Due cervelli in fuga

Ho trovato molto affascinante questa storia. Toccante oserei dire. Mi ci sono ritrovato un po’ anch’io. All’inizio del mio progetto qui a Bristol usavo una linea cellulare di astrociti tumorale umana. Un uomo americano caucasico sui 50 anni (questo è tutto quello che so) donò dopo la sua morte il suo cervello alla scienza. Ora le sue cellule sono disponibili a tutti noi che facciamo ricerca. Ogni volta che le usavo non potevo fare a meno di pensare a quell’uomo, sconosciuto ma allo stesso tempo così vicino a me. Lavoravo ogni giorno con le sue cellule, le conoscevo bene, le nutrivo e le vedevo crescere. Il pensiero andava sempre alla sua generosità. Lo ringraziavo ogni giorno, perché grazie alla sua decisione io lavoravo, avevo una borsa di studio, studiavo, in una parola vivevo. Trovo l’atto di donare il proprio corpo alla comunità dopo la morte un atto di grande civiltà, intelligenza e in definitiva una delle cose più commoventi che un uomo possa fare. Vorrei che fosse fatto lo stesso anche col mio, se dovesse servire alla scienza. Henry Mulaison se fosse stato in Italia non avrebbe potuto farlo, perché la legge non lo permette. Stefano ne parlò qui tempo fa. Inutile che vi dica di chi è la colpa, storicamente, culturalmente ecc. L’avrete capito credo.

La cosa triste è che neppure Jacopo Annese avrebbe potuto fare la carriera che ha fatto se fosse rimasto in Italia. I due cervelli che fra un po’ se ne andranno in giro per gli Stati Uniti per donare a tutti noi più conoscenza del corpo umano, non si sarebbero mai incontrati in un paese come l’Italia. La loro storia, i loro sacrifici, il loro futuro insieme e forse la cura per malattie orribili non sarebbero mai potuti accadere in Italia.

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4 commenti

Archiviato in anticlericalismo, scienza, spunti di lettura e scrittura

4 risposte a “Due cervelli in fuga

  1. Sempre per rimanere allegri :/ sulla ricerca scientifica nel nostro paese, hai letto del laboratorio di Catania?

  2. Sì ho sentito ed è di una gravità incredibile. Ma i controlli non sono mai esistiti in nessuna università italiana. Chissà quanti di noi sono morti o si sono beccati il cancro a causa dei laboratori vecchi e senza controlli.

  3. Raccapricciante il commento intitolato “la nuova dea”, sull’articolo del Corriere. Ma dopo la rissa telematica su bioetiche a proposito del latte crudo, onestamente non mi meraviglia più di tanto. E non mi meraviglia più che in Italì queste cose non si potrebbero mai fare…né che certe carriere non siano affatto realizzabili.

  4. Ma sì… questo è il paese dove la gente alla “malasanità” risponde andando da fattucchiere e maghi.
    Che pretendete?

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