Gli incentivi statali visti sotto la lente libertaria

Cosa può dire un libertario su questa notizia, ovvero gli incentivi statali da 21 milioni di euro per acquistare elettrodomestici? Qual è il suo punto di vista? Una volta scoperto l’inganno dello stato cosa ci può dire dall’esterno?

Il concetto semplice semplice è questo:

lo Stato ti preleva forzatamente soldi tramite tasse, balzelli, IVA ecc. Poi usa parte di questi soldi (90%) per se stesso, per sopravvivere e continuare la sua propaganda ingannevole e per nutrire i parassiti (ovvero i politici, i burocrati ecc.). A questo punto entrano in gioco i parassiti più bastardi di tutti, ovvero i grandi imprenditori che, riuniti nella lobby più grande la Confindustria, pretendono parte del bottino. Cosa fanno? Si inventano “gli incentivi“. I politici in combutta con gli imprenditori (da cui riceveranno aiuti economici e politici per le elezioni) prendono il restante di quello che vi è stato preso dalle tasse e dicono: “Ora vi diamo tanti soldini così potete comprarvi quello che volete.” Traduzione: “Ora che vi abbiamo ciulato i soldi, ma facendovi credere che erano per il vostro bene, ce li dividiamo tra noi e gli imprenditori. Però vi diamo il contentino dello 0.0001% di quello che vi abbiamo dato così lo spenderete di nuovo per rimpinguare le casse dei nostri amici. In questo modo incassereremo il 100% di quello che ci avete dato fin dall’inizio.”

Una lavatrice che vi sarebbe costata 100 euro ora vi costa 150 euro e voi ora siete tutti contenti perché pensate di fare l’affarone.

In questo sistema diabolico chi ci guadagna? Ma è chiaro, solo gli sfruttatori, ovvero i parassiti dello stato politici e imprenditori. Chi ci perde? Gli sfruttati, ovvero tutti gli altri.

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41 commenti

Archiviato in da ridere, Italia provinciale, libertarismo

41 risposte a “Gli incentivi statali visti sotto la lente libertaria

  1. Snem

    I dati che usi (90%, 0.0001%) sono reali o è solo retorica?

  2. Retorica. Pura retorica!

  3. Snem

    Sono daccordo sulla questione incentivi. Retorica anche.

  4. Oh finalmente qualcosa su cui andiamo d’accordo! 😀

  5. Snem

    Non ti credere… sono d’accordo su molte più cose di quanto pensi!

  6. vincenzol

    Negli Stati Uniti le multinazionali la fanno da padrone influenzando molto di piu’ le decisioni del governo di quando puo’ una piccola impresa italiana. e allora loro che devono dire?
    Non voglio trovare una giustificazione, ma in questo caso forse non siamo la nazione messa peggio

  7. No non siamo la nazione messa peggio. E l’America non è certo un paese liberale, men che meno libertario, anzi. Lo stato americano è molto più oppressivo di quanto si pensi e non è di certo un modello a cui io mi ispirerei.
    Il mio non era una critica al sistema italiano ma al sistema degli incentivi statali presenti in tutti i paesi del mondo. Un sistema che arricchisce sempre i soliti e tutti gli altri ci perdono.

  8. Tecnicamente, un sistema economico che va avanti in questa maniera, si definisce “ad economia drogata”.
    Mi piace molto quello che dici, ma sono convinto che molti di quelli che ti approvano a parole, in realtà non comprendano appieno il significato e le conseguenze necessarie delle tue considerazioni.

  9. Certo un animalista vegetariano ad una grigliata di carne ha solo l’imbarazzo di scegliere quale invettiva lanciare per prima.
    Sei talmente contrario all’assetto politico-economico del pianeta che appare anche vano provare a discutere su un punto specifico.
    Alla fine mi pare tu contesti il concetto stesso di ricchezza di questo sistema.
    Non ho nè elementi nè convinzioni da opporti, solo l’impressione che il tutto sia sterile.

