Archivi del mese: giugno 2010

L’isola dentro

Devo essere sincero: ho visto poco della Sardegna nella mia vita. Mi sono sempre limitato al sud, soprattutto il cagliaritano e il Sulcis (che conosco bene). L’interno della Sardegna, a parte le solite Aritzo, Tonara e Seui, mi è quasi sconosciuto. L’altro giorno ho deciso di andare in una zona poco conosciuta della Sardegna: il Sarcidano. Marmilla, Trexenta e Sarcidano sono delle regioni al confine tra la pianura del Campidano e le montagne della Barbagia. E’ una terra di confine fatta di altopiani, laghi e piccoli paesi arroccati tra le colline. Come avrete capito non fa parte del circuito turistico classico. E però dovrebbe esserlo: le potenzialità sono enormi. Parliamo di una zona fatta di altopiani, dove tira un vento fresco tutto l’anno, perfino nella calura estiva d’Agosto, poco popolata, costellata da decine di nuraghi, fortezze, villaggi e pozzi sacri nuragici. Due enormi laghi artificiali, il Flumendosa e il Mulargia rendono il paesaggio sardo affascinante ed inusuale.

Arriviamo a Nurri, un paese fantasma di appena 2000 anime per lo più di anziani. Il paese è vuoto e silenzioso, due vecchi seduti fuori da un bar guardano la nostra macchina. Certo è l’ora di pranzo, ma comunque fa impressione vedere le strade deserte, sentire solo il frinire delle cicale, le serrande chiuse. Non troviamo indicazioni per il lago Flumendosa. E sì che è bello grande. Alla fine troviamo una vecchietta in costume da vedova (è un costume completamente nero con un velo altrettanto nero che copre i capelli). Certi baffi da far invidia a Gatto Silvestro… Gli chiediamo informazioni ma non ci capisce. Passiamo al sardo e fila tutto liscio. Fortunatamente a Nurri si parla campidanese, altrimenti non saremmo riusciti a comunicare. Troviamo la strada per il lago. Il Medio Flumendosa è un lago enorme incastonato tra le gole del Sarcidano. Le sue acque sono chiare e le alte falesie creano giochi di luci e ombre. Su una piccola penisola c’è una struttura turistica (l’unica nel giro di decine di chilometri). E’ un piccolo hotel, munito di porticciolo con annessi piscine e piccolo zoo. Il coraggioso imprenditore che lo ha costruito ha fatto le cose in grande ma deve fare i conti con tutto quello che gli sta intorno, ovvero il nulla. Siamo capitati qui perché qualcun altro ce lo ha segnalato, la zona è un far west, non ci sono indicazioni stradali. E infatti non c’è nessuno, il bar e ristorante sono chiusi, il battello “stile Mississipi” è fermo al centro del lago aspettando tempi migliori (guardate le foto meravigliose qui). Se questo posto fosse stato in qualsiasi altra parte del pianeta il 15 Giugno sarebbe pieno di turisti. Lo sarebbe se ci fossero indicazioni stradali, agenzie, pubblicazioni e siti in inglese e francese, un porticciolo turistico con barche a vela, canoe, magari un campeggio, un negozio per la pesca, le escursioni a cavallo, il parapendio, bed and breakfast e un supermercato come si deve nel paese ecc. ecc. E invece il nulla più totale, solo bar pieni di vecchi ubriaconi, le cicale e milioni di metri cubi di acque inutilizzate. Ma non è finita qui. Vogliamo parlare dei villaggi nuragici? Parliamone. Il Sarcidano ha una concentrazione di fortezze nuragiche impressionante. Complessi nuragici del 1500 a.C. perfettamente conservati sparsi per tutto il territorio, spesso usati come ovili dai pastori o derubati delle pietre per costruire muretti a secco. Un patrimonio archeologico da far invidia all’intera archeologia dell’Europa continentale preromana. Entro nel nuraghe Arrubiu (arrubiu è rosso in sardo, a causa dei licheni sulle sue pietre) di Orroli (vicino a Nurri) e ho i brividi: 3500 anni di storia in solida pietra. Un vero e proprio castello pentalobato con due serie di cinte murarie, torri a tolos contemporaneo di Egitto, Babilonia e Micene. Roma neanche esisteva nelle menti dei suoi primi abitanti pastori. Gli inglesi fanno miliardi per un gruppo di pietre messe in circolo di appena e nel frattempo i sardi nuragici davano lezioni di architettura al resto d’Europa, maghi della lavorazione del bronzo, commerciavano con egizi e fenici. Ecco, io arrivo al nuraghe Arrubiu, entro nel complesso e non c’è un custode. Più tardi scopro che avrei dovuto fare un biglietto. Dove? Nessuno me lo ha chiesto. Chiunque può entrare, siamo da soli. E d’altronde chi potrebbe venire qui se non è segnato in mappe e itinerari di livello internazionale? Ma se neppure la gente  d’Europa sa cosa è e dov’è la Sardegna?

