We continue to spend money that we don’t have

Per chi non mastica l’inglese Ron Paul (l’ultima mente sana rimasta a Washington) dice che:

1) con questa nuova amministrazione (Obama) la spesa militare è aumentata ulteriormente; le truppe sono aumentate e i bombardamenti riguardano quotidiniamente anche il Pakistan ormai (i media e i pacifisti sono momentaneamente ciechi, NdB) e l’Iran pare essere il nuovo obiettivo.

2) il deficit statunitense sta aumentando vertiginosamente a causa di queste spese e delle spese del Medicare.

3) gli USA stanno combattendo una “guerra perpetua” senza un nemico definito. E questa guerra viene combattuta e giustificata per dare sicurezza agli americani.

4) la Perpetual war non dà sicurezza ma al contrario alimenta l’ostilità nei confronti degli USA e rende gli americani meno sicuri. Non è con i bombardamenti sui civili, le occupazioni, le torture che si aumetna la sicurezza.

5) per mandare avanti questa perpetual war che dura da decenni (se non dalla sua fondazione) gli USA devono prendere soldi in prestito, ma non si possono prendere soldi in prestito per sempre e si arriverà ad una fine. Paul fa l’esempio dell’Unione Sovietica il cui sistema è collassato proprio per lo stesso motivo.

6) “We continue to spend money that we don’t have”.

hat tip: Il gobbo.

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17 commenti

Archiviato in libertarismo

17 risposte a “We continue to spend money that we don’t have

  1. oddio, chiamare un dottore che crede nell’ID “l’ultima mente sana rimasta a Washington” è un po’ un azzardo 🙂
    diciamo che, strumentalmente, si può fare il tifo per lui 🙂

  2. Ron Paul è una persona intelligente, il cui ruolo tuttavia nel Partito Repubblicano è meno di zero (Sarah Palin è un bulldozer a confronto, e ho detto tutto) ma dire che il deficit americano cresca a causa delle due guerre è una cosa sbagliata, l’impatto è pari a circa 1.5% del bilancio federale:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/26/news/afghanistan_e_iraq_i_costi_della_guerra-5830216/?ref=HRER2-1

    il deficit federale esplode perché è comunque fuori controllo, e perché gli USA non ce la fanno più a pagarlo, anche e sopratutto dopo che hanno salvato il sistema finanziario. Medicare/Medicaid non costano così tanto, sopratutto dopo la riforma di Obama che ne ha ridotto l’incidenza, come può dirti Paul Krugman sul New York Times.

    La guerra in Afghanistan è sbagliata, forse inutile e probabilmente dannosa, ma dal punto di vista economico è un dettaglio di un problema circa 60 volte più grande.

  3. E’chiaro che i punti, presentati in questo modo-da lui stesso, s’intende-, siano grosso modo condivisibili. Mi lascia scettico però leggerli nel contesto delle idee del Paul, la cui filosofia sembra a volte più utopistica che altro. In sostanza non ci giurerei che le alternative che lui propone siano effettivamente più efficaci di ciò che c’è adesso e si va a finire sempre al discorso più teorico che pratico sul modo di vedere il mondo. Un po’come quando i comunisti convinti ti dicono “non è il comunismo ad essere sbagliato, è che finora nessuno lo ha applicato davvero”. Allora anche il liberismo spinto, visto che definirsi “a favore del totale free trade negli USA (cit. da interviste sue) si schianta col fatto che basta un solo elemento del mercato a non essere libero, per rendere il tutto non libero. E torniamo punto e a capo.
    La domanda che farei a Paul sarebbe dunque “Cosa sarebbe per lei uno Stato? A cosa dovrebbe servire?”.

    Sul Medicare sono in totale disaccordo con lui. A me pare semplicemente un discreto compromesso tra la sanità pubblica propriamente detta (di cui sono sostenitore) e quella privata. Mi dispiace, ma alla favola della concorrenza sulle assicurazioni sanitarie non ci credo. Non si può garantire una buona assistenza quando ci sono di mezzo (i soldi di) terzi. Che faranno di tutto per spendere il meno possibile, a costo di ritardi, perizie e controperizie, per dimostrare la non necessarietà di un intervento (ed intanto il povero malcapitato ci può lasciare le penne, e non sto neanche considerando l’ipotesi che le compagnie facciano cartello). Dimenticando che la medicina è approssimata con criteri statistici, ma non ha vere e proprie regole: se ho un dubbio diagnostico e chiedo una RMN che costa un fottio, perché me la devi considerare superflua a priori? Come il fatto di separare l’assistenza medica, da quella odontoiatrica, ma che stronzata è?
    Alla fine vanno ad intubarsi negli stessi ragionamenti che vogliono opporre, cioè ricondurre tutto alla condotta del singolo (se non fumi, non bevi, non mangi a sbafo ecc..non ti ammali) con un pericoloso atteggiamento paternalistico: purtroppo spesso (più frequentemente?) le malattie non ce le scegliamo.
    E poi, personalmente, penso che l’assistenza sanitaria sia forse l’unico tipo di assistenza che uno Stato debba garantire ad ogni cittadino: se non garantisci la sopravvivenza ai singoli, a chi minchia vuoi che si applichino le tue (bellissime, per carità) teorie sulla libertà, sui diritti eccetera?

