Non si impara mai

E’ sempre la stessa storia. Non si impara mai. Un operaio ripulisce una cisterna, muore; qualcuno altro va a recuperarlo, muore anche quello. E’ un classico. Lo sanno pure i bambini. Non ci vuole un Q.I. sopra la media per capire la banalita’ di un tale errore. Eppure le aziende continuano a far lavorare gli operai senza maschere o senza training, o forse gli operai se ne fregano, come al solito in Italia, di regole, sicurezza ecc.

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57 commenti

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57 risposte a “Non si impara mai

  1. fabri, per esperienza diretta ormai quasi ventennale, ti dico: l’una e l’altra cosa.
    ma, c’è un ma grande come una casa.
    spesso la formazione risulta inutile.
    in una cultura radicatamente anarcoide come quella italica la formazione spesso risulta inutile.
    chiunque, quanto meno è acculturato e quanto più è evidente il fenomeno, si ritiene più capace, intelligente ed esperto del “cretino di turno” che si permette di venirti ad insegnare il tuo mestiere.

    lo vedo tutti i giorni nella mia officina dove devo bestemmiare perché la gente la pianti di fare (inutilmente) l’uomo ragno sugli scaffali piuttosto che fare pericolosamente in due un lavoro che non presenta rischi se fatto da solo.

    ricordi la vicenda tragica della thyssen?
    ora credo che tutti sappiamo che non si deve far cadere una goccia d’acqua nell’olio caldo della frittura pena come minimo una scottatura e mezz’ora per pulire il piano cottura.

    come si può pensare di spegnere dell’olio idraulico in fiamme con la lancia dell’acqua senza pagare pegno?

    la verità triste è che siamo ancora un paese di contadini alle prese con l’industrializzazione.
    tecnicamente, mediamente, delle presuntuosissime capre.

    dati ufficiali danno per causa preponderante degli infortuni sul lavoro all’ottanta percento, mica bazzecole, il mancato rispetto delle procedure o delle prescrizioni di sicurezza.

    poi abbiamo delle leggi che condannano il datore di lavoro (sentenza che ho linkato da qualche parte, ma che ora non trovo) se il dipendente mette la testa sotto la pressa mentre cercano di riavviarla perché bloccata.
    stavano uno da un lato e uno dall’altro dell’impianto, ma è stabilito che compito del datore di lavoro è assicurarsi che il dipendente non si metta in pericolo, l’angelo custode insomma.
    ha messo la testa sotto la pressa? si è dato una martellata da solo? si è chiuso nella lavatrice?
    in galera, assassino!

    la coscienza è pulita, il problema è “risolto”.

    avanti il prossimo, si preparino le prefiche!

  2. Leggendo sopra sembra quasi che la piaga vergognosa degli incidenti sul lavoro (di cui abbiamo il primato mondiale, e ripeto: mondiale) sia quasi quasi da attribuirsi alla sola ignoranza/superficialità/menefreghismo dei lavoratori che così scelgono – evidentemente – di suicidarsi apposta per creare problemi a quel povero agnellino del datore di lavoro che sfrutta mano d’opera con contratti vergognosi, se va bene evade il fisco, e via discorrendo su quanto di illecito ci possa essere pur di risparmiare due lire “per il bene dell’azienda…”. La battuta sulla strage della Tyssen, poi, non merita commenti ma solo conati.
    Queste sì che sono cose che leggendole uno si vergogna di essere italiano; non si capisce poi come si possa pontificare sulla pretestuosità caprina altrui quando ci si esprime davvero peggio. L’esempio dell’ Italiano perfetto, insomma 😦

  3. libera, quella sulla thyssen non è una battuta, ma la triste verità
    coinvolge tutta quella serie di tecnicamente ignoranti che hanno pensato, approvato, installato, usato lance d’acqua su olio idraulico in fiamme. che questo comporti responsabilità dal primo all’ultimo della fila è certo, ma dal primo al’ultimo nessuno escluso. purtroppo.

    per inciso l’olio idraulico che ha un flash point assai elevato, non va a fuoco così facilmente come l’olio della padella. quando va a fuoco quella roba non la spegni con un getto d’acqua di una lancia.
    lancia d’acqua che in un ambiente del genere non capisco proprio cosa ci faccia e a rigor di logica NON cidovrebbe essere. evitiamo di scendere nel dettaglio tecnico.

    quanto poi all’intero primo capoverso mi chiedo come si possa leggere e non capire quel che si è letto per trarne conclusioni così dementi.

