Ambientalismo per cretini

Oggi mi è arrivata una lettera della Tesco inusuale. Cartoncino grosso, patinato con vari risvolti (circa 50 cm di lunghezza se completamente aperto) che mi invitava ad aumentare la mia sensibilità verso l’ambiente. In particolare mi invitava a riciclare il più possibile. Un cartoncino inviato con la DHL, per giunta, posta celere. Per una campagna del genere saranno stati inviati minimo 10 milioni di questi cartoncini in tutta la UK (spero che i numeri siano più bassi ma considerando che la Tesco è il supermercato per eccellenza per 60 milioni di britannici mi aspetto numeri alti per queste campagne). Inoltre cercavano di invogliarmi nel comprare un ammorbidente per il semplice motivo che: “ogni anno un milione di tonnellate di vestiario vanno in discarica. Usare un ammorbidente aiuta a mantenere i vestiti più a lungo.”

Inutile far notare che una tonnellata di tessuto inerte in discarica ha un impatto uguale a zero per l’ambiente mentre milioni di litri di ammorbidente scaricati nei fiumi e decine di tonnellate di plastica per i contenitori dell’ammorbidente possono creare qualche problemino.

Ma che cosa aspettarsi dalla razza umana quando ti scrive in un foglio di carta che è male abbattere gli alberi?

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5 commenti

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5 risposte a “Ambientalismo per cretini

  1. Questa è seria. Spero che qualcuno mi sappia rispondere.
    Quand’ero ragazzo, nelle case passava sistematicamente il “ferrivecchi” che raccoglieva lattine, bottiglie, ferro, giornali, cartoni, metalli, masserizie, ecc. ecc. e pagava per esse. Poco, ma pagava. A noi bambini ci veniva fuori un’altra paghetta settimanale.
    Ancora fino all’ ’80, lavoravo come aiuto magazziniere per una ditta di prodotti alimentari. Mettevamo da parte tutti i cartoni degli imballaggi e, a fine anno, con il ricavato della loro vendita, facevamo una cena di tutti i dipendenti; eravamo una ventina, la cena costava circa un milione di lire di allora (Cesare Romiti, presidente della Fiat, il manger più pagato d’Italia, pigliava 500 milioni all’anno).
    Oggi, con la raccolta differenziata, non solo non v’è alcun rientro economico derivante dal conferimento dei prodotti riciclabili, ma il costo della raccolta stessa si è più che decuplicato rispetto a prima.
    Mi chiedo: indubbiamente, raccolta differenziata e riciclo sono comportamenti oggettivamente giusti; tuttavia, non è che in Italia siano solo un pretesto per gonfiare di personale improduttivo e incarichi politici (presidenze varie, consulenze, consigli di amministrazione, collegi sindacali, ecc.) le società preposte allo smatimento della nettezza urbana, con conseguente lievitazione di costi inutili, ancora una volta a carico della collettività?

  2. Lector è come in Bangladesh e in Nigeria. Milioni di persone in Bangladesh vivono dello smaltimento delle petroliere e in Nigeria dei PC occidentali. Avevo visto un documentario della BBC su questo: qualche ambientalista aveva denunciato che in Bangladesh i lavoratori per lo smaltimento delle petroliere non avevano un lavoro dignitoso, ma in Bangladesh quando dissero ai poveri lavoratori del bangladesh che a causa di future leggi occidentali per la sicurezza sul lavoro non avrebbero più potuto ricevere le vecchie petroliere da smaltire si sparse il panico: decine di migliaia di persone di pendevano da quel lavoro.
    Questo per dire che lo smaltimento o il riciclaggio sono lavori come gli altri e dovrebbero essere remunerati, ovviamente cercando anche di utilizzare regole di sicurezza e protezione adeguate. Ma devono essere remunerati, e devono fruttare denaro altrimenti sono solo attività in negativo che ricadono sulla collettività.

  3. Ciao Fabri. Vedo che sei sostanzialmente d’accordo con me.
    Quel che ci tenevo a stigmatizzare è che, come ogni retorica, anche quella della raccolta differenziata ha un pubblico di “aficionados” che si bevono qualsiasi panzana. La prima colpa, se veniamo sistematicamente truffati e manipolati dai detentori del potere, risiede in noi. Berlusconi è cattivo, la raccolta differenziata è buona. Grazie a pregiudizi mentali come questo, ce la mettono sistematicamente in quel posto. Non esiste buono o cattivo “a priori”, solo perché un’idea, una proposta, provengono da un’area piuttosto che da un’altra. Signori, bisogna tenere sempre gli occhi aperti, usare il cervello, fare continuamente i conti in tasca a chi ci amministra, sia esso bianco, rosso, nero, verde, giallo.
    Se fossimo tutti noi più attenti nei confronti di quelli che governano, senza il prosciutto dell’ideologia negli occhi, forse l’Italia non sarebbe nella situazione in cui si trova.

  4. Sottoscrivo totalmente quanto avete scritto, in particolare il secondo commento di Lector.
    Da noi tutte le idee buone rischiano di avere effetti deleteri, senza che, naturalmente, si raggiunga l’obiettivo prefissato.

    Il motivo secondo me non difficile da individuare.
    Ricordo che qualche anno fa degli economisti studiarono il sistema della Flexsecurity per comprendere come mai, nonostante i costi alti che tale sistema implicava, abbia funzionato, almeno in Danimarca.
    Il risultato dello studio fu il seguente: il sistema della Flexsecurity ha funzionato nonostante non costi poco alla collettività, perché la stragrande maggioranza dei danesi si comporta correttamente e usualmente rispetta le leggi.
    Se ricordate, si fece l’esempio della Babysitter danese che lavorando in Italia telefonò nel suo paese per avvertire che aveva trovato lavoro all’estero, con la conseguenza che, ovviamente, le sospesero l’indennità di disoccupazione. Da noi solo un matto avrebbe tento un comportamento simile.
    In Italia la Flexsecurity sarebbe una pacchia per i furbi nostrani.
    Non voglio dire certo che all’estero tutto vada bene e che l’onestà sia la regola, come dimostra il post di Fabristol anche fuori d’Italia esistono i furbi che speculano su questioni serie, solo per ottenerne un vantaggio, contribuendo peraltro a peggiorare la situazione.
    Ma noi in questo siamo maestri.
    Bisognerebbe avere più convinzioni che convenienze per tenere gli occhi aperti davvero, ma quanti da noi son così?

  5. All’imbecillità umana non c’è limite, sopratutto in tempi in cui la rivoluzione digitale permette di fare campagne in internet senza dover stampare tutta la carta del mondo e continuare ad abbattere alberi, ma si sa già che l’industria della carta deve sopravvivere e allora bisogna scrivere qualunque cosa su carta, anche il paradosso…

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