Fari o inviti?

Mentre leggevo Embassytown, il nuovo romanzo di China Mieville, ho pensato molto alla ricerca di segnali alieni provenienti dal altre civiltà. Come fa notare China un segnale che viene dallo spazio potrebbe essere un segnale di invito come di allarme. Nel suo romanzo le prime navi ad attraversare l’immer, una sorta di iperspazio, andavano perdute o si schiantavano nell’universo materiale. Ci vollero anni e anni e decine di fallimenti sottoforma di vascelli distrutti e equipaggi morti per far capire che quei segnali che gli umani andavano dietro a dei segnali di avvertimento, non di invito. Quelli sparsi per l’immer erano fari costruiti da civiltà aliene per evitare le parti più pericolose del continuum spazio-temporale. Il programma SETI potrebbe essere l’inizio della fine. Non ho potuto che associare questa descrizione alle falene attratte dalle lampade blu che muoiono elettrificate, o alle sirene di odisseana memoria. Oltre al film Alien dove gli esseri umani vengono attratti da un segnale di avvertimento dello Space Jockey erroneamente considerato di SOS.

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2 commenti

Archiviato in scienza, spunti di lettura e scrittura

2 risposte a “Fari o inviti?

  1. leppje

    O peggio potrebbe essere un insulto in alfacentauriano:
    “Stronzo chi ascolta, stronzo chi ascolta, stronzo chi ascolta”

  2. Allora stai fermo e non sbagli mai…

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