Cyberterrorismo made in USA

Non mi sono mai trovato bene nei panni dell’antiamerikano. Non ho mai lesinato critiche a certi aspetti della cultura americana e alla politica americana (soprattutto quella bushiana) in passato ma sono sempre stato restio a fare una critica tout court della cultura statunitense come fanno certe frange di sinistra e destra (no-global e Forza Nuova per nominarne solo due).

Ma uno cosa deve dire o pensare se dalle colonne di uno dei più autorevoli giornali d’oltreoceano, il Washington Post,  spunta fuori un editoriale dal sapore totalitario con un retrogusto da terrorismo internazionale?

In breve, Mark Thiessen dice che Wikileaks, mostrando al mondo i documenti  sulle responsabilità americane, sui silenzi, sulle torture, sulle bugie nella guerra in Afghanistan, rappresenta un nemico degli USA. Una organizzazione criminale che deve essere eliminata, il suo fondatore arrestato e il sito soppresso o oscurato.

Da brividi. Non stiamo leggendo un pamphlet di qualche esaltato neocon, stiamo leggendo il WP. Un articolo che segue di qualche settimana le proposte della Casa Bianca di oscurare internet come in Cina.

In USA si sta proponendo di compiere quell’esecrabile atto che si chiama cyberterrorismo internazionale, tanto paventato quando si parla di stati canaglia e da cui ci vorremmo difendere.

In questi giorni mi sono chiesto: quando internet o Wikileaks mostrano documenti sugli stati nemici come Cina, Cuba, Korea del Nord va tutto bene e allora siamo pronti a dargli il Nobel per la Pace. Quando si tratta di nascondere le nostre porcherie, le nostre schifosissime ipocrite porcherie, allora internet è un nemico da abbattere.

Che differenza c’è tra uno stato che compie atti criminali contro civili, mente all’opinione pubblica mondiale, nasconde le prove ai media come l’Iraq di Saddam o l’Iran odierno e gli USA dei documenti Wikileaks? Pensavo che la differenza fosse la trasparenza di fronte ai media e all’opinione pubblica, la totale mancanza di torture e barbare uccisioni di civili ecc.

Evidentemente non è così, e la guerra è guerra chiunque la muova. E allora non è preoccupante che io leggendo queste cose abbia i brividi? Che abbia più paura degli amici, alleati USA che dell’Iran o della Corea de Nord?

P.S.

L’Islanda si appresta ad approvare una legge che permetterà assoluta libertà per i server ospitati e per internet. Chiunque potrà ospitare documenti di qualsiasi genere, compresi i documenti scottanti di Wikileaks. Se dovesse accadere, gli USA potrebbero considerare l’Islanda uno stato canaglia e nella peggiore delle ipotesi un paese da attaccare.

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35 commenti

Archiviato in libertarismo, politica, tristezze

35 risposte a “Cyberterrorismo made in USA

  1. “Non stiamo leggendo un pamphlet di qualche esaltato neocon, stiamo leggendo il WP.”

    Beh, considerato che il columnist scriveva discorsi per GWB, direi che stiamo proprio leggendo un esaltato neocon …

  2. Pingback: Cyberterrorismo made in USA | Politica Italiana

  3. Kirbmarc

    Articolo delirante e anticostituzionale. Che fine ha fatto il famoso primo emendamento?

  4. 1. “forza nuova” di sinistra?
    2. è notorio, ed è l’aspetto peggiore degli stati uniti, che il pensiero costante e dominante è che ciò che è contro di loro è contro l’umanità: perché meravigliarsi?
    3. l’islanda non ha esercito e la difesa nazionale è assicurata dall’esercito degli stati uniti: conflitto di interessi o provocazione nella certezza di non essere attaccati?

  5. Per Junkie

    Ups non lo sapevo! Ma cos’è il risveglio dei neocon-morti viventi? Pensvo si fosse chiuso quel capitolo…

    Per Kirmarc

    Nel cesso?

    Per Marcoboh

    Allora la legge islandese non passerà mai.

  6. Guardiamo il bicchiere mezzo pieno: è una opinione, non una proposta concreta; questa opinione, da quel che ho letto, è stata subito criticata da più parti.
    Almeno in questo la trasparenza c’è.

  7. Snem

    Quella di Assange e’un’opinione, che non condivido, mentre la tua sì, pienamente.