    io parlo per la mia diretta esperienza personale. nelle mie vesti di RSSP devo quotidianamente riprendere gente che si arrampica sugli scaffali (fregandosene dell’esplicito divieto) per vedere cosa c’è nelle ceste sopra riposte invece che andare aprendere il carrello elevatore e portarle a terra.
    mica lo fa nella speranza d’ammazzarsi e recar danno a qualcun’altro. lo fa per coglionaggine, perché arrampicarsi è facile e macho, mentre il carrello elevatore è parcheggiato in fondo al reparto. capita anche di vedere gente che invece di togliere dallo scaffale la merce si mette a mo’ di equilibrista sulle forche del carrello e si fa alzare da un collega per togliere un pezzo da una cesta a
    tre o quattro metri da terra. secondo te c’è qualcuno così idiota da chiedere a due persone di fare il lavoro che riuscirebbe a fare meglio e in meno tempo uno soltanto?
    se chiedi all’houdinì di turno ti spiega che così fa prima e che per un pezzo solo non era il caso di togliere la cesta, se gli dici che è vietato fa spallucce, se gli dici che è da coglione rischiare la pelle così s’offende (se va bene e finisce lì).
    gente che non mette i guanti antinfortunisctici perché fa caldo e poi sudano le mani e puzzano, e allora meglio tagliarsi?

    l’assuefazione poi alle situazioni che richiedono vigilanza costante, soprattutto quando si tratta di macchine ed impianti che svolgono operazioni ripetitive (una pressa fa sempre lo stesso movimento per intenderci) portano progressivamente a dare confidenza, a sottovalutare gli elementi di rischio, a supporre anche inconsciamente che quello che si è sempre verificato continuerà a verificarsi.
    sbagliato, e l’incidente in questa attitudine mentale è una questione di quando, non di se.

    capitolo a parte quelli che si inventano manutentori di qualsiasi cosa perché si credono il Mc Gyver di turno e si mettono a riparare macchine che non conoscono o quelli che manomettono le sicurezze sugli impianti perché gli rallentano le operazioni.

    questo non esclude che ci siano situazioni in cui le normative di sicurezza siano disattese in primis da chi dovrebbe metterle in atto e farle rispettare, ma contro l’ignoranza tecnica e la pretenziosa superbia di chi si sente più “anziano”, esperto ed in definitiva intelligente (nel senso proprio del termine, che ne capisce di più) del tecnico che ti spiega che quel che stai facendo è sba-glia-to c’è davvero poco da fare.

    libera, fatti un qundici anni di officina meccanica e poi ne riparliamo.

  4. infine tipicamente italiano invece è pensare di risolvere il problema a suon di grida manzoniane e “galera”.

    abluzioni rituali, gorgheggi gregoriani collettivi il giorno dei funerali, pubblico stracciamento di vesti, un caprio espiatorio e nulla cambia, si aspetta la prossima danza macabra.

    no, aspetta, magari raddoppiamo le sanzioni penali.

    enjoy.

  5. scusa fabri se l’ho fatta lunga, ma punto sul vivo ho perso il freno.

  6. “Lo scrivente si stupisce come l’evento incidentale che ha causato la morte dei sette operai si sia verificato con tale ritardo, viste le condizioni in cui funzionava l’impianto, ovvero in palese violazione con ogni norma di sicurezza. Tutto quanto era umanamente possibile per rendere probabilissimo il disastro era stato fatto o omesso dall’azienda con incredibile e costante pervicacia. Una volta partito, la dinamica dell’evento incidentale è stata inevitabile, dati gli strumenti e la formazione dati agli operai a quali nulla si può imputare se non l’aver accettato, per non perdere il posto di lavoro, di lavorare in un impianto in simili condizioni”

    Lo scrivente è il perito tecnico Massimo Zucchetti.

  7. Lavoro da un commercialista da 15 anni, mi occupo anche di paghe e per esperienza non posso che dare ragione al ferrista.
    la mia idea sulla normativa di sicurezza sul lavoro è questa: tanta inutile burocrazia che ingorga le imprese di iter e scartoffie. pochissima sostanza in grado di educare davvero alla sicurezza i lavoratori e salvare vite. salvare vite, poi, non vuol dire solo evitare la morte, ma anche le malattie, gli infortuni e le situazioni di danno biologico.

  8. hronir, tragicamente quello che riporti e quello che si legge al link non toglie, ma aggiunge al mio ragionamento.

    che schifo di ragionamento ignorante sta dietro una legge che di fronte alla sussistenza di un simile grave rischio, verificato financo dai VVFF, non permette l’intimazione immediata del fermo impianto in assenza degli standard legali e si concentra sulle sanzioni penali per quel che riguarda carta, burocrazia ed eventualmente morti e feriti?

    la chiamiamo legge sulla sicurezza e prevenzione o grida manzoniana?

    se era così palese il disattendere ogni regola, e non ho motivo di dubitarne, perché uno straccio di un rappresentante sindacale non ha piantato la rogna prima che succedesse il fattaccio? pare ce ne sia stato tutto il tempo. possibile che il sindacato “serva” solo a parlar di soldi, contratto e scioperi?

    non sarà che in fondo son le uniche cose a cui si bada veramente e del resto tuttosommato “non capiterà mica proprio a me”?

    la carta unta per terra nessuno la raccoglieva? non fatico a crederlo, nella mia officina sono l’unico che si “umilia” a raccattare quello che cade o che altri buttano a terra. questione di educazione, di forma mentis, visto che mi capita di andare in montagna e tornare con lo zaino più gonfio di quando son partito non è un problema d’officina.

    peccato che in officina comporta rischi diversi.

    culturalmente in materia tecnica siamo mediamente delle capre, e se questo può essere un difetto accettabile a casa nel cambiare una lampadina è esiziale sul luogo di lavoro o in parlamento a far leggi che questo riguardano.

    niente, il messaggio non passa. passa la manfrina televisiva, l’alto monito, il minuto di silenzio, bla bla bla.

    se non siamo capaci di dirci in faccia anche le cose sgradevoli, di prendere il cazzotto allo stomaco se è il caso, non ne verremo mai fuori.

    e il non venirne fuori ha come conseguenza una prossima lunga fila di altre bare, e lacrime da ipocriti.

