Il proibizionismo non è la risposta

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Ridicola. La nuova ordinanza che vieta il consumo e vendita di alcool ai minorenni a Milano è ridicola. Solo un gruppo di matusalemme che non è mai uscito dall’Italia, o peggio dalla propria città, poteva riproporre un concetto così grossolano che è fallito dappertutto quando è stato applicato. Il proibizionismo degli alcolici esiste già in altri paesi come la Svezia ed è aggirato in modo semplicissimo.

I minorenni mandano un maggiorenne a comprare casse di alcolici, poi se li scolano a casa facendo festini privati prima di uscire. Trattasi di binge drinking rituale. Scolarsi il più possibile prima di uscire di casa. Alcuni riempiono bottiglie di coca cola o fanta con alcool e se ne vanno impunentemente in giro. Altri ancora si affidano alla malavita organizzata comprando alcolici a basso costo ma senza alcun controllo.

Questa ordinanza faciliterà il binge drinking a casa; metterà in ombra il fenomeno e quindi lo renderà impossibile da monitorare o controllare; renderà agli occhi dei giovani l’alcool ancora più desiderabile ed appetibile perché vietato; le risorse statali spese nel controllo e nella soppressione potrebbero essere usate nella educazione e prevenzione nelle scuole. Perché è l’educazione il punto fondamentale: far capire che l’alcool è una sostanza d’abuso, che crea dipendenza e tolleranza tanto quanto la nicotina o le benzodiazepine. E’ giunto il momento di ridimensionare il concetto di sostanza d’abuso e dire le cose come stanno: l’alcool se assunto in grandi quantità non è diverso da qualsiasi altra sostanza o farmaco per cui si entra in terapia. I suoi effetti sul corpo e sulla psiche, nonché sulla società sovrastano gli effetti di qualsiasi cannabis, sigaretta o allucinogeni.

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37 commenti

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37 risposte a “Il proibizionismo non è la risposta

  1. luca massaro

    Ciò che scrivi non fa una piega. Ciò ch’è proibito è più desiderabile. Secondo me fanno questo perché c’è stata una flessione nel consumo di alcolici, soprattutto fra i giovani. Forse tali provvedimenti sono segretamente promossi dai produttori e, paradossalmente, anche dallo Stato che incassa molti soldi sulla tassa degli alcolici.

  2. Come hai detto tu, il paese più proibizionista che conosco, la Svezia, ha anche il più grosso problema di alcolismo che conosca. A questo proposito, ho un aneddoto che mi ha impressionato non poco.

    Alcuni miei dottorandi che hanno partecipato a una summer school a Stoccolma qualche anno fa mi hanno raccontato la seguente cosa:

    Prima di andare in discoteca o nei locali, i ragazzi si riuniscono in casa con panna liquida e alcool a volontà. Dopodiché bevono la panna liquida (che schifo) con l’intento di foderarsi lo stomaco, e dopo un po’ si bevono qualche litrozzo di birra o anche qualche superalcolico.
    La panna è difficile da digerire e a sentir loro ritarderebbe l’assorbimento dell’alcool.
    Quindi vanno in discoteca, ed entrano belli sobri. Una volta dentro, la panna sarà ormai stata digerita, e l’alcool entrato in circolo provocherà una bella sbronza al momento giusto.

    Non so quanto tutto ciò abbia un senso, non ho idea se effettivamente funzioni, ma questo è quello che mi hanno raccontato i miei studenti che hanno avuto l’occasione di assistere al rituale!

    Come dici tu, l’alcool e la droga sono problemi culturali, decisamente di soluzione molto più difficile della semplice emanazione di un divieto. Ma questo è quello che la maggior parte dei politici al mondo si limita a fare.