    Nota a margine: ma l’Islanda l’ha approvata o no questa legge? Leggendo qui sembra di sí http://www.libertiamo.it/2010/08/02/islanda-la-roccaforte-della-liberta-di-stampa-e-delle-intercettazioni/ da altre parti sembra di no…

    Sono scettico sulla sua approvazione.

  8. Filopaolo

    Un paio di considerazioni:

    1) Hai un’idea strana della sinistra.
    Su Forza nuova ti ha già corretto Marcoboh.
    Anche dire che i no-global erano di sinistra è un pò una forzatura (e anche che erano antiamericani lo è: che l’idea del nuovo ordine mondiale, che i non global combattevano, fosse soprattutto, ma non solo, un’invenzione americana era semplicemente un fatto e non un pregiudizio).
    E’ vero, avevano molti temi in comune con la sinistra, ma ti sei mai chiesto come mai i no global sono stati criticati aspramente da quasi tutti i partiti di sinistra di tutti i paesi occidentali (che, insieme ai partiti di destra, alla fine sono riusciti, appunto, a farli sparire dalla scena politica).

    2) I controllo e la limitazione per legge dei contenuti e dell’uso di internet fa parte da sempre del programma concepito dai fautori del progetto del nuovo ordine mondiale di cui sopra.

    Quanto ho scritto puzza troppo di teoria del complotto? Sarà, ma intanto…
    Filopaolo

  9. Per Ivo

    OK. E’ una opinione. Ma se questa opinione trova opsitalità in qualche partito? Obama non mi pare tanto un paladino del libero internet…

    Per Nova

    Grazie per la precisazione. Quindi, poiché Wikileaks risiede in Islanda, gli USA potrebbero chiedere la chiusura di Wikileaks al governo islandese o l’estradizione del suo inventore. E se l’Islanda non lo fa sono guai.

    Pe Filopaolo

    E’ un errore di battitura. All’inizio stavo mettendo solo esempi di gruppi di sinistra, poi ho aggiunto FN e mi sono dimenticato di cambiare “sinistra”.
    Sui noglobal che non sono di sinistra direi che sarebbe il caso di chiedere direttamente a loro. Il fatto che i partiti democratici di sinistra li abbiano criticati e isolati non dimostra nulla: sono partiti moderati borghesi che hanno poco a che vedere con la tradizione marxista (vedi PD).

  10. Obama non è un paladino del libero internet, però – e scusa se insisto a sottolineare che il bicchiere è mezzo pieno – è un leader democraticamente eletto in uno stato costituzionale, non un dittatore assoluto: può prendere decisioni sbagliate, ma ne deve rendere conto.
    Ma poi: perché “libero internet”? Io non voglio internet libero, voglio persone libere! Persone libere, ovviamente, di andare su internet e pubblicare quello che vogliono, assumendosi le eventuali responsabilità.
    A preoccuparmi, qui, non è tanto il fatto che si voglia accusare Wikileaks (azione legittima: sospetto un danno, accuso il presunto responsabile e vediamo chi ha ragione), ma che nel farlo si voglia chiudere internet e prelevare il responsabile con la forza, ignorando quel poco di diritto internazionale che abbiamo.

  11. Filopaolo

    Solo una puntualizzazione. Anche i no global presero le distanze dalla tradizione marxista: erano contro l’industrialismo eccessivo, la finanziarizzazione spinta dell’economia, lo strapotere delle multinazionali, ma non sono mai stati pregiudizialmente contro l’economia di mercato.
    Filopaolo

  12. Filopaolo

    A questo proposito, se non lo conosci già, dai un’occhiata a questo sito:
    http://www.politicalcompass.org
    Rifilopaolo

  13. Lo dicevo questa mattina a un amico, per giustificare il mio crescente senso di disagio: avverto sempre più scenari d’un mondo alla “Blade Runner” che s’approssimano. Queste son solo le prime avvisaglie. Prepariamoci al peggio.

  14. ale

    Veramente Assange è il fondatore di Wikileaks. L’autore della colonna in questione è Mark Thiessen. E comunque i giornali americani ospitano sempre opinionisti di tutte le aree, comprese quelle opposte alla linea editoriale del giornale (e che per questo sono chiamati op-ed columnists, ossia opposit the editorial page columnists, in quanto i loro articoli sono spesso pubblicati nella pagina a fronte di quella che contiene gli editoriali del giornale, che proprio per essere espressione della linea editoriale, spesso non sono firmati – ad es. nel NYT). Quindi piano a dare addosso al WP.

