Un nuovo fronte

Da quando il creazionismo organizzato è riuscito a far entrare la diatriba sull’evoluzione nell’agenda politica, la scienza ha perso ogni possibilità di vittoria. Sul terreno della politica e dei mass media la scienza perde qualsiasi battaglia perché non si basa come le prime due sul consenso o sul numero di voti ma sull’evidenza e sul metodo scientifico. Stesso discorso per il global warming, un altro dibattito viziato dalla discussione politica. Ora dopo creazionismo e global warming è arrivato nelle aule del parlamento un nuovo topic: l’omeopatia. Ieri al parlamento britannico sono stati letti in una pubblica seduta i risultati di una pubblicazione che dice che i preparati omeopatici sono efficaci nella cura contro il cancro. Non andrò nei dettagli della pubblicazione (orribile, neppure uno studente del primo anno di biologia avrebbe potuto accettarne la pubblicazione), se volete potete leggervi un ottimo debunking qui. Vi basti però sapere che questo paper è stato pubblicato con un numero di esperimenti pari a due. Avete capito bene, 2. Non c’è bisogno di essere esperti in statistica per sapere che non si può fare alcuna statistica con un numero inferiore a tre. Tutti gli scienziati lo sanno. Statistica? Questa sconosciuta: da nessuna parte si parla di p value, significanza ecc. Si parla di effetto senza dare la prova statistica di quest’ultimo! Non solo ma sia la soluzione per il controllo che il preparato omeopatico uccidevano le cellule! Il controllo dovrebbe essere inerte altrimenti non è un controllo.

OK, non vorrei annoiarvi, ma quello a cui vorrei arrivare è che questa merda di pubblicazione è stata accettata da almeno tre reviewers. Nel mondo delle pubblicazioni scientifiche si usa il peer-review, un metodo ampiamente accettato di controllo della qualità delle pubblicazioni. Com’è possibile che sia stato pubblicato? Semplice, il peer review non funziona sempre e dovrebbe essere cambiato o integrato. Un sistema per cui si premia la quantità di citazioni piuttosto che la qualità. Spesso però ci si autocita, si viene citati da amici o si preparano reviews con le autocitazioni di tutta la propria carriera più vari altri trucchetti tecnici. Non solo ma spesso le bozze vengono date ad incompetenti, ignoranti o sbadati. E per quanto si tenti di usare l’anonimato ci sono delle aree scientifiche dove solo due o tre gruppi lavorano e quindi l’anonimato non esiste!

Michael Brooks ne parla oggi sul New Scientist.

Credo che sia giunto il momento per due decisioni importanti all’interno del mondo scientifico:

1) per prima cosa bisognerebbe rivedere il sistema che assegna la qualità delle pubblicazioni e magari renderlo più complicato.

2) bisognerebbe fare qualcosa contro l’omeopatia prima che sia troppo tardi. L’omeopatia sarà il creazionismo del futuro. Si sta già politicizzando, si sta già organizzando intorno a fedelissimi e ad una base di persone sempre più grande. E’ dentro le università, molti medici ne fanno uso. E’ un problema grave da affrontare immediatamente prima che sia troppo tardi. Qui in UK sta scoppiando la polemica da settimane dopo che qualche deputato ha chiesto di tagliare i fondi ai cinque ospedali omeopatici (uno anche a Bristol) del Regno Unito. Ma ci sono già i difensori dell’omeopatia tra le sedie del parlamento. che  daranno battaglia. Ci saranno commissioni d’inchiesta, la società si polarizzerà tra bianchi e neri come scimmiette nella jungla. L’abbiamo già visto col creazionismo e il global warming.

Non facciamo gli stessi errori del passato, per piacere.

Annunci

30 commenti

Archiviato in scienza, tristezze

30 risposte a “Un nuovo fronte

  1. Conoscevo una che soffriva di un brutto raffreddore allergico. Ogni anno a primavera spendeva una fortuna in visite e rimedi omeopatici. Poi il raffreddore le veniva lo stesso e la massacrava ma lei era contenta e diceva: “pensa cosa sarebbe stato se non avessi fatto la cura”.

