Privatizzati il cervello

La propaganda per il Sì sul referendum sulla cosiddetta “privatizzatione dell’acqua” ha raggiunto livelli di ignoranza e sciatteria che non vedevo da molto tempo. Una massa di zombie che ripetono slogan senza sapere assolutamente nulla riguardo ai quesiti e alle leggi coinvolte nel referendum del prossimo weekend. Sono talmente disgustato che sto cominciando a coltivare seri dubbi sull’uso dello strumento referendario.

La metto semplice semplice:

Chi vi dice che l’acqua verrà privatizzata è un ignorante o nella peggiore delle ipotesi un mentitore da quattro soldi. L’acqua è e rimane di proprietà pubblica così come le infrastrutture. Solo la gestione è (ora, tuttora, adesso e spero in futuro) a partecipazione privata. Esatto, avete capito bene: i privati partecipano insieme al pubblico alla gestione dove l’azionista di controllo è sempre il pubblico con più del 50%.

Esiste un decreto Ronchi il cui articolo 15 recita che il servizio è di “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche.”

La proprietà dell’acqua pubblica è garantita anche dall’articolo 23-bis al comma 5 che verrà abrogato se voterete Sì nella scheda rossa.

Non solo ma non è obbligatorio da parte dei comuni dare la gestione ai privati.

Se vince il Sì è probabile che si torni a prima della legge Galli quando i comuni assegnavano la gestione delle risorse idriche ai privati senza gara d’appalto. Se vince il Sì i comuni e i politici locali potranno concedere a chi più loro aggrada (e quindi agli amici e parenti) la gestione delle acque senza alcuna trasparenza. Anche se è molto più probabile che ci venga in aiuto la UE che obbliga comunque gli stati a fare gare d’appalto pubbliche e aperte anche ai privati.

Questo referendum sull’acqua è solo una dimostrazione di come l’ideologia antimercato possa creare dei mostri acefali. Le parole capitalismo, privato, denaro, profitto innescano reazioni incontrollate in certa gente.

Punto. Non ho nient’altro da dire.

Tutto il resto è propaganda da stadio. Vomitevole.

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37 commenti

Archiviato in da ridere, libertarismo, tristezze

37 risposte a “Privatizzati il cervello

  1. teogarno

    Io ho gia’ votato (sono un cittadino AIRE) e concordo con te sulla sciatteria dei promotori. Ricevute le schede, mi sono fatto un giro sul loro sito per capire qualcosa sul tema del referendum e sono rimasto colpito dalla mancanza totale di argomenti. Sono solo slogan!
    Sono stato molto tentato dal voto di pancia, nel senso di votare NO per ripicca.

  2. Stai COMINCIANDO a nutrire dubbi sui referendom? Scusa ma qui mi faccio proprio una grossa risata!!!
    E’ _naturale_ che il referendum sia espressione dell’ignoranza delle persone: razionalmente per ogni persona è molto meglio non informarsi, per i soliti motivi: se io mi informo (e informarsi su tre temi così complessi non è facile, richiede, quanto? 10 ore di studio? Almeno..) posso cambiare il mio voto e quello di qualche amico che si fida del mio giudizio, ma il mio voto RAGIONATO andrà ad affogare in mezzo a voti non ragionati.
    Tutti fanno questo ragionamento, perché è razionale, e nessuno si informa.
    La conferma pratica la vediamo in questi giorni: le persone non scelgono INFORMANDOSI davvero, ma ascoltando qualche slogan, qualche cartello pubblicitario, qualche post su facebook. Il loro comportamento è perfettamente razionale, d’altro canto: è _naturale_ che vada così. E’ la modalità di referendum, quindi, che ha una fallacia interna. Il referendum non può MAI, IN NESSUN MONDO POSSIBILE, esprimere una opinione ragionata di una massa di individui.

  3. e scusa se urlo :-p

  4. Mi devo convincere di queste argomentazioni sull’effetto “al contrario” del voto del sì, perché senza una legge allora una proprietà dello stato non può proprio andare in gestione a nessuno, e non a “chicchessia”, anche senza una legge europea (che comunque renderebbe de facto nulla qualunque nuova assegnazione priva di bando, quindi di che stiamo comunque parlando?). Non è che perché non c’è una legge che dice come assegnare il Quirinale allora io domani vado da Alemanno e lui me lo vende ad un prezzo pattuito. Detto ciò, e potrei benissimo essermi sbagliato, l’alternativa più ovvia è comunque quella di votare no e sì ai due quesiti “sull’acqua”, così si scongiura anche questo pericolo (motivo addizionale è che si voterebbe così no al quesito che comunque coinvolgerebbe beni diversi dall’acqua). Parlo di chi è contrario alla gestione privata, ma non vuole il far west, ovviamente, e non di chi è invece favorevole alla legge com’è.

    Sono solo in parte d’accordo anche sulla questione privatizzazione: io conosco sia persone che sanno sia che non lo sanno di cosa si tratta veramente qui. Ma nel gergo comune del popolino e nel suo immaginario collettivo (sull’altro post facevo l’esempio delle spiagge “private” che private non lo sono mai state ma chi ha mai notato la differenza?) già da sempre si parla di beni privati anche quando si tratta di mera gestione (a scopo comunque di profitto). Molti sanno che l’autostrada non è di proprietà integrale di privati, ma per tutti è “privata” nel senso da te precisato, tutti sanno che non è più gestita come fino a quindici anni fa, e spesso molti italiani nel gergo si riferiscono ad “autostrada privata” e “spiaggia privata” esattamente nel senso non letterale dei quesiti referendari.