  9. per esempio: perché per guidare un’autobotte oltre alla patente devi fare il corso specifico e per fare l’operaio in un ambiente a rischio di incidente rilevante ci può andare anche un analfabeta (a rischio suo e dei colleghi)?

  10. vabbè basta così, mi taccio.

  11. Corrado

    Concordo, ancora una volta, col metalmeccanico.
    In campo sanitario è uguale…
    E via tutti a ri incappucciare le siringhe usate, o a lavare più pazienti con un solo paio di guanti, o a sollevare un paziente da 70kg da soli e senza sollevatore.
    Poi ovvio, a volte il datore di lavoro rompe e da limiti assurdi(una sola mascherina per tutto il turno O_O ), però il rapprensentante sindacale e il responsabile della Sicurezza sul Luogo di Lavoro servono proprio a questo, e per questo la legge li tutela contro i licenziamenti!

  12. giusto per documentare l’accusa di ignoranza tecnica, da pubblica scheda di comune olio idraulico

    xxxxx yyyyy OIL 46
    MSDS# 402287L
    Version 3.0
    Effective Date 07/03/2008
    Material Safety Data Sheet According to OSHA Hazard Communication Standard, 29 CFR 1910.1200
    3/8
    Print Date 07/09/2008 MSDS_US

    5. FIRE FIGHTING MEASURES
    Clear fire area of all non-emergency personnel.
    Flash point : Typical 218 °C / 424 °F (PMCC / ASTM D93)
    Upper / lower Flammability or Explosion limits: Typical 1 – 10 %(V)(based on mineral oil)

    Auto ignition temperature : > 320 °C / 608 °F

    Specific Hazards : Hazardous combustion products may include: A complex mixture of airborne solid and liquid particulates and gases (smoke). Carbon monoxide. Unidentified organic and inorganic compounds.

    Suitable Extinguishing Media: Foam, water spray or fog. Dry chemical powder, carbon dioxide, sand or earth may be used for small fires only.

    Unsuitable Extinguishing Media: Do not use water in a jet.

    Protective Equipment for Firefighters: Proper protective equipment including breathing apparatus must be worn when approaching a fire in a confined space.

  13. se in un reparto il rischio d’incendio è relativo a quel materiale per il quale l’uso del getto d’acqua è documentatamente e pubblicamente vietato le manichette d’acqua NON DEVONO esserci, ma DEVE esserci il mezzo consigliato per lo spegnimento affinché nel caso sicuramente non si possa usare quello sbagliato

    di questo dovrebbe occuparsi la legge.

  14. L’italietta che continuate a dire di disprezzare, la disprezzo anch’io, però la vedo composta da gente come questa che mi è dato leggere ora, qui, colma di supponenza. Sig. ferrista io lavoro da 27 anni più lei ed ho una posizione professionale affermata e addentro queste problematiche e so quello che dico: la sua *personale* esperienza di pochi anni con baldanzosi machi arrampicatori di scaffali non sono la realtà del lavoro in Italia, per cui prima di tacciare qualcuno di trarre conclusioni dementi si faccia un giro in qualche cantiere, con la tuta addosso però, sig. specializzato, si metta a lavorare come gli verrà imposto di lavorare e poi, solo poi, concluda. Se poi le officine meccaniche davvero sono come quelle che descrive lei vorrà dire che quando avrò voglia di lustrarmi gli occhi e fare quattro salti ci farò volentieri un giro con le amiche.
    E poi secondo lei un operaio analfabeta (meglio ancora se straniero e meglio ancor di più se clandestino) è funzionale al datore di lavoro o a se stesso??? ma siamo matti che fra un po’ salterà pure fuori che gli sfruttati si dovranno considerare dei privilegiati… !
    Davvero “contro l’ignoranza tecnica e la pretenziosa superbia di chi si sente più “anziano”, esperto ed in definitiva intelligente (nel senso proprio del termine, che ne capisce di più) del tecnico che ti spiega che quel che stai facendo è sba-glia-to c’è davvero poco da fare”.
    Davvero davvero ….

  15. Concordo con il Ferrista ovviamente. Libera, mi spiace ma non hai compreso il senso del suo commento all’inizio. Spero che ora sia piu’ chiaro.

