Segnalazioni interessanti

1. Una delle più grandi incomprensioni con i locali quando mi trasferii in UK per fare il dottorato fu che in tutti i documenti italiani ufficiali si trovava quel Dr. di fronte al mio nome. Tutti pensavano mi fossi già dottorato. E’ stato complicato spiegare che in Italia esiste questo curioso sistema per cui non diventi dottore dopo il dottorato ma dopo una laurea qualsiasi. Un po’ come se gli studenti diplomati al liceo si facessero chiamare laureati. Pare che questa usanza unica al mondo derivi dal fatto che:

[…] non potendo più rivolgere la parola ai funzionari come a cavalieri e commendatori, tutti, nell’uso degli uscieri e dei postulanti, divennero “dottori”; facendo quasi scadere il valore dell’appellativo al grado di quello di “eccellenza”, usitato dai lustrascarpe e dai vetturini napoletani verso tutti i loro clienti.

Ce lo spiega Einaudi in questo testo del 1955 qui. Una situazione simil-fantozziana in cui le classi di lavoratori non istruite hanno sempre umilmente cercato di identificare il capo-boss-intoccabile-superiore con appellativi sempre più barocchi. Quando tornerò in Italia con il vero titolo di dottore (e non quello farlocco) potrò fregiarmi del doppio appellativo: Dr. Dr. Fabristol. A parte gli scherzi non ho mai sopportato la deferenza di molti nei confronti di laureati o dottori. Credo che la deferenza, l’umiliazione, il muro tra istruiti e non, sia uno dei cancri dell’italianità. Uno dei tanti da vincere. E una delle tante qualità degli anglosassoni da importare assolutamente.

2. Spinoza in forma come non mai.

3. Una proposta geniale che risolverebbe i mali dell’Italia berlusconizzata:

“[…] E allora riprendo la proposta che -provocatoriamente- fece anni fa l’allora deputato Nando Dalla Chiesa, offrendosi di presentare una proposta di legge che garantisse a Berlusconi una totale immunità da qualsiasi cosa, così, come individuo, a patto che la smettesse di sfasciare la giustizia per farsi i cazzi suoi, e scusate il francesismo.”

4. Un bambino di dieci anni dell’Arkansas ha deciso di fare lo sciopero del giuramento di fronte alla bandiera in classe. Perché? Dice che non può giurare di fronte alla bandiera americana per uno stato che discrimina le minoranze omosessuali del paese. E pare che stia avendo molto seguito tra gli altri bambini. Quando si dice che le rivoluzioni nascono dal basso. E’ penoso che debba essere un bambino di dieci anni a denunciare le discriminazioni contro gli omosessuali. E la maestra, nella sua stupidità di automa-pecora, si preoccupi solo del fatto che un bambino della sua classe non giuri di fronte alla bandiera. Neanche si interroga sul perché di quel piccolo atto rivoluzionario. La cosa importante è che tutti lo facciano perché si è sempre fatto. Quando un rito diventa dogma e perde qualsiasi significato morale.

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37 commenti

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37 risposte a “Segnalazioni interessanti

  1. juhan

    A proposito di dottori: nel mio primo lavoro da laureato venivo indicato come Dott. (è più lungo che Dr. e quindi vale di più e poi non c’è il caso che qualcuno faccia confusione con direttore). Poi ottenuta l’abilitazione ho sostenuto una lunga guerra per essere solo Ing. invece di Dott. Ing. Una mia collega invece pretendeva Dott.ssa Ing. e se il lavoro era a nome di entrambi dovevo rassegnarmi, anche se allora la categoria discriminava le donne. Bei tempi: ero giovane.

  2. Beh allora d’ora in poi ti chiameremo Dott. Ing. Juhan. 😀

  3. juhan

    Naaaahhhh! 😦

  4. Leggendario il mio coinquilino, laureato in psicologia ed in lingue, che esigeva di essere appellato con “Dr. Dr.”

    G

  5. juhan

    Dai gli presento i miei colleghi di allora, se li trovo e non hanno acquistato il senso del ridicolo 😀

  6. Signori mi costringete a citare Fantozzi:

    “dott.ing. lup.man. figl.d.put. cav.di.gran.croc.”

    🙂

  7. juhan

    Ragazzi state trascurando tutti gli altri argomenti proposti dal (quasi) dr. Fabristol! Oltre a Spinoza, che dovrebbe essere obbligatorio leggere nell’ora di filosofia, c’è il problema delle minoranze o di chi non la pensa come “tutta la ggente”; ad esempio io sono tra i padagni duri e puri, quelli che hanno eletto Borghezio.
    Mi accorgo che sto usurpando il ruolo del citato (quasi) dr. Fabristol, lo faccio in qualità di Dott.Ing.Geom. perché quando ci vuole ci vuole 😉

  8. hai confezionato proprio un bel post, ma devo dirti che il punto che più mi ha colpito è quello in cui scrivi: “Quando tornerò in Italia”.

    Ti conviene tornarci? non vedi in che casino ci troviamo? avessi la tua età io, che ci vivo in Italia, scapperei in UK o in USA.

  9. Il problema dei titoli italiani non è così semplice: è un vero casino, gestito malissimo, come al solito.

    Il punto di fondo è che l’Italia ha diritto a reclamare il titolo di dottore, in quanto rappresenta una nazione dove gli studenti dopo il BA (laurea triennale) non possono accedere al PhD come in altre parti del mondo. Cioè, per farla breve, per avere un PhD in Italia serve per forza il master (MA, MSc), cioè la laurea specialistica, cosa del tutto assente nel blocco anglosassone ad esempio.

    Questa sorta di discriminazione ha fatto girare i maroni a molti e in seguito a processi internazionali, corsi e ricorsi, gli studenti italiani con laurea specialistica o equivalente (vecchie lauree quinquennali) possono accedere al titolo di dottore, che comunque potrebbe non essere riconosciuto all’estero.

    Il punto davvero incomprensibile è perchè alla fine anche i laureati triennali abbiano il titolo di dottore come quelli con master’s degree… Ad oggi in Italia ci sono igienisti dentali che si fregiano del titolo di dottore. Bah!