    Una volta che Tizio ha vinto il bando per l’acqua, certamente quel privato gode del bene, ed è un po’ come la distinzione tra possesso e proprietà, e a tanti questo basta e non sta bene: chi ha il possesso è quello che gode del bene, pur non essendone proprietario (secondo me nel caso di beni pubblici è una gran fortuna poter gestire ma non possedere il bene, più non si potrebbe desiderare). Se poi uno volesse dirla tutta, vale comunque quasi sempre in Italia che la proprietà assoluta non esiste, nemmeno della propria casa, visto che lo Stato ha sempre comunque diritto unilaterale di esproprio; quindi è insito nel modus pensandi stesso dell’italiano medio che il possesso è quanto di più vicino alla proprietà, perché comunque la proprietà stessa spesso nemmeno è vera proprietà.

  5. Per Vaaal

    E così anche l’ultimo residuo di democraticità in me è crollato. 😉

  6. Oh, poi, bene intesi, la riflessione sul fatto che la maggior parte della gente vada a votare poco o male se non niente informata l’ho sempre fatta anche io. Questo casomai responsabilizza doppiamente chi invece vuole che si ragioni (sennò si arriva al paradosso, quando quelli che ragionano si ritirano tutti, che solo ed esclusivamente gli sragionanti voteranno in futuro per autoeliminazione della concorrenza). Prendiamo poi il quesito sul nucleare: pur non occupandomi nello specifico di quel settore, sono ben preparato scientificamente eppure io stesso non sono in grado di darmi una risposta definitiva sull’opzione migliore, anche se ho un orientamento di massima: se vogliamo ridurre il rischio effetto serra, pare che ci tocca proprio, ma la questione rischi, scorie, gestione all’italiana e costi non sembra irrilevante. Figuriamoci allora cosa può votare chi non ha nemmeno lontanamente contezza del fatto che la Francia grazie alle centrali dà a tutti una bella lezione per emissioni procapite di CO2.

    Comunque le associazioni dei promotori di referendum non è che non abbiano responsabilità. Nel caso della legge 40 penso che fecero le cose che più complicate non si poteva, tanto per fare un esempio. Una volta il quesito era uno, netto, preciso, al cuore della legge. Oggi ne fanno firmate venti per portarne tre o quattro al traguardo della Corte.

    Ah, comunque gli astensionisti che non si lamentino troppo se la gente va a votare senza capirci nulla: quand’ero ragazzino le tribune referendarie non finivano più, erano martellanti mattina e sera, e almeno per osmosi qualcosa passava, anche perché ci si rettificava a vicenda fino allo scorno se si tentavano falsi slogan. Oggi non li fanno proprio i dibattiti perché chi è al governo e ha fatto la legge e controlla la Tv ha scoperto che è molto più facile non informare, così non si arriva al quorum (mentre giornalisti che dovrebbero essere un po’ più indipendenti preferiscono imbastire show sempre oi medesimi volti).

  7. E’ come la faccenda del c.d. “falso in bilancio”. E’ difficile spiegare le cose ai non addetti ai lavori e così, chi dovrebbe informare, preferisce manipolare l’informazione secondo il proprio tornaconto.
    Quello che viene volgarmente detto “falso in bilancio” tecnicamente si chiama “false informazioni sociali” e si tratta d’un delitto niente affatto “depenalizzato”, ma solo e più semplicemente modificato da delitto perseguibile d’ufficio a delitto perseguibile solo su querela di parte. Ossia, è necessario che dalle “false informazioni sociali” qualcuno abbia derivato un danno. Questo qualcuno può essere un curatore fallimentare, che agisce nell’interesse della massa; una banca; un fornitore; un azionista; ecc. ecc.; tuttavia è necessario che questo qualcuno, dal comportamento di colui che ha prodotto tali “false informazioni” abbia ricevuto un danno economico reale e concreto. Prima della riforma, era sufficiente una semplice sciocchezza, anche una mera rilevazione contabile invertita senza dolo, per la quale magari nessuno aveva sofferto alcunché, a costringere il PM ad avviare d’ufficio l’azione penale per “false comunicazioni sociali”, con un effetto d’intasamento delle procure che in tal maniera non potevano poi dedicarsi ai reati veramente gravi.
    La vera democrazia, purtroppo, trova il proprio limite nell’informazione disonesta, che impedisce di poter giudicare l’operato di qualsiasi parte politica in maniera obiettiva e indenne da pregiudizi di natura esclusivamente settaria.

  8. Emanuele

    La cosa che mi diverte quando leggo messaggi come i tuoi e risposte come quelle che in genere ti danno ragione è che con tutta questa intelligenza siete voi a subire e non a comandare. Non fate altro che lamentarvi né più né meno di chi vota immerso nell’ignoranza e poi dice peste e corna di chi è al governo.
    Intanto sulla situazione attuale della gestione dell’acqua suggerisco di leggere qui
    http://www.repubblica.it/politica/2011/06/09/news/privatizzazione_flop-17442797/
    poi di riflettere un attimo su un fatto: se un sistema è marcio alla radice come è il sistema Italia i privati si adeguano e ci sguazzano. Non sono mica missionari che vogliono rimettere le cose a posto.