  2. Davvero una brutta gatta da pelare. Sono proprio curioso di vedere dove si andrà a parare.
    Personalmente credo che l’unica via plausibile sia di costringere gli ospedali omeopatici a riportare le statistiche (le statistiche, appunto) dei risultati.
    Si potrebbe obiettare che, ammesso che gli omeopati(sti) accettino di studiare le procedure con la statistica, i risultati sarebbero “zero significatività”.
    D’accordo, ma loro direbbero “e chi se ne frega? Io voglio continuare a credere in quelle che voialtri chiamate favolette stregonesche, quindi ciccia”. Si può toglierne loro il diritto?
    La partita si dovrebbe giocare sul lungo termine, far capire che ogni procedura (ufficiale o alternativa) bisogna valutarla in termini di probabilità di successo (a sentire i fans dell’omeopatia mi sembra che questo concetto non sia troppo chiaro); lo so non è una cosa facile, in quanto le vie “alternative”sono tipicamente presentate come la “vera soluzione che non vi hanno mai voluto raccontare, perché Big Pharma ecc…”.
    Tuttavia mi sembra l’unica via percorribile. Non di certo la via del “la comunità non può pagare per scelte bizzarre” perché la risposta sarebbe “anch’io pago per i farmaci che NHS compra, ma non li uso. Sono forse meno cittadino-che-paga-le-tasse di voi?”.
    Concordo pienamente col punto 1 e ripeto che per il punto 2 dovrebbe stare alla scienza saper(si) presentare in modo obiettivo e forse più convincente.
    In fin dei conti uno Stato (cioè i cittadini) sa quanto spende o ha speso per decenni e quali sono i risultati ottenuti ed il fatto che preferisca pagare maggiormente un NHS basato sulla medicina ufficiale, e meno quello sull’omeopatia è perché ha storicamente valutato il beneficio in misura di gran lunga superiore.
    Forse si potrebbe separare la voce di spesa sulle tasse che ciascuno paga e chiedere al cittadino a quale via preferisce afferire. Così giusto per garantire una scelta libera.
    In sintesi, boh? 😀

  3. “Si può toglierne loro il diritto?”

    Si perché non sono scienziati o medici. E’ come se la cubana che fa voodoo pretendesse di essere chiamata scienziata e di avere i soldi pubblici destinati alla sanità.

    Bisogna tracciare una linea una volta per tutte. I medici della mutua che prescrivono boccette di acqua devono essere radiati dall’albo. Non solo fanno sprecare denaro pubblico ma mettono a repentaglio la vita dei pazienti. Mi pare che un medico che dà una cura sbagliata consciamente ha delle responsabilità penali giusto?
    Tutti i finanziamenti pubblici che vanno all’omeopatia devono essere azzerati.

  4. Colgo l’esempio fatto da Winckelmann per sottolineare come, tra le altre cose, gli omeopatisti rinfaccino costi esorbitanti alla medicina ufficiale, quasi che una visita omeopatica costasse due lire (ho sentito di gente che spende dal guru centinaia di Euro, talvolta più di una visita specialistica) e che l’acquetta te la facciano pagare per…acquetta.

  5. Oppure si fa un’altra cosa: si elimina il sistema sanitario pubblico e si lascia fare tutto alla selezione naturale: i coglioni muoiono, le persone intelligenti sopravvivono.

  6. Madò come stai amaro !:D
    Lo so Fab, pure a me verrebbe da dire esattamente questo, però ti ritrovi subito davanti ad un “e tu chi ti credi di essere?”.
    Soprattutto, quando dicevo “loro”, mi riferivo non solo a chi le propone, ma soprattutto a chi usufruisce delle procedure omeopatiche. Che è il vero problema… per dire, la Vanna Marchi la puoi mandare in galera, ma se poi tutti si grattano quando passa un prete, il problema vero resta lì.

  7. No Giardia. Non mi possono dire “e tu chi ti credi di essere?”. La medicina o la scienza non sono delle piazze dove chiunque può entrare e dire la propria opinione. Come ho detto nel post non esiste democrazia nella scienza. La scienza aborre la legge della maggioranza. sono io a dover dire all’omeopata “e tu chi ti credi di essere?”. E’ lui che è entrato a casa mia. Lui può fare quello che vuole ma fuori dal mio campo. Ho sempre difeso Vanna Marchi per quel famoso processo. Almeno Vanna Marchi non chiedeva soldi pubblici e si faceva chiamare scienziata.

    Per quanto riguarda chi usufruisce delle pratiche omeopatiche ognuno è libero di ingogliare quello che vuole, ma fuori dalle strutture pubbliche e non con i miei soldi please.

    Quello che voglio dire è che bisogna tracciare una linea di demarcazione e su questo non ci deve essere nessuna esitazione.

  8. Ma infatti, la disputa omeopatia vs. scienza è proprio concettuale. E’esattamente come l’esempio che hai fatto nel post, creazionisti vs. evoluzionisti. E’ proprio per questo che la vedo molto dura venirne a capo. Loro non accetteranno mai la nostra visione, il nostro metodo, le nostre regole restrittive.
    Si pongono come “visione differente”, a mio parere fondata sulla volontà di dare una risposta facile (nei casi di minor malafede) alla realtà che noi riteniamo più verosimilmente spiegabile col metodo scientifico.

