Quis custodiet ipsos custodes?

Non sono mai stato contro le forze dell’ordine per principio come molti anarchici o di sinistra estrema né con le forze dell’ordine per principio come le destre fasciste e clericali. Semplicemente considero poliziotti e carabinieri uomini come tutti gli altri che in alcune occasioni approfittano della loro divisa per fottere chi non ce l’ha. L’uniforme è come una maschera, ti permette di fare cose che senza ti sembrerebbero vergognose. Detto questo il problema non sono le forse dell’ordine di per se stesse, è il sistema che le protegge che crea uno scompenso nella giustizia italiana. Quando un poliziotto o carabiniere è indagato un’ enorme organizzazione si mobilita per difenderlo a spada tratta. Sindacati, prefetti, sindaci, partiti, colleghi partono dal presupposto che il poliziotto è sempre innocente senza aspettare i processi. Cercano di condizionare media, giudici e opinione pubblica per difendere la categoria, in un ragionamento isterico per il quale se uno di un gruppo è un delinquente allora tutto il gruppo è macchiato a vita. Una mentalità tribale, che però forse è alla base del successo organizzativo dei corpi militari evoluzionisticamente parlando. Tutto questo ovviamente spinge chi cerca giustizia a rinunciare a scoprire la verità.

Il caso Spaccarotella, il caso di Bonsu e ora il caso Aldrovandi, sono emblematici.

In un paese civile ideale dovrebbe essere il processo a decidere la colpevolezza o l’innocenza di un imputato, non l’adesione ad una categoria. Tutto questo, considerate poi le argomentazioni assurde delle difese in casi chiari e cristallini come Bonsu e Aldrovandi (per Bonsu furono trovate le foto trofeo nei PC, la difesa disse che Bonsu si era distrutto la faccia cadendo da solo; per Aldrovandi la difesa disse che i manganelli si ruppero perché il giovane ci si sedette sopra o diede un calcio), rovinano la reputazione delle forze dell’ordine. Un composto silenzio della categoria e una giustizia vera sarebbero i migliori alleati per le forze dell’ordine, che invece continuamente si macchiano di difendere le pecore nere. Poi non ci si può lamentare che i cittadini abbiano pregiudizi o addirittura paura della polizia.

Il problema forse è comunque alla radice: sopra i custodi non c’è nessuno e “lo stato difficilmente processa se stesso.”

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4 commenti

Archiviato in Italia provinciale, politica, tristezze

4 risposte a “Quis custodiet ipsos custodes?

  1. Paolo

    “Purtroppo” tra quelli contro per partito preso bisogna annoverare anche molte frange della destra radicale.
    Effettivamente le forze dell’ordine dovrebbero smetterla di fare quadrato attorno ai propri uomini anche quando hanno torto, però bisogna dire che spesso per molti loro hanno torto a prescindere.

  2. Vero, ma magari perché trovarsi di fronte qualcuno armato che eccelle in arroganza e non in intelletto, non è che generi particolari simpatia ed empatia.

  3. z3ruel

    Direi che è normale, per quanto esecrabile, che esista uno spirito di gruppo e di difesa di un appartenete alla propria categoria (cosa vera in generale, non solo in ambito lavorativo). La differenza, come hai notato tu nelle ultime righe, è che quando “lo spirito di squadra” riguarda membri dello stato che diventano parti in causa di qualche disputa giudiziaria, l’aspirata terzietà del giudice se ne va definitivamente a ramengo (la terzietà del giudice è già di per sé una cosa più metafisica che reale, giustamente una aspirazione, come ha scritto recentemente LF in un suo post).

  4. Capisco che è normale però l’organizzazione dei gruppi militari e la loro forza politica e mediatica sono di gran lunga superiori al singolo cittadino che cerca giustizia. Davide contro Golia praticamente.
    Ecco perché a mio avviso le lobbies della polizia dovrebbero fare dei passi indietro.

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