  9. Per Paolo

    Per essere chiari: per me “proprietà pubblica” è un ossimoro. La proprietà è sempre di qualcuno, non può essere di tutti. I beni pubblici sono proprietà del governo locale o regionale o nazionale di turno. In effetti sono come dei privati che gestiscono per tutti delle risorse. Le gestiscono male ovviamente perché hanno il monopolio, le usano solo per 5 anni ecc. Insomma non ti sto a ripetere le tiritera libertaria. Quindi se qualcuno mi dice che l’acqua gestita dai privati fa schifo -brutto, brutto – di grazia perché diamine dovrei preferire la gestione del politico di turno?

  10. Per Emanuele

    “Non fate altro che lamentarvi né più né meno di chi vota immerso nell’ignoranza e poi dice peste e corna di chi è al governo.”

    Potrei ripeterti la stessa cosa: non fai altro che lamentarti su qualsiasi cosa io scriva su questo blog, perfino quando (presumo) ora sei d’accordo con me. Sarà che sei un bastian contrario e godi un mondo a criticarmi?
    Per quanto riguarda i privati ripeto quello che ho detto a Paolo:
    “per me “proprietà pubblica” è un ossimoro. La proprietà è sempre di qualcuno, non può essere di tutti. I beni pubblici sono proprietà del governo locale o regionale o nazionale di turno. In effetti sono come dei privati che gestiscono per tutti delle risorse. Le gestiscono male ovviamente perché hanno il monopolio, le usano solo per 5 anni ecc. Insomma non ti sto a ripetere le tiritera libertaria. Quindi se qualcuno mi dice che l’acqua gestita dai privati fa schifo -brutto, brutto – di grazia perché diamine dovrei preferire la gestione del politico di turno?”

  11. Emanuele

    Beh, mica vorrai che tutti siano d’accordo con te. E se non sono d’accordo e sollevo delle obiezioni è perché, come tu ritieni utile scrivere qui quello che pensi, anch’io lo ritengo utile. Non certo perché mi stai antipatico o cosa, neanche ti conosco, figuriamoci.
    Tornando un attimo all’acqua, chiedi perché dovresti preferire la gestione del politico di turno. Io potrei chiederti il contrario e continueremmo a non cavare un ragno dal buco.
    Nell’articolo che ho linkato c’è scritto qual è la situazione attuale, frutto delle norme che i referendum vorrebbero ostacolare. Pensi forse che se non si raggiungerà il quorum cambierà qualcosa?

  12. A me va benissimo che la gente mi critichi e solo unos tolto potrebbe pensare di essere simpatico o amico di tutti. Ma ammettilo: a volte tipiace vedere la mia reazione piccata di tuoi commenti sarcastici 😉

    Tornando al tema dell’acqua: io mi chiedo per quale motivo tutti i ragionamenti sull’acqua non vengono fatti sulla corrente elettrica o sul pane. Fra qualche anno qualcuno dirà che la corrente elettrica e il pane saranno dei diritti e che devono essere pubblici. Viviamo benissimo con pane e corrente privati. Non capisco perché l’acqua debba essere diversa…
    E poi che cosa intendiamo qui con pubblico? Ridistribuzione di un bene nella popolazione, tipo le tessere dell’URSS per il pane? L’acqua è un bene che non può essere dato gratis (esiste un pasto gratis?) e la gente deve pagarlo. Così come paga il pane o la corrente. E’ un servizio e i servizi si pagano: pubblico con le tasse o privato con le bollette. Anzi forse il problema è che l’acqua costa troppo poco adesso! Poiché il costo dell’acqua è irrisorio la gente lo usa come un bene infinito e le casse dello stato languono, o meglio i portafogli dei contribuenti.

    http://www.davidetomasello.it/2011/06/08/pillole-referendarie/
    http://www.distantisaluti.com/il-referendum-fa-acqua/

    Sul link che mi hai dato ti faccio leggere questo post:

    http://blog.tooby.name/2011/06/07/referendum-sullacqua-perche-travaglio-ha-detto-il-falso/#disqus_thread

    La gestione delle acque può essere virtuosa o disastrosa da parte dei privati, non c’è dubbio. Ma io preferisco una gestione di un privato piuttosto che di un pubblico per ragioni libertarie abbastanza lunghe e complicate.
    E comunque non mi pare una gran cosa dare in gestione a meno del 50% ad un privato unico (magari amico di politici) le acque all’interno di strutture pubbliche fatiscenti e vecchie di 50 anni.

  13. @Emanuele, il fatto è che se passassero i referendum non cambierebbe molto: la gestione potrebbe sempre essere affidata a privati, ma senza gare. non mi pare il massimo.

