Quando il parassita s’impossessa dell’organismo ospite

Allora mettiamola cosi’: centinaia di migliaia di studenti e docenti sono scesi in tutte le piazze d’Italia per mesi e le loro proteste non hanno sortito effetto sui tagli alla pubblica istruzione. E’ bastato uno sguardo torbido di un chierico o lo svolazzo della manica di una sua tunica per far fare retro marcia al governo.

Gli dai un dito e si prendono l’intero corpo. State attenti li’ in Italia, non vi rendete ancora conto di quello che sta succedendo. Da parassiti fisiologici stanno diventando gli assassini dell’organismo ospite.

Calamandrei fu profeta:

[…] Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

E tra l’altro tutto questo e’ anticostituzionale (ma non anticoncordatario):

Art. 33 della Costituzione. “[…] Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.”

Mi chiedo se nell’Italia del futuro avra’ piu’ peso giuridico il Concordato della Costituzione. Ve li immaginate i parlamentari che giurano di fronte ad una copia del Concordato?

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18 commenti

Archiviato in anticlericalismo, politica

18 risposte a “Quando il parassita s’impossessa dell’organismo ospite

  1. il concordato fa parte della costituzione (c’è un rimando della costituzione a proposito, del tipo i rapporti tra stato e vaticano sono regolati sono regolati dai patti laterenansi, qualcosa del genere, le parole precise non le ricordo) quindi non sarà tra costituzione e concordato il conflitto ma tra due parti della costituzione.

    sulla questione onere:
    1) dipende che intende il legislatore per onere, l’articolo presumo sia stato pensato nel seguente modo: hai il diritto di aprire scuole private, non hai il diritto che lo stato te ne garantisca la possibilità.
    che è diverso per esempio dal diritto alla sanità, in cui lo stato ha invece l’onere di garantirla, insomma lo stato ha l’onere di garantirti l’istruzione pubblica ma non l’onere di garantirti quella privata, ma se vuole può fornirtela.

    complicato? leggiti la voce onere su wikipedia e ringraziami per la chiarezza cristallina con espongo rispetto alla media delle esposizioni di diritto.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Onere

    2)interessante come in tutto l’articolo non si capisce una cippa di come i fondi siano allocati (per esempio se fossero voucher io sarei daccordo)

  2. Si ma il Concordato e’ un corpo legislativo separato non una parte della Costituzione. E su 139 articoli della costituzione solo uno rimanda al Concordato, quindi non esageriamo. C’e’ un conflitto tra la costituzione e’ quell’articolo 7. Su questo non c’e’ dubbio.
    Per quanto riguarda la questione del voucher come si dice, fatta la legge trovato l’inganno. E’ un po’ come dire che gli aiuti ad alitalia non esistono se lo stato stipendia i piloti direttamente o compra i voucher per la benzina.
    Ho trovato questo riguarda alla stesura dell’art.33.
    http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=18216

    Quel “senza oneri dallo stato” fu aggiunto dopo da uno schieramento trasversale laico, mentre i cattolici ovviamente si batterono per eliminarlo. Questa e’ una cosa che va avanti da quando e’ nata la repubblica.
    E poi se si usano i voucher o si danno soldi alla privata in modo diretto che differenza c’e’ tra pubblica e privata? Cioe’ e’ una questione prima di tutto semantica e logica, prima che costituzionale.

  3. il fatto è che io i voucher li vedo come un rimborso per chi non usa la pubblica.

  4. comunque i proponenti dell’articolo dicono sostanzialmente quello che dico io, lo stato può finanziarla ma non è obbligato.

  5. L’alternativa vera è tra la Costituzione e il catechismo della chiesa cattolica.

  6. non credo che il problema sia schiacciabile sulla questione vaticana,
    quel che sta avvenendo in Italia è un riassetto dello Stato ,
    un riadattamento alla nuova fase storica che viene declinata secondo le particolarità italiane e delle contingenze di potere (politico e no) della penisola.

    L’ Italia aveva un’organizzazione statale pseudo-socialdemocratica,

    l’esaurimento storico dell’esperienza socialdemocratica europea a partire dagli anni 80 e poi sempre più velocemente nel post -.crollo muro ,ha portato allo smontare le strutture socialdemocratiche in tutta Europa occidentale.

    Laddove lo sviluppo era stato pieno (le socialdemocrazie nord-centro europee) si sono riavuti riassetti di stampo liberal-socialistica , con ampie concessioni alle strutture capitalistiche (banche, multinazionali, finanza in senso stretto).

    In Italia, questo sviluppo è stato impedito in parte dalla presenza di ampie nicchie di economia e cultura di stampo semi-feudale (corporazioni, notabili meridionali, vaticano).

    il centro.-destra italiano, al di là delle chiacchiere più o meno in malafede della “socialità” tremontiana e del liberismo(ehm…) del radicali-salmonati,
    è espressione di questo mondo semi-feudale italiota.

    Tremonti sta spostando infatti risorse , formalmente e sostanzialmente , dal welfare alle strutture di potere (capitalistiche e semi-feudali).

