebbe sconcertato di vederli lì appesi, perché rappresentano la loro cultura. Forse è inutile far notare che magari il 90% di quei paesi che hanno quei simboli religiosi sono dittature, teocrazie e islamofascismi.

Lui, afferma in modo lapidario all’inizio dell’intervista, combatte contro il secolarismo che diventa ideologia, secolarismo che diventa ultrasecolarismo. In Italia si direbbe laicismo. Come dice Pera un secolarismo che aiuta l’altra ideologia totalitaria: l’islamofascismo. Però per combatterlo, curiosamente i due atei utilizzano un’altra ideologia: il cattolicesimo.Ferrara però si pone in modo diverso nei confronti di Tosti ammettendo che in un paese civile e democratico (parla di sistema italiano come “barbarico”) se un giudice si rifiuta di celebrare le udienze non lo si mette in cella per sette mesi!

Conclusione

Dopo tutto questo ci si rende conto che è in atto una battaglia culturale tra non credenti: i primi che cercano di affondare il mito, i secondi che invece cercano di tenerlo a galla il più possibile per evitare che un altro mito prevalga.
Il futuro di Ratzinger - ahimè che bizzarra contraddizione! - è nelle mani di quelli che egli odia di più: gli atei.

Manituana, Wu Ming-Recensione. Giovedì 6 Dicembre 2007

Cosa sarebbe successo se i coloni inglesi americani non si fossero ribellati alla Corona inglese?

Cosa sarebbe successo se l’Impero Inglese avesse continuato a tenere le colonie americane oggi meglio note come Stati Uniti d’America?

Ma soprattutto se gli USA non fossero nati, gli indiani d’America avrebbero un loro stato, con una propria costituzione, citta’ ed esercito?

A tutto questo cerca di rispondere Manituana, un romanzo scritto dal Wu Ming Foundation, cioe’ un collettivo di autori, noto un tempo come Luther Blisset.

Manituana racconta l’Indipendenza amricana dalla parte degli sconfitti. E’ un’altra Storia questa, quella che non e’ mai arrivata nei libri ufficiali. Una Storia che non vi verra’ mai raccontata perche’ e’ la storia dei perdenti, ma soprattutto di un popolo, quello indiano, che fu protagonista ma allo stesso tempo vittima di quel periodo storico.

Nel 1142, ben prima che le navi di Colombo arrivassero nel Nuovo Continente cinque nazioni indiane nell’odierno stato di New York, si unirono in una confederazione (Confederazione Iroquese, o Sei Nazioni dopo che i Tuscarora scacciati dai coloni europei si spostarono a Nord). Una vera e propria confederazione con una Costituzione, regole, confini ecc, che secondo alcuni poi verra’ copiata dai coloni in rivolta per la formazione degli Stati Uniti d’America.

Il loro capo Thayendanegea noto anche come Joseph Brant (nella foto in alto), si reco’ perfino in Inghilterra a Londra e fu ricevuto con tutti gli onori dal Re Giorgio III come alleato nella guerra contro i nemici d’Inghilterra.

Le Sei Nazioni erano alleate della Corona Inglese, aiutarono gli inglesi militarmente contro i francesi in Canada nella guerra franco-inglese, giocando un ruolo determinante nella vittoria inglese. E rimasero fedeli al Re Giorgio anche quando gli americani si rivoltarono contro la Corona. Combatterono al suo fianco fino alla fine, cioe’ la sconfitta inglese, e ne subirono le conseguenze. Inseguiti dall’esercito di Washington furono sterminati nel volgere di pochi anni, i loro villaggi distrutti, le sei nazioni disciolte. Gli ultimi superstiti si rifugiarono in Canada, dove ebbero la protezione degli inglesi.

Quello che esce fuori da questo libro e poi da tutte le informazioni che ho raccolto in internet e’ una storia sepolta, nascosta e forse piu’ determinante di quanto si possa pensare della Storia moderna.

Manituana e’ un buon libro storico e d’avventura ma pecca di troppa aderenza ai fatti storici e stenta a decollare e a rimanere un classico come lo fu Q del Luther Blisset Project (il Wu Ming prima dell’arrivo di altri scrittori).

Avvincente e con registri linguistici diversi ed assai interessanti nelle varie parti, con un inizio non brillante ed una fine forse troppo lunga, il romanzo forse e’ piu’ importante per quello che dice tra le righe piuttosto che per lo stile e la trama.

Per Wu Ming la forma romanzata e’ solo uno strumento per illustrare le proprie idee politiche e storiche, ma mentre con il meraviglioso Q il contesto storico era solo un affresco per una storia senza eta’, come quella tra clericali e liberali, in Manituana gli autori non riescono (o non vogliono) ad uscire dai fatti storici.

Una lettura superificiale potrebbe relegarlo nel reparto dei libri d’avventura della biblioteca, ma in realta’ Manituana e’ un forte e tagliente libello politico. Indica e accusa chi ha decretato la fine degli indiani della Sei Nazioni senza mezzi termini. Ed indica subconsciamente, pur rimanendo un romanzo di ambientazione storica, tutte le tracce per un futuro romanzo fantascientifico ucronico. Un’america fatta di nazioni inglesi ed indiane al’interno del Common Wealth britannico. Una New York completamente diversa con abitanti e magari sindaci Mohawk, una cultura ibrida tra amerindi, inglesi, neri e coloni europei.

Ridiamoci un po’ su. 1 Novembre 2007

Per Halloween mi sono vestito da Borat…
Grande successo di critica e di pubblico. Tutti mi hanno fatto i complimenti (anche per l’imitazione con tutte le frasi tipiche del film) e per i baffi. Pensavano fossero finti e invece… e invece erano verissimi: mi sono fatto crescere il pizzetto per un mese e poi il giorno ho tagliato la parte di sotto.
Insomma per dirla alla Borat: It’s nice! It was a great success!

Qui l’originale:

Il mondo è nostro. Sabato 10 Novembre 2007

Ieri abbiamo dato l’addio ad una ragazza italiana. Una piccola festicciola per una dottoranda che è stata qui per sei mesi e che oggi ripartiva in Italia, forse per sempre.
Non la conoscevo molto bene, forse l’ho vista cinque volte in tutto. Una ragazza molto simpatica e semplice che forse non vedrò più. Ho visto come è cambiato il suo modo di vedere l’estero in questi sei mesi ogni volta che la rivedevo. Un classico: il rifiuto iniziale, l’ambientazione graduale, poi il colpo di fulmine e l’innamoramento per tutto quello che ti circonda e poi, solo quando si sta per partire, le lacrime ti fanno capire che ormai è troppo tardi. Te le porterai a casa quelle lacrime. Ci costruirai sogni, ripensamenti, i ricordi ti accompagneranno in tutto quello che farai. Quell’avventura farà parte di te fisicamente e caratterialmente.
Qui all’estero, in queste vite sospese che facciamo senza radici fisse, in un limbo fatto di speranze, ingordigia del futuro e lacrime del passato, le persone vanno e vengono come falene intorno ad una luce la notte. Non sai mai chi entrerà nella tua vita, non sai mai quando se ne andrà dalla tua vita, a volte non sai neppure quanto lui/lei è stato importante per la tua vita se non dopo anni e dopo aver perso i contatti per poterlo/la ringraziare.
Certo è triste ma fa parte del gioco.
Abbiamo scelto di fare questa vita, anteponendo il viaggio alla stanzialità, il cambiamento all’immutabilità, la dinamicità alla fissità, in una parola le ali alle radici.
Di questa scelta ne raccogliamo i frutti ogni giorno ma ne paghiamo le conseguenze.
Una di queste è perdere persone intorno a noi e aumentare così la nostra cartella dei ricordi. Lì tutti in fila come files in un hard disk vedo le facce di tutti quelli che mi sono passati a fianco, sento ancora le loro voci, centinaia di sorrisi, migliaia di mani che sfiorano le mie, in un girone dantesco di morti ma ancora vivi. Io che divento il centro di questa folla dai mille idiomi e viva.
La gente stanziale pensa che siamo dei pazzi, che ci giriamo il mondo perchè non ci piace più la nostra casa, ma non hanno capito che siamo arrivati ad un punto del nostro viaggio nel quale non è più il mondo ad essere il protagonista ma solo noi gli attori: in poche parole è il mondo che ci gira intorno.