  10. Luca

    Secondo me invece trascurate il punto 3 esposto dal Dr.Dott.Dettor (e che cazzo mica tutti si possono fregiare di essersi diplomati al Dettori) Fabristol.
    La proposta non è per niente provocatoria, è proprio una genialata, se facessero un referendum popolare io metterei su i banchetti!!!
    Tentando di fare il mestiere di avv. e avendo letto il ddl, vi assicuro che per quanto siate preoccupati delle sue possibili conseguenze non cogliete cmq in pieno la disastrosità di una sua possibile applicazione.
    E’ molto peggio di come solo potete immaginare…..
    Se vi faceste un giretto nel “provinciale” tribunale cagliaritano, vi potreste rendere conto di come, in una città così piccola, i processi che riguardano reati al di sotto della soglia prevista dal ddl sono il 99%. Altro che amnsitia!
    Senza contare, da un punto di vista più “dottrinale”, gli innumerevoli profili di incostituzionalità racchiusi in pochi articoli!
    AIUTO.
    IMMUNITA’ PER SILVIO SUBITO!

  11. Procellaria

    A proposito di segnalazioni interessanti, su influenza, vaccini e rischio:
    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/16/un-vaccino-testato/
    Ciao

  12. ilferrista

    beh, andrebbe pure fatta una riflessione sulla siltente amnistia per via amministrativa che si protrae da anni, la ratio con cui si applica questa amnistia è data in parte dal censo (pagare avvocati per trascinare alle calende greche non è per tutti) parte alla irresponsabile discrezionalità conseguente alla pretesa ed inattuabile obbligatorietà dell’azione penale.

  13. Ritengo che il punto 4 meriti approfondimenti e riflessioni.

    Ciao 🙂

  14. Questo blog mi piace. Visto poi che lo consiglia il dottor Popinga non posso fare a meno di metterlo tra i miei preferiti. Non è necessario ricambiare.
    Buona scrittura, Peppe Liberti.

  15. Per Neurobi

    Si anch’io vorrei sapere qualcosa in piu’. Mi informero’.

    Per Peppe

    Grazie per i complimenti e per il link. 😀

  16. Rezafaust

    Con le informazioni del riflusso di quell’articolo non mi trovo molto d’accordo con il punto 4. Tenendo conto che il ragazzino viene descritto nell’articolo come una “personcina” che mostra un elevato grado di intelligenza dato dalle discussioni mature con i genitori, mi chiedo se non sia l’ennesimo caso della presa di parte instillata da parte di genitori semi attivisti per i diritti dei propri amici che suggestionano il figlio descritto di indubbia intelligenza a comportarsi in modo da violare le abitudini al fine di ottenere una fama data più dal clamore del suo gesto più che da un risultato utopistico ottenuto, atteggiamento tipico dei “ribelli controversi che assieme alla faccia dell’uomo dell’anno allegano sul Time anche la scarpa da lanciare stile Bush”, che è un atteggiamento palesemente inutile e improduttivo. Basti metterlo poi a confronto con il caso italiano di denuncia contro il crocifisso per capire subito quale dei due è più serio e che porta a conclusioni molto importanti.
    Dato che su questo post ho letto anche altri articoli a favore dell’omosessualità, vorrei sapere esattamente se il tuo appoggio, fabristol, è alla liberalizzazione di un sentimento di amore, naturale in quanto istintivo (se non indotto) e quindi giustamente inbarricabile, oppure se appoggi la veduta propria dei politici pro omosessuali. Posso dirti con sicurezza e in modo bilaterale (vale anche per gli eterosessuali) che da un punto di vista olistico io ragionerei di non permettere agli omosessuali, almeno questi che manifestano e questi dei GayArci, di avere diritti.
    Ovviamente devo giustificare un’affermazione del genere. Tieni presente, essendo la prima volta che scrivo su questo blog, che il mio atteggiamento è un visuale di progressismo sedicente, sicuramente teso contro le forze ecclesiastiche. Detto questo credo di dovere una spiegazione. Innanzitutto, i gay arci, intesi proprio come luoghi ricreativi, sono dei posti in cui il maggiore interesse dei gay è quello di sfogare i propri istinti con persone ogni volta diverse (sono stato invitato a entrarvi alcune volte da persone di mia conoscenza, non parlo per assunti, e non solo uno), e non sono certo luoghi di cultura o liberalizzazione, ma solo di sfogo di voglie sessuali certamente non razionali. Questo ovviamente succede anche agli stessi eterosessuali, e nella stessa misura degli omosessuali, solo che le loro perversioni (in quanto derivano da una serie di impulsi esogeni atti rendere deficitario l’uomo, e bada che non parlo della normale pulsione umana ad amare) non hanno un movimento proprio teso a liberalizzare certi comportamenti… certamente, ci sono omosessuali di tutto rispetto, la ma la maggior parte sono persone malate nel comportamento, (soprattutto questa nuova generazione dal ’90 in su), che si approfitterebbero in modo enorme delle libertà per introdurre nelle persone ancora peggiori messaggi di regressione di quanti lo stesso abuso dell’eterosessualità non abbia fatto. Questo sarebbe giusto? Come devono essere interpretate le persone nelle loro libertà?
    Non gli deve essere garantita la capacità di sviluppare veramente la propria intelligenza e di avere diritto su quello che hanno deciso razionalmente? Non credo proprio che le liberazioni di movimenti condizionati possano portare ad una maggiore libertà, quindi se dovessi decidere in maniera olistica (assolutamente non come cittadino), non gli permetterei di adottare figli o di sposarsi, non all’omosessualità strumentalizzata da se stessa.

