Prove di guerra

OK, questa è un po’ da complottisti ma neanche poi tanto. Da più parti del mondo ci arrivano segnali di paesi cattivissimi che stanno facendo cose cattivissime contro gli USA e di riflesso contro di noi. Corea del Nord, Iran, Cina, Russia ecc. Ma è veramente così? Veramente questi paesi stanno stuzzicando il gigante americano o è forse vero il contrario? Sarebbe stupido dire che questi paesi non abbiano ambizioni regionali ben più ampie di quelle che hanno ora ma tutte le loro azioni nei mesi e anni recenti forse non sono altro che reazioni più o meno motivate dagli atti di bullismo della Casa Bianca. Nel caso dell’Iran gli USA insieme ad Israele stanno continuamente minacciando di una guerra la Repubblica degli Ayatollah un giorno sì e l’altro pure. Aggiungi l’inasprimento dell’embargo, circondati da truppe americane in tutti punti cardinali con la Siria (unico alleato regionale) in bilico. Le esercitazioni iraniane nello Stretto di Hormuz con la minaccia di bloccare il transito alle petroliere di questi giorni non arrivano da un giorno all’altro. Ancor prima di queste esercitazioni gli USA hanno inviato una loro portaerei sullo stretto. E hanno minacciato di mettere l’embargo sull’esportazione del petrolio iraniano. Cosa è questo se non una dichiarazione di guerra? Come ha detto Ron Paul nei giorni scorsi, provate ad immaginare la Cina che blocca il commercio americano nel Golfo del Messico. Non sarebbe questo un atto di guerra da parte della Cina? E cosa devono fare gli iraniani? Prendersela in quel posto e perdere il 90% del GDP del paese a causa dei pazzi israeliani e americani? Azione-reazione, non ci si può aspettare che gli iraniani stiano con le mani in mano. Sarà guerra e lo sarà perché gli americani hanno deciso così.

Corea del Nord: qualche mese prima della morte del Dio-dittatore la Corea del Sud e gli USA hanno inscenato una esercitazione militare che doveva simulare una risposta ad una possibile invasione nordcoreana. Giusto al confine con la Corea del Nord… Se vi ricordate i nordcoreani risposero a quella vera e propria provocazione e tutto il mondo temette la guerra.

In Cina lo stesso schema: spostare truppe in Australia e stuzzicare il gigante cinese nel Pacifico. L’obiettivo? Il controllo dello Stretto di Malacca e le rotte dall’Asia verso Africa e Medioriente.

La verità è che l’economia cinese sta per affondare: una bolla immobiliare da centinaia di miliardi di dollari grazie ad una politica statale stile soviet che sta per esplodere. Decine di città costruite in mezzo al deserto e ora fantasma. Il governo pensava di poter controllare il mercato immobiliare in modo centralizzato ma non ha fatto altro che creare uno dei soliti errori statalisti: pompare soldi dove non c’è domanda. Il problema più grande della Cina però è nel cuore stesso del suo successo: la classe medio-borghese sta raggiungendo standard occidentali e molti non hanno alcuna intenzione di lavorare nelle fabbriche-mattatoio come si faceva anni fa. Tant’è che le aziende cinesi si stanno trasferendo in Vietnam dove il lavoro costa ancora poco. Senza prodotti a basso costo la Cina non può esportare i suoi prodotti agli USA; e senza prodotti a basso costo gli USA non hanno più alcuna intenzione di far finta che il gigante cinese non esista. Per anni si era trovato un accordo sottobanco tra USA e Cina: la Cina manteneva il cambio dello yuan con il dollaro artificialmente basso per vendere prodotti di massa (soprattutto elettronica e vestiario) e a basso costo agli USA in cambio del mantenimento del debito americano da parte del governo cinese. In pratica con i soldi dei compratori privati americani il governo cinese comprava il debito americano. Questo va bene fin quando rimane un equilibrio ma questo equilibrio si sta sfaldando ed è tempo di fare i conti con la realtà.