Bruxelles città-stato. Mercoledì 25 Ottobre 2007

Quando andai in Belgio qualche mese fa rimasi sinceramente impressionato dalla divisione interna del paese. Quando presi il treno per andare da Bruxelles a Ghent nelle Fiandre, mi resi conto che andare vero il Nord era come attraversare un confine non scritto nelle mappe ma nelle vite delle persone.
Nella lingua prima di tutto (i belgi sono per lo più monoglotti e non bilingui come ci si aspetterebbe), nei costumi, nelle città, nella genetica perfino, nel comportamento ecc.
Perfino i cartelloni pubblicitari erano scritti in diverse lingue per raggiungere diversi target. Cioè c’erano prodotti solo per fiamminghi ed altri solo per francofoni.
Leggendo questa intervista mi sono reso conto che nel cuore dell’Europa c’è ancora uno stato in cui secessione, scissione, rivoluzione hanno ancora un senso profondo. Gli stati nazione non sono entità eterne e sono organismi dinamici e nei prossimi cinquant’anni, se l’Europa non diventerà unita dal punto di vista politico, dobbiamo scordarci nomi come Spagna, Belgio, Germania o Italia, tutti presi da scissioni interne più o meno importanti.
Mi ha colpito un botta e risposta dell’intervista:

“Che pensa dell’ipotesi di sottrarre Bruxelles alla lotta tra valloni e fiamminghi e far­ne una città Stato internazionale, capitale d’Europa?

«Bruxelles è già la capitale europea ma solo da un punto di vista burocratico. Non po­trà mai competere con Parigi o Londra».

Bruxelles città stato, fuori da qualunque giurisdizione nazionale, ma capitale burocratica, politica e simbolica dell’Europa unita.
Questo mi ha colpito, e per quanto mi possa dispiacere per il Belgio squartato e diviso tra olandesi e francesi, l’idea mi affascina non poco.

Quando gli dèi sono sensibili alla clozapina. Mercoledì 24 Ottobre 2007

Qualche anno fa usci’ un libro di Mario Guarino, molto ben fatto e documentato su Padre Pio: Il Santo Impostore: controstoria di Padre Pio, Kaos edizioni.

Si raccoglievano testimonianze, documenti e cartelle cliniche del frate che lo mostravano in una luce completamente diversa rispetto a quello a cui ci hanno abituato nelgi ultimi anni.

Sul Corriere.it oggi c’era un articolo di un libro di Luzzato che descrive tutto questo. Forse un po’ in ritardo visto che noi eretici lo sapevamo da anni. Ma e’ gia’ una buona cosa che il muro dell’omerta’ venga rotto finalmente anche nella grande stampa.

Padre Pio fu visitato perfino da un medico spedito dal Vaticano. Vaticano che ricordiamo all’epoca sapeva degli imbrogli del frate. Ed infatti per decenni la Chiesa fu sempre contraria al fenomeno Padre Pio, tanto da beatificarlo solo da poco e solo dopo milioni di vecchiette invocanti e soldi tintinnanti. Tra l’altro si potrebbe denunciare la Chiesa per truffa aggravata ed abuso della credulita’ popolare.

In poche parole il frate presentava chiari segni di psicosi anche conosciuta come schizofrenia.

Milioni di persone schizofreniche al mondo presentano sintomi tipici come: allucinazioni uditive o visive, sensazioni di mani o dita che passano in tutto il corpo, automutilazioni ecc.

A tutti questi malati vengono prescritti farmaci come gli antipsicotici (specialmente gli atipici) ed una buona psicoterapia cognitivo-comportamentale. In molti casi la cura funziona, o comunque diminuisce buona parte dei sintomi.

Padre Pio diceva di sentire voci a carattere imperativo, nel buio della sua cella sentiva mani toccarlo sotto i vestiti (come Maometto d’altronde), si automutilava con acido fenico nei palmi delle mani.

Se all’epoca in cui visse Padre Pio fossero esistiti gli antipsicotici atipici, come la clozapina, e un medico psichiatra moderno l’avesse potuto visitare, Padre Pio sarebbe stato uno dei tanti pazienti di un ospedale di periferia e San Giovanni Rotondo un paesino sconosciuto (e non la Las Vegas che e’ adesso).

Stessa cosa vale per Maometto, Mose’ o Joseph Smith (l’inventore del mormonismo).

Cio’ che distingue un santo da un malato psichiatrico e’ solo la componente religiosa: se uno dice di essere Napoleone o di essere Cleopatra reincarnata viene messo in un manicomio; se dice di essere il nuovo messia o di sentire voci dagli angeli e’ un santo.

Datemi un santo, un profeta od un messia, dategli la clozapina e smettera’ di vedere o sentire cose.

Gli dei sono sensibili alle dibenzodiazepine.

La fine dei tabù. Lunedì 8 ottobre 2007

E’ passato esattamente un anno da quando ho scritto il primo post su questo blog.
L’idea era quella di scrivere un diario di questa avventura in Inghilterra, esattamente come feci per quella in Svezia due anni fa.
Certo, il blog è un qualcosa di dinamico, è come un essere vivente ed è cambiato nel tempo. Ho parlato tanto di politica, scienza, religione ed etica, lasciando forse un pò troppo in un cantuccio le mie esperienze qui all’estero. E’ anche vero che per me politica scienza e religione sono intimamente legate alla mia personalità. E chi mi conosce bene sa che vivo la mia vita politica in modo aperto. Da questo punto di vista credo di essere come un libro aperto: tutti sanno ciò che penso e non ho niente da nascondere.
Certo vivo la mia vita con passione qualsiasi cosa io faccia e questo può scontrarsi spesso con l’altrui pensiero. Ho uno stile sfacciato, ma non arrogante anche se all’inizio posso fare questo effetto (perlomeno dal blog). E’ una tipica offesa che mi fanno nei commenti: arrogante.
Il mezzo del blog non aiuta e sembra quasi che Fabristol sia in una perenne incazzatura, ma non è così.
Molti mi hanno offeso gratuitamente in questo blog ed io non ho mai risposto in modo volgare ma ho sempre cercato il dialogo. Certo dispiace che la gente si scateni così tanto sul web: d’altronde è come indossare una maschera. Dietro ad un nickname o peggio l’anonimato si disvelano i peggiori lati del carattere.
Spesso le discussioni sono nate dalle questioni religiose e di etica, quasi mai per questioni riguardanti politica, cultura generale ecc.
Questo per il fatto che: A) la religione da che mondo e mondo è argomento tabu’. B) la religione fin da quando son nato per me non è tabu’.
Io tratto le religioni esattamente come tratterei i partiti politici o gli argomenti sportivi o qualsiasi argomento di cultura. E l’obiettivo non è solo abbassarle da un’altare valoriale che non si meritano, ma perchè veramente io non noto alcuna differenza tra l’induismo, il buddismo, il comunismo, il libertarismo, il cattolicesimo, il socialismo, il fascismo, l’ambientalismo, l’islam ecc ecc. Cioè sono tutte visioni del mondo e modelli filosofici che cercano di spiegarlo, comprenderlo, racchiuderlo.
E tutte queste teorie valoriali/politiche sono passibili di critica e devono essere vagliate dalla ragione,
Alcune sono false, la maggiorparte dannose, altre migliorabili, altre ancora amorali.
E quando mi si dice: “Tu offendi la religiosità.” io strabuzzo gli occhi perchè nessuno si è mai preoccupato quando mi “offendeva” politicamente o nelle mie convinzioni personali. E mai mi sarei mai permesso di tappare la bocca agli altri con frasi del tipo: “Tu offendi il mio darwinismo!” “Ma come ti permetti di parlar così del mio liberalismo?”
Ovviamente io non mi sono mai sentito offeso in tutti quei casi in cui ho sentito vere e proprie “bestemmie” contro la ragione come la credenza nei fantasmi, il creazionismo o nella madonne che piangono. Queste sì che sono offese, ma alla nostra specie Homo Sapiens, che di certo non si merita tanta stupidità tra i propri rappresentanti.
Le religioni invece si sono create una crosta inattaccabile (un tempo in Europa si uccideva chiunque cercasse di intaccarle e nel resto del mondo è ancora così) nei millenni e ormai è naturale per chiunque trattarle come se fossero intoccabili.
Il veleno corre veloce su questi sistemi e spesso si usano le religioni (proprio perchè intoccabili) come strutture politiche per compiere massacri, genocidi, vendette e sopprusi.
E’ giunta l’ora di cambiare.
E’ giunta l’ora di prendere questi modelli filosofici, sottoporli a critica storica, scientifica e morale esattamente come si è fatto con comunismo, fascismo, imperialismo, monarchia ecc.
Niente deve essere esente dalle nostre critiche. I tabu’ sono finiti e gli stessi credenti devono comprendere che i loro modelli spesso sono antiquati, dogmatici, fossilizzati, sbagliati in molti loro punti ma soprattutto immorali.
I nostri argomenti devono essere presi anzi come ottimi spunti e critiche costruttive nel migliorare o addirittura eliminare in parte o in toto questi modelli.
E verrà un giorno in cui potrò criticare e perchè no snobbare alcune ridicole credenze senza essere tacciato di blasfemia, non rispetto della religiosità o comportamento non politically correct.
Quel giorno verrà solo quando segneremo la fine di tutti i tabu’. Quel giorno allora nascerà un uomo nuovo.

