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I fatti non i silenzi

Da più parti sento dire che papa Pio XII è colpevole del silenzio sull’Olocausto. Oggi pure Israele ha fatto sentire la sua voce, addirittura definendo inaccettabile la beatificazione del papa. Qui si fanno credo due errori: il primo è quello di accusare qualcuno di non aver parlato per un crimine. Quel qualcuno non ha alcuna responsabilità costituzionale e nessun mandato elettorale e quindi può fare quello che vuole, come lui e i suoi predecessori hanno sempre fatto. Chiedere, pretendere qualcosa, non si sa sotto quale legislazione, a qualcuno che è sopra le leggi mi pare inutile e fuorviante; il secondo errore è intromettersi nelle politiche di una organizzazione, che può fare ciò che vuole al proprio interno. E che è, volete pure decidere voi chi i cattolici vogliono fare santo? Ne hanno già fatti santi a centinaia di assassini e torturatori ben peggiori. Pacelli non fu neppure così tanto cattivo.

Dicevo è fuoviante (e questo lo sanno in Vaticano ed infatti tutti stanno facendo il loro gioco) perché vengono nascoste le vere responsabilità politiche di Pacelli. Quelle appunto di cui noi tutti ci saremmo dovuti interessare e tuttora dovremmo esserlo. Quelle per cui un alleato dell’Asse collaborò, fu parte del gioco tanto quanto un Vichy francese, un Pavelic ustascio, un Codreanu rumeno. Anzi lo fu di più perché interno al sistema nazista e fascista. Un Reichskonkordat dove un Pacelli ansioso di fare un patto con nazisti in cambio di denaro, favori e  protezione, un Patti Lateranensi dove monarca, Duce e Papa, come una sacra trimurti governano e si spartiscono ruoli e poteri, una Croazia ustascia cattolica e monoetnica, valgono molto di più di qualche accusa di silenzio.

I cattolici vogliono un santo colluso con i criminali e criminale egli stesso? Non c’è problema, è la prassi.

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Quando c’era lui i treni arrivavano in orario (in Tibet)

Ieri una mia amica cinese criticando come suo solito il Dalai Lama, i tibetani, Taiwan e gli americani mi ha detto testualmente che “il Dalai Lama non si può lamentare di un territorio cinese. Perché in Tibet ci sono più del 50% di abitanti cinesi!

E grazie troppo facile. Muovo milioni di cinesi in un territorio straniero, uccido e sottometto gli abitanti originari di quel territorio e poi dopo 50 anni dico che è cinese perché ci sono i cinesi come maggioranza.

E comunque quando parlate con un cinese nazionalista o comunista oltre all’argomento “percentuale di cinesi in una regione”, tireranno fuori la loro carta vincente: noi abbiamo portato in Tibet le strade, le scuole, la civilizzazione.

Mi ricorda molto la retorica dei fascisti per l’Abissinia. La mentalità cinese del 2008 è una mentalità tipica coloniale. Di quelle che abbiamo conosciuto nel periodo vittoriano in Europa o fascista in Italia.

Il cerchio è chiuso. Perfetto. Anche in Cina diranno fra vent’anni che quando c’era Hu Jintao i treni arrivavano sempre in orario (in Tibet).

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