Lòculi

La blogosfera italiana è ormai un cimitero, un non-luogo che un tempo prosperava di vita ma che ora non dice nulla, o ripete ad nauseam le cazzate  del Corriere o di Repubblica. Forse c’eravamo illusi di poter fare una rivoluzione culturale a partire dal web. O semplicemente creare un “prodotto” di qualità. Non è così. Non sono solo i blog che chiudono o che a mala pena aggiornano mensilmente, è anche la qualità che è diminuita, l’interattività e perfino la grinta. I grandi bloggers, o quelli che Blogbabel incensa come tali, sono sotto narcotici e non hanno più niente da dirci. Nel mio piccolo vado avanti (anche se anch’io ho diminuito qualità e quantità di post) ma ho notato che senza l’apporto degli altri anche il mio blog boccheggia. Confermando quello che ho sempre detto: un blog non è un diario personale ma un progetto personale che cresce e nasce dall’interazione con gli altri blog.

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29 commenti

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29 risposte a “Lòculi

  1. Penso che in settimana riemergerò dal fango 😉

  2. yoshi

    per fortuna non leggo né il corriere né repubblica 🙂
    io vado avanti incurante e a testa alta 🙂

  3. insomma, sono diventati dei “bloculi”!
    (è verissimo quello che dici, e che senza apporti e discussioni si boccheggia tutti. e ci si rifugia dove si può, magari in cucina)

  4. Ciao, Fabri.

    Non so se effettivamente la crisi dei blog è globale o invece riguardi la blogosfera italiana. Disponi di riferimenti in tal senso? Sarei molto interessata.

    annarita

  5. Suvvia, c’è stata di mezzo l’estate. Anch’io ho mollato — non solo il blog, ma anche la connessione e il computer. Per fortuna mi sono fatto un quaderno degli appunti, che spero di sviluppare e pubblicare presto.

  6. Dopotutto davanti a ogni monitor ci sono i prodotti di quella che è una fabbrica di omologazione… la scuola pubblica italiana…
    è normale che con gli anni la qualità scenda…

  7. Ovviamente. Purtroppo, come già ti dissi in un vecchio commento, molta della colpa di tutto ciò va attribuita agli stessi blogger, che in tanti casi preferiscono l’ascoltarsi all’ascoltare, l’autocelebrazione sterile alla sana, anche se triviale, polemica con i propri interlocutori.
    Vi sono siti che non visito proprio più, tanta e tale è la disattenzione del padrone di casa nei confronti dei propri ospiti.

  8. @Nicolò:
    “Dopotutto davanti a ogni monitor ci sono i prodotti di quella che è una fabbrica di omologazione… la scuola pubblica italiana…
    è normale che con gli anni la qualità scenda…”

    Perché conosci risultati eccellenti dalla scuola privata?

    Per favore non generalizziamo attribuendo tutte le colpe alla scuola.

  9. Per Newfoundforge

    Boia chi molla!

    Per Z3ruel e Yoshi

    Ehhh la coda di paglia! 😉

    Per Marcoboh

    Non sono arrivato ancora a quel livello! 😀

    Per Annarita

    Ciao Annarita,
    purtroppo non ho dati né riferimenti a parte la generale sensazione che oltre ai blog che chiudono ci sono decine di blog che scrivono sempre di rado e con meno foga. E non ti so dire se è un fenomeno italiano o globale. Credo che in parte ci siano di mezzo la facebookizzazione e la Tweettizzazione.

    Per Tommy

    Non c’entra Agosto. E’ una cosa che si trascina da un paio di anni.

    Per Niccolò

    Mmm, non vedo il nesso tra la scuola pubblica e la crisi dei blog. Ti potresti spiegare meglio?

  10. Sono disarmato dalle veridicità di questo post. Contemporaneamente e come sempre spero che l’autunno, anche questo come quello precedente porti una ventata d’aria, nuova.

