10 cose che non sopporto di quando torno in Italia

1) il traffico stile Bombay. Per la serie suonare il clacson non farà mai scattare quel rosso.

2) quelli che ti dicono dopo che dici che vivi in UK da 5 anni: “ma quindi tu con l’inglese ormai sei bravissimo…”

3) i parenti che prima ancora di dirti ciao o abbracciarti ti dicono: “ma quanto sei magro!”

4) i parenti che prendono la tua emigrazione come una sfida e una offesa nei confronti della loro italianità e ti ripetono continuamente: “Eh ma l’Italia è sempre meglio vero! Cibo, mare, la gente!”

5) quelli che dopo aver avuto una risposta negativa alla precendente domanda si rintanano nella loro italianità e da quel momento in poi ti considerano un traditore.

6) la TV. E’ qualcosa di vomitevole, insopportabile, indigeribile. Lo specchio dell’Italia dove l’italiano si rispecchia e si compiace.

7) Striscia la notizia, Paperissima o qualsiasi trasmissione di Ricci. La voce della Hunziker mi fa venire l’orticaria.

8 ) l’estrema carenza di varietà di cibo. Pagherei oro per avere un thai o un messicano a portata di mano ogni qual volta lo voglio.

9) quell’arrivare a lavoro in orario, però prendersi la pausa del caffettino con i colleghi per un’ora, lamentarsi del carico di lavoro quasi nullo del giorno fino a quando non arriva la pausa pranzo, altro caffettino e tornare a casa stanchi per non aver fatto un cazzo.

10) quelli che quando avranno letto tutte queste cose mi scriveranno che “ma guarda che tu in Inghilterra hai questo questo e quest’altro” e non avere abbastanza materia grigia per capire che se mi lamento dell’Italia ciò non significa che ami il Regno Unito e che se ci vivo non significa che accetti i valori inglesi.

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38 commenti

Archiviato in Italia provinciale, tristezze, viaggi

38 risposte a “10 cose che non sopporto di quando torno in Italia

  1. Una volta, in un ristorante a Londra, ho sentito un dialogo tra due coppie di italiani, ovviamente l’argomento era la presunta superiorità del nostro cibo. “Io non ho ancora capito che cosa ci sia di così interessante qui in Inghilterra”, si chiedeva una signora.

  2. jjluke77

    Perchè vivi a Bristol?
    Che lavoro fai?
    Torni spesso in Italia?
    Ti manca molto casa?
    Ammazzato altri insetti strani di recente? Una zanzara mi ha fatto due o 3 punture che sono gonfie da giorni… :O Spero non sia malaria! xD

  3. Vincenzo

    hahaha post geniale!
    mi posso consolare pensando che qualcuno ha fatto esattamente la mia stessa esperienza quando torna a casa…

  4. Snem

    D’accordo 10 su 10! E vivo in Spagna, quindi non credo faccia differenza il paese dove si e’emigrati.

  5. sottoscrivo tutto!

  6. D’accordo. Adesso, però, devi dirci le dieci cose che non sopporti di quando torni in Inghilterra, tanto per farci un’idea. 😉

  7. baroccogiapponese

    Succedono le stesse cose a me, ma in più mi chiedono a ripetizione: ma quando torni definitivamente in Italia?

  8. William

    Grande, hai colpito esattamente nel segno! tutto vero quello che dici. A me capita lo stesso! (anche se vivo a siena) :-))))

  9. Dave

    io non sopporto quando da bravi italiani mi dicono di restarmene in UK perche’ in Italia fa tutto schifo

  10. a me la cosa che più sta antipatica degli italiani è questa imperterrita mania provincialotta di lamentarsi sempre e comunque dell’ Italia , specie della tv mediaset che rappresenterebbe gli italiani.

  11. Per Dave

    quella è un’altra categoria che fa finta di essere progressista e moderna e ti dice “Stai lì che fai bene! Chi te lo fa fare a tornare.” Ma poi basta grattare poco poco e riesci ad offenderli nella loro italianità.

