“La tua vita avrà termine fra tre secondi”(cit.)

Tramite la segnalazione di mio cugino e a questo post di Stefano vengo a sapere che nei cinema italiani e giapponesi viene proiettato un lungometraggio di Kenshiro. In Italia e in Giappone appunto. Ma nel resto del mondo? Nulla. Da quando vivo all’estero mi sono reso conto che l’Italia rappresenta un unicum nel mondo occidentale. Nessun altro ragazzo straniero conosce Lupin, né Sampei, nè Gigi la trottola o Spank, Mazinga Zeta o Voltron, figuriamoci Ken il Guerriero. A me pare impossibile che esistano bambini che non hanno avuto nella loro infanzia il mito dei cartoni coi robottoni giapponesi, o Holly e Benjy, o che nella loro vita non abbiano mai imitato Kenshiro mettendo le dita nella tempia del proprio compagno di banco. Poi immancabilmente si faceva il conto alla rovescia fino a che la testa del compagno non scoppiava. Ma che infanzia è mai stata la loro senza tutto questo?

Siamo il primo paese ad aver importato i cartoni animati giapponesi in Occidente. E tuttora siamo i più grandi divoratori di anime e manga dopo il Giappone. Tre generazioni di bambini sono cresciuti coi cartoni animati giapponesi. Si può dire che l’Italia ha deliberatamente lasciato l’onere dell’educazione infantile ad una cultura completamente estranea alla propria. La nostra infanzia è giapponese sotto molti punti di vista. Siamo l’unico popolo che può parlare di cartoni animati coi ragazzi giapponesi. Gli altri sono fuori e non sanno neppure di che cosa si sta parlando. E’ incredibile che la psiche dei bambini italiani sia stato modellata sulle idee degli artisti giapponesi dall’altra parte del globo.

Vorrei dedicare questo post e il video alla fine a tutti quelli che pensano che i bambini che guardano cartoni o film con violenza, sangue e morte o che giocano con videogiochi definiti violenti e da censurare, poi diventino violenti ed assassini. Credo che sia inutile ripetere che la mente di un bambino è perfettamente in grado di comprendere la differenza tra finzione e realtà. Così come ai bambini di cento anni fa venivano raccontate favole dove la morte e l’assassinio c’erano sempre e comunque e sono cresciuti senza istinti omicidi, così la mia generazione è cresciuta con cartoni e videogiochi (che nel clima odierno verrebbero considerati violenti e da censurare) senza ripercussioni sulla nostra psiche. La visione di atti violenti fatti da terze persone in un mondo fantastico (cartoni o film) o l’emulazione coi videogiochi sono dei processi di esorcizzazione perfettamente normali.

Un bambino cresciuto con Ken il guerriero sarà sempre un uomo migliore di uno cresciuto coi Teletubbies.

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21 commenti

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21 risposte a ““La tua vita avrà termine fra tre secondi”(cit.)

  1. gli unici occidentali? sicuro? secondo me, per esempio, anche negli usa mangiano manga a colazione.
    comunque, i giapponesi sono effettivamente sorpresi quando scoprono che per te capitan harlock o kenshiro o lupin o pollon 🙂 sono una parte fondamentale della tua infanzia e adolescenza

    http://www.equasimagialalla.com/cartoni.htm

  2. A dire il vero non ho mai parlato con americani di cartoni, ma considera che ora la moda è un po’ in tutti i paesi. Ma la cultura trentennale che abbiamo alle spalle credo che sia unica, perlomeno in Europa. In Uk sono sbarcati da poco, e comunque solo i moderni; i vecchi sono per collezionisti. In Scandinavia erano pressocché sconosciuti, perfino i moderni. So che in Francia ora ne vanno pazzi ma non so se in passato le TV francesi sfornassero anime come da noi.
    Se qualcuno ha più informazioni riguardo al mondo dei cartoni giapponesi nel resto del mondo ci faccia sapere. 😉

  3. E non dimentichiamo i Predatori del tempo!!!!!!!!!!!!!!

    Atasha, Sekovitch e Dowalski meglio di Klinsmann, Brehme, Matthaus! Mi-ti-ci!!!!

  4. Predatori del tempo=Yattaman

  5. Nathaniel

    i predatori del tempo != Yattaman… stesso disegnatore ma storie completamente diverse!

  6. Sì infatti poi mi sono reso conto dell’errore. Non conoscevo i predatori del tempo, poi ho cercato su youtube ed erano nella stessa pagina di Yattaman, quindi ho pensato fosse stesso cartone diverso titolo.
    Quando lo davano?

  7. totentanz

    Guarda, ogni volta che conosco un giapponese qui in Germania rimane sorpreso dalla quantità di anime e manga che conosco. E considera che io da bambino ero tenuto particolarmente alla larga dal televisore. Lady Oscar, Lamù, Ufo Robot, Carletto e Doraemon qui sono conosciuti solo tra tedeschi appassionati e collezionisti. In Italia li conosce praticamente chiunque.