  17. Non sono abituato a pensare alle persone come gruppi. Gli omosessuali sono prima di tutto persone, non omosessuali, e come tali devono essere rispettate dalla società e dagli stati.
    La generalizzazione è una brutta bestia. Potrei dire che gli eterosessuali vanno in discoteca per lo stesso motivo per il quale i gay vanno nelle loro, cioè trovare un altro individuo per accoppiarsi. Al primo siamo abituati, al secondo no.
    Poi non capisco perché dare diritti ad una categoria possa far sì che le caratteristiche di qeusta categoria (se esistono!) vadano ad intaccare le altre categorie. Mi sembra il discorso col quale i detrattori dei PACS dicevano che la loro approvazione avrebbe rovinato il loro matrimonio. Aver dato i diritti civili alle persone di colore ha reso tutti di colore?
    Insomma detto in modo più diretto le cose che dici hanno un problema alla loro radice: soffrono di razzismo.

  18. vai a spiegare agli inglesi che il titolo “dottore” può valer tanto, ma come spesso succede, un bel niente.

  19. Rezafaust

    La discriminazione sessuale sarebbe giustamente impostata se io avessi definito necessaria la possibilità di privare la categoria
    delle proprie richieste dal punto di vista puramente decisionale (votare una legge vera e propria), d’altro canto nel post ho marcato
    in modo preciso la differenza fra decisione olistica (che non è assolutamente sinonimo di generalizzazione, in quanto è rappresentativa
    del fenomeno in tutta la sua “eziologia” e non mette in ballo assolutismi o pregiudizi) e decisione
    privata (che è quella di esprimermi come cittadino, in questo caso favorevole a tali diritti in quanto seguieri propriamente la decisione
    che vi sia rispetto della libertà reale delle persone). L’esempio che poni è in regola con quello che esprimevo difatti, entrambi le azioni
    sono volte a soddisfare un preciso istinto artefatto che non ha nulla a che fare con i desideri e i bisogni delle persone.
    Mi permetto di basarmi sulla tua risposta per dedurne qualche osservazione che non sarà per forza corretta, ma che è un
    punto della questione importane. Leggo dal tuo blog che parli di liberalizzazione, ovvero che ti esprimi contro qualsiasi
    potere e costrizione verso le persone, argomento condivisibile. Ma quale libertà, esattamente? Mi spiego meglio:
    Le categorie, o meglio, i movimenti, ovviamente influenzano l’ambiente in cui sono posti, anzi per l’esattezza, entrambi, ambiente e categorie
    si influenzano a vicenda, inoltre è interessante notare che se ponessimo nella scala del tempo l’intensità dell’influenza di entrambi i fattori
    troveremmo che fra le due “curve” vi sarebbe un solo punto di unione, ovvero (per dirla in termini elettrotecnici), l’uomo
    sarebbe in ritardo dell’ambiente (inteso come “environnement”) fino al punto di conginuzione, poi lo sarebbe l’ambiente stesso con l’uomo.
    Questo “grafico” può essere percorso in senso inverso senza alcun problema (si tratta delle mutazioni).
    La spiegazione che ho fatto è sicuramente noiosa ma serve a spiegare un fattore importante: Io non ho posto né generalizzazioni,
    tantomento categorizzazioni. Quindi parlare di influenze fra categorie non è esatto ed è ancora meno esatto se si tende
    a pensare alle persone non come a gruppi. Quindi non ci sono categorie, ma ogni individuo altera l’ambiente ecc…
    Questo ovviamente permette a certe persone di abusare della propria influenza (non c’entra nulla il potere), ovvero ci sono persone
    che abuserebbero “liberamente” delle loro libertà (come già succede, non è nulla di nuovo, solo che per gli eterosessuali è millenario e sembra, SEMBRA, normale) per degenerare il loro senso vero e proprio. a
    Matrimoni volanti (numerosi già adesso), adozioni finite male (e qui vorrei avere un parere sulla necessità dei figli di avere
    genitori dello stesso sesso, quando una serie di fattori determinati darwinianamente e freudianamente nello sviluppo individuale sono proprio determinati dai genitori..)
    e ovviamente la dimostrazione dell’orgoglio del fatto di essere omosessuali? No, del fatto di essere effeminati, del fatto
    di “scandalizzare il pubblico baciandosi in piazza” e altre manifestazioni ovviamente inutili. Così come gli eterosessuali sono
    deviati da messaggi e illusioni che tendono a depravarli (e parliamo concretamente in italia di ablum da colorare e svestire televsivi in generale),
    gli stessi omosessuali, la cui omosessualità è definita da situazioni psicologiche non giuste né sbagliate, ma sicuramente più fragili
    ma solo che ritenute ancora “non normali” (OMS docet) si comportano in questo modo, in quanto sono sfruttati dalla loro stessa sterotipizzazione.
    E’ troppo semplice parlare di dare le libertà a tutti, quando nell’epoca della simpatica democrazia la libertà è concessa
    e poi viene comandata a bacchetta con facili stimoli. Diamo le libertà a tutti, certo, se poi un cattivo sviuppo dell’ambiente (per tornare al discorso precedente)
    li svia su decisioni prese da qualcun altro dev’essere l’individuo a farsene carico, noi ormai gli abbiamo dato le sue libertà…
    Mi sbaglierò sicuramente, in quanto la qualità dei post di questo blog non mi da l’impressione di questo genere, ma da come
    ti pronunci mi sembra che tu voglia liberalizzare le necessità delle persone, presupponendo che queste siano tutte intelligenti e che agiscano
    razionalmente per costituire una società funzionante, quando invece accade (almeno in italia) tutto l’opposto, il carattere biologico
    delle persone non è Rousseauiano, ma tendenzialmente autopreservativo, ed in questo non c’è niente di male,
    ma allora lo Stato non ha diritto, secondo questa logica, di definire le libertà. Se prima le persone non educando sè stesse (venire educati è già un’influenza)
    a definire le proprie libertà razionalmente, allora è facilissmo fare i liberali, liberiamo i gay, liberiamo le minoranze,
    ma poi sono affari loro, a noi non importa più nulla, l’ebrezza della libertà dovrebbe fargli capire come agiure (fenomeno mai riscontrato per qualsiasi libertà concessa nella storia umana). Un liberalismo assolutamente insoddisfacente (di cui non ti sto accusando, ma mi sembra, dalle tue posizioni, che ne risalti questo indirizzo).
    NB: In questo modo metto indiscussione anche le mie stesse libertà, non parlo dal pulpito…

  20. Kirbmarc

    “L’esempio che poni è in regola con quello che esprimevo difatti, entrambi le azioni
    sono volte a soddisfare un preciso istinto artefatto che non ha nulla a che fare con i desideri e i bisogni delle persone.”