  10. Internet veloce per i giovani e internet col bastone per vecchi. Roba da pazzi. Scusa se su questo post riesco a opporre o forse a contribuire con una idea un pò diversa dalla tua. Mi chiedo infatti quale reale alternativa abbia un governo per far girare la moneta, se non restituendola in qualche forma ai cittadini. Certo su modi e percentuali concordo con te, ma il sistema di fondo non mi pare malaccio.

  11. ilferrista

    incentivi = evil

    incentivi = mediazione burocratica = inefficienza = spreco = evil

    il 50% del pil italiano è pubblica amministrazione ovvero mediazione nello spostare, prelevare, riallocare il restante 50%

    poi ci si stupisce se non c’è crescita

    se l’obiettivo fosse incentivare l’economia basterebbe ridurre il prelievo fiscale e non sui consumi, salvo per i beni di primaria necessità, ma sui beni durevoli.

  12. Per far riprendere il mercato automobilistico (per il quale, nel 2010, è previsto un crollo del 30%), basterebbe alzare la deducibilità fiscale per le imprese. Per far riprendere di botto il mercato immobiliare, basterebbe ridurre le imposte di registro, ipotecarie e catastali a un massimo del 5% e ridurre quelle sulla prima casa al 2%. Tra registro, notaio e mediazione, il costo d’un immobile lievita tranquillamente del 15 – 20%. Pensi di spendere 300,000 euro e invece te ne vanno via 360,000.
    Ma, come dice Fabristol, se si riduce l’incidenza dello Stato, come fanno i politici/gruppi finanziari/lobbies a reperire le risorse per acquistare il consenso?

  13. Gians, credo che ti abbiano risposto Ferrista e Lector. Chiediti perché se l’obiettivo è far andare avanti l’economia non si abbassano le tasse o si deregolamenta il sistema. E’ la cosa più ovvia no? Non c’è bisogno di un economista per capire che riducendo la pressione fiscale il mercato cresce. Eppure…
    Perché se lo si facesse i parassiti non potrebbero più vivere e il sistema cadrebbe come un castello di carte! Le tasse sono la pistola puntata alla tempia di tutti. Qualcuno riesce a vedere l’inganno finalmente?
    Gians quella lavatrice l’avresti potuta comprare a 100 euro, ma poi la comprerai ad un prezzo più alto per nutrire il sistema.

  14. Per ugolino

    Sì contesto il sistema nel suo complesso. Perché però dici che non si può parlare con me? Non c’è problema per me nel parlare con persone che la pensano in modo diverso. Anzi è un piacere. Forse è troppo rivoluzionario quello che dico?

  15. ilferrista

    gians, il governo non deve restituire.
    il difetto è nel manico 😀
    il governo deve chiedere quanto strettamente necessario al pagamento del servizio che presta.

    ti racconto un caso reale
    investimento su macchinario all’avanguardia, si decide di chiedere agevolazione ex legge 1329/65 che permette un contributo in conto interessi sul finanziamento a condizione che ecc.ecc.

    si paga azienda di consulenza per preparare tutta la documentazione necessaria a corredo della domanda ecc.
    contributo stimato in € 70k entro 6 mesi dalla presentazione della domanda.

    si paga imposta su registrazione del contratto di acquisto

    si paga il 12 per mille in imposta di bollo sulle cambiali (€ 30k)

    si attende risposta dell’ente che deve approvare ed erogare contributo.

    passano sei mesi

    l’ente dice che tutto è ok quindi la domanda è accolta, ma i fondi sono finiti. ciao ciao.

    l’anno successivo il fondo per i contributi viene rifinanziato, ma solo per le NUOVE domande.
    secondo te come funziona il circo?

