Il destino dell’Oriente

edipo

“La previsione è di per sé creazione. Un evento, una volta annunciato, esiste, è vero e, pur essendo ancora a venire, è più reale e più significativo di un fatto già avvenuto.”

Tiziano Terzani, Un indovino mi disse.

Secondo Terzani l’arte della divinazione in Oriente è profondamente diversa da quella occidentale. Un indovino predice il futuro ad una persona, ma la persona può cambiare il proprio destino evitando quindi le sciagure. In parole povere se un indovino mi dice che morirò in un incidente aereo (quello che succede a Terzani) si può evitare quel destino semplicemente non prendendo aerei. Mentalità orientale per la quale non esiste un futuro scritto a grandi lettere immutabile, ma solo l’eventualità di un futuro che può essere cambiato a proprio piacimento. Secondo Terzani i birmani, i Thai e i cinesi “credono che il fato non sia ineluttabile e che la predizione di una disgrazia permetta a chi dovrebbe esserne colpito di evitarla.”

Ed è in effetti la mentalità che sta anche alla base di alcune idee del buddhismo. La qualità della vita successiva in cui ci  si riincarnerà dipenderà dagli atti fatti nella vita presente.

E’ un ragionamento simile alla nostra jella. La jella non è fissa, ma è cangiante, dinamica. E soprattutto dipende dalle scelte individuali, non dalla volontà divina.

In Occidente a partire dai vaticinii della Sfinge di Edipo il futuro è scritto sulla pietra eterna dell’Olimpo. Il destino è deciso dalle divinità e l’uomo non può opporsi. Il suo fato non è nelle sue mani e qualsiasi cosa faccia per evitare sciagure non servirà a nulla. Le Erinni arriveranno dal cielo e ti dilanieranno le carni comunque.

L’ineluttabilità del destino viene poi ereditata dalla tradizione giudaico-cristiano-islamica nonché zoroastriana che ne fa una specialità. La Storia è scritta dal dio il quale si rivela ai mortali,di persona o tramite i suoi profeti, per avvertirli degli eventi o delle sciagure future: il Diluvio, l’Esodo, la terra promessa, la venuta del Messia e poi l’Apocalisse e la Resurrezione. Non esiste la possibilità che la Storia faccia un corso diverso da quello deciso dal creatore. O meglio esiste una possibilità di scelta ma riguarda la vita dopo la morte. E qui c’è una controversia che dura secoli sul libero arbitrio. Quanta scelta ha il singolo individuo quando un dio ha già deciso la sorte dell’intera umanità?

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21 commenti

Archiviato in spunti di lettura e scrittura

21 risposte a “Il destino dell’Oriente

  1. Paolo

    Ho scritto e cancellato più volte qualcosa, perchè alla fine non c’è niente di più difficile che parlare sul libero arbitrio. Alla fine anche se il destino di ogni uomo dovesse essere già scritto il fatto di non saperlo ci da comunque una sensazione di libertà. In questo caso possiamo esclamare veramente:
    – Beata ignoranza!

    P.s. Il libro ti è piaciuto? Come ti ho già detto credo sia uno dei migliori di Terzani.

  2. E’ vero, hai ragione sull’ignoranza. Quello aiuta!
    E forse ho fatto male a mettere l’esempio delle religioni monoteistiche: in effetti non è contemplato il vaticinio sui destini individuali ma solo su quelli della comunità o dell’universo.
    Però in effetti sia la cultura classica che quella abramitica hanno abituato l’occidente ad un futuro fisso, già scritto. Lo vediamo anche nella cultura pop, nei film, nei fumetti e letteratura.

    Il libro è molto bello e lo sto divorando. Sono a metà, poi ti faccio sapere. 😀

  3. Una solo piccolissima nota a tergo: il buddhismo attinge solo inizialmente all’idea della reincarnazione per poi superarla.
    Grazie per il bellissimo spunto di riflessione.

  4. In che senso?
    Sì non sono un grande esperto in effetti.

  5. In qualche modo mi è venuto alla mente ache qualche romanzo di Asimov e la teoria della psico-storia, ma ci voglio tornare con calma.

    ps, mi sono permesso di inserirti sul “mio” blogroll.

  6. Ecco vedi un Asimov cinese avrebbe mai inventato la psicostoria?

    Per quanto riguarda il link è un piacere. Faccio altrettanto.

  7. Nova

    Che coincidenza: proprio venerdì il podcast “point of inquiry” a discusso di free will:
    http://www.pointofinquiry.org/tom_clark_scientific_naturalism_and_the_illusion_of_free_will/

    Consiglio a tutti l’ascolto!