    Esperienza personale in UK:
    qui tutti gli operai hanno elmetto, scarpe infortunistiche, ganci e cinture, e giubbetto catarifrangente.
    Mi sono cosi’ abituato alla cosa che quando in Italia vedevo lavori sulla strada mi chiedevo cosa ci facessero dei barboni con delle pale e dei picconi. Vestiti di stracci, al massimo tuta da ginnastica, scarpe da tennis. Poi ho guardato bene ed erano operai del comune.
    E’ vero che spesso datori di lavoro o chi si cura della sicurezza non e’ abbastanza zelante, ma una volta che l’ingegnere o il capo se ne vanno, gli operari si tolgono tutto l’armamentario rischiando la pelle.
    E’ una questioen di cultura generale. Il NON rispettare le leggi e’ banale in italia. Anche se si tratta di buon senso.
    Se sei un operaio specializzato in pulitura cisterna sai benissimo che dentro la cisterna ci sono fumi residui. Che cazzo ci facevi la’ dentro senza maschera? Che cazzo c’entra lo stipendio basso?

    Io lavoro con sostanze ben piu’ pericolose (1 microgrammo di TTX puo’ uccidere un toro, la picrotossina ti uccide sul colpo, con 100 grammi di nicotina posso uccidere 10.000 persone). Ma mica sono coglione e non mi metto guanti e mascherina. E non ho mai fatto un corso in italia. E’ bastato il buon senso.

  16. Libera, scusa ma in che paesi vivi?

  17. sarebbe interessante conoscere in cosa si sostanzia la mia asserita supponenza.

  18. il ferrista, non voglio difendere il sindacati (che avranno avuto i loro bei problemi, almeno spero, a guardarsi in faccia allo specchio, dopo il fattaccio), ma certamente prendersela con l’operaio mi sembra semplicemente prendersela col più debole.

  19. Io vivo in Italia, paese in cui un ossequioso fabristol qualsiasi si permette di associare coglione a persone, lavoratori appena deceduti sul luogo di lavoro. Questo, poi, dopo aver candidamente affermato che, al contrario di ciò che succede all’estero, qui in Italia persino la Pubblica Amministrazione fa lavorare la gente come nel terzo modo (figuriamoci gli altri, aggiungo io), dando perciò pienamente ragione ai contenuti del mio intervento precedente.
    Si faccia chiarezza, per intanto, che mi sembra un po’ confuso; meno domande geografiche e meno televisione aiutano.
    Saluti

  20. hronir, pure tu!

    il problema è “anche” l’operaio, non solo l’operaio.

    la statistica degli infortuni dice che nell’80% dei casi peraltro l’infortunio dipende dal mancato rispetto delle prescrizioni di sicurezza.

    ciò significa che una enorme fetta sarebbe risparmiata dal penare conseguenze anche fatali se dette prescrizioni fossero osservate anziché palesemente, ostinatamente e sprezzantemente tenute in nessuna considerazione.

    se ad ogni disgrazia si inscena la pantomima dell’agnello sacrificale, e non si fa leva sulla responsabilità che in primo luogo è quella di chi deve rispettare e pretendere che si rispettino le norme di sicurezza non ne verremo mai a capo.

    l’atteggiamento medio è poi quello che ho descritto, nell’edilizia pure peggio.

    l’ignoranza uccide, ma non lo vuol dire nessuno. e quel che è peggio nessuno ne tira le debite conseguenze e FA qualcosa per metterci una pezza.

    io dico chissenefrega di quale ruolo riveste l’ignorante, se fossero più numerosi i datori di lavoro degli operai morirebbero più datori di lavoro che operai. embè?

    questo non risolve il problema.

  21. Per prima cosa io non ha dato del coglione a nessuno. Ho solo detto che sarei un coglione a non mettermi la mascherina mentre uso il TTX. Ti metteresti mai a respirare la tetrodotossina?
    Guarda che pure la Cgil ha detto che non e’ una fatalita’:

    “È un fatto – scandisce William Schirru, delegato di fabbrica della Cgil – che non si può morire così. Che la parola fatalità, in questa storia, va cancellata. Che le procedure, se esistono, vanno seguite. E qui, le procedure, non sono state seguite”.

    http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-3/reportage-saras/reportage-saras.html

    Le procedure esistono. I materiali di sicurezza pure. Stiamo parlando di una delle piu’ grandi raffinerie d’Europa. Non e’ una ditta familiare. Io ci passavo ogni giorno e ti posso assicurare che e’ grande quanto una citta’. Ci sono procedure rigidissime, controlli continui e i sindacati sempre li’ a fare picchetti.
    E maschere, elmetti e scarpe esistono pure per gli operai comunali. Infatti sono appese nel cassone dei camion in bella vista a prendere la polvere. Il Comune di Cagliari infatti ha usato i soldi di tutti per la sicurezza di qeusti lavoratori.