    agevolazioni = evil

  16. Non ho detto e non intendevo dire che non si può parlare; sei anzi di agevole e stimolante lettura, cortese e arguto nelle risposte, e dialogare con te è senza dubbio piacevole.
    Occorre però, in una conversazione, che si parta da due punti distanti, ma almeno ipoteticamente avviginabili; non aspiro ad una sintesi Hegheliana, ma due monadi che si sfiorano senza possibilità di intrscambio mi sembra che non possano produrre nulla, in questo senso dico sterile.
    Di cosa parliamo se la tua critica è totale e senza appello; se anche cambiando qualcosa nel senso che dici tu, la condanna resterebbe tutta.
    Il sistema, che brutta parola, si cambia dall’interno o si abbatte; se accetti solo la seconda di cosa stiamo parlando?

  17. Snem

    “Il sistema, che brutta parola, si cambia dall’interno o si abbatte; se accetti solo la seconda di cosa stiamo parlando?”

    E aggiungerei che tutti problemi del “sistema” che ho letto finora qui possono essere risolti cambiandolo.

  18. Ugolino, il libertarismo nelle sue correnti più estreme è una filosofia politica rivoluzionaria, nel senso etimologico del termine: rivoluzione, eliminazione del sistema. Non prevede il cambiamento del sistema ma la sua eliminazione. Esistono correnti diverse all’intenro del libertarismo che forse andrebbero nella tua direzione, per esempio il minarchismo (o miniarchismo). Io sono tendenzialmnete un minarchico per dire. Il minarchismo prevede uno stato minimo che si occupi di sicurezza e giustizia. E basta. Secondo i libertari è lo stato la fonte di disparità nelle società umane; lo stato crea povertà e disuguaglianze; lo stato è responsabile della guerra; lo stato è usato da una minoranza di sfruttatori contro una massa di sfruttati.
    Comunque per me la cosa più importante non è cambiare il sistema (anceh perché non ho ricette miracolose e, al contrario di molte altre filosofie politiche, il libertarismo non prevede un paradiso in terra), ma far aprire gli occhi alle persone, far capire che lo stato non ha problemi ma è il problema. E nel bene e nel male ogni giorno dobbiamo farci i conti.
    Nel mio caso specifico ho sempre pensato che l’opzione migliore per i libertari e per gli anarchici in genere fosse il seasteading, ovvero la costruzione di colonie galleggianti sul mare. Un progetto che sta andando avanti in USA: http://seasteading.org/

    Il fatto è che per un libertario sono vietate la violenza e la coercizione. Quindi, se una comunità di persone è felice all’intern del suo stato socialista o fascista non vedo perché noi dovremmo rovinargli il giocattolo. Noi non chiediamo di distruggere il vostro sistema, chiediamo di uscirne!!

  19. Hai visto “Into the wild” di S. Penn?
    La suggestione è forte, ma la fine non incoraggia.

  20. Snem

    “Nel mio caso specifico ho sempre pensato che l’opzione migliore per i libertari e per gli anarchici in genere fosse il seasteading, ovvero la costruzione di colonie galleggianti sul mare. Un progetto che sta andando avanti in USA: http://seasteading.org/

    Davvero interessante, ci do un’occhiata. Ma in passato non ci sono già stati esperimenti del genere? Come sono andati a finire?

    Pensieri a bruciapelo: per realizzare un progetto del genere non è necessaria più organizzazione e controllo di quanto ce ne sia bisogno in uno stato? Non è che il tutto si limita alla creazione di una setta? Come si giustificherebbe sul piano teorico gli “scambi” con gli stati? Non è che si prende il meglio (risorse, innovazione, etc…) dal resto del mondo non preoccupandosi degli aspetti negativi? Una “colonia” del genere sarebbe autosufficiente? O sarebbe un’altra Dubai, Monaco, etc… artificialmente sostenute?
    Un’ultima osservazione: “Imagine if small groups had the capability to instead test their own ideas on a small scale and see what happens.” E che accade se le cose vanno male? Il resto del mondo, gli Stati, dovrebbero andare in soccorso? Because shit happens.

