Non chiamatela eutanasia

Lo sapevo. Lo sapevo benissimo che sarebbe andata a finire così. Ora tutti parleranno di eutanasia e useranno la storia di Ray Gosling contro la legge sull’eutanasia o sul testamento biologico. Ma quello che ha fatto Gosling col suo compagno (lo ha soffocato con un cuscino) non è suicidio assistito o eutanasia: si chiama omicidio. Ma so già che i depravati torturatori del corpo altrui (leggi Il Foglio e il Vaticano) avranno l’articolo caldo per domani mattina.

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17 commenti

Archiviato in anticlericalismo, giornalismo di merda, Italia provinciale, politica, tristezze

17 risposte a “Non chiamatela eutanasia

  1. Soffochi il tuo compagno con il cuscino perchè lo stato ti proibisce di utilizzare le risorse mediche disponibili per farlo in maniera meno drammatica.

    I due erano d’accordo in precedenza; non possiamo parlare propriamente di eutanasia (perchè mancano gli attributi dell'”eu”) nè di suicidio assistito (perchè manca una figura professionale, medico o infermiere, che abbia “assistito” l’esecuzione) ma non vedo nulla di radicalmente divergente da questi due concetti.

  2. Cachorro questo tuo commento mi meraviglia un po’.
    1) non sappiamo la vera volontà dell’uomo soffocato (chiunque può uccidere dicendo poi che la persona uccisa era d’accordo); nel caso dell’eutanasia legalizzata la persona sofferente redige un testamento biologico o una volontà di fronte ad una figura professionale o di fronte a più testimoni (il caso di Eluana).
    2) la tipologia di morte è atroce e dolorosa.
    3) nella maggior parte dei casi di eutanasia illegale c’era sempre un medico compiacente che potesse valutare l’effettiva sofferenza e le modalità di dolce morte.

  3. Non dissento sul principio.

    Però in una situazione in cui l’eutanasia è illegale:

    a) che senso ha dimostrare la volontà della persona che muore con un documento scritto? E’ solo una prova incriminante.

    b) il coinvolgimento di qualsiasi altra figura, professionale o meno, aumenta le possibilità di esposizione, così come il procurarsi farmaci atti allo scopo (che non siano un cuscino).

    Quindi no, eutanasia non è soffocare in segreto una persona con un cuscino. Ma mi riesce difficile considerare Gosling un assassino.

    Comunque la morte non è mai gradevole… confido che, essendo il compagno di Gosling un malato terminale, avessero a disposizione una sufficiente quantità di morfina e sedativi da rendere il soffocamento il meno penoso possibile.

  4. Però è una storia tanto triste 😦

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

  5. In ospedale ho conosciuto persone che desideravano la morte. Non è solo il dolore a portare un uomo verso questa terribile scelta, ma anche la paura, l’avvilimento, la menomazione, la disperazione e altri mille sentimenti che rendono inaccettabile l’idea della vita.
    Io stesso ho avuto, in alcuni momenti difficili, dei pensieri oscuri. Fortunatamente solo momentanei.

    Questo per dire che comprendo le ragioni di certe scelte.
    Soffocare col cuscino, però, è un omicidio. E anche piuttosto brutale.
    Non è difficile trovare modi più umani e compassionevoli di togliere una vita.
    Però, al di là di morfina e tranquillanti, mi chiedo se siamo davvero in diritto di giudicare in un senso o nell’altro un uomo che fa una scelta così difficile per amore e compassione.

    Io no. Non giudico. E cerco, nel profondo del mio animo di capire i motivi, le emozioni, i pensieri che portano a scegliere di porre fine alla proprio esistenza o di sopprimere quella di chi si ama.
    Capire e comprendere.

    La Vita è Dolore. Questo è inevitabile. Non si dovrebbe mai giudicare chi soffre. Meno che mai chi patisce ben oltre il sopportabile.

    Grazie per gli spunti di riflessione che, come sempre, ci offri.

  6. questo è ciò a cui si arriva quando non esiste una legge che ti consente di scegliere. hai ragione, solo un ottimo destro per una scontata strumentalizzazione. purtroppo.

  7. “Non è difficile trovare modi più umani e compassionevoli di togliere una vita.”

    Non è neanche tanto facile, senza un medico compiacente.

