La scienza dei pidocchi

pidocchio2Questa sera ho visto un documentario della BBC. Il tema era la nudità dal punto di vista evolutivo. Un paio d’ore interessanti che mi hanno lasciato un bel po’ di informazioni e di idee che mi frullano nella testa.

La perdita del pelo nella nostra specie forse è collegata allo sviluppo della sudorazione come strumento per regolare la temperatura corporea. Siamo gli animali che sudano di più e siamo tra i pochi ad usarla per regolare la temperatura corporea. Insomma in un organismo che utilizza la sudorazione come metodo efficiente al posto della pelliccia, non c’è più posto per il pelo. A parte sulla testa. E qui interviene un altra caratteristica tipica dell’Homo sapiens: la stazione eretta. Poiché gli uomini sono bipedi il sole batte maggiormente sulla testa. Ecco la ragione per cui (forse) i capelli sono rimasti. Gli altri animali quadrupedi infatti espongono l’intero dorso ai raggi del sole di mezzogiorno (il peggiore) mentre noi esponiamo solo pochi centimetri che avevano bisogno di essere protetti.

Interessante.

Ma ancor più interessante è stato il capitolo relativo all’evoluzione dei nostri parassiti: i pidocchi. Un ricercatore ha fatto una scoperta eccezionale. Ha mappato il Dna dei pidocchi di varie specie di primati e ha creato un albero evolutivo che è sorprendentemente simile a quello che conosciamo da resti fossili e da studi genetici. Insomma i parassiti, evolvendosi con gli ospiti, possono essere usati come marker evoluzionistici. Per ogni famiglia o genere potremmo mappare genoma nucleare, genoma mitocondriale e genoma dei parassiti: una bella triangolazione che ci permetterebbe di avere dati più accurati.

Non è finita perché dall’analisi dei pidocchi ci si è resi conto che i pidocchi del pube umani (gli umani hanno tre specie di pidocchi con tre ecosistemi distinti nel nostro corpo: capelli, pube e vestiti) sono straordinariamente vicini evolutivamente a quelli del pelo del gorilla. Questo potrebbe lasciare spazio ad interpretazioni…diciamo… mmm… animalesche. Come questi pidocchi siano passati dal pelo del gorilla al pube umano lo lasciamo all’immaginazione dei più intraprendenti. Comunque a parte gli scherzi è possibile che gli ominidi (gli antenati della nostra specie) abbiano avuto un pelo simile a quello del gorilla. E questo pelo è stato perso 3 milioni di anni fa, calcolato in base al genoma del pidocchio del pube. Ancora più interessante il fatto che i pidocchi dei vestiti si sono evoluti intorno ai 650 mila anni fa. Ciò significa che gli uomini hanno incominciato ad usare vestiti 650 mila anni fa! E questo semplicemente studiando i pidocchi! Un’informazione che nessun resto fossile ci avrebbe potuto dare.

Infine trovo interessante (di questo non hanno parlato nel documentario) che l’uomo sia l’unico primate (e forse vertebrato) ad avere tre specie di pidocchi. Trattasi infatti di speciazione a causa dell’isolamento. Ad un certo punto popolazioni prima unite sono rimaste senza contatto e confinate ad isole (testa e pube e vestiti). L’isolamento crea speciazione, e l’ecosistema dove questo è avvenuto è stato il nostro corpo.

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4 commenti

Archiviato in scienza, spunti di lettura e scrittura

4 risposte a “La scienza dei pidocchi

  1. juhan

    “l’uomo sia l’unico primate (e forse vertebrato) ad avere tre specie di pidocchi”
    chiara dimostrazione del dogma della trinità, o no?

  2. Veramente esistono anche altre variazioni.
    Molti anni fa in un albergo all’estero ho preso dei pidocchi che mi invasero il pelo del petto, risparmiando il pube. Poi il medico mi ha spiegato che è una “variant” delle piattole piuttosto rara ma pericolosa perché trasmette malattie. Per fortuna non è stato il mio caso.
    Comunque ho scoperto in quell’occasione che lenzuola e biancheria mal lavate degli alberghi, pensioni e ostelli sono la principale forma di diffusione delle pediculosi negli adulti.

  3. Ah non lo sapevo. Ma e’ una specie alquanto rara e in via d’estinzione perche’ il suo ecosistema e’ minacciato dalla nuova moda maschile di rasarsi i peli del petto… 😀
    bisogna chiamare il WWF

  4. Santa BBC!

    P.S.: non dite nulla del documentario a Tremonti; sarebbe capace di fornire i tendenti alla calvizie (oguno parla delle proprie qualità) di opportunissima social card per l’acquisto di cappellini parasole.

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