Sulle rocce e sul sangue. Martedì 31 Luglio 2007

Leggete questo bellissimo articolo di Paolo Rumiz.
Troverete le mie origini, o parte di esse.
Il mio sangue è per almeno la metà sulcitano, tra la romana Teula (oggi Teulada) e la fenicia Sulkì (oggi Sant’Antioco).
Che significa questo fatto del “sangue”?
Mi è facile ora (con la pioggia inglese che batte sulla finestra) dipingere la mia infanzia. Le mie radici. Il mio corpo.
Io vengo da lì, metà-sangue e intero-cuore. Lasciate perdere l’anagrafe che mi fa cittadino di Karalis. Karalis mi ha cresciuto e reso italiano, mediterraneo, europeo e ora cosmopolita. In una parola uomo.
Ma il Sulcis è il posto dove ho immerso le mani per la prima volta nel fango, dove ho bruciato per la prima volta la pelle sotto il sole maledetto ed implacabile dell’estate sarda. Dove ho sentito il sapore del sale sulle labbra dopo un bagno sulle sue spiagge. Dove ho corso tra rovi e lentischi, sassi e polvere. Dove ho sentito per la prima volta l’odore del mirto nell’aria, la ferula in fiore, la cicoria amara e i fichi dolci.
Un fiume di sangue lungo quattromila anni che mi ha portato fino a qui, tra le rocce del nuraghe vicino a casa mia. Qui in questo cerchio di pietre ciclopiche impregnate di sudore, lacrime, sangue millenari non è cambiato nulla. Sono passati i protosardi dagli occhi verdi e dalla barba irsuta, i fenici dagli occhi a mandorla, i cartaginesi dalla pelle bruciata dal sole, i romani dal capo e il viso rasato con lo stesso gladio con cui uccisero protosardi, fenici e cartaginesi, arabi che sussurravano il nome del Profeta, eleganti bizantini dalle vesti di seta, laboriosi pisani, i dazi degli spagnoli, le croci del Papa, le pallottole e i libri dei piemontesi.
Tutto sotto questo sole cocente, sopra queste pietre.
E non è cambiato nulla qui intorno. Solo noi, rigagnoli di quel fiume millenario abbiamo dentro questa storia durata quattromila anni. Io in quella barba folta e il petto irsuto porto l’eredità dell’isola più profonda, in quegli occhi a mandorla porto l’oriente dei fenici passati per i deserti medioorientali, le foreste libanesi, le triremi delle isole greche; nella pelle scura le radici dell’Africa (lì là vedo oltre l’orizzonte a Sud quando nuoto); nella mia lingua fatta di idioma ispanico-latino-italiano ho il passato delle dominazioni che abbiamo subito; o devo dire che “ho subito” visto che il mio corpo stesso è quella storia.

E quando tocco quelle pietre sento tutto questo. Non è cambiato niente: solo quattromila anni, quattromila estati torride come questa. Quattromila generazioni mi hanno forgiato ed io sono tutto questo.

Dedicato a Giovanni Nuvoli. Martedì 24 Luglio 2007

Soffri bestia.

Soffri.

Che il buon Dio me l’ha sussurrato all’orecchio.

Che salvezza non avrai se non attraverso la sua stessa croce.

Non hai scampo, non puoi sfuggire alle mie notti insonni a spiare i sussurri degli angeli.

Li ho sentiti, ti giuro. E come potrersti non credermi. Sto su questo scranno da duemila anni. Le vedi queste radici ricamate con l’oro, il marmo e il sangue degli infedeli?

Non puoi sfuggire ai miei sogni.

Soffri bestia. Soffri.

Che il buon Dio me l’ha sussurrato all’orecchio.

Non la permettete ai vostri congiunti. Giovedì 15 Luglio 2007

No non me ne sono dimenticato.
Oggi è il 200° anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi, il padre dell’Italia Risorgimentale ed Unita. Un padre di cui ora più che mai avremmo avuto bisogno.
Celebrato e quasi venerato in mezzo mondo (ogni città in SudAmerica ha una statua o la via principale dedicata al suo nome; qui in Inghilterra fu accolto dalla regina con tutti gli onori e tutti sanno il suo nome anche grazie ai biscotti Garibaldi; in Uruguay e Argentina è eroe nazionale; a New York campeggia la sua statua in Washington Square Park; celebrato in Francia, Russia, Brasile, Perù, Cuba) la figura di Garibaldi non gode certo di buona salute in Italia se oggi al Senato qualcuno ha detto di essere “in lutto” oggi.
Sembra incredibile che le celebrazioni per Garibaldi oggi abbiano avuto luogo in tutto il mondo eccetto che in Italia. Praticamente nessun media ne ha parlato.
Forse troppo impegnati ad andare al mare gli italiani si sono dimenticati di chi ha dato loro uno stato unito dopo centinaia d’anni di divisioni e guerre fratricide, e dei valori fondanti.
Eppure prima che Mussolini salisse al potere, facesse quel patto maledetto col Papa ed abrogasse il 20 Settembre come festa nazionale, tutti i nostri bisnonni scendevano in piazza a festeggiare l’eroe nazionale.
La statua equestre a Roma che puntava verso il Vaticano come obiettivo e scopo di tutta la sua vita, fu fatta girare dall’altra parte per ordine del Papa.
La vera storia di Garibaldi fu allora edulcorata, stuprata per far piacere al Papa Re.
Si cancellò dai libri di Storia che il nemico personale di Garibaldi fu Pio IX, nemico dell’unità d’italia e degli italiani.
Pio IX chiamato da Garibaldi in pubblico “il metro cubo di merda” davanti alle folle urlanti liberate dal tiranno forcaiolo che ghigliottinava a Roma tutti i dissidenti.

“La più nociva fra le creature, perché egli, più nessun altro è un ostacolo al progresso umano, alla fratellanza fra gli uomini e dei popoli.”

