Il maanchismo ha fatto scuola

Ho ascoltato il discorso di Fini in diretta ieri e sono arrivato alla conclusione di aver perso un’ora della mia vita. O forse non l’ho persa affatto, considerato che ora finalmente posso dare un giudizio definitivo sulla persona. Sposo in pieno quello che dice Malvino qui e aggiungo che il discorso di Fini era di una banalità, qualunquismo e mediocrità da far rabbrividire. E noioso, quanto noioso! Tant’è che il pubblico dopo un po’ ha smesso pure di applaudire, perché tutti si aspettavano qualcosa che non è mai arrivato, ovvero un nuovo partito di destra antagonista al PdL. In un’ora non ha preso nessuna posizione. Era tutto un “ma anche”, di veltroniana memoria che deve aver fatto scuola nel paese. Ridicole poi le critiche a Berlusconi quando ogni cinque minuti diceva “ma Silvio ha dei meriti”, “gli sono grato di qua e di là”, “Silvio mi capirebbe” bla bla come se il problema fosse un fantomatico governo di cui Berlusconi è solo una pedina. In realtà Fini ha capito benissimo che non si può essere nemici di Berlusconi altrimenti si è “boffizzati”. Meglio fare i Casini o i Rutelli della situazione, un piede qui e un piede là.

Fra le righe poi, altro che ripensamento del passato fascista!, certe chicche da fascistone come la terza via, un sistema capitalista ma anche socialista. Ha difeso le categorie che rappresenta e da cui vuole prendere voti, ovvero la polizia e i dipendenti pubblici come gli insegnanti. La protezione della famiglia con incentivi statali, giusto per strizzare l’occhio all’UDC e un po’ a Ratingerino. Perché  è vero che ora Berlusconi è il cattivo da contrastare ma prima o poi morirà e non sia mai che preti e polizia non ci tornino utili.

A Fini, ma a chi vuoi prendere per il culo? Solo qualche disperato del PD ti può votare.

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28 commenti

Archiviato in Italia provinciale, politica, Uncategorized

28 risposte a “Il maanchismo ha fatto scuola

  1. e io qualcuno del pd che tempo fa diceva bravo fini l’ho pure sentito: e mi ci sono incazzato come una biscia.
    che non solo non basta andare contro il cavaliere per essere di sinistra (“il compagno fini”, vi ricorda qualcosa?), ma lui col cavaliere c’è andato a braccetto fino a ieri.

  2. Kirbmarc

    “un sistema capitalista ma anche socialista”

    Grasse risate. Come dire caldo, ma anche freddo.

    Mi stupisco che non abbia inserito qualche riferimento alla “plutocrazia massonica”.

  3. Fai prima a dire cosa vorresti sentirti dire, altrimenti rischi di rimanere sempre deluso. Venti commentatori, venti critiche diverse. Se concediamo un po’ di sana autonomia individuale possiamo aspettarci 50-60 milioni di opinioni (arrabbiate) su quasi tutto.
    Eppure Fini è favorevole al voto agli stranieri, è per l’eutanasia, e altre cose: cioè, al di là del retroterra ideologico (che ognuno si tiene il suo e nei casi peggiori se ne hanno come detto sopra 50-60 mln) che vai cercando? è perchè c’ha la casa a Montecarlo?
    In realtà non sono 50-60 mln di opinioni diverse, perchè molti amano avere opinioni altrui.
    Ripeto la domanda (alla quale si può non rispondere): che cerchi nel politico? sicuro che quei contestatori poi non abbiamo opinioni così intransigenti anche a sproposito (fatto salvo il caso specifico)? e ti dice niente la dittatura della buonafede?

  4. Per Marcoboh

    Beh se io fossi un elettore del PD su Fini ci farei un pensierino.

    Per Kirbmarc

    Non ha detto proprio così ma il succo del discroso era quello. Ha detto che bisogna trovare un modo per integrare il libero mercato con i bisogni della gente o roba del genere. Roba che ho sentito l’anno scorso dal papa e da tremonti. In pratica da tutti.

