Jean Pierre, un San Bitter

Io e il francese abbiamo un pessimo rapporto.

Come abbiamo visto molti dei problemi della lingua inglese derivano dalla sua schizofrenia, ovvero dalla doppia origine germanica e francese dei suoi termini. La classica lamentela di chi sta imparando l’inglese infatti è che “non si legge come è scritto” e che la pronuncia delle singole lettere è diversa da parola a parola. E’ un problema certo ma ha la sua origine nel francese imposto ai poveri antenati dei britannici.

Non conosco la storia del francese (e per questo magari cheido aiuto a chi ne sa di più di me) e non so come sia possibile passare dall’austerità del latino al barocco schizoide del francese scritto odierno. Mi sfuggono i passaggi logici che bene o male riesco a vedere nelle altre lingue. Per imparare una lingua ho bisogno di vedere una certa logicità e cominciato ad ingranare con l’inglese solo dopo che ho capito la sua storia dicotomica.

Il francese sembra che abbia avuto un’invasione “basca” di x. Dappertutto, anche quando non ci stanno a fare niente e non vengono pronunciate.  Poi ci sono le vocali o meglio gruppi di vocali che spesso vengono completamente ignorate nella pronuncia. Ora capite bene che i poveri anglosassoni quando furono invasi e conquistati rimasero alquanto shockati da tutto questo. E l’inglese non è altro che un tentativo di mettere un po’ d’ordine nel casino che fecero i francesi stuprando l’anglosassone.

Il francese poi è forse una delle poche lingue al mondo che ha subito un’involuzione alfabetica.

Per esempio il gruppo eaux (eaux, chateaux ecc.) si legge come una singola vocale. Ecco eaux è diventato quasi come un’ideogramma fonogramma, cioè un gruppo di lettere che rappresenta un suono ma non utilizza le regole alfabetiche.

Ecco, questo post è solo perché sono frustrato da questo librettino di francese che ho comprato prima di andare in Normandia a Pasqua. Non ci capisco una mazza.

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10 commenti

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10 risposte a “Jean Pierre, un San Bitter

  1. Filopaolo

    Tieni presente che dal punto di vista fonetico l’inglese è molto più difficile del francese. E’ vero che in francese le vocali, isolate o in gruppo, hanno suoni diversi a seconda delle consonanti che vengono dopo o dal tipo di raggruppamento ma ogni combinazione di vocali o vocali e consonanti, tranne poche eccezioni, viene pronunciata sempre allo stesso modo. In inglese invece, di fronte ad una nuova parola sconosciuta, spesso non è possibile essere sicuri della promuncia perché praticamente non esistono regole fisse. E in inglese il problema esiste anche con le consonanti mentre in francese il problema è limitato e comunque anche in questo caso segue delle regole.
    Es: in WHERE e WHOLE l’inizio della parola, sebbene scritto uguale, è pronunciato in modo totalmente differente. Lo stesso accade in USE e CLUB e SUIT (tre diverse pronunce della U). In francese invece basta sapere per esempio che EAU si pronuncia O chiusa e puoi pronunciare tutte le parole che trovi, anche quelle che non conosci. Oppure la consonante alla fine di una parola, eccetto poche eccezioni quasi da imparare a memoria, non si pronuncia. Ecc. ecc.
    (scusa se non ho usato la terminologia corretta. Non sono un linguista).
    Saluti

  2. Sarebbe interessante sapere se il francese ha avuto, nella sua evoluzione dal latino, influenze da altre lingue (celtiche?) perchè come dici tu, sembra si sia differenziato più di spagnolo, portoghese e italiano, non solo nella pronuncia ma anche ad esempio nelle forme verbali (per quanto ne sappia io). E’ vero che la Francia è stata romanizzata primaì della penisola iberica, ma sicuramente i galli erano una popolazione numericamente e culturalmente più rilevante di celtiberi e lusitani e compagnia cantante (tanto che si parla ancora un dialetto celtico in Bretagna, a meno che i bretoni non siano venuti dalle isole britanniche, non so); e in seguito i popoli dell’attuale Francia erano in prima linea rispetto alle invasioni e influenze culturali barbariche (basta pensare alle origini dello stesso nome “Francia”…).