  3. Sulla Svezia avrei tanti di quegli aneddoti che…

    1) i systembolaget sono i negozi di stato per alcolici, con sbarre alle finestre, guardie armate e pali in acciaio nei marciapiedi di fronte (giusto per evitare furti), i quali chiudono alle cinque ogni giorno a parte il venerdi che mi pare siano aperti solo la mattina. Ebbene il venerdi nei posti di lavoro si fanno i turni per mandare qualcuno a prendere gli alcolici per tutti gli altri.
    2) i viaggi della disperazione (perchè è quello che sono) di questi drogati vengono organizzati per andare al confine con altri stati dove costano meno e la legislazione è meno rigida. Si va nel weekend in finlandia, estonia e danimarca per comprare più alcol possibile.
    Quando andai a Tallin io e i miei amici eravamo gli unici turisti. Tutti gli altri svedesi erano andati a Tallin per comprare gli alcolici e basta! E allora li vedevi con i carrelli della spesa rubati ai supermercati pieni di casse che cercavano di rientrare nel traghetto. Scene da terzo mondo.
    3) all’epoca in cui ero a stoccolma c’era l’usanza tra le ragazzine di imbevere il cotone nell’alcool puro e poi di infilarlo nelle vagine. in questo modo l’alcool entrava più velocemente in circolo.

    E tutto questo grazie ad una cultura sbagliata in partenza ma anche sorpattutto al proibizionismo.

  4. Emanuele

    Senza intenzione di far polemica, vorrei che qualcuno mi spiegasse come deve fare il genitore odierno, che non ha praticamente nessun controllo sul consumo di alcol del proprio figlio dal momento che in Italia non è vietata a nessuno la vendita di alcolici e superalcolici purché in confezioni chiuse, e che deve fare i conti con una pressione sociale fortissima che propugna in ogni momento il consumo di alcol come un fattore di successo e di sballo.

  5. Be potrebbe prima di tutto fare il genitore. Cioé evitare di sfornare un figlio, parcheggiarlo in una scuola per cinque ore al giorno, prenderlo e portarlo davanti alla TV e così all’infinito.
    E magari senza dargli pessimi esempi. Se il bambino vede il padre o la madre che bevono allora molto probabilmente lo farà anche lui. O quando vedo certi genitori che fanno assaggiare gli alcolici ai bambini a tavola. O quando il nonno al terzo bicchiere di vino a tavola mezzo ubriaco dice che “in TV hanno detto che il vino fa bene alla circolazione.”
    E’ un problema culturale, cioè della società che pensa che bere sia un peccatuccio veniale. Siccome lo fanno tutti allora si può fare.

    Fatta tutta questa pappardella moralista, nel mio mondo ideale ognuno fa come cacchio gli pare, e la responsabilità dei minori ricade sui genitori. Ergo se il ragazzino si ubriaca ogni sera è il genitore che ha fallito. Lo stato non si dovrebbe intromettere nel comportamento alimentare o ricreativo altrui.

  6. Dico sempre, che per uscire “indenni” da quella fase di vita chiamata adolescenza serve una gran fortuna, ma anche una grossa forza d’animo, la movida, come viene chiama ora, altro non è che il vecchio bagordo a cui i più “anziani” hanno partecipato, il guaio più grosso a mio modesto parere è sempre lo stesso, il volersi conformare al resto del gruppo di persone che si frequenta. In sostanza è solo un problema culturale, e solo culturalmente lo si può arrestare. Un caro saluto.

  7. Concordo con Gians. Tutti cercano di conformarsi al gruppo ma è una cosa senza tempo che risale all’alba dei tempi. I padri dei ragazzi che ora si lamentano e mettono le leggi proibizioniste si sbronzavano in gioventù allo stesso modo, e così i nonni ecc.

  8. Emanuele

    Che qualcuno usasse la frase “fare il genitore” me lo aspettavo perché non manca mai in questi casi 😉
    Il problema è che la teoria è sempre bella, la pratica no. Avere un figlio oggi è più difficile di anche solo 10 anni fa, e vale per tutti, compreso il genitore ideale, perché oggi c’è una pressione sociale molto più forte di un tempo che in determinati contesti è praticamente insuperabile. E a fronte di questo c’è sempre la critica preventiva quando si tratta di provare un metodo meno permissivo su qualcosa. Ti assicuro che quando ci sbatti contro certe cose, cambi la visuale di 180 gradi e pensi meno in astratto.

  9. Va bene allora diciamo che se non ci riescono i genitori non credo che ci riesca lo stato.
    Cioé qui stiamo usando l’istituzione statale per rimediare alle mancanze delle famiglie. Questi sono figli dello stato, non di due genitori. Vanno a scuola dello stato, vengono indottrinati dalla TV dello stato, vengono redarguiti e puniti dallo stato.
    Che senso ha fare il genitore nel 2009?