  21. gians

    Ringrazio Il ferrista e Lector per le argomentazioni dettagliate.

  22. @—>Fabristol
    Vorrei farti una domanda personale, alla quale, se vuoi, puoi anche non rispondermi.
    Sei fiscalmente residente in Italia o in GB? Ossia, fai la dichiarazione dei redditi lì o qui da noi?

  23. Per Ugolino

    E quindi? E’ la storia di un uomo che scappa dalla società per rifugiarsi nella natura. Ma che c’entra con il pensiero libertario? I libertari non sono dei misantropi asociali che vogliono staccare col mondo. E’ un cliché abusatissimo.

    Per Snem

    Esperimenti del genere sono falliti, vedi ll’isola delle rose, perché gli stati li hanno abbattuti.

    “per realizzare un progetto del genere non è necessaria più organizzazione e controllo di quanto ce ne sia bisogno in uno stato?”

    No. non c’è bisogno di alcun controllo se non quello del singolo sulla propria proprietà. Per quanto riguarda l’organizzazione quello che i libertari tentano di farvi capire è che organizzazione non è sinonimo di stato e che norme e regolamenti non sono sinonimi di stato. Così come l’etica umana esiste prima della religione, così lo è l’organizzazione delle società umane. I preti ti diranno che senza la religione l’uomo diventa barbaro, gli statalisti ti dicono lo stesso.

    “Non è che il tutto si limita alla creazione di una setta? Come si giustificherebbe sul piano teorico gli “scambi” con gli stati?”

    E’ una colonia che cresce come qualsiasi colonia umana. Ogni colonia poi può avere un backgrund culturale diverso: ci possono essere colonie collettiviste, altre ancora cattoliche o di scientology. Tutto dipende dal contratto che firmano gli aderenti. Se poi a qualcuno non piace più il contesto di una colonia se ne fonda un’altra.

    “E che accade se le cose vanno male? Il resto del mondo, gli Stati, dovrebbero andare in soccorso? ”

    Il bello dei libertari è che considerano la responsabilità individuale il più grande valore di ogni uomo libero. Se fai un errore a causa delle tue scelte ne paghi le conseguenze.

  24. Lector sono residente in UK e pago le tasse qui. E se è un modo per chiedermi se sono un evasore fiscale ti posso tranquillizzare. Pago tutte le tasse, perfino quelle sulla TV (la più facile da evadere) e non ho alcuna intenzione di fare altrimenti.

  25. Snem

    “Esperimenti del genere sono falliti, vedi ll’isola delle rose, perché gli stati li hanno abbattuti.”
    Per quello che ho letto su wikipedia, anche l’isola delle rose era uno Stato. Altri esperimenti?

    “per realizzare un progetto del genere non è necessaria più organizzazione e controllo di quanto ce ne sia bisogno in uno stato?”
    “No. non c’è bisogno di alcun controllo se non quello del singolo sulla propria proprietà. ”

    Questo è uno dei punti che non riesco a capire: chi decide la proprietà? una volta decisa cosa impedisce ad un altro di decidere diversamente?Cosa succede se le decisioni di un singolo sulla propria proprietà danneggiano gli altri?

    “Per quanto riguarda l’organizzazione quello che i libertari tentano di farvi capire è che organizzazione non è sinonimo di stato e che norme e regolamenti non sono sinonimi di stato. Così come l’etica umana esiste prima della religione, così lo è l’organizzazione delle società umane. I preti ti diranno che senza la religione l’uomo diventa barbaro, gli statalisti ti dicono lo stesso.”

    Ok, sto cercando di capire. Se esistono organizzazione e leggi, chi ne impone il rispetto? Con quali limiti? Dove?