Gli americani stanno cercando di trovare in tutti i modi una smoking gun per una guerra, per la prossima guerra. Non riescono a stare fermi per più di un anno senza una guerra e non vedono l’ora di trovare una scusa per incominciare una come accadde anche in parte con Pearl Harbour. Roosevelt che ammassa una flotta vulnerabile alle Hawaii e aiuta indirettamente i cinesi contro l’invasione giapponese da anni prima dell’attacco a Pearl Harbour. Davvero una sorpresa quel giorno?

Cosa accadrebbe se gli USA non facessero i poliziotti del mondo? Cosa succederebbe se gli USA seguissero la politica estera di Ron Paul? Migliore, peggiore non lo so. So solo che ad ogni azione segue una reazione e non è detto che l’azione di istigazione sia meglio del mantenersi neutrale.

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21 commenti

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21 risposte a “Prove di guerra

  1. Si, ha senso: poi però uno pensa a cosa potrebbe succedere con un Iran nucleare e tira un sospiro di sollievo. E allora meno male che (si spera) ci sono gli USA a fare i poliziotti nel mondo!

    E’ lo stesso che penso anche ascoltando Ron Paul: riguardo alla politica interna, tutto ok, ma quando parla di isolazionismo mi vengono i brividi!
    Come credo la maggior parte di noi da questa parte dell’Atlantico, sono GRATO agli USA per il loro intervento nella WWII, così come sono riconoscente per il loro anticomunismo muscolare.

    Mi dispiace, pur condividendo la maggior parte di ciò che Paul dice su quasi tutto, quando ho visto la batosta che ha preso in Iowa ho tirato un sospiro di sollievo. Altro che isolazionismo neutrale: che sia per difendere o per prevenire, io credo esista un DOVERE morale ad intervenire!

    che ne pensi?
    Saluti,
    Gabriele

  2. Penso che la pensiamo diversamente. 😉

    Penso che la minaccia dell’iran sia sovrastimata dall’occidente e che il suo pericolo sia pompato dagli USA e da Israele. L’Iran di oggi esiste anche (ma non solo) a causa della politica estera americana. Ricordo che l’Iran è stato uno strumento nelle mani di USA e Russia nella loro guerra fredda. E ciò che spinge gli USA oggi per un intervento è l’Arabia Saudita, il più grande nemico dell’Iran della regione, forse più di Israele. Petrolio, stretto di Hormuz e religione: tutte cose che i sauditi richiedono. Ma la religione è solo uno strumento nelle mani dei chierici per gli interessi economici: gli ayatollah usano lo sciismo per i loro interessi strategici nella regione (soprattutto nello stretto e in Libano) mentre i sauditi usano il waabismo per diventare leader del mondo sunnita.
    Non c’è dubbio che la repubblica iraniana sia un islamofascismo di cui avere paura ma invece di trovare una soluzione pacifica non si fa altro che mostrare i muscoli e amplificare il problema. L’Iran aspira ad essere una potenza regionale economicamente e religiosamente. Militarmente non è in grado di fare assolutamente nulla con Israele, Turchia e Arabia Saudita intorno. L’Iran non ha alcun interesse ad entrare in guerra visto che esporta petrolio nella regione a Turchia, Russia, Grecia e Italia. Bloccare l’Iran significa che l’Arabia Saudita e i paesi del Golfo avranno il monopolio del petrolio. La Turchia ci perde ovviamente (importa il 30% del suo petrolio dall’Iran), ecco perché nell’ultimo periodo è stata molto aggressiva con Israele.
    Inoltre l’antisemitismo iraniano è una minchiata colossale. Prova ne è il fatto che ci sono 20000 ebrei in Iran liberi di seguire i loro riti e pure rappresentati da un parlamentare a Teheran. L’Iran è un paese complesso etnicamente e religiosamente: 300.000 cristiani vivono la loro religione senza problemi e sono rappresentati politicamente. Gli americani calcano sull’antisemitismo ma sono degli ipocriti perchè per 50 anni hanno appoggiato con centinaia di miliardi la monarchia saudita, una delle più oppressive dal punto di vista delle libertà civili della storia umana.

