Quando c’era lui i treni arrivavano in orario (in Tibet)

Ieri una mia amica cinese criticando come suo solito il Dalai Lama, i tibetani, Taiwan e gli americani mi ha detto testualmente che “il Dalai Lama non si può lamentare di un territorio cinese. Perché in Tibet ci sono più del 50% di abitanti cinesi!

E grazie troppo facile. Muovo milioni di cinesi in un territorio straniero, uccido e sottometto gli abitanti originari di quel territorio e poi dopo 50 anni dico che è cinese perché ci sono i cinesi come maggioranza.

E comunque quando parlate con un cinese nazionalista o comunista oltre all’argomento “percentuale di cinesi in una regione”, tireranno fuori la loro carta vincente: noi abbiamo portato in Tibet le strade, le scuole, la civilizzazione.

Mi ricorda molto la retorica dei fascisti per l’Abissinia. La mentalità cinese del 2008 è una mentalità tipica coloniale. Di quelle che abbiamo conosciuto nel periodo vittoriano in Europa o fascista in Italia.

Il cerchio è chiuso. Perfetto. Anche in Cina diranno fra vent’anni che quando c’era Hu Jintao i treni arrivavano sempre in orario (in Tibet).

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16 commenti

Archiviato in politica, tristezze

16 risposte a “Quando c’era lui i treni arrivavano in orario (in Tibet)

  1. regalale una bella compilation del ventennio, soprattutto l’imperdibile “sanzionami questo”

  2. Ovviamente, giammai pensare di avere un’opinione distorta dalla propaganda di regime/partito. Ma io mi chiedo: cosa sta apprendendo dall’esperienza in UK? Come fa a non notare la differenza tra un Paese che seppur con molti limiti (sempre meno dell’Italia) ti permette di essere e fare ciò che vuoi ed uno in cui non puoi neanche navigare liberamente in internet (tanto per dire la cosa più stupida)? Questo mi preoccupa: in Italia il fascismo è latente in ogni cittadino, ed all’occorrenza viene fuori (vedi caso Rom, Rumeni, extracomunitari in generale) e questo grazie al modo subdolo con cui il regime a suo tempo si è insinuato nelle menti tanto da far rimanere nei decenni gli stereotipi delle cosiddette cose buone fatte da Lui più ancora della fame a cui ha ridotto l’Italia. Se i Cinesi che hanno avuto un regime più brutale e meno subdolo (e ce l’hanno tuttora) non percepiscono neanche l’assurdità di una dittatura, come potranno mai venirne fuori? E come potremmo mai raggiungere un dialogo su tematiche come diritti umani, libertà e stato di diritto in generale? E ancora, mi fa pensare che questa ragazza, come tanti altri che vanno all’estero, non sono di certo i figli dei contadini della remota provincia alla periferia dell’immensa Cina, dove anlfabetismo, malattie, denutrizione, in una parola la povertà porta allo stremo le persone. Quale futuro per una nazione in cui neanche chi potrebbe arricchirsi di esperienze di vita in mondi diversi (ed aprore finalmente gli occhi sul mondo) si accorge delle condizioni in cui vive?
    Non accorgersi neanche del fatto che si negano all’OMS i dati epidemiologici sulle calamità naturali?

  3. “un cinese nazionalista o comunista”

    Non sapevo ci fossero ancora comunisti, in Cina.
    Leggevo che e’ uno dei paesi piu’ liberisti del mondo.

  4. hai ragione, la cina è liberista.
    i comunisti sono i marziani infatti vengono dal pianeta rosso.

