Punti di vista sul genio

Il punto di vista di un collettivista:

“There’s no such a thing as the intellect. A man’s brain is a social product. A sum of influences that he’s picked up from those around him. Nobody invent anything, he merely reflects what’s floating in the social atmosphere. A genius is an intellectual scavenger and a greedy hoarder of the ideas which rightfully belong to society, from which he stole them. All thought is theft. If we do away of private fortunes, we’ll have a fairer distribution of wealth. If we do away with genius, we’ll have a fairer distribution of ideas.”

“Non esiste alcuna cosa come l’intelletto. Il cervello di un uomo è un prodotto sociale. Una somma di influenze che ha preso da coloro che sono intorno a lui. Nessuno inventa alcunché, egli [l’uomo] semplicemente riflette ciò che sta fluttuando nell’atmosfera sociale. Un genio è uno spazzino intellettuale e un avido accaparratorre delle idee che appartengono per diritto alla società, dalla quale le ha rubate. Tutto il pensiero è furto. Se eliminiamo le proprietà private, avremo una più giusta distribuzione delle ricchezze. Se eliminiamo il genio, avremo una più giusta distribuzione delle idee.”

Il punto di vista di un individualista.

“An inventor is a man who asks ‘Why?’ of the universe and lets nothing stand between the answer and his mind.”

“Un inventore è un uomo che chiede ‘Perché?’ dell’universo e non lascia che rimanga nulla tra la risposta e la sua mente.”

Ayn Rand Atlas Shrugged

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43 commenti

Archiviato in libertarismo, spunti di lettura e scrittura

43 risposte a “Punti di vista sul genio

  1. Roba assai complicata questa. Il primo punto di vista mi pare una caricatura, il secondo un’aspirazione.

  2. Atlas Shrugged è un romanzo di fantascienza utopica dove gli USA divengono uno stato socialista (un po’ come 1984 di Orwell). E oltre a socializzare la proprietà privata viene deciso a tavolino di socializzare anche la cultura, perché gli intellettuali avrebbero rappresentato un problema alla socializzazione. E di questo che si parla nel primo pezzo per giustificare la statalizzazione dei brevetti e dei copyright.
    Nella seconda parte invece hai ragione tu: uno dei protagonisti aspira a capire i perché del mondo.

  3. Luigi

    Non capisco però in che cosa esattamente consista il punto di contrasto tra il primo e il secondo punto di vista. a colpo d’occhio sembrano compatibili.

  4. juhan

    Sono con Peppe. Ma messa così mi sembra una cerripicatura, è il caso di informarsi, almeno di farci su una googlata?

  5. Per Luigi

    Bè il contrasto mi pare evidente. La Rand ha scritto un romanzo di 1200 pagine su questo contrasto! 😀
    Nel primo punto ci troviamo davanti all’idea che la mente di un uomo appartiene alla società e che il genio è un ladro a cui bisogna tarpare le ali. Nel secondo caso ci troviamo di fronte ad una visione prometeica, titanica, nietschana dell’uomo.

  6. Luigi

    Non conosco Ayn Rand. Mi sembra interessante. Non mi risulta ci siano pubblicazioni in Italia. Anche il tema è interessante. La filosofia e la scienza hanno naturalmente una organizzazione economica e sociale non trascurabile. Non trascurabile nel senso che dal tipo di organizzazione dipende la sua produttività, e il tipo di organizzazione è in parte dettata da ciò che noi pensiamo sia la ricerca.

    C’è però una confusione di fondo. Non necessariamente parlare di collettivismo della scienza e della filosofia significa parlare di collettivismo al livello di organizzazione istutuzionale. Penso che sia almeno compatibile da un lato enfatizzare l’aspetto sociale della ricerca, dall’altro sostenere organizzazioni liberale. Ti faccio un esempio, oggi la filosofia analita si muove in un orizzonte collettivistico (non ci sono più i geni di una volta, ma professionisti più o meno bravi) ma anche in istituizioni accademiche per lo più liberali. Al contrario, la filosofia continentale si muove in un orizzonte individualistico (il filosofo si chiude nella sua cameretta e produce libri) ma anche in istituzioni accademiche per lo più stataliste.