  10. Nihil

    Fab, puoi dirmi la fonte di quella tabella? La trovo molto interessante.

    Personalmente sono d’accordo col tuo post e in disaccordo col tuo commento; penso cioè che un buon modo per non ritrovarsi un ubriacone in casa sia educarlo a vedere le bevande alcoliche come un piacere da gustare anziché come sostanze puramente psicoattive. Quindi sì al bicchiere di vino o birra (di buona qualità!) con i pasti, che si può già gustare all’età delle medie (elementari per i veneti, asilo per i friulani :D); poi, qualche anno più tardi, fare assaggiare del liquore a casa dopo un cenone anziché ad una festa di liceo.

    Insomma, io vedo due ‘paletti’ fondamentali per l’educazione all’alcool: che non sia un frutto proibito, e che ci si abitui a fermarsi appena meno che sobri.

    In ogni caso, fra un mese vado in Svezia e vedremo se riuscirò a convincere gli amici svedesi che l’alcol non esiste solo in quanti da un ettolitro 🙂

  11. Emanuele

    Non esageriamo! Quello che affermi sullo stato lo sento dire sempre sulla tv. Tanti dicono che la tv non ha il compito di educare, io però gli rispondo che allora non dovrebbe neanche diseducare, cosa che fa a piene mani.
    Lo stato fino a oggi ha permesso che un bambino delle elementari potesse entrare con gli amichetti in un supermercato e comprarsi una birra senza che nessuno potesse impedirglielo (a parte i genitori magari, però in quel momento non presenti). Cosa che ho visto con i miei occhi una decina di anni fa.
    Si pretende che una famiglia educhi un figlio e poi si fa di tutto per rendergli difficile la cosa. Sai che negli anni scorsi sono passati spot di alcolici addirittura all’interno di cartoni animati? Quegli spot tanto giovani dove tutti ballano con una birra in mano, o dove rimorchiano con una birra in mano.
    Avevi scritto che lo stato non deve intromettersi nel comportamento alimentare o ricreativo degli altri però in questo caso non si sta parlando di maggiorenni ma di ragazzini e bambini, che già hanno un sacco di intromissioni sacrosante nella loro vita da parte dello stato (daresti un arma a un 12enne? Faresti guidare un auto a 10 anni? Tanto per dire).

  12. Il post è politico e quindi rappresenta il mio punto di vista pubblico. I commenti rappresentano quello che penso io nella mia vita privata. Essenzialmente sono libertario in ambito pubblico ma ultraconservatore a casa mia. 😀

    La tabella è presa dal web, non mi ricordo da quale tumbrl. Però ho trovato la fonte:
    wikipedia che a sua volta la prende da un articolo del Lancet.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Marijuana

    http://www.sciencedirect.com/science?_ob=ArticleURL&_udi=B6T1B-4N9XF65-19&_user=121739&_rdoc=1&_fmt=&_orig=search&_sort=d&_docanchor=&view=c&_acct=C000010018&_version=1&_urlVersion=0&_userid=121739&md5=4e2b11bf6371895fdd7ffa497f6a9587

  13. teogarno

    D’accordissimo che sia necessario puntare di piu’ sull’educazione, non solo in famiglia, ma magari anche nella scuola. Comunque una serie di paletti non fanno male: proibire la vendita degli alcoolici ai sedicenni mi sembra sacrosanto, non stiamo mica parlando dei 21nni come in USA! Quello si’ che e’ ridicolo!!

  14. @Emanuele:

    quando dicevo che era una questione di cultura, mi riferivo a quello che dici tu. Io sono un genitore, anche se i miei due figli sono ancora troppo piccoli per queste cose, quindi mi metto nei panni dei genitori. E sono d’accordo che dalle teoria alla pratica c’è parecchia differenza. Ma il proibizionismo non risolve, semmai accentua il problema. Pensi che proibire la droga e l’ecstasi sia servito ad evitare che i figli possano drogarsi all’insaputa dei genitori?
    Il problema è culturale, cioè della società intera. Passare pubblicità di alcolici o di energy drink in programmi per adolescenti, ecco una cosa che mi sentirei di proibire. Poi, bisognerebbe fare delle campagne apposite nelle scuole, nei luoghi di aggregazione. E i genitori potrebbero avere un grande impatto, anche se so che non è per niente facile. Bisognerebbe inventarsi qualcosa a livello di società, questo sì. Io non sono completamente contrario a questa legge, come Fabristol, ma non credo affatto che risolverà un bel nulla. La storia degli altri paesi insegna purtroppo.