    Faccio alcuni esempi:

    1- il finanziamento a CAI è sostanzialmente un finanziamento al “capitalismo straccione” italiota. Quel capitalismo familistico che ha bisogno di continui aiuti statali: con gli utili privati e la socializzazione delle perdite.(ricordo che anche il conflitto d’interessi berlusconiano costa all’erario parecchi soldini: lui guadagna, noi paghiamo)

    2- l’intervento dello Stato a garantire i mutui con tasso oltre il 4% è un ulteriore esempio di Stato (cioè i cittadini) che si accollano le perdite ed ancora una volta quegli usurai dei banchieri non pagano

    3- il finanziamento al vaticano

    4- la protezione accordata alle farmacie di proprietà rispetto alle para-farmacie

    5- l’abolizione dell’ ICI per tutti

    in sostanza l’ Italia si sta avviando ad un “socialismo dei ricchi” o, come si diceva Cassandre in tempi non sospetti, ad un “capitalismo della comunità” :
    lo Stato rafforza le strutture di potere e non più il welfare state nè tantomeno strutture che permettano la mobilit sociale,
    in Italia queste strutture oltre ad essere capitalistiche sono anche semi-feudali (vaticano , mpa , lega sono lo zenit di questo mondo).

    naturalmente , con il PD non sarebbe stato molto diverso. L’unica differenza è che il PD è maggiormente internazionalizzato: più legato alla tecnocrazia europea (ed al debole di quest’ultima per la finanza e la struttura accademica) sia in termini culturali sia in termini economici .

    (le analisi sopra circolavano in tempi non sospetti, peccato che le mode politico-culturali odierne preferiscano le sirene rothbardiane o quelle negriane… non a caso , forse, il discorso profetico riportato nel post non era di tutt’altra scuola)

  7. nella zeppatina 😉 finale su Calamandrei c’è un “non” in più:

    -il discorso profetico riportato nel post (non) era di tutt’altra scuola-

  8. Non sono d’accordo sui privilegi ai ricchi. Anzi io sono uno di quelli che considera l’attuale un “regime populista”, il quale per essere populista ha bisogno il più possibile di accontentare tutti con misure una tantum patetiche ed inutili (bonus bimbi, social card ecc.) le quali mi ricordano certi provveddimenti sociali fascisti.

  9. Caro Fabristol,
    mi permetto di segnalarti questa mia proposta, pur sapendo (vedi la chiusa) che si tratta, ahimè, di pura utopia.

  10. io invece sono parzialmente d’accordo sul socialismo dei ricchi e faccio un esempio pratico.

    Io non ho la casa e sto in affitto. Naturalmente non lo faccio per vezzo ma per necessità.
    L’abolizione dell’ICI sulla prima casa ha fatto sì che il mio comune (Tolentino) aumentasse l’addizionale comunale all’IRPEF, dallo 0,20% al 0,425% con la prima riforma dell’ICI fatta dal Governo Prodi.
    Con la successiva riforma di questo governo siamo passati allo 0,725%.
    Quindi grazie all’abolizione dell’ICI, le tasse che io devo pagare al comune sono raddoppiate e poi quasi quadruplicate.
    Col risultato che io che non ho la casa ho avuto solamente un aggravio fiscale. Mentre chi ha la casa ha quantomeno compensato le due partite, e in molti casi ha un netto vantaggio.

    Ossia, io devo pagare le tasse per chi è più ricco di me.

  11. comunque calamandrei ha detto un mucchio di cazzate dai

  12. Luca

    Ciò che ha descritto Calamandrei, e la maggior parte delle cose alle quali si assistono in Italia non sono né una novità né una profezia. Sono tutte già state scritte e previste, o per meglio dire, progettate quasi 30 anni fa. Ora c’è solo l’uomo giusto, al momento giusto che, oltre che fare copia-incolla di quel programma – ha la possibilità reale di metterlo in opera.
    Molti di voi lo avranno già letto in passato, ma Il Piano di Rinascita Democratica (P2) a riscorrerlo oggi mette i brividi! Lo svuotamento della democrazia dall’interno, che lascia una bella quanto finta facciata all’esterno, ha trovato in Silvio il massimo applicatore.
    Ripeto, rileggetelo con calma e vedrete che siamo già a metà dell’opera….forse anche di più. Silvio, all’epoca giovane esponente della p2, se lo doveva essere studiato molto bene.

  13. Luca

    Ah ecco perchè quelle parole erano così belle, non avevo capito fossero un discorso originale, pensavo a qualche blogger oggi che si ispirasse al grande giurista! Che illuso! Va boh!

  14. sam

    E hai sentito la Garavaglia del PD? La voce dell’opposizione che dice “troppo pochi, gliene date troppo pochi!”

    OT Hai messo la neve nel blog?

  15. La Garavaglia? E la Binetti e altri venti esponenti del PD che urlavano chei soldi non erano abbastanza. Scandaloso.

    Per la neve, ebbene si! Un tocco di natale. 😀

  16. marcoboccaccio

    la questione è: le scuole private non dovrebbero esistere. sia perché alla fine sono (quasi?) tutte confessionali, sia perché l’alunno (o meglio i suoi genitori) lì è anche un cliente, e il cliente, si sa, ha sempre ragione.

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