Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

I ricercatori sono un po’ capitani di ventura, stabilizzarli e’ un po’ come farli morire

hat tip: Hronir.

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29 commenti

Archiviato in spunti di lettura e scrittura, tristezze

29 risposte a “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

  1. Gianrico

    mamma mia quanto populismo…povero Santoro come si è ridotto…la ragazza si sta lamentando riguardo una scelta che ha fatto lei in libertà, non capisco cosa vuole…
    scusa fabri vorrei un tuo parere su questa cosa:
    il ricercatore, secondo me, non è una professione definitiva (per mille motivi ad es:carichi di lavoro pesanti, lucidità mentale necessaria, ancoraggi a vecchie pratiche e vecchie ricerche…)..non ci si può lamentare che siano “precari”(termine tutto italiano perché nel mondo il tempo determinato è lo standard).

  2. Non so io mi sono completamente impersonato nell’esperienza della ragazza che è in parte mia (e spero non nel futuro). Quindi io pecco di partigianeria. Non vedo chi decide se un lavoro sta in una categoria A o B. Mi pare che nella Costituzione non esista nessuna distinzione tra lavori A o B. Neppure io sono un grande fan del posto fisso, ma non vedo perché per altri posti pubblici esiste e per noi no. Mi pare una discriminazione.
    I contratti a tempo determinato a me vanno benissimo fin quando c’è la possiblità di farli (all’estero per esempio). In Italia ad ogni governo vengono fatti tagli, cuciture, rivoluzioni. Hai un assegno di ricerca oggi, domani stai per strada. Noi non possiamo farci una famiglia, una casa e siamo tra i cittadini quelli che in teoria danno di più alla collettività. Sulle nostre ricerche ci campano tutti (nel vero senso della parola). Qui mi danno denaro, fiducia, carriera e possibilità di realizzarmi. In Italia ci trattano come l’ultimo carro della ruota. Si passa dalle stelle alle stalle.

  3. Noi staremo come le foglie d’autunno etc. etc.

    Ma pure questi non scherzano!
    http://3quarksdaily.blogs.com/3quarksdaily/2008/10/in-case-you-wer.html

  4. Pingback: Weissbach » Posso giurarlo

  5. Gianrico

    Per carità lungi da me distinguere tra lavori di serie A e B.

  6. Gianrico, vaffanculo.

    Cordialmente.

  7. @Junkie
    grazie del link. Domani ne parliamo su Progetto Galileo! 😀

    @Gianrico
    purtroppo hai toccato un argomento un po’…sentito tra di noi (capemaster te lo ha fatto notare). 😉
    Il problema detto in modo schietto è che lo stato dovrebbe farci camminare su pavimenti lastricati d’oro come fa con medici, amministratori pubblici e politici ovviamente. Quindi non si può venire a farci la predica sul fatto che la ricerca è dinamismo, movimento, giovinezza. Cristo santo sono da 21 anni che studio, senza mai fermarmi, mi aspettano anni e anni di studio matto e disperatissimo, una vita in un paese straniero e chissà in quanti altri per quanti anni e ci si chiede di essere giovani, indipendneti, audaci ecc. ecc.
    Io mi sono fatto letteralmente il culo (io e tutti gli altri) sacrificando affetti, luoghi, famiglia, amici, clima e cibo per QUALCOSA. Non mi si può venire a dire che io merito meno degli altri cittadini italiani perché in fondo sono un ricercatore freakettone che si adatta a tutto. Io voglio avere una vita normale (e per adesso non ce l’ho), voglio avere i soldi per comprarmi una casa, avere figli, stabilizzarmi. Ma sorpattutto VOGLIO tornare in Italia perché mi spetta. Mi spetta perché lo sto facendo per me ma anche per tutta la collettività questa cazzo di ricerca. Mi spetta perché l’Italia mi ha tradito, mi ha abbadonato e ora nn mi vuole neppure più indietro.

  8. @Fabristol:

    la ragazza dell’intervista ha la sfortuna (!??!) di avere un marito italiano; se avesse trovato un ragazzo a Glasgow, sarebbe felicemente diventata suddita della regina, lasciando all’Italia ciò che gli italiani si sono meritati: una massa di capre ignoranti a governarle.

    Il tuo nuovo motto deve essere: God save the queen!