  15. Kirbmarc

    “sono partiti moderati borghesi che hanno poco a che vedere con la tradizione marxista”

    Il marxismo è molto e sepolto da tempo. L’esperienza della poltica economica comunista si è conclusa nel 1991 con risultati disastrosi, questo lo sanno anche i sassi.

  16. Corrado

    Beh Kirbmarc, posso assicurarti che ci sono persone che sono molto più arretrate, politicamente parlando, di certi sassi che conosco.
    E non sono neppure minoranze.
    Ho sentito parlare recentemente, con grande eloquenza, dei vantaggi del marxismo nella società moderna…
    Quindi non mi stupisce che possano esistere delle frange estreme che a questo si richiamano. E poi ci sono quelli che invece vogliono solo fare casino e si unirebbero a qualunque idea pur di menare le mani. E possiamo chiamarli Skinheads, possiamo chiamarli Hooligans o Black Block… credo non cambi molto.

    Tornando alla censura, beh sono anni che pavento uno scenario del genere. Mi sono ricreduto per un po’ con l’esplosione liberale di Internet nei primi anni del millennio(qua in Italia, ovviamente), ma ormai vedo sempre più un futuro Cyberpunk.

  17. Per Ivo

    “è un leader democraticamente eletto in uno stato costituzionale”

    Non voglio fare una reductio ad hitlerum, ma come ben sai l’elezione a maggioranza non è indice di libertà, anzi a volte è proprio il contrario.

    “Io non voglio internet libero, voglio persone libere!”

    Mmm no no io voglio il territorio internet libero: io voglio lo spazio libero con persone libere. Come fai ad avere persone libere se lo spazio dove si muovono è un carcere?

  18. Per Filopaolo

    Conosco il sito. Io mi trovo nella metà libertarian tra il quadrante left e quello right. E’ proprio quello che mi sento!

    Per Ale

    Grazie mille Ale per la tua puntualizzazione. Nell’ultimo periodo sono un disastro: credo di aver bisogno di un correttore di bozze. Scusate tutti per il madornale scambio di nomi.

  19. @fabristol: ecco, dai, non fare reductio ad hitlerum che non è il caso, anche perché non penso affatto che un leader democraticamente eletto sia infallibile: mi limito a pensare che la possibilità di bloccare un sito sia meglio gestibile (sia il male minore) in uno stato democratico che in uno totalitario. Ripeto: è il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto: tu sottolinei che non è pieno, io che non è completamente vuoto, entrambi lo vorremmo tutto pieno, magari pure freddo e accompagnato da un po’ di salame.
    Su internet libero / persone libere: è ovvio che per avere uno devi avere anche l’altro, ma uno è il mezzo e l’altro è il fine, e confonderli potrebbe essere un problema.

  20. Boh vabbé questo del “pensare positivo” o vedere il bicchiere mezzo pieno lascia il tempo che trova e credo sia influenzato dalla personalità di Obama. Se le cose le avesse fatte Bush forse lo vedresti mezzo vuoto come me.
    Ma questo non risolve il problema: ovvero che un presidente democratico vuole fare qualcosa di illiberale. Io penso che sia più grave che lo faccia un Obama piuttosto che un Ahmadnejad.
    Non capisco perché con Bush era così facile parlarne male, con Obama la gente trova sempre giustificazioni.

  21. “Non capisco perché con Bush era così facile parlarne male, con Obama la gente trova sempre giustificazioni.”
    Senza voler difendere Bush, che è notoriamente un cretino (e per me è questa l’unica distinzione che veramente conta), nel linguaggio comune tale atteggiamento si definisce “pregiudizio”.
    A mio modestissimo avviso, l’unica speranza perché vi sia un futuro degno d’essere vissuto, risiede nella possibilità che si accrescesca la capacità individuale d’evitare l’uso di giudizi preconfezionati da altri. Sono tuttavia estremamente pessimista in merito.

  22. Sul fatto che Bush fosse una testa di cazzo non ci sono dubbi. E io avrei votato Obama a suo tempo. Magari turandomi il naso perché già presagivo il populismo tutto fumo e niente arrosto. Ma ora credo che abbiamo molti più elementi per giudicare Obama.

