Insegnare l’inglese ai britannici non ha prezzo #4

Mi capita più volte di aiutare i imei colleghi inglesi a fare lo spelling di alcune parole inglesi difficili. Specialmente quelle parole inglesi di origine francese che tanto complicano la vita al madrelingua inglese. Non è facile utilizzare una lingua che utilizza un mix di termini e regole germaniche e romanze, soprattutto per il fatto che il 99% degli inglesi non sa distinguere (e talvolta non è neanche a conoscenza della storia della propria lingua) tra un termine inglese derivato dall’invasione sassone e un termine francese derivato dall’invasione normanna. Quindi diciamo che chiudo un occhio quando qualcuno mi chiede consiglio su questo tipo di spelling. Ma quello che mi è capitato ieri ha sicuramente dell’incredibile. Una collega di 29 anni, laureata, ha creduto per 29 lunghi anni della sua vita che il passato di to buy (comprare) fosse brought e non bought. Considerato anche il fatto che brought è il passato di to bring (portare). Ho cercato di spiegarglielo e lei non mi credeva. Solo l’intervento di un terzo collega l’ha convinta.

Mi sono sentito molto triste specialmente per lei. E  in tutti gli altri casi quando ho dovuto spiegare la provenienza delle parole inglesi ai madrelingua inglesi. Una volta in treno ho incontrato due americane le quali stavano andando in Francia. Si chiedevano come diavolo si dicesse in francese toilet. Pensavo stessero scherzando e invece… Ed erano anche stupite dal fatto che io sapessi così tanto francese pur non avendolo mai studiato. “Semplice, è una lingua romanza come l’italiano.” dissi. Beh non sapevano neppure che l’italiano e il francese provenivano dal latino.

L’inglese, soprattutto nella sua eterogenea pronuncia, non si può capire appieno se non si sa distinguere tra le parole di provenienza sassone e normanna. Una volta capito questo la pronuncia è facile e si evitano le crisi da schizofrenia linguistica: perché l’inglese altro non è che una lingua bipolare composta da due lingue principali che seguono grammatica e pronuncia diverse.

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27 commenti

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27 risposte a “Insegnare l’inglese ai britannici non ha prezzo #4

  1. e con questo si torna allo stesso problema: la carenza dell’istruzione primaria. perché la consapevolezza linguistica è comunque una conquista culturale, e non la si apprende mentre si apprende la lingua materna; e perciò ci si portano appresso i fraintendimenti dell’apprendimento orale, che se non viene corretto dalla scuola rimane per sempre.

  2. Considera anche il Regno Unito (credo) sia l’unico paese al mondo dove non si studia la grammatica della propria lingua! L’apprendimento della lingua per gli inglesi è orale e consiste nella lettura di classici della letteratura inglese e nel semplice apprendimento della lingua in famiglia e a scuola. Anche in questo caso ho dovuto spiegare ad un postdottorando di 35 anni cosa erano soggetto, complemento oggetto e aggettivi.

  3. Snem

    Incredibile. Figurati provare a spiegare a cosa serve studiare il latino.

  4. anna

    Se hai del tempo libero, dai un’occhiata a Mother Tongue di Billy Bryson! E poi regalalo a chi ti chiede lo spelling in inglese (che c’è pure da dire che il 60% degli italiani scrive “stò” con l’accento, anche emeriti laureati in lettere, e a me scende un brivido lungo la schiena *ogni volta*)

  5. juhan

    No il latino non mi è mai andato giù. E il greco sono riuscito a evitarlo. Poi da grande mi è capitato di parlare olandese –inventando al volo– con risultati non proprio apprezzabili. Quello che mi sarebbe servito è il detesken 😦

  6. ilferrista

    ci fu un articolo qualche tempo fa su quotidiano UK che ringraziava la dominazione romana per aver contaminato una lingua che altrimenti sarebbe assomigliata alla cacofonia olandese. dixit.

  7. Scusami, mi sapresti dire quali sono le regole romanze applicate alla lingua inglese? Perchè capisco le contaminazioni, per non parlare di strati e sostrati…
    [Comunque bel post, detto da una studentessa di filologia germanica…]

  8. Per Eristelle

    Beh si in effetti le regole romanze non sono così evidenti, però sicuramente la parte germanica è stata edulcorata. Pensa all’aggregazione dele parole tipica del tedesco (classico esempio). La scomparsa dei casi e l’adozione del sistema delle lingue romanze attuali (cioè senza casi). La scomparsa della lettera maiuscola per il soggetto, ecc. ecc. Insomma non sono un esperto ma sicuramente il francese ha influenzato anche la grammatica inglese.

  9. Per anna

    grazie del consiglio. Ora mi informo. 😉

    Per Ferrista

    ringrazio la dominazione romana anche per le strade, le città e tante altre cose qui. Altrimenti la britannia non era latro che un Galles al cubo!

