Hard times 2

Tempo fa mi occupavo con un post della chiusura di alcuni importanti centri di ricerca farmaceutica in Europa, nello specifico della Glaxo e della Pfizer. Ora per completare il quadro ci si mette pure la Merck che taglierà il 15% dei suoi dipendenti e chiuderà/ridimensionerà otto centri di ricerca nel mondo. Giusto ieri mi è arrivata notizia che l’Imperial College di Londra chiuderà il suo dipartimento di neuroscienze perché in competizione con la UCL (in competizione per ricevere fondi pubblici). Sta prendendo piede ormai da anni la nuova tendenza di creare mini-compagnie farmaceutiche a contratto. Meno di dieci dipendenti (compreso l’amministrativo) che fanno ricerca per progetto commissionata da altre aziende farmaceutiche o dall’università pubblica. E’ la fine dei grandi centri di ricerca farmaceutici in Europa. Ora esistono le minicompagnie a contratto e la fusione di sinergie tra pubblico e privato per risparmiare denaro.

Una ristrutturazione dell’intero comparto che sta però facendo strage di ricercatori, licenziati in tronco o assunti con contratti da un anno. Per non parlare di quelli che ancora non sono entrati nel mondo del lavoro.

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17 commenti

Archiviato in scienza, tristezze

17 risposte a “Hard times 2

  1. ale

    Beh, dovresti essere contento: sono i magnifici effetti dell’ultraliberalismo, da te tanto decantato, applicato alla ricerca. O credevi davvero che liberalizzando e privatizzando in tutti i settori non prevalesse sempre e comunque l’interesse dei proprietari? I ricercatori sono diventati anche loro carne da macello, come lo erano prima gli operai o i lavoratori non specializzati.

  2. come sempre chi lavora è carne di porco.

  3. ilferrista

    effetti dell’ultraliberismo?
    se non sbaglio in asia fanno ponti d’oro ai ricercatori che vogliono trasferirsi là. certo selezionano, molto.
    qualsiasi forma di vita, anche quella del ricercatore, è legata all’adattamento al mutare delle condizioni ambientali. lamentarsi del supposto “ultraliberismo” assomiglia a prendersela con le macchine a vapore che mandavano alla fame gli operai che erano abituati a muovere i telai a forza di braccia. niente e nessuno vieta di “rubare” le migliori menti offrendo loro di vivere e produrre nuova conoscenza in una valle dell’eden.
    ogni sistema tende a ritrovare un punto di equilibrio dopo gli scossoni delle spinte “evolutive”. nei sistemi di relazione umana il punto di equilibrio può essere posto in alto o in basso, ma elevarlo comporta un prezzo e l’accordo su chi e su come si paghi quel prezzo. un prezzo che è fatto di risorse, di tempo di vita.

  4. anna

    Avendo deciso di andare all’estero per un master di ricerca, posso andare a spararmi?

  5. Non sapendo nulla di queste dinamiche, o meglio vedendole dal di fuori, mi chiedo se tu sia pronto ad entrare nel team di ricercatori per lo studio del prossimo vaccino influenzale: pare si facciano dei bei soldini.

  6. Per Ale

    Ale, vuoi sapere le ragioni per le quali le compagnie vanno via dall’Europa e vanno in Cina? Se mi hai risposto in questo modo forse non lo sai. Comunque le compagnie farmaceutiche scappano dall’Europa perché ci sonodelle cose che si chiamano tasse. La Cina, un paese comunista! (sulla carta), accoglie le compagnie detassandole. Quindi è proprio perché NON c’è liberismo che le compagnie scappano. Capito?
    In una società liberista, libertaria o chiamala come ti pare, il pizzo statale non esisterebbe e le copagnie rimarrebbero qua. Più semplice di questo…

  7. Cara Anna,

    fai il tuo master con tranquillità, poi decidi cosa fare a seconda delle opportunità che vedi intorno a te. Ma lasciati più porte aperte! Mai specializzarsi troppo: è un errore che si può pagare caro. Cerca di essere dinamica, aperta a nuove possibilità e fai progetti a breve termine, mai lungo termine. I tempi sono cambiati.
    A breve farò un post anceh su questo.

  8. Beh siamo un po’ tutti delle cavie…sociali. Il sistema ci testa ogni giorno. Solo che non ci danno soldi per questo esperimento di dimensioni colossali. 😉

  9. ilferrista

    tassare la creazione di conoscenza è in effetti l’idea più cretina che uno stato possa mettere in pratica.

    da quelle parti (cina, corea, taiwan) mi pare abbiano pensato di creare una specie di isola, una città autonoma e modernissima, autosufficiente e dotata d’ogni comfort dove installare una comunità scientifica dedicata allo studio delle staminali. non so se l’idea abbia poi avuto un seguito.

    forse fabri se lo ricorda meglio

  10. ilferrista

    certo fa tristezza che questa terra che diede i natali a figure eclettiche come da vinci e grandi come galileo non si renda conto che è perpetuando la maledizione di marconi e fermi che ci scaviamo la fossa.
    l’unica ricchezza autoctona è la zucca dei suoi abitanti. quasi tutto il resto nel frattempo siamo riusciti a mandarlo in malora.