    P.S. tra cinque minuti ho già cambiato idea, come mio solito! 🙂

  4. Snem

    Bel post, meglio i commenti.
    Commento solo per iscrivermi ai commenti 😉

  5. “se non garantisci la sopravvivenza ai singoli, a chi minchia vuoi che si applichino le tue (bellissime, per carità) teorie sulla libertà, sui diritti eccetera?”
    la sopravvivenza è un tantinello difficile da garantire, considerando tutte le persone morte nella storia, tu stesso non penso che credi che vivrai per sempre.

  6. @ astro
    quindi è inutile curarsi da una malattia? Per me curarsi=sopravvivere a qualcosa che ti farebbe morire prima del tempo.

  7. “prima del tempo” si intende ovviamente “tempo massimo teorico, pare, geneticamente determinato-si dice circa 120 anni al massimo”.

  8. Ragazzi vi prego, non entriamo nel turbine delle polemiche su cosa debba essere il libertarismo e cosa no, sulle utopie ecc.
    Il punto è: è vero il titolo, e cioè che spendiamo più di quanto abbiamo? E se è così, esiste una soluzione?
    Altrimenti la storia degli stati moderni non sarà altro che una storia di crescita enorme per i soldi presi in prestito dal futuro e poi di profonda crisi. Cioè due generazioni mangiano a sbaffo e quelle due dopo soffrono la fame, così in perpetuo. E’ un sistema che può continuare? In realtà non lo sappiamo perché gli stati moderni democratici col welfare sono recentissimi e non abbiamo altri esempi recenti.

    L’altro punto, la guerra. Gli USA, ormai mi pare chiaro utilizzano la guerra per risolvere i loro problemi interni sociali, economici e di occupazione. Una guerra perpetua che gli permette di esistere. Senza guerra gli USA si disintegrano. E non sto parlando delle guerre del petrolio, ma del sistema economico che si basa sulle armi e sull’esrcito: assumere le masse di disoccupati come fanteria da macello, spendere denaro e investimenti in armamenti, sostenere a tutti i costi il mito USA e il patriottismo per perpetuare il sistema nelle nuove generazioni.

  9. Per Yoshi

    in questi tempi di cacca ci si accontenta anche di un creazionista…

  10. Secondo me non è una questione di polemica filosofica sul libertarismo in sé: è che gioco forza viene fuori proprio la mancanza di una nuova idea dello stesso. Cioè, è vero che possiamo certamente prendere spunto dalla “provocazione” del Paul per riflettere sulle strategie a medio e lungo termine, ma dire di punto in bianco “ritiriamo gli USA da tutte le guerre, dalla NATO, dall’ONU eccetera” rischia di essere una provocazione fine a se stessa, se non supportata da un’idea complessa alla base. Che so, come dire “basta a tutte le guerre del mondo, alla fame nel mondo, alla povertà” che certamente sono bellissime parole, ma poi come si mettono in pratica?
    Cioè come dici giustamente: è vero il titolo, cioè che spendiamo più di quanto abbiamo..? Esiste una soluzione? Paul non ne dà una veramente motivata.

    Un’altra provocazione: ammesso che gli States facessero esattamente quello che lui suggerisce, come lo vedreste il mondo? Siamo sicuri che tutto filerebbe più liscio?

  11. Le considerazioni di Paul sul crollo dell’Unione Sovietica non mi sembrano per nulla azzardate.

  12. La risposta alla domanda “spendiamo più che abbiamo?” è: nessuno ci ha mai detto che il debito pubblico vada pagato, è solo una balla messa in giro dai grandi circuiti finanziari.

  13. “Un’altra provocazione: ammesso che gli States facessero esattamente quello che lui suggerisce, come lo vedreste il mondo? Siamo sicuri che tutto filerebbe più liscio?”