  23. Qualche perplessità su Obama l’ho avuta durante le primarie, leggendo della sua campagna elettorale molto emotiva e irrazionale.
    Ero comunque contento della sua elezione, viste le alternative: Mark Thiessen era chief speechwriter di Bush, con Obama almeno è a fare l’OP Ed al Washington Post.
    Non sono entusiasta di Obama, per quel che seguo la politica americana. Giusto poco fa ho letto questo. La posizione di Obama sul matrimonio omosessuale sembra un discorso di Veltroni: sono contrario ma anche favorevole, fino al paradosso di essere contrario al referendum che proibisce il matrimonio omosessuale e, contemporaneamente, contrario al matrimonio omosessuale.
    Ma stiamo andando fuori tema, e direi di chiudere qui la discussione.

  24. kefos93

    Dopo aver letto l’editoriale non ho potuto far a meno di pormi due domande:
    1- Per chi l’ha scritto?
    2- Perché l’ha scritto ?

    La prima l’ho accantonata immediatamente; la risposta è sicuramente scontata.

    Per la seconda, secondo me, è che sta provando a ” saggiare ” l’umore dei cittadini in previsione della promulgazione di ulteriori leggi liberticide tese ad ottenere l’affossamento definitivo della libera informazione, sempre e comunque in nome della ” Sicurezza Nazionale “.

    Basta aprire un po’ gli occhi e ci si renderà conto che gli USA, detentori unici della ” democrazia ” e di conseguenza ” gli unici ” legittimati ” alla sua ” esportazione ” anche se non richiesta, si stanno preparando ad attaccare l’Iran ed il Venezuela ( quest’ultimo con l’aiuto della Colombia ); di certo, come in passato, non mancheranno sicuramente i pretesti, visto che la Costituzione USA consente l’entrata in guerra solo per difendersi in caso di attacco.
    E’ singolare che il paladino della ” democrazia ” per raggiungere i suoi scopi utilizzi gli stessi metodi attribuiti ai cosiddetti stati ” canaglia ” ovvero disprezzo assoluto della sovranità e delle leggi di altri Stati, ricorso ad operazioni sotto copertura ( sequestri di persona ) operazioni sotto ” false flag “, torture, carcerazioni ” sine die ” ma soprattutto ” sine iudicium “.
    E’ altrettanto singolare che i Paesi presi di mira siano, guarda caso, particolarmente ricchi di petrolio ( il Kosovo è stato abbandonato perché non ce n’era neanche una polla ).

    Ecco perché gli USA ed i suoi alleati vogliono tappare la bocca agli utenti scomodi della rete:in parole povere non vogliono ” che si sappia in giro ” quel che si accingono a fare e sicuramente faranno.

    Per quanto riguarda Assange, il buon Thiessen sa sicuramente che gli USA ( Presidente, Agenzie per la Sicurezza Interna ed Esterna ) ne sono al corrente, perfettamente, sin dall’inizio delle sue attività, altrimenti ” Echelon “* a che servirebbe ?

    Lo stesso Assange ha dichiarato che se gli accadesse qualcosa di ” strano ”
    il WEB verrebbe inondato da circa 500.000 dossier segreti.

    * Echelon ( gradino ): sistema satellitare militare in grado di intercettare ogni tipo di comunicazione ( fax, mail ecc. inclusi ).
    Fu creato nel 1947 da USA e GB ai quali si aggiunsero Canada Australia e Nuova Zelanda ) ma solo gli USA, tramite la NSA, possono accedere a tutte le informazioni ( quando si parla di ” democrazia ” ! )
    Venne portato alla luce, da non addetti ai lavori, negli anni ’97/98 in quanto si scoprì che veniva utilizzato, a fini commerciali, per favorire le aziende di ” casa ” che venivano in possesso di informazioni altrimenti impossibili da reperire.
    ( E questo ci dimostra che il ” controllo ” sull’informazione già c’è ed è totale ).

    Cari amici, ho il timore, sicuramente non infondato, che ci ritroveremo a comunicare coi ” pizzini “.

    Ciao a tutti.

    P.S.: Personalmente ho sentito ” parlare ” di Echelon sin dalla seconda metà degli anni ’70 e da allora mi sono chiesto come mai non si sia fatta luce su tanti fatti ” neri ” accaduti nel tempo !
    Agli inizi degli anni ’80, il sistema era in grado di leggere… un ” pizzino ” !
    Sembra che Echelon da un po’ di tempo sia stato affiancato da un altro sistema, molto più avanzato ( purtroppo non ne ricordo il nome.