Che pena, che rabbia. Migliaia di anni di storia da far invidia ai popoli dell’Europa continentale, diecimila nuraghi, migliaia di pozzi, tombe, reperti archeologici sparsi in un territorio vastissimo, mari, spiagge, laghi, montagne, foreste, animali, folklore. Una perla nel mediterraneo, un paradiso in terra per i suoi abitanti, una miniera d’oro e ancora l’immagine di quei vecchietti al bar nella mia mente: insopportabile. I giovani sono scappati perché non c’è lavoro, dicono. Ma quando mai! Avete l’oro davanti, ci camminate ogni giorno e non lo sapete raccogliere! Poveri stolti, pensate di avere un’isola morta intorno a voi ma non vi rendete conto di avere l’isola dentro, dentro di voi.

*per una ricostruzione digitale del nuraghe Arrubiu vedere qui.

**su Google ci sono pochissime immagini ad alta risoluzione del nuraghe qui. Il comune di Orroli non si è manco premurato di fare una serie di foto ad alta risoluzione da mettere su internet. Il sito del comune poi fa pena. In un giorno potrei costruirne uno di qualità media e creare un buon traffico con tag e aggregatori giusti. E non sono un web designer… Anzi mi sa che con questo post creo più traffico io all’intero Sarcidano che con i loro siti “istituzionali”.

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Mitico Ratman

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Cita non ha le vampate

Per quanto i nostri cugini scimpanzé siano molto simili a noi ci sono alcune differenze sostanziali. Per esempio una cosa che differenzia Homo sapiens e Pan paniscus è sicuramente la presenza nelle femmine della prima specie della menopausa. Per quanto anche le femmine di scimpanzé vadano incontro alla riduzione degli oociti intorno ai 45-50 anni, questo processo è da considerarsi puramente un declino generale dell’organismo che si appresta alla vecchiaia e poi alla morte. Nelle femmine umane invece la menopausa è un complesso sistema di passaggio da una fase fertile ad una non fertile slegata dal processo invecchiativo. E’ la preparazione al ruolo di nonna per la cura parentale della seconda generazione.

Un’altra differenza sostanziale è la predilezione degli scimpanzé maschi per le femmine mature o addirittura anziane. I maschi preferiscono accoppiarsi con le femmine calve piuttosto che con le giovani. Una cosa più unica che rara nel mondo animale.

Detto questo se al posto degli Homo sapiens ci fossero gli scimpanzé le donne non avrebbero tutti i problemi collegati alla menopausa delle femmine umane e gli uomini andrebbero dietro alle vecchiette!!

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Crisi? E io aumento le spese militari

In tempi di crisi economica gli stati spendono tutti i soldi in armamenti. E’ una regola che ci insegna la storia. E in questo articolo della BBC ne troviamo conferma: le spese militari nel mondo sono aumentate del 6% negli ultimi due anni nonostante la crisi economica.

