Out for blood

Qui di seguito un raccontino (o meglio una bozza molto grezza di un racconto) che ho scritto di getto (30 minuti?) dopo aver letto questa notizia. Buon divertimento.

Il corpo senza vita era riverso sul ventre. Alla sua sinistra il divano, i cuscini fuori posto e macchiati di sangue nero. Alla sua destra una lattina di birra che aveva riversato il proprio contenuto sul pavimento al momento dell’aggressione. Uno strano spettro di colori caratterizzava il confine tra le pozze di sangue rosso e di birra giallo paglierino. Il coroner non potè fare altro che accertare la morte del disgraziato per dissanguamento. Alzò uno dei polsi, tagliato con il coltello da cucina che ancora faceva bella mostra per terra vicino al divano. Per il collo la questione era del tutto diversa: si riconoscevano due o tre tagli fatti col coltello, ma le linee erano interrotte da lacerazioni perpendicolari simili a morsi come se qualcuno avesse voluto raggiungere la giugulare il più in fretta possibile e con una brama bestiale.

“Escludendo l’ipotesi “vampiro” – che è ridicola ma almeno divertirà i giornalisti per i prossimi giorni – possiamo affermare che l’omicida doveva essere un conoscente della vittima. La porta non è stata forzata, non ci sono segni di collutazione, la vittima beveva una birra in tutta tranquillità di fronte alla televisione. L’omicida si è addirittura mosso con disinvoltura fino alla cucina, ha preso un coltello, poi ha sferrato un colpo alla nuca con un oggetto contundente -forse il manico del coltello- e si è messo a fare il macellaio.”

L’ispettore Wyatt recitò a voce bassa, in modo automatico, come in una preghiera imparata a memoria e ripetuta troppe volte. Il coroner annuì togliendosi i guanti in lattice.

“Dovreste cercare tra la cerchia di conoscenti e di amici allora.” lasciò un sorriso beffardo sul proprio viso prima di prendere la valigetta e andarsene.

I flash del fotografo illuminavano la scena del delitto come la luce stroboscopica di una discoteca. Disco inferno cantò nella mente dell’ispettore Wyatt. Sorrise amaramente di quell’associazione mentale.

Il mattino dopo il fascicolo arrivò sulla sua scrivania. Poche pagine. John Scott aveva pochi amici. Meglio così, pensò Wyatt, le indagini saranno più semplici. Lesse a voce alta tutte le informazioni sul giovane ragazzo di 25 anni. Studente d’ingegneria all’ultimo anno a Yale, viveva da solo, la famiglia è dell’Oregon (una buona famiglia), una sorella, due amici intimi già contattati ma che non vivono in Connecticut; omosessuale dichiarato, lo sapevano tutti a parte la famiglia.”

“Oh, oh, un omicidio tra piccioncini allora. Mando Tom al Circolo Rainbow per sapere se qualcuno lo ha mai visto?” domandò un sarcastico Williams dall’altra parte dell’ufficio. Williams godeva per i casi che implicavano sospetti omosessuali. Era notoriamente conosciuto alla stazione di polizia come un omofobo.

“Sì, ma c’è qualcos’ altro. Leggi qui: era malato di AIDS da anni, ma improvvisamente la malattia è regredita e scomparsa del tutto. Il suo nome compare sul New England Journal of Medicine dello scorso Febbraio.”

“Un miracolato.”

***

“Il caso può sembrare miracoloso, lo ammetto. Ma è spiegabile scientificamente. John Scott subì un intervento chirurgico, un trapianto di cellule staminali per l’esattezza. Più tardi si scoprì che il donatore era portatore di una resistenza all’HIV.” disse il dottor Hutter.

“Resistenza all’HIV? Davvero si può avere una resistenza?”

“Sì, può capitare che una mutazione genetica conferisca resistenza all’HIV. Ma questo succede solo nell’1% della popolazione caucasica di discendenza europea. Si tratta di una mutazione ad un recettore che il virus dell’HIV utilizza per attaccare le cellule del sistema immunitario.”

“E John Scott è guarito grazie a questo trapianto?”