    (Per me, non avendo una regina: Es lebe Deutschland! )

  9. william

    Fabry, tu sai sai qual’è la mia situazione, a settembre ho finito la borsa di dottoratoi, ma purtoppo potrò discutere la tesi solo a giugno, e ancora purtoppo devo finirie gli esperimenti da mettere nella tesi.,
    Secondo te che aria tira qui a siena? non so se hai avuto notizie, ma l’illustrissima università di SIENA ha un buco nel bilancio di circa 200 milioni di euro, ragazzi 200 milioni di euro, è una cosa allucinante.
    Prendendo spunto da questo buco, ti dico che a me appena discuterò la mia tesi di dottorato mi daranno:
    A) un calcio nel culo
    B) una borsa di studio di poco più di 660 euro mensili (ne pago 350 di afffitto)
    Soluzione finale: evviva la ricerca!

  10. ilferrista

    prometto che se mi sfanculate non mi offendo.
    però pensate bene al fatto che per dare ai ricercatori un euro ne tolgono tre dalle tasche dell’ultimo metalmeccanico o manovale.
    intignarsi a voler fare ricerca (come o meglio che altrove) in italia dove le cose funzionano a questo modo è, al momento, velleitario. con l’aria che tira e le baronie da mantenere, le cattedre di “informatica umanistica” ecc. riporre speranze nella patria ricerca è illudersi.
    vuoi fare ricerca? this in no (more) country for science.
    io un’idea tanto banale che potrebbe financo funzionare ce l’avrei.
    se vi interessa ve la racconto pure. banale eh, mica sono Einstein.

  11. Nova

    Personalmente non penso neppure che l’argomento “mi sono fatto un mazzo così” sia il più convincente. L’Italia sta letteralmente decapitando il proprio futuro trattando in questo modo i propri ricercatori. Dovrebbe attirare stranieri da altri paesi, non far fuggire i propri!

    Come pretende di andare avanti tra 10-20-30 anni? Vendendo scarpe firmate e parmigiano??

  12. ilferrista

    Nova, è da vent’anni almeno che s’è presa quella strada.
    triste, ma è così.

  13. Fabri:

    Il posto fisso non esiste per i ricercatori fondamentalmente perchè, come dicevo tempo fa, la ricerca in Italia è un settore NON produttivo. Chiaramente la enorme quantità di precari che esistono nell’ambito della ricerca sono persone che vengono “assunte” senza mezzi nè fondi e si ritrovano oltretutto sfruttati da quelli che hanno il posto fisso. I precari vengono dunque assunti a prezzi da fame e mantenuti in questa situazione a vita per servire i baroni, quando in realtà se non ci fosse la possibilità di assumere a tempo determinato, starebbero semplicemente a casa.

    La ricerca italiana serve semplicemente per farsi le ossa, come credo abbia fatto tu e come sto facendo io. Appena è possibile si emigra in paesi dove la ricerca produce reddito, dove i governi in crisi non tagliano in un settore che sposta investimenti e dove i privati si presentano ai ricercatori proponendo loro obiettivi di mercato.

    In Italia si ricerca principalmente per la bella figura dei baroni e per scrivere libri che nessuno legge. Ma d’altronde, con il 47% di tasse, con una logica assolutamente statalista parassitaria, con che coraggio si scende in piazza a parlare di futuro e innovazione?

  14. @ willy

    viene qui all’estero. Ti rifai una vita. Se non hai voglia di imparare un’altra lingua vai in svizzera. Non so più che suggerire. E’ cinico ma è così.

    @ Stefano

    Se uno vuole tornare in italia, marito o non marito ci prova.

    @ ilferrista

    ma non ci pensi che il metalmeccanico sopravvive grazie alle medicine che scopro io? o che il figlio usa l’ iPOD grazie alle tecnologie che scopro io?

    @ Nova

    come va avanti? come ha sempre fatto. Moda e turismo.

    Ragazzi questi qui hanno fatto cassa su uno dei cardini fondamentali del paese. Non è che hanno tagliato alle forze armate, hanno tagliato soldi ai preti, alle province, alle comunità montane. No. Hanno distrutto il futuro. Questa non è una riforma: è un taglio. Le riforme si fanno cambiando le regole. Qui non si sono cambiate le regole: i baroni staranno sempre là, il sistema sarà sempre mafioso. Si è solo ridotto il numero di mafiosi!