  22. libera, la mistica del martirio sul luogo di lavoro non da ragione a chi aveva torto.
    nessuno qui si permette di mancare di rispetto a chi ha lasciato questa terra e nemmeno ai suoi parenti. ma affrontare una situazione di pericolo inadeguatamente è oggettivamente sbagliato e grave.

    persino il primo insegnamento al corso di primo soccorso è quello di non mettere la propria pelle a rischio nel tentativo di salvare quella altrui.

    se il tizio sanguina il riflesso dev’essere la mano a cercare i guanti in lattice. così insegna il medico.

    il peggio è che nella nota situazione di arretratezza culturale si pretenda di risolvere il problema con rimedi peggio del male ovvero deresponsabilizzando chi rischia in prima persona, ovvero la strada che da tempo segue la legislazione italica.

    gli alti moniti, i minuti di silenzio andrebbero bene se ci fosse prima di tutto la prevenzione e la prevenzione deve prima di tutto stare nella testa di chi opera, di chi rischia.

    senza di questa le parole sono oggettivamente uno sputo in faccia a chi prossimamente per questa impostazione “ideologica” e non pragmatica seguirà i troppi che son già passati tra i più.

  23. Fabristol, lei ha scritto testualmente che se si è operai specializzati si sa benissimo che nelle cisterne residuino fumi tossici, questo nel contesto del discorso nato dalla tragica morte di tre operai avvelenati dai fumi in una cisterna; fin qui bene ma aggiungerci subito dopo “Che cazzo ci facevi la’ dentro senza maschera? Che cazzo c’entra lo stipendio basso?” quindi con chiaro riferimento alla vicenda nota e terminare poi con un lapidario ‘sarei un coglione se non mi mettessi (nello stesso frangente) guanti e mascherina’, ecco …… l’associazione intenzionale di quel termine con i lavoratori appena morti c’è eccome. Le dico questo non per farla sentire un verme o quant’altro, si capiva benissimo la sua buona fede e la non intenzionalità a ferire la sensibilità di chicchessia ma se le parole hanno ancora un qualche valore si renda almeno conto che quello che si legge nel link da lei citato a suo sostegno, smentisce invece le sue senza mezzi termini perché dice: “Già, perché un fatto è certo. Ieri, nel “Mild Hidro cracking” della raffineria Saras, nessuno aveva ancora fatto quello che la legge impone. Nessuno aveva spiegato a quattro uomini che infilarsi in quel budello avrebbe significato la morte certa. Nessuno aveva verificato di quanto veleno fosse satura quella bestia in acciaio dove Pierluigi, Daniele e Bruno hanno perso la vita uno dopo l’altro. Nessuno, forse, gli aveva mai spiegato neanche cosa fosse l’azoto. Il veleno che uccide subito. Senza odore e senza rumore.”
    Le è difficile pensare *prima* di liquidare così frettolosamente la (peraltro non ancora dimostrata) incautela di tre operai morti che a monte forse qualcuno, magari qualcuno pagato lautamente dall’azienda come responsabile della sicurezza (e quindi non un operaio esposto al rischio), o forse qualcuno stipendiato altrettanto lautamente (di sicuro più di 900 euro al mese) come funzionario che, come dice la parola, lo pagano per far funzionare un qualcosa, forse, dicevo, tutta questa bella accozzaglia di responsabili/funzionari/assistenti/specialisti/collaboratori/quadri/echipiùnehappiùnemetta che intasano e soffocano, presenti ovunque e comunque, cani e porci assunti senza concorsi equi, con titoli dubbi, senza trasparenza ma boriosi e arroganti dall’alto delle loro cariche perché sanno di avere una loro valenza politica e/o di interesse ad uso esclusivo affine ai vertici dell’azienda, un tantino di responsabilità nella vicenda gliela vogliamo alla fine attribuire a questa gente? Giustificano stipendi vergognosi con il loro carico di responsabilità, poverini, ma poi quando succede qualcosa la responsabilità è sempre del più debole, meglio poi se muore, alè, così non parla.
    Bon, se è questa l’italietta che piace qui, felicissima di salutare.
    By

  24. la reponsabilità ricade su tutti, dal primo all’ultimo nessuno escluso e ciascuno per quanto gli compete.
    il problema sta nel decidere chi è responsabile di cosa.

    l’anello debole della catena guardacaso è proprio chi è ritenuto responsabile di niente e spesso da irresponsabile finisce per comportarsi.

  25. infine una risposta a quanto più sopra.

    ribadisco che l’affermare “Leggendo sopra sembra quasi che la piaga vergognosa degli incidenti sul lavoro (di cui abbiamo il primato mondiale, e ripeto: mondiale) sia quasi quasi da attribuirsi alla sola ignoranza/superficialità/menefreghismo dei lavoratori che così scelgono – evidentemente – di suicidarsi apposta per creare problemi a quel povero agnellino del datore di lavoro che sfrutta mano d’opera con contratti vergognosi, se va bene evade il fisco, e via discorrendo su quanto di illecito ci possa essere pur di risparmiare due lire “per il bene dell’azienda…” ” è trarre una deduzione del tutto incongruente con quanto ho, parrebbe ad altri, chiaramente enunciato.