    Se lo stato non riesce nemmeno a funzionare e a controllare che le sue leggi funzionino e vengano applicate, con che logica allora oltre che controllore lo facciamo anche diventare gestore e imprenditore?

    gli aumenti in bolletta dell’articolo di repubblica sono fisiologici, perché il costo del servizio si sposta dai contributi della fiscalità generale (le tasse che TUTTI devono pagare, con il problema di chi le evade perché può e di chi non lo fa) a una bolletta che tariffa in base al consumo.
    Poi, chi ti dice che, dato che alcune gestioni di privati non sono state ideali, allora la soluzione è tutto pubblico, per sempre? Se un gestore privato lavora male, è difficile che vinca le gare successive. il tempo è lungo, ma almeno da una cattiva gestione privata si può uscire e cambiarla; da una gestione statalizzata non si può fare.

    ___

    Secondo me da questa (brutta) situazione dovrebbe uscirne una critica sul referendum in italia, a partire dall’informazione che, nonostante commissioni occupate e proteste varie, non c’è e non c’è stata.
    Lo stato è sempre di più il criminale professionista che per primo viola le sue stesse leggi.

    E anche sul quorum: a me non sembra giusto che le decisioni debbano essere prese da chi non vota perché ha di meglio da fare, non è interessato o non capisce la norma e nel dubbio resta prudentemente a casa. Decide chi vota!

  14. Fabristol, accortamente non ero entrato nel merito delle preferenze “filosofiche” restando sul piano delle interpretazioni degli effetti. Ovviamente non contesto che uno possa avere impostazioni diverse dalle mie, ma visto che mi ci porti allora ti rispondo che se riconosco che un libertario puro possa oggettivamente segnare alcuni punti a favore contro un non libertario o un semilibertario, dico che non è questo il caso e ti spiego perché e perché un libertario vero dovrebbe essere inorridito da quanto ha proposto questa legge.

    Se parlassimo delle sorgenti di montagna OK, i più bravi battono le concorrenze e tutti ne godono. Ma qui parliamo di un sistema, la rete di distribuzione dei grandi centri urbani, che non può che essere un monopolio di fatto per motivi meramente tecnici. La legge in discussione quindi ripaga la mancata proprietà del gestore con contropartite abnormi: zero concorrenza, profitto minimo garantito e fissato ad una quota di legge (libertari, ci siete?), oltre al naturale (ma libertariamente blasfemo) “zero rischio d’impresa”. Sin qui, il comune cittadino proprio non ha visto il briciolo di un beneficio. Vi rimane un unico canale, che è il bando di gara, presumibilmente atto a sopperire all’assenza di concorrenza in città. Ma chi gestisce e concretizza il bando? L’amministratore eletto, del tutto monocraticamente, sì proprio lui in persona, quell’amministratore eletto che dopo cinque anni se ne va e del quale nel messaggio precedente ricordavi quanto sei disgustato e verso il quale diffidente, che secondo te è fisliogicamente e antropologicamente incapace ad agire nel nostro interesse. Di grazia dimmi, dopo che tra noi e l’acqua abbiamo inframezzato un intermediario in più oltre all’amministratore eletto, intermediario monopolista, che reclamerà profitto spettante obbligatoriamente per legge a prescindere dalla sua buona gestione ben oltre i cinque anni di esistenza del suddetto amministratore, come farebbe il rospo (che sarebbe poi quest’ultimo) a trasformarsi in principe e scegliere per noi il gestore davvero davvero davvero virtuoso?

    Per quale motivo tutti i ragionamenti sull’acqua non vengono fatti sulla corrente elettrica o sul pane

    Come ho spiegato, un motivo potrebbe essere, se anche togliamo il fattore emotivo, l’inevitabilità del monopolio. La corrente elettrica è l’unico caso solo parzialmente assimilabile ma: A) la gestione privata, credo di non essere smentibile, non ha portato il becco di un quattrino di risparmio ad un solo cittadino; B) è possibile produrla in proprio o almeno comprarla alla borsa elettrica, cosa che garantisce per l’elettricità alcune possibilità concorrenziali e che non sarebbe possibile fare nei centri urbani con l’acqua; C) laddove B non sia stato facilmente praticabile, si è rimasti con le munipalizzate essenzialmente al monopolio pubblico.(probabilmente i più fortunati, che pagano di meno).

  15. Snem

    “Questo referendum sull’acqua è solo una dimostrazione di come l’ideologia antimercato possa creare dei mostri acefali. Le parole capitalismo, privato, denaro, profitto innescano reazioni incontrollate in certa gente.”

    Forse perché in Italia un mercato como lo intendi tu non c’è mai stato, forse perché in Italia il potente di turno è il simbolo degli interessi privati (che sia stato eletto o no, che sia un politico, un imprenditore, un capo mafioso o tutt’e tre…) e quindi lo si lotta con tutte le possibilità ancora rimaste, forse perché ancora c’è la fiducia e la speranza (vediamo il quorum) che la gestione del territorio possa funzionare come nei paesi dove si vive meglio: l’alternativa sarebbe ammettere definitivamente che in Italia vivono persone incapaci di migliorare la propria qualità di vita. E per questo non c’è soluzione, comunista o libertaria che sia…

