Sulla speciazione operata dall’intervento antropico

Spesso nei dibattiti sul peso dell’attività antropica sulla biodiversità e sui tassi di estinzione delle specie non si menzionano mai gli effetti “positivi” della presenza umana sul pianeta.

La specie umana è di fatto il più grande e potente superpredatore della storia della vita sulla Terra. Ma non è solo questo: è anche un distruttore-costruttore, un mix tra un impatto di un asteroide e una epidemia globale. Ma come dopo l’arrivo di un asteroide o la fine di un’epidemia le carte della vita si rimescolano così succede con l’uomo. Di fatto l’uomo distrugge nicchie e estingue specie ma allo stesso tempo crea altre nicchie ex novo e altre specie si sostituiscono a quelle estinte. Quindi è un po’ ingiusto vedere l’impatto dell’attività antropica solo dal punto di vista negativo.

Ho voluto elencare una carrellata di casi positivi interessanti, se per positivo in ecologia intendiamo un aumento di biodiversità, di speciazione, di nicchie e di variabilità genetica.

1) animali/piante da allevamento. Sebbene siano animali completamente dipendenti dall’uomo quelli di allevamento rappresentano un successo di variabilità genetica che forse non ha precedenti nella storia della vita sulla Terra. In poche migliaia di anni l’uomo ha preso una specie e ha creato da questa centinaia o migliaia di razze e varietà. Basti pensare alle centinaia di razze di cane, gallina o cavallo. Un processo che la natura avrebbe fatto in tempi molto più lunghi e forse con meno fantasia. Abbiamo estinto l’uro, il cavallo e il dromedario selvatici ma abbiamo creato centinaia di varianti sparse per tutto il pianeta. Per le specie allevate questo rappresenta un successo enorme. Protetti, curati, trasportati dappertutto e soprattutto liberi di procreare e di diffondere geni e variabilità genetica senza le costrizioni dell’ambiente. Stesso discorso per le piante addomesticate che hanno avuto un successo e una distribuzione enorme grazie alle migrazioni umane e alla selezione operata nei millenni dagli agricoltori. Se in futuro degli alieni paleontologi dovessero studiare ciò che è successo negli ultimi 100000 anni sulla Terra arriverebbero a questa conclusione: accanto ad una estinzione di massa globale della megafauna postglaciale e delle specie tropicali, c’è stata una esplosione di poche decine di migliaia di specie sparse su tutti i continenti: bovini, equini, canidi, gallinacei, suini, graminacee, tutte le piante da frutta ecc. Potrebbero chiamarla l’esplosione dell’Olocene.

2) urbanizzazione delle specie. L’uomo ha di fatto creato nel tempo delle nicchie ecologiche specifiche che prima del suo arrivo non esistevano. Prima zone rurali con campi arati e case di pietra o mattoni isolate, poi piccoli villaggi, oggi megametropoli. Al contrario di quanto possa sembrare le città sono piene di vita e la speciazione nei prossimi millenni potrebbe raggiungere velocità considerevoli. Si va dai roditori agli uccelli, dagli insetti ai mammiferi onnivori ecc. Gli animali notturni sono avvantaggiati rispetto a quelli diurni. Nei prossimi millenni vedremo una serie di specie diurne che piano piano cercheranno di spostare il loro ciclo biologico verso le ore notturne per avvantaggiarsi delle nicchie antropizzate.

3) onnivorizzazione delle specie. In natura esistono tre grandi categorie di animali: erbivori, carnivori e onnivori. Da quando esiste l’uomo i carnivori sono diminuiti considerevolmente e rappresentano le specie al mondo più minacciate mentre quelle erbivore sopravvivono se sono domesticate. Ma la terza categoria, quella degli onnivori, ha beneficiato molto più delle altre dall’arrivo dell’uomo. La discarica rappresenta un sistema ecologico a sé con centinaia di nicchie ben delineate. Mi piace pensare alle discariche umane come a quelle solfatare sottomarine dove la vita esplode per quantità e variabilità. Gli unici punti per migliaia e migliaia di chilometri di fondale oceanico buio e senza vita dove si può trovare cibo e calore in quantità.

4) selezione estetica. Di nuovo, se gli alieni dovessero atterrare in un futuro postumano potrebbero definire una linea di demarcazione “estetica”. L’allevamento di specie animali e vegetali da parte dell’uomo ha determinato la nascita di varietà multicolori, con vistosi piumaggi, gorgere e ventagli a discapito di varietà monocromatiche o banali. Nel caso dei vegetali l’arrivo dell’uomo ha significato un boom delle piante fanerogame angiosperme, ovvero piante con fiori e frutto. Animali come il panda, destinati all’estinzione in natura a causa dell’eccessiva specializzazione e bassa fecondità sopravvivono grazie alla loro colorazione del pelo e alla vaga rassomigliana con un’espressione umana del viso. Altre specie meno fortunate soccomberanno perché hanno colori poco sgargianti.