  5. Per Lagiardia

    anch’io ogni volta rimango allibito. Lei viene da un famiglia povera però. Io credo che sia un problema di vittimismo. Lei e altri cinesi che conosco si lamentano del fatto che i media e l’occidente dipingono i cinesi come mostri. E in questo sbagliamo di grosso. Ciò li rende ancor di più acritici e solidali con il proprio governo. Quando nel ventennio in Europa molti stati criticarono il fascismo italiano perché si imbarcò nell’avventura coloniale in Africa, tutti gli italiani, perfino i nemici di Mussolini e quelli di sinistra se ne risentirono e si ritrovarono intorno al governo. Fu l’epoca in cui Mussolini chiedeva l’oro agli italiani per gli armamenti. E tutti, ma proprio tutti si privarono di catenine e anelli di famiglia per darli al Duce.
    E anche sullo stereotipo che abbiamo della Cina sbagliamo comunque. Gli occidentali pensano alla Cina come un posto in cui si è perennemente controllati e non si possa fare niente. Insomma un posto di sofferenze e dove la vita è impossibile. Certo è una dittatura, ma si vive come in qualsiasi altra parte del mondo: basta seguire le regole imposte dal partito. Non parlar male del governo, non avere libertà di stampa ecc ecc.
    Ma capisci bene che al 90% delle persone non gliene frega niente della libertà di stampa! Allo stesso modo dell’Italia. A meno che la popolazione non sia fatta dal 90% da intellettuali o giornalisti capisci che la libertà di stampa non è una priorità.
    Il fatto è che le dittature colpiscono soprattutto gli intellettuali, gli attivisti politici e gli spiriti liberi. Gli altri se ne fregano e fanno la vita normale. Se in Italia dovesse nascere una dittatura l’80% delle persone in italia continuerebbero la vita di tutti i giorni senza accorgersene. Perché per una casalinga il fatto che Tizio non possa più scrivere in un giornale non frega un cazzo!

  6. Per Alessio

    Lei è una comunista tosta. Quasi piange quando mi parla di Mao Tze Dong…

  7. però la cina, a differenza del tibet all’epoca, ha un governo laico.

  8. Ancora con questa storia?
    Come ti ho ripetuto nel tuo blog a suo tempo la Cina non è un paese laico. E’ un paese ateo-comunista che è contrario alle religioni e alle chiese di qualsiasi credo siano. Un paese laico, come gli Stati Uniti, non privilegia alcuna religione rispetto alle altre e si pone in modo neutrale.
    E’ imbarazzante dover ripetere la stessa storia milioni di volte sulla differenza tra uno stato comunista (e in questo caso quindi con una religione atea di stato) e un paese laico che si pone in modo neutrale.

  9. 1) gli stati uniti, per dire, vietano matrimoni tra gay e ricerca pubblica sulle staminali embrionali.

    2) mica è vero che la cina è contraria alle chiese e alle religioni di qualsiasi credo siano, semplicemente le regolamenta logicamente essendo un paese socialista.
    comunque è più laico un paese comunista o una teocrazia?

    3) alè, mo milioni, è che è il concetto di paese laico che è molto fumoso io che non sono antireligioso a priori distinguo solo tra libertà e coercizione, poi le varie sfumature religiose all’interno di questa dicotomia non mi interessano e neanche le capisco; come per esempio non riesco a capire perchè uno stato che obbliga a mettere i crocifissi nelle aule è peggio di uno che invece vieta di metterli, imho sono stronzi a parimerito.

  10. 1) astro, ora mi spieghi che c’entrano i diritti civili con la separazione tra stato e chiesa. Stato laico significa uno stato in cui vi e’ separazione tra stato e chiese. Niente concordati, 8X1000, soldi a fondo perduto, presenza di chierici in comitati e commissioni bioetiche ecc ecc.
    Se un parlamento laico eletto dai cittadini di una democrazia decide che i matrimoni tra gay non ci devono essere e’ cosi’ e basta. Il fatto che la chiesa cattolica sia contraria ai matrimoni gay non pregiudica il fatto che altri gruppi sociali non lo debbano essere.
    Nei paesi scandinavi le cheise protestanti sono a favore dei matrimoni gay ma Svezia, Norvegia e Danimarca non sono paesi laici perche’ la religione cristiano-protestante e’ religione di stato e riceve sovvenzioni dallo stato. In piu’ i re devono essere cristiani protestanti. Come vedi il tuo esempio in qeusto caso cade nel vuoto.
    2) la ex-cina comunista di Mao era cotnraria a tutte le religioni e bruciava i templi vorrei ricordare. La Cina odierna e’ una paese fascista che pur lasciando liberta’ di culto pretende che i chierici siano sotto i suoi ordini.

