Il Dna è un software che costruisce il suo proprio hardware

Purtroppo non ho avuto molto tempo per poter scrivere sulla cellula sintetica di Craig Venter. Ho tanti pensieri nella testa e prima o poi li butterò giù sul blog. Molti hanno minimizzato quello che è successo parlando di niente più che di trapianto di DNA in una cellula ospite, ma come spiega in modo eccellente Giuseppe Regalzi qui:

“Ora, a cosa serve il Dna di un organismo? Sappiamo tutti che «controlla» la cellula, ma in che modo? La risposta è che il Dna dirige la sintesi proteica: funge in un certo senso da «stampo» per le proteine che compongono la cellula e la fanno funzionare. Cosa è successo allora al batterio cui Venter ha sostituito il genoma? In un tempo relativamente breve, le sue proteine originali, man mano che si usuravano, venivano sostituite da proteine nuove e diverse, costruite a partire dal Dna artificiale, e dunque, per quello che conta, artificiali esse stesse. Alla fine della cellula di partenza non restava praticamente più nulla. Inoltre la cellula si riproduceva, dividendosi in cellule figlie, in cui le proteine della cellula originale erano sempre più diluite, fino a raggiungere concentrazioni omeopatiche. Quando Venter è andato a guardare, la piastra su cui si trovava l’originario M. capricolum conteneva una colonia di M. mycoides, nella versione modificata. Di nuovo: cellule artificiali, non semplicemente naturali con un cuore artificiale.”

Sono perfettamente d’accordo con Giuseppe. E, se posso aggiungere, questo non fa che convalidare la teoria del gene egoista di Richard Dawkins, ancora valida e sempre moderna anche dopo 40 anni dalla sua prima enunciazione. Per noi biologi la teoria del gene egoista rappresenta un po’ la teoria unificatrice della biologia. Per quanto esistano sicuramente falle, dubbi e eccezioni (ma la biologia non è fatta di eccezioni?), riesciuamo a dare spiegazioni a qualsiasi fenomeno biologico (dal micro al macromondo) alla luce della teoria del gene egoista.

Ci sarebbero milioni di cose da dire sulla vita sintetica, ci penseranno scrittori e registi di fantascienza nei prossimi anni. Vorrei tornarci comunque in futuro.

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13 commenti

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13 risposte a “Il Dna è un software che costruisce il suo proprio hardware

  1. Ti leggo sempre con piacere! Alla fine, qual e’ la differenza fra naturale e artificiale? E’ una linea sottile che col progredire della tecnologia si sta assottigliando sempre di piu’, finche’ la gente non capira’ che questa linea non esiste (“Tutto e’ santo! Non c’e’ niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tientilo bene in mente).

    Ah, la biologia e’ fatta di eccezioni solo perche’ (per ora) per spiegarla e capirla usiamo semplificare troppo.

  2. “Ti leggo sempre con piacere!”

    Grazie! 😀

    Quella dell’eccezione è una massima che mi sono inventato quando ero ragazzino: non riuscivo a trovare delle regole che potessero essere condivise da tutti i sistemi ed essere viventi. Ogni giorno si scoprono sempre nuove forme di vita, nuovi sistemi che vivono al di là dei limiti che ogni volta imponiamo alla vita. D’altronde esiste una deifnizione veramente esauriente di vita? La sola esistenza dei virus mi fa venire le vertigini: a metà tra la vita e la non-vita.
    E alla fine sono giunto alla conclusione che la biologia non è fatta di regole ma solo di eccezioni. Ed è questo chela rende affascinante, per quanto noi uomini sentiamo l’esigenza di creare ordine, regole, leggi unificatorie ecc.

  3. mashiro

    “Tutto e’ santo! Non c’e’ niente di naturale nella natura, ragazzo mio, tientilo bene in mente.”

    Pasolini docet!

  4. “Quando la natura ti sembrerà naturale tutto sarà finito e comincerà qualcos’altro, addio cielo, addio mare…Guardati alle spalle, che cosa vedi eh? Ha forse qualcosa di naturale? No, è un’apparizione quella che tu vedi alle tue spalle, con le nuvole che si specchiano nell’acqua ferma e pesante delle tre del pomeriggio. Guarda laggiù, quella striscia nera sul mare lucido e rosa come l’olio eh? Quelle ombre di alberi e quei canneti eh? In ogni punto in cui i tuoi occhi guardano è nascosto un dio e se per caso non c’è, ha lasciato lì i segni della sua presenza sacra, o silenzio, o odore di erba, o fresco di acque dolci…”

  5. Non sapendo assolutamente nulla di dna, cellule e quant’altro, a me incuriosisce la posizione della chiesa su questo argomento.