  16. Fermo restando che la maggior parte della gente vota ignorantemente ed emotivamente, non ho mai sentito alcun promotore del “Sì” (penso a Bersani e Di Pietro ieri sera ad Annozero, ad esempio) dire che pubblico è bello e privato è cacca, anzi mi pare che tutti concordino sul fatto che una qualche partecipazione dei privati alla gestione dell’acqua sia necessaria (e sì, li ho sempre sentiti distinguere tra il bene acqua e la gestione dello stesso, perlomeno quando gliene sia stata data la possibilità in un dibattito un po’ più analitico della sintesi da spottone elettorale) .
    Il fatto è che si criticano le leggi perché a dire loro presenterebbero dei problemi; ora, io non ho letto i testi di queste legge e sono davvero confuso riguardo a cosa votare, detto molto onestamente, perché per quanto mi stia informando non riesco a venirne fuori (forse è eccesso di “socratismo”, o più probabilmente sto nobilizzando troppo questa mia paralisi del giudizio); ad esempio, si è detto che per un semplice meccanismo di domanda-offerta l’obbligo di vendere a privati un tot fisso di partecipazioni alle aziende che gestiscono l’acqua comporterebbe un ribasso dei prezzi delle partecipazioni stesse, sicché “il prezzo lo farebbero gli acquirenti”, il che mi sembra sbagliato, ma potrebbe esserci qualche falla nel mio ragionamento o nei dati da cui parto.

    Bisognerebbe anche chiedersi se una legge sbagliata è meglio che nessuna legge, e quanto della solita, sterile contrapposizione partitica ci sia nel sostegno al sì. Comunque, ribadisco il concetto centrale: di gente che sostiene acriticamente e aprioristicamente “pubblico>privato” io ne ho vista ben poca in giro, se non nessuno. E’ che fan la voce grossa e si fanno notare di più, no?

    P.S.: ti chiedo scusa, ho visto che chiedevi delle mie sorti in Regno Unito in un post tempo fa, purtroppo allora mi era sfuggito! Ho lavorato a Edimburgo per un certo periodo, esperienza fantastica, ma ho deciso di finire gli studi iniziati in Italia e tornare appena avrò finito…

  17. Ops, è successo qualcosa di strano al nickname del commento sopra! Sono io 🙂

  18. D’accorod con te su molte cose, sulle conseguenze al voto del sì (al primo e/o al secondo quesito) ci sono pareri discordanti.

  19. Per Paolo

    non sono d’accordo sulla intrinseca impossiiblità di approvvgionamento multiplo dell’acqua. Per prima cosa esistono compagnie che potrebbero solo ed esclusivamente avere la proprietà delle tubature. Ok ammettiamo due o tre per agglomerato urbano, sempre meglio di una. Le società che poi detengono le infrastrutture per accumulare l’acqua poi pagano per il servizio e già a questo passaggio scegliereanno soltanto quelle che permettono di avere meno sprechi e che investono in tubature nuove. Poi se il mercato fosse veramente libero ci potrebbero essere anche altre forme di vendita tipo quelle con autocisterna: in Sardegna, in Sicilia e a Malta per decenni abbiamo fatto così riempiendo le cisterne sui tetti. In quel periodo sì che si risparmiava nell’uso dell’acqua. Ora la gente è disincentivata a risparmiare perché il costo dell’acqua è nullo in bolletta. In bolletta, attenzione! In realtà il costo è altissimo per lo stato e quindi quello che risparmi nella bolletta lo ripaghi con le tasse. Non esistono pasti gratis!

  20. “l’alternativa sarebbe ammettere definitivamente che in Italia vivono persone incapaci di migliorare la propria qualità di vita. E per questo non c’è soluzione, comunista o libertaria che sia…”

    Concordo con te Snem. Non è solo questione di metodo politico, a volte è la cultura che importa.

  21. Per Magrette

    Io mi riferivo ai comitati referendari, ai siti dei referendari, ai messaggi in bacheche di FB, ai giornali tipo Repubblica (osceno), ai vari Travaglio ecc. Bersani non l’ho sentito e spero che abbia parlato bene con cognizione di causa.

  22. Fabri, forse sono io che non ho la tua fantasia per immaginare questo tipo di gestione diversificata dell’acqua. In ogni caso le suddette leggi indicano che sarà l’amministrazione a decidere se spezzettare o meno.

    Sui dubbi avanzati nel post, provando a rimanere nel tecnico, provo a spiegare perché secondo me, ora che mi sono letto più articoli, le cose non stanno così. Prima di citare articoli e commi, avanzo la precisazione che l’UE prescrive sì un sistema di competizione a più soggetti nell’assegnare le gestioni a privati, ma non obbliga ad assegnare ai privati (e le società partecipata non credo siano comunque considerate tali). Insomma, dicono che se vuoi assegnare ai privati allora per obbligo devi dare opportunità a tutti di concorrere, non certo che devi assegnare ai privati e farli concorrere. Quindi se il primo articolo si abroga, non ci saranno assegnazioni a gestioni puramente privatee punto, non che ce ne saranno ma date a casaccio.

