Insegnare l’inglese ai britannici non ha prezzo #3

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Se vi dovesse capitare di trovarvi dalle parti dello Yorkshire (la contea inglese, non il cane) potreste trovarvi di fronte qualcuno che parla un inglese con qualche errore (o orrore) di pronuncia. Errori tali che molti autoctoni non potrebbero passare un esame orale d’inglese internazionale (oltre agli scozzesi e irlandesi, ovviamente che sarebbero bocciati appena aprono bocca). Un mio ex-collega pronunciava tutte le parole con la vocale u, esattamente come la pronunciamo noi italiani. Public, bus, budget, curve, curly, dutch. Tutte pronunciate come U. Un giorno ho chiesto agli altri miei colleghi cosa c’era che non andava in quel ragazzo (magari non era nato in Britain o aveva fatto delle pessime scuole ecc.). Mi dissero che in Yorkshire si parla in quel modo. Senza neanche pensarci due volte allora ho chiesto perché se uno di noi stranieri parla così viene corretto o addirittura deriso, mentre loro la passano liscia. Mi venne risposto: “Ma lui è dello Yorkshire!” Come dire, che ci vuoi fare, poveraccio. Sarà, però ci sono milioni di britannici che parlano un inglese orribile, sgrammaticato e incomprensibile e restano impuniti. Noi poveri stranieri dobbiamo passare esami, cercar di parlare correttamente e poi ci troviamo di fronte agli autoctoni che sono peggio di noi.Anni e anni di sofferenze, figuracce, umiliazioni (vabbè qui si esagerà per aumentare il pathos della situazione del migrante) per poi scoprire che potevo far finta di essere originario dello Yorkshire.

“I took a pUblic bUs, becaUse I didn’t have enoUgh bUdget.”

“Ma il tuo inglese fa cagare. Non sarai mica italiano?”

“No no. Puro Yorkshire! C’ho pure il pedigree se non ci credi. Guarda guarda.”

“Ah be’ allora! Una birra al pub?”

Gli yorkshiremen sono anche famosi perché non sanno pronunciare le parole con ake finale in modo corretto. Infatti take, sake o make vengono pronunciare tek, sek e mek.

A Liverpool fanno di peggio. Come gli irlandesi hanno difficoltà a pronunciare il suono th. This is diventa Dis is. Insomma come dico sempre: i madrelingua (qualsiasi lingua) spesso non potrebbero superare un esame ufficiale della loro lingua. E questo vale soprattutto per i britannici che fanno della loro lingua un po’ quel cazzo che gli pare. Quindi ragazzi, non preoccupatevi più di tanto del vostro accento o della vostra pronuncia. Basta che i vostri errori siano coerenti e omogenei nel vostro discorso e nessuno vi romperà le scatole.

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16 commenti

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16 risposte a “Insegnare l’inglese ai britannici non ha prezzo #3

  1. emax

    beh è un po lo stesso caso dei romani
    bene o male sono gli unici che quando parlano con persone di altre regioni non si preoccupano di parlare italiano ma continuano a parlare romanesco. e nessuno li corregge!!

    Aò ma che ssstai a ffà? mortacci tua!!

    (Scusa, cosa stai facendo? perdincibacco!!)

  2. quindi non avremmo problemi se noi sardi nello Yorkskire pronunceremmo le parole con la uuuuuuuu………………

  3. gli abitanti dello Yorkshire parlano con la u (bau-bau-bau), però sono molto carini:)

  4. È confortante leggerti, e mi sento molto più brava. Ma le regole di grammatica, le rispettano? Usano ancora – per il futuro semplice, 1^ persona singolare e plurale – “I/we shall”? Per rinfrescare il mio inglese, ho seguito un corso al Wall Street Institute: la mia “tutor” – canadese – mi ha corretto “shall” con “will” perché (giuro, testuale) “Shall non esiste!” Non ha detto “non si usa più” oppure “è una forma arcaica”: non esiste! Ho sgranato gli occhi e le ho domandato:” E allora, come la mettiamo con “We shall overcome”? Muta…

  5. DS

    Parla anche degli irlandesi, ti prego. Ricordo ancora la ragazza continuava a dirmi “sit oi”, e io “eeeh?”, ed è andata avanti per 5 minuti prima che io capissi che voleva dire “sit on”..