Così Garibaldi parlava dei papi, simili parole usò Macchiavelli nel denunciare i papi come unici responsabili della frammentazione politica d’Italia perchè:

“avendovi abitato e tenuto impero temporale, non è stata sì potente, né di tal virtù che l’abbia potuto occupare il restante d’Italia, e farsene principe; e non è stata, dall’altra parte, sì debole, che per paura di non perdere il dominio delle cose temporali, la non abbia potuto convocare un potente che la difenda contro quello che in Italia fosse diventato troppo potente”.

Parlando dei preti:

“In ogni mio scritto io ho sempre attaccato il pretismo, più particolarmente perché in esso ho sempre creduto di trovare il puntello d’ogni dispotismo, d’ogni vizio, d’ogni corruzione”.

“Essi sono i più fieri e terribili nemici dell’Italia. Dunque fuori dalla nostra terra quella setta contagiosa e perversa”.

“Fuggite la Chiesa, la vendetta che puzza d’infetti rettili e non la permettete ai vostri congiunti”.

Tutto questo è scomparso dai libri di Storia. Perchè?
Allora sono due le cose: o Garibaldi era uno fuori di testa e quello che viene osannato in tutto il mondo era solo un “terrorista” (come va di moda oggi chiamare chiunque contesti il potere temporale dei papi), o quelle parole hanno un fondo di verità, che era meglio tenere nascosto.
Nella nostra scuola pubblica clericale, nella storiografia ufficiale clericale, dalle vostre menti, tutto ciò è stato cancellato.
Quando vi meraviglierete dell’arretratezza culturale, della cultura scientifica, dei diritti civili dell’Italia andate a Roma, cercate Garibaldi sul cavallo e ricordatevi che la sua spada come il suo viso un tempo puntavano verso San Pietro.

Rushdie e i taliban di casa nostra. 19 Giugno 2007

Un post di Grendel mi ha fatto ragionare sui tempi (brutti) che corrono.

Nel 1988 Salman Rushdie pubblica un libro: Versetti Satanici.

L’ ayatollah Khomeini emano’ una fatwa dall’Iran chiedendo l’assassinio dello scrittore, reo di aver scritto cose blasfeme contro Maometto.

Versetti Satanici (qualcuno mi ha detto che e’ noiosissimo), dipinge Maometto in modo, secondo gli islamici, irriverente. Maometto nel romanzo (tra l’altro in un breve passo perche’ il romanzo non e’ centrato ne’ su maometto ne’ sul Corano) scrive alcune sure del Corano in cui vi sono tre dee da adorare. Piu’ tardi se ne pente e cancella queste sure dicendo che era stato Satana (Shaitan) a suggerirgliele. Qunado invece nel romanzo si scopre che era stato l’Arcangelo Gabriele.

Quindi politeismo e menzogna del profeta alla base della blasfemia.

Comunque sia nel 1988 scoppia il caso Rushdie. Nel mondo islamico tutti insorgono e s’arrabbiano. Un suo traduttore viene ucciso, un altro ferito, librerie vengono date al fuoco, gente scende in piazza bruciando i suoi libri ecc ecc.

Sembra che l’abbiamo visto milioni di volte queste scene, vero?

Rushdie riceve la protezione dell’Occidente libero e democratico e vive con la scorta tra gli USA e l’Europa tenendo un basso profilo. All’epoca tutti sembravano compatti ad essere dalla sua parte: perche’ nel 1988 la liberta’ di stampa e di espressione era un valore non negoziabile.

Da poco in Inghilterra Rushdie e’ stato nominato baronetto. Di nuovo dal mondo islamico sono sorte le urla di indignazione.

Squitto lascia un commento che fa molto pensare:

“… e dire che già a quel tempo (quello dei “versetti”, dico) potevamo capire TUTTO e non abbiamo capito NIENTE…”

Grendel risponde:

“Stessa cosa abbiamo fatto con il fascismo. E l’abbiamo pagata…”

Due commenti brevi e semplici ma che ci fanno capire che i segni nella Storia sono li’. Basta solo saperli cercare.

Rushdie nel 1988, vignette danesi nel 2005.

Due fatti collegati.

Vi ricordate cosa disse il Papa nella vicenda delle vignette danesi? Certo condanno’ le violenze di quel periodo da parte dei musulmani ma allo stesso tempo (scartandosi completamente perfino dalle destre europee) condanno’ le vignette del giornale danese. I politici e gli intellettuali cattolici (si’ sembra che esistano) lo seguirono a ruota. Non si possono fare disegni che raffigurano o prendono in giro i simboli religiosi.

D’altronde quando Indymedia pubblico’ una foto di Ratzinger con una svastica cucita nel vestito il sito non fu forse indagato?

O quando dalla sede del Manifesto furono lanciati volantini con su scritto “Raztinger lasciaci in PACS”, la polizia entro nella Redazione e la perquisi’.

O quando Don di Noto denuncio’ facendo chiudere un forum in internet perche’ c’erano post con bestemmie?

O quando Rivera fece dell’ironia sul Vaticano e fu subito attaccato come terrorista?

E allora io mi sono chiesto che cosa sarebbe successo se il caso Rushdie fosse scoppiato ora, nel 2007.

L’Occidente avrebbe risposto al suo grido d’aiuto? Avrebbe fatto, come nel 1988, fronte unito nel denunciare gli integralisti e difendere il Principio con la P maiuscola dell’Occidente, cioe’ la liberta’ di espressione?

O forse Ratzinger sarebbe uscito con una dichiarazione simile a quella sulle vignette danesi?

“Noi condanniamo le minacce e le violenze degli integralisti, ma allo stesso tempo non possiamo accettare che i simboli religiosi vengano cosi’ denigrati.”

E i Marcello Pera e i Giuliano Ferrara come avrebbero considerato nel 2007 Rushdie se non blasfemo? E quanti editoriali ci saremmo dovuti sorbire dai giornali cattolici sul rispetto della religione e contro la liberta’ di satira?

Quanti Rushdie ci sono oggi che forse non verrebbero piu’ protetti a causa di questa alleanza sotterranea tra i monoteismi?

E allora, e questa e’ la domanda fondamentale: quale e’ la differenza tra la fatwa contro Rushdie, le vignette danesi, la chiusura di un sito, le perquisizioni di una redazione di un giornale, la condanna di terrorismo per un presentatore se non nella esagerazione degli atti?

Il principio e’ lo stesso qui tra i cattolici li’ tra gli islamici. Li’ si usa assassinare e bombardare (come uso tra barbari ignoranti); qui si usa l’intimidazione, la polizia, la legge,la penna tagliente su un editoriale ecc. ( come uso tra fini fascisti).

La Terra è piatta. Venerdì 8 Giugno 2007

Da Jimmomo:

“Magdi Allam ci informa, oggi sul Corriere della Sera, che l’Italia, dopo altri paesi europei, è stata «invasa da centinaia, forse migliaia di copie di un volumone di circa 800 pagine patinate a colori di ottima qualità». Pesa 6 chili e su internet viene venduto a euro 75,45, ma è stato tradotto in italiano e spedito in regalo a scuole, biblioteche, giornali, istituzioni scientifiche.

Si tratta dell’”Atlante della Creazione”, di Harun Yahya, pseudonimo del “teologo” e scrittore islamico turco Adnan Oktar, sostenitore del complotto mondiale giudaico-massonico, un tale che in un suo precedente lavoro, del 1996, la “Menzogna dell’Olocausto”, sosteneva che «ciò che viene presentato come olocausto è la morte di alcuni Ebrei a causa dell’epidemia di tifo nel corso della guerra e della fame».

