Un post di luoghi comuni e pregiudizi…o forse no

Udite udite, un post infarcito di luoghi comuni, amenità varie e pregiudizi sinistroidi.

Alla fine sono tornato dall’America, una settimana fa. In realtà sono fuggito e se avessi potuto sarei tornato tre giorni prima: non consiglio a nessuno due conferenze scientifiche full-immersion di seguito per quasi due settimane. Gli ultimi giorni a New York sono stati un incubo, costretto a fare il turista mio malgrado, con schiena e gambe a pezzi. E con la febbre gli ultimi giorni (pure nel viaggio di ritorno). Il jet lag poi è stato disastroso. Ho recuperato le ore di sonno solo ieri. Insomma è stata un’esperienza nuova ma con lati negativi. Sarà per tutte queste cose, sarà che mi trovavo in USA per lavoro più che come turista, vi dirò, sotto sotto sono rimasto deluso. Forse mi aspettavo di più, forse mi aspettavo troppo, ma questa America (perlomeno Washington DC, New York e il New Jersey) non mi ha entusiasmato. Non ho voglia di scrivere un post lungo e articolato così mi affido a brevi e sommari punti:

  • Assioma: in America è tutto grande e basta questa frase per descrivere cultura, paesaggi, storia e carattere di un popolo. Da questo enunciato scaturisce tutto il resto; la chiave-lessicale di comprensione di una nazione.
  • dall’assioma di cui sopra nasce il primo corollario: in America tutto è esagerato. La terra dell’eccesso. Anche quando non ce ne è bisogno, l’America ti stupisce o ti annoia (nel mio caso la seconda) con impressionanti stravaganze o fantasmagoriche scemenze.
  • a parte l’assioma e il suo corollario l’America non ha niente di diverso o invidiabile rispetto alla vecchia cara Europa. Non guardate i dettagli, guardate le basi culturali. Per ogni comportamento europeo c’è sempre un equivalente americano ma moooooltoooo più grande e moooooltoooo più esagerato.
  • gli americani non sono altro che inglesi italianizzati: cioé urlano, ti guardano negli occhi, non hanno bisogno di giri di parole, imbroglioni, cercano sempre di incularti, guidano come pazzi e il loro braccio destro passa il tempo alla guida tra il pomello del cambio e il clacson. Quando il cameriere ti chiede da bere non ti dice “What would you like to drink sir?”. Ti dice “whazzup man, what’s the drink?”
  • l’america gira intorno all’automobile. Senza auto l’americano non esiste, è insignificante, invisibile, impotente. Ci sono i centri commerciali (giganteschi, enormi, lo devo ripetere?), lontani chilometri di distanza. Per essere raggiunti non esiste altro modo che la macchina privata: un SUV o un pick-up o un fuoristrada colossali. I centri commerciali sono l’equivalente delle piazze dei centri urbani dell’europa medioevale. In america non esistono piazze, esistono centri commerciali. Lì si socializza, si mangia, ma soprattutto si compra.
  • in america sembra di vivere continuamente dentro una televendita. Dalla TV ai cartelloni pubblicitari in metro, dai giornali ai negozi è un continuo bombardamento di offerte, 3×2, prendi oggi paghi domani, sconti, fidelity card. Non ci sono le foto del prodotto, ci sono numeri, numeri, somme dappertutto e gli spot sono proprio come quelli che vengono presi in giro nei film. Cioè la famigliola sorridente ecc ecc. Agli americani piace moltissimo il viso sorridente e in qualsiasi pubblicità (anche se si tratta delle crocchette per il cane) c’è sempre un viso in primo piano che ti guarda dritto e sorride.
  • la società americana è divisa in caste: i bianchi ai livelli più alti, gli asiatici nel piccolo business o nella ristorazione, gli ispanici nei servizi medio-bassi e i neri per i lavori più umili o alternativamente come barboni. I neri sono dappertutto e quando uscite per la strada sarete sempre a contatto con loro, sempre. Rassegnatevi a capire il loro slang. Se si dovesse giudicare la composizione razziale degli interi USA da NY o Washington direi che il 90% degli americani sono neri, il 7% orientali e qualche bianco in giacca e cravatta. Ora, solo ora, capisco che significato enorme hanno avuto le ultime elezioni in USA. Non importa che Obama abbia le stesse politiche di McCain, non importa che le sue siano promesse al vento. Obama è un simbolo, un esempio per questi miserabili che a malapena arrivano a fine giornata. Ah credo che ci siano più ebrei a NY che in Israele: mai visti così tanti in vita mia.
  • non ho mai percepito la povertà in vita mia come in questa esperienza. Quando dico percepito intendo vista, toccata, sfiorata per mano ogni giorno. Non parlo solo delle centinaia di barboni accatastati nelle panchine dei parchi che incontravo ogni giorno nella mia strada. Parlo di gente che saliva nella metro vestita di stracci quando fuori c’erano -5 gradi, gente buttata nel marciapiedi fuori dai centri commerciali mentre noi tutti a malapena riuscivamo a finire il litro di Cola e il mezzo chilo di popcorn (le misure sono veramente queste) in offerta che ci hanno dato al cinema. Nessuno finiva la Coca Cola e i popcorn perché erano oggettivamente troppi anche per un americano e finivano nel cestino. Quando sono uscito dal cinema mi è venuto un groppo alla gola. Anch’io avevo appena buttato tutto quel cibo in eccesso come tutti gli altri e ad appena due metri un poveraccio a malapena teneva un cappello per le monetine da quanto tremava dal freddo. Neppure in Romania o in Tunisia ho mai visto la povertà così da vicino. In nessun’altra metropoli o città europea dove sono stato l’ho vista così. Forse noi europei siamo bravi a nasconderla, chissà.
  • ho vissuto per alcuni giorni all’interno di due famiglie americane, seguito i loro ritmi, abitudini ecc. I film e i telefilm raccontano la verità, niente di più niente di meno. Comprese due ragazzine adolescenti uscite da un cast di un telefilm per teenager.