  11. la Cina di Mao paradiso in terra dell’anarcocapitalismo, buono a sapersi 😉

    qualcosa mi dice che, per le aziende delocalizzate, non sia questione di tasse per la fuga in oriente ma di lavoratori .

    perchè si dovrebbe pagare un fabristol che nella vita ha anche fatto i convegni politici filosofici quando si ha a disposizione per lo stesso prezzo 2 ricercatori cinesi che quel tempo l’hanno passato solo sui libri tecnologici?

  12. Ho letto molto interessante. Sto pensanod di scriverci un post in questi giorni. Fammi venire l’ispirazione e lo scrivo ma potrebbe nn piacerti 😉

    Per Socialista

    Sull’anarcocapitalismo… ovviamente la detassazione viene fatta dalla Cina in un’ottica statalista: produrre ricerca e conoscenza per utilizzarla per la crescita dello stato (medicine, vaccini ma anche armamenti e sviluppo tecnologico in generale).
    Sui cinesi che studiano sui libri tecnologici non ci scherzerei tanto. E’ finita l’era del knowledge divide. Cina e India sfornano ottimi scienziati che si formano anche in occidente ma non solo. E’ vero, costano di meno ma sono anche degli staccanovisti. I Fabristol invece sono grandi filosofi ma sono vecchi, lavorano non più di dieci ore al giorno e vogliono almeno 20 giorni di vacanza all’anno. E davvero credi che ci vogliano 25 anni di scuola dell’obbligo e università per formare uno scienziato? Per quello che si fa in un laboratorio ci vuole esperienza e tanta tecnicalità. La conoscenza si acquisisce in fretta. Il modello educativo che porta ai ricercatori odierni è sbagliato alla radice.

  13. ma infatti il problema che ponevo era quello dei “diritti dei lavoratori” (usando un linguaggio vetero-comunista) o meglio delle loro richieste a breve-medio periodo.
    il buon fabri ha richieste che lo portano fuori mercato rispetto al suo omologo cindio e su questo che ci battono.
    e fare la rincorda a segarci il tenore di vita è da folli a mio parere.
    da buon socialista, la mia aspirazione sarebbe: sindacalizzare loro (e farli anche diventare bieki edonisti) e fare un’ IRI in settori tecnologici di punta da noi (in fondo, rispetto alle nostre multinazionali medie non ha funzionato malissimo). . per assorbire parte della disoccupazione intellettuale nostrana e portarci un po’ avanti su nanotecnologie, energie pulite, bioingegneria , scienze dei materiali e via dicendo.

    sull’anarco.capitalismo , come sai, potremmo aprire una ennesima “disfida” (in questo caso parlerei di una classica ed intelligente accumulazione del capitale , in forma intellettuale, prima di lanciarsi in economia liberista da parte cinese) e non trovarci per l’ennesima volta d’accordo … anche se può darsi che a breve ci ritroveremo nello stesso partito .

  14. qualche domanda OT e chiudo:

    1) a proposito di anarcocapitalismo e radicali, non so se conosci un giovane di grandi ispirazioni (e direi ancor più grandi aspirazioni), domenico letizia e la sua gang di left libertarian:
    http://anarchismoliberale.wordpress.com/

    2) non stai seguendo la riforma scolastica ed universitaria italiana? ti sei arreso? ;-(

    3) parlavi di formazione dei ricercatori… a me pare che con il n.o. , la formazione scientificamatematica base sia già ai minimi di decenza e che di fatto i nuovi laureati siano già assimilabili a tecnici. Secondo te è ancora una formazione eccessiva?

  15. Per Socialista

    1) Sì conosco Domenico e lo seguo spesso. Molto bravo e condivido molte sue argomentazioni.
    2) sono molto impegnato nella vita reale e molte cose mi sono sfuggite compresa la riforma.
    3) per quello che deve fare un ricercatore in un laboratorio italiano basterebbe il liceo e non è una esagerazione. Serve solo manualità, gli ordini tanto arrivano dall’alto e i paper li scrive sempre il boss. I ricercatori sono dei tecnici molto vecchi che hanno peso tempo e denaro in decenni di università. Nel resto del mondo, una volta laureato a 21 anni puoi fare il ricercatore…

  16. Pingback: Lettera ai ricercatori del futuro « Fabristol

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