    E allora? Affari di chi va nelle discoteche per rimorchiare, no?

    “E’ troppo semplice parlare di dare le libertà a tutti, quando nell’epoca della simpatica democrazia la libertà è concessa
    e poi viene comandata a bacchetta con facili stimoli”

    Finchè non violano i tuoi diritti, che ti importa di cosa fanno?

    Non capisco il motivo di questo atteggiamento da moralista. Se fossi cinico direi che chi disprezza compra..

  21. Rezafaust

    Il moralismo non ha nessun significato in questo contesto in quanto tende a giustificare in via irrazionale (e pretenziosamente metafisica) comportamenti umani che sono naturali e non esigono spiegazioni. Il menefreghismo non coincide con le libertà… puoi permettere a tutti di andare a puttran’gheta, ma poi non lamentarti se il tuo presidente del consiglio fa lo stesso e non devi scandalizzarti. Uno è il fare il purosangue delle virtù (ipocrisia estetica) e altro è invece riconoscere che certi atteggiamenti si ripercuotono anche nel comportamento con le altre persone, e dato che il raffinamento dell’emulazione è il voto si capisce allora come mai l’Italia versi in certe condizioni. Affari loro, certo, il comportamento non interessa, ma non credere che poi tale atteggiamento non si riversi contro la stessa società.
    In secondo, no, “finché non ledono i miei diritti” è un discorso totalmente fuori senso. Per te quindi tutti possono usufruire della prostituzione, possono praticare tranquillamente qualsiasi crimine perché non danno adito ai tuoi lamenti.
    Discorso veramente inopinabile e che permette di capire come si debba interpretare la volontà liberale di certe persone oggi (ovviamente questo è basato solo su quello che hai scritto).
    A parte che quello che ho contestato possa sembrare eccessivo, il tuo comportamento è assolutamente concepibile, della società può interessarti solo la stabilità dello Stato e il comportamento formale. Allora perché vivi in uno Stato? cosa ti importa del suo sviluppo? Nulla. Ti importa solo che le tue libertà (naturali perché razionalmente concepibili, almeno nel grado concepito dalla nostra ragione) vengano rispettate. Il concetto di stato pretende qualcosa di più, vattene pure se solo il tuo diritto che ti importa, il menefreghismo è alla stessa stregua del razzismo imputato ai miei discorsi.

  22. Caro REzafaust

    mi son dovuto leggere il tuo romanzo e sono giunto alla conclusione che tu sia un reazionario criptoteocratico e con qualche problema sessuale. Uno che vorrebbe che gli stati possano decidere dei comportamenti affettivi e privati dei cittadini; uno che considera i cittadini non come individui ma come stupide pedine che devono essere guidate; uno che si delizia dello stato etico (almeno fin quando la sua morale è maggioranza). Io e te abbiamo due modi completamente diversi ed inconciliabili di vedere il mondo. Tu vuoi che la società contorlli e forgi la morale e il pensiero delle persone. Io invece voglio che ogni persona sia responsabile del proprio destino. Da una parte c’è lo stato etico dall’altra il liberalismo o libertarismo o libertarianism.
    Mi spiace ma sei cascato male qui dentro.