    Non esiste una politica estera moderata: o sei neutrale o sei guerrafondaio. Nello scegliere la neutralità si fa una scelta difficile: le conseguenza possono essere disastrose economicamente per la perdita del petrolio e del gas ma l’alternativa è fare i poliziotti del mondo all’infinito e uccidere centinaia di migliaia di persone. Un libertario cosa sceglie?

  3. Non dico che la scelta non sia difficile e indolore. Anzi! Ma per la mia coscienza è più etico non intervenire che avere sulla coscienza centinaia di migliaia di morti. Non è classico pacifismo, perché considero l’uso della forza giustificabile nella difesa della mia vita o di quella della mia nazione. Ma l’Iran, o la Cina o la Corea sono davvero un pericolo per la vita degli americani? O degli europei? No.

  4. Emanuele

    @Gabriele
    Sentiamo, cosa potrebbe succedere con un Iran nucleare? (che immagino per nucleare si intenda con armi nucleari, che non hanno e che secondo il rapporto AIEA di cui tutti si riempiono la bocca e nessuno legge non stanno nemmeno costruendo).

  5. “Sentiamo, cosa potrebbe succedere con un Iran nucleare?”

    esattamente quello che è successo con Russia-USA, Cina-USA e Pakistan-India. Assolutamente niente. Il nucleare è il miglior deterrente alle guerre.

  6. Guest

    Ricordare le armi di distruzione di massa in Iraq ?
    Stanno usando la stessa ricetta.
    L´unica vera arma di distruzione di massa sono i “gabriele” o comunque si chiamino.

    Guest

  7. “L´unica vera arma di distruzione di massa sono i “gabriele” o comunque si chiamino.”

    Calma. Non accetto questi toni contro altri commentatori nel mio blog.

  8. “La verità è che l’economia cinese sta per affondare” Hai delle fonti per questo?
    Quanta parte del debito USA è controllata dalla Cina (e con “Cina” quanto va inteso “capitali pubblici”?)? La Cina può giocare la carta del controllo del debito per influenzare, magari ponendo dei veti, la politica statunitense?
    Buona giornata

  9. La guerra si avvicina sempre di più: gli USA stanno costringendo i paesi asiatici a non comprare più petrolio iraniano. http://www.nytimes.com/2012/01/07/world/middleeast/amid-pressure-on-oil-iran-plans-new-round-of-military-exercises.html?src=recg

  10. Guest

    Pardon, non intendevo attaccare Gabriele, ma le masse acritiche e acefale, che si bevono qualunque fesseria venga loro detta.
    Il presidente Eisenhower per primo avvertì del pericolo di una commistione tra il potere industriale-militare e la politica e, aggiungo, io i media.
    Questo è pari-pari quello che accade oggi: l´industria petrolifera insieme a quella bellica e anche farmaceutica pilotano le masse tramite la tv e la stampa e i politici tramite il denaro (un esempio a caso ? Dick Cheney).
    Saddam, Bin Laden, malattie inventate eccetera, praticamente tutto quello che succede, ne è il risultato.

    Guest

  11. @Guest, dare dell’acefalo acritico a chi ha un’opinione diversa (ma neanche tanto, perché sono abbastanza d’accordo con il tuo secondo invervento, insulto a parte) non è carino =)

    Quando parlo di responsabilità di intervenire e proteggere non parlo certo della politica di Bush&Co; poi tu non sarai d’accordo comunque con me, ma è cosa ben diversa, secondo me.

    Parli di Saddam; in quel caso si era deciso di evitare la pace e l’esilio di Saddam, di cui c’era la concreta possibilità, per intervenire militarmente (ma vediamo cosa e se concluderà in merito la commissione parlamentare d’inchiesta in UK).