  7. Luigi è un discorso lungo e complicato. Purtroppo io ho postato un pezzo di un discorso di un romanzo lunghissimo e quindi hai visto solo uno stralcio della trama. Per fartela breve nel primo pezzo uno dei futuri dittatori (è più complicato ma mettiamola così) decide di punto in bianco che la mente di ogni individuo appartiene allo stato, perché gli intellettuali sono dei ladri. C’è un disprezzo della cultura e della ricerca e il genio viene visto come un elemento antisociale che va contro la collettività.
    Nel secondo pezzo invece c’è una esaltazione dell’individuo e del suo genio come la massima qualità dell’uomo.

    Il discorso che fai tu va un po’ per la tangente rispetto a questi temi. L’organizzazione della ricerca moderna è un prodotto sociale dove più persone e la società itneragiscono. Non siamo più ai tempi di Leonardo Da Vinci, quando esistevano i geni senza un’istituzione dietro.

    Comunque credo che l’errore sia mio in prima battuta: ho preso due pezzi di un romanzo poco noto e li ho associati mentalmente. In quel momento quando li ho letti mi sono sembrati antitetici e l’associazione brillante, ma ora rileggendoli forse non è così. Scusate.

  8. Luigi

    Al di là della aderenza ai contenuti del romanzo, quella distinzione occorre farla. Io l’ho esemplificata con la contrapposizione tra filosofi analitici e filosofi continentali. I filosofi analitici fanno un lavoro sociale scrivendo per lo più saggi brevi che non si reggono da soli ma in una rete di altri lavori, si correggono vicendevolmete gli scritti. Hanno capito che i migliori risultati della ricerca non sono quelli prodotti nell’isolamento del genio. Nello stesso tempo però prediligono inquadrature istituzionali di tipo liberale. Al contario, i filosofi continenatli sono individualisti, scrivono tomi nell’isolamento del genio, ma sembrano prediligere inquadramenti statalisti.

    trovo la cosa curiosa e interessante da osservare, al di là, ripeto, della aderenza al romanzo.

  9. credo che tu faccia molta confusione su ciò che significa “socialismo” avendone un’idea piuttosto superficiale ed ideologizzata.

    il primo pezzo è semplicemente ridicolo quando parla di furto

  10. Socialista eretico, questo è un romanzo di fantascienza non un’enciclopedia di politica. Anche 1984 di Orwell è ridicolo se visto sotto la stessa lente.

  11. più che romanzo di fantascienza , a me sembra una volgare opera di propaganda.

  12. Luigi

    Molti romanzi fantascientifici tematizzano l’individualismo e l’anti-socialismo. Per esempio Heinlein. Però Heinlein è molto popolare. La scrittrice in questione invece mi sembra più interessante.

  13. @LUIGI:

    in Italia circola il film di The Fountainhead (credo di averlo visto su rete4 o la7 qualche anno fa)

  14. Luigi

    mai visto! mai sentito dire! Comunque, se i contenuti sono antisocialisti lo avrai certamente visto su rete 4 mica su la 7 🙂

  15. Socialista ma se manco lo hai letto di che cosa parli?

  16. della frase che hai postata tu.

    ma prendendo spunto dal tuo ultimo commento , sono curioso: tu hai letto Rosselli , Marx e tutte le opere politiche di area socialista che critichi? quanti “libertarians” hanno letto gli scritti di autori socialisti?

    sul mio letto vi è “Impero” di Negri/Hardt , stanotte ne ho cominciato la lettura.
    Vuoi darmi la tua opinione?