  23. @ Fabri:
    Ciao, Einaudi ha ragione, ovviamente però a mio parere si perde un pò nel confronto-paragone attualizzandolo con la nostra situazione.
    Certamente la situazione è peggiorata da ieri a oggi, e sicuramente la battaglia per l’abolizione legale del titolo di studio (come mero attributo per entrare al di là del merito nel mondo del lavoro automaticamente) è sicuramente da fare.
    Il problema della decadenza del titolo di studio è certamente da attribuire al sistema di acquisizione e di accesso troppo ampio e dispersivo a livello scolastico-universitario causato dallo Stato centralista e dirigista-pedagogo.
    Adesso poi vogliono adottare il Nanny State demofascista fin da piccoli!.
    Sicuramente il diplomificio universitario sta ormai facendo scuola come forma di patentino protocorporativo-lavorativo-sindacale.
    Ho giusto in mente un articolo di paragone che mi frulla nella testa e se avrò tempo nelle prossime settimane lo scriverò a proposito del titolo di studio e il suo costo (in termini autro-economici).
    Io però qua voglio sottolineare un punto: dato che non tutte le lauree universitarie consistono in lauree scientifiche basate su un proseguio scandito da dottorati di ricerca, laboratori, ecc.. dove il valore del dottore-dottorando è di per un valore da conseguire e di sicura superiorità rispetto alle quinquennali-magistrali- exspecialistiche (non metto neppure in conto le inutili triennali!, senza però entrare nel merito anche di questo problema del 3+2 e del suo continuo peggioramento) , la domanda che mi pongo è la seguente: come si può conseguire dopo le magistrali (sapendo anche che molte professioni di laurea sono prive di ampie possibilità di ricerca universitaria per motivazioni di carriera e di corporativismo poltroniero dei matusa, ad esempio la ricerca universitaria o privata postlaurea, all’interno di un mercato del lavoro in termini di avanzamento del titolo per ragioni strutturali) per tutte le facoltà, la realizzazione comunque di una gerarchia meritocratica di dottorato-dottorato tale da valorizzare l’investimento di cultura attuato nel corso degli anni, senza imporlo per assenza di opportunità?.
    Perchè il punto è tutto qui, ci può essere il biologo che si laurea e decide di fare o non fare il dottorato, poi ci sono quelli ad esempio delle materie umanistiche che dopo i cinque anni non possono accedere ad altre possibilità eventuali per acquisire un titolo di pari livello a quello del dottore-dottorato, ergo di fatto si crea una differenziazione basata sull’assenza di opportunità disponibili come libere scelte.
    E’ evidente che tra il dottore universitario e il dottore dottorando postlaurea ci sia come già scritto una differenza di livello.
    Con ciò non dico che questo sia un male, certamente però mancano in molte classi di laurea la possibilità di proseguire (i master, di per sè inutili in particolare se entro l’ambito universitario, in alcuni campi di post-specializzazione sono inesistenti ) a livello di offerta di studio.
    E per offerta io la intendo non come un diritto meccanico-acquisito ma come possibilità eventuale, per aumentare il proprio grado di competenze e conoscenze.
    Io penso che in generale una gerarchia basata su una doppia selezione di merito (nel percorso di studi e nel mondo del lavoro) debba andar attuata, possibilmente con meno Stato e corporativismi possibili.
    E ovviamente nel caso dei dottori-dottorati una maggior presenza di privati e associazioni, istituti di ricerca o stage-borse di studio dovrebbero essere da questi promossi anche come integrazione post-laurea, tale da permettere eventualmente in seguito la possibilità (non automatica però!) di poter entrare anche in tali ambienti.
    Certamente un laureato dovrebbe esser persona capace e in grado di meritarsi il posto di lavoro assegnato/ambito mettendo in opera ciò che conosce senza basarsi unicamente sulla sua valutazione d’uscita (idem nella considerazione da parte del datore di lavoro al momento dell’assunzione), e sicuramente una certa selezione naturale entro le possibilità lavorative si verrebbero comunque a creare tra diplomati e laureati (mi pare ovvio che uno con la licenza media o di maturità non possa vedersi assicurato il posto di chirurgo o di ingegnere per motivi evidenti!, sebbene ora paradossalmente proprio grazie il valore legale di titolo di studio, fittizio, tutto questo accada in Italia per colpa degli ordini), anche senza precludere la possibilità di accesso in lavori senza necessarie competenze di una più dinamica competenza-concorrenza tra le due figure.
    Quindi per concludere ritengo che il richiamo di Einaudi sia corretto, ma secondo me andrebbe interpretato più in funzione del dato pratico dell’abolizione del meccanismo di assunzione-cooptazione basata sul pezzo di carta, piuttosto che come mero valore del titolo posseduto in termini nominali (un pò come qua dibattuto nei post).
    Uno che studia e si fa “un mazzo così” è giusto che possieda anche eventualmente tale gratificazione nominale per differenziarsi da un piano di omologante omogeneità.
    (D’altronde è naturale, visto che individualmente ogni professione o individuo si chiama con un nome proprio).
    Ovviamente tale prefisso non deve diventare un privilegio o una forma di conservazione autoreferente “nobiliare” per l’appunto dal quale poi far discendere rivendicazioni e privilegi in termini vittimistici per la sicurezza del posto o dell’assuzione lavorativa (meccanismo non automatico sul quale deve avvenire una valutazione empirico-pratica del soggetto).
    E’ indubbio che non si può vietare per legge comunque la denominazione “”negativa”” di un titolo accademico piuttosto che di un altro (nè abolirlo in termini culturali) così come non si può cancellare la differenza tra un idraulico e un chirurgo sul piano delle attività e guadagni, quel che va fatto è però la cancellazione a livello materiale della sua proprosizione in chiave giuspositiva.
    Il titolo semmai gli deve permettere (non a priori in termini finalistici ma in termini di base-partenza) di qualificarsi piuttosto entro una possibilità potenziale di aumento delle opportunità personali in un sistema di libero mercato dei liberi professionisti e delle libere professioni.
    Non di costituire uno statizzato e statalistico sistema di consociativismo e di potere.
    La differnza sò che è sottile e ovviamente difficile da far comprendere, purtroppo in Italia la situazione cambia e degenera (anche qui) in funzione terminologica.
    Ricordiamoci c’è uno che si chiama Cavaliere non a caso!.
    L’Ancient regime democratico di fatto impedisce l’uso di una reale etimologia dei significati delle parole.
    E’ surreale invece che gli universitari e gli studenti in generale protestino contro la Gelmini per richiedere allo Stato maggior fondi e presenza del ministero della pubblica istruzione (!) puntando su un parassitismo pubblico-statale a tutela dei tromboni e dei figli di questi.
    Evidentemente è una nuova forma di sindacalismo indotto per le elité dal basso!. 😉

    Post: Sto scrivendo in questi mesi la mia tesi di laurea specialistica (essendo del vecchio ordinamento dato che fortunatamente ho evitato la coercizione della magistrale bloccata per un anno; quando si dice stare al passo con gli esami 🙂 obbiettivo minimo marzo massimo giugno-luglio 2010).
    Ciao da LucaF.