  9. “bisognerebbe fare qualcosa contro l’omeopatia”.
    proibirla, per esempio.
    e non mi vengano a raccontare che gli omeopati sono bravi perché ti ascoltano; se paghi almeno centoventi euro anche il medico vero ti ascolta.
    ma hai ragione, il problema si potrebbe risolvere con la selezione naturale. sempre che non ti vengano a dire che la selezione è una balla, e che è una qualche divinità (o gli spiriti degli antenati, che è la stessa cosa) che guida il mondo.
    in ogni modo, basta coi denari pubblici ai ciarlatani!

  10. Marco, proibire non serve a niente. E’ una parola brutta, veramente brutta. Ognuno faccia quello che vuole ma non con i soldi della pubblica sanità.

  11. ma certo: non penso che proibire sia mai una soluzione (magari no nera chiara l’ironia).
    però una campagna che spieghi che l’omeopatia è acqua fresca non solo sarebbe costosa, ma si scontrerebbe con un atteggiamento fideistico che sarebbe difficilissimo modificare (ne ho già scritto tempo fa).
    anche se poi ciascuno è libero di non curarsi: purché però sappia cosa sta facendo (e non usi a sproposito il denaro pubblico).

  12. Asfidanken

    Un confronto fra il dott. Boiron (sì, quello dell’azienda farmaceutica che produce omeopatici) e il prof. Garattini:

    http://video.corriere.it/?vxSiteId=af93f391-342b-4a64-9f9c-b3923872f90e&vxChannel=Salute&vxClipId=2524_b54f59a6-68cf-11df-9742-00144f02aabe&vxBitrate=300

    Ammirate la retorica e le fallacie logice del dott. Boiron. Sono, queste, le argomentazioni che il pubblico poco informato (gran parte, diciamolo) approva più facilmente, perché richiamano immagini evocative, seducenti, romantiche. Poco importa se a queste belle parole non corrispondono dei fatti, il consumatore vuole essere coccolato, mica gli importa dei protocolli di un esperimento. E se voi gli togliete la pillola magica che lo fa sognare, lui vi dirà che siete ammanigliati con Big Pharma, il Nuovo Ordine Mondiale, i Rettiliani, il Signoraggio e le Scie Chimiche.

  13. Secondo me ci sono due distorsioni che rendono possibili queste cose.

    Una è il finanziamento pubblico (o la stessa esistenza del concetto di “pubblico” a essere duri e puri) che per sua natura attira inevitabilmente inefficienze e balordaggini. E l’omeopatia è una enorme balordaggine, liberi di sceglierla si intende, ma non con i soldi che mi vengono rubati per “il bene comune”. Mi spingo anche a dire che il successo di molte terapie alternative sia dovuto in gran parte alla stessa sanità pubblica che deresponsabilizza l’individuo finché questo non distingue più un taxano dal guscio diluito di un crostaceo…

    La seconda distorsione è la peer-review. Gli scienziati sono uomini, sono diversi tra loro, alcuni sono dei geni, molti degli incapaci. Non si capisce perché debbano essere considerati ugualmente capaci di valutare un lavoro. Ho sempre sostenuto l’istituzione di agenzie di review in competizione fra loro (sullo stile della giustizia decentralizzata rothbardiana) in cui tu che vuoi vedere il tuo articolo pubblicato paghi per una review l’agenzia che ti puoi permettere (più o meno rinomata per qualità delle review, per la capacità di divulgazione, etc…). Si eliminerebbero molti scienziatucoli e l’ormai diffusa pratica di scrivere centinaia e centinaia di articoli con contributi minimi, se non imprecisi o statisticamente risibili giusto per vedere aumentate le proprie citazioni.

    Ciao, ottimo blog 🙂

  14. Notare come per screditare la parte avversaria chiamino la medicina “medicina tradizionale”, cioè un qualcosa riferito al passato. Loro rappresentano il moderno e il progresso. Come se la scienza progredisse per mode. Se un principio è valido è valido sempre indipendentemente da quando è stato scoperto o sviluppato.
    Poi parlano di medicina ufficiale. Una descrizione che implicitamente dà l’idea di qualcosa di ortodosso, deciso dall’alto, da complottisti della domenica insomma.
    Parlando in questi termini non fanno altro che dimostrare la loro ignoranza riguardo a come funziona la scienza. La scienza non è centralizzata ma delocalizzata e le scoperte e le decisioni vengono prese in modo anarchico. La scienza è un sistema emergente che si autoforma per errori e selezioni successive. Un processo evolutivo di tipo darwiniano insomma.