    Ad esempio quando ero in USA, in Vermont, era vitata la vendita di alcolici ai minori di 21 anni. E ti assicuro che ad alcuni miei colleghi sbarbatelli chiedevano l’ID, quindi non è che fosse una legge tanto per dire.

    Le prime due settimane stavo in una stanza in un dormitorio per studenti undergraduates (17-21 anni). Il venerdì sera c’era una puzza di birra per i corridoi che non ti dico. La fama dell’università del Vermont, purtroppo, era di una party school, addirittura erano arrivati ad abolire le lezioni di venerdì mattina perché gli studenti cominciavano a sbronzarsi di giovedì sera. E dove trovavano gli alcolici? Indovina…

  15. Il commento più su era per Nihil. questo che segue è per Emanuele.

    Che dirti: io non ho mai preteso che questi ragazzetti non bevano. Come non ho mai preteso che le persone intonro a me non fumino, bevano o si droghino. Sono problemi loro e sono liberi di farlo. E’ lo stato moderno che pretende la salute dei suoi cittadini. Un fenomeno che non esisteva prima. I governi salutisti che decidono i cibi da mangiare e quelli no (e quindi tassandoli oppure no), le sostanze che possiamo o non possiamo prendere (nicotina sì, cannabis no), fra un po’ ci daranno esercizi obbligatori da fare a casa, ma sempre per il nostro bene ovviamente.
    Ma questo è un problema dello stato di per se stesso come entità, che si comporta con i cittadini come se fossero bambini. E i cittadini sono felici di essere bambini.
    Per quanto riguarda i minori io sono dell’opinione che la responsabilità della loro educazione debba essere della famiglia, non dello stato.

  16. PEr Teogarno

    ma il fatto è che la legge per la vendita ai minori esiste già ma non viene rispettata.
    questa nuova legge parla di multa per il consumo in luogo pubblico. E’ un’altra cosa.

  17. teogarno

    Non so in Vermont, ma qui in Massachusetts sono severissimi. Non vendono alcoolici nei supermercati e carte di identita’ a volonta’ per entrare nei locali. Questo perche’ la legge e’ molto severa e viene applicata realmente: se una persona sotto i 21 anni viene trovata in un locale dove si servono alcoolici -che stia bevendo o meno e’ irrilevante- al gestore viene revocata la licenza.
    Anche a me e’ capitato di incontrare ragazzini fuori da negozi di alcoolici, che mi chiedessero di comprare loro qualcosa. Qui non c’e’ legge che tenga, si tratta della responsabilita’ civica di ciascuno.

  18. teogarno

    @ Fabristol

    Hai ragione, quella di fare leggi e poi dimenticarsi di farle rispettare e’ un vizio nostrano. Fortuna che almeno ci si dimentica di far rispettare anche le leggi pessime, oltre che le altre.

  19. Emanuele

    No, non c’è divieto di vendita. C’è il divieto di somministrazione.
    Ci fosse già il primo poi questo tuo post sarebbe stato inutile, no? 😉

  20. PEr emanuele

    no aspetta. Io sapevo che se uno va al supermercato e compra degli alcolici deve avere più di 16 anni. Qualcuno mi conferma questo?

    Il post però criticava sorpattutto il divieto di vendita nei locali.

  21. Emanuele

    Fino a pochi mesi fa non c’era alcun divieto, supermercati o bar che fossero. Ti ho scritto poi quell’esempio di un bambino sotto i 10 anni che ha comprato una birra al supermercato. Per legge non potevano neanche impedirglielo.
    Del resto sarebbe illogica l’iniziativa di Milano se il divieto fosse nazionale.

  22. Emanuele

    Scusa, chiarisco un punto: non c’era divieto di vendita in confezioni chiuse. La somministrazione è sempre stata vietata.