    vedi libera, io ci sono nato con la tuta. la mia specializzazione mi fa mettere le mani nelle questioni dove gli altri non sono capaci o autorizzati a mettercele, in più sono quello che spazza il pavimento, che pulisce il cesso, che mette la carta igienica quando manca, che fa le manutenzioni sui controlli numerici, sulle presse, sugli stampi, sui robot e sui centri di lavoro.

    dici ventisette anni di anzianità oltre i miei? superiamo abbondantemente la quarantina, anzi più cinquanta che quaranta! complimenti, ma è un dettaglio irrilevante. dall’alto della tua “posizione professionale affermata e addentro queste problematiche” quando avrai tolto da sotto le unghie la metà dello sporco d’officina che è passato dalle mie i.e. lavorato in officina l’equivalente della metà delle ore che ci ho passato io, cipputi tra i cipputi, mi siederò ad ascoltare la lezioncina sul mondo metalmeccanico perché da quello che dici mi risulta evidente che affermi di conoscere (bada che non dubito affatto della tua buona fede) ciò che in realtà non conosci.
    mera questione di frequentazione quotidiana.
    nel mio piccolo mondo di ferro non puoi insegnare quel che non dimostri di saper fare MEGLIO dei tuoi discenti, è la prima lezione ed il primo comandamento.

    un operaio analfabeta e clandestino è “funzionale”?! ma stiamo parlando di lavoro o di un posto a sedere sulla coperta di una galera con ceppi ai polsi ed alle caviglie? un operaio fa il suo dovere se fa bene il suo lavoro, non certo se si ammazza o rischia di ammazzare qualcun altro.

    Uno che assume in nero un clandestino analfabeta è un idiota prima che un fuorilegge.

    Diritti e doveri come da contratto. E rischiare la pelle propria o altrui non sta scritto da nessuna parte. non c’è altro da dire.

  26. Mi sta prendendo a noia questa discussione.
    Non sopporto questi processi. Non ci posso fare niente se la gente, aggrappandosi a stupidaggini, non sa leggere cio’ che ho scritto nel post e nei commenti. Le responsabilita’ son di tutti: chi non ha fatto training, chi non ha controllato ma soprattutto degli operai. STOP. Se capite altro, tenetevi la vostra malizia per voi.
    E sinceramente non capisco che cavolo c’entrino gli stipendi con queste morti. In tutti i giornali ci sono sindacalisti che dicono “Non si puo’ morire per 900 euro al mese!”
    ma che razza di discorso e’??
    “Non si puo’ morire per ignoranza!” si dovrebbe dire.
    Perche’ e’ l’ignoranza che uccide.
    Ma perche’ se fossero stati pagati 2000 euro al mese la loro morte sarebbe stata migliore? O forse siccome prendono poco di stipendio per capriccio non pensano alla propria sicurezza?
    Vorrei capire questo ragionamento, perche’ mi sfugge la logica: STIPENDIO-MORTE.
    Fatemela capire.

    Siccome io prendo 1000 pound al mese come dottorando per vendetta non mi metto la mascherina quando peso i farmaci?
    E quando lavoravo gratis a Cagliari?

  27. certo, e mentre stramazzi al suolo trascinando beute e polverine invoca la morte di tutti i filistei!

  28. Nihil

    Capita a proposito: mio fratello è rientrato adesso dal lavoro e proprio oggi ha dovuto visitare un impianto di lavorazione del magnesio. Mi ha raccontato ad occhi sbarrati di come ogni parete del luogo fosse tappezzata di avvisi di sicurezza – mentre fra gli operai non si vedeva un paio di occhiali a pagarlo e il titolare conduceva i clienti nella visita con una sigaretta bellamente accesa in bocca!

  29. tauzero

    Fabristol ha centrato una parte importante del problema. E che, senza voler sminuire le negligenze in tema di sicurezza da parte delle aziende, il ferrista ha ragione al 1000%.

    Non si tratta di mancare di rispetto ai lavoratori morti o alle loro famiglie.Siamo tutti con loro e con il loro dolore. Si tratta però di imparare dagli errori per evitare che si ripetano.

    Il ferrista parla da Operaio (con la O maiuscola). Un Operaio, con la O maiuscola, ripeto, conosce il proprio mestiere. E che sa che sul posto di lavoro non ci si comporta da sprovveduti. Mai.

    Spiace dirlo, ma il tema della sicurezza in fabbrica e della salubrità sul luogo di lavoro è stato troppo spesso monetizzato con l’avallo di molti degli rappresentanti degli stessi lavoratori.

    Al mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte delle aziende aggiungiamoci ignoranza, scarsa professionalità e monetizzazione del rischio.

    E queste cose, prima ancora che per aver studiato e insegnato una materia passata di moda (storia del movimento sindacale) le dico da figlio di uno che l’Operaio (con la O maiuscola) l’ha fatto per buona parte della propria vita.