  8. Immagino di si, non solo, il suo personaggio principale, di cui ora non ricordo il nome, ma si trattava del “primo ministro galattico” avrebbe predetto la vendita di milioni di borse contraffate in oriente e vendute in occidente. Ma chiaramente non è questo il punto. Premetto, che tutte le forme di religione mi provocano l’orticaria, ma volendomi allargare al pensiero orientale, trovo di certo meno imbarazzante un dogma, che mi dice “sei l’artefice di te stesso” piuttosto che quello occidentale.

    ps, grazie per il link, anche se, non hai reso un grande servizio ai tuoi lettori. 🙂

  9. La filosofia buddhista indica il superamento della reincarnazione: il buddha non parla di reincarnazione ma di rinascita (non esistendo il sè non può nemmeno reincarnarsi).
    Questo concetto è inoltre diversamente inteso nelle varie scuole buddhiste ma non volendo provocarti una eruzione cutanea mi fermo qua.
    🙂

  10. Oddio ho un’eruzione cutanea!!! 😀
    In genere evito di parlare di cose che non so. Nel post infatti ho fatto un accenno ma è sbagliato.

  11. Per Nova

    ascoltato ieri sera. interessante anche se no sopporto le voci “telefoniche”. 😉

  12. davidcorner

    Il buddhismo parla di rinascita, una rinascita interiore dettata dall’acquisizione della consapevolezza, e questo traccia splendide analogie con l’antica filosofia greca. Per quanto riguarda il libero arbitrio e il cristianesimo troviamo una delle più importanti incoerenze dottrinali. La presunzione di un dio onniscente e onnipotente allo stesso tempo con il libero arbitrio umano, concetti logicamente inconciliabili. L’onniscenza è il sapere già tutto, in anticipo, e dunque non permettendo una banda di oscillazione di scelta fa a botte con il libero arbitrio e anche con la stessa onnipotenza di dio. Ma daltronde il libero arbitrio è servito al cristianesimo in quanto grazie ad esso ha potuto utilizzare il concetto di punibilità. L’uomo (e questo lo troviamo già nel pensiero della scolastica) a differenza degli animali non ha codici istintuali così rigidi da guidarlo nel comportamento, è libero di scegliere se fare una cosa piuttosto che un’altra e dunque è responsabile delle sue azioni ma soprattutto punibile, concetto che piace tanto a dio.

  13. Nova

    fabri: c’è di peggio! 😉

  14. lector

    Molto interessante questo post. Non conoscevo proprio la differenza tra ineluttabilità assoluta del fato, come intesa dal pensiero occidentale, e relativa, come proposta da quello orientale.

  15. Neti Neti

    In verità non c’è nessuna contraddizione tra l’Onniscienza Divina e il Libero Arbitrio, in quanto la prima si pone da un punto di vista che trascende il concetto di “tempo”, mentre la seconda è delimitata dalle condizioni temporali. Questo (distinguere tra “statuto NEL tempo” e “statuto DEL tempo”) è un concetto filosofico che gli antichi avevano ben presente (a differenza dei moderni, e ciò dimostra come il pensiero umano non si sia “evoluto” verso forme di razionalità più elevate, essendo vero il contrario), e in altri termini significa che: da un punto di vista cristiano (o giudaico, o islamico, anche se i musulmani hanno, con al-Ash’ari, una posizine più complessa), Dio ha creato gli esseri umani concedendo loro il libero arbitrio. Ciò non contraddice la Sua onnipotenza, perchè ad essa appartiene anche il potere di “non voler fare” qualcosa (ad esempio: il non voler dirigere gli uomini come marionette). L’uomo agisce nell’immanenza, e tale piano dell’essere è contraddistinto da delle limitazioni spazio-temporali. Dio invece trascende questo piano, e trascende pertanto anche tali limitazioni. Agli occhi di Dio, tutto si svolge quindi in una dimensione che, per via puramente analogica (usando quindi una terminologia cronologica in senso puramente simbolico, in quanto il nostro modo di esprimerci è condizionato dalle condizioni esistenziali che ci delimitano), possiamo definire un eterno e immediato presente, e pertanto Egli VEDE e SA “immediatamente” tutto ciò che fanno gli uomini (e che ha lasciato liberi di fare), i quali, dal loro punto di vista, ma solo dal loro, percepiscono un passato, un presente e un futuro che per Dio sono immediati e contemporanei. Semplicissimo.