    Fabristol giustamente rifiuta il pacifismo quando c’è la necessità di difendere se stessi; ecco, giustissimo, e aggiungo: io credo vada rifiutato anche quando bisogna difendere altri popoli dai loro dittatori.
    Proteggere non solo se stessi, ma TERZI.
    E qui c’è il contrasto con la politica estera isolazionista di Paul, che SPERO di aver frainteso.

    Se la neutralità significa difendere lo status quo, non muovere un dito contro i vari Saddam Hussein (è un esempio) nel mondo, assassini del proprio popolo, perché “finché non minacciano ME non mi riguarda, semmai mi farò sentire dopo, intanto lasciamoli fare”, magari perché sarebbe meglio per l’economia interna, come posso accettarlo?

    Credo nel principio libertario di non-aggressione: banalizzando, “non aggredire un non-aggressore”.
    Non significa che se trovo uno stupratore con vittima, posso lasciarlo fare, perché a me non ha fatto nulla: posso (devo?) cercare di fermarlo; se necessario e se lo credo possibile, aggredirlo io stesso o cercare aiuto per fermarlo.
    Come la vede Paul? Cosa pensa un libertario?

    Penso sia necessario difendere la self-ownership di chiunque, non solo la mia di europeo o americano; in questo organizzazioni come la Corte Penale Internazionale, che miracolosamente siamo riusciti ad avere, sono secondo me preziose; il diritto internazionale a difesa dei diritti umani (anche come rispetto della self-ownership di chiunque se volete) va migliorato e potenziato oltre la sovranità nazionale, se questa è quella dei vari Saddam (non sarebbe stato male se questo fosse stato esiliato e processato, anziché impiccato; ma non è stato fatto, e nemmeno i responsabili di ciò avranno un processo).

    Ecco, trovo che “Non c’è pace senza giustizia” sia un ottimo slogan (interventista).
    E’ più radicale che libertario? Non credo…

    PS scusate, che mi è preso? =D ho scritto un sacco, ma penso che ora la mia posizione -e i miei dubbi- siano più chiari; nel primo intervento mi ero spiegato davvero male.

  12. laperfidanera2

    Tutta questa faccenda mi ricorda molto il 2001, quando Bush con la scusa del 9 settembre attaccò l’Afghanistan, trascinando poi nella guerra altre nazioni, tra cui anche l’Italia, che però ufficialmente è là in “missione di pace”.
    http://www.nocensura.com/2012/01/la-verita-sulla-missione-italiana-in.html

    Non crediate che, iniziata la guerra contro l’Iran che da anni i falchi USA auspicano, non venga nuovamente implicata l’Europa (salvo poi il ritiro parziale degli USA una volta che ci sia una quantità sufficiente di Europa a mandare avanti la faccenda, fornendo mezzi, denaro e vite…)

  13. Emanuele

    @Gabriele
    Questa storia delle ingerenze umanitarie come dimostrano gli ultimi 15 anni è una foglia di fico utilizzata da chi formalmente si dichiara democratico e poi vìola per primo la legalità internazionale che impone agli altri. Lo stesso TPI a oggi è uno strumento che non fa altro che applicare la volontà dei soliti noti, che tra l’altro per primi non lo riconoscono e non lo ratificano. La commissione d’inchiesta inglese non caverà un ragno dal buco e contemporaneamente sarà additata ad esempio di democrazia e libertà quando tra 10 o 20 anni si dovrà attaccare il prossimo personaggio scomodo. In America neanche fanno questa manfrina, menre il premio nobel per la pace Obama ha firmato quello che sappiamo nelle ultime settimane.
    E sarebbe questa la gente che dovrebbe avere l’autorità morale per giudicare gli altri e quindi intervenire in difesa dei popoli degli altri?
    Il male principale di questa epoca sono i mass media che non fanno il loro lavoro, e il caso montante contro l’Iran, che non ha pezze d’appoggio dal punto di vista dei fatti e quindi va gonfiato con le menzogne, è solo l’ultimo atto di una sceneggiata che va avanti da ben prima del 2001 e che pure viene bevuta acriticamente dalle opinioni pubbliche.