  24. Rezafaust

    Per non flamare risponderò semplicemente per “orgoglio”. Fabristol, ma leggi quello scrivo?
    Oppure è il classico esempio di interpretazione faziosa del discorso, metodo per il quale è facilissimo spedirsi post di risposta alle 12.00 della torre dell’orologio ogni volta sempre più incazzosi senza capire mai il punto della questione?.
    Dato che è il tuo blog e il tuo punto di vista, non ti rifarò lo stesse domande che ti fatto nel mio poco Fareneitthoso post di prima, ma ti faccio solo notare che forse dovresti smettere un momento di interpretare tutto ciò che è contrario ad un certo punto di vista. E adesso parlerò per punti:
    -Ma ho mai parlato di stati che decidono dei cittadini? Ma dove l’ho scritto? Magari ho scritto che gli Stati sono costruzioni degli individui il cui punto di partenza è il riconoscimento razionale dei diritti di ognuno, ma bisognerebbe che ci fosse molto di più del solo giurismo razionalista per proporre un’idea di stato…. ma non ho parlato di controllo, non c’è nessuna allusione al “controllo dello stato” mi chiedo dove tu l’abbia cacciata..
    -Criptoteocratico… Sono Teista monofisita e per me Dio non interviene nel mondo, basta questo.
    -I problemi sessuali, li lascio al tempo che trovano.
    -Il potere dello Stato sull’affettività dei cittadini?
    Ma dove?? In questo caso mi riservo il diritto di non definirmi lamer, ma solo strabuzzato dagli occhi perché non so proprio dove hai trovato le parole, ricerco nel mio post, permetto di farlo reinterpretare anche ad altre persone e mi chiedo dove…. Precisamente, chi è che instaura nelle persone certi comportamenti? chi le influenza (ci siamo?)? Altre persone, altri poteri che negano implicitamente la libertà dei soggetti, e mi dispiace, non ci sono assolutamente sillogismi che possono trasformare questa frase nei sillogismi che hai inteso tu.
    Mi delizio dello stato eitco?
    Ma leggi, per favore, leggi, so che era lungo il post, ma prima di rispondere si presuppone una certa conoscenza, potevi anche lasciarlo cadere, infatti non é prioritario per me sentirmi rispondere su un blog. Ho risposto a Klaproth:
    “Uno è il fare il purosangue delle virtù (ipocrisia estetica) e altro è invece riconoscere che certi atteggiamenti si ripercuotono anche nel comportamento con le altre persone, e dato che il raffinamento dell’emulazione è il voto si capisce allora come mai l’Italia versi in certe condizioni”
    .IPOCRISIA ESTETICA, che è quello di cui ti mi tacci, mentre invece è proprio ciò di cui io parlo contro, in quanto essa e definitrice proprio della capacità di abusare delle libertà altrui.
    “Voglio che le persone siano responsabili del proprio destino” Ma in realtà, per una grande percentuale di persone questo si è già avverato, perché semplicemente sono illuse (succede a tutti) di avere una scelta, in quanto agiscono nel quadro del situazionismo controllato di altre persone. Le vere libertà non sono donate da altri, sono decise razionalmente e la loro attuazione è individuale.
    Insomma, a questo punto è inutile rispondermi, lo so, ma credo proprio che tu innanzitutto interpreti male quello che gli altri scrivono, e appena senti una dissonanza ti ci scagli contro in quanto assolutisticamente sbagliata (e non è proprio un atteggiamento la libertarian), in secondo sei un libertario soltanto a parole, vivi in un paese liberale più dell’Italia e non fai nulla per prolungare nella pratica tutto ciò in cui credi (ah già, scrivi su giornalettismo, comunque non ti conosco abbastanza per dare un credito maggiore a queste parole, ma mi sembra proprio che sia così). Terzo, con mia grandissima delusione mi aspettavo, da parte di un uomo di scienza come te, che lavora a progetti scientifici e nella cui situazione io mi immedesimo per la vita che faccio, ci aspettasse un’analisi delle idee razionale, e un certo livello di intelligenza operazionale, al posto di un’interpretazione farlocca delle parole altrui.
    E tendenzialmente hai ragione, sono cascato malissimo qui, ho sbagliato a calibrare il livello della persona. Ed è giusto che, essendo il tuo blog, ti lasci il tuo spazio di espressione senza permettermi di essere offensivo.

  25. Senti Rezafaust, quelli che conoscono questo blog sanno benissimo che non sono abituato a trattate i miei ospiti come ho fatto con te. Non sopporto le persone che nascondono le proprie idee dietro testi lunghi e barocchi evitando di arrivare al vero punto del loro pensiero.
    Questo lungo discorso:

    “In secondo, no, “finché non ledono i miei diritti” è un discorso totalmente fuori senso. Per te quindi tutti possono usufruire della prostituzione, possono praticare tranquillamente qualsiasi crimine perché non danno adito ai tuoi lamenti.
    Discorso veramente inopinabile e che permette di capire come si debba interpretare la volontà liberale di certe persone oggi (ovviamente questo è basato solo su quello che hai scritto).
    A parte che quello che ho contestato possa sembrare eccessivo, il tuo comportamento è assolutamente concepibile, della società può interessarti solo la stabilità dello Stato e il comportamento formale. Allora perché vivi in uno Stato? cosa ti importa del suo sviluppo? Nulla. Ti importa solo che le tue libertà (naturali perché razionalmente concepibili, almeno nel grado concepito dalla nostra ragione) vengano rispettate. Il concetto di stato pretende qualcosa di più, vattene pure se solo il tuo diritto che ti importa, il menefreghismo è alla stessa stregua del razzismo imputato ai miei discorsi.”

    a casa mia vuol dire che tu non accetti un individuo è libero finché non lede i diritti degli altri. Il che, sempre a casa mia, significa che l’individuo per te non è libero e che è lo stato a decidere il suo comportamento. Punto. Poi sempre da quel pezzo si deduce che per te l’individuo fa parte di una collettività la quale decide del comportamento altrui pena l’esclusione da questa (anche se non capisco come possa una persona uscire dagli stati: perché esiste forse una società senza stato sulla Terra?).
    Parli di depravazione, di moralità, di atti impuri che possono attaccare il resto della società. Ma di quale depravazione parli? Quale atto ti desta sdegno? Descrivilo. E soprattutto descrivimi il processo secondo il quale questo atto possa intaccare la vita privata di altri.