    “Non è che il tutto si limita alla creazione di una setta? Come si giustificherebbe sul piano teorico gli “scambi” con gli stati?”
    “E’ una colonia che cresce come qualsiasi colonia umana. Ogni colonia poi può avere un backgrund culturale diverso: ci possono essere colonie collettiviste, altre ancora cattoliche o di scientology. Tutto dipende dal contratto che firmano gli aderenti. Se poi a qualcuno non piace più il contesto di una colonia se ne fonda un’altra.”
    Cioè una tribù? Se non ti piace una regola, puoi sempre esiliarti e creare una nuova tribù… fino ad esaurimento spazio? La storia ha molti esempi, non capisco come questo possa evolvere diversamente.

    “E che accade se le cose vanno male? Il resto del mondo, gli Stati, dovrebbero andare in soccorso? ”
    “Il bello dei libertari è che considerano la responsabilità individuale il più grande valore di ogni uomo libero. Se fai un errore a causa delle tue scelte ne paghi le conseguenze.”

    Anche questo non capisco: come giustifichi la responsabilità individuale se gli errori hanno conseguenze anche su altri?

    Mi dispiace, ancora non sono convinto, ma sono davvero interessato.

  26. @—>Fabristol
    “Lector sono residente in UK e pago le tasse qui. E se è un modo per chiedermi se sono un evasore fiscale ti posso tranquillizzare. Pago tutte le tasse, perfino quelle sulla TV (la più facile da evadere) e non ho alcuna intenzione di fare altrimenti.”
    Stai scherzando? Non mi permetterei mai neppure di alludere a una cosa del genere.
    Volevo solo metterti in guardia. Esiste una disposizione amministrativa (dunque non una legge!) che disconosce la residenza fiscale estera ai soggetti che “mantengono in Italia il loro centro di affetti”. Ti chiederai – giustamente – cosa voglia dire un’affermazione del genere. Ebbene, la paranoia criminale della burocrazia di questo nostro paese di m … è arrivata ad asserire che, se in Italia vivono i tuoi genitori, i tuoi fratelli, tua moglie, ecc., ecc., non importa se tu – per la maggior parte dell’anno – vivi e lavori all’estero, ci paghi le tasse, risiedi effettivamente lì. Il fisco italiano si arroga la possibilità di disconoscere questo stato di fatto, invertendo peraltro a tuo carico l’onere della prova, riprendendo a tassazione tutti i tuoi redditi e trattandoti come un evasore. Cosicché, secondo i nostri Soloni tributari, tu dovresti farti ritassare in Italia tutto ciò che percepisci – con sudore e immane sacrificio e allontanamento dalle tue radici – all’estero, considerando le tasse pagate lì solo un mero acconto rispetto a ciò che lo stato italiano pretende.
    Ti sembrerà incredibile ed alluncinante, ma è veramente così. Se non mi credi, fa una ricerca su internet.

  27. “Questo è uno dei punti che non riesco a capire: chi decide la proprietà? una volta decisa cosa impedisce ad un altro di decidere diversamente?Cosa succede se le decisioni di un singolo sulla propria proprietà danneggiano gli altri?”

    In una società anarcocapitalista la comunità esisterebbe in virtù della stesura di contratti tra privati (per esempio confinanti) e dalla protezione data dalle agenzie di sicurezza. Invece di pagare la polizia di stato paghi una polizia privata che si trova nel mercato. Nel primo caso non puoi scegliere il servizio, nel secondo sì. L’agenzia di sicurezza può essere pagata da un singolo, da un palazzo, da una serie di palazzi in una strada, da un quartiere o da una città. Nel mondo anarcocapitalista (ma anche minarchico) il territorio è diviso in moduli dinamici e indipendenti. Cioè il potere decisionale è gestito dalle comunità o dagli individui. E’ una cantonizzazione del territorio, come in Svizzera, ma senza un govenro federale. Questo sviluppa il dinamismo e la mobilità e, come in un sistema darwiniano, favorisce le comunità dove i servizi sono migliori e c’è più libertà. Le dispute vengono risolte con agenzie di arbitrato, o tribunali privati. Tu mi chiedi cosa succede se un’agenzia prende il monopolio della forza… be’ sappiamo cosa succede. Siamo già costretti da un’agenzia che ha il monopolio della forza, cioè lo stato. Cioè non può andare peggio di adesso. Solo che in un mondo cantonizzato se uno prende il monopolio della forza può essere spostarsi in un’altra comunità.
    Nel caso del seasteading il figlio di Friedman ha inventato il termine “geografia dinamica”. Moduli galleggianti (vere e proprie isole) che si collegano tra loro (parliamo di ettari di superficie). Le comunità si aggregano o disgregano a seconda delle esigenze. Non ti piace il servizio di quell’agenzia? O ne prendi un’altra oppure se pensi che il problema sia la comunità te ne vai con la tua proprietà.