    Cito ora spezzoni di articoli (143 e seguenti DL 3 aprile 2006) solo qualche riga sopra la frase oggetto invece del secondo quesito (quindi articoli che rimarranno in piedi a prescindere da cosa succederà domenica). Ciascuno interpreti liberamente:

    “La disciplina degli usi delle acque è finalizzata alla loro razionalizzazione, allo scopo di evitare gli sprechi e di favorire il rinnovo delle risorse,”

    “Le regioni possono modificare le delimitazioni degli ambiti territoriali ottimali per migliorare la gestione del servizio idrico integrato […] nel rispetto […] dei seguenti principi:
    a) unita’ del bacino idrografico o del sub-bacino o dei bacini idrografici contigui, […];
    b) unitarieta’ della gestione e, comunque, superamento della frammentazione verticale delle gestioni;
    […]”

    “2. L’Autorità d’ambito aggiudica la gestione del servizio idrico integrato mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie […](*)

    3. La gestione può essere altresì affidata a società partecipate esclusivamente e direttamente da comuni o altri enti locali […], purché il socio privato sia stato scelto, prima dell’affidamento, con gara da espletarsi con le modalità di cui al comma 2.”

    “Le infrastrutture idriche di proprietà degli enti locali […] sono affidate in concessione d’uso gratuita, per tutta la durata della gestione, al gestore del servizio idrico integrato”

    (*) si fa ivi anche riferimento esplicito ad un articolo del codice che ha recepito tali norme europee, prevdendo gare pubbliche e trasparenti.

  23. per chi non va a rifornirsi di acqua presso sorgenti montane o con raccolta di pioggia,
    la privatizzazione dell’acqua e la privatizzazione delle reti sono di fatto la stessa cosa.
    cade quindi l’argomento , che è piuttosto dialettico ma poco concreto, della privatizzazione dei servizi idrici o meno.

    in italia, la privatizzazione dei servizi idrici ha portato ad un aumento delle tariffe ed un peggioramento del servizio.
    come del resto anche la gestione delle autostrade o di altre fonti. (dietro c’è una teoria economica che lo spiega con il monopolio del fornitore primario, la privatizzazione delle rete, la atomizzazione della domanda).
    ora quando i capitalisti italiani capiranno cosa è il libero mercato sarà possibile fare l’opera di liberalizzazione nel settore.
    stranamente però la liberalizzazione coincide sempre con la liberalizzazione dei diritti dei ceti più deboli e non con quella dei privilegi dei ceti alti (e rentier).
    la differenza tra teoria e pratica. insomma.

    il pane è un alimento che può essere tranquillamente sostituito ed il cui fornitore non ha monopolio.
    sull’elettricità… personalmente sono per l’autoproduzioen in modo da liberarsi di questi reali(sebbene non teorici) monopoli che hanno soltanto aumentato le bollette(è la teoria accennata prima).

    ma tu ,e gli altri anarcocapitalisti, sapete che quando vi definite libertari vi richiamata ad una teoria sconfitta dalla storia già negli anni 30 del novecento?
    roba anti-diluviana.

  24. una precisazione sul referendum:

    il referendum porta al massimo i difetti della democrazia e cioè una politica fatta di slogan , di propaganda e poco ragionata.

    inoltre il referendum infatti in italia è abrogativo e lascia, per sua natura, un vuoto legislativo da colmare.

    è quindi uno strumento POLITICO e non legislativo.
    nel senso che orienta le future scelte dei partiti politici.
    talvolta si può votare cose assurde al referendum per aver un orientamento razionale del governo.
    faccio un esempio su tutti: i celebri referendum di Segni che chiusere la Prima Repubblica vedevano anche l’abolizioen del ministero dell’agricoltura. Ora non aver un ministero del genere per uno Stato come l’ Italia è ridicolo.
    Tuttavia nel contesto politico di allora, andare a spiegare cosa si intendeva o la necessità di un ministero era assurdo e …bisognava tagliare con l’accetta(allora…voto SI contre le caste, voto NO per le caste politiche)
    purtroppo è così.

    a proposito di questo referendum faccio notare una cosa: forse ci si deve chiedere chi sostiene il SI e chi sostiene il NO per capire chi ci guadagna e chi no (anche se non tutti sanno quel che gli conviene).

    Ebbene i partiti parlamentari , prima che l’ opinione pubblia si facesse sentire, erano tutti favorevoli alla privatizzazione dei servizi idrici ed al nucleare, compresi idv e pd (mezzo comitato per la privatizzazioen è del pd!!)

    i nostri grandi capitalisti(meglio chiamarli capitalisti che imprenditori, perchè vivono di rendita da grande capitale e non di idee innovative e duro lavoro come l’imprenditore classico) sono a favore della privatizzazione.

  25. una precisazione sul referendum:

    il referendum porta al massimo i difetti della democrazia e cioè una politica fatta di slogan , di propaganda e poco ragionata.

    inoltre il referendum infatti in italia è abrogativo e lascia, per sua natura, un vuoto legislativo da colmare.

    è quindi uno strumento POLITICO e non legislativo.
    nel senso che orienta le future scelte dei partiti politici.
    talvolta si può votare cose assurde al referendum per aver un orientamento razionale del governo.
    faccio un esempio su tutti: i celebri referendum di Segni che chiusere la Prima Repubblica vedevano anche l’abolizioen del ministero dell’agricoltura. Ora non aver un ministero del genere per uno Stato come l’ Italia è ridicolo.
    Tuttavia nel contesto politico di allora, andare a spiegare cosa si intendeva o la necessità di un ministero era assurdo e …bisognava tagliare con l’accetta(allora…voto SI contre le caste, voto NO per le caste politiche)
    purtroppo è così.

    a proposito di questo referendum faccio notare una cosa: forse ci si deve chiedere chi sostiene il SI e chi sostiene il NO per capire chi ci guadagna e chi no (anche se non tutti sanno quel che gli conviene).