    Per Paopasc

    Non ho ancora capito perché la gente passa di qui chiedendomi soluzioni. 😀 magari posso aprire un’agenzia che vende soluzioni ai problemi. A parte le battute, io non sono un politico e non ho un’agenda politica. Ma se proprio vuoi la mia opinione io sono per la destatalizzazione, deregolamentazione, deburocratizzazione del paese. L’Italia non funziona perché c’è poco stato, poche leggi o poche regole. Non funziona perché ce ne sono fin troppe.

  5. Su Spinoza:

    Franceschini: “La destra è spaccata, possiamo batterli. Frantumiamoci!”.

  6. Emanuele

    “L’Italia non funziona perché c’è poco stato, poche leggi o poche regole. Non funziona perché ce ne sono fin troppe.”

    E perché ce ne sono fin troppe? Secondo me perché manca fondamentalmente il senso dello stato.

  7. Kirbmarc

    “Secondo me perché manca fondamentalmente il senso dello stato.”

    No, per mantenere un numero imbarazante di parassiti (coscienti o meno). Sarà un caso che molti politici sono avvocati o notai? Sarà un caso che molte leggi esistano solo per creare monopolii forzati e avvantaggiare le varie caste?

  8. Emanuele

    Stai affermando che l’italiano medio ha un forte senso dello stato (con tutto quello che ne conseguirebbe, tra cui il funzionamento della cosa pubblica)?

  9. Snem

    Fini ha fatto un discorso? E l’hai ascoltato anche se sei all’estero? Ma daiii 😉
    Effettivamente, se aspetti che in Italia si passi dalle parole ai fatti senza labirinti nel mezzo…. meglio ascoltare i discorsi sulle intenzioni. 🙂

  10. e cosa sarebbe il senso dello stato? una aprioristica statolatria, la venerazione del demone burocratico?
    lo stato è uno strumento, è il badile del cittadino!
    non scambiamo il senso del dovere civico, il rispetto della civile convivenza, dei diritti E dei doveri corrispettivi, con la subalternità adorante del suddito del papa re. 😉

  11. Kirbmarc

    “Stai affermando che l’italiano medio ha un forte senso dello stato (con tutto quello che ne conseguirebbe, tra cui il funzionamento della cosa pubblica)?”

    Non mi importa del “senso dello stato” (concetto, dal mio punto di vista, privo di significato).

    Stavo solo facendo notare che il numero di leggi è direttamente proporzionale al numero di avvocati e notai, e dato che leggi le creano (e impongono) questi ultimi…

  12. Corruptissima re publica plurimae leges lo dicevano già ai tempi di Tacito

  13. Emanuele

    Io lo chiamo senso dello stato, voi potete chiamarlo come vi pare. Per me è l’insieme di valori e di idee che puntano al bene della collettività e non del singolo o della parte di cui si è membri.
    Per cui un popolo che ha questo (chiamatelo come vi pare) non eleggerà chi gli conviene per proprio tornaconto ma per quello che ritiene il bene dello stato, che fino a prova contraria è l’organizzazione che regola e influenza la nostra vita.
    E ovviamente persone elette non per tornaconto personale agiranno diversamente da persone elette per tornaconto.

  14. Oddio torno a casa e mi trovo una marea di commenti e di discussioni interessanti! E poi mi lamentavo della crisi dei blog. 😀

  15. Emanuele

    La parte sull’acqua è colpa mia.

  16. Per Emanuele

    Il bene della comunità non è sovrapponibile al bene dello stato. La comunità viene prima dello stato. Lo stato è una sovrastruttura usata da pochi per comandare molti. Stato non è uguale a società, comunità o collettività. Le comunità esistono nonostante lo stato, non grazie allo stato. Che anzi spesso fa di tutto per mettere zizzania e differenze nelle comunità.
    In democrazia si vota per eleggere qualcuno per il proprio tornaconto personale. Sono veramente pochi gli idealisti che pensano al bene comune. Il voto serve alle maggioranze per eliminare le minoranze.

  17. Kirbmarc

    “E ovviamente persone elette non per tornaconto personale agiranno diversamente da persone elette per tornaconto.”

    L’occasione fa l’uomo ladro. Avere in mano soldi non tuoi è un grosso incentivo a prenderli per sè.

    Sineramente non credo che nessuno (non tu, non io, tantomeno chi ci governa ora) sia in grado di gestire soldi estorti con la forza (le tasse) per sevrvire “la comunità”.

    Non esistono politici onesti, e non potranno mai esistere. Nè in Italia nè altrove.