    Comunque l’anarcocapitalismo non mi pare una soluzione stabile. Io preferisco il minarchismo anceh se questo soffre comunque dell’effetto Ratchet. Il minarchismo prevede un minigoverno votato da una comunità locale il quale preleva due sole tasse: una per la difesa e una per la giustizia. Gli abitanti residenti di quella comunità decidono di sottostare a questa condizione oppure se non gli aggrada si spostano in un’altra comunità. Il minarchismo va bene anche sulla terraferma, mentre l’anarcocapitalismo funzionerebbe, a mio parere, solo sul mare o sullo spazio.
    In effetti il libertarismo non ha come obiettivo il cambiare il sistema degli stati, ma semplicemente di trovare un altro posto dove vivere!

  28. Per Lector

    What the fuck!?!
    No non mi sembra possibile una cosa del genere. Ho chiesto in giro a decine di italiani lavoratori e nessuno paga le tasse in italia a meno che non abbia redditi, conti o proprietà in italia. Ma io sono un poveraccio!

    http://www.vostrisoldi.it/articolo/dichiarazione-dei-redditi-on-line-la-guida-per-i-residenti-allestero/2935/

  29. ilferrista

    fabri
    you don’t know the power of the dark side

  30. Ehi, piano! Era solo per citare un esempio di uscita dal sistema! (ci torno su alla fine)
    Scherzi a parte, il discorso del seasteading è interessantissimo; non vedo però perchè limitarsi al mare, anche i deserti, e tra poco lo spazio, possono essere frontiere possibili. Frontiere mi pare la parola chiave; i pionieri che andavano a ovest non erano forse dei proto-libertariani? Non è un caso che il prodotto finale del processo sia, per quanto in forma di stato, quello di più marcata ispirazione liberale (la realtà somiglia però molto a quella da te descritta).
    Io ci metto dentro un altro concetto da rivalutare in questa chiave: gli apolidi.
    Il riconoscimento dello status degli apolidi è anche il riconoscimento che l’appropriazione da parte degli stati di tutta la terra emersa non coincide con l’esclusione del preesistente diritto naturale di ciascun individuo di calpestarla e stabilirvicisi anche se non aderisce al contratto con gli altri.
    Questo per dirti che non sono contrario a questi ragionamenti in linea di pricipio, ma ritengo che debbano farsi con i piedi per terra, tenendo conto che veniamo da una storia millenaria che ha dato precise indicazioni.
    Non voglio dire che questo sia il migliore dei mondi possibili, e neanche che si debba essere costretti a subirne passivamente le costrizioni rinunciando alla propria individualità; però, se non si sceglie la via sovversiva, legittima, anche uscire dal sistema è un modo di cambiarlo dall’interno, e quindi richiede pragmatismo più che criticismo esasperato.

    Quanto alla misantropia, se da una parte posso dirti che, su tuo suggerimento, sto leggendo Nozick
    , ho appena finito il Sisifo di Camus, che invece investiga proprio sulla via intimistica all’uscita dal sistema; lui, per altro, conclude contro il suicidio, ma non mi ha convinto molto.

    Scusa la lunhezza, come vedi non intendevo dire davvero che con te non si può parlare.