  11. coda di paglia? coda lunga! 🙂

  12. Ciao Fabri, il punto del tuo post sta tutto nella parola illusione. Ci eravamo illusi di poter creare un progetto culturale di notevole respiro, ma alla fine con un po’ di realismo dovremmo ammettere ciò che molti non vogliono ammettere: la blogosfera ha raggiunto al massimo qualche migliaio di persone, e cresce a livelli bassissimi, visto che le entrate sono tanto numerose quanto le uscite. Noi abbiamo raggiunto quel confine da un bel pezzo: continuiamo a ripetere gli stessi discorsi da anni, senza aggiungere nulla di nuovo, ogniqualvolta un nuovo commentatore si avvicina. Il problema è che se allarghiamo il punto di osservazione siamo costretti a riconoscere che abbiamo al massimo imparato qualcosa per noi stessi e per una ventina di commentatori a noi vicini. Per il resto non siamo riusciti ad ottenere alcunchè e ormai siamo stanchi di continuare ad investire ulteriore tempo per discutere sulla rete di argomenti che per 10 anni abbiamo trattato e ritrattato.

    Cioè, in poche parole: ce la suoniamo e ce la cantiamo da anni. Ma questo a che cosa serve?

    J

  13. Jinzo hai le tue ragioni e in un certo senso le conoscevo già. Ciò non toglie che questo mondo mi sta deludendo e vorrei che si ravvivasse un po’.

  14. Emanuele

    Mi pareva di aver capito leggendoti che sei per i pochi ma buoni e che disprezzi le masse ignoranti. O pensavi davvero di riuscire fare un esercito di proseliti con qualche messaggio anarco-anticlericale?

    Ti propongo due riflessioni, una umoristica, l’altra più seria.

    La prima.
    Pare che oggi internet sia stata assorbita da facebook, prova ad andarci a fare il tuo progetto culturale di notevole respiro. Sicuramente troverai più lettori, e magari molti diranno che gli piace il tuo elemento (che detta così potrebbe far maliziosamente pensare a qualche doppio senso). Però si fermeranno lì perché la comunicazione oggi è veloce e leggere più di tre righe è faticoso. Allora tu apri un profilo e invece di scrivere registra video in cui rappi il tuo messaggio culturale (non dimenticare la giusta dose di parolacce). Se hai fortuna potresti vivere anche una settimana di celebrità, fino a che l’interesse della massa sarà deviato dal fenomeno successivo.

    La seconda.
    Credo che internet sia il non plus ultra del rumore di fondo. Semplificando al massimo, da ragazzino pensavo che esistessero due modi per nascondere la verità: quello sovietico che la negava, quello americano che la sommergeva di rumore di fondo. Oggi è la libertà per chiunque di poter dire la sua che crea un rumore di fondo quasi insormontabile dai singoli, più facilmente indirizzabile da chi ha i mezzi economici. Quindi bisogna neutralizzare il rumore per far arrivare la propria voce. Il blog è solo un mezzo. Se non funziona scegline un altro. Oppure scegline altri. Perché ti devi fossilizzare con i soli blog? Impara dai politici che disprezzi tanto, che quando sono in campagna elettorale si infilano in tutte le trasmissioni, dalla prova del cuoco all’ora di pranzo a marzullo dopo la mezzanotte, per raggiungere fasce di persone che si autoesiliano con certi programmi e solo con quelli. Oggi milioni di persone vivono letteralmente su facebook (lo vivo sulla mia pelle da tempo, io che non ci sono iscritto) e lasciano perdere, per esempio, forum che frequento. Domani forse vivranno da qualche altra parte. Invece di sederti qui a lamentarti inseguile. Altrimenti avrai il tuo solito pubblico con cui parlarti addosso e dirti quanto sei bravo, cosa che sei liberissimo di fare, ma come vedi non basta per riuscire a combinare qualcosa di importante.

    P.S.: il tono potrà apparire un po’ brusco ma ti assicuro che non ho intenzione di offendere nessuno, è solo che mi piace dire le cose come le penso senza indorare la pillola.

  15. Credo che ci sia un errore di fondo: non ho alcuna intenzione di fare proseliti o eserciti. Nella vita di tutti i giorni conduco una vita di basso profilo e non mi pare di aver scritto alcun manifesto.
    Sento l’esigenza profonda, innata, irrinunciabile di comunicare, di interagire e di crescere con i commenti altrui (e quanto sono cambiato leggendo i blog degli altri!). Ma è una cosa, appunto, innata in me e nella nostra specie credo. Ma non ho alcun obiettivo o meta. Il mio sogno, se proprio lo vuoi sapere, è di costruire una bella casa e coltivare le mie passioni. Non ho quindi alcun target politico e i tuoi suggerimenti cadono nel vuoto. E’ un progetto intellettuale dove cerco di trovare persone che la pensano come me, o diverse a seconda dei casi.
    Molti si lamentano delle mie lamentele (scusate il gioco). Ma nessuno vi/li costringe a leggere questo blog. Nessuno. Questo blog è uno sfogo di un uomo emigrato, disterrato (come si dice in sardo) dalla propria terra, famiglia e cultura, deluso dalla vita e dagli uomini, l’unica ancora che mi è rimasta in questo mare di delusione.