“Diciamo che non ha più i sintomi dell’ AIDS, ma non è da escludere un ritorno della malattia. Il virus è pur sempre dentro il suo corpo, pronto a ritornare in vita.”

“Però, questo caso potrebbe aprire la strada ad una possibile cura contro l’AIDS.”

“Sì.” rise il medico Hutter. “Mi hanno già mandato centinaia di e-mail chiedendomi trasfusioni di sangue da soggetti con la resistenza all’HIV. Se questa cosa funzionasse veramente, questi soggetti resistenti diventerebbero i salvatori del genere umano. Pensi: ci sarebbe la fila di malati di AIDS a casa loro per cheidere un po’ del loro sangue! Come in un film sui vampiri!” e si lasciò andare ad una grassa risata.

Wyett non rise. Hutter si ricompose e tornò serio.

“Ma perché mi chiedete di John Scott? Si è messo nei guai con la legge?”

“E’ morto. Un vampiro gli ha succhiato la giugulare.”

***

“Bingo!” disse Williams lanciando un nuovo fascicolo. “Pare che il nostro Scott frequentasse il Circolo Rainbow. Ho incominciato le indagini a tappeto. Il gestore dice che Scott fu avvicinato da un uomo l’ultima volta che fu visto al Rainbow. Un tipo con un lungo cappotto nero e un cappello a falda larga che gli corpiva il volto. Dice che il tipo non era gay. Mah, non so come possa aver capito se il tipo era gay oppure no. Misteri del magico mondo dell’omosessualità. Comunque furono visti allontanarsi dal Rainbow a bordo di una Mercedes. Sto chiedendo i nastri delle telecamere di sicurezza del parcheggio. Siamo sulla strada giusta Wyatt. Tu, trovato qualcosa in quel laboratorio di ricerca?”

“Il dottor Hutter ha ricevuto centinaia di e-mail di gente malata di AIDS che chiedeva un trapianto di sangue. Ho chiesto una copia di back-up.”

“Perché? Cosa hai in mente?”

“Forse l’ipotesi vampiro non era poi così assurda.”

Williams strabuzzò gli occhi, il sorriso sarcastico sparì dal suo viso.

***

“Edward Phillips Mulligan. Siamo risaliti al proprietario della Mercedes. Un avvocato di 42 anni originario del Wisconsin, ma non è residente qui a New Haven. A quanto pare anche il signor Mulligan è malato di AIDS.” il sorriso di Williams era sparito da qualche giorno dal suo viso.

“Ed ecco qui una sua e-mail spedita al dottor Hutter.” disse Wyatt leggendo direttamente dal suo PC.

Gentile Dott. Hutter,

sono in quella che si può definire la fase terminale della mia malattia. Nonostante gli antivirali che sto prendendo da cinque anni l’AIDS mi sta distruggendo. Ho saputo del caso miracoloso accaduto a quel giovane del Connecticut dopo il trapianto di cellule staminali. Volevo sapere se era possibile prenotarsi per la lista d’attesa per il trapianto.

Grazie

Distinti saluti

Edward Phillips Mulligan

“Hutter risponde così.”

Gentile Sig. Mulligan,

sono spiacente di informarla che non abbiamo in programma nessuna lista d’attesa per il trapianto di cellule staminali. Quella che è stata pubblicata fa soltanto parte di una ricerca scientifica. E la guarigione del ragazzo è ancora tutta da dimostrare.

cordiali saluti

Dott. Jeremiah Hutter

“La seconda e-mail di Mulligan è alquanto diversa dalla prima.”

Dott. Hutter, Lei non capisce che cosa potrebbe significare per me quel trapianto. Io ne ho estremamente bisogno!! Può almeno indicarmi i nomi del donatore e del trapiantato?

Mulligan

“Il dottore risponde.”

Sig. Mulligan,

i nomi dei pazienti sono strettamente confidenziali e non possono essere resi pubblici.

“E qui entra in gioco la segretaria del Dott. Hutter. Pare che sia stata lei a dare il nome di John Scott a Mulligan. Denaro: 10000 dollari in contanti per una sbirciatina ai records.” Wyatt fece una pausa. “Voglio vedere questo Mulligan adesso.”

