Can che abbaia…parla

Uno degli esempi più palesi di come avvenga l’evoluzione ci viene dato dall’addomesticamento degli animali da parte dell’uomo nel corso di migliaia di anni. Migliaia di anni fa gruppi di uomini catturarono dei piccoli di bue, di cavallo, di lupo ecc. e incominciarono ad allevarli. Col tempo dopo varie generazioni gli uomini selezionarono i tratti più utili, quelli meno aggressivi o addirittura quelli più belli e appariscenti. Qualsiasi allevatore sa come si fa, la selezione artitificiale è il lavoro di tutti i giorni. Quindi, sappiamo di essere riusciti a far evolvere questi animali in modo artificiale sotto il giogo della nostra intelligenza e creatività. Li abbiamo cambiati, forgiati, modificati come con l’argilla. Ma questa non è tutta la storia. In realtà il rapporto che abbiamo avuto con i nostri animali domestici non è unidirezionale: cioè noi i padroni, i forgiatori, in un certo senso i parassiti, e loro gli schiavi, l’argilla, gli sfruttati. Quello che abbiamo creato è più che altro un rapporto di simbiosi. Sia gli umani che gli animali addomesticati hanno giovato da questo rapporto. Ciò significa che forse anche gli animali hanno in un certo qual modo plasmato la specie umana a loro vantaggio. Cosa sarebbe infatti la specie umana senza l’apporto fondamentale dell’addomesticamento animale? Forse molto diversa da quella attuale. L’addomesticamento animale avviene infatti ad un bivio cruciale della nostra storia: l’agricoltura.

Adam Miklosi sta studiando come i cani si siano evoluti per cercare di comunicare con noi e come noi ci siamo evoluti per capirli. I lupi infatti non abbaiano, i cani sì e con un incredibile varietà e complessità di toni e significati. Nel video qui sotto potete vedere come tutte le persone a cui vengono fatti ascoltare i vari versi dei cani sanno che cosa significano questi ultimi nel linguaggio canino.

E’ uno studio affascinante e rivela non solo quanto poco sappiamo del primo animale addomesticato dall’uomo, ma anche quanto poco sappiamo del nostro rapporto con gli animali addomesticati.

Annunci

9 commenti

Archiviato in scienza

9 risposte a “Can che abbaia…parla

  1. una cosa che ho sempre pensato è che l’abbaiare “discontinuo” imita in qualche modo la discontinuità della parola umana. certamente allo scopo di essere individuato e preso in considerazione come una comunicazione, a differenza degli ululati “indifferenziati”.

  2. playwords

    Mentre ascoltavo il filmato, Spike, il mio cane, ha iniziato a “sbuffare” sentendo l’abbaiare di questi cani, e si è affacciato al balcone qui vicino a me per vedere dove fossero.

    Il linguaggio dei cani, abbaiare a parte, è una forma di comunicazione affascinante ed innato che si portano nel dna da tempi molto molto antichi, è infatti un pezzettino di natura selvaggia che è rimasto praticamente intatto in tutti loro. Spesso però tale forma di comunicazione è assopita o parzialmente assopita ed è corretta forma di addestramento da parte dell’uomo imparare questo linguaggio e ridestarlo in ogni sua forma. Ho avuto la fortuna di incontrare un addestratore sicuramente un po’ particolare, caratterialmente parlando, infatti la prima cosa che ti suscita è senz’altro che preferisce i cani a te, anche se non ti conosce. Ad ogni modo abbiamo parlato e con il tempo ho imparato ad osservare il cane nel suo modo di socializzare, di affrontare un pericolo potenziale, nel difendermi pur essendo un piccolo incrocio di terrier, ed è stata un’avventura affascinante che ha fortificato in me il rispetto per questi animali e sicuramente ha diminuito il mio timore verso cani di taglia medio grande “nervosi”. La teoria dei segnali calmanti serve per farci imparare a capire il metodo di comunicazione canino e replicarlo per trattare con loro. Ciò va oltre, come dicevo, l’abbaiare ma unisce gestualità, movimenti e sguardo. Anche io mi rendo conto, come i personaggi del filmato, di conoscere certamente i segnali vocali, che non si limitano all’abbaiare. Se mi ricorderò di registrartelo ti farò sentire cosa Spike “dice” quando per esempio vuole scendere a fare i bisogni, o quando vuole giocare, o quando ancora non stai facendo quello che vorrebbe fare lui.
    In questi casi succede che emette dei suoni diversi, modula dei lamenti… non so se tu hai mai avuto un cane, nel caso capiresti meglio di cosa parlo… poi sbuffa e se lo guardi sembra proprio che comunichi: “madò che palle…” [interpretazione personale].

    Nei paesi nordici come la Norvegia ecc, questa cultura è più diffusa, la cultura dell’addestramento di cane e padrone. La cultura del comunicare con il proprio cane.

    Per me è stata una grande scoperta, affascinante metodo di scoprire un mondo nuovo. Mi sono sentito più “allineato alla natura”.

  3. Patrizia Mandanici

    Vivere con un cane è davvero affascinante. La mia cagna è con me da quando aveva due mesi (è una bastardina di taglia medio-piccola, adesso ha 10 anni).
    Con il passare degli anni ha affinato il suo modo di comunicare “sonoramente” con me e gli altri umani, l’ha adattato nel modo più efficiente a cui potesse pervenire – dal suo punto di vista.
    Per attirare l’attenzione – per chiamarmi – il ringhio (dalla tonalità bassa) è diventato più breve e secco: tanto sa che io capisco lo stesso.
    Quando sente che sulle scale o in cortile c’è qualcuno che conosce modula il guaito in maniera del tutto particolare (e sgrana gli occhi): una volta non lo faceva, i suoni che emetteva si confondevano con quelli che segnalavano presenze varie in strada.
    E così via…I cani sanno davvero adattarsi ed “evolversi” sotto i nostri occhi.

  4. Per non parlare dei cani che parlano come i loro proprietari. 😉

  5. Brunello il mio cane, non sa abbaiare. Non ce lo siamo mai spiegati il perche´! E inoltre ha una strana mania, appena azioniamo il fon per capelli, lui interrompe qualsiasi tipo di attivita´che stava facendo, viene e lo guarda come incantato. Forse quel rumore gli ricorda una vita passata ( e`un trovatello). L´unico abbaio che fa, e`in sordina nel sonno mentre sogna.Sono fantastici e misteriosi i cani.

  6. Ma perchè – che io sappia – nessuno addestra i gatti? Io noto che con il mio gatto c’è molta comunicazione, basata soprattutto su sguardi, gesti, richiami vocali miei e qualche piccolo verso suo (visto che non miagola), tanto che, spesso, mi sembra di avere a che fare con un cane…! ehheeh

  7. schatten

    is@boh, che strano; anche il mio cane si chiama Brunello e non usa tanto la voce per comunicare. Il mio gatto invece si’ , esprime una gamma di suoni davvero notevole per comunicarmi cose differenti.

  8. Schatten: veramente un mistero! Ma il tuo di che annata e`?Comunque io una spiegazione me la sono data, essendo un trovatello avra`preso tante di quelle mazzate mentre abbaiava che gli e`passata la voglia…
    Pero´ulula spesso in segno di felicita`e quando e`particolarmente felice od emozionato soffia col naso come se starnutisse.

  9. ecco spiegato questo:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...