  31. @—>Fabristol
    Leggi questo, se hai tempo e voglia; poi lo commentiamo.
    Chiaramente, la disposizione non è stata pensata per le persone che si trovano nelle tua condizione, bensì per soggetti come Valentino Rossi o Flavio Briatore. Tuttavia, essa è potenzialmente utilizzabile anche nei tuoi confronti, a semplice discrezionalità dell’Amministrazione o del soggetto che la rappresenta. E’ una maniera d’intendere il rapporto tra cittadino e Stato di chiara impostazione fascista, dove il cittadino è un suddito privo di diritti che può solo sperare di non incappare mai nelle maglie della burocrazia.

  32. Per Ugolino

    I deserti purtroppo sono di proprietà degli stati. Il fatto è che pure gli oceani non sono più sicuri. Uno stato potrebbe decidere unilateralmente che la colonia X è un pericolo per la propria sicurezza economica o morale. Infatti Patri Friedman, inventore del Seasteading consiglia di non portare in queste comunità droghe pesanti perché gli stati potrebbero prenderla come scusa per attaccare le colonie. Bisogna evitare anche il riciclaggio di denaro sporco altrimenti si viene bombardati. E’ una posizione pragmatica la sua, certo, però se incominciamo così dobbiamo limitare la nostra libertà perché dà fastidio agli altri? E allora a cosa è servito fondare una colonia libertaria?

    Per LEctor

    Grazie ora leggo. Infatti il rapporto tra cittadino e stato è di completa sudditanza. Una volta nato italiano lo stato ti sguinzaglierà i suoi segugi dovunque tu vada. Non c’è via di scampo. Sei proprietà dello stato, ovvero della collettività e questo fa paura.

  33. DS

    da qualche giorno, in merito a questa situazione ( http://26.media.tumblr.com/tumblr_l1a2ngxAIF1qakzdmo1_500.jpg ) mi chiedo come si comporterebbe una società libertaria. Secondo me l’assistenza e la sussistenza del protagonista sarebbero affidate a enti di beneficenza o fondazioni private, tu che ne pensi?