    Non esiste neppure alcuna vera differenza tra Predestinazione e Libero Arbitrio, perchè le due concezioni si annullano al Vertice. Il Vertice di OGNI dottrina orientale e occidentale (al di là delle apparenti differenze formali) è l’Unicità dell’Essere, che i musulmani definiscono Wahdat al-Wujud, e gli indù Advaita. L’Essere (che possiamo chiamare “Dio” solo dal punto di vista tutto sommato limitato della Teologia), se Infinito, deve per ciò stesso essere riconosciuto come la sola cosa realmente esistente, perchè per definizione l’Infinito non può essere limitato da qualcos’altro che lo limiterebbe. L’esistenza RELATIVA del creato va quindi intesa come INTERNA a Dio (concetto che in Occidente è stato espresso soprattutto dai Neoplatonici, ma che è in realtà universale), e non esterna. Ma se tutto ciò che percepiamo non è altro che Dio (senza che ciò determini che Dio sia tutto ciò che percepiamo, in quanto la sua trascendenza va oltre ogni limitazione – non si può quindi parlare di Panteismo, e questo Spinoza lo aveva capito molto meglio di certi suoi interpreti), allora il libero arbitrio diventa solo il punto di vista della creatura, mentre la predestinazione è quello del creatore. Ma l’oggetto della questione è sempre lo stesso, in quanto l’unico agente e l’unico esistente è solo l’Essere, questa Realtà Unica e Perfetta dalla quale siamo distaccati solo dall’illusoria credenza in un Io individuale.

    Da ciò ne consegue che anche la differenza tra orientali e occidentali sulla concezione del destino – sempre che siastata qui formulata correttamente, e ho i miei dubbi in proposito) diventa pura questione di punti di vista. Se guardo un cerchio da fuori di esso, vedo un cerchio… ma se guardo lo stesso cerchio sedutovi al suo interno, vedrò solo una retta di fronte (sempre che il cerchio sia ovviamente così grande da nasconderne la curvatura dietro la linea dell’orizzonte :-P). Ma forse che non abbia visto lo stesso oggetto in entrambi i casi?

    Saluti,
    Un superstizioso uomo del Medio Evo.

  16. Faccio molto la figura dello scemo se dico che ho capito poco di quello che hai scritto? 😀

    Alla fin fine ‘sto destino è scritto per i birmani come lo è scritto per Edipo?

  17. Davide

    Neti neti, mi sa tanto di discorsi metafisici che non vanno oltre il limite della dialettica, viziati ancora dalla presunzione (o illusione) di conoscere la natura divina (parlando di infinito, transcendenza, estraneità del tempo) che invece non conosciamo affatto.

  18. Neti Neti

    Ciao Davide, ovviamente non voglio fare un discorso pro-metafisici e anti-…. come posso dire? positivisti? materialisti? Mi sembra che alla fine spunti sempre fuori il solito discorso del “credere” (e per me, anche il NEGARE la Metafisica è comunque un assunto in cui… si crede). Solo che, siccome, se non lo si fosse ancora capito, sono un appassionato di filosofia, volevo solo segnalare che certe posizioni sono, almeno a mio parere, filosoficamente rigorose, e niente affatto “irrazionali” o comunque un pò stupidotte, come mi sembra a volte che si pensi (o si dica apertamente) in certi ambienti culturali. Posto il mio rispetto per ogni opinione CHE SIA VALIDA E FONDATA (anche se contraria alla mia, che invece è quella di un metafisico), ci tenevo a sottolinearlo.

    Un saluto a Fabristol, che ormai da molto tempo leggo spesso, anche se non con continuità, “nell’ombra” (nella quale, da buon ninja blogghettaro, tornerò dopo questo messaggio), e di cui apprezzo il lavoro: anche quando (non sempre e tanto meno spesso, ma diverse volte) fa interventi che non condivido e che mi fanno arrabbiare, e che sono comunque uno stimolo alla riflessione e alla crescita personale.

  19. lector

    @–> Neti Neti
    Bellissima costruzione. Complimenti.
    Ma se poi dio non c’è?
    In tal caso, dalle mie parti si direbbe “fìar caìvo”, cioé “filare la nebbia”, che da noi è così fitta che ti sembra addirittura consistente.
    (Ma non ci sono più gli inverni di una volta!)

  20. Isa

    Io non mi inoltro nel discorso, ma a proposito del mito di Edipo volevo consigliarti un bellissimo romanzo breve di Durrenmatt, “la morte della Pizia”, nel quale ognuno dei protagonisti del mito rivela la sua propria verita’ a riguardo, che e’ chiaramente diversa da caso a caso. Ma che pero’ non cambia di nulla il fatto che, comunque sia andata, Edipo ha ucciso il padre e si e’ unito con la madre.
    Fammi sapere…

  21. Grazie Isa! Lo metterò nella “queue” dei libri da leggere. 😀

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