La minidepressione

Tornato nella soleggiata Inghilterra dopo una settimana di pioggia in Sardegna. No, non è una battuta, è veramente così: qui sono in magliettina con un caldo agostano e in Sardegna avevo il giubbotto e l’ombrello, in più mi sono preso un raffreddore. Thanks global warming!

Comunque dicevo, torno in Italia dopo quasi un anno di assenza (a Dicembre ci sono stato per 5 giorni) e mi ritrovo a pensare a tutte le chiacchierate che ho avuto con amici, ex-colleghi e parenti. Ad essere sincero pensavo che la depressione dell’Italia sotto tutti i punti di vista (non solo economica) fosse amplificata da internet. Insomma qui sulla rete sembra che il mondo sia sempre sull’orlo del disastro, quindi ogni volta quando torno alla realtà cerco di ridimensionare il tutto. Questa volta invece la realtà mi è parsa più depressa e depressiva del virtuale. Tutti quelli con cui ho parlato hanno nominato almeno una volta la crisi. Queste sono le sensazioni che ho avuto: tra gli over 50 c’era una paura di perdere qualcosa di conquistato, la pensione che si allontana, una tassa in più, un privilegio in meno; mentre tra i giovani una apatia generalizzata e un pessimismo cosmico per il futuro. Anche tra quelli che avevano conquistato un posto di lavoro c’era sempre un velo di tristezza e una voglia di andarsene dall’Italia. Inconsciamente sapevano che una volta incominciata la vita lavorativa le cose sarebbero andate sempre peggio.

E’ una minidepressione quella che sta attraversando l’Italia, e il mondo. In particolare l’Italia ha consumato tutti i soldi del Piano Marshall indebitandosi e non sa più che fare. Un’intera generazione, quella del dopoguerra, che ha mangiato e bevuto a sbaffo, prendendo in prestito soldi dal futuro, curandosi dei propri figli fino all’eccesso e solo ora si rende conto che i soldi sono finiti. E se è depressione per la mia generazione figuratevi per quella dei miei figli. Con quali prospettive uno può pensare di costruirsi una famiglia se si riesce ad andare avanti solo grazie ai soldi dei propri genitori? In tutto questo io sono fortunato perché ho vissuto negli ultimi quattro anni solo grazie al mio stipendio. Ma la crisi si avvicina pure qui e già si parla di alzare l’IVA dal 17,5 al 20%. Significa che dal prossimo Gennaio in UK le cose costeranno ancora di più e le esportazioni caleranno a picco: un disastro per l’economia.

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14 commenti

Archiviato in Italia provinciale, libertarismo, politica, Uncategorized

14 risposte a “La minidepressione

  1. illuminismo

    Ma in UK c’è una classe dirigente che cerca di arginare il fenomeno. Mentre in Italia la classe dirigente non pensa ad altro che ad aumentare auto blu e voli di stato, in modo poi da poter dire che non ci sono soldi per l’istruzione e la sanità.
    Non dimentichiamoci lo scandalo dei parlamentari nello UK l’anno scorso: da noi la gente avrebbe acceso un cero alla madonnina, se i nostri parlamentari avessero rubato così poco.

  2. la situazione italiana non è bella ma credo tu abbia visto un quadro peggiore di quello che è la situazione gnereale, avendo visto la sardegna ed essendo un ricercatore (non dimenticare che l’apporto dell’accademia all’economia ed alla cultura italiana,purtroppo, è quasi nulla… la sua crisi non coinvolge più di tanto il Paese e che esistono aree del Paese che stanno andando benino).

    cmq… sarà da quando in Italia cominciava Prodi che dico che l’economia britannica è un’economia gonfiata e di carta.
    le prime avvisaglie vi sono state, presto vedremo il resto: la UK si ridimensionerà e, abituati come erano i britannici, staranno peggio degli italiani.

    credo anche che i britannici capiranno ben presto cosa significa avere quei due fighettini al potere invece del logoro, ma decente e competente, Brown.
    hanno fatto lo stesso errore che gli italioti hanno fatto scaldando Mortadella e mettendo quel delinquente mediamafioso.
    anzi probabilmente hanno fatto peggio perchè i labouristi sono meglio del vecchio centrosinistra prodiano ed i conservatori inglese forse forse sono peggiori di berlusconi (uno squalo macchietta è meno pericoloso di uno squalo preparato)

  3. Corrado

    Io lavoro già da 4 anni, però seriamente… pensare di prendere casa e metter su famiglia per me è un sogno… sarà molto difficile.
    Purtroppo la situazione in Italia è veramente allo sbando.
    Io non avrò mai una pensione dallo stato e peggio ancora sarà per i miei figli, a questo punto.
    Purtroppo la vedo come Fabrizio… credo sarà presto il momento di partire, per me come per molti.
    Un nuovo ciclo di emigrazione come all’inizio del secolo scorso.