    Di nuovo

    kefos93 ( qualora risultassi ” anonimo “

  25. ho paura che ne vedremo delle belle tra un po’.

  26. Kirbmarc

    “Beh Kirbmarc, posso assicurarti che ci sono persone che sono molto più arretrate, politicamente parlando, di certi sassi che conosco.”

    Non ne dubito: esistono ancora i neonazisti (quando chiunque sa a cosa ha portato il nazismo), quindi esisteranno (e per molto tempo) i neocomunisti.

    Chi vuole essere preso sul serio, però, oggi evita di parlare di marxismo. Sono ancora in molti ad essere statalisti e autoritarii, ma Marx ormai è “passè”.

    Ora va di moda il “no global”: una strana accozzaglia di conservatorismo, protezionismo e socialismo, condito in salsa ribellista, che accumuna tutti, dal punkabbestia al contadino che vuoli i fondi da mamma Stato, dal “politicamente corretto” dal cuore tenero (e dalle mani lunghe) al conservatore che odia i “maledetti cinesi che ci rubano il lavoro”.

  27. Snem

    non dimenticare gli ambientalisti del kilometro zero 😉

  28. Ritorno su questo post alla luce delle recenti notizie d’attualità. Onestamente condivido sempre meno la maggior parte dei commenti.
    Qui non si tratta di pubblicare per intero (e sottolineo per intero) intercettazioni e quant’altro, né di far decadere il segreto di Stato prima del termine. Si tratta di pubblicare ciò che il gola profonda di turno passa a Wiki Leaks, quando, come e in quale quantità vuole e soprattutto riguardo a chi vuole (e non è escluso che la gestione di WL faccia lo stesso, pubblicando a comando e convenienza ciò che gli pare). Non ci vedo alcunché di vagamente affine al diritto d’informazione, ma solo qualcosa di veramente pericoloso perché si espone all’opinione pubblica (ed alla pancia della gente opinionista del tutto, me compreso) sempre e solo frammenti (pre-scelti) di una realtà estremamente intricata. Equivalente al realismo di un reality show, in cui ognuno può farsi opinioni sui personaggi, ma il gioco è fasullo a monte.

  29. Giardia, siamo in accordo su tantissime cose ma su questa sono completamente in disaccordo con te. Ne parlerò su un post nei prossii giorni quando si avranno più notizie.
    Ti dico già da ora che la frammentazione di una notizia non è nulla in confronto alle menzogne e ai segreti degli stati. MEglio un frammento che il segreto di questi figli di puttana che giocano con le vite umane come se fossero moscerini.

  30. Snem

    “solo qualcosa di veramente pericoloso perché si espone all’opinione pubblica (ed alla pancia della gente opinionista del tutto, me compreso) sempre e solo frammenti (pre-scelti) di una realtà estremamente intricata. Equivalente al realismo di un reality show, in cui ognuno può farsi opinioni sui personaggi, ma il gioco è fasullo a monte.”

    Lo stesso si potrebbe dire del sistema democratico, a cominciare dal voto per finire con i “cani da guardia” del potere.

  31. “Lo stesso si potrebbe dire del sistema democratico, a cominciare dal voto per finire con i “cani da guardia” del potere.”

    E’vero, ma credo che ad oggi non si sia ancora evoluto un sistema migliore e superiore a quello democratico, sviluppatosi e perfezionatosi nel tempo (ed anche in modo diverso nei vari Stati) e gradatamente. Per questo per ora ce lo teniamo con tutti i suoi limiti, di cui è più che legittimo discutere. Alcuni li discutono, altri no, alcuni discutono alcune lacune, altri ne discutono altre (vedi, che so, eutanasia, pena di morte, libertà di scelta, libertà dei sistemi di comunicazione) . Altri ancora legittimamente si spingono a teorizzare sistemi nuovi, ma che sarebbe da folli pensare che possano essere introdotti da sera a mane come se nulla fosse.

    La mia critica alla vicenda Wl è solo questa: se tu mi dici “si dovrebbe considerare l’opportunità di pubblicare dopo un certo numero di anni-molti o pochi che siano- tutto ciò che riguarda le relazioni internazionali, gli archivi di Stato eccetera” io ti dico che sono d’accordo al 100 % . Non sono d’accordo sulla pubblicazione parziale e scelta più o meno ad hoc. Stiamo (a ragione) a criticare Feltri ed il suo dossieraggio da due soldi, Berlusconi e le sue tv parziali, ed ora accettiamo lo stesso principio?
    Anche perché tutto ciò in realtà non cambia di certo nulla ai corpi diplomatici, figuriamoci se loro non sanno o immaginano che ciascuno di loro scambia informazioni di questo tipo; ciò che cambia è l’umore della piazza, onestamente non la trovo affatto una cosa corretta da parte di chi fornisce l’informazione.