  30. tauzero

    p.s. scusate: naturalmente prima di tutto il post aggiungeteci un bel “Vorrei dire che”

  31. Non ho letto tutti i commenti, ma per esperienza personale posso dirti che le norme di sicurezza imposte dalla legge sono quasi sempre assurde e inutili. Sono solo burocrazia per il datore di lavoro e scocciatura per i lavoratori. E per burocrazia intendo una tassa occulta mentre per scocciatura intendo in pratica l’impossibilità di lavorare normalmente.

    Niente di nuovo: in Italia con queste norme irrazionali la gente non riesce più a capire cosa è importante e cosa no, cosa serve e cosa no. Vale per la sicurezza e per tutto il resto… Se fosse lasciato tutto al buon senso quasi sicuramente le cose andrebbero meglio.

  32. tau, lusingato. veramente.

  33. Corrado

    Parlando di SARAS, posso dire senza tema di essere smentito che le regole sulla sicurezza ci sono, i corsi vengono fatti(o almeno lo erano fino a due anni fa).
    Mi è capitato molte volte di andare a pranzo o a cena dalla mia ragazza(ora ex, ma vabbè) e vedere il padre, responsabile per la sicurezza, schiumare di rabbia per i cazziatoni subiti perchè quest’operaio apriva il bocchettone dell’acido solforico senza guanti(con un cartello grande così a due metri), quello mischiava sostanze varie senza maschera, quell’altro versava sostanze tossiche nella condotta che poi andava a S.Gilla(Oasi faunistica), e questo per non fare due metri a prendere i guanti, o la maschera, o il montacarichi per prendere i fusti e versarli nella condotta apposita.
    I corsi sulla sicurezza sul luogo di lavoro alla Saras si fanno, i cartelli ci sono e il materiale viene fornito. Però non c’è spesso voglia di usarli o metterli in pratica… perchè si fa prima.

    Parlando di operai in campo sanitario:
    io ho fatto, come tutti i miei colleghi il corso OSS che tra le varie materie comprende pronto soccorso di base, sicurezza sul luogo di lavoro, movimentazione dei carichi, mobilizzazione dei pazienti.
    Eppure a tuttoggi vedo persone che non cambiano i guanti tra un paziente e l’altro, persone che ri incappucciano gli aghi usati e si pungono, persone che movimentano carichi esagerati, gente in scarpe da tennis e magliettina invece che zoccolo antiscivolo e divisa semi impermeabile, ragazze coi capelli lunghi che sfiorano i panni che vengono cambiati..
    Ora, se una persona si becca l’HCV ri incappucciando un ago, quando ti hanno spiegato che devi usare il contenitore giallo dei “Taglienti” in bella mostra sul carrello, la colpa di chi è?
    Anche io prendo 900€ al mese, e molte cose non mi stanno bene, in primis i carichi di lavoro, ma i DPI in struttura li abbiamo, ma sono i dipendenti che non vogliono usarli, perchè”scazzano”, perchè”si perde tempo”, perchè”uff ma non succede nulla”.
    e poi si piange.

  34. Nikkey

    Libera, tu non sei mai entrata in un industria, e non hai mai visto fare i numeri.
    Io ho lavorato in fabbrica e piu di una volta ho assistito a scene da circo.
    Siccome statisticamente non puo´andare sempre bene, succede che dopo tot. volte qualcuno ci lasci le penne.
    Se ti capita di vedere, su oscuri canali rai, vecchie interviste (anni ´70) ad operai fuori e dentro le fabbriche, rimanete colpiti dal livello culturale di qualcuno che sembra un filosofo.
    Oggi gli operai residui nelle fabbriche sono regrediti culturalmente.
    Le leggi fisiche e chimiche non ammettono deroghe. Non si puo´fare ricorso; tutto avviene in pochi millisecondi.
    Magari un bruciatore non parte, si forza l´elettrovalvola del gas manualmente, poi, voom fiammata e due persone ridotte che sembrano indiani apache… Uno e´il datore di lavoro…
    Comunque, non preoccupatevi, l´italia e´in via di deindustrializzazione, cio´ha un effetto positivo sulla sicurezza…
    Ps. L´azoto non e´un veleno, ogni boccata d´aria che inspiramo ne contiene il 78 %… magari tu ti occupi di sicurezza sul lavoro, vedicomesiamomessi…

    @fabristol: e´l´omologo di quelli lavorano alle poste e che vanno in montagna la domenica credendosi alpinisti provetti e poi volano giu´da un costone.
    Ciao

  35. Questa dell’azoto non l’avevo notata nel commento di Libera. Azoto non e’ un veleno, costituisce il 78% dell’aria che respiriamo. Se non erro i gas che hanno ucciso i tre operai erano solfati ma non sono sicuro.

  36. mi pare fosse implicato l’impianto di desolforazione gasolio. ma siamo alle notizia di stampa, stampa italiana.

  37. maya

    Scusate ma non resisto: i giornali hanno citato entrambi i gas. Il primo citato perche più probabile è l’anidride solforosa, (perchè era un impianto di desolforazione) che puzza da morire di uova marcie, e l’odorte gli operai non potevano non sentirlo! faceva più tragico, incolpare un gas senza odore, per la cronaca non l’azoto molecare N2, che infatti ci stiamo respirando tutti anche ora, ma un ossido d’azoto, inodore, ma tossico e mortale ad alte concetrazioni.