  10. Non si può e non si deve paragonare il tedesco all’inglese solo perchè sono lingue di derivazione germaniche. Quei casi come “toilet” o “toilette” si chiamano in filologia “contaminazioni linguistiche”.
    Quando parli dell’uso dei casi o della lettera maiuscola per i sostantivi [regola grammaticale che è stata abolita diversi anni fa, così come l’umlaut, i due punti su determinate vocali] che non si usano in inglese ma in tedesco, in realtà ti riferisci all’evoluzione che ha avuto la lingua, ma questo non ha niente a che vedere con il francese o con le lingue romanze in generale. Bisogna conoscere davvero bene sia l’inglese che il tedesco per rendersi conto di quanto queste due lingue siano simili nella grammatica [si, proprio così!] e nella formazione delle parole. E bisogna conoscere la filologia germanica per capire come queste si siano formate. Non guardare wiki, 8 volte su 10 dice un mucchio di idiozie.
    Lingue romanze e lingue germaniche hanno poco in comune. Ma sono tutte figlie della stessa lingua: l’indoeuropeo.
    Ma questo è un altro discorso…
    Saluti, Eristelle.
    P.S. Scusami se mi faccio prendere la mano, ma la filologia germanica è la mia materia e la mia tesi di laurea..

  11. Grazie delle precisazioni anche se non faccio affidamento su Wiki per le regole del tedesco. L’ho studiato un po’ a scuola e un po’ da autodidatta.

  12. E’ una lingua molto difficile che richiede costante esercizio…la detesto anche se la studio da 12 anni! 😀

  13. Mi intrometto sulla discussione filologica, ma mi sento chiamato in causa anche io visto che storia della lingua inglese è la materia che insegno. Quello che Fabristol ha detto intuitivamente su “due lingue principali che seguono grammatica e pronuncia diverse” ha una fondatezza, soprattutto se si considera i processi di derivazione: in inglese ci sono set di suffissi diversi secondo l’origine anglosassone o francese/latina della radice. Un classico esempio che faccio è dark>darkness e obscure>obscurity, oppure i prefissi privativi un- e in- (unhappy, inaccurate). Questa distinzione è rimasta fissa per un lungo periodo della storia dell’inglese, ma a un certo punto ha cominciato a venire meno, e piano piano i suffissi anglosassoni hanno cominciato ad applicarsi anche a radici latine (infatti esiste anche “obscureness”, “uneducated”, ecc.), ma sono rari i casi in cui suffissi latini sono applicati a radici anglosassoni: fatto sta che proprio da questo momento gli anglofoni hanno perso sempre più coscienza della distinta provenienza delle radici e quindi sono iniziati i problemi descritti nel post. Poi si può discutere anche dell’influenza latina su determinate forme verbali o sulla modalità, ma rimane il fatto che l’inglese è una lingua germanica nel profondo con un apporto sostanziale di matrice romanza (e con sostanziale non intendo che si sono recepite solo tante parole francesi o latine, ma che queste hanno acquisito produttività in termini linguistici).

    A ogni modo, sei stato anche fortunato con la collega, che almeno percepiva l’irregolarità della coniugazione di ‘to buy’: io ho passato parte dell’infanzia nei pressi di York dove la maggioranza dei locali diceva e scriveva sistematicamente “buyed”!

  14. Grazie Jadran

    in effetti questi erano gli esempi che avrei voluto scrivere io! 😉 Ma sicuramente ce ne sono anche altri, solo che ora non mi vengono in mente.

  15. un’altra caratteristica “latina” dell’inglese è il plurale in -s, come in francese, castigliano, catalano, portoghese, sardo… che deriva dall’accusativo plurale maschile e femminile.

  16. Ricordo che un caso interessante è il nome dei diversi animali nel caso si usino per l’animale vivo o per quello inteso come carne da mangiare.
    Pork -pig , Veal – calf, Venegon -deer, e mi sembra molti altri, che testimoniavano come la carne era consumo delle classi nobili e ricche influenzate dalla moda della lingua francese , mentre l’allevamento era appannaggio dei poveri. L’ho letto da qualche parte, comunque ignoranti o no l’anglofonia è quella che domina il mondo (almeno fino all’arrivo dei cinesi ehehehehhe)

  17. Per Marcoboh

    Grazie! Ci avevo pensato anch’io ma avevo paura di dire una cazzata. In effetti da questo punto di vista l’italiano è in minoranza. Perfino i sardi usano la s per il plurale.