Perché? La risposta potrebbe essere: gli stati per risolvere la crisi economica mandano al macello milioni di persone. La gente non vede più la crisi economica, la tassazione aumentata viene giustificata con il pericolo del nemico, la disoccupazione si riduce perché vengono occupati in industrie belliche o governative, i reazionari e i chierici ne approffittano per eliminare quei gruppi sociali che gli sono ostili con la scusa dell’interesse nazionale. Praticamente gli eserciti spesso esistono per mantenere le masse di disoccupati. Guardate agli USA. Se un giorno un presidente degli USA dovesse tagliare le spese militari a zero ci sarebbero milioni di americani disoccupati.

Non è detto che sia voluto, non è detto che si tratti di un comportamento conscio delle società. Semplicemente ha funzionato così e forse continuerà così per sempre. Le masse di idioti devono essere nutrite con lustrini, divise e parate.

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Un nuovo fronte

Da quando il creazionismo organizzato è riuscito a far entrare la diatriba sull’evoluzione nell’agenda politica, la scienza ha perso ogni possibilità di vittoria. Sul terreno della politica e dei mass media la scienza perde qualsiasi battaglia perché non si basa come le prime due sul consenso o sul numero di voti ma sull’evidenza e sul metodo scientifico. Stesso discorso per il global warming, un altro dibattito viziato dalla discussione politica. Ora dopo creazionismo e global warming è arrivato nelle aule del parlamento un nuovo topic: l’omeopatia. Ieri al parlamento britannico sono stati letti in una pubblica seduta i risultati di una pubblicazione che dice che i preparati omeopatici sono efficaci nella cura contro il cancro. Non andrò nei dettagli della pubblicazione (orribile, neppure uno studente del primo anno di biologia avrebbe potuto accettarne la pubblicazione), se volete potete leggervi un ottimo debunking qui. Vi basti però sapere che questo paper è stato pubblicato con un numero di esperimenti pari a due. Avete capito bene, 2. Non c’è bisogno di essere esperti in statistica per sapere che non si può fare alcuna statistica con un numero inferiore a tre. Tutti gli scienziati lo sanno. Statistica? Questa sconosciuta: da nessuna parte si parla di p value, significanza ecc. Si parla di effetto senza dare la prova statistica di quest’ultimo! Non solo ma sia la soluzione per il controllo che il preparato omeopatico uccidevano le cellule! Il controllo dovrebbe essere inerte altrimenti non è un controllo.

OK, non vorrei annoiarvi, ma quello a cui vorrei arrivare è che questa merda di pubblicazione è stata accettata da almeno tre reviewers. Nel mondo delle pubblicazioni scientifiche si usa il peer-review, un metodo ampiamente accettato di controllo della qualità delle pubblicazioni. Com’è possibile che sia stato pubblicato? Semplice, il peer review non funziona sempre e dovrebbe essere cambiato o integrato. Un sistema per cui si premia la quantità di citazioni piuttosto che la qualità. Spesso però ci si autocita, si viene citati da amici o si preparano reviews con le autocitazioni di tutta la propria carriera più vari altri trucchetti tecnici. Non solo ma spesso le bozze vengono date ad incompetenti, ignoranti o sbadati. E per quanto si tenti di usare l’anonimato ci sono delle aree scientifiche dove solo due o tre gruppi lavorano e quindi l’anonimato non esiste!

Michael Brooks ne parla oggi sul New Scientist.

Credo che sia giunto il momento per due decisioni importanti all’interno del mondo scientifico:

1) per prima cosa bisognerebbe rivedere il sistema che assegna la qualità delle pubblicazioni e magari renderlo più complicato.