  8. Sì infatti quando parlavo coi tedeschi rimanevano a bocca aperta: “Ma di cosa stai parlando?”

  9. Lkv

    Spagna e Francia hanno avuto la nostra stessa “invasione” giapponese.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Anime#Gli_anime_nel_mondo

  10. Mmm però se vai nella pagina in spagnolo dice che a parte Heidi e Marco e Mazinga ci fu un blocco negli anni 80 dove sparirono quasi completamente e poi un boom di nuovo negli anni 90 con i moderni anime.
    http://es.wikipedia.org/wiki/Historia_del_anime_y_manga_en_Espa%C3%B1a#Los_a.C3.B1os_1980

    E l’elenco degli anime nella pagina francese mi pare alquanto misero. Insomma continuo a pensare che l’Italia conitnui a tenere il primato in occidente. Una invasione massiccia di centinaia di titoli, omogenea nel tempo senza interruzioni.
    In realtà c’è da dire che altri bambini in Europa hanno visto i cartoni giapponesi ma in italiano: rumeni, polacchi e albanesi. Perché prendevano la tv italiana e spesso le tv locali compravano dalle tv italiane.

  11. Cachorro Quente

    Ormai gli anime sono di moda ovunque, ma l’Italia sicuramente in questo è all’avanguardia.
    Dico solo questo: Hayao Miyazaki ha collaborato con la RAI in illo tempore… e ha omaggiato i fratelli Pagot (antesignani dell’animazione italiana) con il nome del protagonista di Porco Rosso.

  12. “Dico solo questo: Hayao Miyazaki ha collaborato con la RAI in illo tempore…”

    Miyazaki produsse una serie televisiva bellissima con la RAI su Sherlock Holmes rappresentato come una volpe. Io avevo 6 o 8 anni e la registrai in cassetta. Mi ricordo ancora la sigla… Poi la RAI spezzò la serie e non sborsò più soldi:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Il_fiuto_di_Sherlock_Holmes

    Tra l’altro era uno dei primi lavori d’anime steampunk se nn erro…

  13. Nathaniel

    @Fizio:
    Beh sulle emittenti regionali i Predatori del Tempo, Yattaman, Calendarman(e mi pare ce ne fosse almeno un altro dello stesso autore, tra quelli giunti nel BelPaese)sono stati trasmessi ciclicamente, l’ultima volta avrò visto uno dei tre pochi anni fa…
    Mediaset(ma anche Rai) non li ha mai trasmessi a causa di una politica decisamente restrittiva in materia(e spesso abbastanza miope), che relega i Cartoni Animati come prodotto da bambini, e taglia ciò che non si adatta a questa classificazione(e a volta taglia anche a sproposito, mantenendo parti decisamente meno adatte e tagliandone di innocue).
    sarebbe stato meglio invece separare i cartoni animati per fasce d’orario dando l’opera intera e non rimaneggiata in orari adeguati al pubblico.

  14. Alecon

    Pensate che le ultime generazioni di bambini non immaginano quanti robot hanno difeso il pianeta terra dalla conquista degli invasori provenienti da lontane galassie. evidentemente non parlo solo di Goldrake, Jeeg o del Grande Mazinga, ma Space Robot, Astroganga, Daltanoius, Gakeen, Trider G7, Voltron, Gundam, Astrorobot e Tekkaman.
    Veri eroi della mia infanzia.

  15. Parli del diavolo..;)
    Beh com’era il film??

  16. Alecon

    Adesso non fatemi credere che un americano possa conoscere l’orsetto di peluche capace di fermare il tempo per andare in un’altra dimensione, o abbia mai lanciato in gioventù la Fiamma di Megalopoli contro il fratello o la sorella, o sapesse quanto fossero buoni i BOM BOM magici di Lilli!!

  17. Capolavoro introvabile dell’animazione giapponese:
    È il 1960. La Toei dà inizio al progetto di “Saiyuki, Viaggio verso Occidente” (in Italia “Le tredici fatiche di Ercolino”, titolo particolarmente infelice). È il primo adattamento animato giapponese delle avventure dello scimmiotto Songoku.
    Tezuka collabora a sceneggiatura, storyboard e regia: è il suo debutto nel campo dei manga eiga. Il film ottiene un discreto successo, ma è anche l’unica volta in cui Tezuka lavora per la Toei a causa dell’infelice rapporto creatosi.
    🙂

  18. @ lector: è per caso la rivisitazione giapponese della favola (?) cinese “Journey to the West”?

  19. @–>lagiardiaintroversa
    Sì, certo … (in Italia si può trovare il libro con il titolo “Lo scimmiotto” – sic! – nella collana Struzzi della Einaudi oppure Adelphi). Il cartone è invece introvabile. Ciao.

  20. allora sto tranquillo se il mio nanetto di tre anni si pettina “come goku” 😉

    sentivo alla radio qualche giorno fa una psicologa dell’infanzia o simile figura professionale accennare un’impietosa comparazione tra il senso dei cartoni animati giapponesi da illo tempore ad oggi e quello che ahinoi propalano le italiche e decantate animazioni italiane (winx p.e.) a proposito di modelli comportamentali e di immagine che i bambini si creano della loro vita da adulti.

  21. Paolo

    Nella versione polacca di Holly e Benji si può sentire il commento del telecronista italiano in sottofondo, mentre in Spagna hanno mantenuto i nomi italiani e spesso le nostre sigle.

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