  15. @ Jinzo

    io il posto fisso non lo pretendo. Voglio contratti di 5 anni finiti i quali, se sono produttivo e bravo, me li rinnovano. Easy e meritocratico.

  16. Infatti. Qua il problema è che si ventilano ipotesi tipo “passati 3 anni non si rinnova più a nessuno”

    E allora mi dico: andate a fare in culo. Gli esperimenti se li facciano gli ordinari. E quando taglieranno pure gli ordinari (rigorosamente per ultimi), allora gli esperimenti, questi inutili e improduttivi esperimenti, se li faccia il ministro.

    E io andrò a fare il rappresentante di farmaci ideati in nazioni più civili, dove la ricerca non è considerata improduttiva.

  17. Gianrico

    @capemaster
    l’ennesimo insulto preso, non me ne frega nulla…ma sei incazzato non scrivere “cordialmente”

    @fabri
    la pensiamo allo stesso modo..i ricercatori sono parte fondamentale del progresso, ma proprio per questo mi sembra uno degli ambienti dove cercare di puntare dritti ai risultati premiando i bravi ed tagliando i “non bravi”.

  18. Ma come ho detto nel commento precedente lo scopo della riforma non e’ questo!
    non c’e’ nessuna legge della “riforma gelmini” che dice: assumiamo i piu’ bravi e mandaimo a casa gli altri. E’ semplicemente: attaccatevi al c***o, non assumiamo piu’ nessuno e tagliamo i fondi alla ricerca.

  19. qualcuno mi sa dare il testo del decreto o un post in cui si capisce a grandi linee che cosa si dice?

  20. Forse sono un po’ OT:
    Personalmente non mi sono interessato più di tanto alla riforma proposta, lascio ai più competenti il commento riguardo alle scuole elementari e medie, ma mi sembra francamente ridicolo e demagogico che gli studenti universitari scendano in piazza aizzati dai simpaticissimi prof, per una non meglio precisata “lotta per il proprio futuro”. Ma dico, quegli studenti avrebbero ogni giorno il diritto di protestare anche in modo veemente nei confronti di chi non offre loro quotidianamente l’opportunità di formarsi, che chiudono loro porte senza spiegazioni né logica alcuna, che bruciano fondi in modo assolutamente oscuro, e invece se ne stanno a capo chino a subire le angherie degli stessi baroni che evidentemente ora vedono ridursi solo la possibilità di prendere soldoni da intascare in non meglio precisato modo. E non mi facciano credere che vengono meno i soldi della ricerca, sarebbe sufficiente che spendessero bene i soldi che già prendono!
    Invece, continuiamo a giocare a fare le rivoluzioni di piazza, quando questo Paese è in stato vegetativo permanente da decenni, o forse più. Poi si dice…”ma sarà sempre peggio!”. Sì, peggio di come? Di cosa? Riforme o non riforme noialtri comuni mortali siamo comunque tagliati fuori. E allora che glieli tolgano pure tutti i soldi all’Università, a me non ne cale. Non accetto di fare ancora una volta il burattino di nessuno.

    Non è elegante citare sé stessi, ma metto un link di qualche tempo fa.
    http://abeonaforum.wordpress.com/2006/11/17/fuga-dai-cervelli/

  21. fabri, il metalmeccanico oggi sa che deve mangiare tutti i giorni, al limite l’ipod al pargolo non lo compra e al limite spera che non si ammali, o al limite si ammala e crepa a panza piena. come succede da secoli e qui dove si rinuncia alla ricerca si continuerà a fare.
    c’è poco da star a ragionare. in italia la politica ha deciso da almeno vent’anni (scientemente o per insipienza non importa, è una scelta anche dormire e lasciar andare tutto alla deriva) che della ricerca e della scienza si può fare a meno.
    incazzarsi rischia d’essere velleitario.
    tu nella ricerca ci vivi e giustamente ti arrabbi.
    io sono un metalmeccanico e mi rendo conto che il prezzo della “grande rinuncia” lo stiamo pagando da lunga pezza. abbiamo scelto di fare i “cinesi” d’europa quando persino i cinesi di cina han deciso che quel ruolo gli stava stretto.
    ti basti lo stupido esempio della germania che ha scelto di fare ricerca sul fotovoltaico anni fa per avere la primazia industriale mentre noi che abbiamo anche il sole per usarlo al limite compriamo celle fv tedesche e facciamo costruire il rigassificatore in spagna con la cantieristica navale che sta come sta.

    per la ricerca bisognerebbe fare altre scelte politiche che però non si palesano mai tra le possibili sulla scheda elettorale.

    prendere a calci i ricercatori fa più male ai metalmeccanici che ai ricercatori, come vedi. ma tant’è.