  3. Per Filopaolo

    Sì hai ragione sull’inglese che è molto più eterogeneo nella pronuncia di alcune parole ma questo forse è dato dal fatto che ha avuto invasioni linguistiche romanze, sassoni e norrene più un substrato celtico. Continuo però a pensare che il francese scritto in certi punti sia uscito fuori dal regno dell’alfabeto e si sia avventurato in quello dell’ideogramma orientale. 😉

    Per Cachorro

    Non so, come ho scritto nel post non so che strada abbia percorso il francese. Forse hai ragione tu sui galli. Quelle x magari vengono da Asterix!!! Ehi forse ho trovato la soluzione! Per quale motivo in Asterix tutti i nomi hanno x? Qualcuno esperto in linguistica gallica o in fumetti può aiutarci? 😀

  4. socialista eretico

    bravo! il francese dovrebbe essere abolito!

    mmm.. non per esser pignolo ma credo sia un fonogramma e non un’ideogramma perchè non rappresenta un’idea ma un suono.

    cmq anche io sono curioso di sapere perchè il francese sembra più diverso delle lingue iberiche rispetto all’italiano.

    certo però la sfiga che in Italia non si parli una lingua internazionale.
    sarebbe stato meglio che gli spagnoli ci avessero imposto lo spagnolo ai tempi aragonesi.

  5. Da wikipedia (ho letto rapidamente la voce French Language) sembra che le influenze celtiche e germaniche siano non indifferenti.

  6. Sono in un periodo un po’ incasinato ma sappi che ti risponderò. È un argomento immenso, ma ce la posso fare 😉

  7. Rieccomi. Cercherò di essere breve, a scapito dell’esaustività purtroppo, perché le questioni sollevate nel post sono davvero tante! Vado per punti.

    1) Comprendo l’idiosincrasia, ma la tua posizione sull’incontro tra inglese e francese mi sembra un attimo drastica. Le cose non sono andate proprio così: il francese (o meglio, il franco-normanno) non fu mai imposto ai britannici dopo la conquista normanna, anche perché a trasferirsi nell’isola furono solo nobili, clero, capi e capetti (si stima non oltre il 5% della popolazione residente). Anzi, semmai successe l’opposto: i normanni si inglesizzarono progressivamente, tanto che già alla fine del XII secolo cominciarono a comparire grammatiche di francese per i figli della nobiltà che non lo parlavano più come prima lingua. Ed è per questo che nonostante l’apporto lessicale immenso di matrice romanza (perché comunque il francese rimaneva la lingua di prestigio), l’inglese è rimasto una lingua germanica. (C’è anche poi la questione politica della Guerra dei Cento Anni, ma non mi dilungo)

    2) Riassumendo in modo molto grossolano, il francese è il risultato del latino parlato da una popolazione germanica – i franchi – e questo sostrato linguistico (soprattutto a livello fonologico e lessicale) è stato determinante. In realtà un tratto comune della grafia di inglese e francese è che pressappoco si scrivono “come si leggono”… ma secondo la pronuncia medievale! Per esempio, c’è stato un tempo in cui beau davvero si leggeva /beàu/ invece del contemporaneo /bó/. Entrambe le lingue hanno attraversato una profonda trasformazione fonologica (in inglese soprattutto per le vocali), ma le consuetudini grafiche erano già state fissate, da questo origina il divario fonografico che ti fa impazzire! Tuttavia, va detto che in francese c’è decisamente più regolarità, anche se a prima vista può non sembrare. Quindi, non si tratta di “involuzione”, ma semplicemente di un esito evolutivo possibile.

    3) Angolo delle curiosità: la -x al plurale era una convenzione medievale che sostituiva la desinenza -us di alcuni sostantivi maschili. Per esempio, il plurale di cheval (cavallo), veniva scritto chevax (e veniva letto qualcosa tipo /cevàus/). La “x” è stata poi ripresa nelle successive riforme ortografiche – perché a differenza dell’inglese il francese ha avuto varie riforme più organiche – per i plurali dei sostantivi che terminano in -eau, -eu, e -al e alcuni in -ou, per cui ora il plurale di cheval è chevaux.