  14. Gabriele, il problema del tuo punto di vista (che era il mio di qualche anno fa quindi ti capisco benissimo) è che fare i poliziotti del mondo costa in termini umanitari più della neutralità. Per prima cosa come puoi fidarti di un poliziotto mondiale, sia esso gli USA o la Russia o la Cina se quello che li muove è solo l’interesse geostrategico ed economico? Gli USA si muovono solo in quegli scenari che interessano loro. Infatti non intervengono mai in Africa dove l’emergenza umanitaria è apocalittica. Il warfare è la colonna portante dello statalismo: la guerra serve allo stato per ingigantirsi e per far arricchire chi produce le armi e per la ricostruzione. Guarda al caso della Libia: La Francia in pochi mesi di bombardamenti si è assicurata i contratti petroliferi e di gas libici togliendoli agli italiani che da anni cercavano di tessere i rapporti con Gheddafi. Nessuno bombarda la Siria, chissà perché…
    Da quando gli USA sono intervenuti in medioriente il mondo è più insicuro e pericoloso di prima.

    Per quanto riguarda il libertarismo ci sono varie scuole di pensiero ma diciamo che la maggior parte parla di neutralità a meno che non siano in gioco interessi di alleati. Molti accusano Ron Paul di isolazionismo, ma non capisco proprio cosa significhi questa parola. Forse il Canada, la Svezia, l’Equador e l’Australia li definiamo isolazionisti? E questo isolazionismo è un dispregiativo o il suo contrario? E’ un valore essere non interventisti come il Canada o la Svizzera? Domani su libertariaNation ci sarà un mio articolo sulla politica estera di Ron Paul. Ti consiglio di leggerlo per capire la sua posizione. Ripeto: ti capisco benissimo perché anch’io avevo una impostazione come la tua ma credimi ora ho capito che intervenire a volte è peggio della neutralità.

  15. “Questa storia delle ingerenze umanitarie come dimostrano gli ultimi 15 anni è una foglia di fico utilizzata da chi formalmente si dichiara democratico e poi vìola per primo la legalità internazionale che impone agli altri.”
    Ma, appunto! Nessuno li riterrà responsabili per queste violazioni, il che è gravissimo, perché dove c’è arbitrio non c’è rule of law!

    “Lo stesso TPI a oggi è uno strumento che non fa altro che applicare la volontà dei soliti noti, che tra l’altro per primi non lo riconoscono e non lo ratificano.”
    ” sarebbe questa la gente che dovrebbe avere l’autorità morale per giudicare gli altri e quindi intervenire in difesa dei popoli degli altri?”

    L’idea di “popoli degli altri” però fa paura.

    Se permetti, io sono mio! (self-ownership)

    Non del mio “popolo” né di chi lo guida.
    Vallo a dire a chi rischia di venire ammazzato con il gas/imprigionato a vita per le proprie opinioni politiche/impiccato per l’orientamento sessuale/ecc. che abbiamo solo potuto lasciare fare, ma che scherziamo, dovremo forse difendere “i popoli degli altri”?

    Quando uno statalista vuole criticare il libero mercato e il capitalismo, sceglie situazioni di NON-mercato libero (es. corporativismo, corruzione della classe politica) e dice: colpa del mercato, che però in tutta evidenza in quella sit. non c’è.

    Non vedo come criticare situazioni che mostrano solo come il diritto internazionale oggi sia ancora debole e applicato a correnti alterne possa mostrare difetti del diritto internazionale!

    Penso che ogni individuo, a prescindere da dove si trova nel mondo, abbia diritto ad essere protetto dalla comunità internazionale quando subisce un’aggressione ai propri diritti umani fondamentali!
    A me il principio di cosiddetta “non ingerenza” sembra una scusa per potersi girare dall’altra parte mentre avvengono atrocità.

  16. @Fabristol, non avevo letto il commento! =)

    Non parlo di polizia internazionale; penso che sia di gran lunga migliore il rispetto a livello mondiale del rule of law e dei diritti fondamentali.
    Che esclude l’arbitrarietà e l’unilateralità degli interventi.