    “comunque è più laico un paese comunista o una teocrazia?”

    caschi male: per me il comunismo e’ una teocrazia.

    3) il cocnetto di paese laico non e’ fumoso. E’ separazione tra stato e chiesa e neutralit’ dello stato nei confronti delle varie chiese senza privilegiarne alcuna.

  11. “3) il cocnetto di paese laico non e’ fumoso.”

    sì è fumoso, anzi, oserei dire che è polisemantico, ognuno ne ha una sua interpretazione.
    per esempio per la questione delle cellule staminali tutti a strillare della laicità dello stato, ma che c’entra? come ho detto su i fondi pubblici in america non sono usati per le staminali embrionali. non è che l’abolizione della legge avrebbe reso l’italia più laica, avrebbe semplicemente avuto una legge differente.
    “E’ separazione tra stato e chiesa”
    e che vuol dire separazione?

    “e neutralit’ dello stato nei confronti delle varie chiese senza privilegiarne alcuna.”

    bon questo è già più chiaro però in un paese socialista, cioè, praticamente in tutti i paesi, è di implementazione piuttosto tosta, perchè è molto difficile definire una associazione chiesa oppure no, anche se in linea generale sono daccordo col principio, la soluzione imho è legiferare il meno possibile.

    cmq la cina è più neurale del tibet 😛 anche se non separano affatto stato e religione.

  12. La polisemia del termine “laico” e’ recente, ed e’ stata causata dall’ignoranza generale di commentatori, politici e giornalisti e dalla volontaria malafede della chiesa, che in tutto questo ci sguazza.
    Se chiedi ad una persona qualunque per strada cosa pensa quando si parla di laicita’ verra’ subito associata all’odio contro la chiesa.
    Il Devoto-Oli ed altri dizionari storici lasciano una sola possibilita’ di interprtazione e su quella mi baso.

    “e che vuol dire separazione?”

    Separare significa per esempio evitare che il denaro pubblico vada a fondo perduto ad una chiesa o che il capo di una chiesa comandi ai parlamentari eletti di fare leggi che avvantaggino il proprio culto a discapito degli altri.

  13. Ferrista,
    il tuo commento mi rimane incomprensibile.
    Perdonami per la mia stupidita’ e per la mia ignoranza della tematica alieni\E.T.\dischi volanti.