  23. Scusate ora che Emanuele mi sta facendo venire i dubbi ho scoperto quest’articolo del codice penale.

    Nel codice penale all’articolo 689 c’è scritto che:

    “L’esercente un’osteria o un altro pubblico spazio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore degli anni sedici, o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno. Se dal fatto deriva l’ubriachezza, la pena è aumentata. La condanna importa la sospensione dall’esercizio.”

    Quest’articolo è del 1981. Quindi la legge nazionale c’era già (e non lo sapevo). Quindi la legge moratti riguarda solo i supermercati, che io pensavo fossero già obbligati a rifiutare l’acquisto da parte di minorenni.

    Scusate tutti, questo cambia anche il senso della discussione. Mea culpa.
    Grazie ad emanuele

  24. Ho letto tutto, ma la sostanza non cambia di una virgola. 😉 Buon we.

  25. Certo il senso del post non cambia. Però la discussione che ne è venuta fuori nei commenti ora ha un altro senso. Buon weekend anche a te. 😀

  26. Personalmente credo che sia un provvedimento giusto, almeno per quanto riguarda la sua ratio. La lotta contro quella che è a tutti gli effetti una sostanza assimilabile alla droga, sia per effetti psicotropi sia per la predisposizione alla dipendenza, dovrebbe essere affrontata più seriamente e in maniera strutturata.
    Non si può pensare che il “proibizionismo puro” possa avere un valore deterrente talmente efficace da scoraggiare le nuove generazioni (e non solo…) dal consumo e/o abuso di una qualsiasi sostanza, droga o alcool che sia.
    La piaga sociale dell’incremento di queste sostanze può essere affrontata in maniera efficace solo se incalzata da due fronti, distinti per metodologia e per ambito di competenza istituzionale, ma comunque imprescindibili l’uno dall’altro per la buona riuscita del progetto.

    A monte è necessario che le Istituzioni di riferimento (e la società nel suo complesso, compresi media e mezzi d’informazione di tutti i tipi) si facciano carico, una volta per tutte e in maniera approfondita, di una campagna di SENSIBILIZZAZIONE e PREVENZIONE intensa e costante. Il “proibizionismo integrato”, dunque, entrerebbe in gioco solo dopo, a valle.
    Le forze dell’ordine e le polizie locali avranno il compito di controllare ed eventualmente sanzionare chi, nonostante essere stato adeguatamente informato e educato, assuma un comportamento illecito o contrario alle consuetudini della società che la prevenzione sta tentando di consolidare.

    Così e solo così si può davvero sperare di “arginare”, nei limiti del possibile, una società del consumo che, con i suoi meccanismi, infonde in masse di giovanissimi una visione distorta e problematica del valore della vita, del divertimento e delle emozioni (quelle vere).

    Purtroppo, invece, ho sempre di più la sensazione che chi dovrebbe farsi carico del semplice ragionamento qui sopra esposto se ne lavi le mani. Vuoi per giochi tra poteri forti, vuoi per ignoranza ormai acquisita e, ahimè, tollerata.

    I Tg nazionali, i quotidiani, i periodici, ecc… dovrebbero prendere l’abitudine di trasmettere TUTTI I GIORNI (tutti, si!) un messaggio o una notizia per favorire la campagna di prevenzione. Anche a discapito dell’audience, signori miei.
    Per esempio in questi giorni tutti i Tg nazionali hanno riportato l’evolversi passo per passo della frattura del polso del Papa, mentre magari negli stessi giorni qualche decina di giovani rimaneva vittima delle proprie debolezze.

    Io dico, e non me ne vogliate per l’esempio del Papa perché mero esempio di “notizia” vuole rimanere, ma al posto di queste notizie INUTILI non sarebbe meglio trasmettere uno slogan pro-prevenzione quotidiano??

    E’ così impensabile?

    http://fabiopari.blogspot.com/

  27. Vedi FAbio proprio poiché considero l’alcool alla stregua di altre droghe e della nicotina e poiché sono un antiproibizionista a 360 gradi aborro le politiche di contrasto al fenomeno.
    Io penso che lo stato non debba contrastare un bel niente. A quel punto lo stato diventa “etico”, cioé decide cosa è buono e cosa è cattivo per il cittadino. Capisco che per la maggior parte delle persone è normale vedere lo stato come un padre che controlla i bambini, ma per un minarchico libertario come il sottoscritto è terrificante. Lo stato etico incomincia con le droghe, poi avanza con la sessualità, poi con la fecondazione, poi col fine vita. Non c’è mai fine, gli dai la mano pretende il braccio.