5) miniaturizzazione e gigantismo. Gli umani dopo aver contribuito all’estinzione della megafauna postglaciale sembra siano rimasti recentemente affascinati dall’ultima megafauna rimasta in Africa e un po’ in Asia. Ma solo nelle riserve purtroppo. Significa che nel pianeta Terra rimarranno solo poche sacche o riserve dove i grandi animali potranno ancora sopravvivere. In compenso gli animali tenderanno in futuro a diventare sempre più piccoli per evitare il contatto con l’uomo e per approfittare delle nicchie ecologiche urbane.

6) selezione genetica e crossbreeding tra regni. Questo è un vero e propio spartiacque nella storia della vita sulla Terra. Per centinaia di milioni di anni virus e trasposoni sono stati gli unici elementi di contatto e crossbreeding tra specie diverse. Un processo random che ha sicuramente dato un boost all’evoluzione a più riprese. Ma ora grazie alle tecniche di ingegneria genetica possiamo trasferire geni non solo tra specie diverse della stessa famiglia ma addirittura tra regni diversi! Dai batteri agli animali, dagli animali alle piante, dalle piante ai batteri, dagli animali ai batteri. Le possibilità sono infinite. Il rimescolamento di carte operato da questa rivoluzione è una singolarità nella storia dell’evoluzione della vita sulla Terra.

7) globalizzazione delle specie. L’uomo non solo distrugge, estingue o crea specie ex-novo ma come abbiamo visto le sposta da un continente ad un altro. Questo rende le specie addomesticate (e non) globalizzate tanto quanto la stessa popolazione umana. Un’altra singolarità mai accaduta prima (o forse solo nel periodo della Pangea).

9) panspermia nel sistema solare e oltre. Ultima ma non meno eccitante la possibilità in futuro di seminare la vita in altri pianeti o satelliti del sistema solare o addirittura oltre.

Nota finale: so che molti criticheranno questo scritto adducendo al fatto che le estinzioni sono più delle speciazioni e che comunque l’estinzione di massa dell’olocene per opera antropica è più veloce della speciazione. In più la biodiversità è dimunita dall’arrivo dell’uomo. Questo è vero, ma dobbiamo anche vedere i risultati finali fra milioni di anni di questo intervento umano.  L’uomo sta dando la possibilità alla vita di rimescolare il suo potenziale come non è mai successo prima. Mentre gli impatti di asteroidi o le megaeruzioni vulcaniche del passato spazzavano via qualsiasi specie, l’uomo è un elemento selettore e creatore. E poi se proprio devo fare un po’ di campanilismo siamo l’unica specie che può fermare l’impatto degli asteroidi o nel caso di qualcosa di più serio siamo gli unici che possiamo salvare la vita terrestre spostandola su altri pianeti. Se vi sembra poco…

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7 commenti

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7 risposte a “Sulla speciazione operata dall’intervento antropico

  1. Dany

    bello. Mi piace questo post!

  2. accidenti , un trattato!

  3. Bel post! Un’osservazione solo parzialmente attinente, sulla globalizzazione delle specie: a me ha sempre affascinato il pensiero che alcune specie, più precisamente il lupo e l’orso (non me ne viene in mente nessun’altra, rimanendo ai mammiferi) si sono diffuse praticamente in tutti i continenti (in che epoca?) senza avere l’adattabilità che in teoria ci è data dalle funzioni cognitive superiori. Secondo te come hanno fatto?

  4. Post veramente bello e interessante. Non sono riuscito a cogliere bene il punto 6), anche perché molto denso di termini per addetti ai lavori (trasposoni, crossbreending, boost, ecc.).
    In effetti, poni correttamente l’accento sul fatto che l’uomo è solamente uno dei tanti elementi che interagiscono – casualmente – nel sistema. Si tratta d’una rivoluzione rispetto al punto di vista tradizionale, che soffre visibilmente del retaggio religioso antropocentrico, per cui l’uomo è stato posto sulla terra per custodirla in nome di dio e, come tale, risulta responsabile della sua conservazione, intesa quale mantenimento dello status quo creazionistico.

  5. Per Cachorro

    L’orso però non ha mai colonizzato l’Africa (a parte l’orso dell’Atlante estinto nel periodo romano che viveva nell’odierno nordafrica ma non era altro che una sottospecie dell’orso bruno). E sul lupo, di nuovo, a parte il lupo etiopico che è il parente più prossimo non me ne viene in mente nessuna specie in Africa. In Sudamerica pure, a parte le specie estinte di lupi sudamericani. Comunque l’orso è un’animale molto adattabile a diversi tipi di climi e di alimentaizone. Il lupo lo stesso è molto adattabile.

    Per Lector

    Sì scusate, avrei dovuto mettere delle note o dei link ma non ho molto tempo in questo periodo. I trasposoni sono delle parti mobili del DNA che si spostano da una parte all’altra del cromosoma e se opportunamente aiutate da un retrovirus passare ad un altro individuo di un’altra specie. Si pensa che molti salti evolutivi di alcune specie siano dati dall’integrazione di DNA esogeno che porta caratteristiche inaspettate e vincenti. Sul crossbreeding, che significa incrocio in inglese, intendevo appunto il mischiare DNA di specie diverse come si fa quando si mette il gene dell’insulina all’interno dei batteri o per altri OGM.

    Per GIans

    Grazie!! 😀

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