    Se hai altre curiosità scrivimi un’e-mail! 😀

  8. Per Socialista

    hai ragione. Cambio ideogramma con fonogramma. Grazie

    Per Jadran

    grazie del tuo intervento.
    Sul primo punto sono parzialmente d’accordo. E’ vero che i normanni conquistatori erano solo il 5% ma erano anche i padroni delle terre e quando col tempo le loro dinastie si mischiarono con sangue e cultura anglosassone la lingua e le abitudini normanno-francesi si sparsero nel resto della popolazione. Tra l’altro il francese era la lingua del potere, della burocrazia e veniva percepita dal popolino come la lingua necessaria per poter interagire coi potenti e quindi indispensabile per poter avere successo.
    Ti ringrazio anche sul secondo punto che svela molte cose e sotto suggerimento di Cachorro mi sno letto anche la pagina su wiki. In effetti ora è leggermente più logico ma continuo ad avere questa idiosincrasia atavica verso il francese.. 😉

  9. Quando parlavo di “lingua di prestigio” (termine che in linguistica ha una connotazione ben precisa) mi riferivo proprio allo status da te delineato; è per questo che il vocabolario odierno negli ambiti dell’establishment politico-culturale rimane prettamente romanzo: amministrazione, religione, nobiltà (dove abbiamo king, queen, earl, knight dalla parte germanica ma baron, count, duke, marquis, prince, princess, viscount da quella romanza), esercito, cucina e arti; e non solo, basti pensare all’esito di una parola estremamente comune come “change”. È stato calcolato che solo nel XIII secolo sarebbero entrati nel lessico inglese oltre 10.000 lemmi franconormanni, a quei tempi rappresentava un dato linguistico sconvolgente!
    Tuttavia, ribadisco che dicendo “francese imposto” angli anglosassoni o “stupro linguistico” da parte dei normanni si delinea un contesto di colonizzazione linguistica che di fatto ha avuto breve durata. Altrimenti, l’inglese avrebbe fatto la stessa fine del gaelico irlandese, che tramite una politica di repressione sistematica si è ridotto a lingua minoritaria diffusa solo tra la popolazione rurale.
    Giusto per darti un esempio storico, il vescovo normanno Richard FitzNeal nel 1177 (solo a un secolo dal 1066!) scriveva:
    Now that the English and the Normans have been dwelling together, marrying and giving in marriage, the two nations have become so mixed that it is scarcely possible today, speaking of free men, to tell who is English, who of Norman race.
    Con la perdita dei domini in Normandia e il conflitto con Parigi che porterà alla Guerra dei Cento Anni, i tempi erano ormai maturi perché l’inglese, assieme al suo nuovo assetto lessicale, tornasse a lingua ufficiale (a parte nella giurisprudenza, dove il goffo Law French sopravvisse fino al XVII secolo).
    L’evento che sta all’origine della divergenza tra grafia e fonologia dell’inglese è il Great Vowel Shift (il tormento di alcuni miei studenti di storia della lingua!) che ha avuto luogo dal XV secolo fino agli inizio dello scorso. È a questa lenta ma progressiva mutazione della qualità vocalica che dobbiamo l’evoluzione di da /na:m(ə)/, come si leggeva ai tempi di Chaucer (quindi con una certa corrispondenza tra pronuncia e scrittura) all’attuale /neim/. Gli scribi franconormanni in tutto questo hanno contribuito inserendo grafemi precedentemente sconosciuti agli anglosassoni (come , e la lettera ), eliminandone altri come la e la ancora in uso in islandese, ma tutto sommato l’apporto è rimasto limitato perché ormai l’inglese era altro rispetto all’inglese antico, e gli inglesi stessi si impegnavano a disastrare la grafia in ogni modo 😉

    Per farla breve, capisco la tua idiosincrasia, ma dobbiamo essere obiettivi e dire che non è stata tutta colpa dei francesi! 😉

  10. Pingback: D-Day pasquale | Fabristol

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