    Per socialista

    A me invece pare provinciale guardarsi Striscia la notizia. 😉

  12. hey, sei stato politicamente incorretto perché adesso si chiama Mumbai. Non è più Bombay! 🙂

  13. “politicamente incorretto”, vabbeh, ormai parlo italiano come un inglese 😀

  14. ““politicamente incorretto”, vabbeh, ormai parlo italiano come un inglese”

    guarda non parlarmene. Ormai non so più scrivere in italiano soprattutto quando si tratta di particelle, avverbi ecc. Per esempio mi confondo sempre con “a”, “in”, “su”, “di” ecc. Infatti per il titolo di questo post ero in dubbio se mettere quel “di” prima di quando, e mi sa che è pure sbagliato. Aiuto!!

  15. arre

    9/10. 🙂 la 8 no, in una città minimamente grande ormai trovi tutto pure in italia. e comunque, la superiorità del cibo italiano è forse l’unica qualità che ci autoattribuiamo a ragione.

  16. @–>arre
    Concordo. In primis, ormai in qualsiasi media città italiana trovi ogni tipo di ristorante o di cucina, da quella indiana all’aborigena. In secondo luogo, la cucina italiana è la migliore al mondo in assoluto; neppure quella francese le sta alla pari.
    Ovvio che variare, ogni tanto, fa piacere. Ma il cinghiale bollito alla menta degli inglesi (cfr. “Asterix e i britanni”) mi lascia molto, molto perplesso. 😀

  17. P.S. Mi chiederete: “perché la cucina italiana è la migliore del Mondo?”, “su quali parametri oggettivi basi la tua valutazione?”
    Rispondo: la cucina italiana, oltre ad essere estremamente varia, per effetto della sua frammentazione in centinaia di specialità locali, ha il pregio assoluto di esaltare gli ingredienti. Altre raffinate cucine, come quella francese, cinese o indiana, seppur costituite da un’estrema varietà di pietanze e da una elaborazione dei cibi particolarmente sofisticata, tendono a coprirne il gusto attraverso un uso eccessivo di salse e spezie, peraltro a lungo andare nocive per la salute.
    La cucina italiana, al contrario, fa dell’ingrediente principale ( il taglio di carne, il filetto di pesce, l’impasto) l’elemento principe attorno al quale tutte le altre componenti si combinano non per coprirne, bensì per esaltarne il sapore.
    Sia in Francia che in Cina, ad esempio, potreste mangiarvi tranquillamente una pantegana senza riuscire a distinguerla da un coniglio.

  18. Gli inglesi non fanno la pausa caffè? poi credo che sono ai ministeri fanno pause caffè di un ora…se gia supera i 10 minuti in un azienda privata ti vengono a prendere…almeno dove lavoro io.

  19. Per Arre e Lector

    Andate a mangiare da un indiano o cinese in UK e poi andata in Italia. Il cibo è addomesticato per il palato degli italiani.
    Per Lector

    Da quando vivo all’estero posso tranquillamente dire che il mito del cibo più buono del mondo, almeno per me, è solo frutto della totale chiusura degli italiani al cibo estero. Ho scoperto un mondo…

    Per Giulio

    “Gli inglesi non fanno la pausa caffè?”

    Leggere il punto 10 della lista per piacere!

  20. Snem

    “la cucina italiana è la migliore del Mondo”
    de gustibus…

  21. Io mi colloco nel punto 5, dannato traditore!

  22. Lector,

    il problema è che la variabilità regionale rimane… nelle regioni! Nel senso che è inutile che da una parte ci sia lo stracchino e da un’altra ci sia il pecorino sardo se poi per mangiarli devo andare in un’altra regione.