Nel libro regalato in tutta Italia, oltre a bocciare senz’appello il darwinismo, gli attribuisce tutti i mali della nostra epoca: fascismo, nazismo e terrorismo. Un «investimento impressionante», osserva giustamente Magdi Allam, per «l’indottrinamento a una versione oscurantista dell’islam», per «plagiare i nostri figli sottoponendoli a un lavaggio del cervello ideologico». Chi ha pagato? Chi ha fornito gli indirizzari? Pare che ci sia dietro l’Ucoii, l’organizzazione integralista legata ai Fratelli Musulmani, ma rimangono gli interrogativi sulla provenienza di un vero e proprio fiume di denaro destinato alla propaganda ideologica.”

Per fare questo lavoro immenso di propaganda fondamentalista e di ignoranza qualcuno ha pagato milioni di dollari. Questo qualcuno è sicuramente un principe saudita o un mullah facoltoso. Come dice Magdi Allam poi c’è l’Ucoii italiana, una organizzazione musulmana che rappresenta buona parte delle associazioni islamiche italiane che ha fatto da tramite dando indirizzi e supporto logistico.
Tant’è che oggi la DIGOS è intervenuta in una scuola per visionare il volume e chiedere delucidazioni. Perchè tutto questo puzza di organizzazioni islamiche dedite al proselitismo. Che è la norma per i fondamentalisti. L’indottrinamento tramite libri, scuole, ingenti somme di denaro ecc ecc è ormai cosa di tutti i giorni nei paesi musulmani e del terzo mondo. Le madrasse vengono finanziate dai sauditi in tutto il mondo. La novità è che questa pratica è sbarcata in Europa.

Come è potuto accadere? Ma soprattutto questi signori facendo questa campagna di dis-informazione fondamentalista dove volevano andare a parare?
Qualcuno potrebbe dire che l’utenza musulmana nelle scuole è così bassa da non giustificare una spesa così grande. Ed è vero. Questi volumi infatti erano per i più “ricettivi” per l’argomento. Infatti da anni sta di nuovo montando l’anti-evoluzionismo in seno alla Chiesa Cattolica e all’interno delle associazioni e movimenti cattolici. Se pure il teologo e cardinale amico di Ratzinger Schönborn ha attaccato più volte l’evoluzionismo dicendo che “rimane e sempre rimarrà una teoria incompatibile con la fede cattolica” andando così contro perfino il pensiero di Woitjila (che però bisogna dire continuava imperterrito a considerare l’evoluzione guidata da Dio, e proprio per questo sbagliando completamente l’interpretazione darwiniana). Se hanno tolto l’insegnamento dell’evoluzionismo dalle scuole italiane. Se è vero che nella evangelica, mormona e puritana America più del 50% degli americani pensa che il mondo sia stato creato in 6 giorni solo 6000 anni fa. Se è vero che anche la Chiesa Ortodossa continua a negare l’evidenza del processo evolutivo.
Se è vero tutto questo come possiamo meravigliarci di questi pacchi sospetti?
Chi, se non gli integralisti di casa nostra erano i ricettivi di questa campagna?

E così dopo l’omofobia, la misoginia, la tecnofobia, il rifiuto del modernismo, della laicità, un altro ponte è stato gettato tra i due monoteismi.

E ancora stanno lì da duemila anni dondolanti, inginocchiati davanti ad un libro pensando che la Terra sia piatta…

Gita nel futuro prossimo. 2 Aprile 2007

“Probabilmente tra le cause che portarono alla dittatura morbida (come viene comunemente definita oggigiorno) che afflisse l’Italia e l’Europa a partire dal 2010 vi furono le continue pressioni del clero contro la comunità omosessuale dopo l’elezione di Bagnasco a capo della CEI…

A partire da quel periodo le cliniche private specializzate nella cura degli omosessuali spuntarono come funghi in tutta Europa. In Italia il governo di coalizione Cattolico-Destra Tradizionalista che vinse le elezioni, di cui facevano parte la Lega contro l’Islam (LCI), L’Esercito del Cristo Re (ECR), Nuova Democrazia Cristiana (NDC) e il Partito per la Tradizione e la Purezza d’Italia (PTPI), nel 2010 promulgò la legge Garvilli (anche nota come legge per il corretto sviluppo).

La legge Garvilli prevedeva lo screening forzato dei bambini fin dalla scuole elementari per poter individuare prima dello sviluppo puberale eventuali segni di devianza omosessuale. Se il test era positivo il bambino veniva affidato ad una clinica privata in cui veniva aiutato a trovare la “giusta via”. Potete capire lo schock per dei poveri bambini che non sapevano neppure per che cosa erano stati messi in cura. Se il ragazzo dopo questa cura (che badate bene non funzionava veramente ma semplicemente costringeva il ragazzo a rigettare la sua sessualità: non è un caso che i dati sui suicidi tra omosessuali dell’epoca erano altissimi) non tornava nella “normalità”, le cure diventavano più intense e per i più recidivi esisteva comunque la Clinica Cattolica di Roma, amministrata dalle Suore dell’Armata di Cristo (ex suor Paoline dopo la beatificazione di Benedetto XVI). Questo era lo stadio finale per gli omosessuali recidivi. L’isolamento, il digiuno e la preghiera erano stati indicati nel direttivo sanitario generale (DSG) del Consiglio Sanitario e di Igiene Pubblica come ottimi strumenti per la prevenzione e la cura dall’omosessualità.”

La professoressa di Storia finì la lezione e chiese se ci fossero altre domande.

Un ragazzo alzò la mano.

“Ma come è possibile che nessuno si accorgesse di tutto quello che stava accadendo prima del 2010? Mi sembra incredibile. Era tutto lì, nei giornali, negli umori. Tutto già scritto. Tutti sapevano.”

La professoressa scosse la testa con rassegnazione.

“Vedete ragazzi. Non è la prima volta che succedono queste cose. Sono sempre accadute e capiteranno in futuro. Nessuna generazione né cultura ne sono immuni.”

Si alzò in piedi e passò tra i banchi.

“Quando non dai alle persone gli strumenti per pensare con la propria testa; quando li tieni all’oscuro volutamente dei fatti della Storia; quando sfrutti le loro emozioni e le loro paure più istintive per i tuoi scopi; quando la gente non ha voglia né di sapere, di conoscere o di deliberare. Quando accade tutto questo, un periodo di oscurità cala su di loro.

Quando avrete dei figli, ragazzi, ricordatevi della lezione di oggi. Ricordatevi di quante persone sono morte a causa dell’ignavia e dell’ignoranza della gente e fate in modo dandogli una buona istruzione che non ripetano gli stessi errori di nuovo.”

Liceo Classico Ernesto Rossi di Roma, 2 Aprile 2057.

Lo Spirito di Ataturk. Sabato 28 Aprile 2007.