  26. Rezafaust

    e quindi cerco di spiegarli bene (anche se con effetti poverissimi).
    Da dove nascono le libertà che tu hai fabristol?
    non solo quelle italiane, ma quelle che da un quarto di secolo puoi deifnire accettabili al fine di produrre
    un progresso razionale del tuo destino (chè è per metà parole mie e per metà tue).
    Derivano da un processo giuristico-razionale (adesso arrivo al dunque) che dopo una serie di eventi “orrifici”
    hanno fatto riflettere l’uomo sul destino del mondo.
    Di conseguenza ognuno, almeno nel Primo Mondo e in parte anche nel Secondo gode della proprietà (inusuale come
    termine) di poter esprimere liberamente le proprie azioni.
    A questo punto arriva chi (esempio forse raro..) sfrutta queste abilità per influenzare gli altri.
    In concreto: influenza politica attraverso l’uso di una dialettica fuorviante (che è concreto come esempio, solo
    che non tiene conto del caso ATTUALE) per definire prima che l’uomo collabora per l’evoluzione positiva (termine
    interessante di per sè) della propria vita, dopodichè esprime concetti e parole faziosi e tendenzialmente
    con visioni di parte (bias è un termine che io trovo molto indicativo).
    A tal punto, come non credergli, se ciò che dice si basa sul presupposto (su cui si basa la stessa decisione di
    dare dei diritti ai cittadini) che l’uomo opterà per il giusto? In secondo luogo, come non votarlo?
    Un’altro modo è di riempire i mezzi di comunicazione con concetti fuorvianti allo stesso modo e di parte,
    I poteri dopo il quarto pieni di messaggi che pubblicizzano (non nel senso promozionale) atti sessuali e inibiscono il
    comportamento delle persone. Atti sessuali, si, c’è l’impulso naturale e c’è il costante bombardamento,
    è chiaro, ma quanto devo scrivere perchè una così semplice affermazione possa essere capita?
    E ovviamente davanti agli occhi ne abbiamo un esempio notevole discusso per ora e per tutta la
    rete che spero tu non mi costringa a farti esempi. C’è qualcosa di criptico in tutto ciò? Non mi sembra, nel caso ti indicherò dei post
    in cui tu esrpimi proprio la stessa visuale di come sono influenzate le persone.
    Quindi, un individuo nasce in una società di queste libertà, cresce inibito da parte dei genitori, da parte
    dei condizionamenti di chi è “sovraculturale” alla persona stessa e sviluppa una visione limitata e parziale
    del mondo, quindi non è libero e c’è poca ascesi da fare, in quanto la stessa liberazione da un modello
    inizialmente assunto come ideale è solo una controcoinvinzione e quindi un altra volta un’influenza.
    Passiamo agli omosessuali. Il problema sta nel fatto che un sentimento come l’amore non è propriamente istintivo, in quanto
    la procreazione atta al trasferimento genetico di una specie da condizioni sfavorevoli a favorevoli è impostato dalla vita come
    controllo dei fattori di mutazione (so che ti sembra assurdo tutto questo, ma lasciami finire).
    Quindi il fatto che si ami o un uomo una donna non ha differenza, in quanto il comportamento dell’amore è ascrivibile ad una
    stessa fisiologia (detto rudemente). Solo che l’abitudine e l’influenza del MORALISMO ESTETICO ha deciso e anzi, ha fatto
    decidere che un certo comportamento è quello esatto. E’ qui il problema, il condizionamento contro gli omosessuali è già avvenuto.
    Gli omosessuali oggi, cosa sono? Sono innanzitutto giudicati (in italia è immediato capirlo) come deviati e spendono
    le loro associazioni nel cercarsi fra di loro e nel cambiare partener. Agli omosessuali, di avere diritti, importa veramente poco.
    Quello che vogliono è che si accetti che il loro status è naturale. I diritti dovrebbero seguire logicamente.
    Invece no, prima i diritti poi il riconoscimento, No caro Fabristol, prima si permette alle persone di capire la natura
    del conflitto e poi i diritti vengono spontanei, infatti la lotta per i diritti degli omosessuali ha avuto poco successo, e perfino
    se hanno dei diritti in alcuni paesi non vengno accettati per lo più (“per lo più” sta per il comportamento
    che critichi tu stesso sempre). E si, la pornografia ha aiutato molto a far sì che chi è insicuro si rifugi nelle pulsioni sessuali,
    nientedimeno gli stessi omosessuali ne sono fra i più colpiti, e il loro comportamento è pessimo, uguale dello sfruttamento della prostituzione,
    le persone si usano fra di loro per il puro piacere di comandarsi e di dominarsi (e non c’è un filo di moralismo in questo, in quanto
    i desideri sono istintivi, mentre invece inveire sempre per avere potere sessuale è molto diverso).
    Ed ovviamente questo danneggia anche gli altri. I diritti riconosciuti agli omosessuali sembrerebbero proprio il riconoscimento
    del fatto che è lecito sfogare inbizioni definitie dai mass media, dalla frustrazione, e giustificheranno anche gli eterosessuali stessi nei loro atti.
    Mi sembra veramente che vivi nel mondo in cui tutte le persone siano razionali e intelligenti e ideali.
    Ma le persone non sono così, perchè la gente crede in Berlusconi prima ancora di votarci?
    Perchè ci crede? Perchè sono stati condizionati, da uno o più fattori determinati da circostanze indotte dallo stesso
    Belsensconi e dalla loro incapacità di gestire razionalmente i propri diritti.
    Perchè credono nel potere cattolico? Ma mi…, ti schieri proprio contro di loro, ma perchè non riesci a spiegarti perchè lo fanno
    ti sei mai chiesto l’eziologia delle loro azioni, lo hai fatto? Credo proprio di No.

    -Infine, Se la ragione è la stessa per tutti gli uomini, io sono pazzo…
    Il mio pezzo di discorso che citi è semplicemnte schematizzato qui sotto:

    -A me non importa se vanno a putte, in quanto non mi danneggiano.
    -Quindi, se queste persone vanno a putte perchè sono invogliate da messaggi presupposti, a me non importa.
    -Ma questi messaggi non servono solo a condizionare la vita sessuale di un uomo, si sviluppano anche nella società.
    (le hai viste le nuove generazioni? le hai viste, hai visto il loro comportamento)
    -Quindi a me non interessa dello Stato in se, mi interessa delle mie libertà.

  27. Rezafaust

    -MA IN UN PAESE, LO STATO DECIDE DEI DIRITTI DEI CITTADINI, non lo dico io, si chiamano leggi.
    -Le leggi le decidono anche queste persone.
    -Le mie libertà sono anche decise da queste persone.
    -Se non condivido il loro essere me ne vado.

    Sono discorsi talmente semplice che non riesco proprio a capire come faccia tu a capire tutt’altro.
    Incredibile, tutto questo è semplicemtne irritante che non lo spiegherò un’altra volta, anche perchè non mi sembrerebbe giusto
    nei tuoi confronti, ma sono delle frasi che seguono una logica…. sono veramente spiazzato.

