Il rapporto degli inglesi con la medicina

In Inghilterra (e più in generale nel Regno Unito) nessuno tra i giovani porta gli occhiali. Diciamo che potreste andare in giro per una città inglese e notare che tra i dieci fino ai 50 anni nessuno porta gli occhiali. Chi li porta è over 50 oppure ha seri problemi di integrazione (asociali, obesi, nerd ecc.). Una cosa che mi ricorda tanto gli anni delle medie, quei primi anni ’90 (che brutti ricordi). La cultura degli occhiali qui è diversa da quella italiana. Da noi ormai l’occhiale è una protesi medica sdoganata e anzi spesso se ne fa sfoggio. E’ facile riconoscere le italiane per strada qui: portano occhiali à la Gelmini. Tutte. Con marca ben in vista, è chiaro.

Dicevo che qui la cultura dell’occhiale è inesistente. Nessuno sa cosa siano miopia, ipermetropia, astigatismo. Quando un inglese va da Specsavers (un negozio di occhiali dove ci sono solo oculisti indiani; lo studio privato dell’oculista è quasi inesistente, la gente va nei negozi) dice: “Con l’occhio destro vedo bene da vicino ma non da lontano.” L’oculista dice: “Lei ha bisogno di un occhiale per vedere da lontano. Ecco a lei un occhiale per vedere da lontano.”

L’altro giorno quando ho detto all’oculista che sono miope ad un occhio e ipermetrope e leggermente astigmatico all’altro mi ha guardato pensando che fossi un collega. “Wow, lei sa molti termini tecnici complessi. Fa l’oculista?”

Anche il significato delle diottrie per l’inglese medio è arabo. Inutile che chiediate “quanti gradi ti mancano?” Vuoto totale. “Io vedo male da lontano.” vi risponderanno.

Ma l’inglese medio ha un rapporto ancor più strano con le medicine. Non ha alcun timore delle medicine, delle dosi e delle controindicazioni. Ingurgita qualsiasi cosa gli sia data senza minimamente preoccuparsi (una cosa che fa anche col cibo). Paracetamolo e aspirine vengono prese come se fossero caramelle. Se dovessero fare un’analisi delle acque londinesi non mi sorprenderei che i livelli dei principi attivi (o meglio dei metaboliti) di paracetamolo e aspirina fossero altissimi. Ancor più allarmante è il fatto che nei pacchetti di aspirine (vendute affianco ai cioccolati e alla Redbull) non c’è alcuna controindicazione. Infatti gli inglesi non sanno che l’aspirina DEVE essere presa a stomaco pieno*. Sono rimasto shockato nell’aprire una scatola di aspirine e non trovare assolutamente nessuna indicazione sulla modalità di sommnistrazione.

Dalla mia breve esperienza ospedaliera poi, i medici inglesi danno gli antibiotici con molta cautela. E questo al contrario dell’aspirina è un bene. Da noi vengono dati per qualsiasi cosa.

Nel complesso gli inglesi si fidano ciecamente di qualsiasi cosa venga dalla medicina ufficiale. Qui non esiste il pensiero magico-ritualistico. Niente pozioni, ricette della nonna, balsami e olii della maga di paese ecc.

 

 

*l’acido acetilsalicilico inibisce la ciclo-ossigenasi di tipo 1 (COX-1), un enzima che controlla la produzione di prostaglandine, le quali sono responsabili della secrezione di muco nello stomaco. L’assunzione di aspirina può quindi portare all’emorragia gastrointestinale (e così ho utilizzato le conoscenze dell’esame di Farmacologia. E vai!)

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10 commenti

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10 risposte a “Il rapporto degli inglesi con la medicina

  1. “Qui non esiste il pensiero magico-ritualistico”

    Ma come si sposa questo con l’enorme successo dell’omeopatia e della CAM (Complementary and Alternative Medicine) in Inghilterra?

    (visto quanto tu dici e cioè “Non ha alcun timore delle medicine, delle dosi e delle controindicazioni. Ingurgita qualsiasi cosa gli sia data senza minimamente preoccuparsi” direi che il successo dell’omeopatia è un dato positivo per gli inglesi, che al massimo rischiano l’intossicazione d’acqua!).

  2. Forse perché l’omeopatia è diventata medicina ufficiale!? Qui ci sono cinque ospedali omeopatici pagati dall’NHS (uno anche a Bristol). OSpedali! Qualsiasi cosa uffiicalizzata dall’NHS per loro è medicina.
    Cioè un inglese medio non andrebbe mai da una fattucchiera come farebe un italiano, un africano o un cinese. Però se la fattucchiera fosse all’inerno del sistema del NHS….

  3. fattucchiere = funky placebo

    poi la gggente s’incazza se deve pagare il “ticket”, eh.

  4. ale

    Scusa, ma come lo spieghi che nessuno sotto i 50 abbia gli occhiali? Genetica? Non ci sono miopi o astigmatici? O girano strizzando gli occhi per mettere a fuoco le cose? Mi hai reso curioso.
    Quanto all’omeopatia, mi meraviglia che il NHS gli dia valore scientifico, visto che non si distanzia poi molto dalle pozioni erboristiche della nonna, anzi, a volte (a volte!) queste ultime sono anche più sensate (e infatti buona parte della medicina allopatica si basa sui principi attivi presenti in tali pozioni e non nel “similia cum similibus curantur”).

  5. laperfidanera

    Anche a me (portatrice di occhiali dall’età di 10 anni) incuriosisce molto questa faccenda degli occhiali: non sarà che le generazioni più giovani usano lenti a contatto? Altrimenti non si comprende come non abbiano una percentuale di incidenti di tutti i tipi (domestici, sul lavoro, di traffico…) molto superiore alla media europea.

  6. Lu

    Gent.le dott. Fabristol,
    grazie per questa info dell’aspirina. Anch’io come gli inglesi butto giù pastiglie come caramelle. Ma viceversa sono molto cauto nell’assumere caramelle.

  7. Anch’io non capisco la questione degli occhiali.
    Mi viene in mente Marilyn Monroe in “Come sposare un milionario”.

  8. Ragazzi, usano lenti a contatto!

  9. Franz S.

    Durante il mio ultimo soggiorno (turistico) in quel di Londra temevo particolarmente gli accidenti: albergavo a Bloomsbury e probabilmente m’avrebbero in qualcuno di quei casi portato al vicinissimo Royal London Hospital for Integrated Medicine (sulla cui facciata era possibile leggere la sinistra dicitura “Homoeopathic Hospital”).
    … se mi leggete vuol dire che m’è andata bene!

  10. Sono rimasto shockato nell’aprire una scatola di aspirine e non trovare assolutamente nessuna indicazione sulla modalità di sommnistrazione.

    No, veramente? Cioè apri la scatola e non c’è il foglietto illustrativo? E questo per quale motivo, per risparmiare sul traduttore DE>EN o per evitare di “confondere le idee” al paziente inglese?

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