Ho visto e percepito tutto questo. Ovviamente ho enfatizzato sui lati negativi, ma chi mi conosce bene (soprattutto ideologicamente e politicamente) sa che le cose dette sopra sono state dette senza malizia o secondi fini. Sicuramente molti di voi avranno avuto esperienze molto diverse dalla mia ma questo è quello che mi è capitato di vedere e di vivere.

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21 commenti

Archiviato in tristezze

21 risposte a “Un post di luoghi comuni e pregiudizi…o forse no

  1. Vincenzo

    Bel Post! Daccordissimo su tutto. Ho provato le stesse sensazioni quanto ci sono stato.
    E’ veramente un posto dalle 1000 contraddizioni.

    Una nota sugli Ebrei. NYC e’ in mano agli ebrei molte delle banche e delle univerisita’ sono fondate e gestite da loro.

  2. è proprio sugli aspetti di povertà materiale, culturale che una politica umana seppur capitalistica è chiamata a lavorare, soprattutto per fare in modo che risorgano valori acapitalistici e tali da diminuire povertà, miseria sociale

  3. Quando il cameriere ti chiede da bere non ti dice “What would you like to drink sir?”. Ti dice “whazzup man, what’s the drink?”

    Un po’ come i giovani camerieri italiani che ti danno sempre del tu, che quandi gli rispondi col lei ti guardano torvo, che quando vai via e finalmente passi dal formale all’informale e li saluti con un “alla prossima”, loro rispondono “ciao”. Come i romeni.

  4. brrrr…. agghiacciante.
    Ci si abitua a tutto, ma a questo…

    (bentornato)

  5. Ora però dovresti parlarci un po’ delle grandezze culturali degli Stati Uniti (non America!). Insomma, si respira anche aria positiva o no? (Resto della convinzione che gli scienziati americani siano tra i migliori. Forse dipenderà dai finanziamenti…)

    Ad ogni modo è un post davvero significativo e istruttivo — soprattutto nella parte che riguarda la povertà materiale di una nazione per altri versi così opulenta e magnificente.