    Fabristol,
    se lo dici e lo ripeti, non metto in dubbio che questa tua amica sia comunista. Vorrei ricordare pero’ per i piu’ distratti che Mao era comunista e nazionalista, ma che i due termini non sono sinonimi e non vanno nemmeno sempre in coppia.
    E che oggi in Cina di comunisti, se ce ne sono, se ne contano sulle dita di una mano. E di sicuro non siedono sui comodi scranni parlamentari, ne hanno alcuna responsabilita’ di governo.
    Ricordo inoltre, sempre per i piu’ distratti – siamo oramai in tempo di europei e il tempo a disposizione dell’italiano medio per informarsi si e’ ulteriormente ridotto – che il fatto che la R.P.Cinese sia una dittatura non prova che sia un regime comunista (comunismo= sistema basato sulla proprietà e sulla gestione comune dei beni e dei mezzi di produzione, definizione dizionario De Mauro), perche’ di dittature storicamente se ne sono avute di tutti i colori politico-economici, da quelle liberiste (come oggi Cina, Vietnam e molti altri paesi asiatici e africani, e come ieri, tanto per fare solo un esempio, il Cile di Pinochet) a quelle corporatativiste.
    Per terminare, i cinesi sono un popolo molto giovane, e nella Cina di oggi li giovani il comunismo non sa nemmeno cosa sia. Tutto quello che sanno e’ che devono studiare molto e poi lavorare duro (in una societa’ estremamente competitiva) per diventare ricchi. Questo e’ l’unico mantra di questo popolo. Praticamente non ci sono altre ideologie.
    Mao viene propinato in tutte le salse dalla propaganda, e i bambini fin da piccolo imparano quanto era buono e bravo. Ma si fa riferimento a lui solo come padre della patria, come eroe che si e’ sacrificato per dare vita alla RPC. Non si parla certo delle sue teorie economiche collettiviste (sballate).
    Ad esempio, su Wikipedia si legge che “molte persone considerano ancora Mao come un eroe nella prima metà della sua vita, ma sostengono che divenne un mostro dopo aver ottenuto il potere. In particolare Mao viene criticato per aver creato un culto della personalità. Comunque, in un’epoca dove la crescita economica ha provocato l’aumento della corruzione in Cina, c’è chi guarda a Mao come a un simbolo di incorruttibilità morale e di auto-sacrificio, in contrasto con l’attuale leadership.”
    Dunque, alcuni/molti cinesi possono ricordare Mao con le lacrime agli occhi, ma cio non vuol dire essere comunisti. Questi stessi cinesi probabilmente sono piu’ liberisti e piu’ favorevoli al libero mercato di quanto in realta’ lo siano i liberisti europei o americani, che piazzano i loro bei dazi alle merci provenienti dai paesi piu’ sfigati.
    Ma ovviamente, la tua amica puo’ benissimo essere un’eccezione e credere ancora nella societa’ senza classi, nella rivoluzione del proletariato mondiale e nella gestione comune dei beni e dei mezzi di produzione.

  14. Beh infatti ho detto “comunista o nazionalista”.
    O l’uno o l’altro o tutti e due assieme, dipende.
    Mai detto che le uniche dittature sono quelle comuniste. Stai estrapolando dal mio post cose che non ho mai detto o pensato.
    Lei è vecchiotta, 32 anni. Vecchia nel senso che non ha visto la trasformazione recente della Cina. Conosco le nuove generazioni di cinesi: ci vivo e ci convivo. A volte bastano due-tre anni di differenza per rendere una ragazzina spaesata e appena uscita dal terzo mondo in una perfetta occidentale tutta fashion e tacchi a spillo.
    Lei parla sempre di classi e di contadini al potere, e ha sempre la lacrimona agli occhi per le cose che ha fatto Mao. Un giorno giustificò la rivoluzione culturale e i milioni di morti dicendo che erano indispensabili per il bene della Patria.
    Vedi un po’ tu.
    E comunque le eccezioni riguardano la fascia di età e quando si sono spostati in occidente. Se si sono spostati prima dell’apertura della Cina al mercato globale e a internet, in genere sono old style come nello stereotipo che abbiamo un po’ tutti.

  15. Marco

    Non vedo dove stia il problema. La Cina si
    comporta esattamente come abbiamo fatto, e in modo diverso stiamo facendo ancora,
    noi ricchi paesi occidentali, Giappone compreso nei secoli dei secoli.
    Colonizzare altri territori ricchi di risorse e sottomettere altre popolazioni. Non possiamo
    criticare i cinesi perchè noi non siamo certo meglio. Anzi.

  16. Perche’ usi la prima persona plurale? Io non ho fatto niente e il fatto che i miei nonni l’abbiano fatto non giustifica assolutamente il colonialismo.
    Se per quello gli occidentali con la complicita’ dell’impero ottomano abbiamo schiavizzato milioni di africani. Allora secondo il tuo ragionamento la Cina avrebbe il diritto a schiavizzare perche’ gli occidentali lo hanno gia’ fatto? ma che discorsi sono?

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