  32. Snem

    Ho solo criticato il tuo argomento sul perché non si dovrebbe divulgare informazione confidenziale come ha fatto Wl, mica l’intera democrazia. Ho utilizzato il concetto di democrazia a supporto della mia critica per rendere l’idea di come qualsiasi informazione sia “parziale”, soggettiva e sotto il controllo di chi la possiede (che può decidere il “come e in quale quantità vuole e soprattutto riguardo a chi vuole”): come in effetti accade quando si tratta di elezioni e di politica. L’informazione non parziale si chiama verità (assoluta?)… un pò lontana dalla politica e dalle cose degli uomini, non credi? 😉
    Feltri lo si critica per il dossieraggio, che consiste nel raccogliere le informazioni (anche con metodi illegali) per poi utilizzarle a scopo ricattatorio: qui risiede il problema. Se pubblicasse i suoi “dossier” d’interesse pubblico così come gli vengono consegnati (magari facendo il suo mestiere e verificando le fonti), non ci sarebbe nessun problema non credi? Analogamente questo vale per chi produce informazioni false o verosimili (sempre Feltri e “Berlusconi e le sue tv parziali”). Non è lo stesso principio.
    Non saprei se questo tipo di divulgazioni alla wikileaks sia un bene o un danno, dovrei riflettere meglio sul se queste informazioni siano e dovrebbero essere effettivamente di dominio pubblico perché prodotte da apparati dello Stato (a maggior ragione se come dici tu “tutto ciò in realtà non cambia di certo nulla ai corpi diplomatici, figuriamoci se loro non sanno o immaginano che ciascuno di loro scambia informazioni di questo tipo” e se chi le divulga si è preoccupato di eliminare quelle sensibili per la sicurezza). Sicuro non me la sento di condannarle solo perché questo cambia “l’umore della piazza”, perché, se quest’ultimo può creare nazioni e governi (anche in democrazia) non vedo perché non dovrebbe anche distruggerli se lo crede opportuno: tutto sta nella comunicazione, nell’onestà di chi produce l’informazione (verifica) ma anche nello spirito critico di chi la riceve. Mi piace dare responsabilità al popolo, che sia responsabile dei suoi umori come sempre è stato, democraticamente, se vuole.

  33. Condivido sul diritto di chiunque di informarsi e analizzare criticamente una notizia. Il centro della questione, infatti, non è Wl in sé (avrebbe potuto essere qualsiasi giornale, infatti), quanto il fatto che siano state diffuse da “gole profonde” alcune e solo alcune informazioni mica tutte le comunicazioni di tutti i corpi diplomatici del mondo, e francamente mi sembra un po’improbabile che sia stato fatto per “diritto di cronaca”. Per questo, davanti ad una situazione del genere, secondo me il mezzo di comunicazione (in questo caso Wl) dovrebbe avere il buon senso/coraggio di rispondere un “no grazie”. Invece il buon Assange, come qualcuno citava nei commenti, ha ben pensato di dire che se gli fosse accaduto qualcosa di strano, il web sarebbe stato inondato di dossier riservati. Se tolgo il movente del ricatto più o meno implicito basato sull’avere un’informazione segreta, a chi giova tutto ciò? E chi mi garantisce che anche se non gli accadesse nulla di strano lui non possa decidere di pubblicare ciò che gli pare?
    A me questo non va, come non mi andrebbe, per dire, se decidessero di rendere pubbliche alcune rivelazioni sulla strage di Ustica. Cavolo, la posta in gioco è troppo alta, i morti gridano ancora giustizia, come posso accettare di fare il pupazzo in mano a chi vuole lucrare sulle informazioni? Per questo io gradirei piuttosto la pubblicazione completa di documenti e archivi, perché è assolutamente sacrosanto chiedere di conto, ma devo farlo alle persone realmente responsabili di un fatto, non al primo che mi capita a tiro perché ho sentito che più o meno sa qualcosa.

  34. …cioè un po’ come se io accettassi che un giudice possa emettere sentenza sentendo una sola parte o acquisendo solo una parte delle prove.

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