    (a dirla tutta, io mi chiedo se si siano letti anche gli scritti dei propri caposcuola in area anarco-capitalista )

  17. @LUIGI :

    più che contenuti anti.socialisti, si avevano contenuti anti-parodia del socialismo
    e pipponi propagandistici come quello che vedi sopra descritto come “collettivista” .

    insomma la differenza tra uno scritto ideologico che ha bisogno di spiegare e caricaturizzare ed uno che descrive una realtà.
    ma del resto basta pensarci meglio: quanto immaginato dagli autori di questa area politica sta diventando realtà?

    quale è il grado di collettivizzazione della società?
    quale la possibilità reale che il pensiero venga espropriato anzichè essere brevettato?

    anche da queste cose si vede , se non l’abilità, quantomeno l’attualità di uno scrittore.

  18. Stiamo parlando di un romanzo non di una corrente politica. Non mi azzarderei mai di parlare di un libro che non ho mai letto come Il Capitale di Marx.

    “insomma la differenza tra uno scritto ideologico che ha bisogno di spiegare e caricaturizzare ed uno che descrive una realtà.”

    Per Socialista eretico anche 1984 e La fattoria degli animali sono pipponi propagandistici.

  19. “Per Socialista eretico anche 1984 è un pippone propagandistico.”

    stile Radicali non si smentisce mai eh?

  20. se tu posti un estratto di un libro come “punto di vista di un collettivista” e “punto di vista di un individualista” stai dando due definizioni di qualcosa da due (supposti) punti di vista.

    Operazione del genere si fa o perchè si condivide lo scritto o perchè si trova buffo o insensato quanto espresso da quello scritto. Quale delle due ?

    Giustificare dicendo che è un romanzo non ha alcun senso.

    è sbagliata quantomeno la comunicazione!

    (non ricordo se il precedente commento l’ho postato come “maschile individuale”, nel caso sono sempre io… stavo scrivendo sul blog ed ero loggato)

  21. “stile Radicali non si smentisce mai eh?”

    ??

    “Operazione del genere si fa o perchè si condivide lo scritto o perchè si trova buffo o insensato quanto espresso da quello scritto. Quale delle due ?”

    Condivido eccome!
    Condivido anche quando Orwell fa parlare i maiali nella Fattoria ma questo non significa che corrisponda alla realtà. E’ una esagerazione, una metafora in un romanzo utopico fantascientifico. Se non capisci questa differenza…

  22. c.d.

    il paradosso e’ che gli oggettivisti supportano brevetti e copyright, cioe delle concessioni monopolistiche fatte dallo stato centrale con scopi socialisti in cui si rendono artificialmente scarse delle risorse per tenerne alto il prezzo: l’esatto contrario del laissez-faire capitalista.

  23. Infatti è una delle cose che non mi piacciono dell’oggettivismo.

  24. Ors

    @c.d.: i libertari più fighi infatti osteggiano apertamente brevetti e copyright: vedi Kinsella, «Against intellectual property»: mises.org/journals/jls/15_2/15_2_1.pdf

    @Luigi: della Rand, che non mi piace né come intellettuale né come romanziera, sono pubblicati tutti i libri, compreso Atlas Shrugged (La rivolta di Atlante) recentemente edita in tre scomodi volumi da Corbaccio

  25. Ecco perché io son figo. 😀

  26. Luigi

    @Ors
    grazie per le informazioni sulle pubblicazioni della Rand. Vedremo se è così cattiva come non sembra.

  27. Per chi pensa che ci troviamo di fronte a esagerazioni, a fantascienza vorrei riportare parte di un commento che ho trovato in un articolo dalle argomentazioni assurde e pericolose:

    “Un soggetto che campa di rendita sulla mera proprietà di case che non ha costruito, non ha progettato, che ha semplicemente ereditato, cioè sono diventate sue unicamente per effetto della morte del vecchio propietario, a cosa serve? è un soggetto inutile, un parassita, che non contribuisce in nessun modo al benessere della società nella quale vive.”