  4. ilferrista

    attenti alle previsioni auto avveranti.
    c’è solo da far attenzione a non buttare a macero quel che resta di buono.
    l’italia tra le tante sventure ha la fortuna di conservare la seconda economia manifatturiera d’europa dopo la germania che conta il 50% in più di popolazione.
    quello che ci manca è la qualità e la quantità del consumo interno.
    abbiamo sperperato gli ultimi anni in consumi di scarsissimo valore aggiunto, beni usa e getta il cui pregio era nel basso prezzo, che hanno spinto alla delocalizzazione dei prodotti, allo svilimento del contenuto qualitativo medio.
    vent’anni fa compravi un cavatappi al supermercato ed era possibile trovare un buon cavatappi. ora trovi solo pessime ed economicissime produzioni asiatiche. spendi poco, ma non valgono nulla. ti si spezzano in mano dopo poco e ti trovi ad aver buttato denaro. idem nel tessile e in quasi ogni settore di beni di largo consumo.
    l’effetto è quello di deprimere il tessuto produttivo, deprimere il contenuto tecnico dei prodotti spendendo alla fine la stessa cifra di prima a vantaggio dei noli dei container e dei più scaltri tra i commercianti molto all’ingrosso.
    ciò di cui necessitiamo, ciò a cui la crisi ci costringerà, è un approccio più ragionato e meno consumerisico all’allocazione delle scarse risorse. a pretendere più valore nel prodotto abbandonando l’idea di sostituire un buon prodotto con una successione di n prodotti scadenti ogni volta che questi si guastano.
    è una china che han preso anche beni durevoli (elettrodomestici nati per durare non più di 8 anni) e persino impianti industriali.
    è un ripensamento complessivo al quale siamo necessitati.
    volenti o nolenti vi saremo costretti.
    il punto fondamentale è capirlo per tempo e precedere la tendenza invece che seguirla. da questo dipende il mantenimento di ciascun posto di lavoro: da quanto siamo avveduti nel mettere mano al borsello.

  5. Kirbmarc

    Da questa settimana mi sono aggiunto al numero degli italiani all’estero. Comprendo la tua depressione nel tornare in Italia, io (se possibile) cercherò di trovare opportunità dove posso.

  6. Per Kirbmarc

    Dove ti sei trasferito??

  7. Corrado

    @Ferrista: questo nasce in primis dalla catena produttiva nazionale… hai detto bene, vent’anni fa compravi il bene x, lo pagavi un tot e questo però ti durava a sufficienza da ripagare il suo prezzo.
    Poi dai primi anni ’90 si è cominciati ad andare nella direzione dei beni che durano quanto la garanzia e che una volta passata questa costa più riparare che ricomprare. Mi viene in mente l’esempio delle autovetture… Ci sono ancora in giro Renault 4 degli anni ’70\ ’80, ma quante sono le auto degli ultimi anni ’90 ancora in giro?

    Questo si può riportare a tutto, dai cavatappi all’abbigliamento, ai computer agli elettrodomestici alle macchine industriali.
    Ovvio che a sto punto la gente preferisce, soprattutto per oggetti che non usa di frequente, acquistare a basso costo in modo da minimizzare la perdita in caso di rottura, che arriverà comunque in fretta solo che in un caso hai speso pochi euro e nell’altro decine o centinaia di volte tanto.

    Forse la scelta della qualità dovrebbe partire dalle aziende e non dal consumatore.

  8. ilferrista

    corrado, chi paga compra.
    le aziende sono un taxi per i consumatori (salvo monopolio o oligopolio) se cercano di fare diversamente finiscono per sbattere contro il muro.

  9. Kirbmarc

    “Dove ti sei trasferito??”

    Ph.D. alla Cornell University, Ithaca, New York, USA.

    Yeah!