  18. Filopaolo

    Se posso intervenire, mi sembra che gli ultimi commenti siano scaduti decisamente nel qualunquismo.
    Il primo problema, che è quello fondamentale, è che che la condizione imprescindibile perché una comunità funzioni è che i cittadini, direttamente o attraversi dei propri rappresentanti, siano in grado di giudicare che cosa è meglio per loro.
    Il punto è che la maggior parte della gente non lo sa, sia per ignoranza che per pigrizia, e non può perciò scegliere in modo consapevole quando si tratta di questioni che riguardano la politica.
    Il secondo problema è quello di darsi delle regole decenti nella gestione della cosa pubblica, il cui concetto non deve per forza coincidere con la nozione di “stato” come credono molti.
    Si capisce allora che nell’ignoranza e nell’indifferenza generale, la scena politica viene occupata da chi vuole soltanto approfittarne, e questo accade in misura maggiore o minore in tutto il mondo.
    Come si fa a lamentarsi dei politici quando uno si ritrova circondato da persone che non conoscono nemmeno la differenza fra governo e parlamento, quando sente la gente che crede di discutere di politica ripetendo a pappagallo le frasi sentite in tv.
    Quindi, è vero che non esistono politici onesti, ma non per principio: nell’irresponsabilità diffusa riguardante la politica è del tutto normale che venga selezionata per questo compito la feccia della società, un gruppo di persone senza scrupoli che approfittano beatamente della stupidità del popolo bue. o no?

  19. Filopaolo

    P.S.
    Lo aveva già capito Platone, che avrà avuto i suoi difetti ma almeno su questo ci aveva dato: a mettere in mano, anche se solo formalmente, il potere al popolino, ci si ritrova in realtà governati da demagoghi. E noto che per lui “democrazia” era una brutta parola. Oggi bisognerebbe chiedersi onestamene, aldilà di ogni preconcetto e con il senno di poi, fino a che punto avesse torto.
    A scanso di equivoci: non sto sostenendo l’idea di una repubblica aristocratica.

  20. filopaolo, dici bene.
    la democrazia va anzitutto praticata. se viene banalmente delegata attraverso il voto è destinata a marcire.
    il concetto basilare della responsabilità che discende dall’esercizio del potere non può essere il pretesto al grottesco ululato delle tricoteuses che vogliono la testa del potente infilata sulla picca. se in democrazia il potere è del popolo a ciascuno compete la responsabilità di esercitarlo e il dovere civico di farlo nel migliore dei modi.
    senza esercizio responsabile dei doveri che ne discendono la libertà è immeritata e inopportuna, è come far giocare i bambini con i fiammiferi e la benzina.

  21. Pingback: 7 Year Itch - Tommy David

  22. Paolojt

    Il buon Fini è un furbastro, e sa di avere almeno per qualche tempo il coltello dalla parte del manico.
    Nessuno può obbligarlo a dimettersi, ed il suo intervento è stato tutto sommato moderato: non vuole passare come il traditore che farà cadere il governo, ma anzi ha dato a sé ed ai suoi fedelissimi il compito “responsabile” di guidare il governo al rispetto dei programmi. Certo che comunque il suo discorso non è stato nemmeno ad uso e consumo dei suoi elettori, non è riuscito ad infiammare più di tanto la platea, più che altro ha voluto mandare segnali a tutti i possibili ricettori del mondo politico.

  23. Mauro (ex illaicista)

    O.T.
    Ciao,
    scrivo solo per la notifica dei nuovi post.
    Ciao

  24. bentornati nel mondo reale!

  25. @—>Mauro (ex illaicista)
    Hai proprio chiuso con il blog o è ancora possibile trovarti in rete?

  26. Mauro (ex illaicista)

    @Lector
    Ho chiuso e per ora non ho intenzione di riaprire, anche se ogni tanto mi torna la voglia, ma dura poco… 🙂

    Ciao

  27. “scrivo solo per la notifica dei nuovi post.”

    ?? Cioè??

  28. Mauro (ex illaicista)

    Non sapendo come ricevere i tuoi post ho utilizzato l’opzione “notificatemi di nuovi post via email” presente nel campo dei commenti; perciò ho dovuto comunque scrivere qualcosa.

    Ciao 🙂

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