  34. Per DS

    Allora questo è uno dei temi più caldi ma anche più belli della questione libertaria. Molte persone hanno paura di una società senza stato perché pensano che verrebbe meno la solidarietà. Quello che il buon senso e l’esperienza ci dicono è che la solidarietà (uno dei più bei sentimenti umani) è indipendente dall’esistenza di uno stato. In effetti da quando esiste lo stato sociale le persone si sono completamente disinteressate agli altri perché tanto ci pensa lo stato. Il fatto è che lo stato non è efficiente e umano quanto una organizzazione volontaria. Quando vedi qualcuno in mezzo alla strada che mendica quello che pensi è: ma perché non va all’ufficio tal dei tali o a richiedere la pensione? E la propria cosceinza è a posto perché tanto lo stato mi ha già prelevato quel tot di soldi da devolvere a quelli come lui. Perché dovrei dargliene ancora?
    Prima di venire in UK la pensavo esattamente così: senza stato non può esistere solidarietà. Invece qua ho scoperto un mondo meraviglioso che è quello del volontariato, delle charity ecc. Esistono intere vie nelle città che sono dedicate alla carità. Qui a Bristol c’è una via lunghissima dove su ambo i lati ci sono i charity shops: amnesty, Oxfam, wellcome trust, evangelici, buddisti, ospizi, orfanotrofi ecc. La gente porta vestiti o oggetti usati oppure fa offerte e le charities li usano per i loro progetti. Ieri ho fatto charity per esempio: sono andato su internet e ho digitato charity Africa. C’era un Oxfam che aveva progetti per l’Africa e ho portato due buste di vestiti. Sapevo che quei soldi sarebbero andati lì, mi fidavo della Oxfam (una delle più importanti charity in UK). A breve dovrò traslocare e ho qualche libro da regalare alla Oxfam per l’orfanotrofio. non sono io che sono diventato supergeneroso o cosa. E’ l’intero Regno Unito così! Dalla mattina alla sera sei bombardato dalle associazioni di volotnariato per qualsiasi cosa. Nella mia facoltà si organizzano incontri di raccolta fondi, maratone a cui partecipano tutti (dai vecchi ai bambini). Qui a Bristol ce ne sono almeno tre all’anno. Si fa così: una persona decide di correre e chiede agli amici di sponsorizzarlo. La persona sceglie un progetto a cui devolvere tutti il denaro raccolto. Spesso se qualcuno ha avuto una morte in famiglia per qualche malattia allroa devolve i soldi per quella malattia.
    Qui la ricerca è per metà finanziata dal governo e per metà dai privati. La Wellcome Trust è la più grande charity per la ricerca biomedica. Parliamo di 20 miliardi di pound all’anno.
    Ma come, ci avevata detto che gli uomini senza lo stato diventaano barbari, insensibili? Come possono queste charity funzionare, pagare addirittura i propri volontari (in UK non esiste il volontariato gratuito) senza lo stato?
    Pensate al lavaggio del cervello che vi hanno fatto fin da bambini!
    Questo sistema funziona al meglio nelle comunità piccole, ecco perché la frammentazione localistica è uno dei punti cardine dell’anarchismo. Prima dell’avvento del welfare statale esistevano le casse comuni. Cioè ogni piccola comunità (villaggi, paesi oppure gruppi di operai di fabbrica) davano alla cassa comune 100 monete all’anno. Una cassa di previdenza comune insomma. Quando qualcuno della comunità aveva un problema di salute o finanziario poteva sempre usare i soldi della cassa. Le assicurazioni fanno cose simili. Poi è arrivato il welfare di stato che paradossalmente ha forzato queste casse di previdenza collettive a chiudere. In USA ci fu una legge negli anni 30 (Social Secutiry Act) che definiva illegali questi sistemi. Perché? Perché lo stato DEVE avere il monopolio della solidarietà!
    Nell’esperienza che abbiamo delle comuni anarchiche (certo queste sono collettiviste ma comunque sono senza stato) le persone non si sono mai scannate tra loro e la solidarietà era sempre il primo valore del gruppo!

    Il problema degli stati moderni è che sono delle strutture enormi dove i tuoi soldi rubati con le tasse vengono dati (forse) a qualcuno che manco conosci, passando prima per Roma. Non solo ma secondo la teoria loibertaria è lo stato la fonte di una buona fetta della povertà, della disoccupazione e della mancanza di crescita. Oggi siamo ricchi non grazie allo stato, ma nonostante lo stato. Siamo ricchi perché esiste un mercato semilibero, non perché c’è lo stato che guida l’economia. Tra l’altro senza stato non esisterebbero le guerre, prima causa di povertà e di miseria al mondo.

    In poche parole lo Stato ci ha reso disumani.

  35. DS

    grazie mille, sei stato esaurientissimo. Se non ti dà fastidio pubblico la tua risposta anche su Tumblr.

  36. Prego è un piacere! 😀

  37. m

    sinceramente non so se siano peggio gli incentivi per gli elettrodomestici o i bonus bebé.

  38. Benvenuto M,

    Forse gli incentivi per gli elettrodomestici sono peggio perché almeno i bonus bebé sono rivolti verso il benessere di un essere ancor in fasce, innocente e senza responsabilità, mentre per il primo si tratta solo di un imbroglio e di un truffa degli imprenditori per rubare i soldi a tutti.

  39. m

    in realtà infatti gli incentivi per gli elettrodomestici sono come i bandi regionali per le imprese, quelli grazie ai quali poi possono assumere persone cui non versano stipendio (pagano solo i contributi); ma vabbe’, nessuno denuncia e alle regioni va bene …

  40. Pingback: Sul rapporto tra imprenditoria e stato | Who is John Galt?

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