    Ebbene i partiti parlamentari , prima che l’ opinione pubblia si facesse sentire, erano tutti favorevoli alla privatizzazione dei servizi idrici ed al nucleare, compresi idv e pd (mezzo comitato per la privatizzazioen è del pd!!)

    i nostri grandi capitalisti(meglio chiamarli capitalisti che imprenditori, perchè vivono di rendita da grande capitale e non di idee innovative e duro lavoro come l’imprenditore classico) sono a favore della privatizzazione.

    p.s. OT
    questo non convincerà gli anarcocapitalisti però bisogna che sappiate rispondervi:
    http://maschileindividuale.wordpress.com/2011/05/29/10-contestazioni-contro-gli-anarcocapitalisti-o-meglio-ai-proprietaristi/

  26. p.p.s
    per capitalisti che vivono di rendita ed a cui dovrebbe entrare in testa il libero mercato, intendo la nostra grande “imprenditoria” decotta come la Marcegaglia, i DeBenedetti, i Marchionne… quelli per cui la concorrenza è solo quella tra lavoratori, la liberalizzazione è solo quella dei beni primari.. e mai quella di mettere mano al portafogli e fare investimenti o chiudere bottega se non si è capaci (invece di vivere di fondi pubblici come la FIAT per anni)

  27. 7450alessandro

    I n altre parole tu dici CHE LA LEGE NON CAMBIA NIENTE: dunque, se è una legge INUTILE, come farebbe CALDEROLI, bruciamola subito abrogandola… VOTA SI ed il problema dell’interpretazione si risolve, NO?
    ah… QUESTI LEGISLATORI CHE FANNO LEGGI CHE NON MODIFICANO NIENTE … AL ROGO COME CHI LI SOSTIENE…

  28. premetto che per me questo referendum ha un valore politico, non sopporto più Berlusconi. Credo il nostro attuale presidente del consiglio sia inadeguato ad occupare il ruolo che ricopre.. per tanti motivi… il principale è che ragiona come un capo e non come un leader. A parte questo, il problema delle privatizzazioni è molto più complicato di come lo hai esposto tu… In Italia ed in Europa in genere la privatizzazione è un falso, nel senso che, è sempre partecipata! Per cui succede che il privato investe senza rischio, perchè è coperto dallo stato. Il cittadino quindi paga sempre di più…per lo stato e per il privato. Le leggi dovrebbero impedire che ciò avvenga ed in teoria lo fanno…è la pratica che dimostra il contrario. Esempi?
    Trasporti e Sevizi Sanitari sono solo due degli esempi…ma ci sono anche energia elettrica, spazzatura ed acqua..si.. perchè non tutti sanno che è già in mano ai privati.
    Cosa abbiamo avuto in tutti questi settori con il passaggio al privato?
    Te lo dico io..
    peggioramenti e basta!!!

  29. Corrado

    Troppo lungo per rispondere a tutti punto per punto…
    Bello il sogno di produrre da sè l’elettricità. Decisamente improponibile per il semplice motivo che la rete, se ci fosse solo l’autorpduzione, non supporterebbe un input totalmente incostante come quello da eolico o fotovoltaico se non ci fosse un cuscinetto di prodotto costante, come il termoelettrico ol’idroelettrico. Di fatto quindi è come l’acqua… sì è vero, uno se la va a prendere alla fonte, ma non è che tutti possono andarla a prendere perchè se no ci sarebbe un ingorgo ad ogni sorgente, un inevitabile inquinamento a valle e via discorrendo.
    Sorvolo le posizioni di parte modello “Bruciamoli tutti!” perchè non aggiungono nulla alla discussione.
    Il bene acqua è una risorsa come un’altra e di fatto non è illimitata come invece fa credere la bolletta attuale. Spesso costa meno pagare il surplus di consumo per un tubo che perde, anche copiosamente, che pagare un idraulico che tappi la falla. Questo ovviamente è solo quello che percepiamo, poi però ci lamentiamo del carico fiscale che sarà pure colpa del debito pubblico, dell’inps che è un pozzo senza fondo, della Chiesa che non paga l’ICI. Ma è soprattutto un problema di sprechi che in Italia sono ovunque e che in questo caso specifico raggiungono anche il 70%.
    Il fatto che non ci debba essere un guadagno sull’acqua credo sia una cazzata demagogica. Ci sono delle persone che ti danno un servizio e questo servizio lo devi pagare. Lo Stato finora ha provato e il risultato è stato una schifezza.

    La privatizzazione non sempre peggiora il servizio: La sanità che tanti citano ne è un esempio: le regioni in cui davvero si ha l’eccellenza sono quelle in cui lo Stato per lo più fa da controllore per le aziende private che offrono il servizio una volta ottenuto l’accreditamento. Anche a Cagliari l’azienda ospedaliera di eccellenza(a livello europeo) è una a pesante partecipazione privata.