  15. Grazie Atrabile. 😀

    In effetti il peer-review potrebbe funzionare meglio con un sistema che hai descritto tu. L’altro giorno leggevo su Nature un raccontino dove si ipotizzava un Darwin venuto dal passato ai giorni nostri. Darwin rimaneva shockato dal sistema di selezione delle pubblicazioni e diceva: “Un mondo dove viene premiata la quantità invece della qualità.”

  16. @—>Fabri
    La mia odierna posizione in merito è la seguente:
    Un mondo d’imbecilli non ha diritto d’esistenza ed è giusto che venga rimpiazzato da una specie dominante più degna di tale nome.
    Se, come giustamente osservi, “sul terreno della politica e dei mass media la scienza perde qualsiasi battaglia perché non si basa come le prime due sul consenso o sul numero di voti ma sull’evidenza e sul metodo scientifico”, allora debbo forse io rompermi i marones per una massa di cerebrolesi?
    Che se la godano pure col loro creazionismo, col loro I.D., con la loro “acqua biologica”, con l’omeopatia, con la medicina tradizionale cinese, con le vibrazioni dei minerali, con Joseph Ratzinger, con la Sindone, coi segreti di Fatima, con Lourdes, con gli esorcismi di padre Amorth, con la loro negazione del Global Warming, con la loro lotta ai metodi anticoncezionali, con l’ostracismo nei confronti della moderna ricerca biochimica, ecc. ecc. ecc.
    Per quanto mi riguarda, che vadano tutti a fare in c……… hiesa!
    Ciao e buon week-end.

  17. Kirbmarc

    Anche oggi la qualità del peer review dipende dalla qualità della rivista che pubblica gli articoli.

    Che rivista ha pubblicato i voli di fantasia ignorante degli omeopati? Magari una “vanity press”, di quelle che pubblicano qualsiasi cosa purchè chi la vuole pubblicare paghi?

    “Da quando il creazionismo organizzato è riuscito a far entrare la diatriba sull’evoluzione nell’agenda politica, la scienza ha perso ogni possibilità di vittoria.”

    Per l'”uomo della strada” forse. Non ho MAI conosciuto un biologo serio, credente o meno, che blateri di Intelligent Design. Leggo di storici, medici o filosofi che lo fanno, ma non di specialisti.

    E lo stesso vale già per l’omeopatia: ci sono filosofi, medici e “letterati” che la sostengono, molti comuni cittadini ci credono, ma gli specialisti la ritengono, giustamente, un buco nell’acqua.

    Il fronte non è nuovo, il fronte è sempre lo stesso: quello dell’ignoranza scientifica (che magari si ammanta di sofismi di chi ha leggiucchiato Benedetto Croce, Husserl e Feyerabend).

    La gente comune sa poco o nulla di metodologie scientifiche, statistica, applicabilità e valore dei risultati. Lo stesso, purtroppo, vale anche per molti giornalisti, “opinionisti” e esperti dei media.

  18. Kirbmarc

    A proposito: le facoltà italiane sono stracolme di gente che “pascola” per otto, dieci anni, prende una laurea e a stento si ricorda di cosa voglia dire peer review.

    Non mi sorprende che i medici della mutua consiglino farmaci omeopatici…

  19. Io confido che se riesce ad estranearsi dalle influenze degli interessi economici e politici, anche la revisione paritaria potrebbe diventare un buon metodo per discernere le verità. Nell’attesa occorre arrangiarsi…

  20. z3ruel

    Questo è quello che succede quando si “socializza” un servizio.

    Il video Garattini-Boiron merita di essere diffuso. Boiron è meglio della Wanna Marchi (^_^)

  21. Kirbemarc, la battaglia persa di cui parlo è quella con l’opinione pubblica, coi media, con la gente. Per quanto riguarda uomini di scienza che credono all’omeopatia ho già parlato in un altro post di un paio di medici di mia conoscenza…

  22. Kirbmarc

    Quella con l’opinione pubblica è una battaglia persa in partenza. La razionalità può poco contro gli incubi della morte e della malattia, specialmente in una società come la nostra, dove morte e sofferenza vengono nascoste, rimosse.

    I progressi della medicina giocano a suo sfavore: più migliora la qualtà delle cure più aumentano le aspettative dell’opinione pubblica. La “gente” finisce per volere cure miracolose a costo basso, praticamente zero.