    Questo pezzo sarebbe potuto essere un dialogo preso da Atlas Shrugged di Ayn Rand. Eppure l’ho letto il 14 Marzo del 2010 in un sito italiano.

  28. per socialista eretico:

    A sostegno di quanto dice Fabristol riporto un commento che tempo fa (quando ancora esisteva) avevo letto sul forum ufficiale del Partito dei Comunisti Italiani (Pdci) che mi aveva molto colpito:
    «(…) Un’ultima cosa sul concetto di merito. Noi, intendo come me praticamente tutti i Marxisti-Leninisti, non neghiamo affatto il “Merito”. Faccio però solo notare che l’esasperazione della meritocrazia produce effetti controproducenti. E’ bene premiare il merito, ovviamente, ma la premiazione del merito non deve diventare l’umiliazione degli altri. Il meritevole ha comunque bisogno dell’accettazione del suo merito da parte di TUTTI. Se premiare il merito significa umiliare quelli meno meritevoli, puoi star certo che gli umiliati non saranno più disposti a riconoscerti il tuo merito… Anche questo è “natura umana”…»

    Indubbiamente all’interno del pensiero politico indicato con il termine “socialismo” esistono varie correnti, quindi non so quale tipo di socialismo tu ti rifaccia…
    Il commento sopra riportato sicuramente non sarà rappresentativo del pensiero di ogni persona che politicamente si riconosce nel socialismo, ma sicuramente i marxisti-leninisti sono dei collettivisti e per quella che è la mia esperienza mi è capitato spesso, durante conversazioni con persone di orientamento politico differente dal mio, in alcuni casi anche con amici stretti, di confrontarmi con posizioni di questo tipo.

  29. Gohan, ma allora sei ancora vivo! Che è successo? Sono felice di rivederti. 😀

  30. Grazie… Sì, sì, sono vivo!:-)

    Ho smesso di scrivere un po’ perchè nell’ultimo anno ho avuto problemi di natura personale e un po’ perchè ho perso quasi ogni interesse nei confronti della politica…

  31. Amadeus

    Ciao Fabristol,
    Vedi che succede a gironzolare per il Web!
    Mi sa che io e te abbiamo in comune anche un blog che parla di Calcio……
    Poichè sono un appassionato di arte ( molto più che di calcio ), e dal nickname capirai anche di quale arte in particolare, mi ha colpito molto che ci fosse un blog sulla tematica del “Genio” che chiaramente mi ha sempre molto interessato.
    Personalmente ho sempre considerato il Genio uno che reinterpreta il mondo secondo le proprie categorie, fornendo a chi vive nel suo tempo, ma anche e soprattutto a chi verrà dopo, un aiuto per interpretarlo ed una consolazione o uno stimolo per viverlo meglio: da questo punto di vista il genio è quindi una individualità eccezionale che si rivolge alla società che lo circonda ma soprattutto a quella che verrà, non ne darei quindi una interpretazione troppo “sociale”, nel senso temporale del termine, o addirittura “socialista”, anche perché spesso il genio è socialmente un emarginato, e la cultura socialista o Marxista Leninista che tende al livellamento, chiaramente non lo ama. Lo stesso Genio Scientifico, il più delle volte, agisce per chi verrà dopo di lui, oppure fornisce chiavi interpretative che possono essere esplorate meglio dagli uomini delle generazioni successive.
    Diverso il discorso relativo al “meritevole” che non è un genio ma semplicemente uno più bravo degli altri che in alcuni tipi di società, tipo quella anglo sassone di solito emerge, nella nostra ( intendo dire quella italiana ) solo se fa parte del giro giusto o se ha il papà messo bene.
    Un saluto e a presto
    Leo

  32. Ehm mi sa che ti confondi con un’altra persona. Io di calcio non ne capisco una cippa! 😀

  33. Amadeus

    Ah Va bene, evidentemente avete in comune il nome, l’origine sarda e la città di residenza, comunque complimenti per i temi trattati e per la tua attività scientifica…

  34. In generale trovo troppo estreme entrambe le posizioni. Ma in questo esempio mi trovo totalmente in sintonia con quella individualista.
    Penso che altruismo e solidarietà siano valori fondamentali della natura umana e non solo. Ma asserire che genio e proprietà sono furti è – a mio avviso – un’aberrazione.