    “Molti accusano Ron Paul di isolazionismo”
    Non lo accuso, fa da solo; è il suo programma, credo che abbia il coraggio delle proprie posizioni.

    Quando cerco su http://www.ronpaul.com/on-the-issues/national-defense/
    “foreign policy” vedo l’equazione foreign policy=national defense=America first. Non c’è altro.
    Non vedo i gay iraniani, i tibetani, i dissidenti cubani.

    Ron Paul è contrario (meno male) a una politica di spadroneggiamento militare sul mondo per gli interessi USA (petroliferi o altro che siano); sono d’accordo, evviva!
    Poi c’è una questione diversa, quella della promozione e tutela dei diritti umani (che appartengono a individui, non a popoli). Non c’è una riga; sappiamo cosa Paul pensa del diritto internazionale e la sua opinione della WPC.

    Io penso che cercare di coltivarsi il proprio angolo felice di pianeta senza pensare a quello che succede agli altri al di fuori sia problematico.
    L’abbiamo visto in EU con l’accordo/appeasement di Monaco: “lasciar fare” in genere crea problemi anche alle isole felici, invece di proteggerle.

    Saluti!
    PS Non mi faccio sentire spesso e quando succede in genere lo faccio per criticare, ma solo perché apprezzo il tuo blog e sono d’accordo con il resto! =)

  17. Per Gabriele

    ma come fai a distinguere chi aiuta in modo disinteressato e chi no? E come può un organismo fatto di stati, guidato da elite senza scrupoli agire in modo disinteressato?
    E da dove arrivano le risorse per costruire questi eserciti e questi organismi internaizonali se non dalla violenza degli stati? Pensi che per costruire 100 carriarmati e 100 jet i soldi arrivino dagli alberi? Da chi arrivano quei soldi se non dal lavoro delle persone?
    E poi gli stati che dovrebbero intervenire sono quegli stessi che il giorno prima vendevano le armi ai dittatori da perseguire. Vedi i casi di Saddam, Osama e Gheddafi.

  18. Le questioni che poni ci sono e sono importanti; a grandi linee sono, a livello sovranazionale, quelle che la giustizia deve affrontare nelle stesse nazioni

    Se il compito di uno stato (in mancanza di migliori utopie) può essere quello di garantire i diritti delle parsone, che si fanno Diritto, attivando strumenti e giurisdizioni, trovo logico che possano essere necessarie delle risorse a liv.sovranazionale; eppure questo sarebbe paradossalmente compatibile anche con il miniarchismo.

    Sugli interessi in ballo e le élites: è un annoso problema; un punto di partenza, come a livello nazionale, penso sia la separazione di potere esecutivo e giudiziario. Un governo non può giudicare.

    L’ultimo punto mi trova d’accordo: su questo penso che Paul (per fortuna non è l’unico a pensarla così) abbia ragione in toto, vendere armi a chi poi si combatte è schizofrenico. Ma non mi porta ad escludere giurisdizioni internaz.a tutela dei diritti umani,anzi!

  19. Emanuele

    Se non che le giurisdizioni internazionali le inventano i paesi che vendono quelle armi e i loro ascari, Poi quei paesi utilizzano quelle giurisdizioni come estensione della loro politica estera quando vedono la possibilità di far fuori personaggi scomodi senza dover per forza intervenire con le armi, cosa che li fa sembrare più puliti agli sprovveduti. Una roba che neanche l’inquisizione con il braccio secolare, perché almeno l’inquisizione si esponeva in prima persona giudicando direttamente senza delegare a organi terzi.
    Il giorno che il TPI interverrà con la stessa decisione e gli stessi risultati contro certi politici e capi di stato che hanno di fatto instaurato un neocolonialismo armato basato su menzogne e ipocrisie di ogni genere allora le giurisdizioni internazionali acquisteranno quella credibilità che ora non hanno per niente. Fino a quel momento, sostenerle senza evidenziare quanto sopra significa fare il gioco di quelle cricche in giacca e cravatta.

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