  6. This is diventa Dis is.

    Eh, ma anch’io, avendo un simile handicap di pronuncia, ho imparato a pronunciarlo così, grazie a Roger Waters…

  7. emax

    che problema c’è con dis is?? 🙂

  8. beh, fatevi l’orecchio sul broken english caraibico e poi sì che si ride 😀

  9. Paolo

    Bravo fizio..dillo pure! Questi cazz di anglosassoni..si credono superiori perche’ sanno la lingua! Ma sono degli ignoranti incredibili..E proprio vero, tutti se la prendono con gli stranieri e per la loro pronuncia ed errore grammaticale! Poi vedi certi ebeti che parlano in maniera orribile e nessuno dice niente..

  10. Per Emax

    ehh piu’ o meno anche se qui quello che parlano meglio l’inglese sono forse proprio quelli della capitale Londra al contrario che in Italia.. 😉

    Per Maryll

    Si’ se potessimo parlerebbimo con la U ci capiressero lo stesso. Io credo che bisogna fare passo dopo passo: prima i congiuntivi poi le vocali. Forse alla fine ci capiremmino. 😀
    Scherzo via!

    PEr Cuntrari

    la mia prof madrelingua diceva che quando si pronuncia “police” non si deve dire la o. Poi ho scoperto che ogni regione qui lo dice in modo diverso. I prof fanno sempre il tifo per la regione da dove provengono.

    PEr DS

    Gli irlandesi sono un capitolo a parte. Loro parlano irlandese. Se vi dovesse mai capitare un prof madrelingua irlandese scappate!!!!!!!!!

    Per il ferrista

    L’inglese caraibico e’ niente in confronto all’inglese idi Bristol, ani Brizol come dicono gli autoctoni.

    Per Paolo

    si’ rivoluzione! inginocchiati sui ceci dietro la lavagna! 😀

  11. glipari

    Caro Fabristol, da una vita collaboro con gente della University of York. La prima volta, fresco fresco di inglese del “New England”, non capivo proprio niente di quello che dicevano, mi sembrava di essere un cretino. Poi ho capito quando ho visto gli altri che li prendono per il c…

    Però, quanti di voi capiscono un siciliano, un napoletano o un veneziano che parla stretto? Gli emiliani non hanno una s un po troppo “esagerata”? Noi del sud, per esempio, non distinguiamo le vocali aperte dalla chiuse. Che ci volete fare, siamo limitati!

    Insomma, tutto il mondo è paese. Italiani, liberatevi una buona volta del vostro senso di inferiorità verso gli stranieri!

  12. PEr GLipari

    Sì hai ragione ma è anche vero che nell’inglese il cambio di una vocale rischia di cambiare completamente il significato di una parola, mentre in italiano una e aperta o chiusa al massimo può creare confusione nella parola pesca. In realtà crea confusione solo a chi sente la differenza tra la e aprte e quella chiusa, cioé toscani e laziali. Tutti gli altri non si pongono neppure il problema.
    L’inglese si basa sulla perfetta pronuncia delle vocali, altrimenti risulta una babele incomprensibile.

  13. il romano è italiano, è una derivazione del toscano, quindi va bene parlare romano, tant’è che l’esempio riportato non ha errori grammaticali o parole non esistenti a parte Ao in luogo di oh.
    Non so emax di dove è ma sono abbastanza convinto che quando lui pensa di star parlando italiano sta parlando con un accento orribile che lo rende giusto comprensibile alle altre regioni ma che è ben lungi dall’essere la pronuncia corretta. (neanche se è toscano, che io di toscanio che sanno pronunciare la c di casa non ne conosco proprio, giusto benigni e altri 2)

  14. fabrì, la facoltà mia era piena di gente del sud e non si capiva una sega se non si sforzavano alacremente, ma se un qualsiasi italiano che non sia del centro italia si mette a parlare come parla a casa risulta incomprensibili agli altri italiani.

  15. Beh nel momento in cui tagli tutti i verbi dell’ultima sillaba non stai parlando italiano corretto. E’ come se io da sardo parlassi in italiano con la u finale in tutte le parole. Verrei deriso (giustamente). Mortacci poi non e’ italiano, ma e’ comunque parola diffusa e comprensibile a tutti.

  16. “Beh nel momento in cui tagli tutti i verbi dell’ultima sillaba non stai parlando italiano corretto.”

    se i romani, per risparmiare tempo e scandire bene le vocali, usano l’apocope che male c’è; è una possibilità data dall’italiano.

    “E’ come se io da sardo parlassi in italiano con la u finale in tutte le parole.”
    sì ma non è previsto dall’italiano.

    “Mortacci poi non e’ italiano”

    suvvia come no, è il dispregiativo di “morti”

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