    Complimenti per i temi che stai trattando ultimamente.

  35. Neurobi, altruismo e solidarietà vengono prima dell’invenzione dello stato, così come l’etica e la morale vengono prima dell’invenzione della religione.
    Essere anarchici poi non significa essere egoisti. Anzi, semmai è proprio il contrario.

  36. Amadeus, c’è un tipo col mio nickname che ha un account su Flickr. Non so per quale motivo usi il mio nickname e a questo punto vedo che lo sta usando anche da altre parti…

  37. Amadeus

    Probabilmente è questo il motivo del “qui pro quo”, non so se puoi approfondire la questione e risolvere la confusione perché non sono molto ferrato sulle procedure web ed affini…
    per il resto sono d’accordo con la tua visione Kantiana dell’Etica ( di cui altruismo e solidarietà sono un aspetto ) come preesistente alla società: Il problema nasce proprio da quanto di libertà sei disposto a rinunciare in cambio di sicurezza all’interno di uno Stato Sociale: La visione liberale classica che origina da Locke da spazio a più libertà, quella totalitarista ( alla base dei totalitarismi di questo secolo ) di Hobbes, scambia la libertà con la sicurezza e genera il mostro di Leviatano.
    In generale penso che il liberalismo per essere produttivo di effetti virtuosi debba tendere all’anarchia e lasciare la solidarietà alla coscienza dei singoli, ma poiché come diceva Hobbes “Homo Homini Lupus” il mercato senza controllo finisce per tendere naturalmente al monopolio, con il prevalere dei più forti sui più deboli, ed una società senza contrappesi finisce per essere iniqua: diciamo che l’Anarchia è un lusso che funziona solo come tendenza utopica ma sul quale non puoi, direi per definizione, costruire una realtà di convivenza.
    Grazie per l’ospitalità.

  38. L’anarchia è un’utopia siamo d’accordo ma io penso che si possa andare politicamente verso un’utopia anche se non la si raggiunge al 100%. Mi spiego: faccio l’esempio della Morte. La sconfitta della Morte è un’utopia ma è pur sempre il nemico numero uno dell’uomo e si fa di tutto per limitarla o allontanarla dal punto di vista temporale. Ecco, lo stato non potrà mai essere sconfitto completamente ma la lotta contro di esso rimarrà sempre un obiettivo giustificabile e moralmente giusto.

  39. Per quanto riguarda il tipo che usa il mio nickname, sinceramente non so che dire. Gli avevo mandato una e-mail tempo fa chiedendogli perché avesse il mio stesso nickname e mi ha detto che una sua amica brasiliana pronunciava in quel modo il suo nome, Fabrizio, e da quel giorno tra gli amici è famoso con quel nomignolo. Certo che è una coincidenza incredibile..

  40. Amadeus

    In effetti come coincidenza è più unica che rara…ma notoriamente nella vita succedono cose più strane di quelle che si riescono ad immaginare…..
    Per il resto sono assolutamente d’accordo sul fatto che limitare Leviatano sia un obiettivo giusto e moralmente valido, ed infatti considero l’Utopia dell’Anarchia come l’unico faro di ogni possibile liberalismo che sia tale non solo a chiacchiere..