    In definitiva io non voglio cambiare il mondo, voglio essere lasciato in pace dal mondo.

  16. @—>Emanuele
    Stupenda la metafora del “rumore di fondo” utilizzato per uccidere la libertà tramite una sua pletora.

  17. Alla fine, il fenomeno blogosfera ha fatto emergere alcuni elementi davvero terrificanti su cui si potrebbe scrivere una nuova (?) pagina di antropologia moderna:

    1) In presenza di mezzi di comunicazione telematici (aka blog) che consentono all’individuo di emergere dalla massa costruendo una cultura che va oltre quella dell’uomo medio, il 90% delle persone ha scelto (e sottolineo SCELTO) di rimanere ignorante e di brandire come clava una cultura da bar fondamentalmente priva di argomenti o fondata su principi surreali o infantili a seconda dei casi.
    2) L’8% delle persone ha invece aperto blog spazzatura in cui praticamente infila qualunque sciocchezza la propria cultura da bar suggerisce loro, contribuendo così a creare quel rumore di fondo che rende il tutto estremamente fangoso.
    3) Il 2% delle persone è riuscita invece ad elevare se stessa aprendo blog utili all’umanità, sennonchè l’umanità ha scelto di non ascoltarli e dunque i suddetti se la suonano e se la cantano da anni, mentre il mondo reale va avanti dettato dalla logica del bar.

    L’esperienza dei blog mi ha insegnato una cosa importante: in sociologia le categorie qualitative valgono poco e niente, ciò che conta realmente sono i numeri.

  18. c’è poco da fare, ogni fenomeno di massa è destinato a rappresentarne plasticamente la mediocrità.

    io ho provato ad innalzare la media chiudendo il mio blog, ma il lato oscuro non lascia scampo.

  19. Già, forse è proprio la questione del fenomeno di massa… però è anche vero che l’elite (se possiamo chiamarla così) non è poi così elite nella blogosfera.

  20. Emanuele

    I fenomeni di massa possono essere cavalcati. E’ quello che fanno le categorie di persone che qui vengono puntualmente disprezzate. Ma loro lo fanno, chi li disprezza si limita al solito pianto e in genere non reagisce. E’ un comportamento molto italiano.

  21. chiariamoci, i blog sono conversazione.
    l’azione è tutt’altra cosa. eh.

  22. Emanuele

    L’azione è anche opera di convincimento, per convincere potrebbe bastare persino un blog. Quello di Grillo sappiamo cosa è diventato.

  23. un blog come quello di grillo ha catalizzato, beh, quello che ha catalizzato.
    a mio avviso qualunquismo da tricoteuses che fa il paio con il dipietrismo.

  24. Emanuele

    Ma ha catalizzato.
    Sostituisciti a Grillo. Anche se ottenessi un decimo dei contatti e consensi che lui ha riusciresti comunque a smuovere un po’ la melma. L’alternativa è il pianto.

  25. mah, il pianto non è nelle mie corde, nemmeno in quelle ereditate dalla magna grecia.

    per le chiacchiere basta friendfeed e qualche twitter, mentre i blog che mi piace leggere, dove abbevero i miei cavalli, sono rimasti e godono di buona salute. tanto i seri quanto i faceti.

    spesso poi i personaggi seri o faceti che incontri e via via selezioni su ff e twitter hanno un blog e le questioni meritevoli di approfondimento si discutono colà.

  26. Mauro (ex illaicista)

    Ciao carissimo,
    inutile dire che condivido quel che hai scritto sulla blogosfera, mi sono piaciuti molto anche i commenti di @Jinzo, che saluto.
    Credo comunque che sia vero, come ha scritto qualcuno, che i migliori blog nonostante tutto sono vivi e vegeti.

    Resisti e continua così

    Ciao 😉

  27. Pingback: 7 Year Itch - Tommy David

  28. “senza l’apporto degli altri anche il mio blog boccheggia”…. e ti lamenti tu! 😉

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