  6. Faro’ un altro post sulle cose positive a breve.
    Anche se vorrei aggiungere che tutto cio’ che ho descritto e’ il risultato dell’impressione che ho avuto in due settimane li’. Viverci per lunghi periodi e’ diverso, anche se ho avuto tutto confermato da chi ci vive ormai da anni. Ho visto solo Washingotn DC, New York e New Jersey. Gli stati interni del sud, della west coast e del sud est sono molto diversi. A NY le contraddizioni forse sono piu’ evidenti.

  7. ah
    di NY mi ha parlato assai male l’anziano impiegato della hertz all’aeroporto di denver.
    l’affollamento del genere umano ha sempre le stesse controindicazioni, a qualsiasi latitudine.
    io che son montanaro sono andato in montana guidando lunghe ore tra colorado e wyoming.
    un’esperienza molto diversa dalla tua anche per quanto riguarda i rapporti con gli umani.

  8. NYC mi ha regalato 24 ore d’inferno quando il mio volo è stato cancellato al JFK dopo appena 9 ore di ritardo … per cui i miei pochi ricordi sono tutti “aeroportuali”. Poi sono finito in New Mexico dove trovi un sacco di riccastri hippy con le loro gallerie d’arte ma in generale lo stile di vita più tranquillo … poi vabbè, nel mese in cui sono stato ho conosciuto per lo più studenti di dottorato, quindi il mio campione demografico è un po’ distorto …

    L’unica cosa che ho capito degli States, che poi segue perfettamente dal tuo assioma, è che ci sono un sacco di posti veramente brutti, ma anche posti veramente belli. E forse (ma qui ipotizzo) anche accessibili per gente non necessariamente ricca sfondata. Tocca saperli trovare

  9. America uguale anarchia

  10. Isabella

    Anch’io ricordo che rimasi colpita, sempre quando andai a LA, da quanto sia “piu’ facile” percepire in giro la poverta’, toccarla con mano, come dici tu. Per le strade di Santa Monica, per esempio, vetrine costosissime, luci colorate ovunque, e i senza tetto che si preparavano per la (fredda) notte su una panchina in mezzo a due alberi addobbati a festa.
    E ti lascia veramente spiazzato.

  11. alessandro

    Io a NY ci ho vissuto per un paio d’anni e l’ho trovata una città splendida, ma riconosco che ci vuole del tempo per esplorarla e scoprirne gli aspetti più belli. Per quanto riguarda la società americana, concordo comunque con Fabristol e aggiungerei che tutti gli americani (anche quelli “critici” o di sinistra) sono fermamente convinti che il loro è il più grande paese al mondo, il vero paradiso in terra. Persino i barboni, quando ci parli, se la prendono col destino, con se stessi, con il presidente ecc., ma non mettono mai in discussione il sistema come tale. Quanto agli ebrei a NY: potresti dire la stessa cosa dei gay. Diciamo che è una città ideale se sei parte di una minoranza: puoi rinchiuderti nel ghetto (come gli ebrei ortodossi di Williamsburg o i gay di Chelsea) o perderti nella folla anonima.

  12. Per alessandro

    NY e’ bellissima ci mancherebbe. Anche i newyorkesi sono gente unica, particolare, introvabili da altre parti del mondo. Diversi anche da altri americani di altri stati tra l’altro. Io a NY ci vivrei ma avrei difficolta’ a passeggiare e vedere quell’umanita’ a terra. Ogni giorno stavo male in metropolitana, davvero.
    Per quanto riguarda gli ebrei non l’ho certo detto con malizia o ironia. E’ solo un dato di fatto. E non e’ che un bene che se ne vedano cosi’ tanti. Significa che le minoranze sono tutelate (a parte i neri…).

  13. alessandro

    Sì, l’avevo capito che non era detto con malizia o ironia, ci mancherebbe. Comunque capisco il disagio a vedere tanta povertà e tanta ricchezza convivere così gomito a gomito. Ma, come detto, nessun americano sembra situare il problema della povertà in un contesto più ampio di quello dei singoli destini individuali. A rendermi soffocante l’America era questa incapacità di vedere il contesto generale. Se parlavi dei poveri, ti sentivi dire che era “bad luck” o “bad will” – il che a volte è anche vero; ma questo ridurre tutto alla dimensione meramente individuale è davvero ridicolo. Persino nella reazione popolare a questa crisi prevale la condanna dei manager egoisti e degli investitori spericolati; pochissime sono le voci che mettono in discussione l’attuale sistema finanziario nella sua globalità. Krugman o Stieglitz predicano nel deserto, da questo punto di vista.

