Il pensiero magico è ancora tra noi

Ogni volta che dico a qualcuno profano delle scienze che mi occupo di ricerca scientifica, prima o poi nel discorso spuntano fuori le staminali. Non ha importanza che io mi occupi di tutt’altro, che il discorso verta sulle sette vertebre cervicali dei mammiferi o sull’utero invertito del dugongo dei Caraibi. Prima o poi le staminali arriveranno sempre, con quella domanda rimasta sulle labbra per anni e finalmente detta di fronte ad un addetto ai lavori: “Ma è vero che queste staminali possono curare tutto?”.

E lì a spiegare che c’è la possibilità che forse dalla ricerca sulle staminali potrebbero arrivare in futuro cure che forse potrebbero… A quel punto la persona di fronte a tutte queste ipotetiche, ai condizionali, ai dubbi, rimane delusa, profondamente delusa. Spesso cambia argomento, perché ha scoperto che la sua ricerca della pozione magica non è arrivata a buon fine. In effetti l’italiano medio, cioé colui che ignora il pensiero e le dinamiche scientifiche, vede la medicina o la ricerca scientifica come un surrogato della religione o della magia. I medici sono dei sacerdoti, i ricercatori dei teologi, le medicine delle boccette di acqua santa o delle pozioni magiche. Ed è in questo contesto che l’opinione pubblica si divide sulle questioni etiche: sacerdoti cattolici contro sacerdoti laici. Bisogna fidarsi dell’uno o dell’altro. Spesso la gente mi chiede letteralmente di andare l’indomani a scoprire una medicina per il loro male (ovviamente la scopro in serata e gliela porto il giorno dopo a casa insieme alla spesa) o addirittura di salvare il mondo con la mia ricerca. Chiudo questi dialoghi con un sorriso amaro e spesso non ho la forza (o la voglia) di spiegar loro la verità.

E’ quindi con lo stesso spirito che guardo a tutto ciò che riguarda le staminali e l’opinione pubblica, non ultima la decisione di Obama di togliere i limiti federali alle embrionali. Il dibattito sulle embrionali e adulte è viziato alla base dal convincimento religioso di alcuni. E’ questo che mina il dialogo sulle staminali. Ci sono due razze di ignoranti: quelli che pensano che siano sacre e quelli che pensano che siano magiche. La verità sta nel capire cosa è il metodo scientifico. Una volta capito quello, si può parlare con tranquillità. Perché nessuno scienziato vi dirà mai che le staminali embrionali vi salveranno da tutti i mali, anche se voi lo vorreste con tutta la vostra forza, anche se voi ci credete. Non è così che si fa scienza. E io non troverò mai la cura ad una malattia né salverò il mondo. Io faccio solo un mattoncino che farà parte di un palazzo enorme che verrà finito fra anni. Un po’ come chiamare architetto un operaio che ha fatto un mattone con l’argilla.

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17 commenti

Archiviato in anticlericalismo, Italia provinciale, scienza, spunti di lettura e scrittura, tristezze

17 risposte a “Il pensiero magico è ancora tra noi

  1. E’ sempre un piacere leggerti

  2. Ma la domanda è: perché questa mentalità (il pensiero magico) sembra ancora essere così diffusa?

  3. Ottima domanda. Però vedendo la gran quantità di gente che cade nelle grinfie delle Vanna-Marchi o le deliranti folli ad aspettare che san Gennario sciolga il sanguinaccio, mi sembra tutto molto chiaro.

