L’arca della conoscenza

Una breve postilla al post di qualche giorno fa sul Progetto Orione.

Se quegli uomini di sessanta anni fa fossero riusciti a partire verso Marte o verso un pianeta extrasolare negli anni 50, avrebbero potuto fondare una colonia di potenziali ignoranti. Parlavano di portare oggetti, libri e film ma come in quella stupida domanda “Che cosa porteresti in un’isola deserta?”, quegli uomini avrebbero potuto scegliere solo pochi libri, qualche disco in vinile e qualche bobina del cinematografo. E’ vero, tutta la conoscenza dell’umanità era servita a costruire quell’astronave ma che senso avrebbe avuto se poi tutta quella conoscenza sarebbe rimasta sulla Terra? Quanti libri si sarebbero potuti portare? E in quale lingua sacrificando tutte le altre? E quando dopo cinquanta anni i libri sarebbero diventati polvere dove i nuovi coloni avrebbero trovato la carta per stamparne di nuovi?

Insomma tutto questo per dirvi che solo oggi grazie alle tecnologie digitali un’ipotetica spedizione umana su un altro pianeta potrebbe portarsi dietro tutti i libri scritti dall’umanità, in tutte le lingue; tutte le canzoni scritte dall’umanità degli ultimi duecento anni in tutte le lingue. L’intero patrimonio fotografico dall’avvento della dagherrotipia fino ad oggi. Tutti i film prodotti dall’uomo. Ed ogni colonia che partirà da questi pianeti fra migliaia di anni si porterà a sua volta le informazioni della Terra originaria e della nuova cultura nata in quei pianeti e la porterà verso nuove stelle. Un’arca della salvezza piena, non di animali, ma di conoscenza. Tutti i nostri antenati non saranno morti invano. Vivranno su altri pianeti, illuminati dalla luce di altre stelle, fino alla fine dei tempi. La staffetta continuerà ancora, il fiume dell’umanità non si fermerà mai almeno fino a quando l’Universo ce lo permetterà.

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18 commenti

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18 risposte a “L’arca della conoscenza

  1. Ok! Ma poi a cosa sarebbero dovuti servire.
    La mia idea di cultura è come il DNA. Possedere (o ricavere) il DNA di un essere vivente estinto da milioni di anni può servire solo per fare ipotesi non certo per “realizzarne” di viventi. Quindi alla fine poche pagine (magari serigrafate in materiale resistente) avrebbero dato la possibilità a valenti scienziati extra-terrestri di effettuare ipotesi sulla nostra cultura certo non una colonia.

    Un Sorriso

  2. Victor Bergman

    hmmmm… non condivido del tutto la tua visione affetta da una specie di “etnocentrismo”.

    Negli anni 50, sarebbe stato possibile confezionare un “seme della conoscenza” sufficientemente portatile da portare su un altro pianeta in formato microfilm… ovviamente non così esaustivo come potrebbe esserlo in formato digitale su supporti odierni ma … siamo sicuri che portandosi dietro in formato digitabile tutto il digitalizzabile, l’ipotetica colonia spaziale ne saprebbe-potrebbe-vorrebbe fare “tesoro”?

    Perché mai un colone spaziale dovrebbe mettersi a contemplare poesie scritte in una lingua a lui sconosciuta quando stimolato da nuove sensazioni in mondi nuovi potrebbe scriverne delle nuove, nella nuova lingua che la nuova comunità “spaziale” ben presto svilupperebbe?
    Dopotutto anche la cultura “Presente” è cresciuta da frammenti limitati di quella Antica.
    Come il 99% della cultura degli Antichi è andata perduta per sempre (senza che ciò implicasse che gli Antichi hanno vissuto invano!), anche i Futuri su pianeti lontani potranno fare a meno del 99% della nostra cultura Presente.

  3. credo che questa affascinante idea di colonizzare altri pianeti resterà un’utopia per sempre. Non è una questione di conoscenze ma di distanze. E di abitabilità.
    Però è bello poterlo sognare … e fa bene.

    Se ti interessa da me ho posto un quesito astronomico ;))

  4. Be’, se hai nel cassetto un romanzo SF tiralo fuori!
    Questo post ha l’atmosfera di quella bella canzone dei Bluvertigo, uscita quando ancora nessuno sapeva chi fosse Morgan.

  5. Non credi che invece sarebbe una buona occasione per un reset totale?

  6. juhan

    Sono troppo stanco per cercarlo ma qualcuno ha proposto di suddividere le civiltà in 3 gradi:
    1 – controllo di un pianeta;
    2 – controllo di un sistema solare;
    3 – controllo di una galassia.
    Noi siano quasi a livello 1. Col tempo…
    Sempre che Giacobbo e i maya non abbiano ragione 😉

  7. Per Victor

    Beh se per costruire quell’astronave c’è voluta tutta la conoscenza dell’umanità (dall’aratro del sumero all’Odissea di Omero, dall’arco romano alle poesie di Baudelaire, dal boomerang aborigeno a Tolstoj) per mandare avanti l’umanità in altri pianeti abbiamo ancora bisogno di quelle opere.
    Quando dici che a noi moderni sono arrivati frammenti, aggiungerei purtroppo!! Se tutte le informazioni classiche non fossero andate distrutte nella disgregazione dell’impero romano, nei roghi dei cristiani e nelle distruzioni dei barbari forse, forse, saremmo andati sulla Luna qualche secolo prima. Forse.