2) bisognerebbe fare qualcosa contro l’omeopatia prima che sia troppo tardi. L’omeopatia sarà il creazionismo del futuro. Si sta già politicizzando, si sta già organizzando intorno a fedelissimi e ad una base di persone sempre più grande. E’ dentro le università, molti medici ne fanno uso. E’ un problema grave da affrontare immediatamente prima che sia troppo tardi. Qui in UK sta scoppiando la polemica da settimane dopo che qualche deputato ha chiesto di tagliare i fondi ai cinque ospedali omeopatici (uno anche a Bristol) del Regno Unito. Ma ci sono già i difensori dell’omeopatia tra le sedie del parlamento. che  daranno battaglia. Ci saranno commissioni d’inchiesta, la società si polarizzerà tra bianchi e neri come scimmiette nella jungla. L’abbiamo già visto col creazionismo e il global warming.

Non facciamo gli stessi errori del passato, per piacere.

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Lo stato sono loro

Quello che segue è sicuramente uno dei migliori tentativi di spiegare cosa è veramente lo stato da un punto di vista squisitamente libertario, ma accessibile e comprensibile a tutti. L’articolo è di Gian Piero de Bellis, che ringrazio qui pubblicamente per aver prodotto questo eccellente testo con uno stile tagliente ed efficace. Hat tip: Gongoro.

“Una delle frasi storiche più famose è quella attribuita al giovane Luigi XIV, ancora sotto la tutela del Cardinal Mazarino, e desideroso di liberarsi da qualsiasi potere che lo limitasse: “L’Etat c’est Moi,” lo Stato sono Io.

Che questa frase sia stata o meno pronunciata da Luigi XIV non ha molta importanza. Quello che invece conta è il fatto che essa raffiguri un dato della realtà tuttora valido e cioè che lo Stato non è altro che l’organizzazione dell’esercizio del potere sugli altri e che colui che ne è al vertice e che gode di un potere assoluto è identificabile con l’entità stessa.

Nei decenni successivi, e soprattutto a partire dalla Rivoluzione Francese, lo Stato è diventato sempre meno una entità personale e sempre più una macchina burocratica. Il tramonto dell’aristocrazia, l’ascesa della borghesia e l’entrata in scena delle masse hanno condotto ad un accrescimento smisurato della struttura statale a tal punto che Bastiat, alla ricerca di una definizione di cosa fosse lo Stato, se ne venne fuori con una frase geniale: “Lo Stato è la grande illusione attraverso la quale tutti sperano di vivere alle spalle di tutti gli altri.”

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Cose che fanno pensare

L’altro giorno ho scoperto che il 20% dei progetti dell’INSERM (una sorta di CNR francese) sono guidati da italiani. Nonostante ormai mi sia abituato alla diaspora dei ricercatori italiani al mondo (ne ho incontrati centinaia e non esiste un dipartimento universitario nel globo che non abbia almeno un italiano), un brivido mi ha percorso la schiena. Si parla sempre di fuga dei cervelli. In realtà ormai si dovrebbe parlare di diaspora: centinaia di migliaia di italiani, spesso le migliori menti sulla piazza, che emigrano. Numeri da capogiro che competono solamente con le emigrazioni storiche di popolazioni in fuga da guerra o persecuzione. Non esiste un equivalente odierno in occidente se non quello dei polacchi nelle isole britanniche o dei rumeni in Italia. Ho più amici ed ex-colleghi italiani all’estero che a Cagliari dove sono nato e ho studiato. Una frase del genere potrebbe essere nella bocca di un irakeno, un curdo o un armeno. Ed è questa accomunanza con le altre diaspore che mi fa venire i brividi.

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Da terzo mondo

Quello che sta succedendo in questi anni in Italia riguardo agli attacchi fisici e verbali contro gli omosessuali è inaudito e il crescente numero di aggressioni eguaglia solo le statistiche di paesi come la Russia, l’Iran o qualche repubblica africana. E’ scandaloso che accadano al giorno d’oggi questi episodi. E’ scandaloso che la politica e l’opinione pubblica se ne freghino. Ed è ancora più scandaloso che le associazioni che dovrebbero tutelare i loro diritti siano soltanto dei parapartiti, utili trampolini di lancio per chi vuole fare carriera politica e per altre attività non proprio culturali.

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