Latino di ritorno

Come molti altri italiani che vivono nel mondo anglosassone vi possono confermare, dopo alcuni anni all’estero si incominciano ad usare parole inglesi italianizzate nel proprio lessico. Per abitudine, comodità, a causa della tecnologia anglosassone, perché spesso alcune espressioni non sono direttamente traducibili dall’inglese all’italiano ecc. Succede non solo agli italiani all’estero ma anche a quelli nella madre patria: pensate a tutti i termini informatici italianizzati che usate ogni giorno come scannerizzare, settare, masterizzare (anche se in inglese si dice to burn a cd, non to master a CD) ecc.

L’altro giorno mi sono reso conto che per lo più tendiamo ad utilizzare e italianizzare quei termini inglesi che hanno radice latina. Così è per applicare* (da to apply che deriva dal latino applicare), implementare (da to implement che deriva dal latino implere), involvere (da to involve che deriva dal latino involvere), intervistare/interview (da to interview che deriva dal latino inter-videre), disrapto/disraptato (da to disrupt che deriva dal latino disruptionem), etc (dal latino et cetera ma in italiano è ecc. Questo ritorno ormai è attestato in giornali, blog e forum ormai dappertutto), PhD (da philosophiae doctor, ovvero dottorando) . Insomma quando utilizzo queste parole non sto facendo altro che riprendermi ciò che mi è stato tolto negli ultimi 1000 anni. E grazie all’inglese ritorna di nuovo nella mia cultura.

Ciò che ho notato è che è molto raro che un italiano faccia propria una parola che ha radice germanica. Sembra quasi un processo inconscio per cui vengono selezionate solo le parole che più suonano latine. Le uniche che uso sono, per esempio, sono buccare (da to book) e spreddare (da to spread).

 

*non è inteso come nell’italiano applicare, cioè mettere. To apply in inglese significa “fare richiesta”, “fare domanda”. Esempi: to apply for a job. I sent the application for that job.

 

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9 commenti

Archiviato in spunti di lettura e scrittura

9 risposte a “Latino di ritorno

  1. Corrado

    beh aspè…
    Applicare è italiano, così come applicazione. Idem per implementare(con riserva), o involvere… sono parole magari desuete, e neppure sempre, che però fanno parte della nostra lingua a prescindere dall’inglese.
    Altre neppure le ho mai sentite… tipo disrapto…

    Calzanti nel tuo esempio sono parole come masterizzare o deletare o ancora crackare(anche se non è latino)…

  2. Aggiungo una nota per quanto riguarda applicare che non è inteso come nell’italiano applicare, cioè mettere. To apply in inglese significa “fare richiesta”, “fare domanda”. To apply for a job. I sent the application for that job.
    Implementare deriva dall’inglese: http://it.wikipedia.org/wiki/Implementazione

    Disraptare lo uso quando c’è maltempo e i trasporti sono disraptati appunto! 😀 Ma credo di usarla solo io…

  3. Corrado

    ecco… applicare in quel senso non l’ho mai usato…

  4. Perchè in italia non ne hai bisogno. 😉
    Stai tranquillo che con tutte le applications che bisogna fare qui poi ti verrebbe automatico anche a te.

    Il bello è che tra italiani parliamo così: “ieri ho buccato il treno perché ho la interview a Birmingham. Ho applicato all’università per un phd da un prof che ha un grant per un progetto che involva i Na channels…” ah ah aha h 😀

  5. RARrare che radice ha? 🙂

  6. barbari delle provincie, larghissima parte del vocabolario inglese discende dal latino, non a caso la quasi totalità delle parole che stanno una mezza spanna sopra i bisogni elementari, diciamo quelle che hanno una valenza culturale legata ad ambiti cognitivi e scientifici evoluti. non a caso il latino restò la lingua delle scienze anche mentre il francese assurgeva a lingua della diplomazia. non era un caso che i padri fondatori degli stati uniti amassero parlare in latino e greco. c’è poco da speculare, la cultura scientifica e tecnica è nata quando la lingua universale era il latino, con essa e grazie alla prima e vera globalizzazione (sul ferro dei pila e dei gladi, che così andava il mondo) che non a caso ha lasciato un’eredità ben più importante e longeva di altri imperi, anteriori e successivi, anche più estesi o duraturi. ha lasciato una identità culturale comune. nella scienza e nella tecnica più che nella letteratura, in fondo a miti, racconti e leggende ciascuno si affeziona ai suoi come ognuno ai propri ricordi di famiglia. la scienza e la tecnica affratellano più a lungo e più in profondità.

  7. Nihil

    Qualche linguista dell’Ottocento paragonò l’inglese ad una donna di costumi molto facili, ed è verissimo. È a furia di invasioni (sia militari che culturali) che l’inglese ha accumulato il vocabolario gigantesco che ha.

    Per quasi ogni parola esistono due termini, quello germanico (propriamente anglo-sassone) e quello romanzo (a volte lascito romano, più spesso portato dai normanni francofoni), con un po’ di celtico e barbarismi assortiti in mezzo. Così, per familiarità, un neofita dell’inglese di madrelingua italiana probabilmente userà difficult più spesso di hard (anche se in inglese ‘hard’ è più colloquiale e comune), mentre uno scandinavo farà l’opposto.

    Non sempre sono sinonimi – il caso più curioso sono certi cibi per es. il maiale, allevato dai servi sassoni (che lo chiamavano swine, parola germanica che oggi indica l’animale) ma mangiato dai signori normanni (che lo chiamavano pork, parola romanza che oggi ne indica la carne). La regola generale è che il termine romanzo è più formale e altisonante di quello germanico – gli esempi sono quasi infiniti: smell – odor, tale – story, truth – verity o, per un esempio caro al padrone di casa, freedom – liberty. I fisici anglosassoni hanno il lusso di usare speed e velocity per distinguere i concetti che in italiano ci tocca assegnare a velocità scalare e velocità vettoriale!

  8. Per Ferrista e Nihil

    Ne ho parlato anche qui e qui.

    😀

    Quello di swine/pork l’avevo saltata. Grazie. 😉
    Comunque è vero: quando si vuole dare importanza ad un concetto gli anglosassoni usano SEMPRE le parole che vengono dal latino. Inconsciamente hanno sempre avuto questo complesso di inferiorità rispetto a normanni invasori.
    Comunque questa cosa delle invasioni si trova su tutto: ho notato che anche geneticamente più sei di origine germanica o scandinava (rossi, lentiggini ecc.) più sei nella classe sociale più disagiata. Lingua, cibo, comportamenti, geni, perfino gli sport (scozzesi e gallesi vanno pazzi per rugby ma gli inglesi per il cricket!) tutto in UK è diviso in due grandi classi sociali.

  9. Una curiosità: sul testo della riforma Gelmini ,il titolo PhD (come alternativa a dott. ric.) entra ufficialmente nell’uso italiano.

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