  14. “Krugman o Stieglitz predicano nel deserto, da questo punto di vista.”

    verrebbe da dire “e per fortuna!” 🙂

  15. ciao,
    non arrivare a conclusioni frettolose, please. Gli USA sono immensi. Quante città hai visto? Quali? (east, west?). NY non riassume gli States, e il resto degli States non include NY.
    Tutto quello che hai detto è vero. Ma c’è anche di più, molto di più. In campana amico mio, la prossima volta gli USA potrebbero sorprenderti!
    (io comunque non andrei mai a viverci, sia ben chiaro)

  16. Credo di averlo ripetuto piu’ volte sia nel post che nei commenti. E’ un’impressione di poche settimane di una piccola parte degli USA. Ho visto solo tre citta’ dell’east coast, anche se i racconti di chi vive da anni in New Mexico e Texas mi hanno fatto rabbrividire, comunque.

  17. Geppo

    Ciao Bello, intanto complimenti per il paper!! Secondo devo dire che sei stato un po cattivello con l`america ah ah ah ah. Si e vero le cose che scrivi sono quasi tutte vere ma, leggendo tutto il posto, forse ci si dimentica che sei stato qui solo da turista come giustamente hai puntualizzato. Ripeto tutto cio che hai scritto corrisponde a verita ma c`e da dire una cosa: ci sono certe donne che sono bellissime e a prima vista, se le vedi a una serata, ti sembrano grandiose ma poi, gia alla seconda serata inizia a carpire meglio i difetti e ti accorgi che oltre tutta la bellezza poi , in fondo in fondo, non trovi altro. Daltrocanto (e secondo me questo e il caso di Washington DC ma credo in genere dell`America) ci sono delle donne meno belle che magari la prima volta che le vedi dici “mammamia! Oltre che brutta e pure racchia” ma poi alla seconda serata ti accorgi che siete appassionati alla stessa musica, che se vedere un film dell`orrore saltate negli stessi momenti, che se andate a fare una passeggiata vi piaccioni gli stessi posti. Insomma non voglio annoiarti ma credo che l`America va saputa capire come tutti i paesi del mondo e solo dopo che ci vivi ti rendi davvero conto dei lati positivi e negativi. Tutti i difetti che hai enunciato sono quasi tutti veri ma come giustamente dici alla fine, tutto il mondo e paese….Ciao carissimo ci si becca presto e complimenti per il blog….adoro il tuo modo di scrivere
    Geppo

  18. Bel post.

    Hai scritto: “Per ogni comportamento americano c’è sempre un equivalente europeo ma moooooltoooo più grande e moooooltoooo più esagerato.”

    Volevi dire che per ogni comportamento europeo c’è un comportamento americano più grande ed esagerato?

    Davvero guidano come pazzi? Ma non sono severi con chi supera i limiti di velocità (che mi pare siano più bassi che da noi)?

  19. Per Geppo

    grazie per i complimenti. 😀
    Sì lo so vorrei scrivere anche sui lati positivi che ho visto ma vedrò di trovare il tempo. E comunque credo di aver fatto tutti i distinguo possibili per far capire che la mia era una conoscenza superficiale.

    PEr mildaraveno

    grazie per avermi fatto notare l’errore. Ora correggo!
    per guida pazza intendo sorpassate pericolose, strombazzamenti e parcheggi all’italiana. Vabbè il fatto è che sono abituato all’inghilterra e quindi tutto il resto del mondo mi sembra pazzo e disordinato.

    Infatti credo che un post del genere non l’avrei mai scritto se fossi andato in USA anni fa quando ancora vivevo in italia. Il post l’ho scritto dal punto di vista diun britannico.

  20. Paolo

    Fizio, Fizio, Fizio! E’ proprio cosi’..ma chiaramente la East Coast e’ un bel po’ molto diversa dall West Coast!

    Be’, dai almeno hai visto qualche vecchio amico, no?

    cia cia

  21. Pingback: Quando in UK comanderanno gli indiani… « Fabristol

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