  22. una quindicina d’anni fa ero in canada a fare il turista. il quebec era uno stato economicamente depresso ed attuava politiche fiscali volte ad attirare investitori esteri con esenzioni fiscali consistenti (niente tasse per cinque anni se non ricordo male) purché assumessero mano d’opera locale. (nel frattempo per risparmiare l’amministrazione immatricolava le auto con solo la targa posteriore)
    una miriade di software house dagli usa trasferirono R&D a poche miglia oltre il confine.

    se volessimo davvero incentivare la ricerca basterebbe dire alle aziende straniere che avranno tassazione zero sui proventi della ricerca se trasferiscono qui R&D, assumono laureati italiani e si impegnano a finanziare con una cifra annuale (percentuale tipo la decima parte delle tasse che avrebbero pagato) le fondazioni che premiano i migliori progetti di ricerca di base. (quella applicata sicuramente preferiscono farla e pagarla e controllarla in casa propria).
    si fionderebbero qui le migliori aziende, i migliori ricercatori vorrebbero venire qui (vivere in italia, dalle dolomiti a punta raisi è probabilmente più allettante che stare sotto le brume di bristol o della svizzera o dell’umidità di hong kong) e dopo qualche anno i ricercatori che si mettessero in proprio, gli spin off e l’indotto della ricerca ripagherebbe cento volte tanto l’investimento necessario a creare quel minimo di civile accoglienza (campus? cittadelle della ricerca? quale migliore occasione per far fare qualcosa di decente ai tanti bravi architetti che invece emigrano per il mondo a costruire isole artificiali, aeroporti e quant’altro) per le giovani leve della scienza.
    sarebbe una bella idea di costruzione di un’identità e di un futuro da condividere per una collettività.
    una mission nazionale.

    ve l’avevo detto che era banale eh.

  23. L’idea e’ giusta. E’ cosi’ che si investe sulla ricerca, ma il tremontismo ha bisogno della tassazione, del controllo. Da noi e’ impossibile.
    I governi italiani sono dei cretini perche’ se vedessero cosa succede qui…
    Il Regno Unito, ormai perse le colonie, il ruolo dell’esercito, le fabbriche e le miniere ha ivnestito tutto in educazione, ricerca, e cultura. Tutto. E ci guadagna piu’ di prima! Solo dalle tasse universitarie di noi stranieri l’anno scorso UK ha incassato qualcosa come 2 o 3 miliardi di pound. Solo da quello. Per non parlare poi di affitti, cibo e divertimento di ognuno di noi. Cina e India spendono miliardi per formare i propri cittadini e spedendoli in UK o USA. Per poi riprenderli dopo che si sono formati. Da questo ci guadagnano sia i paesi emergenti che quelli ricchi. Noi siamo dei cretini: oltre a non prendere studenti stranieri facciamo scappare quelli tialiani che abbiamo rpecedenemte formato e li perdiamo per sempre.

  24. ricercatori da latte! 😀

    ecco perché, qui abbiamo già troppo da pagare con le quote latte… (altro caso idiota, non se ne produce abbastanza per il consumo interno e lo importiamo dalla germania e nonostante sia insufficiente è persino troppo e paghiamo dazio, a quando la scopa in culo per ramazzare la stanza?)

  25. @il Ferrista
    L’idea non è male però troppo di largo respiro. Però l’idea di sfruttare le bellezze e lo stile di vita del belpaese per attirare “cervelli” ce l’avevo pure io. Trovare un capitale per creare un istituto di ricerca privato. Piazzarlo in qualche posto da favola tipo toscana, riviera ligure, sicilia etc, ed infine (il punto più importante) sfruttare il fatto che nei prossimi anni la chiusura dei vari enti di ricerca pubblici lascerà disponibili fior fiore di quattrini di progetti europei che gli euroburocrati non possono non allocare all’Italia. E vai col tango! 🙂

