Quando un albero cade in una foresta deserta…

varie 567 (Small)Quando la scorsa domenica a Bristol si è svolto l’Open day, cioè l’apertura di musei e monumenti gratis, tra le tante cose che siamo andati a vedere c’è stato il cimitero di Arno’s Vale. Un cimitero monumentale che ho sempre sognato di andare a vedere. Sono uno di quei turisti che pensa che il miglior modo per capire una città sia nel visitare i suoi cimiteri storici. Spesso le lapidi ti dicono molto di più di quanto ti possano dire le facce vive e sfuggenti nelle strade. Ciò che colpisce dell’Arno’s Vale è il totale abbandono del cimitero. Una volta entrati all’interno delle sue mura perimetrali è come esplorare una zona archeologica ancora non scoperta. Molte lapidi sono a terra, alcune spaccate, le croci che non sono cadute pendono pericolosamente e sono attaccate dall’edera e dai rovi. La natura si è presa pieno possesso dei morti scavando, sbriciolando, abbracciando le pietre tombali. Le piante crescevano perfino all’interno delle tombe. La collina era disseminata di lapidi come fosse stata una foresta di epitaffi. Una sorta di necroversione di Angkor. Era come se varie 568 (Small)l’uomo non ci avesse messo piede da decenni. Ed in effetti era così: non un fiore, non un sentiero fatto coi piedi, nessun ramo o rovo reciso da decenni. Incredibilmente Bristol si è dimenticata del suo cimitero più prezioso. Le tombe risalgono al ‘700, ‘800 e ‘900, per cui alcuni nipoti dovrebbero essere ancora vivi in teoria. Ma credo che l’abitudine di migrare all’interno del paese (raro trovare un bristoliano a Bristol) abbia come conseguenza la perdita della memoria. Nel complesso certi viali fatti con obelischi e colonne mi hanno ricordato le tavole di Piranesi.

varie 569 (Small)Mentre passavo in rassegna le lapidi spostando ogni tanto un’edera per leggere gli epitaffi mi venne in mente quella sorta di indovinello che spesso si sente dire: “Quando un albero cade in una foresta deserta fa rumore?”. Mi chiedevo allora quando una lapide non viene letta da nessuno e una tomba è dimenticata il morto è esistito veramente? O addirittura senza la memoria dei nipoti i nonni sono veramente esistiti? Senza la memoria dei vivi i morti non esistono più, questa la mia opinione. Ed io mentre sussurravo quei Elizabeth, John, Thomas, Jonathan era come se li riportassi alla vita pian piano. Quando passeggiate in un cimitero sussurrate i nomi. I morti vi ringrazieranno e per un momento esisteranno di nuovo.

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22 commenti

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22 risposte a “Quando un albero cade in una foresta deserta…

  1. Daniela

    Caro Fabristol,
    ho scoperto casualmente il tuo blog … come un ago in nel pagliaio telematico…
    Sei un grande !! ehehehe
    Mitico. Mi piace come scrivi, la tua storia è per certi versi simile alla mia (ma sei un paio di passi avanti) e d’ora in poi credo non perderò “una puntata”!
    Bue

  2. Daniela

    Uups, volevo dire:Bye.
    Il Bue lasciamolo stare và.

  3. Grazie mille Daniela. Che il bue sia con te allora! 😉

  4. È classico l’esempio di un’antica soglia che perdurò finché un mendicante venne a visitarla, e che alla morte di colui fu perduta di vista. Talvolta pochi uccelli, un cavallo, salvarono le rovine di un anfiteatro.

  5. juhan

    Vedi anche Doug Hofstadter, Anelli dell’Io a proposito della moglie. A me ha lasciato un’impronta molto profonda.

  6. Riflessioni foscoliane, Fabristol…

  7. Nova

    Mi ricorda l’aldilà immaginato da david eagleman (vedi radiolab: http://www.wnyc.org/shows/radiolab/episodes/2009/09/18) in cui i morti si ritrovano in una sala d’attesa ad aspettare l’annuncio che l’ultima persona sul pianeta ha pronunciato il loro nome, così che finalmente possono passare al “livello successivo”.

    Molte sono le scene strazianti visto che spesso l’ultima persona a ricordarti è qualcuno di vicino che quando muore può vederti solo per un attimo.

    Peggio messi sembrano però quei personaggi che per un motivo o per l’altro non vengono mai dimenticati…

  8. Procellaria

    Magari non vogliono esistere ancora. I morti non vogliono tornare indietro, sarebbe come tornare al liceo, sai che palle!