***

Wyatt prese un respiro profondo prima di entrare nella stanza degli interrogatori. Non aveva mai visto un malato terminale di AIDS ma si aspettava il peggio. Aprì la porta e vide un uomo sui 40 anni seduto su una sedia. Giacca e cravatta eleganti, portamento austero e sicuro di sé. Un sorriso beffardo gli scavava il volto da orecchio a orecchio. Rimase stupefatto: si era aspettato qualcosa di diverso.

“Mulligan.”

“Sì, sono io ispettore.”

“Sa per quale motivo è stato arrestato?”

“Certo. Per l’omicidio di John Scott.”

“Come si dichiara, colpevole o innocente?”

“Colpevole ovviamente!” il sorriso beffardo si ingigantì ancor di più.

Wyatt rimase di stucco. Non sapeva che rispondere.

“Lei mi sta dicendo che si dichiara colpevole dell’omicidio di John Scott? E questo che mi sta dicendo?”

“Sì, mi pare evidente che sia stato io.” uno dei suoi canini brillò alla luce del neon.

Wyatt deglutì a fatica e si passò inconsciamente la mano sulla gola. Ora che lo guardava meglio sembrava dimostrare 30 anni, mai aveva visto un uomo in così buona salute.

“Saranno minimo venti anni di prigione, Sig. Mulligan.”

Allora Mulligan infilò una mano nella tasca interna della giacca. Tirò fuori una foto Polaroid e la poggiò sul tavolino. C’era un uomo, o meglio una larva di uomo, su un letto di ospedale; intubato e con gli occhi spenti persi nel vuoto. La data era di dieci giorni prima. La cartella clinica alla base del letto dava il nome di Edward Phillips Mulligan.

“Non importa. Ho già vinto la mia battaglia.”

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15 commenti

Archiviato in spunti di lettura e scrittura

15 risposte a “Out for blood

  1. Complimenti. Scrivine ancora su questa falsa riga per farne una raccolta meritevole di pubblicazione. Son sicuro che avranno successo e che, probabilmente, saranno racconti efficaci per installare nei lettori il buon meme della “necessità” della ricerca.

  2. eh, ma se era intubato come ha fatto ad andare ad ammazzare l’uomo provetta?

  3. Massimo Carlotto ti fà un baffo complimenti. 😉

  4. silvio

    Fantastico!!!!!! se questo l’hai scritto in mezz’ora, in un’ora cosa fai un romanzo? che ne dici di scriverne altri?

  5. mica male? giusta però l’esservazione del ferrarista

  6. emax

    bravo! vista la crisi di posti di lavoro hai fatto bene a trovare un’alternativa 😛
    appena posso me lo leggo tutto

  7. Per Luca

    Mavalàlàlàlà!

    Per il ferrista

    Ecco bravo! Hai trovato il punto debole del racconto. Ma non avevo voglia di correggerlo. 😀

    Per Gians

    Massimo Baffotto mi fa un carlo!

    Per Silvio

    E’ una cosa scritta in modo estemporaneo, nata per caso. E’ divertente così, niente romanzi.

    Per Emax

    E già, un’ideale geniale darsi alla scrittura di questi tempi! 😀

  8. Tempo impiegato bene altrochè. 😉

  9. too little too late.
    a quest’ora alla glaxo stanno già impiantando le rotative 😀

  10. laperfidanera

    Be’, bisogna anche dire che bere del sangue non corrisponde esattamente a subire un trapianto di staminali..
    😉

  11. Be’ sì certo! 😀
    Ma il bello della fantascienza è proprio perché si può giocare su queste cose.

  12. Per i critici razionalisti del racconto di Fabristol: se ci si lascia trasportare dalla narrazione certe incongruenze non si notano. Molti grandi scrittori del passato che scrivevano in fretta per via dei tempi di consegna all’editore hanno fatto di peggio (tipo personaggi che muoiono due volte, ecc.). E sono grandi scrittori. Uno per tutti: Balzac.

  13. Ecco Fabristol come Balzac. Mi piace come slogan. 😀

  14. Attendiamo il prossimo capitolo della tua Comèdie Humaine.

  15. Hemingway si è suicidato
    popingna, stai forse augurando del male al nostro caro martziano?

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