Polo, Montecristo, Ulisse, Kipling e Kurtz

Ieri ho passato una gradevole serata con lui e altri 120 italiani qui a Bristol. La 102esima pizzata del nostro intorno al mondo. La quantità di italiani qui nel sudovest è così grande (circa 50000) che si è dovuto mettere un limite di 120 persone. Il gruppo era abbastanza omogeneo: ragazzi tra i 25 e i 35 anni, universitari o appena usciti dall’università per lavorare in aziende. Il cappelluto Severgnini è una persona gradevole e simpatica. Ci sa fare con le persone e soprattutto coi giovani. E’ un giornalista schietto e che non usa mezzi termini. Dopo la pizza (disonore massimo alla pizzeria italiana che ha osato servire pizze con l’ananas!) si è alzato e ha trovato una buona posizione dove tutti potessero sentirlo. Si è parlato del più e del meno, delle tragicommedie che succedono in Italia, della nostra situazione all’estero ma soprattutto della percezione che hanno gli ialiani di noi all’estero. Abbastanza pessima diciamo. La percezione che hanno molti di questa nuova emigrazione (o pendolarismo internazionale) delle menti italiane degli ultimi anni (un fenomeno patologico, non fisiologico) è riassumibile in due correnti: 1) di cosa si lamentano questi ragazzi all’estero? Hanno lavoro, carriera, denaro quando noi dobbiamo essere schiavizzati e dobbiamo subire maltrattamenti, gerarchie e lavoro precario;  2) beati voi che siete all’estero, deve essere tutto meraviglioso, un paradiso in terra, vi invidio!

In genere chi fa parte di ambedue le correnti di pensiero non ha mai messo un piede all’estero. Basterebbe solo guardare questo spot per rendersi conto di come la percezione dei ricercatori all’estero sia completamente sbagliata.

Lasciando perdere questo discorso, ora vi spiego il titolo di questo post. Severgnini ci ha detto che ormai ha individuato 7 categorie di italiani all’estero (ne ha nominate solo 5 però) e questa classificazione mi è piaciuta molto. Forse anche perché l’ho sempre saputo ma non riuscivo a dare i nomi alle varie categorie. In ordine di numero di appartenenti all’estero ci sono: i Marco Polo, i quali vogliono andare all’estero per conoscere, viaggiare e scambiare conoscenze; poi ci sono i Montecristo, cioè quelli che evadono, che scappano da situazioni di lavoro, universitarie o paesane terribili; gli Ulisse invece sono quelli che hanno varcato le frontiere per amore; poi ci sono i Kipling, cioè i colonizzatori che diventano manager, imprenditori e conquistano una città; i Kurtz invece, come il personaggio di Cuore di tenebra di Conrad, sono dei mostri che una volta all’estero pensano di essere delle divinità in delirio di onnipotenza e trattano gli indigeni come schiavi e i compatrioti come vassalli del proprio regno (questa categoria è tristemente molto rappresentata in America latina e nell’Europa dell’est).

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9 commenti

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9 risposte a “Polo, Montecristo, Ulisse, Kipling e Kurtz

  1. Nella classificazione per fortuna non vengono citati i Corleonesi, a volte (spesso) gli italiani all’estero devono fare fronte anche a questi pregiudizi.

    ps, da me ho provato a spiegarmi.

  2. Nihil

    La sesta possono essere i Paride, che all’estero si fanno guidare dalla bacchetta da rabdomante biologica (e spesso sognano di riportare la propria Elena esotica a casa loro da mammà e spaghetti). Particolarmente diffusi in Scandinavia.

  3. Snem

    Sono curioso di sapere le altre due categorie.
    Bella questa de i Paride 🙂

  4. Per un volta mi accorgo di non convidire con Severgnini soltanto la fede interista. La sua classificazione/descrizione mi trova d’accordo. Purtroppo i Kurz sono tantissimi non appena il reddito medio del paese ospitante è basso. La definizione degli Ulisse è incompleta: ci sono anche coloro che vanno all’estero per “amor di canoscenza”, come credo sia tu, Fabristol.

  5. Per quella c’è il Marco Polo. Diciamo che io mi sento un Marco Polo-Montecristo. 😀

  6. Isabella

    Vero, completamente in disaccordo sulla definizione di Ulisse. Le altre son carine.

  7. In effetti il viaggio di Ulisse aveva tra i suoi significati anche quelli di esplorare e conoscere. Poi insomma di Penelope non è che gliene importasse più di tanto visto che si trombava tutte le fanciulle che incontrava…

  8. Paolo

    Tu dovresti avere un libro di Severgnini, vero? 😀

  9. Infati! 😀 Peccato che il libro è a CAgliari se no l’avrei fatto autografare.

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