  9. vincenzol

    bel post…mi ricorda un cimitero che abbiamo visitato quando sono venuto a Bristol, ho anche le foto… e mi ricordo lo stato di abbandono del posto.

  10. simona

    “Quando passeggiate in un cimitero sussurrate i nomi. I morti vi ringrazieranno e per un momento esisteranno di nuovo”

    Mi sono scese due lacrime….che post poetico. Meravigliosoooooo

  11. Paolo

    Ho visto lo stesso degrado in un cimitero dublinese, per trovarlo abbiamo dovuto girovagare tantissimo perchè moltissimi ne ignoravano l’esistenza, persino chi abitava al massimo a cento metri dal luogo! La differenza è che però si trattava di un cimitero inglese in terra d’Irlanda, forse questo potrebbe spiegare un po’ di cose.

  12. Ho messo le foto del posto. Quelle che vedete sono le lapidi meno danneggiate e meno circondate dalle piante (giuro!). Notare la foresta dietro e tra le lapidi.

    PEr Hronir

    Il buon vecchio Borges… e (Popinga) il buon vecchio Foscolo.

    Per Nova

    il link non funziona

    Per Juhan

    Non conosco questo testo di Hofstadter. Ho letto altri ma non questo.

    Per Vincenzo

    Quel cimitero era quello dietro la cattedrale. Sì in effetti sembra che gli inglesi non abbiano cura dei propri morti.

    Per Simona

    Anche se non mi piace far piangere le persone sono felice che hai apprezzato. Forse allora sono riuscito a far capire la bellezza e la poesia di quel posto in poche righe. 😀

  13. nova

    @fabristol: al solito il linking automatico si confonde se trova una parentesi alla fine:
    http://www.wnyc.org/shows/radiolab/episodes/2009/09/18 :p

  14. sam

    Bel post, Fabri.

  15. Uh, la natura si riprende il maltolto. Sempre meglio che quegli orribili condomini che ci sono nei nostri cimiteri, mi sembra, con i corpi sospesi in alto, terra e corpo reciprocamente sottratti al contatto.

    Suggestivo, il post e le foto.

  16. Grazie anche a voi sam e renzo.
    Anch’io non sopporto i loculi popolari. Veri e propri condomini, con balconi, cortili, litigi tra parenti, gigantografie di santi e santi di plastica. Fra un po’ metteranno anche le paraboliche. Tra questo e il cimitero di bristol con la natura che si riprende il mio corpo preferisco di gran lunga la seconda opzione.

  17. Emanuele

    Perché se ne vanno tutti da Bristol? Fa così schifo?

  18. No, non era questo il senso di quella frase. Nel Regno Unito si nasce in una città e poi si va al college in un’altra; poi si va all’università in un’altra ancora. Il lavoro poi si trova in un’altra città. E si cambia lavoro e città molto spesso. A Bristol non trovi solo bristoliani ma londinesi, gallesi, scozzesi, oxfordiani. Stessa cosa per le altre città.
    Al contrario Bristol è una bellissima città.

  19. Emanuele

    Chiedevo perché quei pochi inglesi che ho conosciuto avevano tutti un desiderio: di andare all’estero appena possibile e stabilirsi definitivamente in qualche posto dal clima caldo. In pratica volevano fuggire dall’Inghilterra.

  20. Ah su quello non c’è dubbio! Tutti gli inglesi pianificano di andare a vivere in spagna, francia e italia. E’ un’emigrazione estiva, svernano al sud come gli uccelli.

  21. ciao
    a questo riguardo mi vengono in mente due cose: anni fa morì il padre di mio cognato, un professore di storia. Quando fu l’ora di distribuire i suoi oggetti mio cognato, conoscendomi, mi chiese se volevo alcuni suoi libri, molti edizioni d’epoca, non dico d’antiquariato ma con un certo fascino. La storia di un uomo sono anche i suoi libri, per il ricordo personale che emanano e per la storia intellettuale che raccontano. Fui contento.
    L’altra riguarda i momenti dopo un’incidente. L’ambulanza era già andata via e per terra c’era un motorino con delle borse della spesa sparse. Mi si strinse il cuore, più che se avessi visto la persona. Quegli oggetti così fuori posto, richiamavano con un forza lacerante tutti gli avvenimenti che c’erano dietro, gli eventi che avevano causato quei fatti.
    La forza degli oggetti nell’evocarci.
    Bye

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