    Per Paolo

    ecco un parente modello! 😉

  23. @–>Fabri
    A Padova, c’è un ristorante sardo che va per la maggiore. Pur non essendo io (purtroppo) mai venuto in Sardegna, ne ho così potuto scoprire e gustare alcune eccellenti specialità. Inoltre, le distanze tra le varie località italiane, non sono quelle degli USA o dell’Australia e il turismo enogastronomico è oggi uno dei settori che tira di più. Nella mia città, che pure è di provincia, dal mio fornitore di fiducia la mozzarella di bufala campana arriva fresca ogni mattina.
    Pur avendo io sperimentato svariate cucine (un esempio: tutti vanno nei ristoranti giapponesi a mangiare il sushi o il sashimi, ma posso assicurarvi che il miglior brasato di maiale che abbia mai gustato è stato in un ristorante giapponese), adoro quella italiana perché, come dicevo, esalta la qualità dell’ingrediente. Nella cucina italiana, avendo affinato un po’ il gusto, puoi senz’altro apprezzare se un branzino è di mare, allevato in mare, allevato in vasca; così come puoi sentire la differenza che c’è tra un filetto di chianina e uno di manza scottona, o tra un pollo di cortile e uno di batteria. Nelle altre cucine questo è molto più difficile, perché, tanto per fare un altro esempio, un fondue bourguignonne si basa tutto sulle salse, che proprio per loro funzione specifica tendono a impedire al palato di rilevare la differenza tra i prodotti utilizzati (le salse, così come le spezie, furono introdotte per nascondere l’inizio della putrefazione, quando non v’erano metodi efficaci di conservazione degli alimenti freschi prima dell’invenzione del frigorifero); e lo stesso va detto per un sacco di specialità estere.

  24. Snem

    @lector: ma per la cucina spagnola, greca, giapponese, etc… non vale lo stesso?
    Credo che la qualità degli ingredienti valga il 70% del successo in qualsiasi cucina, dalla preispanica alla molecolare.
    Per me, il restante 30%: 20% la ricetta, il 10% la tecnica (qualità dello chef).

  25. Io dico sempre che non esiste la cucina “più” migliore: esistono solo i palati “più” migliori. 😉
    E poi i tempi e l’umore sono cruciali. Ci sono giorni fatti per il curry, altri per la carbonara, altri ancora per un thai leggero, altri per un pesante cinese. E’ questa estrema variabilità che mi piace del Regno Unito. Qualcosa che è inimmaginabile in Italia.

  26. Snem

    @fabristol
    Sono d’accordo. Però davvero in UK è possibile apprezzare le varie cucine del mondo come in un ristorante del posto? Lo stesso sembra essere possibile in USA… sarebbe fantastico.
    Qui a Barcellona, ci ho provato. E’ complicato trovare un ristorante “verace” 😉
    Beh, c’è anche un giapponese da 300€ minimo che no ho avuto il coraggio di provare… dipende anche da questo, non trovate?

    PS: ieri ho provato in un ristorante italiano un piatto di baccalà con crema di zucca e rucola… mai provato in Italia: ricetta sarda mi hanno detto, ti suona?

  27. Per Snem

    Certo non troverai tarantole e blatte fritte e la stessa concnetrazione di spezie indiane ma sono abbastanza fedeli all’originale. Quello che cambia è la comunità straniera non tanto l’attitudine degli inglesi (certo anche quella) a mangiare esotico. Ci sono milioni di indiani, pakistani e cinesi qui che vanno al ristorante e quindi si aspettano un certo trattamento. Poi qui l’indiano è il piatto nazionale, senza scherzi. Il fatto è che il Regno Unito non ha una sua cucina nazionale (a parte l’arrosto domenicale e il bacon del breakfast) quindi è sempre stata terra vergine per qualsiasi cucina straniera. Gli inglesi proprio per questo sono molto aperti, non hanno niente da perdere se non millenni di dieta di cipolle e minestre e poi dopo l’America tante patate.

    Per quanto riguarda il baccalà con rucola… boh mai sentito. Mi pare troppo raffinato per essere sardo. Il cibo sardo è molto semplice e la rucola non fa parte della cucina tradizionale. Forse è roba algherese.