In Turchia si combatte dal 1923 una guerra di epocali proporzioni tra il passato e il futuro, tra conservatori e progressisti, tra occidente e islam.
Da quando Atatürk pose definitivamente fine all’Impero Ottomano con la sua rivoluzione socialista- secolarista (oggi si direbbe laicista) i clericali hanno sempre cercato di riprendere il potere. La storia della Turchia è la storia del continuo controllo e soppressione delle forze oscurantiste e fondamentaliste islamiche. I militari in Turchia rappresentano una casta ed un’istituzione con poteri immensi tale che più volte spodestarono con la forza governi legittimamente eletti perchè troppo poco secolari. In una parola la casta militare è stata il guardiano della laicità per circa 70 anni.
Dal nostro punto di vista europeo, moderno, occidentale, democratico, il fatto che i militari possano buttar giù un governo e controllare il paese pare scandaloso, antidemocratico. E in linea di principio lo è.
Ma non dobbiamo dimenticarci due cose fondamentali: la prima è che senza Atatürk e i militari che ne hanno sempre seguito attentamente le orme la Turchia oggi non sarebbe altro che uno dei tanti paesi islamici mediorientali. Probabilmente retto da qualche presidente dal pugno forte che cavalca le orde fondamentaliste contro l’occidente. La Turchia laica è una diga che ha tenuto a freno l’islam fondamentalista per decenni. La storia dell’Europa contemporanea sarebbe stata molto diversa senza Atatürk.
Secondo, l’Italia ha già attraversato questo periodo e questi problemi più di centocinquanta anni fa, purtroppo senza risolverli del tutto. Anche la Storia dell’Italia non è altro che la storia di un paese che ha tentato di affrancarsi dal potere clericale papale. L’Italia, anzi, nasce proprio dall’anticlericalismo, allo stesso modo della Turchia. Garibaldi, Cavour, Mameli sono solo alcuni degli eroi nazionali che combatterono contro l’equivalente italiano del Sultano ottomano: il Papa.
Forse si ripropone lo scenario già visto altre volte per la Turchia? Cioè i militari utlizzeranno il loro potere per detronizzare un futuro presidente islamico?
La risposta a mio avviso è no. La Turchia sta attraversando un periodo di cambiamenti incredibili. L’avvicinamento all’Unione Europea, l’accettazione di principi democratici, i rigurgiti islamici in seno alla Repubblica, tutto questo ha fatto il gioco di Erdogan, e il futuro della Turchia, purtroppo, è in mano agli islamisti. Questo perchè l’accettazione dei principi democratici, l’altolà dell’UE ai militari, a mio avviso, non permettono di fare il colpo di stato dell’esercito. Per lo meno non con le modalità del passato.
Ciò non significa che vedremo una Turchia fondamentalista, autoritaria stile Afghanistan talebano o Palestina di Hamas. La Turchia è un paese moderno nelle strutture sociali e istituzionali impossibile da comparare con gli altri paesi medioorientali. Entrerà a breve nell’UE e sarà uno dei paesi pù forti economicamente e politicamente al suo interno. Ma, quello che avverrà alla Turchia e in parallelo a molti paesi europei, sarà l’istituzione di un clericalismo subdolo, di un bigottismo strisciante, mascherato dalla moderazione. Che di fatto conosciamo già con la Polonia e fra un pò con l’Italia.

Erdogan gode dell’appoggio della popolazione rurale e dei piccoli centri.
L’altro fronte, il laicista (che termine stupido che ci hanno affibbiato!), gode dell’appoggio dei granid centri cittadini, Istanbul ed Ankara, dei militari, dei nazionalisti.
Allo stesso tempo i militari godono di ampi consensi nella popolazione (il 70% considera l’esercito l’istituzine più affidabile).
Solo una settimana fa c’è stata una manifestazione di dimensioni incredibili in Turchia: 300.000 persone sono scese in piazza per la laicità dello Stato. Roba che in Italia sarebbe impossibile, giusto per farvi capire che la Turchia è più avanti di noi per queste tematiche. E domenica scenderanno in piazza di nuovo per chiedere libertà religiosa dallo stato e libertà statale dalla religione.
Qualcosa ci lega saldamente alla Turchia.

Ma ora il quesito che mi pongo e che pongo anche a voi: è giusto in Turchia destituire un presidente democraticamente eletto perchè in deficit di laicità? E’ giusto limitare una forza politica democraticamente eletta, ma che porta con sè ideologie fondamentaliste?

Rispondere a questa domanda significa trovare le soluzioni per i prossimi decenni. Soluzioni che riguardano non solo il mediooriente, ma come abbiamo visto in questi giorni perfino stati dell’UE come la Polonia.

Io se devo essere sincero, non so che rispondere. Il primato che do alla democrazia e i valori in essa contenuti per me valgono molto. Allo stesso tempo la storia ci insegna che senza un controllo di quelle forze clericali che vorrebbero sovvertire l’ordine democratico, la democrazia non può sopravvivere. Caso tipico è l’Algeria, che ha passato una guerra civile con circa un milione di morti, proprio cercando di rispondere a questa domanda. Lo stesso Iraq odierno, o l’Afghanistan, o senza andare troppo lontano l’Italia di centociquanta anni fa.
Esiste un modo per assicurare la democrazia e il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, tra cui quelli religiosi, e allo stesso tempo evitare l’uso della forza?

Fabbri Scienziati. Sabato 24 Marzo 2007

Quando cerco di spiegare ai non addetti ai lavori le cose che studio e i soggetti delle mie ricerche, alla fine della conversazione arrivo sempre ad uno stato di prostrazione e di depressione.

Per chi non ha una mentalità scientifica (cioè un setup mentale ben preciso che non si acquisisce da un giorno all’altro ma che rappresenta le basi, le fondamenta della stessa personalità), è difficile comprendere certi aspetti reconditi della Natura.

Alcune volte lo sguardo rimane nel vuoto, spesso la mente va più avanti del discorso preciso che si sta facendo e si incomincia a fantasticare.

Non è segno di stupidità né di scarsa cultura: semplicemente è un problema di sistema operativo mentale. Inutile avere buoni software quando il sistema è pieno di falle. Milioni di persone plurilaureate e intelligentissime spesso non comprendono neppure la struttura di un semplice discorso scientifico. Ed è vero pure il contrario: per esempio ci sono scienziati brillanti che non comprendono politica, letteratura, arte. O che messi di fronte ai problemi di tutti i giorni non sanno neppure da dove cominciare. Roba che sanno farti un’equazione ma non sanno aprirti una scatola di tonno…

Mi sono capitate delle volte in cui cercando di spiegare concetti di biologia complessi le persone mi guardassero con incredulità, altre volte con ammirazione, altre con paura. L’ultima categoria di persone mi rende molto triste ogni volta.

La colpa non credo sia mia: credo di avere una buona capacità espositiva e di parlare diversi moduli linguistici a seconda delle persone che ho di fronte (Piero Angela è sempre stato il mio mito). Il problema è di fondo ed accomuna noi moderni ricercatori con altre figure tipiche e/o mitiche del passato: i fabbri, i maghi, i sacerdoti, gli alchimisti.

Nelle società primitive i fabbri erano venerati e allo stesso tempo temuti. Spesso il fabbro è rappresentato come un essere storpio, asociale ed eremita e malvagio. Egli è detentore del segreto del ferro e del fuoco. Egli produce gli oggetti di metallo magicamente e con lo strumento magico ed incomprensibile per eccellenza: il fuoco.

Spesso i fabbri erano reietti e vivevano fuori dalle comunità. Reietti ma allo stesso tempo sacri e timorati da tutti. Intoccabili.

Stesso discorso per maghi, sacerdoti (presenti in tutte le culture) e gli alchimisti. E per ultimi gli scienziati moderni. Ciò che li accomuna è il possedere segreti potenti, miracolosi, utili per la società ed il comportamento settario. La società li utilizza, li sfrutta, ma allo stesso tempo li detesta e rimane sempre sospettosa. Il fabbro-scienziato spesso non può far altro che chiudersi in se stesso, parlare solo con gli altri fabbri-scienziati e settarizzarsi. Come avrete capito è un circolo vizioso. Non se ne esce fuori.

Quello che sta succedendo nelle società moderne è lo stesso procedimento che accadeva millenni fa coi fabbri. Ci stanno/stiamo settarizzando.

Nelle riviste, nei giornali, in internet arrivano notizie scientifiche false, falsate, filtrate, fasulle, pilotate politicamente. Sommarizzate da asini per eccezione, i giornalisti, (cioè scrittori mancati e quindi mediocri), filtrate da politici per loro fini, lette da ignoranti in materia (la gente comune) creano scandalo, confusione, disinformazione, disordine, fondamentalismo, malessere.

Certo non è facile per noi ricercatori spiegare la Scienza, soprattutto ai livelli a cui siamo arrivati ora. Non abbiamo gli strumenti per farlo, non abbiamo tempo, gli altri non ci ascoltano o sfruttano le poche cose che comprendono per i loro fini.