    Per Renzo

    No no nessun romanzo nel cassetto. Anche perché romanzi sulla colonizzazione spaziale sono già stati scritti da decine di ottimi scrittori di SF. 😀

    Per Gians

    No, non credo altrimenti le nostre vite non avrebbe avuto senso.

    Per Juhan

    le tecnologie per il controllo dle sistema solare ci sono già, manca la volontà

  8. che bella l’idea dell’Arca piena di conoscenza. A chi la trova si potrebbe dire, ecco noi siamo arrivati qui, questo siamo stati capaci di produrre, di pensare. E quello che è stato perduto del passato, è una perdita, una grande perdita. Se perdi il disco fisso del PC non ti incazzi Victor?

  9. Nikkey

    La SIAE non permetterá la diffusione della conoscenza nell´universo, prima che si sia stabilita un fitta rete di avamposti degli omini color salvia…

  10. cachorroquente

    “credo che questa affascinante idea di colonizzare altri pianeti resterà un’utopia per sempre. Non è una questione di conoscenze ma di distanze. E di abitabilità.
    Però è bello poterlo sognare … e fa bene.”

    La colonizzazione di pianeti di altri sistemi sarebbe (a meno di rivoluzioni nella conoscenza della fisica con conseguenti avanzamenti attualmente inimmaginabili in tecnologia) un’avventura folle, che richiederebbe la sopravvivenza di una comunità umana nell’ambiente isolato di un’astronave per secoli. Io penso che prima o poi sarà fatto però, magari non in questo ciclo di civilizzazione, ma nel prossimo.

    Per il momento al massimo dovremo accontentarci della colonizzazione di Marte (comunque un passo non da poco, diciamo che sarebbe come fare una copia di back-up dell’hard disk; se un asteroide colpisse la Terra eliminando tutti i vertebrati la razza umana sopravviverebbe comunque).

    Sul giochino dell’isola deserta cito il tizio dei provini del grande fratello: porterei le sigarette, un sacco di profilattici, e soldi. Me lo vedo a fumare sulla spiaggia vicino a una cassa di Durex e con le banconote portate via dal vento a chiedersi: “Dove ho sbagliato?”.

  11. G

    “Sul giochino dell’isola deserta cito il tizio dei provini del grande fratello: porterei le sigarette, un sacco di profilattici, e soldi. Me lo vedo a fumare sulla spiaggia vicino a una cassa di Durex e con le banconote portate via dal vento a chiedersi: “Dove ho sbagliato?”.”

    Ecco in quel caso quel tipo di umanità si potrebbe lasciarla sulla Terra, che dite? 😀

  12. Quoto G! 😀

    Per Nikkey

    In effetti chissà quale posizione avrebbe la SIAE nel caso di copie di conoscenza trasmesse alle colonie umane su altri pianeit. Metterebbe una tassa interplanetaria? E la nave colonica spenderebbe la maggior parte dei suoi soldi a pagare le royalties agli autori? Che tristezza…

  13. socialista eretico

    io consiglierei di portarsi dietro anche un abaco ed una zappa

    (la mail non è la solita perchè il pc non è affidabile)

  14. Paolo

    I monaci benedettini hanno salvato moltissime opere classiche, quindi anch’essi hanno contribuito all’astronave.

  15. Da estimatore di Asimov, non posso che riportarti alla mente i video libri, riportanti la verità di quanto successe al “Primo” e cioè il mondo da cui ebbe inizio la vita. In quella storia fantastica, ho pensato più volte, che un nuovo cammino abbia si bisogno di conoscere da dove inizia, ma se si vuole farlo si deve essere coscienti del rischio. Tutti i rancori le faide, migliaia di anni di religioni che si contendono il primato della verità, sarebbero un peso enorme per fondare una qualsiasi nuova società. Io quasi quasi rinuncerei a portarmi dietro pure il David, e non immagini quanto mi conforti vedere il suo piccolo pirolo. 😉

  16. Per Paolo

    E chi ha detto di no. Infatti ho detto che tutti hanno contribuito all’umana conoscenza.

    Per Gians

    Non ne sono convinto. I tuoi nemici servono a capire chi sei. Definendo il tuo nemico definisci te stesso. E senza la barbarie delle religioni non sapresti di essere dalla parte del giusto.

  17. Nikkey

    Per la siae é facile: se si possiede tutto lo scibile originale, é possibile farne copie di backup.
    Tutto questo per dire che una cosa nata per un motivo forse ragionevole si é trasformata in un blocco alla diffusione della conoscenza, e che nello scenario ipotizzato non sorprenderebbe se queste si persone si mettessero di mezzo. Speriamo che si estinguano prima.

  18. Se si può fondare una banca offshore interplanetaria, potremmo farci finanziare l’impresa da Berlusconi.

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