  6. Già, tutta la vita è costruita intorno a un gene che a sua volta è anche un costruttore. Che importanza può avere chi lo ha messo li a lavorare? L’importante è che assolva il suo compito, perseverando nella sua evoluzione. Il confine tra artificiale e naturale è solo questione di punti di vista!
    Attendo con impazienza gli approfondimenti che hai promesso! E’ un piacere leggerti.

  7. A pensarci bene, il DNA è anche (stato in origine, verosimilmente) l’unico software che coincide col suo hardware.

    Riguardo alle critiche mosse al lavoro di Venter, eccezion fatta per quelle infondate e mal argomentate alla Assuntina Morresi, credo che non si riferissero solo ad una questione di traduzione di geni. E’vero quanto asseriscono Fabristol/Regalzi, ad un certo punto effettivamente la cellula prodotta ha materiale proteico neosintetizzato, e quindi codificato dai geni sintetici, pertanto in questo senso si tratta di vita artificiale. Tuttavia il vero nodo credo che sia il fatto che il DNA sintetico sia di fatto una copia di quello “naturale”. Cioè: se io so che per il Bacillus Fabristoli il genoma è A+B+C+D+E in sequenza, mi basta affinare la tecnica per riprodurre esattamente la stessa sequenza che farà verosimilmente le stesse cose del genoma “naturale” (il che non è ovviamente cosa da poco, e questo già sarebbe un ottimo risultato per il lavoro di Venter). Però se prendo il genoma del Bacillus Giardiensis, la sua sequenza sarà ad esempio A+K+D+L+N, per cui potrò ottenere lo stesso risultato solo se conoscerò la sequenza di origine.

    Credo che questa critica parta da un punto di vista che identifica la possibilità di una vita artificiale con l’aver intuito diciamo il pattern minimo alla base della “vita”, cioè in questo esempio di non aver di fatto compreso la logica alla base di ABCDE o di AKLDN.
    E quando si parla di “vita” le virgolette sono d’obbligo, alla luce di quanto Fabristol scrive in un commento, proprio perché il concetto di vita è vago ed i virus stanno lì a ricordarcelo.
    In sostanza per dirimere ogni dubbio su queste critiche bisognerebbe teoricamente ripercorrere esattamente le tappe di evoluzione di un gene per poter arrivare a produrre ex novo integralmente una cellula dall’acido nucleico, ma questo non vuole di certo sminuire il risultato di Venter e colleghi, che potrebbe essere un buon punto di partenza.
    In fin dei conti credo che la dichiarazione “abbiamo creato la vita artificiale” sia da prendere esattamente come “abbiamo svelato il segrato della vita” alla scoperta di Watson e Crick. Diciamo che ci siamo avvicinati, di quanto lo sapremo solo in futuro, e questo è già un ottimo risultato.

  8. Giardia

    Dimenticavo, un aspetto che non si è tenuto in considerazione abbastanza, almeno sui giornali è che probabilmente quello di Venter è il primo passo verso una vera ed efficace terapia genica, ovviamente quando sarà possibile applicare la stessa procedura (o qualcosa di simile) agli eucarioti.

  9. Giardia hai ragione su quanto dici. Ma è anche vero che non possiamo creare un cromosoma senza una base già esistente. Per ora. In futuro, una volta compreso come funzionano i geni potremmo direttamente dire al computer di creare un essere vivente a partire dalle basi genetiche. Sarà molto difficile ma sono ottimista. Il fatto è che ad ogni base non corrisponde un gene e ad ogni gene non corrisponde necessariamente una funzione. Spesso è il complesso di geni a creare le funzioni.

  10. Neurobi che è successo al tuo blog?!

  11. E’ sospeso perché non ho nulla da dire. 🙂

  12. Ma no!! Un altro che chiude! Ma alla fine non rimane nessuno. Ma non è vero che non hai nulla da dire.

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