Cose che fanno pensare

L’altro giorno ho scoperto che il 20% dei progetti dell’INSERM (una sorta di CNR francese) sono guidati da italiani. Nonostante ormai mi sia abituato alla diaspora dei ricercatori italiani al mondo (ne ho incontrati centinaia e non esiste un dipartimento universitario nel globo che non abbia almeno un italiano), un brivido mi ha percorso la schiena. Si parla sempre di fuga dei cervelli. In realtà ormai si dovrebbe parlare di diaspora: centinaia di migliaia di italiani, spesso le migliori menti sulla piazza, che emigrano. Numeri da capogiro che competono solamente con le emigrazioni storiche di popolazioni in fuga da guerra o persecuzione. Non esiste un equivalente odierno in occidente se non quello dei polacchi nelle isole britanniche o dei rumeni in Italia. Ho più amici ed ex-colleghi italiani all’estero che a Cagliari dove sono nato e ho studiato. Una frase del genere potrebbe essere nella bocca di un irakeno, un curdo o un armeno. Ed è questa accomunanza con le altre diaspore che mi fa venire i brividi.

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14 commenti

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14 risposte a “Cose che fanno pensare

  1. e con le ultime novità di Tremonti resteranno in Italia solo gli over 60. Che triste(o) Paese,

  2. La morosa del mio coinquilino, geofisica, è andata a fare un dottorato a Barcellona. Facendosi anche le pare perchè aveva qua a Trieste già una borsa (tipo la metà dei soldi che prende là) in una struttura che tra l’altro si finanzia a metà con commesse private.
    Direi che invece ha fatto benissimo a partire, visto che questa è stata considerata un “ente inutile” da Tremonti e verrà chiusa…

  3. Corrado

    Meno due alla partenza.
    E se potrò, anche io seguirò la via dei cervelli in fuga.
    Non ho legami sentimentali che mi tengano qua, ora.
    E potrei dare una mano alla famiglia molto più che stando qui, magari dare a mio fratello chances di studiare all’estero.
    Mi spiace per l’Italia, ma non vedo miglioramenti all’orizzonte. Non per almeno una ventina di anni.

  4. per questo l’Italia è un paese in irrimediabile declino. Forse è quello che serve che sia.

  5. A quanto pare, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste (di cui parlavo sopra) che era stato inizialmente classificato come ente inutile è stato “salvato”.
    Rimane lo sconcerto per l’approssimazione di questa lista di proscrizione, e anche la mentalità per cui si vogliono eliminare strutture competenti ed efficienti (che hanno già contatti con l’impresa) per accentrare le competenze al CNR (come si voleva fare in questo caso).

  6. Stefano

    La caratteristica piu preoccupante del brain drain italiano e’ la propensione al ritorno, o meglio a non tornare proprio. Questa e una fuga da un sistema profondamente antimeritocratico e corporativista ma soprattutto da un paese alla deriva.

    Molti colleghi “europei” vivono la permanenza all’estero in maniera completamente diversa dagli italiani (un caro amico si considera al confino). Personalmente la vivo come un costo/opportunita’ e la tecnologia, fondi di ricerca, stipendio e liberta’ che trovo qui compensano i “costi” del lasciare indietro comunque molto.

  7. ilferrista

    l’ostracismo dei padri gaudenti.
    e guai a toccare i “diritti acquisiti” sennò è “macelleria sociale”

    il problema dell’italia sono le piaghe da decubito.

  8. Tranquillo, Mistretta a Cagliari è sempre rettore. 😉

  9. Corrado

    nono… Mistretta dovrebbe aver abdicato.

  10. Si Corrado, hai ragione, ma un simile impero davvero sarà indimenticabile. 😉

  11. No no mistretta è ancora al suo posto.. “finché morte non lo separi” dallo scranno. Monarchia assoluta accademica perpetua.

  12. Corrado

    Come no?
    Ero sicuro di sì… aveva rinunciato in anticipo alla carica ed erano state fatte nuove elezioni(il mandato sarebbe scaduto comunque da là a pochi mesi)…

    Difatti:
    http://www.unica.it/pub/2/index.jsp?is=2&iso=92

    A meno che intenda dire che Melis è il fantoccio di Mistretta.. questo è possibile ma non ne so nulla.

  13. Qualcuno puo’ darmi dei numeri? Nel senso: numero di ricercatori/professori/etc. all’estero? (idealmente in percentuale, cosi’ possiamo confrontarlo con gli altri paesi… e anche contare quanti siamo).

  14. Avevo delle statistiche un tempo. Mi ricordo che rimasi impressionato dal numero ma ora non me lo ricordo. Nell’ordine delle decine di migliaia comunque. Ma, ricordati che quei numeri si basano sulla registrazione all’AIRE. Ho incontrato centinaia di ricercatori qui in UK e in Svezia e meno del 10% erano iscritti all’AIRE. C’è un sommerso del 90%! Più tutti quelli che lavorano in industrie, compagnie o ristoranti, bar, negozi ecc. La recente emigrazione è paragonabile a quella del dopoguerra anche se ha caratteristiche sociali diverse. La prima emigrazione era costituita da persone con bassa istruzione e nessuna specializzazione. Ora quasi esclusivamente con alta-altissima istruzione.
    Per darti dei numeri a cui appigliarti ho scorso l’elenco del FENS, la conferenza europea di neuroscienze. Su 500 nomi italiani più di 100 venivano da università non italiane: più del 20%. Ma è una stima approssimativa. Non è detto che tutti gli italiani delle università europee vadano al FENS. E la più grande comunità è sicuramente quella americana.
    E, empiricamente, basterebbe aprire un sito di una università estera a caso e si troverebbero almeno due-tre ricercatori o professori italiani.

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