Errori che non ti aspetti (quando nessuno ti corregge)

Nonostante viva in Inghilterra da oltre 5 anni e il mio inglese sia abbastanza buono, ogni giorno imparo nuove cose ma soprattutto mi rendo conto di errori che ho sempre fatto. Errori ovviamente che nessuno ti corregge qui, perché gli inglesi pensano che sia molto rude correggere l’inglese di un foreigner. I foreigner o oversea people o perfino outsiders sono una specie parallela la cui presenza si “sopporta” per educazione perché in famiglia e a scuola gli è stato insegnato che non si prendono in giro quelli con la pelle più scura (cioè tutto il resto del mondo a parte la Scandinavia).

Comunque sto divagando. Dicevo che si impara ogni giorno. Per esempio nelle scorse settimane ho imparato che:

1) to polish e Polish si pronunciano (ovviamente!) in modo diverso. Ecco perché nessuno capiva le mie battute superdivertenti sui polacchi.

2) iron si pronuncia come ion.

3) quando si chiama qualcuno al telefono per la prima volta si dice I’m Fabristol, invece per le altre volte it’s Fabristol e le due frasi non sono interscambiabili perché altrimenti ti prendono per scemo (e mi hanno corretto dopo 5 anni). La prima significa: “mi presento il mio nome è Fabristol”, la seconda “sono Fabristol”.

E queste sono solo quelle delle scorse settimane. Ogni giorno ne imparo una diversa e rimango di stucco quando mi rendo conto di aver usato una parola sbagliata (o pronuncia sbagliata) per anni senza che nessuno mi abbia mai detto niente.

 

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9 commenti

Archiviato in da ridere

9 risposte a “Errori che non ti aspetti (quando nessuno ti corregge)

  1. restodelmondo

    Diamine, anche qui si scoprono tante cose nuove…

  2. Lo sospettavo, che il mio inglese fosse solo un’illusione.
    Già da quando avevo visto questo:
    http://youtu.be/dABo_DCIdpM 😀

  3. Anch’io sono sottoposto quotidianamente a tali stress linguisitici: sia con l’inglese al lavoro, sia col tedesco per il resto.

    Saluti

  4. E’ anche una conferma di quanto poco provinciali siano gli inglesi.

  5. All’università avevo un’amica straniera, parlava piuttosto bene l’italiano però faceva alcuni errori buffi, ad esempio diceva “Te lo prometto!” invece di “Te lo giuro”. Noi non la correggevamo non tanto per gentilezza (anche perchè siamo italiani, non inglesi) ma perchè ci eravamo abituati e anche un po’ affezionati a queste espressioni. Lei quando (dopo anni) scopriva che erano sbagliate si incazzava un po’. A ragione, direi…

  6. Per Restodelmondo

    Ah vedo di non essere l’unico emigrato in UK a non sapere queste cose. 😉

    Per Paolo

    Provinciali sono provinciali, credimi. 🙂

    Per Lector

    per sopravvivere qui devi imparare TUTTI quegli accenti diversi. No joke. L’intero spettro di accenti dell’impero britannico.

    Per Cachorro

    Ecco, vedi sono le persone come te che sono la rovina di noi poveri emigrati! 🙂

  7. Dissento sul fatto che gli inglesi siano così provinciali; certamente tanto, tanto, tanto meno di romani e milanesi, giusto per dirne due che si considerano tanto internazionali e invece non lo sono per niente. Per me, non correggere uno che parla la tua lingua, e anzi sforzarsi di capirlo e fargli dei complimenti a piè sospinto, può essere un atteggiamento cortese, un atteggiamento da egemone, da impero, ma di sicuro non provinciale.

  8. Sono provinciali su tante cose, tipo il mangiare (non il cibo, proprio l’azione del mangiare), il cucinare, l’igiene e i rubinetti. Se esiste una cosa provinciale a questo mondo è il rubinetto inglese.
    Sulla fintissima cortesia ci scriverò un post apposito. Ho capito solo dopo alcuni anni che quello che noi consideriamo cortesia inglese in realtà è solo una totale incapacità di rapportarsi col diverso, con chi viene da oltremanica. E’ una debolezza, non una forza. Ed è tutto finto credimi, appena l’altro gira le spalle gliene dicono di tutti i colori soprattutto se straniero. E ancora peggio quando sono in gruppo e sentono l’attaccamento tribale, i commenti che fanno sono incredibili ma stanno molto attenti a non farlo vedere perché hanno una paura matta del razzismo. Non del razzismo in sé ma di apparire razzisti. A volte chiedono a me di dire quello che veramente pensano di uno straniero perché io me lo posso permettere, loro invece semplicemente non possono.

  9. Appena ho letto il post, ho ringraziato la mia flatmate londinese per aver corretto immediatamente il mio “iron” con un’urlata “It’s iwooon!”

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