    L’omoeopatia promette miracoli (addirittura, in certi casi, la cura per il cancro, la “peste” del Ventunesimo secolo) a costi, tutto sommato, moderati.

    L’unica soluzione sarebbe, appunto, eliminare le sovvenzioni pubbliche. Le cure inutili sparirebbero presto, travolte dalla concorrenza.

  23. “Loro rappresentano il moderno e il progresso”:
    hahnemann era nato un anno prima di mozart. e l’omeopatia si è fermata lì.

  24. A livello di educazione scientifica di massa stiamo tornando a passo di gambero verso il Medioevo, e questa è una gravissima responsabilità delle istituzioni statali mondiali. Quando in affari storici un tizio se ne dovesse uscire dicendo che Napoleone non è un personaggio realmente vissuto verrebbe deriso e sbeffeggiato persino dalla gente comune, oltre che ignorato o preso sonoramente per i fondelli da qualunque titolista di giornale, fino anche a quello di parrocchia. Invece quando c’è gente che spara minchiate in affari di scienza trovi il giornalista che ci fa un articolo serio su, probabilmente ritenendo che la sua ignoranza in materia sia una sorta di vanto o fiore all’occhiello, ben diversa dalla “vergognosa” ignoranza in materie classiche. È questo che deve cambiare prima o poi.

    Persino i varietà sono coscienti di questa loro ignoranza: ti mandano spesso l’intervistatore in giro a chiedere quale sia la capitale di Parigi per sbeffeggiare il povero passante che la ignora, ma mai che osassero deridere il passante che non conosca la prima legge della dinamica: probabilmente perché non la conoscono nemmeno gli autori.

  25. @ me stesso
    la capitale di Parigi

    Ha! ha! merito un bel “sei un asino”!

  26. m

    @giardia: gli omeopati fanno esperimenti fallaci con cognizione di causa, non che loro sappiano come si fanno e sbagliano di proposito, ma perché fare le cose col culo è il loro metodo di adeguarsi a quella merda di metodo scientifico dal quale sanno bene tutti che loro sono esenti.

    per dirne una una pubblicazione di un po’ di tempo fa ( CICAP insegna 🙂 ) mostrava un esperimento fatto con due campioni da un migliaio di animali (?) ciascuno, cui venivano somministrati un farmaco e un placebo; da ogni campione ne venivano selezionati 6, e dai 12 fortunati si traevano le conclusioni. è stato tutto pubblicato, per dire che spesso non hanno bisogno nemmeno di truccare i dati.

    @marcoboh: già, ma la gente in genere non conosce le date, poi ricorda che tutto è nel calderone di cose che si sono sviluppate anche successivamente ( piramidologia, magnetoterapia, biofotoni, rete di hartmann, le calamite che purificano l’acqua … ), che quindi sono molto più “moderne” 🙂

  27. @ m
    Il punto che intendevo sollevare è che il nodo più difficile da sciogliere, in merito alla vicenda sollevata da Fabristol, non è tanto la questione omeopatia vs. medicina in sé, quanto il fatto che si possa decidere più o meno liberamente tra l’una e l’altra, a prescindere dall’efficacia.
    Che l’omeopatia abbia un metodo di valutazione-diciamo-bislacco lo do per assolutamente assodato (concordo pienamente con l’incazzatura di tutti contro l’autorevolezza che si dà a questi trattamenti a base di….acqua!) e tra l’altro la questione doppio-cieco o comunque di “oggetivabilità” dei risultati è di per sé deducibile dall’esistenza (e dell’efficacia) della medicina veterinaria, nonché dalle terapie pediatriche/psichiatriche/d’emergenza/neurologiche, tutte condizioni in cui di certo l’effetto placebo si annulla.
    Il problema è che se uno decide di preferire l’acquetta alla clorpromazina, che si fa?

  28. m

    @giardia: che lo si lascia fare. si può – si deve ! – fare divulgazione, si possono informare le persone, però se si “proibisce” a uno di curarsi con gli omeopatici fioriranno i complotti su come “la scienza ufficiale censuri le voci minoritarie”.

    in germania è proibito ostentare svastiche – anche a scopo di protesta, senza autorizzazione – e molto spesso si sente di baldi ariani che pestano ragazzine; proibire funziona.

  29. Quasi a fagiolo capita questo sondaggio fatto da Scientific American e Nature:
    http://abeonaforum.wordpress.com/2010/06/11/in-science-we-trust/

  30. Eccomi qua scusate l’assenza.

    Bello il sondaggio ma a mio parere non ha molto senso. Solo chi legge Scientific American lo farà. E chi legge Scientific American è uno scienziato! 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...