Un sogno

C’è un uomo davanti a me. Ha un manto d’ombra intorno alla testa. Dietro, un muro di una stanza angusta e sconosciuta.

“Chi sei?” gli chiedo.

Sorridendo come se fosse la cosa più ovvia del mondo. “Sono John Gale.”

“Chi è John Gale?” chiedo.

Il suo viso esce dall’ombra. Non so descriverlo o forse non ricordo ora, da sveglio.

“Lo scoprirai.” Una pausa. “Sono sopravvissuto a due esplosioni nucleari. Non ti semba abbastanza?”

Si alza una manica della camicia e con orgoglio mi mostra la pelle bruciata. È rossa, ha enormi crateri e bolle che la fanno assomigliare alla superficie di una pizza. Aguzzo la vista e mi rendo conto che sotto la pelle qualcosa si muove. Scolopendre. Decine, centinaia, migliaia di scolopendre, che formano un tappeto di zampe, chele, mandibole, esoscheletri. I loro corpi si muovono creando onde sotto la pelle.

E solo ora mi accorgo che sulla fronte dell’uomo due salamandre avvinghiano le code mentre copulano. Sono sempre state lì e non me ne sono mai accorto!

Ma certo! Penso. Le due esplosioni nucleari! L’associazione, chissà perché, mi pare ovvia.

Un’orchestra di suoni accompagna l’intera scena, suoni che erano sempre stati lì di sottofondo ma che solo ora distinguo. C’è quel tic tic delle zampe delle scolopendre ma che in realtà sembra il suono di una TV senza antenna. Quel suono di corpi viscidi che si strofinano delle salamandre. La luce compare, scompare, compare, scompare, come se qualcuno muovesse una lampadina sul soffitto come un pendolo. L’uomo mi mostra i denti.

“Chi è John Gale?”

Mi sveglio di soprassalto e la domanda mi frulla nella testa per minuti, forse ore nel successivo dormiveglia. Ed è lì, tra le risacche di quel territorio di confine tra due mondi che chiamiamo dormiveglia, che forse trovo la risposta alla mia domanda: John Gale, sopravvissuto a due esplosioni nucleari, con la sua pelle bruciata fatta di scolopendre e la sua fronte talamo per salamandre non era altro che me stesso nel futuro.

P.S.

Sto leggendo The atlas shrugged di Ayn Rand dove la domanda “Who is John Galt?” si ripete decine di volte. Una domanda che mi è rimasta impressa e nel sogno ho cambiato leggermente il cognome. Ho sognato altre volte di scolopendre e di anfibi, soprattutto mentre li osservo muoversi in silenzio. In genere sono come dei quadri di Bosch.

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7 commenti

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7 risposte a “Un sogno

  1. poi facci sapere cosa ne pensi del libro, sono molto curioso

  2. chiara

    piu’ che sogno mi sembra un incubo…………

  3. …racconto molto avvincente. complimenti!

  4. In Inghilterra c’è roba molto più buona che da noi. 🙂

  5. Per Vaaal

    Per ora sembra molto avvincente. Ne farò sicuramente una recensione. Stay tuned. 😀

    Per Chiara

    Sì è vero sembra un incubo, ma in quel momento non l’ho vissuto come un incubo.

    Per Joe

    Complimenti al mio inconscio vorrai dire. 😀

    Per Popinga

    No sono i funghi che ho preso in Messico che hanno un effetto ritardante. 😉

  6. Sono gli effetti del jet lag? 😉

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