  4. @ Marcoz

    La mentalità del pensiero magico è molto diffusa per diversi motivi: sembra che la scienza non sia riuscita a far passare in modo chiaro il messaggio centrale della sua essenza, appunto il metodo scientifico cui accennava fabristol. Si è passati da una fase, durata fino al secolo scorso, in cui si analizzava-e curava-in un’ottica più olistica e certamente più grossolana, ad una fase in cui l’avvento delle branche molecolari ha notevolmente influenzato il modo di vedere la medicina e la biologia. La scoperta dei primi farmaci, e dei loro meccanismi molecolari, ha fatto credere che fosse possibile intervenire e trattare in modo caso-specifico ogni patologia con una singola molecola, cosa che ha acceso notevolmente le speranze e gli animi, anche alla luce degli importanti risultati che questo approccio aveva conseguito, come l’aumento della vita media. Tuttavia la scoperta della complessità dei sistemi biologici ha in parte ri-complicato il tutto facendoci comprendere come di fatto sia necessario rivalutare il nostro modo di analizzare la materia vivente (sistemi biologici, patologie multifattoriali).
    Questo è stato il background delle posizioni attualmente evidenti in materia scientifica, con i disfattisti che hanno interpretato questa riconsiderazione come una sconfitta di ciò che pochi decenni fa sembrava invincibile e convincente, mentre i sostenitori delle scienze (molecolari) hanno dovuto cercare di presentare la propria opera alla luce di “possibilità di risultato”, e proiettata in scale temporali molto ampie.
    Qui si sono inseriti i discorsi economici sui fondi per la ricerca, con gli oppositori ad accusare di sperpero inutile e senza risultato ed i fautori a dover alzare il tiro per difendere la ricerca, talvolta lanciando messaggi facilmente misinterpretabili come millanterie di risultati impossibili (vedi i successi delle terapie del cancro).
    Ecco dove si pongono i detrattori ed i fanatici della scienza vissuta in modo religioso: una volta che il dibattito si è posto sull'”è prefettamente inutile, non avete risultati” e sul “no, è assolutamente necessario, infatti facciamo enormi progressi ogni giorno” le posizioni si sono via via arroccate, perdendo di vista che forse sarebbe molto più utile divulgare il concetto della scienza e dei suoi limiti (considerando il metodo scientifico, appunto) che non metterla sul chi produce lo slogan più convincente

  5. marcoboccaccio

    il punto forse sta proprio, come suggerisce giardia, sui fondi per la ricerca. che comunque non dovrebbero essere condizionati dalla maggiore o minore probabilità di ottenere risultati: la ricerca è la ricerca anche se non sa bene dove arriverà, né soprattutto quando. ma i fondi li vorrebbero invece quelli che li usano per indottrinare i piccoli nelle scuole confessionali, o per costruirsi un potere nelle strutture sanitarie confessionali, dove è sufficiente obbedire al grande capo per poter poi agire in tutto il resto liberamente. ed è ovvio, non certo nell’interesse dei malati.

  6. Corrado

    […]un tempo le cose erano molto più semplici. Perchè l’universo era pieno di ignoranza e lo scienziato vi si aggirava, chino come un cercatore d’oro su un ruscello di montagna in cerca del tesoro della conoscenza tra la ghiaia dell’irrazionalità, la sabbia dell’incertezza e le piccole cose baffute con otto zampe della superstizione.
    Di tanto in tanto si alzava e diceva cose del tipo”Urrà, ho scoperto la terza legge di Boyle”. E tutti sapevano a che punto si trovavano. Ma il problema fu che l’ignoranza divenne più interessante, specie quella grossa e affascinante ignoranza su questioni enormi e importanti, come la materia e la creazione, e la gente smise di costruire pazientemente le piccole case di stecchini razionali e cominciò a interessarsi al caos[…]
    Terry Pratchett, Witches Abroad.

    Fizio, leggendo questo pezzo ho pensato ai tuoi post.

    Ogni volta è un piacere sntirti parlare di questioni scientifiche.

  7. Per Filippo e Corrado

    Grazie per i complimenti. Non immaginate quanto facciano piacere.

    Ancora per Corrado

    Io invece ti ho pensato per tutto questo mese (quasi) ogni giorno. E ti stavo anche per mandare una e-mail. Si’ perche’ ho letto The colour and the magic di Pratchett in inglese e mi e’ piaciuto tantissimo. E ho visto pure il film che hanno fatto. Diciamo che da quando me lo suggeristi sono passati circa 11-12 anni. Non e’ mai troppo tardi! 😀

  8. @Giardia

    Grazie per il corposo commento di risposta.

  9. Corrado

    Pratchett è un grande. Riesce a trattare in modo fantastico(in ogni senso), qualunque questione della vita moderna e passata, dalla favola, alla ricerca scientifica, dall’etica alla matematica.
    Al lettore distratto appare come un fantasy demenziale, e invece è una cruda critica del mondo in cui viviamo.