Il fatto poi che la Scienza sia così vasta e specializzata rende il compito più arduo. Spesso neppure io comprendo ciò che fa un mio collega del mio dipartimento e mi ci vuole tempo per metabolizzare le informazioni. Più ci si allontana dal campo di indagine poi, più è difficile. I cugini di chimica mi sono più comprensibili di quelli di fisica. I cugini di secondo grado di astronomia mi sono più vicini di quelli di ingegneria ecc.

Detentori di segreti spesso innominabili, siamo costretti a fare il nostro lavoro nell’ombra pur di non essere lapidati pubblicamente. Qui in Inghilterra li ammazzano gli scienziati o al massimo li pestano quando escono dal dipartimento. Mai dire che si è scienziati a sconosciuti. So di persone che hanno ricevuto lettere minatorie e che hanno dovuto abbandonare i loro studi negli USA.
Per non parlare poi dell’ostracismo mediatico che dobbiamo subire ogni giorno, da beceri politici, preti ignoranti, o semplicemente massaie in cerca di un capro espiatorio mentre tagliano i loro pomodori OGM FREE.

H. P. Lovecraft. Venerdì 16 Marzo 2007

Esattamente 70 anni fa (15 Marzo 1937) moriva un grande della letteratura mondiale.

Pochi, soprattutto tra gli over 50, lo conoscono. Eppure Howard Phillips Lovecraft ha cambiato il modo di intendere la letteratura fantastica, influenzando perfino cinema, arte e musica di tutto il novecento.
Non starò qui a fare una biografia dettagliata del “solitario di Providence”, come ormai viene comunemente chiamato. Per una biografia e una bibliografia complete basta andare qui e qui.
Mi piace però sempre raccontare della sua vita alcuni fatti curiosi che forse rendono più facile la comprensione della sua opera. Nasce a Providence, nello stato più piccolo degli USA, Rhode Island, da una famiglia bizzarra. Il padre malato di schizofrenia morì prematuramente di sifilide lasciando il piccolo Lovecraft in balia di una madre gelosa, dall’attaccamento morboso e che amava vestirlo da bambina.
Nonostante questi problemi (o forse grazie a questi) fu un bambino prodigio e crebbe all’interno dell’immensa biblioteca del nonno. Ereditò migliaia di volumi del ‘700, sia di valore scientifico che filosofico. Si nutrì per tutta l’infanzia di classici greci, trattati di fisica e biologia, letteratura francese e filosofia tedesca.
La scuola pubblica non la vide più dopo gli otto anni. I suoi maestri divennero i libri di quella biblioteca. Per capire la scrittura e le idee di Lovecraft quindi bisogna comprendere che la sua cultura enciclopedica si era formata in una biblioteca settecentesca, di ispirazione illuministica e classica. Tutto ciò si ripercuoterà magnificamente nelle sue opere.
Lovecraft è un essere misterioso e schivo e forse deve proprio a questo suo aspetto il successo postmortem. Egli è entrato a pieno titolo nell’immaginario collettivo dello scrittore dedito allo studio, introverso e geniale allo stesso tempo. Lovecraft è uno di quei pochi casi in cui il confine tra la vita dell’autore e le sue opere sembra non esistere. La sua figura potrebbe entrare in uno dei suoi racconti, senza che questo venga notato come anacronistico o forzato. Ecco perchè per capire i racconti di Lovecraft bisogna leggere per prima cosa il suo più bello e terribile racconto: la sua biografia.
Circa 40 anni rinchiuso in una biblioteca a scrivere centinaia di migliaia di fogli (dopo quello di Voltaire il suo epistolario è quello più grande del mondo) lo resero schivo e introverso, xenofobo ed intollerante, sessuofobo e di umore costantemente represso. A parte un breve periodo di felicità a New York con Sonia Green, che sposò ma che poi lasciò poco dopo, la sua vita fu contrassegnata da una lunga serie di crisi depressive e da una infelicità e pessimismo di fondo.
Dopo la rivoluzione eliocentrica di Copernico (e Galileo), dopo quella biologica di Darwin, dopo quella psicologica di Freud, Lovecraft pone le basi di quella rivoluzione che potremmo definire orrorifica (o più eufemisticamente esistenziale).
Negli autori classici dell’ horror gotico (Edgar A. Poe o Bram Stoker) il soggetto del terrore è il sovranaturale che entra nella vita dei personaggi. Ma il rapporto che si instaura tra il soggetto (fantasmi, vampiri ecc) e l’oggetto che prova il terrore (l’uomo) è un rapporto intimo quasi di corrispondenza speculare. Male contro Bene. Sovrannaturale contro Naturale. Classiche dicotomie del terrore. Il Male scaturisce dalle paure stesse dei personaggi, quasi che essi stessi siano i generatori inconsapevoli del sovranaturale.
In Lovecraft, il terrore viene rivoluzionato. Non c’è più spazio per un rapporto quasi paritario tra soggetto e oggetto dell’orrore. Chi incute paura questa volta sono esseri viventi venuti “da fuori”, da altri pianeti. Questi esseri, che gli uomini erroneamente venerano come divinità, ma che in realtà sono semplicemente creature altre, trascendono l’Uomo. O meglio lo ignorano, non se ne prendono cura alcuna. Prendendo come spunto Leopardi, la Natura in questa visione è indifferente alle sorti dell’umanità.
In questa impostazione squisitamente scientifica non c’è più posto per concetti di Male o Bene. E l’uomo è lasciato solo in balia degli eventi. La paura non viene più da un altro essere ma dalla consapevolezza dei propri limiti e della posizione nell’Universo. Che è insignificante. L’esistenza umana è un accidente banale e transitorio.
Quello che viene definito come Orrore Cosmico.
L’unico modo per sopravvivere a quest’orrore cosmico è l’ignoranza. Ma quando si viene a conoscenza del posto che occupiamo nel Cosmo allora l’unico modo per uscirne è la pazzia. La pazzia per Lovecraft non è una conseguenza dell’Orrore ma la cura.
Tutti questi possono apparire concetti banali in una società secolarizzata e postmoderna, ma per l’epoca furono rivoluzionari e posero le basi della futura letteratura horror e fantascientifica.
Mostri sacri del Cinema Fantascientifico moderno come Alien o La Cosa sono l’esempio classico dell’influenza lovecraftiana nella cinematografia.
Il termine Necronomicon vi dice qualcosa? Fate una cosa. Andate su Google e digitate Necronomicon e poi Divina Commedia. Rimarrete sorpresi dal numero di citazioni. Ovviamente chi vince fra i due non è così scontato.

Parlerei per giorni di Lovecraft senza mai fermarmi. D’altronde ho scritto una tesi sull’argomento alle superiori passata allegramente inosservata, toccando temi che verranno poi espressi da successivi scrittori. Ma va bè, la vita è anche questo.
Mi fermo qui per oggi. Ma troverò modo di parlarne ancora.

S’accabadora. Giovedì 15 Marzo 2007

Un articolo di Bandinelli sul Foglio (ahime’ il nostro s’e’ messo pure a fare l’etnologo) mi esorta a scrivere qualcosa riguardo alla figura dell’accabadora. Ai piu’ questo nome non dira’ niente. Forse nemmeno ai pochi sardi che mi seguono.

S’accabadora era una figura tipica ma misteriosa dell’interno Sardegna. Il suo mestiere, come dice lo stesso nome era “finire” la vita di una persona (Accabare significa per l’appunto finire in sardo). Cio’ che faceva, usando un termine greco ma di consueto uso di questi tempi, era l’eutanasia. Su mazzolu era lo strumento di morte. Precisa e potente, la donna la cui esperienza era frutto probabilmente di pratica con agnelli, doveva evitare la sofferenza del morente. Tutti la conoscevano in paese. Tutti sapevano chi chiamare quando un parente era in fin di vita e aspettava solo la grazia di una morte veloce ed indolore. Tutti sapevano ma nessuno sapeva. Omerta’.