    @Fabristol
    prego per il link! Ora mi leggo il pezzo su Galileo. Il D.L. che hanno approvato oggi è il 137/2008 e riguarda solo la scuola. Il D.L. 133/2008 è quello di Brunetta e contiene le norme sul turnover dei professori, il limite di 3 anni per i contratti precari nei centri di ricerca etc etc. Oggi MaryStar ha detto che tra una settimana ci sarà anche la discussione per il decreto sull’università, ma non sò quale sia il numero del D.L. . I testi dei D.L. li trovi pure su http://www.cittadinolex.kataweb.it/

    Infine due parole da Cassandra. Tempo tre anni ed il duo Brunetta Gelmini chiuderà i vari enti (INFN, e via dicendo) per scarsa produttività. Ovvio che tra tre anni nessuno si chiederà per quale motivo la produttività degli enti sia crollata nel frattempo (ovvio modulo i vari enti di ricerca che già improduttivi sono). E ‘sti cazzo de politici che dibattino del grembiulino.

  26. V

    Tutto questo prendere per i fondelli il belpaese non serve a niente. Scandalizzarsi poi per quest’ultima riforma lo trovo semplicemente demagogico. L’Italia è morta tempo fà, perchè fingere di non saperlo?

  27. tauzero

    Se il ricercatore è un po’ capitano di ventura allora io sono uno quello che si potrebbe definire uno della “Vecchia Guardia”, un grognard, un veterano.

    Mi sono arruolato coi lanzichenecchi nel 1991 (anno di laurea) e ho combattuto come soldato di ventura fino al 2005. Quando ho avuto la fortuna di essere “stabilizzato”, dopo concorso, s’intende, come ricercatore. Dico fortuna perché tanti altri che erano con me (bravi e meritevoli) si son persi per strada. Stritolati da un sistema assurdo. Purtroppo solo chi ha fatto la vita del precario della ricerca sa realmente che cosa significhi tutto questo in termini di sacrifici, rinunce, sconfitte e umiliazioni, doppi e tripli lavori, scelte di vita rimandate (famiglia, figli) ecc. ecc. Tutte cose che naturalmente si moltiplicano se uno non vanta natali o amicizie (di partito, tesseraloggia o altro) “illustri”.
    Chi usa semplificazioni da bar sport e parla di populismo o non conosce ciò di cui parla o non ha capito nulla o, peggio ancora, è in malafede…

    Trovo sbagliata anche la “guerra tra poveri” (metalmeccanici Vs. ricercatori precari) perché secondo me nasconde un grave equivoco di fondo. Visto che è proprio la ricerca che può contribuire a creare quei posti che i metalmeccanici – cacciati dalle fabbriche sempre più meccanizzate o delocalizzate – potranno andare ad occupare.
    I soldi per la ricerca, tranne casi clamorosi – il famoso bove maremmano di cui si parla in questi giorni – sono dunque un investimento per il futuro di tutto il paese. Chi taglia in questa direzione taglia il ramo su cui è seduto. Lui e i suoi figli o nipoti.

    Meritocrazia? Giudizi severi sull’operato di professori e ricercatori? Magari! Questa sarebbe la prima cosa da fare per un vero risanamento dell’Università. Ma mi par di capire che non è affatto questa la strada che si intende percorrere.

    In ogni caso parliamoci chiaro: sappiamo tutti che questi provvedimenti non distruggono l’Università. Semplicemente le danno il colpo alla nuca finale. Il plotone d’esecuzione – composto dai governi (ahimé di ogni colore) di questi ultimi 15-20 anni – ha già fatto il suo lavoro. Il condannato è già per terra agonizzante.

    E quelli parlano di capitani di Ventura e di Giovanni dalle Bande Nere…

  28. tauzero,
    tra metalmeccanici e ricercatori non è guerra tra poveri
    è guerra AI poveri.
    buona ri-lettura 😉

  29. sì, una od un intellettuale oggi sta anche come in autunno gli alberi le foglie, non tutti però;
    ma una persona appartenente al proletariato, invece, come sta??? o meglio, una persona appartenente al sottoproletariato, come sta???
    il proletariato ed il sottoproletariato oggi è l’albero robusto con tronco forte e rami alti e grazie al cielo che ha rami alti e tronco robusto e forte, perché le bufere di tempeste di neve che deve sopportare sono continue, sì c’è sempre inverno per il sottoproletariato altro che autunno!!!
    un saluto, a presto

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