  10. Daniele

    Ciao a tutti volevo solo indicarvi questo:

    Marcello Pera scrive testi importanti, ma che nessuno legge. Questo gigante del pensiero fa il piazzista dei suoi libri dove può, anche in un luogo pubblico come l’Università di Pisa. Mentre Pera illustra il suo testo fondamentale: “Perché dobbiamo dirci cristiani” in Ateneo, i celerini manganellano gli studenti che protestano in strada. Tutto molto cristiano. Gli studenti pagano la retta universitaria, ma non possono assistere all’esibizione di Pera. Non si può criticare il senatore Pera del PDL, prima craxiano, poi psiconano, mantenuto in Parlamento da quattro legislature con i soldi dei contribuenti.
    In tutta Italia si picchiano ragazzi che protestano, anche in modo vile come è avvenuto a Bergamo. Così non si può continuare. Prima o poi ci scappa il morto. Nessuno deve essere autorizzato a picchiare un cittadino inerme, soprattutto se indossa una divisa. Non c’è extraterritorialità per la violenza. Invito gli studenti universitari a illustrare le loro tesi in Parlamento, inizierei da: “Perché non dobbiamo dirci piduisti e neppure mafiosi”. Nel frattempo senatori e deputati noti alle Forze dell’Ordine (più di un centinaio) potrebbero ricevere opportune cariche di alleggerimento della Celere.
    Beppe Grillo

    http://www.pisanotizie.it/index.php/news/news_20090308_commenti_post_cariche.html

    le cose più sconvolgenti sono i video

  11. tauzero

    Lo “scienziato”, come lo sciamano (o i suoi discendenti moderni in clergyman), “spiega” quello che, ai più, è sconosciuto, inconscibile e perciò misterioso. Ciò che ricerca, il linguaggio iniziatico che usa lo rendono automaticamente, anche nelle nostre società apparentemente moderne, una figura “magica”, “esoterica”.
    Come spieghi benissimo nel tuo post non è né un Gandalf né un Saruman: è un uomo come gli altri. Che però, visto il ruolo importantissimo che svolge, andrebbe semplicemente andrebbe lasciato lavorare. In pace.

  12. Temp fa in un post equiparai lo scienziato al fabbro. Il fabbro nelle culture antiche classiche era visto con sospetto perché portava con sè i segreti della conoscenza. E ciò che usciva dalla sua officina era qualcosa di magico. Veniva rappresentato come storpio e cattivo, tant’è che Vulcano, il dio-fabbro era proprio rappresentato così.
    Un po’ come la rappresentaizone classica dello scienziato pazzo, con i capelli bianchi sparati in aria, lo sguardo da psicopatico, comportamento antisociale e ovviamente l’obiettivo di conquistare il mondo.

  13. Mi chiedono se i seguaci di Grillo tengono una sua statuina piena d’acqua sopra il comodino. Ma senza polemiche… solo per mera curiosità.

  14. Cachorro Quente

    “Veniva rappresentato come storpio e cattivo”

    Penso che anche l’intossicazione da piombo avesse un ruolo in questo stereotipo…

  15. Vabbe’ anche i tubi degli acquedotti romani erano di piombo.

  16. Daniele

    X neurobi
    Magari qualcuno anche!!, non è detto che se uno cita Grillo sia un suo seguace, l’ accostamento non è opportuno.
    Perchè in questo paese si deve essere “seguaci” per forza di qualcuno? Non si possono prendere informazioni da chiunque per elaborarle, in questo caso era interessante la notizia, ho solo riportato la fonte.
    Invece di chiederti se un seguace di Grillo tiene una statuetta sul comodino, non ti chiedi il perchè accadano fatti come quelli di Pisa? per me è una questione di priorità di domande.
    Mi chiedevo perchè per difendere le idee del potere si blindino le università, impedendo il dissenso la critica o comunque la discussione libera,poi ci chiediamo il perchè la gente crede nelle magie e i discorsi nascano già viziati dalle ideologie. Logico se si difendono i maghi!!
    Con questo nessuna polemica

  17. Hai ragione Daniele. Citare Grillo non significa essere suo seguace. E comunque ti ringrazio per il link. Avevo seguito da vicino i fatti di Bergamo, ma quelli di Pisa sono ancora più sconvolgenti. Sembra che i fatti della Diaz non abbiano insegnato niente.

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