  8. Per Cachorro e Neurobi

    Anch’io, e lo sapete benissimo voi due che seguite sempre il mio blog, non riesco a considerarlo un assassino e capisco le sue ragioni e quelle del suo compagno ora morto. Ma appunto una cosa è il sentimento o la vicinanza che si possono provare per una persona, un’altra la legge e la razionalità.
    D’altronde, come potremmo mai sapere della buona fede di quest’uomo? Quanti, uccidendo dei propri cari per scopi non così nobili, come soldi o vendetta, potrebbero utilizzare la stessa scusa? “Ne abbiamo parlato per anni. Avevamo un patto e io l’ho rispettato.”

  9. Questa storia mi ha fatto molto pensare. Al posto del giornalista della BBC credo che avrei fatto al mio compagno un’overdose di morfina. Ma forse lui ha pensato che in tal caso sarebbe stato scoperto da una eventuale autopsia, mentre soffocandolo col cuscino penso che l’autopsia abbia potuto dire solo “morte per mancanza d’ossigeno”. C’è da immaginarsi che il compagno che desiderava morire fosse già in una condizione di salute talmente ridotta da avere un’immensa difficoltà a respirare da solo.

    In ogni caso, è una storia tremenda, drammatica, tristissima. L’uomo che voleva morire non poteva, avrebbe dovuto soffrire ancora a lungo. E ha chiesto all’uomo che amava di aiutarlo nel modo più rozzo, forse, ma anche sicuro. 😦

  10. “Ma appunto una cosa è il sentimento o la vicinanza che si possono provare per una persona, un’altra la legge e la razionalità.”

    No, chiaro. Neanch’io sono per legalizzare l’omicidio del consenziente (in linea teorica nessuno potrebbe impedirmi di rispondere a un annuncio tipo quello del cannibale feticista tedesco, in pratica è un po’ più complicato). Dico però che in assenza di una legislazione sull’eutanasia il gesto di Gosling acquista ai miei occhi maggiore legittimazione.

    @ anellidifumo: contrariamente a quello che si pensa è piuttosto difficile mandare una persona in overdose con la morfina.

  11. Antoine

    Quello che mi fa orrore è il sentir parlare di omicidio/eutanasia come se si trattasse di rottamare un’automobile vecchia.

  12. Per Antoine

    Invece a me fa orrore che in questa italietta di merda uno non possa scrivere un testamento dove dica chiaro e tondo cosa fare del suo corpo. E mi fa orrore sapere che esistono migliaia di persone adesso, ora, mentre scriviamo, che vorrebbero andar via dal mondo perché il dolore è insopportabile e lo Stato non glielo permette.

  13. il signoraggio sulla pelle

  14. Golgothan

    Fabristol, permettimi di lasciarti un commento, anche se non ti conosco.
    Credo che tu sia in errore:
    quanto dici è esatto, non si può impedire a nessun uomo di eseguire i propri ragionamenti su un altro.
    Il problema è che vedi il mondo come se fosse abitato da persone che, una volta ottenuti i diritti, saranno capaci di sfruttarli al meglio, non di ottemperare ad un egoismo dettato da problemi più profondi (la sovrappopolazione del pianeta, ad esempio).
    In questo, a mio parere, sbagli.
    I diritti non educano, non ci educano. L’educazione parte da una visione empirica del mondo, libera persino dalla stessa strumentalizzazione dell’informazione. Essendo un ricercatore, sai bene che l’osservazione delle dinamiche è superiore alla visione relativa. Se questo tipo di autoeducazione, che prima non era necessaria, in quanto non vi era ancora stata un’evoluzione tecnologica che portasse di questi problemi, non viene iterata, allora potremmo avere tutti i diritti che vogliamo, ma non saremmo mai concreti.

  15. Golgothan non credo di aver capito bene il tuo commento soprattutto quando parli “dell’osservazione delle dinamiche superiore alla visione relativa”.
    Cos’è “l’autoeducazione” di cui parli e cosa significa “essere concreti”?

  16. A parte il fatto che non si può essere certi del fatto che la “vittima” fosse d’accordo, non ha senso chiamare eutanasia una morte per soffocamento.

    Se si ragionasse, episodi come questo dovrebbero essere un argomento a favore della legalizzazione dell’eutanasia contro queste drammatiche pseudo-eutanasie che sono l’equivalente degli aborti clandestini.

  17. A parte il fatto che non si può essere certi che la “vittima”…

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