  10. Corrado

    Forse non mi sono spiegato…
    Prendiamo per esempio una torcia elettrica: da bambino andavo agli scout e ne avevo una di marca patacca, mi durò 5 o 6 anni e ne avevo cura come può averne un bambino tra i 6 e gli 11 anni.
    Poi ne comprai una Duracell… durata, 3 anni. Poi un’altra che mi durò un annetto… ora quelle che compro durano decisamente poco eppure credo di avere più cura e giudizio rispetto a vent’anni fa.
    A sto punto le compro le chinatorce, le pago 3 o 4 euro e se si rompono, vaffanculo.
    Avrei preferito di gran lunga comprare una torcia di qualità spendendo 10€ o 15€e non stare a rompermi le palle a cambiarle ogni anno.

    Possiamo applicare questo a quasi tutto tranne forse l’Hi-Tech… A me sta benissimo spendere di più e comprare la qualità una tantum, ma mi devono dare quello per cui sto pagando.

  11. ilferrista

    15€ è ancora troppo poco.
    per esempio se compri una maglite te ne disfi solo prendendola a mazzate, ma non costa 15€.
    la mia ha più di 12 anni e funziona ancora perfettamente e nel caso sono disponibili ancora i pezzi di ricambio. 😉

  12. Corrado

    Sì, senza dubbio, ma il problema è che in quel caso devo andare sul professionale… la pila che a me durava 6 anni era una che compravi al cestone della upim per una manciata di migliaia di lire. Diciamo un entry level…poteva costare come un “Master” o una scatola di “Lego” di dimensioni medio\piccole.

    Se no possiamo parlare anche degli elettrodomestici…un frigorifero di qualunque marca e di qualunque fascia di prezzo venti o trent’anni fa aveva una durata di decenni. Oggi dopo 4 o 5 anni devi buttarlo anche se prendi marche blasonate tipo Whirpool o Sangiorgio. Per andare su qualcosa che duri devi mirare a prodotti di fascia molto alta come hanno fatto i miei che hanno speso varie migliaia di euro per averlo interamente in acciaio e garantito a vita.

    Oppure la biciclette… La mia BMX dell’ ’86 mi è durata fino all’inizio del millennio nonostante sia stata mollata in giardino, la Mountain di mio fratello presa 3 anni fa è già un pezzo di ruggine.

    Oggi come oggi è proprio cambiata la concezione… tutto è usa e getta. Tutto è sostituibile in fretta e va buttato perchè dopo la garanzia i pezzi di ricambio costano più del bene stesso (ti si è mai rotto il display di un cell?).
    Quando i produttori invertiranno questa tendenza e faranno beni di qualità che costano quel che valgono, allora la tendenza si invertirà.
    Ma se devo comprare merda, tanto vale che la paghi poco.

  13. Corrado

    In ogni caso siamo molto OT, Ferrista.
    Credo che sarà molto difficile in Italia avere un’inversione di tendenza. La classe politica è vecchia, continua ad invecchiare come la popolazione, i giovani, per la buona parte neppure si preoccupano della politica, conoscono solo slogan di destra o di sinistra ma non si soffermano a valutare la profondità del pensiero che ci può essere dietro.
    Peggio ancora non sono in grado di sostenere una discussione in maniera creitica ma affrontano i problemi come tifosi: per fede in questa o quell’idea, a prescindere dalla correttezza della stessa.
    La cultura dei giovani è in declino in maniera brutale, basta vedere ai quiz di ammissione per le varie facoltà anche per facoltà un tempo elitarie come Medicina, oggi come oggi basta azzeccare il 50% delle risposte per essere ammesso, non perchè ci siano molti posti, ma perchè la media si è abbassata molto… agli ultimi ho sentito cose allucinanti. Io stesso senza aprire libro e facendo ricorso solo ai ricordi del liceo(e considera che ho fatto il classico per cui in matematica, chimica, biologia e fisica non sono certo avvantaggiato) non sono stato ammesso per un soffio. In infermieristica sono entrato con facilità e ben piazzato.
    Purtroppo la vedo molto grigia. Ci vorrà veramente un miracolo o una figura carismatica di rilievo per cambiare le cose. E non è detto che sarà in meglio. Basta vedere cosa sta facendo un omino patetico come Mr.B. con il pieno consenso dell’opposizione.

  14. Per Kirbmarc

    Posso chiederti cosa studi? O se preferisci ne parliamo via e-mail 😉

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