    Per Enrico

    Infatti. Ma questo vale per tutte le parole inglesi: il vocabolario inglese consta di 600000 parole (il più grande al mondo) perché ogni parola ha l’equivalente germanico e romanzo. In pratica un francese potrebbe parlare in inglese… ma solo qualche professore universitario potrebbe capirlo. Esempio: io sapevo che to bay voleva dire abbaiare, perché derivava dal francese ma nessuno qui in inghilterra mi capiva perché usano to bark (germanico).
    Anche per gli animali dici bene: ma la cosa curiosa è che i nomi germanici vengono usati per indicare gli animali vivi mentre quelli francesi per gli animali cucinati. Da noi forse esiste solo il caso del pollo-gallina. Raramente qualcuno chiamarebbe la carne di pollo a tavola come carne di gallina. 😉 (in realtà gallina si usa nelle zone rurali quando la si cucina intera, ma in gastronomia si usa sempre il termine pollo).

  18. laperfidanera

    Be’, no, qui dissento, Fab,
    in gastronomia si usa ANCHE il termine “gallina”, ma per la gallina, ossia femmina adulta non più usabile come ovaiola, dalla carne più dura, da cucinare a lungo, in genere lessata. (Ehi, non sto parlando di ME! 🙂 )
    “Pollo” è più generico, e si usa soprattutto per l’animale giovane.

  19. Lasciatemi sfatare un luogo comune e poi prometto che non dispenserò più perle di saggezza linguistica. Molti pensano che la -s del plurale in inglese sia un’eredità romanza (come la ‘s del genitivo sassone), ma non è così: deriva da una forma plurale dei sostantivi forti in inglese antico (Old English) che poi si è estesa via via prima su tutti i sostantivi maschili e poi femminili e neutri, anche per conseguenza della perdita della distinzione di genere. Che questa questa desinenza in /s/ appartenga anche a spagnolo, sardo, lituano, greco ecc. non è una coincidenza perché è comunque un riflesso indeuropeo. Quindi, diciamo che sono rami che dipartono dallo stesso tronco, non innesti (wow questa metafora botanica è da riciclare…).

  20. Per Laperfidanera

    Sì ma non la trovi al supermercato. Come dicevo prima è più un termine delle zone rurali dove si cucina la gallina vecchia appena uccisa. Pollo invece è usato comunemente in rosticceria, supermercato, ristorante ecc.

    Per Jadran

    Ah, non sapevo. Anch’io pensavo che la s fosse una contaminazione romanza. Buono a sapersi. Grazie ancora! Questo blog sta diventando un bel posto dove discutere sulle lingue. 😉

  21. Ebbene, io non sono né un filologo, né un linguista, però frequento persone che lo sono. Ho trovato, qui in Canada, una serie di colleghi di dottorato e di professori che sapevano *parlare* in latino, e che di conseguenza conoscono molto bene la loro lingua, l’inglese, se non altro perché insegnano corsi di Old English et similia. Questo per dire che alle volte si esagera con l’insistere sull’ignoranza dei popoli anglosassoni sulla grammatica dell’inglese. Hanno un modo diverso dal nostro di studiarla, ma non è vero che non la studiano proprio.

  22. Appunto: come dici tu sono colleghi di dottorato e professori universitari… 😉

  23. Io spiegai ad un anziano e anche forbito bravo professore americano che “got” è anche banalmente il participio passato di “to get” (gli americani usano “gotten”, pur usando “got” come simple past), che “dreamt” e “learnt” sono legittimi alternative a “dreamed” e “learned”, ed altre cosette.

    Sullo spelling anche a me è capitato innumerevoli volte di aiutare un madrelingua inglese, e me lo spiego così (più che a livello di insegnamento a scuola): per noi italiani alfabetizzati, nella quasi totalità dei casi, all’ascolto di una parola inedita associamo immediatamente la scrittura corretta. Questo avviene quasi a livello del cervello. In inglese, invece, dalla pronuncia di una parola non si può risalire univocamente al suo spelling (per questo gli inglesi sono velocissimi a fare lo spelling: perché lo devono fare tutte le volte che dicono un nome o una parola a qualcuno che sta scrivendo). Nella comunicazione esclusivamente verbale, se un madrelingua inglese ascolta pronunciare una parola per lui nuova egli non si preoccuperà (in quel momento) di sapere come essa si scrive, si accontenterà di impararne la pronuncia, mentre a me che sono italiano può capitare di chiedere come essa si scriva anche se sto semplicemente dialogando (perché altrimenti faccio fatica a memorizzarla). Per noi quindi è più facile memorizzare lo spelling, perché è così che memorizziamo il vocabolo stesso. Tanto che noi italiani abbiamo non di rado il problema inverso: anche di una parola inglese che abbiamo ascoltato più spesso di quanto la abbiamo letta scritta, può capitare più facilmente di saperla scrivere bene che di pronunciarla in modo scorretto.

  24. scorretto –> corretto

  25. Pingback: Quando la storia della lingua inglese ritorna in scena « Si capisce

  26. Pingback: Quello che non vi hanno mai insegnato al corso d’inglese – C’è una logica dietro | Fabristol

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