    Ma siccome sono pragmatico se proprio lo stato deve spendere dei soldi può farlo nel campo dell’informazione ed educazione (d’altronde avendo l’italia una sanità pubblica lo stato ha tutto l’interesse affinchè i propri cittadini utilizzino meno soldi del suo budget). E su questo sono d’accordo, ma lo stato ha un CONFLITTO d’interessi enorme nel momento che finanzia vinicolture, fiere, aziende ecc.

  28. z3ruel

    3) all’epoca in cui ero a stoccolma c’era l’usanza tra le ragazzine di imbevere il cotone nell’alcool puro e poi di infilarlo nelle vagine. in questo modo l’alcool entrava più velocemente in circolo.

    Se non erro, lo facevano anche i Maya. Loro però usavano un altro “ingresso”. Comunque il problema, come sempre quando si tratta di droghe, è culturale ed è risolvibile solo con l’educazione. Se, come dici tu, si finirà per fare il pieno a casa prima di andare a ballare o andare in piazza, c’è qualcosa che non va anche nelle famiglie.

  29. z3ruel

    “Personalmente sono d’accordo col tuo post e in disaccordo col tuo commento; penso cioè che un buon modo per non ritrovarsi un ubriacone in casa sia educarlo a vedere le bevande alcoliche come un piacere da gustare anziché come sostanze puramente psicoattive. Quindi sì al bicchiere di vino o birra (di buona qualità!) con i pasti, che si può già gustare all’età delle medie (elementari per i veneti, asilo per i friulani ); poi, qualche anno più tardi, fare assaggiare del liquore a casa dopo un cenone anziché ad una festa di liceo.

    Insomma, io vedo due ‘paletti’ fondamentali per l’educazione all’alcool: che non sia un frutto proibito, e che ci si abitui a fermarsi appena meno che sobri.”

    Perfetto.

  30. z3ruel

    Dimenticavo un dettaglio che forse è sfuggito ai più, magari anche a quelli che qui hanno palesato la loro opinione sul fatto che lo stato debba curarsi delle c.d. piaghe sociali (ditemi un caso nel quale sia riuscito ad ottenere qualche risultato che vada oltre l’ampliamento del suo appetito). Vi siete accorti di quale sia l’entità delle sanzioni? 400 e passa euro! Non è che lo stato-mamma, o il comune-mamma, hanno fame?!??

  31. Vedi c’è una connessione tra svedesi e Maya. Roberto Giacobbo ci potrebbe fare uno speciale di Voyager. 😀

    Sì, la Moratti ha fame di soldini!!

  32. z3ruel

    Già, o lui o Ruggeri (miseria se m’è scaduto!!). Già mi vedo Giacobbo che si fa un bel clistere di alcool buongusto (^_^). L’effetto “rapimento alieno” è assicurato!

  33. anche io pensavo fosse già proibito !! ma che nessuno la rispettasse , tipo con le sigarette.

    comunque …. io avrei una teoria alternativ- montara:

    innestare il culto del vino ed il disprezzo del drink fighetto .

    io ed i miei amici del paesello abbiamo cominciato a bere (rigorosamente vino) alle medie.
    Ricordo che per un periodo era addirittura abitudine passare alla cantina di uno di loro prima di andar a giocare a pallone 🙂
    mai una sbronza con loro.
    (invece con gli amici del liceo a suon di super-alcolici… )
    ed oggi sono tutti al massimo per la birra al sabato , il vino(rosso) a pasto. ed il superalcolico come digestivo alle feste.

    un po’ di grezzume montaro fodera il giovane meglio della panna 🙂

  34. Pingback: Giovani contro, no al divieto anti-alcool di Milano: “Gli adulti non hanno niente da insegnarci” » Panorama.it - Italia

  35. Wow! linkato da Repubblica il mese scorso, ora da Panorama, mi manca solo la BBC e mi posso sentire soddisfatto.

  36. z3ruel

    LOL. Ma Rep per cosa ti aveva linkato?

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