  38. Ok ho capito cosa e’ successo.
    I gas che si trovavano all’interno erano idrogeno solforato e anidride solforosa ma il serbatotio sarebbe dovuto essere ripulito (o e’ stato, nn lo so) con l’azoto.

  39. http://www.fi.infn.it/sez/prevenzione/gas/idrogenosolforato.html

    http://www.fi.infn.it/sez/prevenzione/gas/anidridesolforosa.html

    l’accaduto è sempre più incomprensibile. quella roba puzza, irrita, insomma non è il fatale killer silenzioso.

  40. “il serbatotio sarebbe dovuto essere ripulito”

    Fabri sarai mica anche tu uno di quegi operai regediti cultaralmente? Dovresti fatti imparare un pò di itagliano da quela punta di diamante di Cicchey! 🙂

  41. Sgembo, si scrive cuella, kon la C

  42. OT
    bello sto template!
    it’s the decadence, stupid! 😀

  43. sam

    Fabri, in quei contesti l’istinto ti porta a fare scelte sbagliate. Certo non deve essere facile lasciare lì un collega e vederlo morire.
    Sul tuo discorso su formazione e, aggiungo io, piena applicazione della 626 nulla da dire.

  44. “il serbatotio sarebbe dovuto essere ripulito”

    Fuck! 😀

    Troppi verbi. Vabbè si è capito va…

  45. Per Ferrista

    è una veduta di Palmira, la città romana in Siria.

    Per sam

    Sì capisco benissimo. Non deve essere facile prendere le decisioni giuste in questi momenti. Io stesso non so cosa avrei fatto in quel momento. E spessso dipende anche dal legame che ti unisce alla persona in difficoltà.
    Ma il training potrebbe servire anche per questo. Per esempio un vigile del fuoco con esperienza e corsi avanzati sa quando può intervenire a salvare qualcuno e quando non può farlo, rischiando anche la propria vita.

  46. Forse sono stati uccisi proprio dall’innocuo azoto… perchè era saturo? Cioè perchè non c’era ossigeno?

  47. Corrado

    Ma il punto è:
    una volta che hai fatto i corsi di formazione( in un’azienda come la Saras li fai, non stiamo parlando del piccolo artigiano che prende due snegalesi per spostare i carichi pesanti), che ci sono i cartelli di pericolo, che ti danno le maschere e i DPI, DEVI sapere che non si entra in una cisterna dove sono in pericolo altre persone così, alla brutto ceffo.
    Se c’è un principio di incendio NON devi usare l’estintore ad acqua su materiale elettrico o su olio combustibile perchè fai più casino che altro.
    A un certo punto meglio che ti astenga.

  48. Si ma Corrado, spesso non sai come ti comporterai in quelle situazioni. Ci vuole training ma anche sangue freddo.

  49. ci sono le esercitazioni, apposta

    per quello dico che per fare l’operaio in impianti a rischio rilevante CI VUOLE l’abilitazione professionale, che scade ogni tot e che è soggetta a revisione periodica.

  50. Corrado

    per lavorare in certi ambienti devi avere sangue freddo…
    Non ci sono scusanti.
    E non puoi lavorare con gas, liquidi o materiali in genere che siano altamente nocivi per te e per l’ambiente senza che la ua formazione sia perfetta così come il tuo sangue freddo e il tuo profilo psicologico.
    Ovviamente questo non è, perchè ci sarebbero grandi proteste dal mondi sindacale perchè veramente parecchia gente verrebbe buttata fuori, gente che fuma negli impianti di raffineria, o vari altri esempi che ho citato, riportati di prima mano da un responsabile per la sicurezza con le contro palle!

  51. corrado, that’s IT

  52. quindi NON si piangano lacrime ipocrite sui “martiri”, ma è troppo politically uncorrect, e allora un minuto di silenzio, e l’alto monito e volantini con scritto “BASTA”
    e io vado a vomitare.

  53. Nikkey

    @ hronir “Forse sono stati uccisi proprio dall’innocuo azoto… perchè era saturo? Cioè perchè non c’era ossigeno?”

    Puo´essere benissimo, l´azoto (N2) e´un gas asfissiante. I generatori di azoto che funzionano con il sistema psa, sottraggono ossigeno all´aria ambiente attraverso dei filtri molecolari.
    Respirare azoto non dá sintomi di asfissia, perche´i polmoni si riempiono, tuttavia dopo pochi secondi l´organismo si trova in difficolta e si iniziano a sbagliare i verbi…
    Saluti.

  54. Quando l’azoto arriva al cervello si sbagliano tutti i congiuntivi 😉

  55. confucio

    e quando sei saturo di azoto che si azzecca alle sinapsi fondi un partito filatelico

  56. Ferrista, hai avuto una conversione sulla via di Damasco? Ora ti chiami Confucio?

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