  28. Snem

    Si, certo. Dipende dalla comunità. Qui i ristoranti cinesi veraci li chiamano “ristoranti cinesi cinesi” 🙂

    Non sono d’accordo sul fatto che il Regno Unito non abbia una cucina nazionale… forse solo non è famosa o apprezzata.
    D’altronde, hai mai visto un ristorante Danese? 😀

    Per la storia del baccalà, non saprei, mi è sembrato strano anche a me. Poi il proprietario è originario dei castelli romani con nonno siciliano…

  29. Ci sono “piatti tipici” e ci sono “cucine tipiche”. La maggior parte dei paesi ha solo una serie, più o meno nutrita, di “piatti tipici”, che tuttavia non arrivano a costituire una vera e propria tradizione culinaria. Tradizionalmente, si parla di cucina (intesa come “Grande Cucina”) solo per quella Francese, Italiana e Cinese. Da un po’ di tempo, oltre alle tre cucine tradizionali, si stanno guadagnando un posto al sole, grazie alla globalizzazione, anche quella Indiana e Giapponese. Inoltre, attenzione alla c.d. Cucina Fusion, che pesca il meglio (?) dalle particolarità dei vari paesi e le propone in quasi tutti i maggiori ristoranti di respiro internazionale.
    Per quanto riguarda Londra, quello che fino a poco tempo fa era considerato il miglior ristorante della città (Martin) è d’un mio compaesano.

  30. Pingback: 10 cose che non sopporto di quando torno in Italia | Fabristol | Made in India

  31. E questo è il link del suo ristorante:
    http://www.santini-restaurant.com/

  32. Ale

    La cosa che non capisco è perché anche a me dicano che sono magra. Sarà perché qua si corre e si lavora veramente? (Svezia)
    Ciao. Simpatico post
    Ale

  33. v

    a me da fastidio qualsiasi tipo di definizione e categorizzazione per eccellenza e la gente ha per natura la necessita e il bisogno di dover classificare e categorizzare. Io odio quelli che mi chiamano ” la Londinese ” o che dicono che oramai sono inglese ..soprattutto nella maniera in cui lo dicono , come se stessero parlando della formazione di una squadretta di calcio , e poi detesto quelli che quando pretendono di parlare delle mie scelte o della mia vita , tipo residui di amicizie stupide che pretendono di giustificare la mia vita e le mie scelte agli occhi di parenti bigotti con la mentalità del posto fisso e della “sistemazione” obbligatoria entro i 30 anni tutta prettamente italiana ..o semplicemente STUPIDA E RIDUTTIVA. …” Eh lei sta facendo quest ‘ esperienza..” NON è UN ESPERIENZA è LA MIA VITA TESTA DI CAVOLO!!!! e nessuno capisce ke uno è padrone di viverla e di cambiare da un momento all’altro senza che questo debba essere giustificato da qualche motivazione trita , consueta e generalmente approvata come valida, tipo imparare l’inglese, andare a vivere nei paesi con meno crisi e cagate del genere che secondo loro sono i punti cardine che danno un senso alle scelte di una persona..
    Agire anche solo per istinto o per una passione, o un momentaneo piacere ha perfettamente senso da sé!!
    Si lo so che la situazione economica è drammatica ma questo non significa che io debba elaborare interamente tutte le mie scelte col pallottoliere. Basta con questi discorsi di merda! cambiate aria , che è viziata..

  34. O.T.
    Tutto bene a casa tua, in Sardegna?

  35. Per V

    Quella dell’ “esperienza” è capitata spesso anche a me. La gente non concepisce il fatto che si possa andare a vivere fuori dalla tribù. Se un ragazzo di Genova fosse andato a lavorare al confine con la Francia sarebbe stato normale. Qualche chilometro più in là a Nizza e tutti: “poverino voleva fare un’esperienza.”

    Per Lector

    s’ grazie tutto bene. Io vengo dal sud, Cagliari per l’esattezza, che è stata toccata marginalmente dal ciclone.

  36. francy

    approvo tutto quello che scrivi…………

  37. Alex

    Al punto 9 manca una parte FONDAMENTALE: e passano tutta la giornata lavorativa a sparlare di tutto e tutti, annoiandosi ormai se non praticano il meschino sport preferito (dopo pallone e tradimento fidanzate/mogli): “ITALIANO CONTRO ITALIANO”.

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