Purtroppo l’articolo di Bandinelli e’ sgraziato e mediocre e non tocca i punti fondamentali della questione.

Sarebbe stato infatti interessante nell’articolo del nostro, far notare come il clero sardo sapeva benissimo di questa pratica e la tollerava come una cosa normale. Stiamo parlando di un fenomeno che esisteva fino a pochi decenni fa e che forse tutt’ora esiste. Spesso addirittura il prete dava l’estrema unzione poco prima che l’accabadora facesse il suo lavoro (senza mai incontrarsi ma ognuno consapevole del proprio posto nella societa’). L’accabadora molto spesso faceva pure nascere i bambini aiutando le donne nel parto. Una figura affascinante, portatrice di vita e di morte allo stesso tempo.

Tutto questo per dirci cosa nell’articolo?

Bandinelli sfrutta questo fatto curioso della Sardegna non per, come ci aspetteremmo, fare un’ottima filippica sul tema dell’eutanasia. Ma sulla questione delle radici cristiane in Europa.

Purtroppo l’ingenuo Bandinelli, non conoscendo la storia “intima” della Sardegna prende un abbaglio. La Sardegna pur facendo parte della Storia dell’Europa (sia pure in maniera limitata), non e’ un buon esempio per criticare le radici cristiane europee. Etnologicamente (ma perfino geneticamente e geologicamente) la Sardegna non dovrebbe entrare a pieno titolo nella storia europea ne’ nella dottrina ufficiale del cattolicesimo di Santa Romana Chiesa. La religiosita’ dell’isola infatti e’ ben lungi dall’essere considerata propriamente cattolica. Essa e’ per lo piu’ paganeggiante, tanto che il cristianesimo e’ solo un sostrato al paganesimo ancora praticato. O meglio la religiosita’ sarda e’ un buon modello di come era l’Europa Costantiniana intorno al 300 d.C. Ancora pagana ma cristiana in divenire.

Certo mi direte voi, il cattolicesimo di per se’ e’ essenzialmente paganesimo rimasticato con patriarchismo abramitico. E non solo ma e’ un fenomeno tipico di tante aree del mondo. Senza andare tanto lontano tutto il Sud Italia continua ad utilizzare pratiche pagane credendo siano cristiane.

Ma la Sardegna e’ ancora piu’ particolare. Perche’ essa non fece in tempo a romanizzarsi e all’avvento del cristianesimo rimase ancora neolitica!! Post-neolitico e proto-cristianesimo. Ecco il profilo religioso sardo. E superato l’anno del Signore 2000 continua a mantenere questi caratteri.

Altro errore che fa Bandinelli e’ quello di considerare la cultura arcaica sarda come patriarcale, quando invece e’ uno di quei pochi casi al mondo di cultura matriarcale. Proprio per il fatto che la cultura di base sarda e’ quella neolitica della Dea Madre e non quella patriarcale abramitica importata dai primi cristiani!!

La donna e’ la detentrice delle chiavi della casa e della cassetta degli ori. Decide delle finanze della famiglia, dell’eredita’ e dei terreni. Del matrimonio dei figli, della loro religione ed educazione. Ed e’ normale in una cultura prevalentemente pastorale in cui l’uomo era sempre fuori a far pascolare il bestiame.

Ed ecco che il cerchio si chiude: s’accabadora, signora della vita e della morte, simbolo di un’ Europa non cristiana nel 2000.

Amor e morte. Domenica 11 Marzo 2007

Stimolato dalle tematiche di questi giorni su Dico-no Dico-si è giunto il momento che si scriva in questo blog qualcosa che riguardi il concetto di matrimonio in uno stato liberale.

Fermo restando che in un paese utopico liberale il matrimonio non dovrebbe esistere, mi tocca parlare della realtà italiana stando con i piedi per terra.

Dicevo che in un paese liberale il concetto di matrimonio di Stato è illiberale. Perché?

Per prima cosa lo Stato nel matrimonio si impone nelle scelte individuali delle coppie e delle famiglie come arbitro ingrato. Dà direttive, dice quali sono i diritti e i doveri. Vieta e opprime, se è il caso, uno dei due individui.

Voi direte: ma allora se non vuoi questo arbitro non sposarti!!

Ragionamento corretto, ma ora viene il secondo motivo per cui il matrimonio di Stato è illiberale. Lo Stato privilegiando le coppie sposate discrimina attivamente quelle non sposate.

Dal punto di vista fiscale, prima di tutto. Dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, economica. Dal punto di vista dei diritti come eredità, decisioni postmortem riguardo al compagno/a e altre questioni etiche molto importanti.

Io, come single, vengo discriminato rispetto alle coppie. Pago le stesse tasse, non ho aiuti dallo Stato, mentre loro hanno privilegi.

Ed è qui il punto: chi non si vuole sposare per evitare che lo Stato si intrometta nelle proprie faccende viene discriminato perché cittadino di serie B rispetto alle coppie sposate.

Non solo, ma chi è omosessuale e vuole costruire una vita di coppia e un progetto in comune viene doppiamente discriminato: perché non può neppure scegliere di sposarsi!!

Allora in questo ipotetico e utopico Stato Liberale cosa si dovrebbe fare?

La cosa più semplice e razionale sarebbe eliminare l’istituzione del matrimonio Statale. Ciò non significa che chi crede nel matrimonio religioso non si possa sposare. Anzi, se uno vuole fare il matrimonio religioso lo può fare ma davanti al proprio dio, non davanti allo Stato. In questo modo chi crede nel matrimonio come legame indissolubile davanti alla propria divinità e comunità può farlo senza alcun problema.

Poiché è impossibile questo scenario di eliminazione totale del matrimonio allora la cosa più razionale da fare per evitare discriminazioni è dare il privilegio a tutti. E per tutti intendo pure per le coppie omosessuali. Per chi non vuole sposarsi invece, che vengano istituiti dei Patti di Convivenza che riguardino eredità, e decisioni etiche e per i figli.

Ecco il senso dei PACS che questo blog sostiene, pur ammettendo che quelli inventati da Bindi-Pollastrini fanno schifo e per un liberale sono fin troppo assistenzialisti.

Ma è pur sempre un primo passo per dare diritti a persone che non ne hanno, gay compresi.

Sentenced-The end of the road. Lunedì 17 Febbraio 2007

Di Metal bands ne nascono e ne muoiono ogni giorno. E’ fisiologico nel mondo del metal.
Ma ci sono band che fanno la differenza e che sono grandi perfino quando si sciolgono.
I finlandesi Sentenced sono uno dei miei gruppi preferiti. Hanno scritto una delle più belle pagine del metal scandinavo.
Due anni fa alle soglie dello scioglimento furono sinceri con i fans: “Ragazzi, mi dispiace ma non ce la facciamo più. La band sta avendo problemi al suo interno. Alcuni di noi vorrebbero prendere altre strade.
Faremo l’ultimo album e poi basta.”

The funeral album si chiamerà, infatti.
E questo è l’ultima canzone che hanno suonato dal vivo, con commozione, The End of the Road.
Quante bands avrebbero fatto finta di niente pur di vendere dischi, quante avrebbero riciclato i componenti al proprio interno pur di sopravvivere e quante prima di morire del tutto avrebbero pubblicato ristampe, cover, e brani inediti pur di succhiare più soldi possibili dai fans.

Di questa canzone ho un ricordo speciale.
La ascoltavo mentre attraversavo il ponte che collegava la regione svedese di Skane con Copenaghen.
Tra qualche lacrima e il mar Baltico sotto i miei piedi, la Scandinavia alle spalle e l’Europa che si avvicinava sempre più, questa canzone era la più azzeccata: the end of the road.
Eppure, come gli eventi hanno dimostrato è stato l’inizio di un’altra avventura, ora qui.
See you in hell, Sentenced.

Lascia una Risposta