    Sul referendum: credo che sia l’espressione più bella della democrazia del televoto. Un perfetto disegno di quello che siamo. A questo referendum vinceranno i quattro sì o l’astensione perchè queste è stato il tam tam via facebook, youtube oppure questa sarà la pigrizia. Il risultato sarà che vincerà la scelta di gente che per buona parte sarà disinformata, senza neppure una piccola infarinatura dell’argomento, o voterà perchè così manderà a cagare Berlusconi(cosa sacrosanta, ma non al prezzo di tagliarmi le palle da solo), oppure vincerà il partito dei fancazzisti e dei pigri che oggi e domani se ne andranno a prendere il sole. E tutto questo quanto ci è costato?

  30. Per Socialista eretico

    “per capitalisti che vivono di rendita ed a cui dovrebbe entrare in testa il libero mercato, intendo la nostra grande “imprenditoria” decotta come la Marcegaglia, i DeBenedetti, i Marchionne… quelli per cui la concorrenza è solo quella tra lavoratori, la liberalizzazione è solo quella dei beni primari.. e mai quella di mettere mano al portafogli e fare investimenti o chiudere bottega se non si è capaci (invece di vivere di fondi pubblici come la FIAT per anni)”

    Tu saresti un ottimo libertario, perché quello che dici è pensiero squisitamente libertario: molti grandi imprenditori sono corrotti perché utilizzano lo stato per i loro scopi.
    Sulla tua battuta riguardo al libertarismo vinto dalla storia negli anni 30…. no so a cosa ti riferisci. Il libertarismo che intendiamo noi esiste dalla scuola austriaca in poi e con l’oggettivismo di Ayn Rand. Il libertarismo non è mai salito al potere e non salirà mai, quindi non vedo come possa essere stato vinto… da chi? Parla il socialista poi.

  31. Uhm….. tale profluvio di parole mi lascia perplesso….
    Un Sorriso

  32. Se mi permettete un appunto, il vostro errore è quello di credere che esistano delle regole che ci dicono cosa sia il libero mercato e cosa non lo sia. Ognuno di noi si trova ad agire in uno scenario; le azioni che compie, sono contemporaneamente causa ed effetto di quello scenario.
    L’imprenditore che approfitta dei soldi pubblici o che pretende aiuti, è sia burattino che burattinaio nel proscenio della propria esistenza.
    L’unica vera regola è che non esistono regole: ossia, le regole le pongono i partecipanti stessi al gioco, che peraltro tentano di mutarle continuamente a seconda della propria convenienza. Nel tentativo di mutarle, mutano le condizioni che li avevano originariamente spinti a quella scelta e devono riconsiderare il tutto di nuovo, in una sorta d’eterna rincorsa.
    Un po’ come nel principio d’indeterminazione di Heinsemberg.

  33. Ma scusa, e il discorso sul 7% garantito di guadagno per i gestori privati senza alcun controllo od obbligo di miglioramento e mantemento del servizio? Quel 7% che di fatto e’ un randita per chi si accaparra il servizio, senza rischi di impresa? –se sono cazzate anche quelle, dimostramelo che ti credo volentieri.

  34. Per Simone

    io la penso come lui:

    http://blog.tooby.name/2011/06/07/referendum-sullacqua-perche-travaglio-ha-detto-il-falso/#disqus_thread

    “La cosa falsa (o meglio, detta malissimo) è che la norma sia fatta a uso e consumo del privato. Questo è falso: il 7% rappresenta *anche* la remunerazione per gli investimenti fatti dal socio pubblico. Spiego meglio, semplificando: se il pubblico (il Comune) gestisce l’acqua, e si deve fare un investimento di 100 milioni, vuol dire che il Comune deve tirar fuori 100 milioni. Dove li trova? Tre possibilità: alzare le tasse (ma potrebbe non essere sufficiente, o non lo si vuole o non lo si può fare); ricorrere alle banche oppure al mercato (ad esempio, ma non solo, andando dai risparmiatori, i cittadini stessi).

    Tolta la prima possibilità, restano le altre due (che può essere riassunta in altro modo: fare i debiti). Come tutti sanno, contrarre un debito significa dover pagare degli interessi. Come si pagano attualmente questi interessi? Facile: con quel 7% di cui sopra.

    Che succede se lo eliminiamo? Due le conseguenze: primo, fare ricorso al mercato diventa pressoché impossibile; secondo, il pagamento del debito verrà fatto con le tasse (che un italiano su tre evade, per cui ci sarà chi avrà acqua gratis), in altre parole i soldi delle nostre tasse finiranno nelle casse delle banche. Se però il pagamento va fatto con le tasse, possono esservi due casi: uno, il Comune può alzare le tasse (o tagliare dei servizi come gli asili o l’assistenza agli anziani) e pagare le banche; due, il Comune non può alzarle e non può fare investimenti.

    In altre parole il sì, considerando solo il lato brutto della medaglia (un profitto dell’1%), getta via il bambino con l’acqua sporca, togliendo ai Comuni la possibilità di meglio gestire gli investimenti per l’acqua pubblica, per noi.”

  35. Snem

    Ho qualche domanda:
    il 7% deve essere per forza garantito per contratto? Libero mercato… eheh
    il 7% è garantito anche in assenza di investimenti?
    Siccome *anche* il pubblico ha il 7% garantito allora è ok? Perché non solo il pubblico? Qual’è la necessità di ricorrere al privato se il 7% è garantito?

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