  28. No caro mio sei tu quello irritante qui con una supponenza da brividi (se vuoi fare il professorino e trattare i tuoi interlocutori come deficienti cercati un altro posto). Ma soprattutto con una incapacità incredibile di esprimere un concetto breve, conciso ed efficace. Tutta questa pappardella per dirmi cosa? Che le persone non sono veramente libere ma sono influenzate da modelli imposti da poteri forti. E quindi? Hai scoperto l’acqua calda caro mio. E allora, che cosa ne consegue?
    Ti do un compito per casa: dimmi in venti parole cosa ne consegue dal tuo ragionamento nella tua società ideale e cosa i gay c’entrano in tutto questo. Vediamo se ci riesci. saluti

  29. Rezafaust

    Esattamente chi è che mi ha tacciato di razzismo prima, poi ha completamente interpretato il mio secondo post
    in modo da poterlo criticare senza aver capito nemmeno il senso del discorso?
    Chieditelo, fabristol.
    I liberali hanno scoperto l’acqua calda prima di me, ma non solo hanno ignorato completamente il
    problema, come esattamente tu fai, ma hanno continuato a gridare per i diritti e le libertà, cadendo in contraddizione.
    Se prima i gay vanno a puttane fra di loro e poi chiamano per i diritti di potersi sposare e
    adottare i bambini (e sono esattamente gli stessi dei gay pride, la generalizzazione la vedi solo tu, la cultura gay
    è sfruttata e stereotipata e produce quegli stessi gay attivisti a capo dei movimenti, tant’è vero che alcuni gay si dissociano
    ma giusto, non dovrei dirtelo, dovresti saperlo), io ci
    vedo un certo paradosso. Da questo si deduce che prima essi vengono influenzati e poi chiamano per i propri diritti,
    ovvero non avranno mai libertà in questo modo e i diritti che chiamano sono in realtà meri obiettivi di un attivismo
    sottomesso (del resto gli anni ’70 sono passati e i gay sono rimasti indietro).
    Discorso che tu hai dato proprio impressione di non voler capire, e io non ho proprio avuto intenzione di fare il registro,
    e l’ho anche scritto.
    Vediamo cosa fai tu: Chiedi ad alta voce che ognuno possa decidere del proprio destino ma allo stesso tempo parli di libertà
    influenzate, questo significa che le libertà che vuoi, le vuoi solo perchè tu possa gestirne per tee questo è prettamente
    giusto. D’altronde, non capisci che queste stesse libertà concesse ad altri, influenzati, permetteranno a questi di votare per leggi che vietino le tue stesse libertà (ed è già successo), anche tue
    mentre invece credono di essere liberi quando invece non lo sono.
    Inoltre vuoi i diritti per i gay, ma non ti importa proprio di sapere se essi sono adatti ad averli, anzi, lo fai solo per
    puro istinto “libertarian”, ma, egoisticamente, pensi che ogni uomo non influenzi gli altri ed esistano solo i poteri forti.
    Quindi ogni uomo per te ha le sue libertà finchè non intacca quelle delle altri. Discorso semplice e terribilmente ingenuo.
    Anzi, è grazie questo Chamberlain-iano concetto di liberalismo, debole e speranzoso, che un qualche dittatore ha potuto soggiogare
    dietro un’ideale astratto-omicida un’intera nazione.
    Tu non sei contro la sola chiesa, che influenza e logora le vite delle persone, tu sei contro i cattolici interi,
    un manicheismo così ottuso che non si rende conto che la libertà non possono essere richieste allo stesso potere forte che
    influenza le persone, ma devono essere guadagnate sforzandosi per illustrare la consapevolezza nelle persone, attraverso la
    discussione, non il puro e debole “dialogo”, ma questo non può essere fatto, con gli strumenti culturali strettamente in pugno
    di qualche “potere” e tendenzialmente, da come mi hai risposto, non ti interessa neppure. La reazione quindi è subito visibile dal fatto che pochissime persone ti criticano nelle tue visioni,
    poiché la maggior parte di coloro che ti commentano la pensano quasi come te (e che quindi, secondo te, non tratti allo stesso mdoo mio, che razza di galateo della rete farlocco), e che quindi vivrai sempre nella condizione
    di credere di essere dalla parte della ragione. Del resto sarà solo una briciola impotente (e non parlo di attività politica, quando parlo di attività)
    che si è costruita il proprio iperuranio fatta ad arte.

  30. Ti do un compito per casa: dimmi in venti parole cosa ne consegue dal tuo ragionamento nella tua società ideale e cosa i gay c’entrano in tutto questo. Vediamo se ci riesci. saluti

  31. “Quindi ogni uomo per te ha le sue libertà finchè non intacca quelle delle altri. Discorso semplice e terribilmente ingenuo”

    Non capisco proprio come possa essere “ingenuo”.

  32. E’ ingenuo per chi come lui non vuole darle quelle libertà.

  33. Rezafaust

    Venti parole:
    Sei estremamente bravo a interpretare le parole altrui nella tua sola ottica, questo, scientificamente,
    si chiama Lyssenkoismo.

  34. Ti do un compito per casa: dimmi in venti parole cosa ne consegue dal tuo ragionamento nella tua società ideale e cosa i gay c’entrano in tutto questo. Vediamo se ci riesci.
    Sei incapace di farlo? Vuol dire che non sai comunicare. Saluti

  35. Rezafaust

    Mi spiace tanto, l’incapacità a comunicare è meno peggiore dell’incapacità di interpretare in un’ottica non plagiata dalle proprie convinzioni assiomiche e inutilmente utopizzate.
    Ho già scritto tutto quello che serviva perché capissi.
    (puoi comunque riscrivere il compito per casa cento volte sulla lavagna, così lo sforzo educativo non l’avrò fatto io).
    Tuttavia ti consiglio di non curartene e di startene in pace nel tuo blog.

  36. Peccato, hai scritto tanto ma non hai detto nulla.

  37. Pingback: Dr. Dr. Mr. Fil de put. lup. mannar. « Fabristol

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