  41. Luigi

    Una situazione in cui non si muore mai è una situazione molto simile a quella di un celebre film. Capisco cosa si intende col non morire mai o col vivere per sempre. E possono anche capire perché una simile situazione è desiderabile. Non mi è invece del tutto chiara la situzione in cui non c’è lo stato. è una situazione in cui non ci sono leggi?o è una situazione in cui le leggi non sono scritte, sono solo orali poniamo? in cui non c’è il monopolio della forza e quindi ciascuno ha il suo esercito personale? o forse è una società in cui non ci sono armi e quindi non si pone nemmeno il problema del monopolio? in cui, pur essendoci le leggi, queste non sono accompagnate da sanzioni? è quella in cui c’è la convivenza e non il matrimonio? potrei continuare all’infinito. nell’anarchismo vedo un problema, anzi due. il primo non è tanto l’utopia, alla quale si può risponde asintoticamente, quanto la mancanza di una descrizione chiara di ciò che è una situazione senza stato (almeno tanto chiara quanto quella della vita senza morte). il secondo: nessun uomo ha sperimentato la vita senza la morte (nemmeno Gesù), mentre gli uomini, in epoche e culture diverse, hanno sperimentato quei tratti che ho sopra richiamato nel tentativo di descrivere l’anarchismo. e questo mi sembra indicativo nella misura in cui vogliamo guardare la storia in un’ottica più o meno progressiva o regressiva.

  42. Per Luigi

    Mmm… anarchia non significa anomia (cioè mancanza di norme). E poi nell’immaginario collettivo anarchia è associata al caos, ma in realtà significa manzanza di governo, ma esistono sistemi anarchici ordinati. Ma esistono milioni di esempi di sistemi ordinati ma senza governo. Pensa ad internet, un non-luogo senza governo; pensa ai mercatini di strada in molti quartieri popolari; pensa al libero mercato dei prodotti; e pensa alla stessa costruzione di città, di termitai e formicai, all’assemblamento delle molecole organiche ed inorganiche, ecc. sono tutti “sistemi emergenti” che si autoregolano. Cerca sistema emergente su wiki.
    Detto questo lasciando perdere l’anarchia totale al 100%, di cui io non sono un grande fan, uno stato minarchico si occuperebbe solo di difesa, sicurezza, giustizia e a seconda dei casi di sistemi sanità ed educazione di base. In realtà a me non dà fastidio uno stato che dà servizi. Io chiedo solo che i cittadini possano scegliere tra il servizio statale e quello privato. Io voglio potere scegliere se dare i miei soldi della pensione allo stato o ad un ente privato; alla sanità pubblica o privata. E guardate che esistono vantaggi e svantaggi a seconda delle esigenze per qusti casi. Cioè non è detto che la gente scelga di pagare solo per i servizi dei privati. E poi può esistere anche il pubblico senza stato. Quante associazioni non profit organizzano servizi per il pubblico anche senza lo stato! Cioè comunità di quartiere il cui scopo è il benessere della stessa comunità che si autotassano, ma che non hanno bisogno di un leviatano che sta a migliaia di chilometri comandato da centinaia di migliaia di burocrati. L’organizzazione dei servizi può essere indipendente dallo stato.

  43. Luigi

    Altrove ho argomentato a sostegno di un sistema educativo totalmente non statale, includendo l’educazione di base. Comunque, direi di fare attenzione a presentare certe idee, anche perché in un paese come il nostro, in cui il liberalismo non gode di ottima salute, se lo rappresentiamo, comunichiamo etc. nei termini di una lotta continua asintotica contro lo Stato, si rischia di renderlo ancor più antipatico. Credo che sia più conveniente, ma anche più aderente alla realtà, presentarlo come fautore di un tipo di Stato contro un altro tipo di Stato. Anche il liberismo si può rappresentare non tanto in termini quantitativi (meno leggi…), ma in termini qualitativi (leggi di un certo tipo contro un altro tipo). Per esempio, togliere il reato di falso in bilancio, nell’ottica quantitativa significherre un’operazione liberista (perché è una legge in meno dello Stato nel mondo degli affari), nell’ottica qualitativa, quella da me preferita, non è affatto liberista, forse è addirittura anti-liberista.

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