    Anche io la pensavo esattamente come te un paio d’anni fa. Esattamente. Mi sembra di leggere me stesso anni fa.
    Ora non la penso più così. Una cosa è difendere gli alleati, difendere se stessi o venire in soccorso degli alleati. Un’altra è fare guerre una dopo l’altra, preventive e non preventive solo per il gusto di avere un nemico da sconfiggere. A volte il nemico neanche esiste e se lo inventano. Vedi l’Iraq di qualche anno fa e ora l’Iran. Per la guerra in Iran è tutto deciso a tavolino. Si convince l’opinione pubblica che sono un potenziale pericolo per il mondo, si prepara la propaganda per anni e anni e poi si trova una scusa qualunque.
    Altrimenti cosa fai fare alla macchina da guerra più grande del mondo dopo che Iraq e Afghanistan sono a posto? CEntinaia di migliaia di soldati e mezzi a prendere polvere nei campi del Montana? Gli USA sono diventati come l’Impero Romano: sono in guerra perpetua come lo erano i romani e quando non ci sono più guerre da fare l’impero crolla.
    Ma non sono solo io a dirlo, non mi ricordo quale presidente storico americano disse qualcosa del tipo: “se continuiamo a sovvenzionare l’industria bellica del nostro paese con questi ritmi ci ritroveremo ad avere un paese che dipende dalla guerra”. Dipendere è la parola giusta, dipendere non solo economicamente ma socialmente e identitariamente.

  14. Non sono completamente convinto della dinamica propaganda-guerra, anche perché di fatto la voce di dissenso in USA non è proprio così secondaria, in merito all’intervento bellico. E tra l’altro si parla dell’Iraq di Saddam Hussein o dell’Afghanistan dei talebani, non proprio problemi inventati (certo tempi e modi di intervento possono essere più che legittimamente discutibili). Anche se a me è parsa proprio la macanza di coordinazione e peso specifico internazionale a sancire l’insuccesso dei modi usati e delle conseguenze. Talvolta mi pare che siano gli altri a lasciarli andare avanti. E rimango convinto che Corea, India-Pakistan, Sudan per citarne solo alcuni (non è proprio il mio campo quindi non so di preciso) sarebbero una polveriera più facilmente infiammabile senza pesanti pressioni dall’esterno.

    Ti segnalo un post che aveva messo Ermes (che da noantri è l’esperto in materia :-))sul nostro blog, tempo fa:
    http://abeonaforum.wordpress.com/2009/08/19/cresciuti-e-pasciuti/#more-2752

    Il libro io non l’ho letto, ma lui me ne parlava molto bene, magari potrebbe interessarti! Adesso mi costringi a leggerlo!

  15. A me più che altro sconvolge che gli americani siano impegnati in Afghanistan, in Pakistan, nel Medio Oriente (quando in fondo sono l’unico paese al mondo che potrebbe fare a meno del petrolio di quell’area) più o meno ignari del fatto, per dire, che il nord del Messico si sta trasformando in un narcostato o che la Cina si sta comprando mezza Africa.

    Dette da me possono sembrare cazzate da bar sport, ma ultimamente mi sento confortato nel leggere le stesse cose scritte da autori neorealisti ad esempio su Foreign Policy.

    La verità è che Obama non ha modificato in maniera radicale la politica estera di Bush, perchè questa non dipendeva solo dalle teorizzazioni dei neo-con quanto rifletteva un progetto, appunto, di “perpetual war” (già presente in Clinton).

  16. @ Fabristol

    Siccome anche io come prima cosa avevo pensato alla credibilità della figura di Paul alla luce di alcune sue credenze, prendo spunto da questa tua risposta a tale obiezione per offrire una riflessione:

    in questi tempi di cacca ci si accontenta anche di un creazionista…

    Non sono troppo d’accordo: se vuoi ricoprire il ruolo di quello che si deve occupare di far funzionare un ministero, forse saperlo far bene è più importante di avere una mente analitica (ammettendo che le due cose siano compatibili). Ma quando ti proponi come uno che vuole analizzare i dati “osservati” proponendo soluzioni, il fatto di avere un’impostazione non proprio scientifica fa mettere in guardia, e il motivo è presto detto: quale sarà il tuo atteggiamento se e quando ti verranno presentati dati che potrebbero mettere in discussione la tua teoria, quello di mettere questa ultima in discussione o quello di tentare a tutti i costi di armonizzarli con le tue aspettative aprioristiche?

  17. Per Paolo de gregorio

    Ehh lo so Paolo, ma tra un esaltato fondamentalista cristiano come Bush, che cercherebbe di fare una politica a favore del creazionismo e un Ron Paul che, anche se creazionista, non farebbe mai una politica a favore del creazionismo scelgo il meno peggio.
    Essendo un libertario la politica di Paul non dovrebbe essere influenzata dalla religione, quindi è indifferente se un libertario è rastafariano, buddista o musulmano.

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